Tutte le cose che non ti ho mai detto

Ti aspettavo.
Ti aspettavo per dirti tutte le cose che non ti ho mai detto.
Mi è passata accanto la vita tutta in ogni sua bellezza o incongruenza, nei suoi contrasti e nella infinita varietà.
Ed era un frastuono di voci, una risata improvvisa, una lacrima che fugge, una parola che non ho saputo distinguere.
Guardavo le persone, i volti attorno a me.
E cercavo te.
Ti aspettavo.
E avrei voluto sedermi e restare più paziente come non sono.
E poi mi è parso di vederti là, in lontananza: il tuo passo, il tuo sorriso.
Tu?
Il tempo senza tempo.
L’attesa.
E tutte quelle cose segrete e nascoste che davvero non ti ho mai detto.

Giardini Luzzati

Le nostre Barbie

E poi, un bel giorno, va a finire che su un banchetto del mercatino trovi le Barbie, proprio quelle con le quali ti piaceva giocare.
Oh, so bene che sto intavolando un argomento sul quale si potrebbero scrivere pagine e pagine e a dir tutta la verità io ovviamente ho ancora le mie Barbie e la valigetta con tutti i loro abitini variopinti e colorati, un giorno o l’altro ve li mostrerò!
Dunque, le nostre Barbie erano delle tipette ambiziose, bastava appunto dare uno sguardo al loro guardaroba: cappelli, scarpe, stivali di tutti i colori, calzoncini, gonne, completi sportivi, abiti da sera e vestiti per ogni occasione.
Alla Barbie del resto sta bene tutto, lo sappiamo.
E noi che siamo state bambine negli anni ‘70 abbiamo pure avuto il privilegio di possedere la Barbie con le gambe rigide, quella che riusciva a piegare le ginocchia è venuta dopo!
La Barbie è sempre stata bionda bionda bionda e io da piccola amavo moltissimo che avesse quei capelli dritti dritti dritti che in realtà erano pure un po’ spessi: nella vita vera le bionde naturali hanno in genere i capelli sottili, eh!
La Barbie invece no, lei è un’eccezione in tutto e i suoi capelli sono piuttosto spessi.

La Barbie ha poi gli occhioni grandi grandi e blu e mi pare di ricordare che le nostre bambole di quel tempo là avessero anche un accenno di trucco chiaro sugli occhi secondo lo stile degli anni ‘70.
Le mie Barbie hanno avuto la sfortuna di avere una padroncina un po’ disordinata, ammetto che spesso e volentieri mi ritrovavo con le scarpe scompagnate ed era una cosa piuttosto seccante!
So per certo di avere da qualche parte una scarpetta gialla, una sola, manco stessimo parlando di una moderna Cenerentola!
La Barbie poi aveva anche una sorellina più piccola, la mitica Skipper e pure lei era bionda e ricorderete che aveva la frangetta, io avevo ben due Skipper e trovavo che fossero due ragazzine piuttosto simpatiche, la nostra cara Barbie non sarebbe stata la stessa senza quella sorellina lì.
Sì, lo so, poi c’era anche il Ken, ricordo alla perfezione che il mio aveva un maglione a quadrettoni arancio e marrone, Ken era un bel ragazzo ma nel complesso mi pareva un tipo un po’ ingessato.
E poi a quell’epoca il nostro Ken aveva i capelli di plastica e questo mi lasciava perplessa, io non ho mai capito perché non avesse  i capelli come la Barbie, chissà!
In ogni caso la nostra eroina era lei, la bellissima Barbie, con i suoi accessori rosa fucsia, la macchina decapottabile, la moto, la casa in ordine perfetto e l’armadio pieno di vestiti.
La Barbie nuotava, giocava a tennis, a golf, andava a cavallo e insomma, come sappiamo aveva una vita interessante e non si annoiava mai.
Io ho un bel ricordo di lei e credo sia stata una piacevole compagna di giochi per noi bambine degli anni ‘70.
Così eterea, bionda e inimitabile: così Barbie come sempre è stata.

