Vert’ige: l’atelier vegetale di Estefania

Gironzolando nei caruggi vi potrebbe capitare di fermarvi davanti a un delizioso negozietto che si trova in Via dei Macelli di Soziglia, in quella strada così amata che mi sembra di poter definire la rive gauche genovese perché tra le case alte di quel vicolo trovano posto sempre più di frequente botteghe di giovani creativi capaci di offrire nuove suggestioni.
In quel tratto antico di Genova c’è anche Estefania con il suo atelier vegetale Vert’ige.
Estefania è portoghese, ha esercitato la sua arte a Parigi e Roma, è un architetto con specializzazione in paesaggio e architettura bioclimatica, se passerete a trovarla scoprirete anche che è una persona solare e piacevole.

I doni della natura nelle sue mani diventano così preziosa materia per le sue creazioni artistiche.

Foglie e piante sono disposte in vasi o boccali, sotto campane di vetro che divengono originali complementi d’arredo, Estefania sceglie appositamente piante che non necessitino di molta luce o particolari cure e che siano così perfette per gli interni.
Nulla è lasciato al caso, le piante di Vert’ige sono disposte ad arte con la tecnica dell’ikebana e con gusto raffinato.

E sarà Estefania a spiegarvi con competenza la bellezza delle sue opere.

Vasi, vasetti, foglie, vita e creatività.

Questo negozietto è un elegante scrigno che vi invito a scoprire, qui troverete certo qualche vasetto perfetto per voi o per i vostri regali.
Nella foto sottostante, nella parte sinistra noterete un quadro, si tratta di una composizione costituita da vegetali stabilizzati con prodotti naturali, questo particolare e stupefacente processo rende le piante eterne.

Ci sono poi le piccole piante sospese avvolte in una magia di vetro dalla perizia di una vera artista capace di immaginare mondi e di catturarne la bellezza.

Con questa armonia che certo molti di voi sapranno apprezzare.

Questo negozio così particolare si trova in Via del Macelli di Soziglia 49r, in quella botteguccia che vedete a destra nella foto sottostante, il sovrapporta è giustamente decorato con foglie.
Là c’è il mondo bellissimo di Vert’ige, l’atelier vegetale di Estefania.

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Un curioso oggetto dal passato

A gironzolar per mercatini si trovano a volte cose sorprendenti per alcuni forse di nessuna importanza e per altri invece assolutamente meravigliose.
E così, in un sabato di agosto, mi sono ritrovata fortunata proprietaria di un delizioso gadget di un’attività commerciale genovese, è un curioso oggetto proveniente dal tempo passato.
Si tratta infatti di un piccolo blocchetto, la sua custodia ha sul lato anche il portamatita e proprio con una matita qualcuno ha riempito quelle molte paginette di nomi e indirizzi, ho trovato anche un paio di annotazioni datate 1905 e 1908 e poi, cari amici, su quella carta sottile qualcuno ha riportato pure una ricetta per fare lo sciroppo di amarena.
Sulla copertina del blocchetto si stagliano alcune scritte: Magazzeni Frigoriferi Genovesi – Macellerie Modello – Fabbrica Ghiaccio.
E così ho cercato notizie sul mio Lunario del Signor Regina del 1902 e ho trovato questa importante attività nella zona della Darsena.
Detto ciò, il particolare per me sensazionale è l’immagine che compare sulla lucida copertina del blocchetto: è un disegno romantico, lezioso e delicato.
Ecco una bella coppietta abbigliata a modo, lui guarda lei con dolcezza, lui muove le dita sulle corde di una chitarra, lei accenna un passo di danza.
E tutto è dolce e armonioso.
E come probabilmente capiterà anche a voi io mi sono domandata cosa caspita c’entri questo disegno con i magazzini frigoriferi e la produzione di ghiaccio, direi che non è certo un argomento romantico.
Io penso che si sia voluto semplicemente seguire lo spirito del tempo e i gusti dell’epoca: colori pastello, sentimentalismi e atmosfere sognanti.
E ancora devo completare la lettura delle paginette, chissà quali altre sorprese troverò!
Stanno racchiuse là nel blocchetto dei gloriosi Magazzeni Frigoriferi Genovesi.

