Una finestra a Sant’Ilario

Le finestre più belle si spalancano sul mondo come promesse di gioia e bellezza.
Le finestre più belle sono immerse nella quiete, nel silenzio e nella luce smagliante del giorno, nelle notti scure poi da quelle finestre si ammirano le stelle luccicanti.
Le finestre restano chiuse quando fuori infuria il temporale, oltre i vetri puoi guardare le gocce che leggere scivolano giù.
Poi ogni finestra si riapre quando torna il sereno e il tepore ti riscalda e dona nuove sensazioni di quotidiana felicità.
Ogni finestra è un respiro, dona un refolo di vento che sfiora i capelli o un raggio di sole che accarezza il viso.
A volte poi certe finestre restano in una sorta di straordinario dipinto dalle molte tonalità: l’ocra caldo che incontra l’azzurro del mare, il cielo percorso da pennellate chiare di nuvole vaghe.
L’orizzonte di Sant’Ilario, le case di Nervi laggiù, gli alberi maestosi.
E una finestra, così bella come una promessa mantenuta.

Una passeggiata alla Cappelletta

Vi porto con me in un luogo del cuore, andremo insieme a fare una passeggiata alla Cappelletta di San Rocco a Fontanigorda.
Questa è una delle mie mete dei giorni d’estate, si tratta di una breve e piacevole camminata davvero alla portata di tutti.
Così si sale verso Casoni tra il sole che brilla e l’ombra confortevole degli alberi.

E tutto attorno ferve la vita.
E sono le farfalle e le api, le piccole margherite e gli uccellini canterini, le lucertole che si nascondono sotto le foglie, i daini che fuggono tra gli alberi, nel suono ovattato del bosco con le sue molte voci e il suo afflato vitale.

Mentre i rami degli alberi fanno da cornice a questo amato percorso, noi che amiamo Fontanigorda abbiamo fatto mille volte su e giù in bicicletta quando eravamo piccoli, poi siamo andati lungo i sentieri a raccogliere i funghi, abbiamo raggiunto luoghi e tratti della nostra Val Trebbia sempre cari e sempre nuovi.
Così, dolcemente, curva dopo curva.

E ogni ramo è un dono generoso, sotto questo cielo limpido e chiaro.

Ancora si cammina e al culmine della salita si arriva al cospetto della piccola Cappelletta di San Rocco, un luogo intimo e raccolto in questa splendida pace.
La cappelletta è per lo più sempre chiusa ma viene aperta nel giorno dedicato a San Rocco, il 16 Agosto da Fontanigorda si tiene una partecipata processione alla quale predono parte la gente del posto e anche molti villeggianti.

E se vi capiterà di leggere le vicende di San Rocco scoprirete che egli visse nella seconda metà del ‘300 e si spese senza riserva per i più sfortunati portando il suo soccorso durante le terribili epidemie di peste così frequenti in quel suo tempo.
E così San Rocco, l’umile pellegrino nativo di Montpellier, è patrono degli appestati, di coloro che soffrono di malattie infettive e degli invalidi.
A Fontanigorda la piccola cappella gli venne dedicata per ringraziare il santo della sua protezione durante l’epidemia di peste verificatasi a metà dell’Ottocento.

Ecco quindi San Rocco, è ritratto come da tradizione mentre regge il suo bastone e ai suoi piedi c’è il suo fido cane, questa affettuosa presenza si riferisce ad episodi della vita del santo che è anche patrono proprio dei cani.

E ancora si cammina, in questi luoghi cari e molto amati, dopo la Cappelletta la strada prosegue verso Casoni e c’è un bivio che conduce alla località Cerreta.

E ci sono felci e alberi generosi, piccole fragole dolci nel tempo di giugno, bocche di leone e fiori selvatici, rapaci che si librano alti nel cielo e ghiandaie ciarliere che si posano sui rami, ancora curva dopo curva.

Sul finire dell’estate poi sui rovi maturano le more.

Nella bellezza di questa natura ricca e magnifica, nella quiete dei monti della Val Trebbia, durante una passeggiata alla Cappelletta.


E poi ancora si percorre la via del ritorno e così si ritrova la nostra cara Fontanigorda con i suoi tetti rossi.

Graditi ospiti sul terrazzo

Arrivano leggeri, ronzano appena.
Un battito d’ali, un volo che sempre si rinnova, in queste giornate tiepide e luminose certi graditi ospiti passano da un fiore all’altro, sul mio terrazzo hanno l’imbarazzo della scelta.

