Estate ad Albissola

E ancora tornò l’estate, sulla Riviera di Ponente, il sole radioso brillava alto nel cielo azzurro di Albissola.
L’onda lenta sfiorava la riva ed ogni istante era pura gioia, felicità e serena rilassatezza.
Con la maglietta a righe, i capelli tirati indietro e il sorriso migliore a illuminare viso.
Sulla spiaggia, davanti alle barche, in un giorno felice.

Un abito leggero, un foulard al collo, un costume scuro con la cintura più chiara, le signore seguono sempre la moda e gli stili maggiormente in voga.
I più piccini assaporano l’entusiasmante senso di libertà: un vestitino chiara, un cappellino in testa, un costume con le bretelline e tutta l’estate e tutta la vita davanti.

Ecco poi due bimbette, anche loro ritte sulla barca per la foto ricordo del tempo della villeggiatura.
Pettinature a caschetto, una certa timidezza, un sorriso spontaneo e innocente, i costumini a righe e ancora tanti sogni, desideri e gioie da assaporare.

È un’immagine conservata come memoria di una stagione felice, di giorni di tuffi e di corse sulla spiaggia, di onde e tramonti, piccoli istanti preziosi da serbare per sempre nel cuore.
Era il tempo d’estate, nella bella Albissola.

La fioraia di Via Carlo Felice

I suoi bouquet sono rinomati per eleganza e raffinatezza, la nostra Maria Casareto ha il suo bel negozio di fiori in una delle vie più eleganti della città: quella Via Carlo Felice che un giorno muterà il suo nome e verrà chiamata Via XXV Aprile.
Nel tempo di Maria ecco la sfilata di negozi: in Via Carlo Felice si vendono cappelli alla moda e profumi, abiti per signora, guanti e molti altri articoli interessanti.
Andare a far compere in Via Carlo Felice è una gioia per gli occhi!

Cartolina appartenente alla Collezione di Stefano Finauri

E là, a pochi passi dai fasti di Via Roma ecco anche l’elegante negozio di Maria con i suoi nastri dai colori delicati per raccogliere i fiori, i cesti con le violette e le rose dai petali setosi.
In questa Genova di fine Ottocento l’effimera bellezza dei fiori sembra essere molto gradita e la signora Casareto ha il suo bel da fare per accontentare la sua clientela.
Infatti, sfogliando il mio prezioso Lunario del Signor Regina del 1887 ho trovato la sezione dedicata ai fiorai e non mancano certo le sorprese.
In quel 1887 in Via Carlo Felice non c’è solo la nostra Signora Casareto a vendere fiori, c’è anche il negozio del Signor Bagnasco, quello della Signora Castagnino e quello di Caterina Moro, per non dire poi di Angela Traverso che ha la sua bottega nella vicina Piazza Fontane Marose.
Che concorrenza, quanti fiorai in pochi metri!

Tra tutti loro c’è anche lei: Maria Casareto.
E nel mio gironzolare in cerca di tracce del nostro passato tempo fa, al mercatino, ebbi la fortuna di trovare un cartoncino pubblicitario che rimandava agli anni gloriosi di un certo negozio genovese.
C’erano le rose, c’erano i boccioli, c’era la grazia del tempo perduto: là, nel negozio di Maria Casareto, la fioraia di Via Carlo Felice.