Le deliziose caramelle di Giovanni Preti

E ancora per una volta vi porto alla scoperta di una bottega dai profumi deliziosi, gioia dei bambini e dei golosi nel glorioso 1890.
E infatti in quell’anno viene pubblicata sul Lunario del Signor Regina una bella pubblicità che occupa un’intera pagina e qui si elencano le molte delizie del negozio dell’illustre Signor Giovanni Preti.
È una bottega magnifica, è pasticceria, confetteria e drogheria e si trova nella zona di Portello, da Preti inoltre si vendono vini pregiati.
Molti anni dopo il nome di questo abile pasticcere sarà ancora celebre proprio per i pandolci, i canestrelli e la sublime Sacripantina molto amata dai genovesi.
E poi, signore e signori, l’illustre e capace Giovanni Preti può orgogliosamente fregiarsi di un primato di notevole importanza: la sua è la prima e la più grande fabbrica di caramelle a macchina.

E allora io non farò altro che portarvi là per proporvi tutte le dolcezze riportate sul Lunario, è una sorta di poesia dolcissima che ha il suono di parole belle ed eleganti proprio come doveva essere il negozio del Signor Preti.
Dunque, in quei tondi e capienti vasi di vetro trasparente trovano posto le vere caramelle per la sete e gli gnocchi di tutto cedro, non mancano le portentose caramelle d’Egitto e le caramelle di genziana uso Torino.
E poi abbondano in quantità i bolli di rosa gallica, di anici stellati delle Russie e di menta glaciale concentrata.
Si può capire che in questo 1890 i genovesi facciano la fila per acquistare cotante bontà, per non dire poi delle confezioni racchiuse da lucidi nastri sontuosi.
E ancora, qui trovate caramelle di Portogallo e di mandarino di Spagna.
Ci sono poi certe caramelle prodotte con un sistema speciale e non chiedetemi di più, chiaramente ogni confettiere ha i propri segreti e il Signor Preti ha i suoi; queste caramelle speciali sono di crema vaniglia, cioccolatto e nuaset che è chiaramente la nocciola.
E ancora ecco il sublime fior di latte e tutte le declinazioni della frutta: ananas, ribes e albicocco, framboise e persico che corrispondono a lampone e pesche.
C’è l’imbarazzo della scelta e questa magia di parole rende tutto più invitante.
E ora scusate ma devo proprio salutarvi, devo correre a Portello a prendere due etti di bolli di rosa gallica, da quando li ho assaggiati non so davvero più farne a meno!

Il Fiore di Pegli

Era il tempo di un diverso giugno: correva l’anno 1908 e la ridente località di Pegli, allora comune autonomo, era meta prediletta di esclusive vacanze molto gradita anche dagli stranieri.
Il clima dolce, la bellezza del luogo, le lunghe spiagge sulle quale ritemprarsi, le lussuose ville immerse nel verde rigoglioso: queste e molte altre erano le attrattive di Pegli.
Il tempo poi scorrerà e la bella località del ponente genovese verrà inclusa nella Grande Genova come molte altre delegazioni.
In quel Novecento nascente, molti sono i vanti di questa parte della nostra regione e il merito è anche del Signor Emilio Ruffino, la notizia che lo riguarda venne pubblicata su Il Lavoro del 19 Giugno 1908, nell’articolo Pegli viene definita la gemma della Liguria.
E veniamo al Signor Emilio, io lo immagino mentre viene accolto ed elogiato per le sue doti di lungimirante imprenditore, la notizia del suo successo si è certo sparsa tra i suoi concittadini e tutti vogliono complimentarsi con lui.