E restano in meraviglioso equilibrio abbarbicati a un petalo setoso in una chiara mattinata.

Planano decisi sul semplice e odoroso rosmarino, deve essere un’inebriante delizia per loro, queste piante aromatiche hanno sempre molti piccoli visitatori.

Più raro è trovarne sulle mie eleganti fresie, si vede che queste qui sono signorine un po’ scontrose!

Di corolla in corolla, con questa delicatezza.

Lievi, sospese nel loro volo che è semplicemente vita e nuovo ritorno.

Affondano le zampette sottili nel profumo e nella dolcezza.

E dondolano sui fiorellini gialli.

In questi giorni ho già veduto alcune farfalline azzurre, spero che tornino presto da queste parti e che mi lascino in tempo di poter apprezzare la loro bellezza.
E qui, sui fiori del terrazzo, sono riuscita a immortalare per la prima volta quel grazioso insetto noto come sfinge colibrì, è una creatura inquieta che succhia il nettare con un continuo movimento delle ali e così per me non è mai stato tanto semplice fotografarla.
Anche lei è venuta a trovarmi, un’altra gradita ospite tra i fiori del mio terrazzo.

Vite scritte

“Nessuno sa che faccia avesse Cervantes, e non si ha neppure alcuna certezza su quella di Shakespeare, ragion per cui il Chisciotte e il Macbeth sono testi ai quali non si accompagna un’espressione personale, un volto definitivo, uno sguardo che gli occhi degli altri uomini abbiano potuto congelare e fare proprio nel tempo.”

Queste sono le riflessioni di uno scrittore a proposito di altri scrittori e le trovate tra le pagine di Vite scritte, un libro arguto e raffinato di Javier Marías pubblicato in Italia da Einaudi.
Nel suo volume l’autore madrileno presenta ai suoi lettori la sua personale galleria di eminenti rappresentanti della letteratura e della poesia, sono tutti autori non più viventi e nessuno di essi è spagnolo.
Marías svolge così un’elegante e insolita ricerca letteraria, a mio parere più facilmente apprezzabile da chi già possiede una certa conoscenza degli autori da lui proposti.
I suoi ritratti, infatti, non sono stringate biografie e non sempre vi si trovano approfonditi rimandi agli eventi essenziali della vita di ognuno, Marías descrive gli scrittori da lui prescelti indulgendo su certe idiosincrasie, narrando episodi specifici, evidenziando pregi, difetti, virtù o vizi capitali.
Ne consegue che, nel caso non si conosca l’autore del quale si sta parlando, può essere più arduo cogliere certe sfumature e capire il senso di certe narrazioni.
È un mondo strano quello degli scrittori, ognuno di essi non è esente da umane debolezze.

Pagina dopo pagina affiorano i volti di autentici mostri sacri della letteratura come Joyce, Conrad, Conan Doyle, Tomasi di Lampedusa, Rilke, Kipling, Rimbaud e molti altri ancora.
Di alcuni si scoprono insolite ruvidezze o particolari eccessi, Marías non fa sconti a nessuno, i suoi sono ritratti particolari che tendono a mettere in evidenza le pieghe del carattere di ognuno.
Una sezione dal titolo Donne fuggitive è interamente dedicata alle scrittrici, non conoscevo alcune di esse e ad esempio mi ha particolarmente incuriosita il capitolo dedicato a Julie de Lespinasse.
Toccante e commovente è il ritratto di Emily Brontë e della sua breve vita, lo scrittore ce la racconta anche nei giorni della sua infanzia e scoprirete così per quale ragione le sue sorelle l’avessero soprannominata Il Maggiore.
Ho ritrovato tra queste pagine i miei amati Dickens e Wilde, per me loro sono persone care.
Mi è piaciuto conoscere meglio le vicende della vita di Laurence Sterne che si distinse per l’amabilità del carattere, la cordialità e la mitezza d’animo, Marías narra tra l’altro che fu Sterne a diffondere tra i suoi contemporanei l’usanza di scacciare le mosche invece di ucciderle.
Mi ha sorpreso scoprire alcune particolarità a proposito di Joseph Conrad che era un uomo piuttosto difficile e irritabile ma conservava tuttavia un certo senso dell’ironia non sempre compreso, mi sono poi ritrovata a seguire i passi di James Joyce con le sue superstizioni e il suo carattere complicato.
Vite scritte è un libro godibile e raffinato, piacerà di certo agli appassionati di letteratura, il volume è anche arricchito da un’ampia sezione fotografica con i ritratti degli scrittori, Marías confida che lui stesso colleziona cartoline con ritratti di celebri autori e ne possiede circa 150.
Tra tutte le vicende narrate quella che mi ha più colpito si trova nelle ultime pagine del libro e narra alcuni momenti del legame di affetto che intercorreva tra Gustave Flaubert e Ivan Turgenev.
Uniti da una lunga amicizia che durò ben 17 anni i due si scrivevano lunghe lettere e nel corso degli anni presero a lasciar da parte gli argomenti letterari e a concentrarsi sulle loro vicende domestiche.
Sono parole spontanee, a volte ironiche, a volte allegre e talvolta anche amare, tracce di esistenze preziose che a noi hanno lasciato romanzi e parole che ancora amiamo.

