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Archive for the ‘Botteghe storiche negozi e locali di Genova’ Category

C’era un tempo un magnifico negozio presso il quale di certo si serviva la migliore clientela: si trovava in Galleria Mazzini, celebre ritrovo dell’alta società cittadina.
Una galleria elegante, raffinata ed armoniosa, luogo prediletto per il passeggio e molto amato dai genovesi nei tempi passati.
A sfogliare la Guida Pagano del 1926 si scopre che là in quegli anni c’erano negozi favolosi: si vendevano alabastri e filigrane, c’erano orefici e fotografi, non mancavano un ombrellaio e un confettiere.

E ancora risplende la nostra Galleria Mazzini e noi ancora amiamo camminare al riparo, su e giù, qui dove si affacciano le vetrine scintillanti di negozi prestigiosi.

Sotto i vetri che luccicano, quando la luce li attraversa.

E ancor di più amiamo frequentarla nelle occasioni che la rendono più viva e affascinante restituendole la sua identità e facendoci apprezzare la vantaggiosa gradevolezza di avere una galleria in pieno centro.
In Galleria Mazzini si tiene da sempre la Fiera del Libro, a causa di certi restauri negli ultimi anni è stata traslocata altrove ma tutti noi attendiamo che la prossima edizione torni nel suo luogo di origine.
E che dire del mercatino dell’antiquariato? Sì, questa è la collocazione perfetta.

Facciamo un passo indietro e andiamo a certi anni del secolo scorso quando erano in voga ben altre eleganze.
In Galleria Mazzini c’era un negozio di cappelli, ne ho notizia grazie ad una cartolina spedita nel 1913 e comprata su una bancarella.
La cartolina è molto rovinata e ha diverse pieghe, questo però non toglie nulla alla mia fantastica scoperta.
E qui ringrazio i mie amici Giancarlo Moreschi e Pier Giorgio Gagna, sono stati loro riconoscere la via in cui si trovava questo negozio, restava da trovare l’esatta collocazione.
Dunque, osserviamo l’insegna.
Signori, qui si vendono cappelli di paglia e di feltro, è garantito un certo stile!

Quindi immagino che certi elegantoni si fermassero a sbirciare le vetrine, è difficile far la scelta giusta quando ci sono così tanti articoli in esposizione.
Nella parte alta dell’insegna spiccano queste parole: Emporio Cappelleria Genovese.
E nella zona sottostante si legge che questo negozio ha una storia, in anni anteriori infatti aveva probabilmente il nome del suo precedente proprietario, Susto.

E allora eccomi in Galleria Mazzini, con la cartolina tra le mani.
Mi piacerebbe tanto comprare un cappello di paglia, purtroppo non c’è più la Cappelleria Genovese, altrimenti sarei un’affezionata cliente!
Io vado su e giù, cerco il luogo che corrisponde esattamente a quello della mia immagine d’epoca.
Ci sono due vetrine, su ognuna è collocato un punto luce con una lampada, sono separate da due semicolonne, sull’estrema sinistra si scorge parte del lampione della pubblica illuminazione.

Ed io, in una mattina di settembre, sono certa di aver trovato il punto esatto.
Mi assiste l’intuizione ma anche un pizzico di fortuna, una volta tornata a casa ho letto che la Cappelleria Susto sul finire dell’Ottocento si trovava al 57 e 59 di Galleria Mazzini.
E presumendo che la numerazione non sia cambiata questo è esattamente l’indirizzo del negozio di abbigliamento fotografato da me.

Non basta, andiamo ancora oltre, c’è altro da raccontare.
Come vi ho già detto la mia cartolina risale al 1913, sulla Guida Pagano del 1926 risulta che a quell’indirizzo in quell’anno c’era il negozio del Signor Marini: cappelleria, modisteria e impermeabili.
Io non so dirvi se si tratti dello stesso negozio della mia immagine perché su questo cartoncino sbiadito non si legge questo nome, certo è che in ogni caso lì si vendevano sempre questo genere di articoli, che bellezza!
I cappelli, italiani e stranieri, venivano confezionati in certe scatole lussuose.
E attenzione, si vede anche il cartellino del prezzo!