E d’altra parte chi non ha sentito parlare del Fiore di Pegli?
Ah, è questa la sublime creazione del Signor Emilio: il Fiore di Pegli è il suo rinomato vino bianco prodotto con le uve dei vigneti che in questo 1908 coprono le colline della bella Pegli.
È un vino apprezzatissimo, il Signor Emilio lo ha portato in giro per l’Europa e ha fatto così conoscere all’estero questa autentica eccellenza regionale.
Il Fiore di Pegli ha così ottenuto diversi riconoscimenti: all’Esposizione di Madrid del 1907 il vino del Signor Emilio si è guadagnato il diploma di onore, la croce al merito e la medaglia d’oro.
E non basta, il nostro intraprendente imprenditore, felice di cotanto successo, ha pensato bene di portare il suo profumato vino anche all’Esposizione di Londra e Parigi tenutasi nel marzo del 1908.
Giubilo, gioia e felicità!
Il Fiore di Pegli è stato talmente apprezzato da guadagnarsi la massima onorificenza dell’esposizione: diploma Gran Prix e medaglia d’oro.
A onore e vanto della bella Pegli, della nostra Liguria e di colui che ebbe questa splendida intuizione.
Si legge nell’articolo che il Signor Emilio espose i suoi diplomi nel suo locale nuovo di zecca nella ridente Pegli e immagino che i suoi clienti abbiano fatto la fila per assaggiare questo vino così apprezzato anche all’estero!
È passato un po’ di tempo da allora e, come comprenderete, purtroppo mi è impossibile far due chiacchiere con questo ligure che seppe dar lustro alla sua Pegli: ho letto la notizia che lo riguardava e ho pensato che fosse giusto condividerla con voi.
E allora idealmente alziamo i nostri calici ricolmi del Fiore di Pegli e brindiamo a lei caro Signor Emilio, in memoria delle sue medaglie e della sua lungimiranza.

A far shopping nel 1902

Amiche care, armatevi di guanti, ombrello da passeggio e cappellino d’ordinanza e venite con me: sciameremo gioiose per le strade della Superba intente a far shopping nei negozi più in voga della città, a Genova non ci facciamo mancare nulla, mi pare ben evidente!
E in questo mirabolante anno 1902 molte sono le occasioni per spendere e spandere, quella è un’arte nella quale sono maestra e così lasciatevi guidare, sceglieremo i nostri negozi consultando il Lunario del Signor Regina del 1902, ne possiedo giusto una copia e tra queste pagine sono riportate diverse pubblicità: i bravi commercianti genovesi le studiano tutte per far conoscere i loro negozi.
E così, in primo luogo mi fermerei in una lussuosa sartoria di Via Carlo Felice, la strada poi si chiamerà Via XXV Aprile ma al principio del ‘900 conserva ancora quel toponimo.
È un negozio di straordinarie eleganze e chiaramente si parla francese.

Certo, noi amiamo avere un guardaroba ricco e vario: allora facciamo un salto anche da Perani, tra l’altro il numero di telefono è facile da ricordare, sono soltanto tre numeri!

Tutte noi, chiaramente, abbiamo una passione per le scarpe e certe calzature viennesi fanno proprio al caso nostro.
Amiche, guardate la vetrina, quanta scelta e quanta varietà!
Come si legge sulla pubblicità, qui si eseguisce qualsiasi commissione ma poi passerà il tempo e si userà dire: si esegue qualsiasi commissione.
Eh, le parole sono musica, a volte!

Mi duole dirvelo ma ci toccherà fermarci anche in un altro negozio, prima o poi la moda del busto passerà, in estate e con il caldo è un autentico supplizio!

A seguire penso che potremmo dirigerci dal signor Pesce e soffermarci nel suo salone con tutta la calma del caso per una bella messa in piega e per il meritato relax.
Qui c’è anche il ventilatore, una bella comodità per noi clienti!
E c’è un’ampia scelta di profumi italiani e stranieri, potrete acquistare la fragranza che più vi aggrada.

Infine, care amiche, vorrei fare un salto dal signor Campanella, qui conoscono davvero tutti i segreti nell’arte della valigeria e della pelletteria.
E poi vendono dei superbi bauli imperiali, potremmo mai farne a meno?

Per non dire di un’altra preziosità indispensabile per riporre i nostri raffinati cappelli: una cappelliera in legno, rifinita di tela e cuoio, con una bella serratura resistente.
Ammettetelo, era da tempo che ne cercavate una ed eccola qua!
È stato bello fare acquisti insieme a voi, arrivederci al prossimo giro, porteremo di nuovo il mio Lunario del 1902 e scopriremo altri fantastici negozi della vecchia Genova.

Il Caffè della Concordia

Vi porto ancora nella via del fasto e delle dimore lussuose, questo sarà un viaggio nel passato di Via Garibaldi che per me resta tuttora Strada Nuova, amo usare ancora quel suo antico toponimo evocativo di certe eleganze inconsuete di tempi distanti.
Camminiamo insieme nei giorni di un secolo di grandi cambiamenti: nella Genova ottocentesca il Caffè della Concordia è un ritrovo esclusivo e molto raffinato.
Era collocato all’interno di Palazzo Bianco e vi si accedeva tramite una scala di marmo dai locali ora occupati da Arduino 1870, negozio di antiquariato e vintage annoverato tra le botteghe storiche.
Che atmosfera incantevole al Caffè della Concordia, da lassù si potevano ammirare le bellezze di Strada Nuova.