Primavera al Righi

E venne il tempo di primavera, stagione dolce e così generosa di tante bellezze.
Ancor più gradevole il clima è là sulle alture dalle quali si ammira tutta Genova, sul Righi dove si respira aria fresca e pura, là si passeggia mentre le cime degli alberi ondeggiano sospinte da brezza lieve e il sole ristora e conforta.
Per alcuni sono istanti da ricordare e allora ci si mette tutti in posa davanti al fotografo Luigi Tanhoffer, sarà lui ad immortalare questo momento cosi speciale.
Generazioni diverse, l’impronta dello stesso sorriso.
L’eleganza fastosa dei cappelli, i pizzi ricercati, la postura aggraziata, il gesto volitivo della donna più giovane che regge in quella maniera quello che sembra essere un parasole.
E lo sguardo di lei, saldo e sicuro, c’è tutto un mondo di incrollabili certezze in quei suoi occhi.

In un tempo che non so c’è anche un gentiluomo seduto su una bella sedia di legno, egli stringe in una mano un bastone da passeggio, sfoggia baffi curatissimi e trovo che abbia una certa saggezza dipinta sul volto.
E che stile sofisticato, in un giorno distante là sul Righi.

E poi i pensieri, a volte, vanno via.
Volano verso i desideri nascosti, si impigliano nelle speranze inespresse, vagano nei sogni da far divenire realtà.
E denso di questa bellezza è lo sguardo della signorina con il cappello a tesa larga, così perduta nella sue divagazioni di fantasia.

Era un tempo del passato e a me piace credere che fosse una luminosa giornata di primavera.
Lassù, nella dolcezza del Righi.

Il mare tra le case

Lo vedi così, tra le case di Camogli, il mare.
In un chiaroscuro che lascia intuire la solita discesa vertiginosa tipica di questa Liguria, il color di pesca delle facciate, il corrimano per tenersi saldi.
Lampioni spenti alla luce del giorno, suono di dolce marea che sempre ritorna, profumo inconfondibile di salmastro.
Un muretto per sedersi, gli ombrelloni aperti, i sassi riscaldati dal sole e poi azzurro, azzurro e ancora azzurro, onda su onda.
Con la gioia negli occhi così trovi il mare tra le case, in un giorno qualsiasi a Camogli.

Camminando nel passato di Pegli

Tic tac, tic tac, risuona ancora nostalgica la macchina del tempo e ci porta indietro negli anni, sempre nei giorni che non abbiamo veduto ma che ancora ci piace immaginare.
E ci ritroviamo a Pegli, si cammina davanti a quel mare che sempre, in ogni epoca, ha la stessa voce, a volte è una dolce ninna nanna e a volte invece è un ruggito potente e fragoroso che sovrasta i respiri e le parole.
Forse è una calda mattina di primavera e il sole picchia, non saprei dirvi se sia proprio un giorno di festa, un uomo incede con passo deciso tenendo un cappello a larghe falde calcato sulla testa.
È dolce la vita nella bella Pegli, la ridente località dal clima mite è molto apprezzata per piacevoli villeggiature, ancor più fortunati sono coloro che possono godere di tanta bellezza in ogni periodo dell’anno.

E poi ecco terrazzini, persiane chiuse, tende di certe botteghe tirate in fuori e là, a sovrastare il continuo l’andirivieni di passanti, l’immancabile statua dell’eroe Giuseppe Garibaldi.

