Una ragazza e la sua bicicletta

Lei è una giovane donna.
Dinamica, vivace, piena di interessi, si distingue per la conversazione brillante e per la sua intelligenza acuta, potrei giurarci.
Ottimista, solare, affidabile e di buon cuore.
Come al solito io davvero non so nulla di lei, possiedo solo questa fotografia ma solo guardando la sua immagine mi risulta facile fantasticare sulle sue molte virtù, nella sua postura e nel suo atteggiamento si legge molto di lei.
Intraprendente, curiosa e amante della vita all’aria aperta.
Ah, la bella stagione e il clima tiepido, che sogno dolce!
E così eccola con il suo abito chiaro, il capo coperto, le scarpe con il tacco a rocchetto.
E poi quel sorriso illumina e rischiara il suo volto giovane e la sua grazia nascente.
Così sorride, in un momento qualsiasi, felice di quella felicità che a volte non si sa nemmeno di provare.
In un altro tempo: una ragazza e la sua bicicletta.

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A piedi scalzi

Ti ricordi?
C’eravate tutti voi ed era un giorno speciale.
E c’era caldo e stavate a piedi scalzi, frinivano le cicale mentre il sole splendeva alto nel vostro cielo.
E nelle vene sentivi scorrere quella cosa lì, la libertà, poi ti verrà voglia di ricordarla sempre e di riviverla ancora, come in quel giorno d’estate.
E ti ricordi?
Il ciondolo sul tuo petto seguiva il ritmo del tuo cuore.

Un bastoncino in una mano, i capelli arruffati, il solito broncio di sempre.
Tuo fratello, in quel tempo felice che sempre ritorna, nella tua memoria, nei tuoi pensieri, nel rimpianto dell’infanzia.

Mani nelle mani, dita intrecciate, sguardi complici e segreti da raccontarsi: vicinanza, amicizia e affetto, un legame che durerà per tutta la vita.
Verranno i tempi difficili e sarete sempre unite e sempre così solidali.
Sempre, come in quel giorno mai dimenticato.

E c’eravate tutti, grandi e piccini.
La mamma, sempre buona e paziente, la zia silenziosa e affabile, alle loro spalle ritto e severo ecco
papà, all’apparenza così burbero ma in realtà teneramente affettuoso.
La tua famiglia, il tuo cerchio, il tuo solo mondo.

E ti ricordi?
C’eravate già davvero tutti, al più piccolo di voi sarai tu a raccontare quella gioia, il canto dell’acqua, la bellezza di un istante condiviso e la spensieratezza dei giorni ingenui.
A piedi scalzi, facendo attenzione a non scivolare, come sempre poi nella vita e nel tempo che verrà.

Ti ricordi?
Sentivi, forte e potente, quel senso di libertà.
E c’eravate tutti voi ed era un giorno speciale.
E stavate a piedi scalzi e il ciondolo sul tuo petto seguiva il ritmo del tuo cuore.

Il cavallino di legno di Achille Testa

Fotografare, fermare il tempo e tramandare un ricordo: oggi è un gesto consueto e ormai alla portata di chiunque, in altre epoche farsi ritrarre era una questione per molti versi complessa e riservata per lo più a talentuosi fotografi professionisti.
Si seguivano precisi canoni, si reiteravano pose ed espressioni, ho appreso alcune particolarità proprio su alcuni testi dedicati all’argomento, le fotografie del passato erano costruite davvero con mirabile cura.
E i maestri della fotografia avevano nei loro studi veri e propri scenari e tutto l’occorrente per ritrarre i vari soggetti: divanetti, tavolini e sedie, libri e ventagli, tende e sfondi dipinti.
Questi accessori poi spesso passavano da un fotografo all’altro, un’analisi approfondita ed entusiasmante dell’argomento si può trovare nel volume Vivere d’Immagini curato da Elisabetta Papone e Sergio Rebora, su quelle pagine la Dottoressa Papone espone con maestria questa tematica.
I bambini erano certo soggetti difficili da ritrarre: i bambini non stanno mai fermi e presumo che anche i composti piccini del passato avranno pur sempre avuto le loro turbolenze!
Tic, tac, tic, tac, mettiamo indietro le lancette dell’orologio e andiamo in Salita Pollaiuoli, nel vivace caruggio ha il suo studio il bravo fotografo Achille Testa.
E guardate che meraviglia ha in serbo per i suoi piccoli clienti: un cavallino di legno con tanto di criniera e una bella carrozzina dietro.
Nello studio di Achille Testa arriva anche questa piccola peste: malgrado l’abito dalla fisionomia io penso che si tratti di un maschietto, del resto io ho una foto del fratello di mia nonna con addosso un vestito molto simile.
La manina stringe le briglia, un sorriso illumina il suo viso, chissà che voglia di giocare con quel bellissimo cavallino!

