Luglio 1913: cronache dell’estate

Tempo d’estate, tempo di notizie che forse fecero scalpore in città.
Era il primo giorno di Luglio del 1913 e il quotidiano Il Lavoro riportava alcuni fatti decisamente particolari.
Ebbene, state a sentire, questa è la storia di una giovane sposa.
Pare che costei, mentre si trovava sotto i Portici di Via XX Settembre, abbia per caso incrociato il suo legittimo consorte che se ne andava a passeggio con una bella signorina poco più che ventenne.

La sposa tradita non ci pensò su due volte, rapida come il vento prese a male parole il fedifrago e la soave fanciulla, dice il cronista che parlava in maniera piuttosto concitata tanto da attirare l’attenzione dei passanti.
I due ebbero l’idea di rifugiarsi su una vettura cittadina ma la sposa delusa non si diede per vinta, anzi!
Prese la giovane amante del marito e la trascinò giù dalla carrozza tra i fischi e gli strepiti della moltitudine accorsa ad assistere all’inconsueto spettacolo.
Alla fine a dividere i litiganti giunse la forza pubblica e i due sposi furono portati in questura mentre la ragazza fu consegnata alla sua famiglia di rinomati albergatori.

Cartolina appartenente alla Collezione di Eugenio Terzo

In quella stessa sera un gruppo di trepidanti genovesi assisteva con interesse all’estrazione della tombola nazionale telegrafica a Palazzo Ducale.
Con tanto di solenne cerimonia vennero estratti i numeri vincenti, la folla gremiva la Piazza Umberto I davanti al Ducale e ad ogni numero pronunciato con tono grave si poteva udire un tumulto di voci stupefatte.

Eventi del tempo d’estate, a Genova, nel lontano 1913.
E tra le molte notiziole un’altra merita menzione, non perché sia particolarmente rilevante ma in quanto piuttosto insolita.
Dunque, si tratta di una certa signorina che a quanto pare diede scandalo nella centralissima Piazza De Ferrari.
Il cronista sottolinea che la fanciulla era piuttosto nota e a quanto pare non proprio per la sua specchiata virtù, di fatto in quella sera d’estate si mostrò con certe trasparenze che lasciavano poco all’immaginazione.
Il giornalista scrive anche che aveva pure un abito aderente con due ampi spacchi sui lati, una cosa da non credere!
Nella centralissima Piazza De Ferrari!

E infine si segnala anche un tentato furto a una celebre fabbrica di acque gazzose sempre a pochi passi da Via XX Settembre.
Ai ladri è andata male, il solerte proprietario della fabbrica aveva avuto l’accortezza di togliere tutti i denari dai cassetti quindi i malfattori non trovarono nulla da sottrarre.
Vista la situazione si scolarono alcune frizzanti gazzose e forse fecero pure un brindisi, poi si dileguarono lasciando lì gli attrezzi che avevano usato per introdursi nella fabbrica.
Ogni tanto mi piace andare a cercare le notizie del passato, mi domando cosa mai sarà accaduto in questo periodo diversi anni fa.
Ci sono i grandi eventi storici e le piccole notizie di poco conto, fatti ormai del tutto dimenticati, forse all’epoca invece se ne discusse a lungo: era l’estate del 1913.

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Un favoloso negozio in Via Roma

C’era un tempo, a Genova un favoloso negozio dove si potevano acquistare tutte le migliori raffinatezze per le confezioni di abiti per signora e tutte le dame del bel mondo di certo lo conoscevano.
Era un posto all’ultima moda e nelle sue scintillanti vetrine venivano esposte le ultime novità in fatto di stile, doveva essere una gioia per le signore e signorine genovesi fermarsi in Via Roma da Besio per gli acquisti.

Il negozio rimase a lungo in questa via, si trasferì in seguito in un altro punto della strada ma almeno fino al 1934 si trovava ancora in Via Roma, così ho letto sulla mia Guida Pompei di quell’anno.
Noi però viaggiamo ancora più indietro nel tempo e andiamo in quel secolo di romantiche eleganze e precisamente nel 1887.
Immaginiamo quel negozio e i suoi scaffali ricolmi di ogni ben di Dio: pizzi e ricami, nastri, bottoni lucenti e ricche passamanerie.
Mi vien da dire che in Via Roma facevano concorrenza al negozio del mio avo Vincenzo che vendeva le sue raffinate creazioni in quel di Campetto, alcuni dei suoi articoli sono ancora qui con me.

