Una nuova sfumatura di rosa

E poi un bel giorno ti affacci alla finestra e ti accorgi che in porto è arrivata una nave rosa.
Proprio rosa per davvero, io una così non l’avevo mai vista.
A dir la verità, cosa ci può essere di anche solo vagamente romantico in una nave portacontainer?
Direi quasi nulla ma caspita, questa è rosa!

Eccola stagliarsi nel mare azzurro di Genova in una perfetta sinfonia di colori.

E alla fine del giorno, poi, l’ho vista nei contrasti delle luci della sera mentre scintillano le note vivaci della ruota panoramica.
Una nuova sfumatura di rosa, l’arcobaleno e file di container posizionati ordinatamente come mattoncini Lego.

Tono su tono, in una di quelle sere in cui le rondini danno spettacolo regalando una fantastica colonna sonora.

Il rosa poi, a quanto ho visto, sembra armonizzarsi perfettamente anche con i toni d’arancio.

E così accade, in una sera di Genova, con queste sfumature di mare, di navi e di vita del porto.

Un giorno a Zurigo

Non c’ero mai stata prima eppure, un bel giorno, come per magia mi sono ritrovata a passeggiare per un’elegante via del centro di Zurigo.
Tic tac, tic tac, fa sempre quel rumore dolce la mia macchina del tempo e basta una sola e unica fotografia per ritrovarsi, con stupore, in un giorno distante nel cuore della città svizzera.
Non so dirvi di preciso in che anno io sia andata a finire ma so che era una giornata tranquilla e si camminava con calma sulla sponda del fiume Limmat che scorre nel centro Zurigo.
Ed ecco la ringhiera finemente decorata, i lampioni e la gente a passeggio, alcune signore reggono l’ombrello per ripararsi dal sole battente, non manca un sussiegoso ciclista, tra queste persone ci sarà forse anche qualche ospite dell’Hotel Central.

Ed è una folla vivace ad attraversare questo scorcio di tempo in questa strada di Zurigo, ci sono i negozi eleganti con le tende tirate in fuori, cigolano le ruote della carrozzina di legno spinta da una ragazzina, lei incede leggera vicino alla sua mamma.
Si chiacchiera, si sorride, si cammina mentre frusciano le gonne delle dame, i tacchi battono sul selciato, è un’allegria di nastri, cappelli alla moda, balze vaporose, sete leggere e pizzi svolazzanti.

Ogni romanzo poi, seppur breve, ha i suoi comprimari e i suoi protagonisti e in questo caso lui è uno di questi: pantaloni alla zuava, cappello di paglia, scarponcini e calze lunghe, un ombrello in una mano e un sorriso spensierato come la gioia dei suoi pochi anni.

E poi c’è anche lui: ancora un ragazzino al centro della scena mentre là, sullo sfondo, la vita scorre e sferraglia lento il tram.

Ricordate cosa ho scritto all’inizio del post?
Io non sono mai stata a Zurigo, dico davvero.
E allora forse vi starete chiedendo come possa essere sicura che questo frammento di tempo sia stato catturato proprio in quella città e la risposta è solo un dettaglio.
Comprai questa bella fotografia diverso tempo fa, ignorando di che luogo si trattasse, la trovo particolarmente affascinante proprio per tutta questa vita che la anima e che è stata così abilmente catturata dal fotografo.
Su uno dei palazzi, sopra certe finestre, si legge chiaramente un’insegna: Hotel Limmatquai.
Dopo una rapida ricerca ho così scoperto che Limmatquai è il nome di una celebre strada di Zurigo, non è stato nemmeno difficile ritrovare proprio quel tratto della via.

Così è andato questo viaggio nel tempo, con molta sorpresa e con la bellezza della forza dell’immaginazione.
In un tempo distante che mi pare quasi di aver vissuto davvero, in un giorno lontano a Zurigo.

La luce, semplicemente

Una figura sottile, insieme ad altre compone un maestoso monumento funebre.
I capelli morbidi, così raccolti, il capo reclinato, il dolce viso dai tratti delicati velato leggermente dall’ombra.
I drappeggi dell’abito, le fattezze perfette di una creatura celeste colma di grazia.
E la luce, semplicemente.
Così radiosa sui contorni delle ali palpitanti, sulla stoffa che si immagina impalpabile e lieve, sugli odorosi fiori appena sbocciati.
Semplicemente la luce così accarezza la beltà dell’angelo.

