Un fiore tra le dita

Lei è una donna giovane e aggraziata e fu ritratta in un giorno che non so nello Studio di Roncarolo e Fossa, fotografi di Savona, forse anche lei abitava nella città della Torretta.
Quasi austera, nella sua posa così studiata, il suo abito è chiuso da una fila di bottoncini e da un fiocco vezzoso sul collo.
Ha gli occhi chiari, i capelli raccolti, la frangetta corta e quello sguardo sognante che me la fa immaginare perduta nei suoi pensieri e nelle sue sconosciute fantasie.

La bellezza e l’eleganza sono tutte nei dettagli: in quell’abito con la gonna dal tessuto finemente rigato, nel vitino di vespa della giovane donna, nei candidi polsini a pieghe del suo vestito e in quei bracciali preziosi che lei porta, voglio pensare che questi gioielli siano ancora l’ornamento di una giovane donna della nostra epoca.
Lei, la ragazza ritratta nello studio di Savona, regge tra le dita un piccolo fiore, pare forse una violetta e da come rimane rigido sembra evidente che si tratti di un fiore artificiale.

La bellezza e l’eleganza sono nei dettagli, nella postura fiera, nella grazie femminea, nella leggiadria che è lo stile di un’epoca.
La fotografia, come sempre, ha compiuto la magia di travalicare il tempo e ci restituisce in formato Cabinet l’immagine di lei: una giovane donna con un fiore tra le dita.

Sulla rotonda di Via Corsica

Compiamo insieme un nuovo viaggio a ritroso nel tempo e grazie a una suggestiva cartolina del passato ci ritroviamo nell’elegante quartiere di Carignano, sulla rotonda di Via Corsica.
Era un tempo diverso e quanto mai sorprendente ai nostri occhi, sfogliando la mia Guida Pagano del 1926 ho scoperto che in Via Corsica c’era una serie innumerevole di negozi.
C’era la macelleria del Signor Dante e la bottiglieria della Signora Luigia, c’erano una drogheria, una salumeria, un calzolaio, un ottonaio e un fruttivendolo ma soprattutto vorrei aver veduto il glorioso Caffè Goffredo Mameli, chissà che posto speciale!
Quel tempo scorreva davvero a una diversa velocità: era più difficile, certo, era anche molto più lento e seguiva il ritmo cadenzato del passo dei cavalli.
Si viaggia seduti in carrozza, con gli ombrelli chiari e le pagliette per ripararsi dal sole.
Sulla rotonda di Carignano, in un’epoca distante.

Sulla sinistra già si nota il magnifico edificio al termine di Via Corsica che così sovrasta il mare e la rotonda di Carignano.

E già all’epoca della cartolina le belle figure sulla facciata posavano i loro sguardi benevoli sui passanti.

Gli alberi non erano ancora così alti in quella via dove è davvero bello passeggiare: per me Via Corsica è la strada più “parigina” di Genova, mi si passi la definizione, la trovo molto piacevole con la sua ampiezza, le sue case eleganti e le sue panchine dove fermarsi a riposare.

Nella cartolina del passato avrete certamente notato un’aiuola con una grande palma al centro.
Al termine di Via Corsica, da ottobre del 2018, all’incirca in quel punto, c’è il monumento dedicato a Raffaele De Ferrari Duca di Galliera, come già ebbi modo di scrivere in passato la statua un tempo si trovava nella zona della Stazione Marittima.

La foto che segue fu scattata da me nel 2017 prima che la magnifica scultura di Monteverde fosse posizionata nella sua attuale collocazione.

Il tempo vola e fugge via, a volte non si capisce nemmeno come accada.
Eppure in certi posti lo spirito del luogo ancora resta, vibrante e vivo.
Basta osservare bene e provare a sentire quei rumori per noi insoliti, le ruote e lo scalpiccio dei cavalli, una musica che piano si affievolisce mentre la carrozza si allontana verso un tempo che non abbiamo conosciuto.

Una cartolina dal Porto di Genova

Vi mostro una bella cartolina del passato che racconta il nostro porto, le sue navi, i viaggi e le partenze.
È una cartolina che venne spedita in un giorno di luglio del 1924, è un frammento di una Genova differente dalla nostra eppure sempre riconoscibile.
Con le navi magnifiche e una barchetta che leggera viene sospinta sul mare mentre il remo fende l’acqua salata.

