Un pomeriggio sui prati

Fu un pomeriggio sui prati, furono ore gaie e spensierate.
Il sole brillava alto nel cielo, spuntavano nell’erba tenera le prime pratoline, le rondini compivano infinite giravolte nell’azzurro.
E in questa pigrizia primaverile si restava semplicemente a godere dell’aria frizzante e dei profumi della campagna.
Lassù, in lontananza e in cima a una vetta, una grande chiesa e potrebbe trattarsi forse del Santuario della Madonna della Guardia, come ha ben osservato un caro amico.
Attorno, la quiete.
Il verde, il silenzio, la freschezza di una stagione nuova.
Insieme, vicini.
Un gesto aggraziato per reggere il parasole, una mano per ripararsi gli occhi dalla luce brillante, un cappello di paglia messo di traverso sulla testa del ragazzino.
Un tempo condiviso che poi sarebbe divenuto un ricordo da conservare.
La memoria, la nostalgia, il pensiero che ritorna alle dolci fragranze di un tempo felice, agli istanti di un semplice pomeriggio sui prati.

Primavera al Righi

E venne il tempo di primavera, stagione dolce e così generosa di tante bellezze.
Ancor più gradevole il clima è là sulle alture dalle quali si ammira tutta Genova, sul Righi dove si respira aria fresca e pura, là si passeggia mentre le cime degli alberi ondeggiano sospinte da brezza lieve e il sole ristora e conforta.
Per alcuni sono istanti da ricordare e allora ci si mette tutti in posa davanti al fotografo Luigi Tanhoffer, sarà lui ad immortalare questo momento cosi speciale.
Generazioni diverse, l’impronta dello stesso sorriso.
L’eleganza fastosa dei cappelli, i pizzi ricercati, la postura aggraziata, il gesto volitivo della donna più giovane che regge in quella maniera quello che sembra essere un parasole.
E lo sguardo di lei, saldo e sicuro, c’è tutto un mondo di incrollabili certezze in quei suoi occhi.

In un tempo che non so c’è anche un gentiluomo seduto su una bella sedia di legno, egli stringe in una mano un bastone da passeggio, sfoggia baffi curatissimi e trovo che abbia una certa saggezza dipinta sul volto.
E che stile sofisticato, in un giorno distante là sul Righi.

E poi i pensieri, a volte, vanno via.
Volano verso i desideri nascosti, si impigliano nelle speranze inespresse, vagano nei sogni da far divenire realtà.
E denso di questa bellezza è lo sguardo della signorina con il cappello a tesa larga, così perduta nella sue divagazioni di fantasia.

Era un tempo del passato e a me piace credere che fosse una luminosa giornata di primavera.
Lassù, nella dolcezza del Righi.

Camminando nel passato di Pegli

Tic tac, tic tac, risuona ancora nostalgica la macchina del tempo e ci porta indietro negli anni, sempre nei giorni che non abbiamo veduto ma che ancora ci piace immaginare.
E ci ritroviamo a Pegli, si cammina davanti a quel mare che sempre, in ogni epoca, ha la stessa voce, a volte è una dolce ninna nanna e a volte invece è un ruggito potente e fragoroso che sovrasta i respiri e le parole.
Forse è una calda mattina di primavera e il sole picchia, non saprei dirvi se sia proprio un giorno di festa, un uomo incede con passo deciso tenendo un cappello a larghe falde calcato sulla testa.
È dolce la vita nella bella Pegli, la ridente località dal clima mite è molto apprezzata per piacevoli villeggiature, ancor più fortunati sono coloro che possono godere di tanta bellezza in ogni periodo dell’anno.

E poi ecco terrazzini, persiane chiuse, tende di certe botteghe tirate in fuori e là, a sovrastare il continuo l’andirivieni di passanti, l’immancabile statua dell’eroe Giuseppe Garibaldi.