Alberghi, caffè e negozi: consigli per turisti inglesi a Genova nel 1858

In un tempo diverso dal nostro ecco arrivare nella Superba viaggiatori provenienti dalla Terra di Albione: giungono dopo un lungo viaggio, nel cuore serbano curioso interesse per la città che si apprestano a scoprire, Genova è rinomata ed apprezzata dai turisti inglesi.
E allora mescoliamoci tra loro, nella seconda metà dell’Ottocento molti visitatori arrivano nella Superba con un libro prezioso che li aiuterà a districarsi per le strade della città: si tratta del volume Handbook for travellers in Northern Italy pubblicato dall’editore londinese John Murray nel 1858, la guida è una miniera di informazioni e consigli per i viaggiatori che trascorrono le vacanze in Italia e dalle sue pagine sono tratte le notizie che leggerete.
Sorvolerò sulle indicazioni di carattere artistico e sui luoghi da visitare e invece scopriremo insieme dove alloggiare in questo glorioso 1858.
Raccomandatissimo è l’Albergo d’Italia di recente rinnovato e particolarmente apprezzato dalla clientela inglese, offre colazione con le uova, una comoda smoking room e una fantastica vista sul porto e sulla Lanterna.
Celebre anche l’Hotel de La Ville, il proprietario tra l’altro si occupa anche del commercio della preziosa filigrana genovese.

Cartolina appartenente alla Collezione di Eugenio Terzo

Per un soggiorno in centro città si può scegliere l’Hotel Feder, l’albergo si trova nella centralissima Via al Ponte Reale ed è stato più volte nominato su queste mie pagine.

Celebre e apprezzatissimo è anche l’Hotel Croce di Malta già molte volte citato su questo blog: il Croce di Malta si trova a Caricamento nella Torre dei Morchi e nel tempo sarà meta di scrittori e celebrità, in questo albergo le signore troveranno anche il più celebre negozio di filigrana premiato persino con una medaglia alla Grande Esposizione di Londra del 1851.

Cartolina appartenente alla Collezione di Eugenio Terzo

C’è poi l’Hotel de France che si trova di fronte al Feder, non dimentichiamo inoltre il Quattro Nazioni che è sempre nelle vicinanze.
Colui che compilò la preziosa guida non manca di sottolineare che questi alberghi nei pressi di Sottoripa godono tutti di una vista straordinaria sul porto ma bisogna prestare attenzione ai piani bassi dove il panorama è coperto dalle grandiose terrazze di marmo che si stagliano davanti a quegli edifici.

Fotografia di proprietà di Vittorio Laura

Ricordiamo poi anche l’Albergo Nazionale in Piazza dell’Acquaverde e la Pensione Svizzera che sarà resa celebre da un suo illustre ospite: lo scrittore Stendhal.
Degno di menzione è certamente anche l’Albergo della Vittoria in Piazza della Nunziata.

Tre sono i caffè raccomandati: il Caffè della Concordia in Strada Nuova, il Gran Cairo vicino alla Borsa e il Gran Corso nei pressi del Teatro Carlo Felice.

Cartolina appartenente alla Collezione di Eugenio Terzo

Non mancano certo i consigli a proposito dei negozi: Genova è celebre per le filigrane, come già si è detto, per gli ori, gli argenti e anche per i fiori artificiali.
Gli amanti delle antichità vadano in Piazza della Stampa oppure dal Signor Maggi, in Via Carlo Felice, la strada che verrà poi denominata Via XXV Aprile.

Per le sete e i velluti bisogna andare dal Signor Ferrari in Via Orefici o da Riccini in Campetto, i libri si trovano da Beuf, in Strada Nuovissima, l’attuale Via Cairoli, quella libreria resisterà negli anni e tuttora la conosciamo come Libreria Bozzi.
I dolci e i canditi si acquistano da Romanengo e anche questa, come ben sapete, è ancora una bottega storica tra le più apprezzate di Genova.

L’attentissimo autore della Guida, poi, non manca infine di avere un occhio di riguardo per le debolezze dei suoi connazionali, in fondo quando si è in viaggio capita spesso di sentire nostalgia di casa e delle proprie buone abitudini.
E così, ai viaggiatori inglesi che sentissero necessità di un buon tè o di qualche altro articolo della madrepatria viene raccomandato un certo negozio proprio alla Nunziata, sulla Guida si legge che i prezzi sono anche piuttosto convenienti.
Osservando la città dalle pagine dei libri del passato si scopre una diversa Genova con i suoi alberghi eleganti, le sue botteghe caratteristiche, i caffè che offrono delizie ai visitatori: e allora è come ritrovarsi là, in un altro tempo, come turisti inglesi del 1858 a Genova.