Ancora in Via XX Settembre

E torniamo ancora, una volta in più in Via XX Settembre.
Sempre con la macchina del tempo che ci porta in quel tempo che a noi piace immaginare, senza nemmeno sapere se stiamo indovinando ma questo è anche il bello dei giochi di fantasia.
E così, in questo giorno di un anno lontano ci si incammina verso la più vibrante arteria cittadina, ricca di bei negozi e di palazzi fastosi.
C’è un certo verde urbano che noi non siamo abituati a vedere in quel tratto di strada antistante Piazza della Vittoria, deve fare anche un po’ caldo in questo giorno di un anno che non so: così sembra a giudicare l’abbigliamento del signore in primo piano, tuttavia le altre persone sembrano ben più coperte!

Che tempo diverso era questo!
Ecco le vetrine colme di abiti alla moda, gonne lunghe, maniche a sbuffo e vezzosi cappelli da signora.
C’è chi passa su una briosa macchina sportiva, che bellezza il vento che sfiora la faccia, che gioia l’ebbrezza della velocità!

C’è chi invece si mette in paziente attesa del tram, la vita è anche fretta, incombenze, persone che incontri, cose da fare, tram sbagliati e mete da raggiungere.

E così mi piace sempre ritornarci in questa nostra Via XX Settembre: ancora ogni volta diversa, ma sempre unica e speciale per noi genovesi.

Chiesa della Santissima Annunziata di Portoria: la cappella di Sant’Antonio

Vi porto ancora una volta nella Chiesa della Santissima Annunziata di Portoria più nota come Chiesa di Santa Caterina in quanto qui prestò le sue buone opere Santa Caterina da Genova che riposa nella quiete di questo luogo a lei caro come ebbi già modo di scrivere in questo post.
L’antica chiesa, ora circondata da edifici moderni, è uno scrigno di bellezze e devozioni.

È una bella chiesa ed io torno spesso a visitarla.

Al termine della navata sinistra si trova la Cappella dedicata a Sant’Antonio e meritano una certa attenzione i diversi dipinti che trovate alle pareti, uno è di Aurelio Lomi, artista vissuto tra la fine del ‘500 e gli inizi del ‘600, altri sono invece Giuseppe Palmieri e Domenico Parodi, pittori che vissero a cavallo tra il ‘600 e il 700.
La volta venne invece affrescata da Pantaleo Calvi.

A suscitare il mio interesse per questa particolare cappella è stata la maniera in cui è realizzata e in fatto che venga riproposta in diverse maniere la figura di Sant’Antonio al quale è dedicata.
Il santo è effigiato nei due dipinti di Giuseppe Palmieri che rappresentano rispettivamente Sant’Antonio che predica ai pesci e la Visione del Bambino a Sant’Antonio.

Ed ecco ancora Sant’Antonio e la bella statua che lo raffigura posta tra i due dipinti.

Vi è inoltre anche una statua più piccola.

E un bagliore di oro che illumina e rischiara.

Se andrete nella bella Chiesa della Santissima Annunziata di Portoria a portare le vostre preghiere a Santa Caterina da Genova non dimenticate di volgere lo sguardo anche verso questa cappella che con tale graziosa armonia è dedicata a Sant’Antonio.

Con lo sguardo nel futuro

È un’immagine che viene dal passato e a dire il vero non so in quale luogo sia stata scattata: ci sono alcune persone ritratte davanti a un locale, si notano anche alcune scritte in francese e forse la fotografia potrebbe essere stata scattata in Svizzera ma non è una certezza.
Tutti loro sono lì in posa e guardano il fotografo, tutti loro rivolgono lo sguardo verso il futuro.
E traspare un certo orgoglio nei modi e nei portamenti, si suona per stare allegri e per condividere istanti della vita, c’è gioia e un senso di condivisione in questo frammento di passato.

Sulla porta, con il grembiule di ordinanza, ecco colui che mi pare il proprietario del locale, accanto a lui presumo che ci sia la sua signora.
E poi mani in tasca e un senso di piacevole rilassatezza.

