Parole d’amore

Deve essere stato un amore grande, appassionato ed intenso.
Un legame profondo, forse reso ancor più forte dalla lontananza, tenuto vivo e fremente dalle parole e dalle frasi tenere e romantiche scritte in certe corrispondenze ai nostri occhi di una dolcezza persino zuccherosa.
E questa cartolina fu vergata da una certa Giuseppina, era destinata al suo amato Mario.
Come dite? Vi pare di aver già sentito parlare di questi due da queste parti?
Non vi sbagliate, fu sempre Giuseppina a mandare a Mario quest’altra cartolina che avete già veduto, ora io vorrei dire a questa innamorata del bel tempo andato che io conserverò con cura i suoi ricordi di quei suoi giorni speciali come se quei preziosi cartoncini li avessi scritti io.
E chissà cosa sarà accaduto tra questi due giovani.
Un gioco di sguardi, amore, distanza, fidanzamento, il corredo nel baule, gli anelli dorati, le nozze tanto attese.
E i figli, i nipoti, il tempo che scorre, tra incidenti e gioie, i ricordi e le tenerezze.
È andata così?
Potrebbero dirlo solo i protagonisti di questa storia, di certo questa cartolina fu spedita nel tempo dei batticuori da Giuseppina che scrive: amato Mario, ricevi mille baci e baci.
E ancora mille se ne saranno scambiati ritrovandosi ancora, in un abbraccio appassionato, nel tempo dell’amore nascente.
Buon San Valentino a tutti voi che siete innamorati come Giuseppina e Mario!

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Il sorriso migliore

Doveva essere tarda primavera, probabilmente era un pigra domenica, credo di poterlo evincere dalle serrande tutte abbassate in una via quasi deserta.
Ed era il 1938, in questa strada un tempo dedicata a Carlo Alberto e poi in seguito ad Antonio Gramsci del quale ancora porta il nome.
E ognuna di queste giovani donne indossava il suo sorriso migliore: pulito, onesto, sincero e carico di tante speranze a proposito di tutto quello che ancora doveva accadere.
A Genova, nel 1938.
Una di loro porta pure un fiocco bianco tra i capelli, tutte hanno questi abiti leggeri, così semplici e tenuti con la giusta cura.
Insieme, appena per alcuni brevi istanti che saranno memoria dolce di giorni lontani.

E in quel tratto di strada c’era una pescheria di certo molto fornita con i doni del mare, lì accanto si trovava una bottega per provetti pescatori che avrà avuto di sicuro i suoi fidati clienti.
Non c’era la sopraelevata davanti alle case alte e antiche, a breve distanza il mare cantava e ferveva la vita del porto, c’era un mondo che a poco a poco ha mutato aspetto.
E c’era lei con il suo sorriso, i ricci scuri, gli occhi grandi spalancati su questo 1938.

E ancora un altro istante da non dimenticare di una giornata trascorsa insieme.
E poi ognuna ricorderà un diverso dettaglio: un frammento di tempo trascorso, certe parole, certe risate, le piccole gioie che sanno rendere più dolci i giorni della nostra vita.

Era il 1938, forse era primavera.
Non so dirvi cosa sia accaduto a queste giovani donne e quale sia stato il loro cammino nel mondo, mi piace pensare che siano rimaste sempre unite e complici, nei tempi difficili e poi anche negli anni della quieta prosperità.
E così una mattina di gennaio ho voluto riportarle ancora in quel luogo che anche loro di certo conoscevano bene e ho pensato che fosse proprio un’emozione bella per me essere proprio lì dove un tempo furono scattate queste fotografie.
Era il 1938 e ognuna di loro indossava il suo sorriso migliore.

Dal Lunario Genovese del 1934: un buon indirizzo

Cari amici e care amiche, oggi ho per voi una dritta a dir poco originale e proviene dalle pagine di un libretto per me prezioso: il Lunario Genovese del Signor Regina del 1934.
Dunque, su questo volume si trovano aneddoti, indirizzi utili e indicazioni di vario genere che possono essere interessanti per i cittadini.
Tra le altre cose ci sono anche certe pubblicità che richiamano l’attenzione dei possibili clienti, taluni commercianti le studiano tutte per presentare le proprie attività in modo vincente ed accattivante.
E c’è anche chi ha pensato di ricorrere ad una poesiola in rima nella nostra lingua di Zena!
Riporto così il brano in dialetto e a seguire la traduzione per la quale ringrazio la mia amica Isabella Descalzo, come sempre c’erano alcune parole per me poco comprensibili ma per lei il genovese davvero non ha segreti.
Andiamocene a spasso per il centro e con la fantasia troveremo un certo laboratorio dove sono in grado di accontentare tutti, anche quelli che magari non hanno tanto da spendere.
Basta arrivare a De Ferrari e poi scendere in Salita del Fondaco: ecco qua un bon indirisso e cioè un buon indirizzo!