Il tempo scorre, il mare ancora ha lo stesso profumo.
E ancora una diversa barchetta scorre davanti allo sguardo in un tempo diverso.
Genova, comunque la osservi, è il suo porto, sua anima ed espressione della sua gente, della sua grandezza, del suo lavoro.
Genova, comunque la osservi, svela sempre qualche parte di sé così sapientemente definita da Giorgio Caproni nella sua Litania:

Genova tutta colore.
Bandiera. Rimorchiatore.

Mentre il tempo scorre, fluendo come onda che svanisce e si rigenera.
Lassù, in quell’epoca distante, due vite, mani operose, una saggezza antica e il pensiero che l’esistenza, in fondo, è esattamente quella cosa lì: respirare e rimanere in equilibrio sulle cose.

Così è adesso, così è sempre stato, anche in questo frammento di un tempo lontano che ci riporta davanti agli occhi le cime, le scafi, la spuma del mare, la vita di un’epoca diversa nel porto di Genova.

La fine dell’estate

E venne inesorabile la fine dell’estate, l’autunno era ormai alle porte ma nel cuore ancora vibravano le emozioni dei ricordi più belli.
Quella volta sulla spiaggia, quante risate!
E ognuno fece la sua parte: braccia forti, senso dell’equilibrio e un fantastico gioco di squadra per celebrare la vita, l’allegria e la spensieratezza.
Forza, tutti insieme!

Ed eccoli lì, sorretti dai loro sodali, loro sono in tre e sono così sorridenti e divertiti: l’amicizia è quella cosa lì che ti fa vivere momenti unici e indimenticabili.

E poi, quel giorno, su quella spiaggia tutti guardavano in su, ammirando la piccola impresa.
Ce la faranno?
Andrà tutto come deve?
Certamente sarà così, tra una risata e l’altra!

La vita in fondo è proprio come un gioco d’estate al mare: una magia di incastri e di equilibri.
E gioia, coraggio, bellezza e braccia spalancate verso il futuro.
Quella volta sulla spiaggia, che spasso!

E poi là c’era anche un bambinetto che ammirava stupefatto quel che stava accadendo, sono più che certa che abbia detto: voglio farlo anch’io!
E sarà poi venuto il tempo di un’altra estate e sarà riuscito pure lui a salire così in alto.

Quel giorno, sorretto saldamente, lassù svettava un ragazzino.
Aveva una specie di contenitore messo sulla testa, ingrandendo l’immagine mi sono accorta che c’era incisa la seguente scritta: Tavolette Fernet Lapponi.
Lui stava là con le braccia aperte nell’aria calda davanti al suo mare.
E venne la fine dell’estate ma sempre rimase, impresso in una fotografia, il caro ricordo di quella volta sulla spiaggia.

Una cartolina dal Grand Hotel Isotta

Ritorniamo ancora una volta ad essere turisti nel passato della Superba.
Eccoci al Grand Hotel Isotta, ad averci condotto qui è la buona fama di questo albergo che si trova in una posizione centralissima, nella fastosa ed elegante Via Roma.
Sulle guide di anni distanti, infatti, l’Hotel viene per l’appunto raccomandato, ad esempio ne ho trovato notizia sulla mia Guida Treves del 1911 dove il Grand Hotel Isotta viene nominato come un albergo di prim’ordine.
E c’è da dire che i titolari certo sapevano incuriosire la clientela, a tal proposito vi mostro una loro cartolina che è parte della mia collezione, la guarderemo insieme nei dettagli.
Ah, questa Genova del passato, che magia di bellezza!
Per descriverla si ricorre all’arte del disegno e così si rappresenta questa parte della Superba.
Sullo sfondo si nota anche la Lanterna, alcune frecce indicano luoghi importanti di questo vibrante centro cittadino: da sinistra verso destra ecco il Teatro Carlo Felice, la National City Bank of New York, le Poste e i Telegrafi, il Palazzo della Borsa e infine il Palazzo della Navigazione Generale Italiana oggi sede della Regione Liguria.
Per caso vi sembra che manchi qualcosa in questa Piazza De Ferrari? Naturalmente manca la nostra amata fontana.

E ancora ecco qua un altro dettaglio dove si vede il celebre e apprezzato Grand Hotel Isotta.
Si può dire che l’autore del disegno si è lasciato trasportare in parte dalla fantasia raffigurando una Via Roma ben più ampia e larga di quanto sia effettivamente.

Le camere dell’albergo si affacciano su questa strada magnifica per passeggiare osservando le eleganti vetrine dei negozi.
Ancora è così e se vi recherete in Via Roma vedrete proprio l’edificio che ospitava il Grand Hotel Isotta, vi ricordo anche che di questa struttura alberghiera scrissi già diverso tempo fa in questo post dove troverete molte notizie e curiosità su questo albergo del passato.