Un ragazzino accenna appena un sorrisetto: si cominciava da piccoli garzoni ad imparare i segreti del mestiere e magari a volte erano proprio mamma e papà a insegnare il lavoro di tutta la vita.
Li vicino c’è un ragazzo più grande, ha in basco di traverso, la cicca tra labbra, la sciarpa a quadretti e le sue dita si muovono veloci sulle corde del suo mandolino.

Tutto rimane così, seguendo una musica e il ritmo di un tempo diverso.
Nell’instante di un frammento quotidiano composto di incombenze, di piccole fatiche, di meritate soddisfazioni e di nuovi progetti.
Con il cuore fiducioso e con lo sguardo nel futuro.

Un instancabile lavoratore

L’ho incontrato l’altro giorno: io salivo su per la creuza con le mie borse della spesa e lui era nelle sue varie faccende affaccendato.
In effetti lì per lì non è che mi abbia considerata tanto: aveva da fare con certe tubazioni, doveva essere una questione di una certa importanza, immagino.

E infatti eccolo all’opera: una zampina, poi l’altra e avanti così.
Sarà anche un lavoro del tubo ma qualcuno deve pur farlo, eh!

Tuttavia a un certo punto la mia presenza è diventata fonte di distrazione e il tipetto lì si è messo cautamente sul chi va là con un certo atteggiamento curioso.

A quel punto però la voglia di faticare era andata a farsi friggere e poi c’era un bel sole e sdraiarsi lì al calduccio è sembrata proprio un’ottima idea.
E poi tutto sommato era pure l’ora del impigrirsi, pisolare e rilassarsi e insomma, tanti cari saluti al tubo e anche a tutti voi!

Ricordando Gilberto Govi

È una palazzina che si affaccia su un curva vertiginosa in una delle vie della nostra Genova in salita, poco distante dalla Stazione Principe.
Forse non tutti sanno dove si trovi la casa natale di Gilberto Govi e siccome è piuttosto facile trovarla allora vi porterò là al cospetto di quell’edificio dove nacque il caro e mai dimenticato Gilberto al quale tutti noi vogliamo sempre bene.

Io in particolare lo ringrazio per tutte le belle risate che mi ha regalato con le sue gustose commedie, rivederle è sempre un momento di gioia preziosa, so che molti di voi la pensano esattamente come me.
Il grande Gilberto nacque il 22 Ottobre 1885 in una casa sita in Via Sant’Ugo 13.

E sapete, ogni volta che passo da quelle parti mi scappa sempre qualche sorriso e penso che se abitassi lì o se per caso dovessi entrare in quell’edificio varcando il portone mi verrebbe naturale uscirmene fuori con certe sue celebri frasi o alcuni passaggi tratti dalla commedia I maneggi per maritare una figlia, come ad esempio: E bravo Cesarino che è venuto in campagna con le braghe dell’anno passato!
Ah, chi se lo dimentica quel capolavoro, riporto qui per l’occasione un’immagine scattata nel 2016 alla bella mostra allestita alla Loggia di Banchi a cura del Museo dell’attore.
Tra le altre cose c’era esposto questo pannello con una scena della commedia e con il famoso gipponetto dell’epica scena di gassetta e pomello che tutti ricordiamo a memoria.

Sulla casa natale di Gilberto nel 2001 è stata apposta una targa in memoria di lui e della sua grandezza: Govi merita questo e altro, lui diede grande lustro alla genovesità e al nostro dialetto.

Gilberto Govi lasciò le cose del mondo il 28 Aprile 1966.
Riposa accanto a sua moglie Rina in una tomba che si trova nel Porticato Sant’Antonino al Cimitero Monumentale di Staglieno.

Sulla sua tomba sono poste alcune maschere del teatro, sono le maschere della commedia e della tragedia opera dello scultore Guido Galletti e omaggio al grande talento di di Govi.
In ricordo di lui che a noi continua a regalare risate e buon umore.
E noi, carissimo Gilberto, continuiamo ad essertene grati e a portarti nel nostro cuore.