In ta montâ do Fondego – a-o 4, primmo cian,
gh’è a Sartoria Economica – (però no tûtti ö san)
che pe 60 franchi, – taggiôu sorve mesûa,
a ve fà ûn vestî nêuvo, – confezionôu con cûa,
Se n’eì ûn ätro vëgio – e o voeì fä rivortâ,
allöa, solo 40 – a ve ne fà pagâ
Ve daggo l’indirisso – tegnilo conservôu
pe risparmiâ, se avesci – bezëugno do cûxôu!

In Salita del Fondaco – al 4 primo piano,
c’è la Sartoria Economica – (però non tutti lo sanno)
che per 60 lire – tagliato su misura
vi fa un vestito nuovo – confezionato con cura.
Se ne avete un altro vecchio – e lo volete far rivoltare
allora solo 40 – ve ne fa pagare
Vi do l’indirizzo – tenetelo conservato
per risparmiare, se aveste – bisogno del sarto!

E sorridi

E sorridi.
E tieni tra le mani quella foto e ti rivedi appena ragazzo, insieme agli amici di sempre.
E sorridi e ricordi.
La neve fredda che ti gela le dita, la brezza frizzante che ti sfiora il viso, le voci che risuonano.
E sorridi e ricordi e sospiri.
C’era anche lei quel giorno, così tu non avresti voluto essere in nessun altro luogo.
Sulle montagne, con tutti loro.
E così io ti ho immaginato: ora non è più il tempo della tua giovinezza, eri un ragazzo all’epoca della fotografia in quel 1927 sul Monte delle Figne.
Alcuni dei tuoi amici li hai persi di vista, altri non potrai più ritrovarli, altri ancora ti hanno accompagnato per tutto il corso del tuo destino.
E lei? Lei chissà, se così era scritto magari avete condiviso ogni giorno della vostra vita.
E sorridi, forse ti commuovi.
E ricordi, con una certa nostalgia.
E sei ancora tu, sempre, tu lo sai.
E ti guardi e sorridi.

Un soggiorno all’Hotel Concordia et France

Benvenuti cari viaggiatori di un altro tempo, la fiera Superba è pronta ad accogliervi con le sue bellezze.
E la vostra carrozza accosta lentamente nella fastosa Via Roma: trascorrerete un incantevole soggiorno in uno degli alberghi centrali della città, sarete graditi ospiti dell’Hotel Concordia et France situato in questa zona elegante di Genova.

La struttura è persino nominata nella Guida Treves del 1911 dove vengono indicati solamente alberghi di buona qualità e adatti alle signore, c’è scritto proprio così ed è già una garanzia!
E dovete sapere che i proprietari del Concordia et France ci tengono in particolar modo alla loro clientela e sono anche abili comunicatori, lo dimostra il piccolo depliant destinato agli ospiti, un bel modo per farsi pubblicità!
Innanzi tutto c’è una bella immagine dell’Hotel, qui si gode della vicinanza dell’elegante Galleria Mazzini e nei dintorni non mancano certo le occasione per lo shopping.

Come si legge sul cartoncino i proprietari della struttura sono degli imprenditori coi fiocchi e hanno alberghi in diverse parti d’Italia, persino nella nostra ridente Sanremo.
E qui a Genova si danno da fare per rendere confortevole il vostro soggiorno: il cartoncino pubblicitario dell’albergo è ripiegato più volte e nelle parti interne contiene molte utili informazioni.
Ad esempio c’è una cartina della città e se osservate con attenzione all’epoca la nostra Via Gramsci si chiamava ancora Via Carlo Alberto.

C’è poi un elenco delle cose da fare e sono indicati anche i luoghi di culto, tra i suggerimenti c’è anche il Palazzo Ducale e noterete che viene collocato in Piazza Nuova, antico nome dell’attuale Piazza Matteotti.
Le cose cambiano: nel piccolo depliant dell’albergo si suggerisce il Teatro Paganini di Via Caffaro non più esistente, tra le ville da visitare viene indicata Villa Groppallo, antica dimora che in questi tempi è l’esclusivo scenario di lussuosi ricevimenti.