Ho messo indietro la macchina del tempo e sono rimasta a passeggiare in quegli anni lontani, nella nostra Galleria Mazzini.

E ho incontrato un avventore, forse era solo un tale che passava da quelle parti e si è messo in posa davanti al favoloso negozio di cappelli.
Alla Cappelleria Genovese c’erano cappelli, berretti, copricapi per ogni gusto e avrete notato che le vetrine erano bordate con dei disegni di cappelli dalle diverse fogge.

Il tempo è trascorso, è tramontata l’epoca della paglietta e con essa sono svanite molte altre mode.
In un giorno distante il fiero proprietario di questo negozio si mise in posa per farsi immortalare davanti alla sua vetrina, il signore in questione portava una giacca di buon taglio e sfoggiava un bel paio di baffi.
Mi è rimasta solo una curiosità, chissà, magari qualcuno di voi lettori può essermi d’aiuto.
Come potete vedere il nostro abile commerciante non è solo, c’è un gatto davanti ai suoi piedi, si direbbe un habitué.
Ecco, se per caso qualcuno conoscesse il nome del piccolo felino lo scriva, a me piacerebbe tanto saperlo.

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Era un negozio magnifico, io ne sono certa: il signor Gaetano Cassini doveva essere un abile commerciante, aveva intuito, capacità dialettica e soprattutto vendeva merci di prima qualità.
Penso che in città fossero in molti a conoscerlo, anche su questo sono sicura di non sbagliarmi.
Riuscite ad immaginare il suo grande magazzino?
Decine di scatole di cartone rigido ricolme di ogni ben di Dio, matasse di lana e di cotone, nastri e pizzi, bottoni dorati e di madreperla, piccole delicate raffinatezze per abbellire gli abiti delle genovesi.
Ho trovato notizia della sua bottega sul Lunario del 1882 e precisamente nell’elenco delle Mercerie e Novità per Signora, il negozio era in una zona elegante ed esclusiva: sotto i Portici dell’Accademia.

Cartolina appartenente alla Collezione di Stefano Finauri

Sul Lunario del 1894 l’attività risulta sempre a De Ferrari e in più si aggiunge un altro indirizzo: il nostro faceva i suoi affari anche in Via Giulia, la strada destinata a scomparire per lasciar posto all’attuale Via XX Settembre.
E per me un interrogativo è quasi d’obbligo: il Signor Cassini avrà mai conosciuto il mio antenato Vincenzo che era passamantiere in quel di Campetto?
Eh, chissà, del resto Genova non è una città poi così grande e quindi è molto probabile.

E veniamo alla nostra epoca e a questi giorni d’estate.
Su una bancarella del mercatino dell’antiquariato di Fontanigorda una certa persona si ritrova per le mani un piccolo gingillo che proviene proprio da quel negozio.
Forse sarà appartenuto ad una sarta o magari ad una madre di famiglia che aveva il suo bel da fare a cucire gli abiti dei suoi molti bambini.
Certi oggetti seguono percorsi misteriosi e in qualche modo arrivano a noi, le cose che hanno avuto già una vita hanno sempre grande fascino per me.
Doveva essere un modo per farsi pubblicità, io sono convinta che l’articolo in questione non fosse in vendita.
E ve l’ho detto, il Signor Gaetano Cassini era uno che sapeva il fatto suo!
Vendeva filati, mercerie e calze e così ebbe questa bella idea per far circolare il suo nome: un magnifico puntaspilli.
Sul retro c’è l’etichetta ormai ingiallita con gli indirizzi delle sue attività.