Era un tempo diverso e andava ad una diversa velocità.
Ecco le poche vetture, i tram, i pedoni di un passato così immaginato, in basso a destra una freccia indica ancora la sede di una banca.
Lo scorrere degli anni ha mutato molti aspetti della città, altre parti sono rimaste uguali: da quel tempo distante ecco per voi una cartolina dal Grand Hotel Isotta.

Sui sassi sulla spiaggia di Camogli

E poi rimasero lì, seduti sui sassi, sulla spiaggia di Camogli.
Fratelli e complici di giochi e di avventure, a volte rivali, a volte segretamente uniti.
Con le calzette corte, l’abito alla marinara e la giacchetta, forse non era proprio il tempo d’estate ma era comunque un tempo bello per sedersi insieme sui sassi.

Sorridendo e scherzando, con allegria e gioia.

Mentre la mamma tiene per mano la bimba più piccina e c’è una grazia speciale nel suo amorevole gesto, anche lei sorride con dolcezza.
È un momento di pura spontaneità, in un frammento di passato che forse sarà stato ricordato con nostalgia.

Sui sassi, sulla spiaggia.
A Camogli.
Mentre l’onda accarezzava la riva e il sole baciava le case alte dai colori caldi.

Proprio su quella spiaggia.
In un giorno spensierato, trascorso giocando e inseguendosi e ridendo forte come piace ai bambini.
E poi sospiri, sorrisi e occhi che brillano.
Loro erano là, seduti sui sassi, sulla spiaggia di Camogli.

9 Settembre 1915: la disavventura di un oste

Questa è una piccola notizia dal passato, una di quelle faccende di cronaca di poco conto accadute in un tempo svanito ma è anche pur vero che la storia di tutto noi è fatta di ancor più piccole storie, di spiacevoli inconvenienti e di inaspettati incidenti di percorso e allora vi racconterò la disavventura di Domenico, oste nei caruggi di Genova al principio del secolo scorso.
Eccolo Domenico, se ne esce dalla sua casa in Vico Lavagna, sotto a questi ritagli di cielo.
Immagino che nel microcosmo popoloso dei caruggi della Maddalena tutti lo conoscessero e così provate a immaginare Domenico che se ne va per i vicoli e saluta i vicini e coloro che come lui si recano al lavoro.

Poi il nostro finalmente giunge presso il suo deposito in Vico dell’Umiltà, apre la porta e ha come tuffo al cuore: quattro preziose damigiane colme di barbera scomparse!
E in tutto valevano ben 120 Lire, mica bazzecole!
Domenico scende in tutta fretta in cantina per controllare la situazione e fa così l’amara scoperta: il vino nelle sue botti è stato tutto annacquato, un disastro totale.
E insomma nello sconforto generale, dopo qualche indagine, il nostro povero commerciante scopre che il colpevole del misfatto è un suo facchino, un tale che tra le altre cose vendeva erbe per decotti proprio nei caruggi.
Messo alle strette il disonesto facchino alla fine confessò a Domenico di aver venduto il suo vino ad un altro oste, furono chiamate le guardie e il ladro venne naturalmente arrestato.
La notizia venne pubblicata il 9 Settembre del 1915 sul quotidiano Il lavoro e ha suscitato la mia curiosità grazie al bravo titolista che la presentò con tre semplici parole: l’oste, il vino e il facchino.
Il nostro Domenico avrà poi assunto un facchino più fidato e si sarà procurato altro buon barbera, di certo di questa brutta faccenda se ne sarà parlato in quei caruggi della Maddalena.
Sono passati molti anni da allora e insieme a voi voglio brindare alla salute di Domenico, oste nei vicoli della Superba.

Ricordo di un’estate al mare

Questo è il ricordo di un’estate lontana, su una riva dove echeggiavano voci gioiose, in un tempo felice e spensierato.
E là, vicine, ecco alcune giovani donne, forse amiche o magari sorelle, colte nel tempo da trascorrere con i più piccini, condividendo i giorni belli di una stagione calda.
Le pettinature sono quelle alla moda, i costumi scuri sono graziosamente bordati di bianco.
Si resta là, su quella spiaggia.

C’è una ragazzina con i capelli mossi, l’espressione seria e quasi intimidita, alle sue spalle la vita sulla spiaggia ferve: si chiacchiera, si gioca, si sorride, si gioisce nel tempo dello svago.

Oppure si resta così, in posa, per questa fotografia che sarà il ricordo di un’estate al mare.