Si attraversava una sontuosa galleria e ai tavoli si consumavano autentiche bontà.
Delizioso era il caffè corposo e profumato, celebri erano gli spumoni, i gelati al cioccolato e alla crema, gli arlecchini di fragola e limone e ricercati certi glacés à la napolitaine.
Oltre ad essere un ritrovo molto alla moda il Caffè della Concordia fu anche scenario di certe vicende storiche, era infatti uno dei luoghi prediletti dai protagonisti del nostro Risorgimento.
Si narra che Giuseppe Mazzini si sia nascosto qui per una notte intera nel periodo in cui si organizzava a Genova la spedizione guidata da Carlo Pisacane che finì poi in un massacro nel giugno del 1857.
Lo stesso Pisacane frequentò il locale: vi si recava con la speranza di raccogliere fondi proprio per quella sua eroica impresa nella quale poi perse la vita.
Lo Stabilimento Concordia, così lo si chiamava a quel tempo, era meta di letterati e patrioti, tra gli altri ci si poteva trovare Anton Giulio Barrili, Stefano Canzio e Giorgio Asproni, anche Giuseppe Verdi amava frequentarlo.
Ecco l’insegna del Caffè e la sovrastante galleria, l’immagine è tratta da una cartolina d’epoca di mia proprietà.

Nel bel locale di Strada Nuova i clienti trovavano una bella varietà di svaghi.
Ad esempio ci si poteva accomodare nella sala medievale, così denominata per lo stile dell’arredamento, qui si esibiva una orchestrina composta da valenti musicisti che per il diletto dei presenti eseguivano pezzi d’opera e walzer di Strauss.
C’era anche una sala degli scacchi dove si potevano incontrare eminenti cittadini intenti a dilettarsi con il celebre gioco, non mancavano una sala da pranzo e una sala più piccola e riservata ai ricevimenti per i pranzi di nozze o i battesimi.

Il Caffè della Concordia era dunque molto rinomato, tra i molti mirabili eventi qui si tenne anche il pranzo offerto da Felice Cavallotti in occasione della sua elezione a senatore.
Il tempo poi passò, il nuovo secolo diede luogo ad un nuovo corso e la stella del Caffè della Concordia smise di luccicare: così accade alle cose del mondo.
Ai nostri giorni non si conserva particolare memoria di questo locale che un tempo fu così prestigioso, le notizie che avete letto sono tratte da un articolo di F. Ernesto Morando pubblicato su Il Lavoro del 13 Maggio 1926.
Quando passate in Strada Nuova alzate lo sguardo.
E immaginate una galleria, i bicchieri che tintinnano, le parole scambiate, i minuti che sfuggono.
Il tempo che non abbiamo vissuto, al Caffè della Concordia.

I segreti della Farmacia Mojon

Se girate per i caruggi certo conoscerete la Farmacia Mojon: si trova in Via di Fossatello ed è una farmacia moderna e molto fornita.
Oggi non vi parlerò dei suoi medicamenti o magari di rimedi segreti che possono giovare alla vostra salute, torno a scrivere di questa farmacia per quei segreti del suo passato, per le vicende lontane che racchiude tra le sue mura e per la valenza storica della famiglia Mojon.

I Mojon provenivano dalla Spagna, là era nato nel 1729 Benedetto che si laureò in farmacia all’Università di Madrid, fu lui il capostite di una famiglia di scienziati.
Illustre e stimato studioso, Benedetto venne a vivere a Genova e fondò quella farmacia che ancora porta il suo nome, all’epoca era una delle più importanti della città.
Benedetto ebbe diversi figli, tra di essi alcuni si distinsero come lui in scienze diverse come la chimica, la farmacia e l’anatomia: in particolare mi riferisco a Giuseppe, Antonio e Benedetto, tutti furono apprezzati e stimati per i loro studi.
Il loro cammino nel mondo si intreccia inesorabile con la storia di Genova e dell’Italia, ritengo così giusto ricordare, seppure in modo molto succinto, ognuno di loro.
Giuseppe fu professore di chimica all’Università di Genova, tra gli altri sono notevoli i suoi studi di mineralogia e quelli sulle malattie epidemiche verificatisi a Genova nel 1802, fu stimato membro di diverse società scientifiche.
Un giorno per caso, i miei occhi hanno trovato il suo nome.
Sbiadito, quasi illegibile, sulla stele del suo monumento funebre a Staglieno.