 

Una giornata al mare

Fu una giornata speciale, non venne certo dimenticata.
In un tempo lontano, sotto il caldo sole, su una spiaggia a me sconosciuta.
Spira una leggera brezza marina mentre tutti si mettono rigorosamente in posa per la foto di gruppo, ricordo di un tempo felice al quale sarà bello ritornare con la mente nelle stagioni più fredde.
Come sempre i più piccini davanti e seduti per terra, giusto?
Eccoli qua, cappuccio in testa, sorrisi e guance colorite come pesche mature.

E facce buffe, riccioli ribelli, occhi strizzati per il sole e accappatoi chiari.

Bambini e fanciulline di un tempo che fa sognare e con loro persone adulte così a modo, non si trascura una certa eleganza anche sulla spiaggia.
E allora i capelli sono raccolti con cura, non manca un bel parasole a righe, un tessuto certamente all’ultima moda.

Si fa ombra anche un compito signore che sfoggia pure un bel cappello di paglia, si cerca di rimanere seri per la fotografia ma la seconda ragazzina da sinistra osserva in tralice ciò che accade accanto a lei.

Con grazia, candore e una vera armonia di gesti.

E in questo bel gruppetto di bagnanti ecco poi lei: elegante, volitiva, con il suo cappello vezzoso, è una donna di carattere, sorride sicura e da sola è già un romanzo tutto da scrivere.

Accadde molto tempo fa, in qualche luogo che resta ammantato nel mistero.
L’onda batteva sulla riva, i cuori palpitavano all’unisono.
E rimase il ricordo dolce e nostalgico di una giornata al mare.

1 Luglio 1911: un mugugno in Piazza Lavagna

Accadde in un giorno d’estate, la calura nei caruggi si faceva sentire.
La Rosa e la Caterina ne parlavano tra loro in continuazione: non si può andare avanti così, ripetevano sconsolate, bisogna che si provveda a far qualcosa!
E così si riunirono, eccoli lì alcuni degli abitanti di Piazza Lavagna e Vico Rosa: si misero tutti intorno a un tavolo e armati di carta, penna e santa pazienza scrissero la loro vibrante missiva di protesta.
La lettera, manco a dirlo, era destinata al quotidiano Il Lavoro: ah, per farsi le proprie ragioni bisogna tirare in mezzo la stampa, è sempre così!
Allora, quelli di Piazza Lavagna hanno stilato questa bella letterina indirizzata al Signor Cronista e in breve spiegano la ferale situazione con la speranza che le competenti autorità prendano i dovuti provvedimenti.
Dunque, di questa faccenda del forno lor signori sono informati? No? Ah beh, è presto detto: in questa bella e luminosa Piazza Lavagna c’era un antico forno che è stato rimodernato, adesso al suo posto c’è un modernissimo forno a vapore!
Questo nuovo forno, a quanto dicono i contrariati abitanti di questa zona dei caruggi, spande da un piccolo camino del fumo denso che è la maledizione di quelli di Piazza Lavagna!
Figurarsi, tocca stare con le finestre chiuse!
E non si può neppure stendere, accidenti!
Così, quelli di Piazza Lavagna raccomandano che si faccia in modo che il benedetto forno venga dotato di una bella ciminiera collocata ad almeno a 5 metri dall’abitato perché non se ne può veramente più!
Firmato e sottoscritto dagli abitanti di Piazza Lavagna e pubblicato sul quotidiano il Lavoro il giorno 1 Luglio 1911.
Sono passati un po’ di anni da allora e così vorrei rassicurare la Signora Ernesta, il Signor Federico e tutti gli altri: il cielo brilla lucente e il sole splende radioso sui panni stesi di Piazza Lavagna.