E in questo particolare scorcio di un’altra stagione è il gruppetto al centro della cartolina ad attirare maggiormente l’attenzione.
Quanta pazienza deve avere questa giovane mamma!
Lei se ne va a passeggio con tutti i suoi bambini, regge un candido ombrellino per ripararsi dai raggi del sole, le sue bimbette indossano i cappellini di paglia e gli abiti chiari, leggeri e svolazzanti.
Che allegria questa bella passeggiata tutti insieme, pare quasi di sentire un gioioso e complice chiacchiericcio infantile mentre la mamma amorosamente cerca di tenere tutti tranquilli.
E poi guardate bene in ragazzino più grande, ad osservarlo con attenzione pare proprio che stia tenendo in una mano una canna da pesca, chissà che emozione lanciare la lenza nel mare di Pegli!

Questo scorcio del quartiere sito nel ponente genovese non è poi così cambiato, tempo fa scattai una foto di questo tratto di strada.
Il sole brillava alto nel cielo e come in altri tempi più lontani ecco quel palazzo con le persiane chiuse, la statua di Garibaldi sulla destra e dall’altra parte il lungomare e la gente sul marciapiede.

Non c’erano, al centro della strada, una mamma con il parasole e tutti i suoi bambini, eppure a me è parso di averli veduti davvero, immaginando di camminare nel passato di Pegli.

Baci affettuosi

E poi bimbetti, tenerezze e suggestioni del passato.
Questa è una cartolina del tempo lontano, chi la spedì volle così manifestare il suo affetto autentico e sincero per colei alla quale la cartolina era destinata.
Baci.
Ti penso con nostalgia.
Sei nel mio cuore, sei sempre nei miei pensieri.
Quanti modi ci sono per dirlo?
Tanti, questa è una maniera dolce e per noi desueta, in quegli anni era invece una graziosa consuetudine.
La scritta con le lettere così ben delineate doveva poi essere assai apprezzata e molto in voga,  ne ho trovata una simile anche su un’altra cartolina molto più sentimentale che vi mostrai in questa diversa occasione.
Baci e pensieri affettuosi, sempre.

Le Figurine Liebig: fiumi e suggestioni francesi

Le Figurine Liebig, che passione collezionarle!
Io conservo gelosamente gli album di mia nonna, sono diversi volumi che raccontano un mondo romantico e lontano, in passato ho già avuto modo di mostrarvi alcune delle mie figurine e oggi torno a proporne una serie.
Dunque, come ben saprete, a partire dall’ultimo ventennio dell’Ottocento la Liebig era solita donare ai suoi clienti questo originale omaggio, ogni serie è incentrata su uno tema specifico ed è composta da sei figurine.
E così viaggiamo nel tempo, con grazia e colori sfumati, le figurine di questa serie sono dedicate ai fiumi francesi e alle regioni che essi attraversano e per ognuna di esse sono in qualche maniera indicati i prodotti o le industrie che caratterizzano quel luogo.
Si inizia così con la gloriosa Senna che scorre e attraversa la bella Parigi.
A rappresentare la Ville Lumière ecco la Cattedrale di Notre Dame e una dama raffinata e affascinante, le attività poste in risalto sono invece la moda e la stampa.

Spostiamoci là dove scorre La Charente, la città messa in evidenza è Angoulême, la zona è celebre poi per i suoi metalli e le pietre da lavoro, per le produzioni di cognac, aceto, carta e chincaglierie.

Dolcemente fluiscono le acque della Loira, terra bucolica di castelli.
La città indicata, Saint -Nazaire, era già in quel lontano 1903 un importante porto dal quale partivano i transatlantici.

Ecco poi L’Adour, sulle sue sponde sorge la città di Bayonne.
Questa ricca regione si distingue per le produzioni di lana, marmo, resina e legname.
Come forse saprete, sul retro di ogni figurina c’è una breve spiegazione di quanto rappresentato su di essa e in questo caso si legge che, in questo anno 1903, l’Adour è in una regione di paludi e brughiere e i suoi abitanti usano muoversi servendosi di certi trampoli come ben si vede anche sulla figurina.
Il tempo ormai è trascorso e pure questa antica usanza è ormai certo solo un ricordo.

