Un ragazzo di nome Amedeo

Questa è una piccola storia, una vicenda perduta in un tempo distante.
Questa è la piccola storia di un ragazzo di Genova e credo che sia giusto raccontarla.
Si visita il Cimitero Monumentale di Staglieno per le sue opere di celebri e abili artisti, per quelle struggenti sculture che toccano le corde dell’anima, ci si reca sotto i porticati in cerca di illustri genovesi del passato, di eroici personaggi storici e di personalità che hanno lasciato una traccia indelebile.
E tuttavia ogni persona che attraversa uno scorcio di mondo lascia comunque il proprio piccolo segno anche se noi, a volte, ne perdiamo il ricordo.
E questa è proprio una di quelle storie: la storia di Amedeo Fasce.
Amedeo ha 18 anni, è un ragazzo vigoroso e dedito al lavoro, l’ho immaginato con un ciuffo ribelle, le guance arrossate e il lampo della sua gioventù nello sguardo.
E le gioie di Amedeo quali saranno state? Forse un amore appena sbocciato, forse la passione per la natura o per il mare, forse semplicemente la felicità di essere vivi.
Amedeo fa il muratore, il suo mestiere è impegnativo e faticoso, il giovane si sveglia di buon mattino e ogni sera si porta a casa la sua sudata stanchezza.
Fino a quel 25 Giugno del 1908, il suo giorno fatale.
E di certo qualcuno sarà accorso alla casa dei suoi genitori ad avvisare quella povera madre di ciò che era accaduto al suo ragazzo: una disgrazia terribile aveva spezzato il suo respiro.
Amedeo lavorava proprio là, al Cimitero Monumentale di Staglieno, era impegnato in certi lavori nella Prima Galleria Frontale a Ponente.
Ho trovato un trafiletto, una notizia riportata sul quotidiano Il Lavoro, dove si riferisce che il giovane cadde da un ponteggio e così perse la vita.
La sua famiglia volle che Amedeo riposasse nella Galleria di Staglieno dove il giovane lavorava, forse con un certo orgoglio.
E tutto questo si legge sulla lapide scolpita in sua memoria.

Amedeo Fasce
Umile muratore diciottenne addì 25 Giugno 1908
colpito da mortale infortunio nei lavori di questa galleria
per volontà dei genitori qui riposa
perenne esempio di sacrificio e di amore
alla famiglia

Ci sono certe piccole storie sulle quali il tempo posa il suo velo, rendendone opaca la memoria.
Ognuna è un tassello, un istante, un anello della catena della nostra umanità.
Con un gesto leggero ho provato a rimuovere metaforicamente la polvere che copriva il ricordo fragile di un ragazzo che perse la vita nell’esercizio del suo lavoro.
In quella galleria che egli percorse e dove ancora si legge il suo nome: ad Amedeo Fasce, umile muratore diciottenne.

16 pensieri su “Un ragazzo di nome Amedeo

  1. Miss, morire a 18 anni e, per giunta, sul posto di lavoro, è la peggior cosa che possa capitare… al darwiniano: “il lavoro nobilita l’uomo”, sento quasi di preferire il detto argentino: “si el trabajo es salud, que trabajen los enfermos”…

  2. Questa sepoltura ha consentito la memoria di questa giovane vita bruscamente sradicata… le morti bianche sul lavoro spesso sconvolgono i testimoni e poi piano piano scivolano via dalla storia dei luoghi dove il tragico evento accadde…

  3. Stupenda..triste..eppur meravigliosa storia.
    Miss Fletcher riesci a trasformare episodi di un tempo…in splendide, emozionanti storie che ogni volta ci toccano nel profondo.
    Grazie
    ANNA

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