A volte accade, a volte le storie si intrecciano in maniera imprevista e piacevole da ritrovare.
In quel periodo venne pubblicato un romanzo che diverrà poi un classico della letteratura: l’autore è Emile Zola e il libro si intitola Al Paradiso delle Signore.
È un autentico capolavoro e si incentra sulla vicenda di una ragazza, tra quelle pagine il lungimirante Zola narra anche il successo strepitoso dei primi magasins de nouvetés a Parigi, questi templi del lusso e della moda finiranno per mettere in seria difficoltà i piccoli negozi.
Se non avete letto il libro di Zola vi suggerisco di farlo, si tratta di uno dei romanzi che ho più amato e qui trovate la mia recensione.
Non sono certo l’unica ad aver apprezzato la lettura del romanzo dello scrittore francese, ho idea che sia piaciuto anche ai proprietari del famoso negozio, guardate con attenzione la pubblicità pubblicata sul Lunario del Signor Regina del 1887.
E immaginate di essere anche voi nella frenesia degli acquisti, le clienti esigenti trovano qui velluti e pizzi preziosi, nastri di raso, bottoni raffinati e molto altro ancora.
Insomma, un negozio delle meraviglie, per davvero!
Al Paradiso delle Signore, nel centro di Genova nel lontano 1887.

La ragazza con la bicicletta

Le scarpe bianche con il tacco basso, il piede sul pedale.
La camicia in fantasia con le maniche ampie e stretta sui polsi, le mani saldamente posate sul manubrio, il tuo breve viaggio che sta per iniziare.
I capelli folti e ribelli sotto al cappello, quella visiera sarà sufficiente a ripararti dal sole?
Gli orecchini ai lobi, un vezzo irrinunciabile.
La gonna alle caviglie, una balza che svolazza mentre tu pedali.
E l’aria sul viso, poi chiudi gli occhi e respiri.
E ridi anche, sei felice.
Felice, per davvero, si può esserlo anche solo provando la vertigine della libertà.
Ed è molto più facile andare in bicicletta indossando i pantaloni, ci hai mai pensato oppure un’idea così balzana non ti è mai passata per la mente?
Pedali su un lungo viale all’ombra dei tigli, a volte invece vicino al mare, ti lasci alle spalle il tempo trascorso, la casa alla quale ritornerai, dimentichi le tue preoccupazioni.
Respiri l’aria fragrante di agrumi, ti perdi nella tua indipendenza e non senti neppure la stanchezza, hai tutto il vigore della tua gioventù.
Tu, i tuoi giorni, la tua libertà e la tua bicicletta.

Moda da spiaggia del secolo scorso

Con l’arrivo della bella stagione viene anche il tempo della spiaggia e dei tuffi nel mare blu, sono i giorni della villeggiatura in riva al mare.
E tutte le signore e signorine vogliono sfoggiare l’ultimo modello di costume da bagno ed essere alla moda, così accade in questa luminosa estate del 1909.
Ci si appresta a trascorrere ore deliziose al sole a Cornigliano o magari in quel di Sampierdarena, questo è il tempo degli ozi dorati.
E dove trovare il perfetto costume da bagno?
Ad esempio sul catalogo Frette edito nel mese di dicembre del 1908, su quelle pagine sono disponibili diversi modelli adatti a tutte le esigenze.
Alcuni costumi sono più semplici, altri più raffinati e leziosi, i prezzi variano e un costume per signora arriva a costare quasi 20 Lire!
I capi sono in cheviot di lana, immaginate un tuffo tra le onde con quel pastrano addosso, molti anni dopo una certa Miss Fletcher, sfogliando il catalogo Frette di sua proprietà, si domanderà come caspita sia possibile pensare di andare al mare vestite in quella maniera lì.

E molto tempo dopo si dirà anche che i colori chiari sono perfetti per stare freschi mentre invece le tinte scure trattengono il calore.
Tutto ciò pare non avere importanza per le intrepide bagnanti del 1909, i loro costumi sono disponibili in due colori: blu o nero, le bordature sono sempre bianche.
E lo stesso vale per i modelli da bambino, in questo caso però il costume è in maglia di cotone e chiaramente concede maggior libertà di movimento.