E in questo particolare scorcio di un’altra stagione è il gruppetto al centro della cartolina ad attirare maggiormente l’attenzione.
Quanta pazienza deve avere questa giovane mamma!
Lei se ne va a passeggio con tutti i suoi bambini, regge un candido ombrellino per ripararsi dai raggi del sole, le sue bimbette indossano i cappellini di paglia e gli abiti chiari, leggeri e svolazzanti.
Che allegria questa bella passeggiata tutti insieme, pare quasi di sentire un gioioso e complice chiacchiericcio infantile mentre la mamma amorosamente cerca di tenere tutti tranquilli.
E poi guardate bene in ragazzino più grande, ad osservarlo con attenzione pare proprio che stia tenendo in una mano una canna da pesca, chissà che emozione lanciare la lenza nel mare di Pegli!

Questo scorcio del quartiere sito nel ponente genovese non è poi così cambiato, tempo fa scattai una foto di questo tratto di strada.
Il sole brillava alto nel cielo e come in altri tempi più lontani ecco quel palazzo con le persiane chiuse, la statua di Garibaldi sulla destra e dall’altra parte il lungomare e la gente sul marciapiede.

Non c’erano, al centro della strada, una mamma con il parasole e tutti i suoi bambini, eppure a me è parso di averli veduti davvero, immaginando di camminare nel passato di Pegli.

La Madonna Assunta di Palazzo San Giorgio

Volge le spalle al mare e lo sguardo verso la città e verso i palazzi antichi, verso la gente che cammina sotto i porticati più vetusti di Genova.
È la Madonna Assunta che potete ammirare su Palazzo San Giorgio, storico edificio cittadino e oggi sede dell’Autorità Portuale.
Sulla facciata antistante Via Frate Oliverio ecco così l’antica edicola con l’immagine di Maria.

È una delle più curate e ben tenute della città, grazie anche ad un accurato restauro che così la fa risplendere tra le finestre di Palazzo San Giorgio, sotto la luce gloriosa di Genova.

E il sole bacia questi angeli pieni di grazia che recano frutti generosi.

Magnifico è il drappeggio del manto che cinge i loro fianchi, perfetta è la curva di quelle ali palpitanti.

Tra queste creature celesti è custodita la statua di Maria e la protegge una fitta grata.

Su di Lei piccoli putti in volo reggono la corona e creano questo senso bellissimo del movimento reso ancor più armonioso da un’evidente ricerca della simmetria.

Così gli angeli circondano la nicchia che ospita l’immagine della Madonna.

E luccica di oro il monogramma di Maria.

E così vedrete la bella edicola genovese, camminando sotto i nostri portici che fanno da cornice a questo scorcio di Palazzo San Giorgio, in quella parte di Genova dove si trovano molte botteghe da noi molto amate, là dove sacro e profano convivono in perfetta armonia.

A colori nei caruggi

È una finestra nei caruggi, si affaccia su Piazza Senarega.
È una finestra nella città vecchia, chiaramente appartiene a qualcuno che ama la bellezza dei fiori e delle piante.
E così ogni volta che mi trovo da quelle parti con gli occhi vado a cercarla.
Tra l’altro nel mio consueto gironzolare per vicoli in genere capito spesso da quelle parti.
Ad esempio ci passo ogni volta che devo raggiungere i Macelli di Soziglia oppure se vado a comprare una vaschetta di panna da Buonafede, poi finisce che passo di lì anche più di una volta al giorno.
Passo spesso da Piazza Senarega quando voglio andarmene alle Vigne oppure quando decido di fare un giro sulle bancarelle dei libri in Piazza Banchi, ormai lo sapete che quello è uno dei miei passatempi preferiti.
Tra i luoghi da ammirare sempre nei caruggi da qualche tempo ho così aggiunto anche questa finestra, i posti che regalano gioia ai nostri sguardi sono sempre preziosi, secondo me.
E là, in un radioso giorno di giugno, ho veduto un trionfo di gerani in fiore.
E tre colori, proprio i nostri colori: bianco, rosso e verde.
Nei caruggi, sotto il sole di Genova.

Baci affettuosi

E poi bimbetti, tenerezze e suggestioni del passato.
Questa è una cartolina del tempo lontano, chi la spedì volle così manifestare il suo affetto autentico e sincero per colei alla quale la cartolina era destinata.
Baci.
Ti penso con nostalgia.
Sei nel mio cuore, sei sempre nei miei pensieri.
Quanti modi ci sono per dirlo?
Tanti, questa è una maniera dolce e per noi desueta, in quegli anni era invece una graziosa consuetudine.
La scritta con le lettere così ben delineate doveva poi essere assai apprezzata e molto in voga,  ne ho trovata una simile anche su un’altra cartolina molto più sentimentale che vi mostrai in questa diversa occasione.
Baci e pensieri affettuosi, sempre.