Narra appena di lui, del suo tempo in questa città e tra la nostra gente, è una tomba forse dimenticata.

A Giuseppe Mojon
nato in Genova l’anno 1772
professore di chimica
nella patria Università
dal 1802 al 1837
rapito all’Italia
nell’anno 64.mo di sua vita

Di Giuseppe e di suo fratello Benedetto si legge nel volume Storia della Università di Genova del P. Lorenzo Isnardi edito a Genova nel 1867 dalla Tipografia dei Sordomuti.
Benedetto fu medico e studioso di anatomia e patologia, fondò con altri la Società Medica di Emulazione e pubblicò uno studio sulla musicoterapia, importante anche un suo approfondimento sul dolore, fu autore di diverse pubblicazioni sulla fisiologia e di studi scientifici tra i quali uno dedicato al colera.
Benedetto ebbe per compagna di vita la milanese Bianca Milesi, donna volitiva ed eclettica.
Artista e scrittrice, fu amica di celebri pittori e si distinse per i suoi scritti dedicati alla pedagogia e all’educazione dei bambini, tema che le era molto caro.
Da coraggiosa patriota Bianca Milesi era un’appassionata appartenente alla Carboneria e nella sua tumultuosa esistenza diede più volte il suo contributo alla causa.
Giunta a Genova da Milano, in precipitosa fuga dalla polizia austriaca, conobbe nel 1825 Giuseppe Mazzini, qui incontrò anche Benedetto Mojon che amò sempre con sentimento autentico e vero.
Con lui andò a Parigi, per riparare al sicuro in tempi difficili, là Benedetto e Bianca morirono a distanza di poche ore uno dall’altra, colpiti entrambi da letale colera nel 1849.
Nel tempo della loro vita genovese vissero insieme in un prestigioso palazzo in Via Balbi.

Il terzo dei fratelli Mojon a distinguersi in ambienti scientifici si chiamava Antonio: fu lui a occuparsi ancora della farmacia e a portare avanti l’impresa di famiglia.
E un giorno, sempre in uno dei miei giri a Staglieno, mi è capitato di leggere il suo nome, anche questa volta è inciso su una lapide che ha subito le ingiurie del tempo.

Il nome dei Mojon ricorre poi spesso in in libro poderoso suddiviso in sette volumi: è il Diario Politico di Giorgio Asproni, deputato repubblicano che consegnò ai posteri il suo ricordo della storia d’Italia in forma di arguto e brillante memoriale.
Su queste pagine si trovano aneddoti, momenti importanti per la nostra nazione e a volte anche notizie curiose, il Diario Politico copre un periodo che va dal 1855 al 1876.
Asproni qui a Genova aveva un carissimo amico: si tratta di Giuseppe Mojon detto Pippo, il figlio di Antonio dal quale aveva ereditato la farmacia.
Tempo fa dedicai un articolo a questa loro amicizia, lo trovate qui.
Erano tempi di grande fermento, era l’epoca della spedizione di Pisacane e delle sedizioni mazziniane, nel libro di Asproni emerge anche il legame tra Pippo Mojon e Giuseppe Mazzini, a diversi livelli Mojon prese parte alla vita politica del suo tempo.

In quella farmacia, come in altre, ci si riuniva per discutere, per leggere i giornali, erano luoghi d’incontro sicuri.
Sono trascorsi molti anni da allora, oggi la farmacia appartiene a una diversa famiglia.
Per un caso del destino il mio precedente articolo è capitato sotto gli occhi della Dottoressa Zucca che appunto è proprietaria della Farmacia Mojon.
Da lei ho ricevuto un invito del quale ancora la ringrazio, la dottoressa mi ha detto che aveva da mostrarmi una particolarità della sua farmacia che non tutti conoscono.
E così eccomi in Fossatello, con tutta la curiosità del caso.
E guardo a terra: nel pavimento della farmacia c’è una botola.