Sapete, quando mi è capitata tra le mani questa fotografia ho avuto subito l’impressione di trovarmi davanti qualcosa che avevo già veduto.
Un’immagine, un gesto ugualmente ingenuo e carico di meraviglia, la gioia di un’altra infanzia.
Il cavallino di legno di Achille Testa sarà di certo stato molto ambito dai bimbi che passavano in quello studio, posò accanto al cavallino anche questa bimbetta con i suoi boccoli e i suoi pochi anni.
Ha l’abitino candido con i pizzi leggeri e raffinati, un fiocchetto tra i capelli e una posa esitante e timida, nella carrozzina è posata una piccola bambola.
In un giorno di un altro tempo, in un tempo da ricordare quando anche lei venne fotografata vicino al cavallino di legno di Achille Testa.

Il Fiore di Pegli

Era il tempo di un diverso giugno: correva l’anno 1908 e la ridente località di Pegli, allora comune autonomo, era meta prediletta di esclusive vacanze molto gradita anche dagli stranieri.
Il clima dolce, la bellezza del luogo, le lunghe spiagge sulle quale ritemprarsi, le lussuose ville immerse nel verde rigoglioso: queste e molte altre erano le attrattive di Pegli.
Il tempo poi scorrerà e la bella località del ponente genovese verrà inclusa nella Grande Genova come molte altre delegazioni.
In quel Novecento nascente, molti sono i vanti di questa parte della nostra regione e il merito è anche del Signor Emilio Ruffino, la notizia che lo riguarda venne pubblicata su Il Lavoro del 19 Giugno 1908, nell’articolo Pegli viene definita la gemma della Liguria.
E veniamo al Signor Emilio, io lo immagino mentre viene accolto ed elogiato per le sue doti di lungimirante imprenditore, la notizia del suo successo si è certo sparsa tra i suoi concittadini e tutti vogliono complimentarsi con lui.

E d’altra parte chi non ha sentito parlare del Fiore di Pegli?
Ah, è questa la sublime creazione del Signor Emilio: il Fiore di Pegli è il suo rinomato vino bianco prodotto con le uve dei vigneti che in questo 1908 coprono le colline della bella Pegli.
È un vino apprezzatissimo, il Signor Emilio lo ha portato in giro per l’Europa e ha fatto così conoscere all’estero questa autentica eccellenza regionale.
Il Fiore di Pegli ha così ottenuto diversi riconoscimenti: all’Esposizione di Madrid del 1907 il vino del Signor Emilio si è guadagnato il diploma di onore, la croce al merito e la medaglia d’oro.
E non basta, il nostro intraprendente imprenditore, felice di cotanto successo, ha pensato bene di portare il suo profumato vino anche all’Esposizione di Londra e Parigi tenutasi nel marzo del 1908.
Giubilo, gioia e felicità!
Il Fiore di Pegli è stato talmente apprezzato da guadagnarsi la massima onorificenza dell’esposizione: diploma Gran Prix e medaglia d’oro.
A onore e vanto della bella Pegli, della nostra Liguria e di colui che ebbe questa splendida intuizione.
Si legge nell’articolo che il Signor Emilio espose i suoi diplomi nel suo locale nuovo di zecca nella ridente Pegli e immagino che i suoi clienti abbiano fatto la fila per assaggiare questo vino così apprezzato anche all’estero!
È passato un po’ di tempo da allora e, come comprenderete, purtroppo mi è impossibile far due chiacchiere con questo ligure che seppe dar lustro alla sua Pegli: ho letto la notizia che lo riguardava e ho pensato che fosse giusto condividerla con voi.
E allora idealmente alziamo i nostri calici ricolmi del Fiore di Pegli e brindiamo a lei caro Signor Emilio, in memoria delle sue medaglie e della sua lungimiranza.