Davanti alla barca, mentre in lontananza c’è chi aiuta un piccolo nuotatore a sfidare le onde.
E poi ecco una manina posata sulla spalla, il sorriso dolcemente materno di questa giovane donna: sguardi ed espressioni consegnate ai nostri occhi da una fragile fotografia che ha saputo superare i confini del tempo.

Questa è la memoria di un tempo distante, con un’amica collezionista ed esperta di queste fotografie del passato si era ipotizzato che potesse trattarsi della spiaggia di Multedo, sullo sfondo si nota infatti una ciminiera che potrebbe farlo pensare.
Era un tempo che ormai è svanito, come le onde che si dissolvono in candida schiuma ed è rimasto, catturato in una fotografia, il dolce ricordo di un’estate al mare.

26 Agosto 1924 a Bagni di Montecatini

E ancora vi porto nel passato, a svelare gli istanti di un giorno d’estate: era il 26 Agosto 1924 a Bagni di Montecatini e questa è un’immagine scattata dal fotografo Goiorani.
Si tratta di una di quelle foto di gruppo di garbati villeggianti, seduti uno accanto all’altro, in un tempo per frutto del caso condiviso.
E come sempre mi sono dilettata ad osservare i dettagli, a cercare le espressioni e i sorrisi di un’epoca ormai svanita.
In prima fila c’è lei, con il suo cappello a cloche, la catenina e la croce dorata sul petto: qualcosa la distrae e lei osserva in tralice, mentre alle sue spalle tutti sembrano impegnati nel lasciarsi immortalare.

Borsine, cappellini, occhiali tondi e orologi da taschino: questa estate distante ha un altro ritmo e una differente velocità anche se le lancette, come in ogni altra stagione, segnano implacabili lo scorrere del tempo.

Là, seduta in quella folla, spicca lei con la sua grazia: indossa un abito con lo scollo a V e sul capo porta uno di quei cappelli favolosi, non so perché ma ho subito immaginato che avesse i toni decisi del verdone.
Lei appare così serena e tranquilla, si vede che il soggiorno a Bagni di Montecatini è per lei gradito e rigenerante.

La, in fondo alla sala, ecco ancora ai tavoli altri avventori, sui loro volti si legge una certa ritrosa semplicità e al tempo stesso una comprensibile rilassatezza.

Taluni, invece, sono nelle loro faccende affaccendati: un signore è immerso nella lettura del suo quotidiano, altre persone chiacchierano amabilmente in questa giornata agostana.

Un signore si volta verso il fotografo.
È un tempo di garbate e raffinate eleganze: fiori sulla tesa del cappello, tessuti impalpabili, sorrisi appena accennati.

E pagliette per i gentiluomini, ecco ancora un altro tavolo dove spicca una graziosa signorina che indossa un abito candido.

Tutti loro condivisero un tempo d’estate rimasto impigliato in una foto di gruppo.
Non conosco i loro nomi, non conosco le pieghe delle loro esistenze: tutti loro erano là, il 26 Agosto 1924 a Bagni di Montecatini.

I pescatori di Varazze

I pescatori di Varazze reggono le reti sulla spiaggia riarsa dal sole.
Nell’orizzonte del loro destino fatto di fatica, duro lavoro, vento e onde e mani forti e salde che non conoscono esitazione.
I pescatori di Varazze hanno pantaloni arrotolati fino alle ginocchia e gesti svelti e colmi di una certa sapienza e ad osservarli pare di udire ancora l’eco delle loro voci.
Là, su quella riva.

Là, su quella spiaggia, riposa una barca, una giovane donna pare incedere svelta e sicura e un bimbetto sta sul bagnasciuga a giocare con l’acqua.
I pescatori di Varazze hanno tirato su dal fondo del mare la loro messe argentea e sono pesci guizzanti che finiranno nelle ceste dei pescivendoli e poi sulle tavole di fortunate famiglie.

La cartolina dalla quale sono tratti questi dettagli fu scelta agli inizi degli anni ‘20 da un certo Alfredo e spedita alla Signora Rita e alla Signorina Anna Mary di Frabosa Sottana e non so dirvi se le gentili destinatarie abbiano in effetti mai veduto il mare e non so nemmeno se sapessero in qualche modo immaginare le vite dei pescatori di Varazze.
Io ho provato a figurarmi loro due mentre osservano la cartolina, con un pensiero che le avrà portate, rapido come un onda, proprio su quella spiaggia.
Là, dove il mare era vita, destino e futuro, là dove vennero ritratti, in un tempo distante, i pescatori di Varazze.