Una cartolina per Nelly

Una cartolina romantica, scelta da mani affettuose e gentili.
Viaggiò in un giorno di primavera, si legge infatti una data precisa: 11 Aprile 1900.
Quanti anni sono trascorsi da allora, quante vite e quanti destini si sono intrecciati per poi disciogliersi!
La cartolina compì un viaggio piuttosto breve, fu infatti spedita da Genova: la destinataria era una certa esimia signorina Nelly e l’indirizzo sul retro della cartolina ci svela che lei si trovava presso l’Educatorio delle Suore Marcelline nel quartiere di Albaro.
Quella garbata calligrafia così precisa e armoniosa ha davvero attirato la mia attenzione: saper scrivere a quella maniera è oggi una vera rarità come del resto è piuttosto insolito imbattersi in una fanciulla di nome Nelly, sono davvero cose di altri tempi!
Di Nelly poi, non so dirvi davvero nulla, non so immaginare se si trattasse di una bimba o di una giovane ragazza.
A lei scrive un certo Fausto e le manda un semplice bacio: io credo che costui potrebbe essere semplicemente un fratello o un parente, non penso che la cartolina sia stata scritta da un innamorato, del resto correva l’anno 1900 e Nelly si trovava dalle Suore, da qui la mia deduzione.
Trovo molto bella questa cartolina nella quale si ammira uno scorcio della passeggiata di Nervi: il mare azzurro, le rocce, un panorama rasserenante così dipinto e in parte incorniciato da fiori odorosi.
Un’armoniosa preziosità destinata a una persona cara, un ricordo di Nervi: una cartolina per Nelly.

Sulla spiaggia di Santa Margherita Ligure

Partiamo, felici e spensierati, per un nuovo viaggio nel tempo che ci condurrà alla nostra meta, una località incantevole sulla riviera di Levante.
In una dolcezza di profumi fragranti e di colori vivaci così si mostra la bella Santa Margherita Ligure, molte delle sue case sono dimore di pescatori che ogni giorno sfidano il mare e le onde e gettano giù le reti per poi tirarle su cariche di pesci.
Il sole brilla, in questo tempo distante, con la sua luce rischiara le case che si affacciano sulla spiaggia.

Ci sono le barche tirate a riva, c’è un piccolo carretto lasciato lì sui sassi, una tettoia ripara questi bagnanti perché la calura si fa sentire qui sulla riviera.
È una spiaggia che non sapremmo immaginare in questa maniera, eppure, ancora una volta, restiamo ad osservare il tempo perduto con sguardo incantato.

E c’è chi prende il largo su una barchetta e chi invece si avventura con una piccola canoa mentre alcuni aspettano solo il momento opportuno per tuffarsi nel blu!

Il tempo scorre e i luoghi mutano, eppure in un certo modo tutto pare conservare il proprio passato, mentre l’onda lenta lambisce la riva.

Così si svela, in una cartolina del passato, la spiaggia dell’Hotel Belle Vue di Santa Margherita Liguria, nella magnifica dolcezza della riviera.

Una nuova estate

Arrivò poi una nuova estate.
Portò, come il vento frizzante del mare, un senso di leggerezza e di sollievo, proprio come una placida onda che infine si disfa sulla riva.
Arrivò così una nuova estate, la sabbia era calda, il sole faceva luccicare la superficie del mare.
Lei guardò l’orizzonte, poi si fermò appena per un istante.
Seguiva la moda, era elegante anche alla spiaggia, con quella collana importante, i capelli raccolti e la pelle appena ambrata.
Rimase ferma, appoggiandosi con grazia alla barca, mentre un refolo di brezza marina le accarezzava il viso.
Sorrise appena, pensando con gioia alla bellezza di una nuova estate.

Camminando nel passato sulla Circonvallazione a Mare

Ritorniamo a ripercorrere insieme la Circonvallazione a Mare, in un giorno di sole e di primavera, volgendo lo sguardo a ponente e verso la Lanterna ecco la strada ampia, il nastro di asfalto e sullo sfondo le case alte dei caruggi.

Osserviamola meglio e con occhi diversi in un tempo differente: sfogliando il prezioso volume Genova Nuova edito nel 1902 si scopre che la Circonvallazione a Mare, realizzata alla fine dell’Ottocento, era allora considerata una tra le migliori passeggiate d’Italia.
Viene descritta con parole suggestive, se ne esalta l’ampiezza e le grandiose vedute che si godono da questa passeggiata che così si snoda per un lungo tratto.