E dunque si rinnova il guardaroba per le giornate al mare, d’altra parte in quest’estate ruggente di inizio secolo lo stile ha la sua valenza.
E l’umore è gioioso e ottimista, si guarda al futuro con trepidazione, è lo spirito del tempo e di questa nuova epoca.
Li immaginate certi provetti nuotatori pronti a fare acrobazie dal trampolino?
Sul famoso catalogo ci sono anche i costumi da uomo in maglia di cotone oppure in lana, sono blu o neri, uno dei due modelli ha una filettatura di rosso vivace.
C’è anche da dire che il costume da uomo è molto meno costoso di quello da donna, al massimo si spendono 8 Lire, c’è una bella differenza!
E quindi eccoci pronti per la spiaggia, con un modello all’ultimo grido come si conviene a persone attente alle mode, ci metteremo al sole e trascorreremo ore liete in buona compagnia, in un giorno d’estate del 1909.

Tutto questo amore

E c’era tutto questo amore e fluiva davvero in ogni respiro.
Ed è rimasto negli sguardi e nelle parole che non possiamo sentire, nel batticuore che ha accompagnato i momenti importanti.
Quei passi nel cammino della vita compiuti insieme: una nuova casa ed un corredo candido per la sposa, le iniziali ricamate sulle lenzuola e la Bibbia sul comodino, un crocefisso appeso al muro, una zuppiera sul comò e un quaderno per i conti della spesa.
La nascita dei figli, il lavoro, le quotidiane fatiche e le piccole gioie conquistate.
Soltanto la bellezza della vita condivisa in ogni istante, in fondo.
E loro sono giovani e sono così semplici, hanno facce pulite, oneste e sincere, hanno la verità negli occhi.

Questa è una delle foto che maggiormente suscitano la mia commozione, proprio per quell’autentica innocenza e per quel senso di armonia e di affetto che ancora giunge a noi solo guardando questi due sposi.
E i gesti poi a volte sono anche più eloquenti delle parole.
Certo, sarà stato il fotografo Giulio Rossi a suggerire la postura e la posizione di entrambi, con la dovuta pazienza avrà composto il quadro perfetto.
Eppure guarda, la mano di lui posata sul fianco di lei racconta un sentimento vero, è un gesto di protezione, accudimento e cura.
Ed è tutto questo amore, niente altro.

E poi gli anelli dorati, le dita che si sfiorano, i cuori che battono all’unisono.
I nomi che non conosci, le parole che non hai sentito e che nessuno ti può riferire, frasi sospirate e sussurrate con una dolcezza nascosta.
C’ è qualcosa di sacro nelle emozioni e nella felicità, fanno vibrare l’anima e donano bellezza alle nostre le vite.
E così fu per loro, io ne sono certa, loro che hanno negli occhi tutto questo amore.

La forza di una madre

Buona e affabile, severa ma giusta, sempre paziente e pronta ad ascoltare, una madre a volte disposta anche a nascondere le sue preoccupazioni.
Ed eccola vicina alle sue ragazze, ad ognuna di loro ha trasmesso il suo senso di generosità e la sua modestia, ad ognuna di loro ha insegnato la buona educazione, il ricamo a punto intaglio e certe filastrocche mai dimenticate.
Per ognuna ha preparato un corredo, ad ogni figlia ha destinato uno dei suoi anelli.
E non si risparmia, da madre amorevole e protettiva.

E poi, in certe famiglie numerose, a volte il primogenito segue le tracce paterne, raccoglie un testimone e magari porta avanti un’attività che con gli anni è divenuta fiorente.
Fratelli e sorelle, ognuno è una speranza e un pezzo di cuore.

E poi c’è la più piccina, è timida e coccolata da tutti, lei è la gioia dei suoi genitori.
Manco a dirlo, tra tanti figli uno solo è il più irrequieto ed è vero, porta l’abito dei giorni di festa con quel grande fiocco sul gilet, ostenta pure una certa sicurezza.
E poi ha quel sorrisetto, lui è quello che fa sempre disperare la mamma, fa i dispetti alla sorellina e ne combina di tutti i colori.

E lei, la mamma, lo riprende con la sua dolce pazienza, poi lo coccola, a volte sembra quasi che lo vizi un po’ ma in realtà è semplicemente affettuosa come è sempre stata con tutti i suoi figli.
Con costanza e abnegazione, con i suoi piccoli eroismi quotidiani e senza paura, unica e speciale, con la forza di una madre.