Monumento Capurro
Cimitero Monumentale di Staglieno

Genova, 1875: il magnifico negozio del Signor Badin

Dlin dlon, dlin dlon!
Un suono dolce ci porta ancora indietro in un viaggio nel tempo, nelle strade di Genova nel 1875.
E così scendiamo giù nei caruggi, tra i genovesi che popolano la Maddalena, ci si fa largo tra la folla che indugia nelle molte botteghe, ci sono pescivendoli e cappellai, calzolai e cioccolatieri, negozi con sacchi ricolmi di cereali, arrotini e caffettieri, in questo mondo lontano anche le parole hanno un suono differente.

E scendiamo oltre, attraversiamo i Macelli, nel cuore della città vecchia.
Insieme arriveremo nella bottega di un commerciante che sa far girare bene i suoi affari, qui tutti conoscono il signor Badin, potrei giurarlo, quando c’è bisogno di lui il nostro Badin offre ai suoi clienti una vasta gamma di articoli, non c’è che l’imbarazzo della scelta!

Dlin dlon, dlin dlon!
Eccoci arrivati finalmente in Piazza Lavagna, lo vedete il Signor Badin sulla porta?
Ah sì, quello là che ci saluta gioviale è proprio lui, son fiera di farvelo conoscere!
Lui sa il fatto suo e sa sempre dare saggi consigli a chi gli espone i propri dubbi su cosa scegliere.
Dlin dlon, dlin dlon!
Cari amici, il Signor Badin è fabbricante di campanelli e non solo!
Al primo piano ha persino un intero magazzino pieno zeppo di chincaglierie e di oggetti di fantasia, c’è da perdersi lì dentro, io penso che potrei starci davvero per ore ed ore!

Dlin dlon, dlin dlon!
Dovete poi sapere che la bottega del signor Léopold Badin non è soltanto, per così dire, il paese dei campanelli.
Eh no, qui trovate tutto il necessario per godere al meglio della bella stagione nei vostri giardini, qui si vendono romantici berceau in ferro, sedie, poltrone e tavoli, magnifici cesti di fiori e molto altro.
Che meraviglia, questa fantastica scoperta l’ho fatta sfogliando un mio prezioso libro già citato diverse volte qui sul blog: si tratta della Guida Commerciale Descrittiva di Genova di Edoardo Michele Chiozza risalente al 1875.
E là, da quelle pagine antiche, è emerso il volto di quell’abile commerciante della vecchia Zena e mi si è svelata anche la sua antica sapienza.
Dlin dlon, dlin dlon, la musica di quei campanelli risuona ancora e ancora.
Ora però devo proprio lasciarvi, perdonatemi ma sono di fretta, devo andare a scegliere un canapè nel glorioso negozio di Léopold Badin in Piazza Lavagna.

Un pensiero ardente

Ah, l’amore, l’amore può essere talvolta una faccenda complicata e non sempre è facile trovare le parole per esprimere le proprie emozioni.
Ah, l’amore, l’amore espresso in quell’altro tempo lontano sembra a noi forse più dolce e romantico, quella era del resto l’epoca delle cartoline.
E per dichiararsi occorreva una bella penna stilografica, un poetico fantasticare con una predilezione per la rima e un cartoncino scelto con attenzione per l’amato bene.
Un fiocco celeste, un mazzo di fiori rossi, un sentiero che si snoda nei verdi prati, le rondini in volo e una casetta di campagna.
E una mano ferma che con bella calligrafia vergò queste dolci parole al ritmo dei battiti del cuore:

O rondini che andate libere e liete per il ciel lucente a lei che adoro il mio pensiero ardente gaie portate.

E chissà quale emozionato sorriso avrà illuminato il viso della destinataria mentre leggeva queste tenere righe.
Avrà conservato la cartolina tra le pagine di un libro, l’avrà tenuta da conto come la preziosa memoria di un amore grande.
Lei portava un nome che non è più di moda: si chiamava Ada.
E forse anche lei avrà saputo che l’amore, a volte, è una faccenda complicata.
A volte, invece, è palpitante ed eterno come un pensiero ardente.