Tra ieri e oggi, tutto muta e cambia e forse potremmo provare a lasciare dietro di noi il rumore del traffico e tornare, anche solo per qualche istante, nel nostro passato.

Forse potremmo anche prendere del tram: ecco una delle straordinarie conquiste della modernità!

Diamo le spalle alla Lanterna e guardiamo nella direzione opposta: è così piacevole camminare, con tutta la calma del mondo, sulla Circonvallazione a Mare.
C’è una fila di alberi giovani e poi ci sono palme frondose, la ricchezza di verde che abbellisce la passeggiata viene anche ricordata sulle pagine del già citato libro Genova Nuova.
Passo dopo passo, con fiera eleganza.

Ed ecco arrivare un carro e il rumore degli zoccoli del cavallo, questo è davvero il ritmo di un tempo diverso.
E qualcuno preferisce mettersi seduto e magari riposarsi un po’ e godere del profumo del mare e della freschezza di questo luogo incantevole.

Da un tempo all’altro, mentre il bianco e nero scivola nei colori vividi e accesi della realtà.
Sulla sinistra, fastosa e imponente, ecco l’ottocentesca Villa Mylius con il suo scenografico loggiato.
I genovesi di ieri andavano a spasso in questi luoghi ed io in qualche modo li ho riportati proprio lì, sulla Circonvallazione a Mare.

Villa Mylius predomina ancora sulla prospettiva di Corso Aurelio Saffi che così appare in questa nostra epoca.

Il tempo fugge, svanisce e muta gli scenari.
Ho scelto tre delle mie cartoline per raccontarvi questi luoghi e come sempre mi sono dilettata a cercare i dettagli, perché così si compiono i veri viaggi nel tempo: osservando e sognando ad occhi aperti.
E allora è come ritrovarsi là, a camminare piano piano, con un ombrello parasole, vero conforto delle giornate calde.

Seguendo il rumore dei tram e quello del carro, sentendo la brezza marina che sfiora il viso: camminando nel passato, sulla Circonvallazione a Mare.

Gente di Pontedecimo

È gente di Pontedecimo in una fotografia del 1931.
O forse potrebbe anche essere un gruppo di gitanti, però a me piace invece pensare che si trattasse proprio di gente di Pontedecimo.
Sapete, quando mi capita qualche fotografia relativa a questa zona di Genova mi viene come un piccolo batticuore: la famiglia della mia nonna paterna aveva una casa, nel verde di Pontedecimo, durante la guerra tutti loro sfollarono là, in quella palazzina immersa nel verde accanto ad alcune altre abitate dai contadini del luogo.
Diversi anni fa andai lassù con mia mamma, la casa c’è ancora e là incontrammo una signora che si ricordava bene di mia nonna, di mio papà e delle sue sorelle, fu emozionante ascoltare le sue parole.
E così, quando il mio sguardo si posa su certe immagini di Pontedecimo l’interrogativo sorge proprio spontaneo: chissà se queste persone conoscevano mia nonna, lei era una donna volitiva e di certo rimaneva impressa.
Eh, quante domande senza risposta, cari amici.
E comunque, come dicevo, era il 1931 e queste persone si misero in posa per la fotografia.
Là in mezzo ai grandi ecco la gioia di casa, guance paffutelle, un cappellino e un bel sorrisino.
E poi loro, gli adulti, tutti compunti, vestiti di scuro, le signore con le loro pettinature composte restano serie, solo il giovane uomo pare accennare un sorriso.
Là, da qualche parte, fuori dai margini della fotografia c’era un mondo intero e in qualche luogo nascosto che resta soltanto nell’immaginazione c’era la nonna con tutta la sua numerosa famiglia.
Era gente di Pontedecimo.
E tutto è, una volta in più, un’emozione bella e straordinaria.