Cari amici, io sono certissima che questo segreto fosse ben noto al deputato Asproni, come vi ho detto lui andava spesso a trovare il suo amico Pippo Mojon.
E ad esempio il 9 Luglio 1859 così scrive:

Stamani ho avuto un abboccamento a solo con Pippo Mojon, nella stanzina piccola dove ha la cassaforte della sua farmacia.

Ecco, ora io non saprei dirvi precisamente dove fosse la stanzina piccola, accidenti, magari lo sapessi!
So però che se aprite la botola della Farmacia Mojon trovate una scala che conduce a un ambiente sotterraneo e a quanto pare qui ci si riuniva in gran segreto, in quei tempi lontani quando Genova era la culla del Risorgimento e quando qui si cospirava per fare l’Italia con i cuori ardenti di amor patrio.
Lascio a voi immaginare le parole e gli sguardi d’intesa, i saluti solidali tra persone che condividevano certi ideali.
Accadeva molti anni fa in Via di Fossatello, questi sono i segreti della Farmacia Mojon.

Il sorriso migliore

Doveva essere tarda primavera, probabilmente era un pigra domenica, credo di poterlo evincere dalle serrande tutte abbassate in una via quasi deserta.
Ed era il 1938, in questa strada un tempo dedicata a Carlo Alberto e poi in seguito ad Antonio Gramsci del quale ancora porta il nome.
E ognuna di queste giovani donne indossava il suo sorriso migliore: pulito, onesto, sincero e carico di tante speranze a proposito di tutto quello che ancora doveva accadere.
A Genova, nel 1938.
Una di loro porta pure un fiocco bianco tra i capelli, tutte hanno questi abiti leggeri, così semplici e tenuti con la giusta cura.
Insieme, appena per alcuni brevi istanti che saranno memoria dolce di giorni lontani.

E in quel tratto di strada c’era una pescheria di certo molto fornita con i doni del mare, lì accanto si trovava una bottega per provetti pescatori che avrà avuto di sicuro i suoi fidati clienti.
Non c’era la sopraelevata davanti alle case alte e antiche, a breve distanza il mare cantava e ferveva la vita del porto, c’era un mondo che a poco a poco ha mutato aspetto.
E c’era lei con il suo sorriso, i ricci scuri, gli occhi grandi spalancati su questo 1938.

E ancora un altro istante da non dimenticare di una giornata trascorsa insieme.
E poi ognuna ricorderà un diverso dettaglio: un frammento di tempo trascorso, certe parole, certe risate, le piccole gioie che sanno rendere più dolci i giorni della nostra vita.

Era il 1938, forse era primavera.
Non so dirvi cosa sia accaduto a queste giovani donne e quale sia stato il loro cammino nel mondo, mi piace pensare che siano rimaste sempre unite e complici, nei tempi difficili e poi anche negli anni della quieta prosperità.
E così una mattina di gennaio ho voluto riportarle ancora in quel luogo che anche loro di certo conoscevano bene e ho pensato che fosse proprio un’emozione bella per me essere proprio lì dove un tempo furono scattate queste fotografie.
Era il 1938 e ognuna di loro indossava il suo sorriso migliore.

Dal Lunario Genovese del 1934: un buon indirizzo

Cari amici e care amiche, oggi ho per voi una dritta a dir poco originale e proviene dalle pagine di un libretto per me prezioso: il Lunario Genovese del Signor Regina del 1934.
Dunque, su questo volume si trovano aneddoti, indirizzi utili e indicazioni di vario genere che possono essere interessanti per i cittadini.
Tra le altre cose ci sono anche certe pubblicità che richiamano l’attenzione dei possibili clienti, taluni commercianti le studiano tutte per presentare le proprie attività in modo vincente ed accattivante.
E c’è anche chi ha pensato di ricorrere ad una poesiola in rima nella nostra lingua di Zena!
Riporto così il brano in dialetto e a seguire la traduzione per la quale ringrazio la mia amica Isabella Descalzo, come sempre c’erano alcune parole per me poco comprensibili ma per lei il genovese davvero non ha segreti.
Andiamocene a spasso per il centro e con la fantasia troveremo un certo laboratorio dove sono in grado di accontentare tutti, anche quelli che magari non hanno tanto da spendere.
Basta arrivare a De Ferrari e poi scendere in Salita del Fondaco: ecco qua un bon indirisso e cioè un buon indirizzo!