Washington Square

Un libro raffinato per una vicenda scaturita da un aneddoto narrato allo scrittore Henry James dall’attrice Fanny Kemble, su quei fatti l’autore statunitense costruì un romanzo che fu pubblicato nel 1880.
Washington Square è la zona di New York dove abita il Dottor Austin Sloper con sua figlia Catherine: è una bella dimora, ricca ed austera, la residenza di persone benestanti e appartenenti alla buona società.
Pochi sono i protagonisti di questo libro, la narrazione si dipana attorno al fatale incontro tra Catherine Sloper e un certo Morris Townsend, uomo di sicuro fascino che all’apparenza sembra ricambiare l’interesse della ragazza per lui mentre il padre di lei ostacola quell’unione e scorge con spietatezza nel giovane Morris le caratteristiche dell’avventuriero desideroso solo di approfittare delle ricchezze di Catherine.
La trama in sé è piuttosto semplice e segue canoni precisi, tratto distintivo del romanzo è l’analisi psicologica dei personaggi: alla bassezza e alla superficialità di Morris fa da contrasto l’ingenua fiducia di Catherine continuamente messa sull’avviso dai moniti del padre.
La ragazza ha però dalla sua parte la zia Lavinia, lei offre la sua visione più romantica, è una voce che si sente sempre in sottofondo.
E di Catherine cosa sappiamo? Che ragazza è colei che erediterà le fortune del Dottor Sloper?
Non crediate che James sia stato generoso con la sua eroina, ecco come ce la presenta quando è ancora una ragazzina:

Non era brutta; aveva semplicemente un aspetto dolce, opaco, scialbo. Il più che si poteva dire di lei era che aveva un visetto grazioso e sebbene fosse un buon partito, nessuno aveva mai pensato di considerarla una bellezza.”

Eccola Catherine, l’avete davanti agli occhi, è una persona vera.
Aggiungeteci il fatto che lei è buona, gentile, affabile, a suo modo ingenua, è vivace ma non è intellettualmente curiosa e ha grande stima e rispetto del padre.
Figuratevi cosa può accadere nel cuore di una ragazza simile quando si imbatte in un uomo privo di scrupoli come Morris Townsend.

La vicenda si dipana seguendo i sentimenti di lei, la psicologia di Catherine è il vero filo conduttore del romanzo, Henry James è come sempre un maestro nell’indagare l’animo umano e nel far scorgere al lettore le insicurezze della protagonista, nell’evidenziare quel suo reggersi in equilibrio tra un’immaginaria speranza e un senso incombente di sconfitta.
Del resto, tenete presente, per Catherine l’amore è una faccenda complicata:

L’amore reclama certe cose come un diritto, ma Catherine non aveva coscienza dei suoi diritti; riteneva soltanto di aver ricevuto una grazia immensa e inaspettata.”