Una giornata di aprile a Camogli

Era un giornata di primavera, era aprile.
Era l’anno 1931, molte cose erano proprio come adesso, altre erano piuttosto diverse.
L’acqua del mare luccicava sotto i raggi del sole, le case alte di Camogli si stagliavano fiere e l’onda lenta si abbatteva sui sassi con la sua carezza salmastra.

Forse era una giornata dall’aria frizzantina, rinfrescata da vento vivace che increspava leggermente la superficie del mare.
E loro erano là, in posa per la foto di rito.
C’è il signore con giacca, cravatta, panciotto e cappello e accanto a lui vediamo due giovani donne con i soprabiti alla moda e i cappelli a cloche in voga in quel periodo, l’abbigliamento suggerisce così che fosse una giornata non troppo calda.
Era primavera, era un tempo con molte incognite e con cupe minacce sul futuro.
Ed era una giornata dolce, in un luogo incantevole della nostra Liguria.
Di quel tempo queste persone avranno conservato un ricordo, una tenera nostalgia, una memoria consolatrice da riportare davanti agli occhi in momenti forse più difficili.
E l’acqua lambiva la riva, in un giorno di aprile del 1931 a Camogli.

 

Via dei Giustiniani: l’edicola di Nostra Signora Consolatrice degli Afflitti

Vi porto ancora con me nel cuore antico di Genova, in Via dei Giustiniani all’angolo con Via Chiabrera, dove si può ammirare una bella edicola che ospita un’armoniosa immagine di Maria.
La scultura risalente al XVII Secolo è stata restaurata negli anni ‘90 e così si staglia, nella fugace e improvvisa luce che a volte attraversa i caruggi.

Questa è l’immagine di Nostra Signora Consolatrice degli Afflitti, il titolo si leggeva su un’iscrizione ormai scomparsa, ugualmente non vi è più traccia di un’altra epigrafe nella quale si leggeva del soccorso fornito dalla Madonna durante un’epidemia di colera.

La figura di Maria è così racchiusa in una bella cornice finemente lavorata.

Vi si distingue anche il monogramma di Lei.

E nella parte superiore si trovano certi piccoli dolcissimi putti.

La bella edicola è così collocata tra le case vetuste della città vecchia, tra le finestre che si affacciano su quei caruggi un tempo percorsi anche dal popolo devoto che alzava lo sguardo verso questa Madonna affidando a Lei dubbi, speranze e incertezze, chiedendo il suo aiuto per una tremenda malattia e il suo soccorso nelle difficoltà della vita.

Là, sotto il cielo chiaro di Genova ancora si ammira questa immagine sacra.

Un velo ricopre il capo di Maria, Lei tiene le mani incrociate sul petto e le palpebre socchiuse, un amorevole sorriso illumina il suo volto, così ancora resta in Via dei Giustiniani l’immagine di Nostra Signora Consolatrice degli Afflitti.

Pulizie di primavera alla fermata dell’autobus

E ritorniamo una volta ancora alla celebre fermata dell’autobus tante volte protagonista sulle paginette di questo blog.
Amici, noi che abitiamo su queste alture di Castelletto, come ben sapete, siamo abituati a trovare alla piccola fermata sedie da cucina o da ufficio, poltroncine e arredi vari, ne abbiamo per ogni gusto.
Ora da diverso tempo si trovano là queste due sedie bianche perfette per le pigrizie di questa stagione e in un angolo, in un certo giorno d’aprile, è pure comparsa una scopa.
A dir la verità tutto l’insieme avrebbe bisogno di una bella rinfrescata e si vede che qualcuno ha pensato di iniziare spazzando via un po’ di foglie e cose così.

Per fortuna la stagione nuova lascia il suo tocco gentile anche sulla palina che è rimasta così avvolta dalla delizia del glicine.

Pulizie di primavera alla fermata dell’autobus: e devono essere state anche un po’ faticose, mi sa.
Infatti dopo qualche tempo la scopa è scomparsa e davanti a una delle due sedie è comparso un piccolo pouf sul quale direi che si possono allungare le gambe per il meritato riposo, dopo tanto lavoro.
E per oggi è tutto, vi aspetto per la prossima puntata alla fermata dell’autobus!