Sul bordo sono fissati alcuni spilli ormai arrugginiti, chissà quali dita operose li hanno maneggiati.
Al centro c’è un’immagine romantica, è la suggestione di un altro tempo.
Questa piccola carabattola ora appartiene a me ed è una grande gioia mostrarla anche a voi e riportare qui la memoria di quel magnifico negozio sul quale mi piace fantasticare.
Con un pensiero a lui, Gaetano Cassini, abile commerciante di quella Genova che non abbiamo mai veduto.

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Sabato scorso ero al Porto Antico, dopo un giro per caruggi io e la mia amica siamo andate davanti al mare.
E sì, come evitarlo?

Era anche l’ora giusta e così abbiamo pensato di provare un posticino dove non ero mai stata anche se l’ho sempre guardato con una certa curiosità.
Questo è uno di quegli indirizzi “giusti”, perfetto per foresti e genovesi.
Panino Marino si affaccia su Caricamento, lo vedete sullo sfondo, alle spalle dell’imponente statua che ritrae Raffaele Rubattino.

Un posto ideale per un pranzo veloce e di ottima qualità.
Da Panino Marino troverete dei panini speciali con i profumi e i sapori del mare, dal salmone allo sgombro, dal merluzzo al polpo, con abbinamenti gustosi e particolari.

Il locale è aperto ogni giorno a pranzo e a cena, dopo le 18.30 potrete provare i loro aperitivi, si può scegliere anche il pesce crudo.
E potrete accomodarvi sugli sgabelli che si affacciano sulla prospettiva di Genova e su San Giorgio.

Oppure potrete prendere posto nella saletta che è accogliente e curata e ha i toni e i colori del mare.

C’è anche una balena sorridente, eccola qua!

Noi abbiamo scelto di sederci fuori, nelle giornate d’estate mangiare all’aperto fa sempre piacere.

E ci siamo concesse un pranzo veramente sfizioso: voilà, fritto misto di gamberi, calamari e acciughe.
Leggero, croccante e saporito, un pranzo delizioso!

Non manca una buona scelta di bevande.

E aggiungeteci pure che i gamberi sono sapientemente sgusciati e questo vi evita inutili acrobazie.

C’è spesso tanta gente da Panino Marino, se passate da queste parti tenete presente questo posto, io sicuramente ci tornerò.
Bella atmosfera, semplicità e le bontà del mare davanti al mare di Genova.

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Succede sempre così: quando un locale tanto amato e frequentato chiude i battenti resta un velo di malinconica nostalgia tra gli affezionati clienti.
Facciamo un salto nel tempo e andiamo ancora una volta agli inizi del secolo scorso, siamo ancora nella frizzante Belle Époque.
Forse si sapeva, forse circolavano delle voci, ma come non rimpiangere i fasti dello Stabilimento Bavaria?
Un locale amatissimo di proprietà del Signor Fezzardi, clientela elegante, accoglienza impeccabile, negli anni a venire saranno molte le persone che lo ricorderanno con affetto, prima tra tutte una certa signora americana, certo vi rammenterete di lei!

Cartolina appartenente alla Collezione di Eugenio Terzo

Ebbene, è il 29 Ottobre del 1911 e sul quotidiano Il Lavoro c’è una notizia che sarà un colpo al cuore per molti genovesi.
Il Signor Fezzardi lo ha confermato e con gran dispiacere: a fine mese il suo bel locale chiuderà, sembra a causa dell’affitto troppo alto, purtroppo.
Addio dolci serata allietate dall’orchestra, come faremo senza il punch e senza la granatina del Bavaria?

Cartolina appartenente alla Collezione di Eugenio Terzo

Niente paura, in quest’epoca di entusiasti imprenditori c’è un genovese ben noto a tutti, appartiene a una famiglia di stimati ristoratori, tutti voi vi ricorderete di Pier Enrico Zolezi, è colui che vende il Vermouth delle Dame!
Possiede quel bel locale in Galleria Mazzini, ricordate che ci siamo già stati insieme?
Bene, sul giornale si legge che sarà lui a rilevare parte del Bavaria, il grande salone invece diverrà un cinematografo.
Il Signor Fezzardi, invece, continuerà ad occuparsi del suo Hotel in Piazza Corvetto.