Ed è questa la finezza di James, riga dopo riga svela l’animo di questa ragazza: la vediamo crescere e divenire adulta, la seguiamo dibattersi nelle sue contraddizioni e in quel sentimento che lei prova e che l’accompagna per i giorni della sua vita, nella crudezza di certe parole del padre verso di lei.
E la vediamo partire: come molte giovani del suo tempo anche Catherine compirà il suo grand tour, un viaggio in Europa che farà anche la più celebre creatura scaturita dalla penna di Henry James, quella Isabel Archer protagonista di Ritratto di Signora.
Catherine conoscerà illusione e disincanto, fermezza e mortificazione, resterà come inespresso il suo desiderio di riscatto e rivincita anche se lei troverà in qualche parte del suo animo la forza per difendersi dalla crudeltà della vita.
Si prova tenerezza per Catherine, si vorrebbe sedersi accanto a lei, in quella stanza nella grande casa di Washington Square ed ascoltare le sue confidenze sull’amore fragile che ha segnato il suo destino.

Davanti al tuo mare

Ti ricordi?
Portavi una vestina chiara e leggera, avevi la frangetta e un grande fiocco sulla testa.
E stavi là, scalza, sulla spiaggia.
E ti ricordi com’era quella sensazione?
I sassi bruciavano per il sole e tu ti mettevi a ridere e intanto correvi a mettere i piedini nell’acqua.
Non avrai dimenticato mai, io credo, le tue titubanze e al contempo il tuo intrepido coraggio, erano per te i giorni della felicità e delle nuove esperienze.
Ti ricordi?
Ti hanno dato un salvagente e tu hai posato là sopra la tua manina.
Eri esile come un giunco, briosa come una pioggia d’estate, spontanea come un arcobaleno improvviso.
Eri timida anche, a guardarti io credo che sia così.
E forse poi sarà passato il tempo, tu avrai ripensato a te in quei giorni d’infanzia.
Portavi una vestina leggera e avevi tanti giorni davanti.
E sorrisi per rallegrarti, abbracci, dolcezze e sogni, sogni, sogni.
Ti ticordi?
Eri là, davanti al tuo mare.

A far shopping nel 1902

Amiche care, armatevi di guanti, ombrello da passeggio e cappellino d’ordinanza e venite con me: sciameremo gioiose per le strade della Superba intente a far shopping nei negozi più in voga della città, a Genova non ci facciamo mancare nulla, mi pare ben evidente!
E in questo mirabolante anno 1902 molte sono le occasioni per spendere e spandere, quella è un’arte nella quale sono maestra e così lasciatevi guidare, sceglieremo i nostri negozi consultando il Lunario del Signor Regina del 1902, ne possiedo giusto una copia e tra queste pagine sono riportate diverse pubblicità: i bravi commercianti genovesi le studiano tutte per far conoscere i loro negozi.
E così, in primo luogo mi fermerei in una lussuosa sartoria di Via Carlo Felice, la strada poi si chiamerà Via XXV Aprile ma al principio del ‘900 conserva ancora quel toponimo.
È un negozio di straordinarie eleganze e chiaramente si parla francese.

Certo, noi amiamo avere un guardaroba ricco e vario: allora facciamo un salto anche da Perani, tra l’altro il numero di telefono è facile da ricordare, sono soltanto tre numeri!

Tutte noi, chiaramente, abbiamo una passione per le scarpe e certe calzature viennesi fanno proprio al caso nostro.
Amiche, guardate la vetrina, quanta scelta e quanta varietà!
Come si legge sulla pubblicità, qui si eseguisce qualsiasi commissione ma poi passerà il tempo e si userà dire: si esegue qualsiasi commissione.
Eh, le parole sono musica, a volte!

Mi duole dirvelo ma ci toccherà fermarci anche in un altro negozio, prima o poi la moda del busto passerà, in estate e con il caldo è un autentico supplizio!

A seguire penso che potremmo dirigerci dal signor Pesce e soffermarci nel suo salone con tutta la calma del caso per una bella messa in piega e per il meritato relax.
Qui c’è anche il ventilatore, una bella comodità per noi clienti!
E c’è un’ampia scelta di profumi italiani e stranieri, potrete acquistare la fragranza che più vi aggrada.

Infine, care amiche, vorrei fare un salto dal signor Campanella, qui conoscono davvero tutti i segreti nell’arte della valigeria e della pelletteria.
E poi vendono dei superbi bauli imperiali, potremmo mai farne a meno?