Ritornare nei caruggi

E ritornare, di nuovo, ancora nei miei amati caruggi.
Con la luce di primavera, con l’aria ancora fresca, attraversando Piazza Fontane Marose così vuota.
E ritornare, di nuovo qui.

E giù per Via Luccoli, di primo mattino, sotto il cielo disegnato tra le antiche case di Genova.
E un cielo come questo, anche se lo hai veduto già mille altre volte rimane ancora e sempre nel cuore e nelle emozioni.

Camminando, nei miei luoghi cari, per le mie care strade.
Camminando, con il pensiero rivolto a queste bellezze, ai vicoletti tante volte percorsi, agli archetti, alle finestre socchiuse, agli affreschi che si intravedono sui soffitti di dimore vetuste, alle scale impervie e ripide, ai terrazzini in cima ai tetti.
Camminando, una volta in più.

Con lo sguardo che cerca le nuvole leggere che fluttuano nel cielo chiaro oltre le ardesie dei caruggi.

In una mattina di maggio poi, arrivare così davanti a San Giorgio, con questa prospettiva ampia e spaziosa.
In questa nostra terra così tenacemente fiera, nel cuore della mia amata città.

E ancora, così, ritornare.
Davanti al mio blu, in uno dei luoghi delle mie consuetudini, dopo tanto tempo ritrovato, ancora come sempre in ogni altro giorno già vissuto.
E restare, per qualche istante.
Qui, al cospetto di fratello mare, a lui ho portato il mio saluto.

Tra i boccioli, su un tappeto di petali di rosa

Sono ritornata in un luogo a me caro, all’Antica Farmacia dei Frati Carmelitani di Sant’Anna dove molti di noi si recano per i molti preparati della farmacia e per i preziosi consigli di Frate Ezio.
Ed era mattina e dopo la pioggia era uscito il sole così sono andata a camminare tra le bellezze del roseto, mentre i boccioli si aprivano generosi attorno alla statua di Maria.

Io sola, tra i fiori che rigogliosi si nutrono di luce brillante.

E sono rose gialle come il cielo d’estate.

E petali dai toni accesi.

E teneri boccioli che ancora devono schiudersi.

A terra i petali caduti dopo quella pioggia scrosciante e tumultuosa, un soffice tappeto tenero e delicato.

E le gocce che restano in equilibrio per qualche istante prima di scivolare giù.

Cascate di fiori e quella fragranza di profumi deliziosi tipici del tempo di primavera.

E poi, una romantica distesa di candidi petali odorosi.

E un bocciolo di rosa così rosso e così intenso.

Diverse sfumature di primavera, in un giorno di sole dopo la pioggia.

E l’assoluta bellezza conciliatrice della natura, nell’armonia del roseto dei Frati di Sant’Anna.

Una magnifica quiete, nel cuore del mio quartiere.

E il giallo tenue così inondato di luce.

E la bellezza autentica di ritrovarsi in questa quiete, immersi nello splendore e nella meraviglia, tra i boccioli, camminando su un tappeto di petali di rosa.

I miei treni

I treni: i miei non sono stati poi così tanti, non ho mai fatto lunghi percorsi in treno ma alcuni di quei viaggi però li ricordo ancora, proprio come se li avessi fatti ieri.
Inizio dell’estate: alla Stazione Principe mi attende il treno che mi porterà nella mia casa del mare sulla Riviera di Ponente.
E siamo negli anni ‘80, si viaggia leggeri, in ogni senso: porto un borsone con qualche abitino colorato, i sandali luccicanti d’argento per andare a ballare, i costumi da bagno, magliette e calzoncini corti.
Viaggiavo guardando il mare e le spiagge che si susseguivano una dietro l’altra, gli scogli, le stazioni, Albenga, Alassio, Laigueglia e così via.
Tiravo giù il finestrino, mi piaceva tanto l’aria in faccia e il panorama che scorre rapido ed erano gli anni ‘80, era davvero tutto diverso ed era un altro mondo.
E poi scesa dal treno alla stazione del mio amato paese delle vacanze andavo dritta alla solita latteria dove bevevo sempre il frappè alla fragola, una delizia.
Non esiste al mondo un frappè così buono, ne sono sicura.
Ricordo viaggi in treno condivisi con amiche care, borse di paglia, risate, zainetti, riviste e musiche che girano nel walkman.
Ricordo corse su per le scale delle stazioni, biglietti conservati qua e là e poi usati come segnalibri, ricordo persino l’orario dei treni con la copertina gialla.
Ricordo per lo più i treni di Riviera, nelle diverse stagioni.
Ricordo i treni di città, presi per coprire percorsi brevi e ogni volta, come in una filastrocca, mi ritrovo a ripetere i nomi delle stazioni: Sturla, Quarto dei Mille, Quinto al Mare, Nervi.