Costruendo il futuro

Ritorna davanti ai nostri sguardi un’immagine che viene dal passato e racconta di fatiche e sudori, forse di insperate conquiste e di grandi cambiamenti.
Non conosco il luogo e la data di questa fotografia, sullo sfondo ci sono alcuni spettatori, non so se anche loro abbiano partecipato a questi lavori che si effettuavano per costruire chissà quale edificio.
Mattone su mattone, pietra su pietra, con dedizione.
E c’è un giovane uomo che ha davvero dipinte negli occhi la sua determinazione e la sua voglia di fare.
Lui è uno che ha la testardaggine di voler cambiare il mondo, per lo meno il suo mondo.
Un gilet, una sciarpa intorno al collo, un cappello calcato sulla testa.
E la fierezza, quella la condivide con i suoi compagni di lavoro.

Quindi.
Ti sporchi le mani, ti spezzi la schiena, magari la tua paga non è neppure tanto alta.
Guadagni quello che meriti?
Vivi nella maniera che desideravi?
Comunque vada tu sorridi perché nella vita sorridere conta quasi quanto respirare, è una diversa forma di speranza.

Spatole, mazze, secchi e mattoni e nella foto c’è persino qualcuno che non dovrebbe essere in mezzo ai grandi.
Lui ha l’età per giocare a nascondino e per andare a pescare, dovrebbe andare in giro a fare scorribande in bicicletta e poi ritemprarsi con una buona merenda a base di pane e marmellata.
E forse si è solo fatto ritrarre con i compagni di lavoro di suo papà, mi piace pensarla così.

Pietre, mattoni, polvere, sudore.
E fatica, tanta.
E saggezza, esperienza, trucchi del mestiere che quelli più grandi insegnano ai più giovani.
E umiltà, sempre.

In un giorno qualunque, in un tempo di giornate forse tutte uguali.
Pensando sempre al domani.
Costruendo una solida casa, costruendo i giorni del proprio futuro.

Nel passato di Vico della Neve

Vi porto di nuovo con me in Vico della Neve, un semplice caruggio che ha per me la sua parte di fascino.
Non solo per il toponimo così evocativo ma anche per i suoi colori, per la dolcezza della sua discesa silenziosa che sfocia davanti ai negozi di Soziglia, per le sue pietre e per quei dettagli forse per altri insignificanti, per il mondo che puoi solo provare ad immaginare quando cammini in questi caruggi, per i giochi di luce ed ombra inimitabili.

In Vico della Neve, in epoche ormai lontane, si facevano buoni affari vendendo neve, ghiaccio e acque gazose e vi rimando a questo post che vi porterà a passeggio su e giù per questo caruggio alla scoperta delle sue nascoste bellezze.
Come ben sapete è per me sempre una gioia aggiungere piccoli tasselli al mosaico del tempo andato, a volte accade grazie ad una fotografia, in altri casi è merito di una cartolina pubblicitaria.
Andiamo indietro nel tempo, andiamo negli anni ‘20.
Quel caruggio a quell’epoca era certo più frequentato, c’era un diverso tessuto commerciale e in alcuni vicoletti si trovavano attività e negozi poi scomparsi.

Il vicolo è a due passi da Soziglia e da Campetto, zone di botteghe e di uffici dove lavoravano solerti e coscienziosi impiegati che usavano montagne di carta, era inevitabile che molta di essa andasse poi a finire la cestino.
E nella catena produttiva del commercio ecco spuntare un abile imprenditore, lui doveva essere uno che conosceva bene il valore della pubblicità e sapeva come far conoscere i suoi efficienti servizi.
Ecco qui la sua cartolina pubblicitaria con tanto di numero di telefono e con una precisa spiegazione per trovare Vico della Neve: da Piazza Soziglia a Via Chiossone, d’altra parte non tutti son pratici di caruggi!
E sapete una cosa?
Mi è venuto da sorridere a pensare che il proprietario di questa gloriosa attività si occupava di carta da macero e per un caso del destino la sua cartolina pubblicitaria è invece arrivata indenne fino a noi e adesso riposa placidamente nella mia scatola.
Fa parte del passato di Vico della Neve, è un piccolo frammento di vita nei caruggi di Genova.