Per non dire di un’altra preziosità indispensabile per riporre i nostri raffinati cappelli: una cappelliera in legno, rifinita di tela e cuoio, con una bella serratura resistente.
Ammettetelo, era da tempo che ne cercavate una ed eccola qua!
È stato bello fare acquisti insieme a voi, arrivederci al prossimo giro, porteremo di nuovo il mio Lunario del 1902 e scopriremo altri fantastici negozi della vecchia Genova.

Ai bagni

E nel tempo di giugno si va ai bagni, l’acqua è ancora fresca e la spuma frizzante del mare fa tremare le caviglie.
Le senti le voci allegre dei bambini?
Corrono incontro all’onda tra le risate e si sfidano a chi si tuffa per primo, ognuno vuole essere il più temerario, così sarà anche molti anni dopo: la spiaggia è il luogo della libertà e delle spensieratezze.
Tra questi bagnanti, in questo altro tempo, c’è anche lei e questa è una fragile memoria di carta di questa signorina amata, così viene definita sul retro della fotografia.
Impacciata e non tanto disinvolta nel farsi ritrarre su questi sassi nel tempo d’estate, chissà quale spiaggia fu scenario delle sue timidezze.
Allora, in quei suoi anni, erano molto in voga le lunghe e ampie spiagge del ponente genovese, era una bella consuetudine andare a fare i bagni proprio sotto la Lanterna, in questa estate che verrà desidero dedicare spazio a certi stabilimenti balneari del nostro passato e quei giorni distanti.
Così ho deciso di iniziare da lei e forse qualcuno di voi potrebbe osservare che questa immagine è tutta rovinata e ha anche diverse macchie, certo non è la fotografia più bella della mia collezione.
L’ho scelta perché è il ricordo di lei: la signorina amata, ai bagni.
E ha una cuffietta in testa per ripararsi dal sole e con una mano sembra trattenere un lembo del suo pesante costume per coprirsi il ginocchio.
E ha gli occhi grandi, i lineamenti regolari, sembra così dolcemente imbronciata.
Nel tempo di un’altra giovinezza e di una diversa estate.

Le amiche di Adelina

Tra loro avevano questa buona consuetudine: si scrivevano belle cartoline per rinnovare un affetto mai mutato, per ricordarsi reciprocamente del legame di amicizia che le univa.
E così le amiche di Adelina sceglievano per lei i disegni più belli, i cartoncini con i particolari graziosi e i fiori dai toni delicati.
E per lei era una gioia trovare quelle parole dolci nella buca delle lettere: Ada ed Elisa scrivevano spesso alla loro amica Adelina e lei ricambiava sempre la loro cortesia.
E rispondeva loro con identico garbo, era un tratto distintivo di questi scambi cortesi.
Chissà, forse era anche un piacevole passatempo scegliere la cartolina giusta e poi mettersi al tavolino davanti alla finestra e con bella calligrafia indirizzare alcune parole a persone così care.
Gentili amiche, accettate rose e baci, così scriveva Adelina.

E la cartolina che lei scelse per le sue amiche è una preziosità di colori pastello e disegni romantici, certi dettagli sono evidenziati da applicazioni di certi brillantini che restano in rilievo.
Da Adelina per le sue amiche Ada ed Elisa, questi nomi hanno tutta la dolcezza di una giovinezza vissuta in un tempo distante.

E sapete, ho chiaramente l’indirizzo delle signorine Ada ed Elisa, abitavano nel mio quartiere e ho così pensato di portare questa cartolina proprio là dove loro abitavano.
E lo so, non troverò le ragazze ad aspettarmi, eppure sarà come vederle: che felicità, è arrivata nuova cartolina dalla nostra cara Adelina!
E che splendore, quanta delicata bellezza.
Andrò proprio là, davanti a quel palazzo.
E se mi conoscete bene sapete già che lo farò davvero: io credo che anche Adelina ne sarebbe contenta.