Ricordo i treni persi, una delle metafore più comuni della vita.
Ricordo quel viaggio breve, ed ero già più grande.
Ricordo quel treno in particolare che mi portava in un località del ponente dove trovavo una persona a me molto cara.
Ricordo quella stazione di arrivo, i binari, la biglietteria, l’edicola dei giornali.
Le caramelle alla menta, all’epoca le avevo sempre in borsa.
E poi.
Ricordo la bellezza di ritrovarsi, l’abbraccio, le parole scambiate, i sorrisi.
Non si dimentica quella cosa lì, mai.
Ritrovarsi.
Dopo un viaggio in treno.
Ti immagini?
Pensa come sarebbe se si potesse fare di nuovo.
Come una magia.
Pensa.
Un biglietto.
Un viaggio.
E ritrovarsi, ancora.
Non sono nemmeno mai più tornata in quella stazione e in quella città.
Pensa.
Le caramelle alla menta.
I tuoi occhiali da sole con le lenti scure.
Le canzoni di Venditti.
Pensa come sarebbe se si potesse fare di nuovo.

La fontana di Via Luccoli

È un’antica fontana sita in cima a Via Luccoli, è collocata in quel tratto della strada che conduce in Piazza Fontane Marose, elegante piazza cittadina che nel toponimo conserva la memoria di antiche e generose fonti della Superba.
E là, a Luccoli, potrete vedere la fontana marmorea.

Il mascherone è una testa di Medusa dalla cui bocca sgorgava un tempo acqua cristallina.

La parte superiore è poi decorata con una raffinata conchiglia, con la simmetria e la naturale eleganza proprie del mondo acquatico.

È un bellezza del tempo lontano, nella nostra quotidianità forse ci passiamo davanti distratti ma invece ogni testimonianza della storia antica Genova dovrebbe essere sempre messa in risalto e ammirata con attenzione.
In passato, in occasione di un evento primaverile dedicato alla bellezza dei fiori e delle piante, mi capitò di vedere la nostra fontana adorna di boccioli e di colori di questa stagione.

Così gradirei ritrovarla, con la sua consueta armonia, immaginando il suono dell’acqua che zampilla sul candido marmo.

La gioia di Lulli

La gioia di Lulli è in ogni suo respiro, nella sua dolcezza di giovane madre.
Così aggraziata e leggiadra, porta i folti capelli in una morbida treccia che tiene raccolta sulla nuca, ai lobi ha gli orecchini con le pietre preziose, il suo abito raffinato è impreziosito da pizzi leggeri e passamanerie, lei è così semplicemente radiosa nella sua materna femminilità.
La gioia di Lulli è nella sua postura amorevole e protettiva così mirabilmente colta dal fotografo Achille Testa.
E il suo sorriso luminoso si posa sulla sua creatura, il suo piccolino ha questa vestina tutta pizzi con un gran fiocco lucido sul davanti.
Il futuro è quel piccino che guarda verso il fotografo schiudendo le tenere labbra rosate.
Il futuro è nell’avventura di vederlo crescere e diventare grande.
Il futuro è nella grandezza di un sentimento che non ha pari ed è destinato a durare per sempre.
A tergo di questa bella immagine una gentile mano femminile, forse quella di una nonna orgogliosa, ha scritto alcune parola colme di affettuosa fierezza specificando: invio la fotografia di Lulli col suo bimbo di sei mesi.
E c’è tutta l’essenza di una vita in questa dolcissima immagine: è la gioia di Lulli, così autentica e densa di emozione.