Un pensiero ardente

Ah, l’amore, l’amore può essere talvolta una faccenda complicata e non sempre è facile trovare le parole per esprimere le proprie emozioni.
Ah, l’amore, l’amore espresso in quell’altro tempo lontano sembra a noi forse più dolce e romantico, quella era del resto l’epoca delle cartoline.
E per dichiararsi occorreva una bella penna stilografica, un poetico fantasticare con una predilezione per la rima e un cartoncino scelto con attenzione per l’amato bene.
Un fiocco celeste, un mazzo di fiori rossi, un sentiero che si snoda nei verdi prati, le rondini in volo e una casetta di campagna.
E una mano ferma che con bella calligrafia vergò queste dolci parole al ritmo dei battiti del cuore:

O rondini che andate libere e liete per il ciel lucente a lei che adoro il mio pensiero ardente gaie portate.

E chissà quale emozionato sorriso avrà illuminato il viso della destinataria mentre leggeva queste tenere righe.
Avrà conservato la cartolina tra le pagine di un libro, l’avrà tenuta da conto come la preziosa memoria di un amore grande.
Lei portava un nome che non è più di moda: si chiamava Ada.
E forse anche lei avrà saputo che l’amore, a volte, è una faccenda complicata.
A volte, invece, è palpitante ed eterno come un pensiero ardente.

La gioia di Lulli

La gioia di Lulli è in ogni suo respiro, nella sua dolcezza di giovane madre.
Così aggraziata e leggiadra, porta i folti capelli in una morbida treccia che tiene raccolta sulla nuca, ai lobi ha gli orecchini con le pietre preziose, il suo abito raffinato è impreziosito da pizzi leggeri e passamanerie, lei è così semplicemente radiosa nella sua materna femminilità.
La gioia di Lulli è nella sua postura amorevole e protettiva così mirabilmente colta dal fotografo Achille Testa.
E il suo sorriso luminoso si posa sulla sua creatura, il suo piccolino ha questa vestina tutta pizzi con un gran fiocco lucido sul davanti.
Il futuro è quel piccino che guarda verso il fotografo schiudendo le tenere labbra rosate.
Il futuro è nell’avventura di vederlo crescere e diventare grande.
Il futuro è nella grandezza di un sentimento che non ha pari ed è destinato a durare per sempre.
A tergo di questa bella immagine una gentile mano femminile, forse quella di una nonna orgogliosa, ha scritto alcune parola colme di affettuosa fierezza specificando: invio la fotografia di Lulli col suo bimbo di sei mesi.
E c’è tutta l’essenza di una vita in questa dolcissima immagine: è la gioia di Lulli, così autentica e densa di emozione.

Sul prato

Un vestito leggero, una stoffa semplice, delicata e primaverile.
Le maniche corte, la pelle diafana e chiara.
La mano in grembo, al collo una lunga collana con le perle grandi.
Un sogno segreto, un desiderio che non sai dire, un guizzo di felicità negli occhi.
I capelli raccolti, le fossette a illuminare le guance.
Le scarpe con il passante, un ombrellino in una mano.
E quel sorriso, uno di quelli che non si sa raccontare, è un sorriso che svela gioia di vivere, fiducia, speranza, pulizia di sentimenti e grandezza di cuore.
È il sorriso di lei, seduta così, in un giorno distante, sul prato.

Primavera al Righi

E venne il tempo di primavera, stagione dolce e così generosa di tante bellezze.
Ancor più gradevole il clima è là sulle alture dalle quali si ammira tutta Genova, sul Righi dove si respira aria fresca e pura, là si passeggia mentre le cime degli alberi ondeggiano sospinte da brezza lieve e il sole ristora e conforta.
Per alcuni sono istanti da ricordare e allora ci si mette tutti in posa davanti al fotografo Luigi Tanhoffer, sarà lui ad immortalare questo momento cosi speciale.
Generazioni diverse, l’impronta dello stesso sorriso.
L’eleganza fastosa dei cappelli, i pizzi ricercati, la postura aggraziata, il gesto volitivo della donna più giovane che regge in quella maniera quello che sembra essere un parasole.
E lo sguardo di lei, saldo e sicuro, c’è tutto un mondo di incrollabili certezze in quei suoi occhi.

In un tempo che non so c’è anche un gentiluomo seduto su una bella sedia di legno, egli stringe in una mano un bastone da passeggio, sfoggia baffi curatissimi e trovo che abbia una certa saggezza dipinta sul volto.
E che stile sofisticato, in un giorno distante là sul Righi.

E poi i pensieri, a volte, vanno via.
Volano verso i desideri nascosti, si impigliano nelle speranze inespresse, vagano nei sogni da far divenire realtà.
E denso di questa bellezza è lo sguardo della signorina con il cappello a tesa larga, così perduta nella sue divagazioni di fantasia.

Era un tempo del passato e a me piace credere che fosse una luminosa giornata di primavera.
Lassù, nella dolcezza del Righi.