In ta montâ do Fondego – a-o 4, primmo cian,
gh’è a Sartoria Economica – (però no tûtti ö san)
che pe 60 franchi, – taggiôu sorve mesûa,
a ve fà ûn vestî nêuvo, – confezionôu con cûa,
Se n’eì ûn ätro vëgio – e o voeì fä rivortâ,
allöa, solo 40 – a ve ne fà pagâ
Ve daggo l’indirisso – tegnilo conservôu
pe risparmiâ, se avesci – bezëugno do cûxôu!

In Salita del Fondaco – al 4 primo piano,
c’è la Sartoria Economica – (però non tutti lo sanno)
che per 60 lire – tagliato su misura
vi fa un vestito nuovo – confezionato con cura.
Se ne avete un altro vecchio – e lo volete far rivoltare
allora solo 40 – ve ne fa pagare
Vi do l’indirizzo – tenetelo conservato
per risparmiare, se aveste – bisogno del sarto!

Un soggiorno all’Hotel Concordia et France

Benvenuti cari viaggiatori di un altro tempo, la fiera Superba è pronta ad accogliervi con le sue bellezze.
E la vostra carrozza accosta lentamente nella fastosa Via Roma: trascorrerete un incantevole soggiorno in uno degli alberghi centrali della città, sarete graditi ospiti dell’Hotel Concordia et France situato in questa zona elegante di Genova.

La struttura è persino nominata nella Guida Treves del 1911 dove vengono indicati solamente alberghi di buona qualità e adatti alle signore, c’è scritto proprio così ed è già una garanzia!
E dovete sapere che i proprietari del Concordia et France ci tengono in particolar modo alla loro clientela e sono anche abili comunicatori, lo dimostra il piccolo depliant destinato agli ospiti, un bel modo per farsi pubblicità!
Innanzi tutto c’è una bella immagine dell’Hotel, qui si gode della vicinanza dell’elegante Galleria Mazzini e nei dintorni non mancano certo le occasione per lo shopping.

Come si legge sul cartoncino i proprietari della struttura sono degli imprenditori coi fiocchi e hanno alberghi in diverse parti d’Italia, persino nella nostra ridente Sanremo.
E qui a Genova si danno da fare per rendere confortevole il vostro soggiorno: il cartoncino pubblicitario dell’albergo è ripiegato più volte e nelle parti interne contiene molte utili informazioni.
Ad esempio c’è una cartina della città e se osservate con attenzione all’epoca la nostra Via Gramsci si chiamava ancora Via Carlo Alberto.

C’è poi un elenco delle cose da fare e sono indicati anche i luoghi di culto, tra i suggerimenti c’è anche il Palazzo Ducale e noterete che viene collocato in Piazza Nuova, antico nome dell’attuale Piazza Matteotti.
Le cose cambiano: nel piccolo depliant dell’albergo si suggerisce il Teatro Paganini di Via Caffaro non più esistente, tra le ville da visitare viene indicata Villa Groppallo, antica dimora che in questi tempi è l’esclusivo scenario di lussuosi ricevimenti.

Inoltre l’Hotel Concordia et France offre ai suoi fortunati ospiti diverse immancabili comodità come ad esempio la sala ristorante, il riscaldamento, il telefono e il servizio omnibus per la stazione.
Chiaramente ospitando una clientela internazionale si specifica che qui si parlano le lingue e d’altra parte questo cartoncino è in francese, si vede che al Concordia arrivano molti stranieri!

Non manca una fotografia panoramica della città, i proprietari dell’albergo sono prodighi di suggerimenti, nell’elenco delle cose da fare figurano anche le passeggiate al Righi e la visita al Cimitero Monumentale di Staglieno, non mancano le escursioni per ammirare le ville di Pegli e di Nervi.

In questo albergo incantevole, a due passi da Piazza Corvetto.

E quando verrà il tempo di tornare a casa vi guarderete indietro con nostalgico rimpianto e ripenserete al vostro confortevole soggiorno in questo albergo di Genova.

Molti anni dopo forse taluni cercheranno ancora quel fascino del tempo lontano e non trovando più quell’edificio magari rimarranno delusi, resterà soltanto la forza della fantasia per provare a immaginare di essere turisti di un altro tempo nel cuore della Superba.
Proprio là, dove in altri anni sorgeva il prestigioso Hotel Concordia et France.