Cartolina appartenente alla Collezione di Eugenio Terzo

Che sospiro di sollievo, se c’è di mezzo Zolezi andrà tutto per il meglio, c’è da scommetterci!
Dopo breve tempo ecco la notizia che dà un’idea di chi sia il nostro Pier Enrico, è sempre Il Lavoro a fornirla, in data 19 Dicembre.
Sul giornale di quel giorno è pubblicata una lettera di Pier Enrico Zolezi che scrive al direttore annunciando l’apertura del suo nuovo locale.
E si rammarica, dice che avrebbe voluto inaugurare il bar invitando colleghi e amici ma il suo stato di salute non glielo consente.
E così, ricordandosi dei meno fortunati, ha pensato bene di celebrare la sua nuova iniziativa imprenditoriale in altra maniera.
Ha deciso di destinare 600 Lire in beneficenza e ha inviato questa somma ripartita in parti uguali a diverse testate giornalistiche affinché le redazioni provvedano a distribuire i soldi tra i più bisognosi che sempre si rivolgono ai giornali per chiedere aiuto.

Ora, forse qualcuno osserverà che si tratta di un’abile mossa pubblicitaria.
Come facciamo a dirlo?
Il nome di Zolezi era talmente conosciuto in città, non credo che ne avesse bisogno!
Nel mio ricercare piccoli squarci di quotidianità ho raccolto nel tempo diversi articoli, a volte le vicende si incrociano, come in questo caso.
E se siete di Genova sapete cosa intendo quando dico che bene o male qui ci conosciamo tutti, vero che è così?
Ecco, lo stesso vale per quella Genova del passato, in qualche maniera.
Avevo messo da parte la notizia della chiusura del Bavaria, tempo dopo mi è capitata in mano la lettera di Zolezi.
E dico davvero, a volte mi sembra di andarci per davvero in quegli anni ed è una bellissima sensazione.
In alto i calici, un brindisi a quella Genova lontana e ai cittadini di quel tempo, protagonisti di un’epoca che possiamo soltanto immaginare.

Cartolina appartenente alla Collezione di Eugenio Terzo

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Un mestiere del passato, un mestiere ormai perduto.
Dei cadrai scrive ampiamente Ivana Ferrando nel suo libro “Vendo l’argento do mâ” edito da Sagep: i cadrai erano coloro che a bordo delle loro imbarcazioni portavano il cibo alle navi all’ancora.
I cadrai iniziavano il loro giro di buon mattino e ritornavano per il pranzo di mezzogiorno portando vere prelibatezze: minestra e baccalà, focacce e panini, trippe e stoccafisso, gazzose e bevande, dai gozzi dei cadrai venivano issati questi cestini con tutti i generi di conforto.

Sull’origine del termine cadrai ci sono diverse interpretazioni, ad esempio si presume che la parola derivi dall’inglese catering.
A parte le questioni linguistiche oggi vorrei raccontarvi qualche curiosità sui cadrai, ho trovato queste notizie su un vecchio libro comprato su una bancarella: la Guida del Porto di Genova scritta dall’Avvocato Cesare Festa e pubblicata da Giacomo Luzzatti Editore nel 1922.
Tra le tante preziose notizie un’intera paginetta è dedicata ai cadrai e per correttezza vi segnalo che qui vengono definiti catrai.
Ma come bisognava fare per essere ammessi in questa speciale categoria di lavoratori?
La concessione durava 5 anni ed era attribuita dal Consorzio del Porto tramite gara ma era necessario avere determinati requisiti.
Bisognava avere 18 anni ed essere iscritti tra la gente di mare di 1° e 2° categoria, non avere precedenti penali e avere esperienza di almeno “6 mesi di navigazione o d’esercizio su barche da pesca o traffico pel trasporto merci e passeggeri, o di lavorio nelle arti marittime”.
Potevano concorrere alle gare anche le vedove e i figli maggiorenni dei cadrai defunti, a condizione che a bordo dei loro battelli venisse tenuto sempre un marittimo.
Viene anche specificato presso quali calate potevano accostarsi le imbarcazioni, i battelli dovevano essere ben riconoscibili e dovevano avere misure e colori particolari.