Il Ristorante di Catterina Pozzolo alla Guardia

E vennero poi certe domeniche che si trascorrevano lassù, sulla vetta del Monte Figogna, là dove lo sguardo si perde a cercare la città e l’orizzonte, là dove si arriva per raccogliersi in preghiera al Santuario di Nostra Signora della Guardia.
Lassù, nella bellezza del cielo sfolgorante e in questa magnifica altezza.

Il piazzale, la grande chiesa, i visitatori che portano alla Madonna i loro pensieri e le loro speranze, la lunga strada per arrivare fin lassù.
Un strada in salita ma percorsa con la fiducia nel cuore e con il desiderio intimo di giungere infine alla tanto desiderata meta.

In certe giornate del tempo passato, lassù sul Monte Figogna, ad attendere i pellegrini c’era anche lei: il suo nome era Catterina Pozzolo.
E immagino che non si dispiacerebbe di sapere che qui oggi si parla di lei e del suo ristorante, anzi oso persino sbilanciarmi e vi dirò che secondo me quella che vi mostro ritratta nella sua cucina è proprio lei, la signora Catterina!
Oh, Catterina sarà stata una cuoca sopraffina, specializzata in manicaretti e ricette tradizionali, in quei pentoloni capienti forse ribolliva un ricco minestrone di verdure fresche o magari un gustoso ragù per condire i ravioli.
Dopo la camminata fin lassù tutti al ristorante di Catterina che con i suoi piatti di certo sarà stata in grado di soddisfare anche i palati più esigenti.

E poi il ristorante era un splendida posizione, confortevole e ombreggiata, con i tavoli all’aperto per la bella stagione e anche con tre confortevoli sale da pranzo e persino un bel terrazzo.
E chi non vorrebbe pranzare in un posto accogliente come questo?

Ed ecco poi l’intera brigata di cucina, ognuno intento nel proprio lavoro.
E poi pile di piatti, bicchieri di vetro, mestoli appesi, posate luccicanti, casseruole, padelle, pentoloni e coperchi.
E un profumo di cose buone e casalinghe che pervade le sale, che delizia!

Tutte le immagini che avete veduto sono tratta da un’unica cartolina, è un cartoncino completamente dedicato a questa attività e certo sarà capitato tra le mani di molti pellegrini e avrà suscitato il desiderio di entrare nel bel locale così dettagliatamente presentato.
E con la nostra fantasia e con un mirabile viaggio nel tempo alla fine ci siamo stati anche noi: sul Monte Figogna al magnifico ristorante di Catterina Pozzolo.
E a tutti voi un saluto dal Santuario di Nostra Signora della Guardia.

Ragazze così

Ragazze così.
Sorridono, portano la frangetta messa di lato, hanno i capelli morbidi e mossi.
Due di loro sono poco più che bambine, forse sono le sorelle minori delle ragazze più grandi.
Ragazze così, un grande fiocco, una taschina sul petto, gli abiti semplici.
Sguardi puliti, pose garbate, atteggiamenti ritrosi.
Ragazze così, simili a molte altre vissute nella loro epoca, diverse a loro modo dalle ragazze di adesso.
E ognuna coltiverà la propria ambizione, il suo sogno segreto, forse una sarà maestra e l’altra diverrà sarta, forse ognuna di loro nasconde nel cuore un’aspirazione che non sappiamo indovinare.
Ragazze così, saranno mogli e madri, saranno donne adulte in un periodo dalle molte difficoltà, dimostreranno ammirevole forza, coraggio e tenacia.
Tireranno su i loro bambini con amore e saggezza, racconteranno ai loro nipoti le memorie delle loro vite.
Quei ricordi, quelle parole affidate da una generazione all’altra saranno un’eredità grande e preziosa, da custodire con cura.
Troviamo i loro sguardi in una vecchia fotografia, suscita tenerezza la loro dolce ingenuità.
Sono ragazze così, speciali e uniche, nel tempo della loro primavera.

Una giornata con Els e Irene

Ed eccole: finalmente le mie amiche olandesi sono tornate a Genova.
Questo così è il breve racconto di una bella giornata trascorsa insieme tra chiacchiere, passeggiate, racconti, risate e bellezze da scoprire.
Il nostro giro è iniziato là, sotto i porticati di Staglieno e chiaramente non poteva mancare un saluto a Caterina Campodonico, ai miei angeli più amati e alle sculture più affascinanti e suggestive.

Genova ci ha regalato un clima incantevole e un radioso cielo terso, l’ideale per andarsene a zonzo.
E naturalmente siamo passate anche in Spianata Castelletto, come ben sapete da lassù si gode di un magnifico panorama e Els e Irene lo hanno apprezzato.
E così, ringhiera, mare blu, sorrisi, tetti d’ardesia e occhiali da sole.
E un caffè al tavolino e ancora chiacchiere, come si fa tra amiche vere.

E poi, ancora, salendo verso casa mia, ci siamo fermate alla solita fermata dell’autobus, proprio quella dove si trovano sempre sedie e arredi di varia natura.
E sapete una cosa? Avremmo voluto trovare un divanetto per riposarci un po’ e invece non c’era nulla!
Da qui il significativo gesto di Els che apre le braccia per indicare che il gabbiotto è proprio vuoto.