Proseguiamo quindi il nostro viaggio alla scoperta dei fiumi francesi ed ecco quindi il Rodano.
Il fiume bagna la città di Lione famosa per le sue sete e la bella Avignone che fu residenza dei papi.

Questa serie si conclude con La Garonna e con il panorama della città di Tolosa.
In primo piano si notano un giovane uomo e una fanciulla che, al riparo di un ampio ombrello, mostra la sua frutta dolce e matura.
Sono fiumi e suggestioni francesi dai colori pastello, nel mondo lontano delle Figurine Liebig.

Una domenica a Brignole

Non saprei dirvi se fosse veramente domenica, a me piace pensare di sì.
E poi mi piace immaginare che fosse una di quelle giornate ritmate dalle consuete usanze di molte famiglie italiane: la messa alla mattina, il mazzo di fiori da mettere sulla tavola, il solito quotidiano da leggere seduti comodi in poltrona.
Dunque, era domenica.
E c’era il pomeriggio da trascorrere tutti insieme, i più piccoli vanno a fare un giro con mamma e papà per imparare come si diventa grandi.
Magari facendo i primi passi tentennanti e incerti.
E poi correndo, cadendo e rialzandosi ancora, è sempre così.
E anche spingendo con forza sui pedali.
Ai giardinetti davanti Brignole, a quell’età bellissima lì in cui ogni nuova esperienza è entusiasmo ed emozione.
Là, davanti alla stazione: e ancora non sai quanti viaggi compirai nelle tua vita, ti siederai vicino al finestrino e guarderai scorrere il panorama in attesa di raggiungere la tua meta.
Qui, in questa fotografia del passato, sei un bimbetto con la sua bicicletta, ti accompagna con una certa fierezza quello che credo che sia il tuo papà.
Ti dice come mettere i piedini, come muovere il manubrio per girare.
Guarda avanti e non distrarti, non perdere equilibrio.
Bravo!
Così!
E tu resti serio e sospiri, ma sei felice con la tua magliettina da piccolo ciclista, le calzette bianche e i calzoncini corti.
E hai davanti tutto il tempo del mondo, in un giorno che non so, davanti a Brignole.

Settembre 1908: mugugni e cinematografi in Via XX Settembre

E ritorno a portarvi nel passato, cari amici, oggi ho qui per voi una notizia fresca fresca tratta dal quotidiano Il Lavoro del 13 Settembre 1908.
Dunque andiamo insieme a scoprire cosa è accaduto nella strada più centrale della città: Via XX Settembre è la via dell’eleganza fastosa e delle nuove architetture.
I genovesi che vivono in questo 1908 hanno veduto questa parte della città mutare radicalmente e divenire nuova e differente, la prospettiva dei palazzi di Via XX Settembre è una bellezza imperdibile e molto apprezzata da tutti.
E là, sotto i grandiosi portici della via, ecco altri regali della modernità: i cinematografi, che magnifica invenzione!
Tutto bene, quindi, direte voi.
Eh no, cari lettori, l’affabile cronista del celebre quotidiano esprime puntualmente il suo totale disappunto per ciò che ogni giorno si vede nella bella arteria genovese.
Ah questi cinematografi creano un certo disordine e un notevole trambusto che contrasta con l’eleganza della via, perbacco!
È tutto un tintinnare di campanelli e un rumoreggiare continuo, non parliamo poi delle maschere che fermano i passanti, per carità!
E quando poi finiscono gli spettacoli Via XX Settembre si intasa e non si riesce più a passare.
E accidenti poi a quei maledetti manifesti appesi qua e là, è uno sconcio inenarrabile e tra l’altro a volte sono pure sgrammaticati, che roba!