Eccoli i cadrai, portano le loro bontà alla gente di mare.
E seguono le regole del mestiere, possono circolare nelle acque del porto dall’alba al tramonto ed esercitano la loro professione seguendo i ritmi della vita del porto.
E quando si avvicinano alle navi all’ancora annunciano il loro arrivo con quel grido appassionato:
– Cadrai! Cadrai!
Nella Guida del Porto di Genova del 1922 sono elencati tutti i cadrai presenti nel porto, in quell’anno erano 40.
E c’è scritto come si chiamavano i loro battelli, alcuni di questi nomi sono particolari e per questa ragione mi hanno colpita.
A Genova, oltre a Maddalena, Peppino e Gio Batta, c’era anche il battello Nicolin Terzo e il suo nome fa pensare a generazioni e generazioni di cadrai.
Nelle acque della Superba circolava La Derelitta ma c’erano anche Mazzini e Balilla, non mancava Speranza e c’era il più salvifico di tutti i battelli: Dio Provvede.
Sono i cadrai di Genova, nell’anno 1922.

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Ero sicura che in un certo posto li avrei trovati insieme.
E così sono andata in Via del Campo, sotto a questo cielo terso e tra questi colori lucenti di caruggi.
Intorno a me il consueto andirivieni di gente, c’erano le voci e i suoni, gli sguardi e i passi di questa Genova.

E mi sono fermata nel negozio che celebra l’arte e la musica del più amato dei nostri cantautori, in ViadelCampo29rosso, il luogo dedicato alla canzone d’autore.
Si apre sulla piazza, rimane racchiuso in questo fazzoletto di vicoli che per noi è un posto molto caro e vero, dove amiamo camminare e dove ci piace sentire risuonare certe canzoni.

Ed ero certa che qui li avrei trovati insieme, vicini.
Tra le contraddizioni di questa città che alcuni lasciano senza realmente abbandonarla mai.
Là, nel luogo in cui ci sono i libri e le biografie, i CD, le chitarre, le foto in bianco e nero, i 45 giri, i video dei concerti, le dediche, le memorie e le testimonianze d’affetto.
Là, dove ci sono gli amici.
Ed è giusto così, sapevo che sarebbe stato così.
Li avrei riveduti insieme.
In questo modo.
Sempre pensando che in realtà davvero alcuni poi non se ne vanno mai.
Restano nel luogo al quale appartengono, restano nel cuore di tutti noi.
Paolo e Fabrizio, due amici in Via del Campo.

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Il libraio che ama i libri si trova in Piazza della Meridiana.
E forse sembrerà un’ovvietà specificare che ama i libri, tuttavia ti accorgi proprio che il suo lavoro è una passione vera, la libreria antiquaria Borgobooks era prima a Borgo Incrociati, dal 2015 ha la sua sede qui, nel cuore di Zena.

Il libraio che ama i libri ha un negozio che è il paese delle meraviglie per quelli che come lui amano i libri.
Qui troverete volumi antichi, mappe, libri d’arte, stampe, poesie, introvabili memorie, guide del tempo perduto, libri di storia e molto altro ancora.

E va da sé, entrare qui dentro significa per me restarci moltissimo tempo!

Lui, il libraio, ha infinita pazienza, bisogna dirlo.
E credo che riconosca quelli che amano i libri per davvero.

In questo suo mondo di preziose rarità troverete tanta bellezza: è la bellezza delle storie dimenticate, delle rime in dialetto, dei volumi scritti con grafie antiche, delle pagine a volte consunte, dei luoghi che hanno mutato aspetto.