Inoltre l’Hotel Concordia et France offre ai suoi fortunati ospiti diverse immancabili comodità come ad esempio la sala ristorante, il riscaldamento, il telefono e il servizio omnibus per la stazione.
Chiaramente ospitando una clientela internazionale si specifica che qui si parlano le lingue e d’altra parte questo cartoncino è in francese, si vede che al Concordia arrivano molti stranieri!

Non manca una fotografia panoramica della città, i proprietari dell’albergo sono prodighi di suggerimenti, nell’elenco delle cose da fare figurano anche le passeggiate al Righi e la visita al Cimitero Monumentale di Staglieno, non mancano le escursioni per ammirare le ville di Pegli e di Nervi.

In questo albergo incantevole, a due passi da Piazza Corvetto.

E quando verrà il tempo di tornare a casa vi guarderete indietro con nostalgico rimpianto e ripenserete al vostro confortevole soggiorno in questo albergo di Genova.

Molti anni dopo forse taluni cercheranno ancora quel fascino del tempo lontano e non trovando più quell’edificio magari rimarranno delusi, resterà soltanto la forza della fantasia per provare a immaginare di essere turisti di un altro tempo nel cuore della Superba.
Proprio là, dove in altri anni sorgeva il prestigioso Hotel Concordia et France.

Lontani romanticismi

Taluni oggetti di poco conto a volte compiono percorsi imprevedibili, valicano il tempo e si salvano in maniera misteriosa, è il caso ad esempio di certe cartoline che furono memoria di giorni felici e di autentici batticuori.
Poi forse rimasero a lungo chiuse in una scatola, poi passarono gli anni, poi cadde una pioggia di fuoco e lasciò macerie in quegli anni cupi della guerra, poi tornarono i sorrisi e tornò anche il sole, andarono di moda le canzoni dei Beatles e poi tutte le ragazze vollero la minigonna, ogni cosa infine mutò ad una velocità supersonica e neanche si sa dire come sia successo.
Le cartoline però sono rimaste sempre là dove una mano gentile le aveva riposte, forse in una scatola, forse in una polverosa libreria: per più di cento anni, oltre ogni previsione, tra di esse c’era anche questo cartoncino che oggi vi mostro.
Questa romantica cartolina ha avuto un destino tanto imprevisto da arrivare persino tra le mie mani, una circostanza davvero non credere!
E mai l’avrebbe immaginato colei che inviò questa cartolina al suo amato Mario firmandosi la tua amata Giuseppina.
Chissà quanto tempo ci ha messo Giuseppina a scegliere l’immagine che raccontasse il suo amore, la fiducia, i sogni, i pensieri e i desideri.
Un legame tenero e sentimentale ricordato da quella cifra di ricercata delicatezza tipica di talune cartoline di quegli anni.
Visi innocenti, sorrisi timidi, occhi grandi ed espressioni sognanti, una dolcezza antica e lontani romanticismi.
Al suo amato Mario dalla sua amata Giuseppina.

Una sposa bellissima

Era una sposa bellissima, sulle sue spalle scendeva un candido e pregiato velo.
Lei era così giovane, aveva la pelle diafana e chiara, i tratti sottili, le labbra rosa, i capelli setosi pettinati in boccoli composti.
La sposa sembra quasi imbronciata nella fotografia che la ritrae accanto al suo consorte, lui le cinge la vita in un gesto di amorevole cura, lei tiene una mano posata con lievità sulla spalla di lui.
La sposa forse era emozionata e commossa, era una creatura meravigliosa e il suo sposo certo l’avrà guardata con ammirazione.
La sposa portava ai lobi piccoli orecchini di raffinata fattura, al collo aveva un ciondolo prezioso, parrebbe un cammeo.
E provo a immaginare che questi oggetti a lei appartenuti oggi siano conservati in qualche portagioie, tenuti da conto come frammenti di tempo perduto.
E forse qualcuno li rigira tra le mani senza sapere che furono un tempo di lei, lei li indossò nel giorno in cui andò in sposa.
Da lei ci separano molti anni, ci dividono un diverso modo di vivere e una differente concezione del mondo.
Eppure, sebbene lei sia così distante e imperscrutabile per noi, lei a me appare come una giovane donna consapevole di sé, non è impreparata ad affrontare il suo destino e lo fa con questa grazia.