Ebbene, tutto questa caotica situazione è a dir poco indegna, scrive ancora il giornalista.
Dove sono finiti il buon gusto, il senso estetico e il sacrosanto decoro?
A tutto ciò si aggiunge un’altra novità e ne è colpevole il Cinematografo Moderno, tanto per parlar chiaro.
Allora, sapete cosa si sono andati ad inventare quelli del cinematografo?
Ah, bella roba, sul giornale si legge che quelli del cinema hanno impiantato nel loro locale a livello dei portici un carozzello incrociatore, così si legge sui manifesti.
Questo ambaradan di affare altro non è che una specie di giostra sgradevole e pure chiassosa, il giornalista non ha remore e la definisce senza riserve nel seguente modo: un cumulo di cassoni usati caracollanti su rotaie impiastricciate di robaccia puzzolente.
Ecco lì!
Il cronista conclude chiosando che andando avanti di questo passo, Via XX Settembre diventerà una sorta di fiera permanente con attrazioni di tal fatta e tanti cari saluti all’eleganza della principale strada genovese.
Io, da questo lontano 2020 vorrei mandare un affettuoso saluto al cronista e mi viene da sorridere pensando che i tanto deprecati e sgrammaticati manifesti oggi sono la gioia dei collezionisti dei nostri giorni, quando ne scorgiamo qualcuno su certe vecchie vecchie cartoline cerchiamo in ogni modo di decifrarlo e di capire cosa c’è scritto!
E non parliamo poi del carozzello incrociatore, caro signor giornalista, sarei più che felice di avere una fotografia di quell’ambaradan di cassoni!
Il tempo scorre ma Via XX Settembre è ancora una delle strade più amate da noi genovesi e la prossima volta che ci passerò di certo mi verrà in mente quella strana giostra del Cinematografo Moderno.

Il Ristorante di Catterina Pozzolo alla Guardia

E vennero poi certe domeniche che si trascorrevano lassù, sulla vetta del Monte Figogna, là dove lo sguardo si perde a cercare la città e l’orizzonte, là dove si arriva per raccogliersi in preghiera al Santuario di Nostra Signora della Guardia.
Lassù, nella bellezza del cielo sfolgorante e in questa magnifica altezza.

Il piazzale, la grande chiesa, i visitatori che portano alla Madonna i loro pensieri e le loro speranze, la lunga strada per arrivare fin lassù.
Un strada in salita ma percorsa con la fiducia nel cuore e con il desiderio intimo di giungere infine alla tanto desiderata meta.

In certe giornate del tempo passato, lassù sul Monte Figogna, ad attendere i pellegrini c’era anche lei: il suo nome era Catterina Pozzolo.
E immagino che non si dispiacerebbe di sapere che qui oggi si parla di lei e del suo ristorante, anzi oso persino sbilanciarmi e vi dirò che secondo me quella che vi mostro ritratta nella sua cucina è proprio lei, la signora Catterina!
Oh, Catterina sarà stata una cuoca sopraffina, specializzata in manicaretti e ricette tradizionali, in quei pentoloni capienti forse ribolliva un ricco minestrone di verdure fresche o magari un gustoso ragù per condire i ravioli.
Dopo la camminata fin lassù tutti al ristorante di Catterina che con i suoi piatti di certo sarà stata in grado di soddisfare anche i palati più esigenti.

E poi il ristorante era un splendida posizione, confortevole e ombreggiata, con i tavoli all’aperto per la bella stagione e anche con tre confortevoli sale da pranzo e persino un bel terrazzo.
E chi non vorrebbe pranzare in un posto accogliente come questo?

Ed ecco poi l’intera brigata di cucina, ognuno intento nel proprio lavoro.
E poi pile di piatti, bicchieri di vetro, mestoli appesi, posate luccicanti, casseruole, padelle, pentoloni e coperchi.
E un profumo di cose buone e casalinghe che pervade le sale, che delizia!