E naturalmente coloro che collezionano volumi d’epoca conoscono bene questa libreria, ogni tanto mi capita di incontrare qui amici o conoscenti noti per una comune passione: l’amore per la parola scritta, per quell’amico affascinante che sa essere il libro.

Mobili, scaffali, pile di volumi e misteriose valigette che hanno vissuto precedenti vite e potete giurarci, dentro ci sono libri introvabili.

L’altro giorno, poi, il libraio mi ha mostrato uno splendido strumento che è in bella mostra nel negozio.
Il libraio infatti vende anche antiche fotografie e possiede questo apparecchio che occorre per osservare le fotografie stereoscopiche.
E così ho provato a guardare e ho veduto una vera magia: un’immagine tridimensionale.
Il caso vuole che nell’apparecchio ci sia una fotografia di un celebre monumento di Staglieno, si nota proprio la profondità, è come essere davanti alla statua.
Cose che si trovano dai librai che amano i libri.

Inchiostro, carta e memoria.

E in tutto questo c’è una mirabile cura e un gusto vero per il bello.

Manuali, guide, il libro che non speravate più di trovare potrebbe essere qui.

In questa libreria c’è una vastissima selezione di volumi dedicati alla storia di Genova e anche alla Liguria.
E cartine, pezzi unici, riviste d’epoca, libri che altrove non ho mai visto, non solo volumi del passato ci sono anche pubblicazioni più recenti.

E poi ci sono quelle rarità che qualcuno ha letto a lume di candela e questo le rende ancora più speciali.
Un libro che racconta una città che non abbiamo veduto in un tempo in cui non c’eravamo.

Tra molti altri, ognuno è unico.

Tra le cose di un altro tempo.

Storie di guerre, di conquiste, di orgoglio e di amore per la propria città.

Storie di fede, di preghiere sussurrate piano, di devozione lontana.

Nel luogo in cui tutto sembra al posto giusto, in attesa di trovare una nuova casa.

La copertina rigida, le pagine dalla carta spessa, l’altisonante dedica.

E le memorie della nostra gloria passata.

Sono solo alcuni dei volumi che troverete da Borgobooks, un luogo che ha un’anima e una precisa identità.
È la libreria di Gianni Pietrasanta, il libraio che ama i libri.

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Vi porto in un negozio glorioso, un luogo che racconta la tradizione marinara di questa città.
Tutti i genovesi lo conoscono, forse non tutti hanno bisogno di acquistare accessori per le barche e la navigazione ma tutti si fermano ad ammirare queste vetrine che da sempre donano vero fascino a questa zona del centro storico.
Là, sotto i portici di Via Turati.

Provveditoria Marittima San Giorgio, un nome che è parte della storia di Genova dal 1946.

Su quei vetri si riflette il cielo azzurro della Superba.

Il mare e le sue sfide, nella vetrina di questo negozio.

Storie di mare, fatiche e avventure.

E diverse sfumature di blu.

Suoni che si mescolano al vento che alza le onde.


Semplicemente un negozio per la gente di mare.

Dal 2015 il negozio è di proprietà di Alberto Nicora e qui lo ringrazio per la sua pazienza, mentre ero lì a fare queste foto lui serviva i suoi clienti e con tutta questa abbondanza di merce vi sarà facile intuire che li ha accontentati tutti.

C’è una parete con una miriade di cassetti e cassettini.

E scatole di cartone, una sull’altra.

Se dovesse capitarvi di entrare alla Provveditoria Marittima San Giorgio fate caso a dove camminate, osservate con attenzione, state posando piedi su un tipico pavimento di caruggi.
E come ben sapete i luoghi di Genova antica hanno una lunga storia, il proprietario del negozio mi ha raccontato che in questi locali c’era un tempo la rimessa delle carrozze dei Marchesi Cattaneo Adorno.

Queste sono pietre che hanno veduto il passato, si può emozionarsi solo vedendole?
A me succede, sempre.