La bellissima sposa portava fiori sul capo e boccioli simili sul petto e sotto di essi vibrava il suo respiro e batteva il suo cuore.
Lo sposo mi perdonerà, scrivo solo di lei, voglio anzi credere che lui ne sarebbe fiero.
La sposa era bellissima e forse divenne giovane madre di molti bambini e sorrise tanto nella sua vita, spero che abbia avuto in sorte poche lacrime.
E immagino che nel giorno del suo matrimonio qualche poeta abbia composto romantici sonetti che furono stampati su un libretto fermato con un cordoncino: poesie in rima per le fauste nozze di lui e di lei, si usava così a quel tempo.
Le mani degli sposi si intrecciano, gli occhi sono diretti verso un comune orizzonte, come i cuori e i pensieri, probabilmente fu il fotografo Giulio Rossi a dire loro di tenere questa postura per il ritratto di questo giorno così importante.
Accadde tanto tempo fa, nel tempo della felicità di due sposi.

Notizie sensazionali e piccole curiosità

Leggendo i giornali del passato risalenti agli inizi del ‘900 potrebbe facilmente capitarvi di imbattervi in certi disegni che circondano dettagliati articoli oppure armoniose cornicette contenenti notiziole varie.
Cari lettori e care lettrici, non fatevi sfuggire il sensazionale fatto del giorno, magari è soltanto cronaca minuta della città ma quelli della redazione dell’illustre quotidiano desiderano suscitare il vostro interesse e per assicurarsi che notiate l’articoletto in questione ricorrono al disegno di una mano che indica appunto le righe alle quali prestare attenzione.
Ho sempre guardato con divertita curiosità questi disegni che indirizzano lo sguardo, sono cose del passato che ora non si usano più.
E un giorno, per puro caso, mi sono imbattuta in un’altra peculiarità che mi ha piacevolmente sorpresa e allora voglio mostrarla anche a voi.
Camminavo sulla spiaggia di Vernazzola, tra onde, sassi e gozzi, ho pensato di risalire su per Via Urania per raggiungere Capo Santa Chiara.
E là, sulla creuza di mattoni, ho veduto qualcosa che mi ha pure un po’ stupita proprio come le notizie sensazionali dei giornali del tempo che fu!

Oh, direi che è un modo davvero insolito di indicare un numero civico, non so nulla in proposito ma la trovo una cosa curiosa e presumo ed immagino che risalga appunto ad anni distanti.
Genova riserva sempre sorprese che magari non si sono mai notate, ormai questo dovrei saperlo.
Tempo dopo, eccomi di nuovo a zonzo per la Superba, questa volta in Via Assarotti, elegante strada innumerevoli volte percorsa anche dalle grandi dame del passato, da blasonati genovesi e dalla buona borghesia di quella città ottocentesca che appunto leggeva certe notizie sensazionali sui giornali di quel tempo.
E là ecco ancora numeri civici indicati in maniera particolare.
Sono le cose che mi fa sempre piacere scoprire, piccole ed entusiasmanti curiosità nelle strade di Genova.

Buon anno!

E torniamo ancora a scambiarci gli auguri, l’anno vecchio se ne va e quello nuovo è ormai alle porte.
E così noi lo aspettiamo con un calice colmo di bollicine per brindare insieme alle persone care e ai nostri amici.
E lo attendiamo con il sorriso dolce di queste fanciulle che portano pesanti giacche di lana e cappelli di foggia diversa adatti ad affrontare il freddo inverno.
Sguardi ingenui, volti puliti e ottimisti che guardano verso il futuro con fiducia.
Facciamo così anche noi, con la bella speranza di giorni felici e pieni di gioia.
Buon anno a tutti voi!

Una bambola molto speciale

Giù dal letto, di mattina presto.
Dopo aver passato tutta la notte a sognare e a sperare: chissà cosa porterà Gesù Bambino, non vedi l’ora di scoprire i tuoi regali sotto l’albero.
E poi ecco arrivare finalmente la mattina del 25 Dicembre.
Svelta, svelta, corri ad aprire i pacchetti!
Con la camicina da notte, i capelli arruffati e gli occhi colmi di gioioso stupore.
E là, sotto l’abete decorato con le candeline e le palline dai colori sgargianti il pacco più grande è per te, ha un fiocco sontuoso e a te batte forte forte il cuore mentre con le manine sposti la carta per scoprire il tuo dono di Natale.
E poi la mamma ti mette il vestitino bello, le calze al ginocchio e la rebecchina chiara.
Per un po’ te ne stai lì seduta sulla tua seggiolina con la tua bambola, lei è proprio come tu la volevi: ha il cappello di paglia, i ricci scuri come te, gi occhi grandi e le ciglia folte, i sandali con il passante, un vestitino dai colori pastello.
E poi diventerai grande e i giocattoli non ti interesseranno più ma lei conserverà un posto particolare nel tuo cuore e per te sarà sempre la tua bambola molto speciale, dolce ricordo del tuo Natale da bimba.