Tutte le immagini che avete veduto sono tratta da un’unica cartolina, è un cartoncino completamente dedicato a questa attività e certo sarà capitato tra le mani di molti pellegrini e avrà suscitato il desiderio di entrare nel bel locale così dettagliatamente presentato.
E con la nostra fantasia e con un mirabile viaggio nel tempo alla fine ci siamo stati anche noi: sul Monte Figogna al magnifico ristorante di Catterina Pozzolo.
E a tutti voi un saluto dal Santuario di Nostra Signora della Guardia.

Ragazze così

Ragazze così.
Sorridono, portano la frangetta messa di lato, hanno i capelli morbidi e mossi.
Due di loro sono poco più che bambine, forse sono le sorelle minori delle ragazze più grandi.
Ragazze così, un grande fiocco, una taschina sul petto, gli abiti semplici.
Sguardi puliti, pose garbate, atteggiamenti ritrosi.
Ragazze così, simili a molte altre vissute nella loro epoca, diverse a loro modo dalle ragazze di adesso.
E ognuna coltiverà la propria ambizione, il suo sogno segreto, forse una sarà maestra e l’altra diverrà sarta, forse ognuna di loro nasconde nel cuore un’aspirazione che non sappiamo indovinare.
Ragazze così, saranno mogli e madri, saranno donne adulte in un periodo dalle molte difficoltà, dimostreranno ammirevole forza, coraggio e tenacia.
Tireranno su i loro bambini con amore e saggezza, racconteranno ai loro nipoti le memorie delle loro vite.
Quei ricordi, quelle parole affidate da una generazione all’altra saranno un’eredità grande e preziosa, da custodire con cura.
Troviamo i loro sguardi in una vecchia fotografia, suscita tenerezza la loro dolce ingenuità.
Sono ragazze così, speciali e uniche, nel tempo della loro primavera.

Voi sei

Non eravate certo un’eccezione, non era poi così raro e difficile trovare famiglie numerose come la vostra.
Ecco qui voi sei.
E per qualcuno voi sei eravate speciali, proprio come sempre accade: ogni bambino che passa nel mondo e diventa grande sotto gli sguardi di mamma e papà è una benedizione e una nuova gioia, ciascuno è semplicemente unico.
Voi sei: siete nello studio di un fotografo di Sestri Ponente, così io immagino che sia quello il luogo dove siete cresciuti tutti.
Voi sei.
Sei cucchiaini, sei favole della buonanotte, sei baci in fronte, sei camicini bianchi.
Sei pianti, sei paia di scarpe, sei sorrisi, per sei volte la prima parola è mamma.
Voi sei.
La più piccina sta al centro, con l’abitino bello e le manine posate sulle ginocchia, l’espressione incerta e un po’ imbronciata.

E poi ci sono tutti gli altri.
La sorellina più grande, capelli mossi e sciolti, una croce luccicante sul petto e quel gesto così amorevole del fratello più grande: la mano sulla spalla.
E tutto racconta di complicità, senso di protezione e affetto reciproco.
Senza fine.
Per sempre.

Lo stesso gesto è compiuto dalla più grande tra le sorelle, anche lei tiene la sua mano sulla spalla del fratellino più piccolo.
Poi lui ha quella faccia lì un po’ da peste, con l’espressione a metà tra la sorpresa e l’impazienza.
Guarda il fotografo e ha quella vivacità negli occhi, non so dirvi se gli piaccia questo gioco o se non veda l’ora di scappare via.

E ancora ecco i ragazzini più grandi: capelli a spazzola, un fiocco grande sul petto e tutta la vita davanti.
E la sorellina giudiziosa e riflessiva, anche lei porta una piccola croce al collo ed è sempre lei ad aiutare per prima la mamma.

Vestiti a quadretti, stivaletti con i lacci, un destino comune.
Ricordi condivisi, piccoli segreti e sogni.
E occhi così spalancati sulla vita che verrà.
Eravate proprio voi, unici tra tutti: voi sei.