Bambini di un altro tempo

Ci sono fotografie che raccontano in quale maniera si diventa grandi, il cammino non è per tutti uguale, per alcuni è più difficile e per altri, invece, può essere semplice e piano.
Questa foto di gruppo viene da un altro tempo e ritrae bimbi di diverse età e si notano bretelline, frangette, riccioli scomposti, grandi fiocchi e facce imbronciate.
Forse a tutti era stato detto di essere buoni e obbedienti mentre il fotografo Andreata scattava questa fotografia.
E loro, i bambini, hanno fatto del loro meglio, come sempre.

E mi pare di scorgere qualche somiglianza, la ragazzina più grande sembra essere una protettiva sorella maggiore.

Niente sorrisi, visini seri e persino un po’ ombrosi.
Le mani aperte sulle ginocchia, l’abitino a quadretti, gli occhi sgranati e smarriti.
La prima bimba a sinistra, la biondina con i capelli raccolti in una coda, non è figlia unica.

Eccola lì seduta per terra la sua sorellina minore, è quella sulla destra, le due portano vestiti fatti con la stessa stoffa, hanno la stessa espressione negli occhi e pure lo stesso stesso nasino.

Funziona sempre così nelle foto di gruppo: i piccoli stanno davanti e seduti per terra, i più grandi in ultima fila in piedi insieme agli adulti.
E a volte in certi sguardi si scorgono rigore e severità, sembra non trasparire quasi nessuna dolcezza, credo che questo accada perché noi non sappiamo guardare bene o forse siamo abituati ai nostri atteggiamenti spigliati davanti a una macchina fotografica.
E invece se guardate con attenzione vedrete che la bimba piccina stringe le dita della donna alla sua sinistra e in quel gesto c’è tutta la tenerezza che le parole non possono descrivere.

Certe fotografie raccontano di quaderni a quadretti, di paginate di aste, di letterine di Natale, di matite colorate e di filastrocche in rima da imparare a memoria.

E poi nelle fotografie di questi giorni lontani c’è sempre qualcuno che attira maggiormente la mia attenzione, magari per la gestualità o per una particolare espressione.
Ed eccolo qui, lui un marinaretto un po’ irrequieto, deve essere uno di quelli che non stanno mai fermi e che alla prima occasione ne combinano di tutti i colori.
Insomma, un adorabile bambino terribile!

E che dire del piccoletto seduto per terra che è tutto preso a rimirare la sua tazza?
Non gliene importa proprio niente di quello che accade attorno a lui!

Fiocchi, sorrisi, sogni, dubbi, calzini corti ed incertezze, scarpette con il passante e pianti a dirotto, camiciole candide e risate rumorose.
Cose di bambini di un altro tempo.
Con un destino da scrivere, giorno dopo giorno.

Tutti insieme per la fotografia, imparando a diventare grandi.

Una giornata da ricordare

Fu una giornata da ricordare, un tempo di emozioni intense e tanto attese e quando giunse il momento di mettersi in posa per la fotografia di rito davvero sembrò che ogni cosa fosse al suo posto.
Bianco, bianco niveo e candido.
Bianco di veli leggeri, di pizzi fastosi, bianco di bottoni di madreperla, di passamanerie e di piccoli fiori minuti sopra il cappello vezzoso.

Un istante da conservare, memoria bella e commovente soprattutto per la più piccina.
La scena pare essere tutta sua, lei è ritratta tra le donne adulte e si direbbe che questo sia il giorno della sua prima comunione.
Seria, trattiene in respiro, non fa un sorriso.
Lei è una bambina grande, del resto, lei si sente così.
Immobile, buona e composta, accanto alla sua giovane zia.

E poi pizzi francesi, maniche a sbuffo, nastri, candidi guanti a coprire la pelle chiara, un’armoniosa e perfetta postura.

E poi.
E poi la nostra bambina non era figlia unica, a quanto pare.
E d’altra parte si può anche capire tutta questa noia del tempo delle cerimonie quando vorresti soltanto correre e giocare e invece ti tocca startene lì con l’abito elegante perché ti hanno detto che si fa così e basta, non si discute.
Nasce così un moto spontaneo di disobbedienza, nell’espressione impaziente e persino in quel gesto scomposto e ribelle: la mano appena infilata nella cintura.
E c’è un romanzo tutto da leggere in questo sguardo, è la sfrontatezza innocente dell’infanzia.

Poi il tempo svanisce, resta il ricordo di te e della tua sorellina.
Tra la mamma e la zia, memoria di giorni bambini al tempo delle raffinate eleganze.