Saline Conti Vecchi: dove vivono i fenicotteri

Vi porto ancora davanti al nostro mare, su una diversa riva, nella zona di Cagliari.
La settimana scorsa sono stata infatti nel capoluogo sardo dove ho partecipato agli eventi conclusivi di ItinERA, un progetto turistico che vede coinvolte 5 diverse regioni: la Sardegna, la Liguria, la Toscana, la Corsica e il Var.
La finalità di ItinERA è promuovere percorsi, itinerari, escursioni ed esperienze nel segno della sostenibilità ambientale e dell’ecoturismo in regioni ricche di storia e di meraviglie naturalistiche.
Ringrazio così per l’accoglienza e per il cortese invito la Camera di Commercio di Cagliari che ha organizzato l’evento e la Camera di Commercio di Genova per avermi coinvolto in queste belle giornate.
Nel programma era prevista anche una visita alle Saline Conti Vecchi di Assemini, là dove vivono i fenicotteri.

L’epopea del sale nasce in questa zona sul finire degli anni ‘20, si deve questa impresa industriale all’idea geniale dell’Ingegner Luigi Conti Vecchi che da imprenditore di talento intuì la possibilità di investire in maniera utile e proficua in quest’area della Sardegna a breve distanza da Cagliari.
Le saline furono realizzate dalla bonifica di uno stagno, il progetto di Conti Vecchi portò crescita e benessere in questa zona della Sardegna, l’industria diede infatti lavoro a molti sardi e attorno ad essa sorse una comunità operosa che da questa attività poteva trarre il suo sostentamento.
Il sito industriale è ancora produttivo, la zona ospita una vasta area naturalistica e si è mantenuto il sito di archeologia industriale.
Le saline Conti Vecchi sono attualmente un bene protetto dal FAI e qui i visitatori potranno ammirare la bellezza incomparabile di certe creature che hanno eletto questo luogo a loro dimora.

I magnifici fenicotteri rosa trovano infatti nelle saline il loro habitat ideale.
Queste splendide creature si nutrono di artemia salina, un piccolo crostaceo dal colore rosa al quale questi uccelli devono il loro caratteristico colore.

Sarete condotti in giro nelle diverse zone con un trenino apposito che percorrerà le aree che fiancheggiano le vasche salanti e così potrete vedere gli abitanti del posto e apprezzare la loro bellezza.

Anche la flora presenta certe particolarità, ad esempio qui si nasce la salicornia, una pianta che nella salina trova terreno adatto per crescere e proliferare.
Questo è un luogo da difendere, tutelare e valorizzare per la sua ricchezza, in questa zona vivono anche aironi, anatre e falchi.

La guida vi spiegherà inoltre che accanto ai fenicotteri rosa si possono vedere uccelli dal piumaggio grigio: questi sono i piccoli dei fenicotteri.

Splendide creature che vivono in perfetta armonia in questo ambiente a loro congeniale.

Qui dove il panorama offre scorci insoliti.
Cielo azzurro, foglie che fremono al vento di Sardegna, il candore del sale.

Mentre gli uccelli si levano in volo sull’acqua.

Una ricchezza di questa terra dai molti contrasti, una visita particolare che vi permette di assistere allo spettacolo della natura.

La visita alle Saline Conti Vecchi comprende anche diversi approfondimenti sulla storia dell’impresa industriale, ci sono gli edifici che ospitavano i laboratori e le officine, qui trovate esposte certe attrezzature di quell’altro tempo.

Inoltre io ho trovato particolarmente interessante il video che narra la nascita, la storia e le vicende di questo luogo: sono storie di vite e di persone, di nuovi inizi e di speranze di un futuro migliore, sono storie di fatiche e di caparbietà.

Nel luogo dove si librano queste creature leggere, là dove vivono i fenicotteri.

Nel luogo dove ebbe inizio l’epopea delle saline, sogno realizzato dall’Ingegner Conti Vecchi.