Mare e ancora mare, appoggiati al muro i remi che attendono mani vigorose che permettano a certe barche di prendere il largo.

E tra i tanti articoli appesi al soffitto la tipica giacca a vento gialla.

Taniche, contenitori, boe e salvagenti arancioni.

E vernici, barattoli, prodotti per la nautica.
E ganci, catene e cime marinare a non finire addossate alla colonna.

E una tinta spicca su tutte le altre, è il colore blu del mare.

E diverse sfumature d’argento, cavi che luccicheranno del sole e rumore di vento, quasi lo senti, camminando in questo luogo.

Moschettoni di tutte le fogge e di tutte le dimensioni.


E una storia che non terminerà mai, racconta la passione per il mare e per i viaggi a volte faticosi ma sempre emozionanti, racconta di coloro che lasciano i moli in cerca di una meta e di un orizzonte.
O semplicemente in cerca del senso di libertà che sa donare soltanto il mare.

Quando ti lasci la terra alle spalle e davanti a te danzano le onde, quando l’avventura sta per iniziare e per te è la più la bella che ci sia.

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L’ho visto per caso, in lontananza.
Camminavo in Via Gramsci quando d’un tratto mi ha sorpresa una gioiosa esplosione di colori proprio davanti al mercato comunale di Piazza dello Statuto.
Un camioncino, un trionfo di sfumature.

E piante, vasetti, magnifici fiori, a venderli è il signor Giorgio che li porta direttamente dal suo vivaio di Albenga.
Lo trovate qui due volte a settimana, il mercoledì e il sabato.

E io gli ho detto esattamente quello che pensavo: lui ci porta la bellezza.
Ed è proprio così, io amo andar per fiori e le sue piante sono semplicemente splendide, non saprei quale altro aggettivo usare.

Ho trovato diverse varietà di rose.

E i garofani dalle tinte accese.

Piante aromatiche, composizioni, campanelle e profumi.

E così sono tornata a sbirciare e a fare acquisti più di una volta.

Splendori di primavera.

E oltre ai fiori naturalmente c’è anche l’ottimo basilico di Albenga.

Ecco le rigogliose ortensie.

E la maestà della fucsia dai fiori pendenti.
Se solo sapessi dove appenderla l’avrei già portata a casa con me!

Mettete più fiori nelle vostre città, meraviglie a due passi dalla Sopraelevata.

Io ho comprato diversi vasetti e ho preso anche un plumbago, un rampicante dai piccoli fiori azzurri che dovrebbe avere una lunga fioritura, spero che si trovi bene sul mio terrazzo.
E ho sistemato al sole questa pianta dai toni di giallo e arancio.

E ho trovato un posticino per questa delicatissima composizione di piante diverse.

Ed è arrivata anche una nuova fucsia, i suoi petali hanno i toni del viola e del rosa, bellezza vera che sboccia sotto il sole caldo di questa stagione.

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I miei auguri per voi arrivano così, con le dolcezze di una celebre pasticceria genovese tante volte citata su queste pagine, le vetrine di Profumo sono per me di una bellezza ammaliante.
Incantarsi davanti a queste delizie è davvero semplice, ogni volta che passo dalle parti di Via Garibaldi mi fermo sempre a guardare.

Pasqua, tempo di confezioni invitanti e di squisitezze riposte con cura.

Tempo di ovette, nastrini lucidi e tinte tenui.

Stagione di colombe lievi che si poseranno sulle tavole dei genovesi.

Pasqua, tempo di uova con la sorpresa, di galline di cioccolato fondente, di dolci agnellini e di piccoli fiori dai petali color pastello.

Pasqua di vassoi ricolmi di dolci bontà e di coniglietti luccicanti.

E di sorrisi di bimbi, di gioie e di piccole grandi aspettative.

Auguri a voi, cari amici, che siano giornate serene e piacevoli.
Dolce Pasqua a tutti da Miss Fletcher!

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