E poi per finire la giornata ci siamo concesse una piacevole passeggiata tra Boccadasse e Corso Italia e si è unita a noi anche la mia amica Anna Rosa.
E così, onde, colori di Genova, cioccolata calda al tavolino, progetti e ancora bellissime chiacchiere.
Els e Irene sono due persone fantastiche, ci siamo incontrate grazie a questo blog ed è un privilegio poter dire di conoscerle, ogni volta mi lasciano in dono buon umore e rinnovato ottimismo.
Grazie amiche care, è sempre un vero piacere passare del tempo con voi!

Ritratto di famiglia nel 1922

Una famiglia nel lontano 1922: la loro sembra soltanto una comune fotografia senza insolite particolarità.
Eppure qualcosa ha colpito la mia attenzione e a mio parere il merito è del fotografo Achille Testa, nei suoi ritratti ritrovo spesso una cifra stilistica di notevole raffinatezza e la sapiente capacità di cogliere le sensazioni e gli stati d’animo.
Ecco così l’amore, sta tutto lì, racchiuso in un fragile cartoncino rettangolare.
Ed ecco l’affabile dolcezza di una giovane mamma e il suo gesto protettivo e delicato: nella sua mano tiene le dita piccine della sua creatura.
Madre e sposa, lei ha i tratti del viso così regolari e si distingue per la sua sobria eleganza, indossa un bel cappello con una piuma e porta al polso un braccialetto liscio ed essenziale con una sola pietra al centro.
Madre e sposa, la sua emozione è così fissata nei suoi occhi spalancati e nelle sue labbra appena socchiuse.
E ancora, guardate il suo consorte: sorride benevolo, nella suo composta fierezza appare così orgoglioso della sua bella famiglia, ha questa felicità vera nello sguardo colta con puntualità dall’abile fotografo.
Tra loro la gioia vera: frangetta, occhi chiari e vispi, labbra rosa a cuore e tutta la vivacità dei suoi pochi anni.
Il futuro è sempre un libro da scrivere per ognuno di noi, taluni lo sanno attendere e conquistare con quella luce negli occhi, forti del calore dei propri affetti.
Così li ho osservati: loro tre insieme e il loro segreto bellissimo, l’amore e la felicità in un ritratto di famiglia nel 1922.

E ti ricordi di te

E ti ricordi di te.
Molto tempo dopo, ti osservi ancora nel tempo fuggito via.
E ti ricordi di te appena ragazzina.
E ti ricordi di te: eri timida e impacciata, a dire il vero.
E ti rammenti anche di lei, non potrebbe essere diversamente.
Tu, seduta sulla poltroncina nello studio del fotografo.
L’abito con gli inserti di velluto e il colletto ampio, la spilla, i piccoli orecchini pendenti ai lobi, i capelli crespi raccolti con cura.
E lei accanto a te, con i guanti in una mano e i fiori nell’altra.
Ti ricordi di te?

E forse ti rammenti della tua borsina di maglia dorata, voi due l’avevate uguale.
E tu avevi al collo una catenella lunga e sottile e un piccolo crocifisso che restava così posato sul ginocchio e sulla tua gonna e forse ti ricordi che prima di essere donna sei stata una ragazza proprio così.

E ti ricordi di te.
E ti ricordi di quel tuo gesto vezzoso: chinarsi, stringere con le dita i nastri che chiudono le tue scarpe e sistemarli a dovere, perché le ragazze giovani sono sempre un po’ ambiziose, in ogni tempo.
Le fanciulle come te amano gli stivaletti all’ultima moda e gli accessori giusti e tu questo te lo ricordi bene, io lo so.

Ora poi, in realtà io non so nulla di te, soltanto mi sono messa a divagare sulla tua fotografia, le immagini come questa contengono già, a mio parere, vite intere: racchiudono il tempo che verrà, le gioie e le speranze, le incertezze e le piccole conquiste.
Con gli occhi della fantasia ti ho veduta poi molto anni dopo: già donna, stringi la fotografia tra le dita e la osservi.
Come io osservo te, adesso.
E mi viene così spontaneo farti quella domanda, sai.
Dimmi, ti ricordi di te?

L’ultimo amore

Doveva essere un amore grande a far battere i cuori di Giuseppina e Mario, lei scriveva a lui parole dolci e sentimentali.
Da Giuseppina al suo amato Mario, a quanto sembra lei era solita inviare al suo innamorato certe cartoline e alcune di esse ora appartengono a me, ho anche già avuto modo di mostrarvene alcune: in una traspaiono certi romanticismi, un’altra invece è accompagnata da palpitanti parole d’amore.
Così Mario avrà conservato questi preziosi cartoncini con la dovuta attenzione, chissà poi quali cartoline avrà scelto lui per la sua Giuseppina.
Lei così appassionata e romantica, lei così amorevole e affettuosa.
Lei che forse avrà avuto un ritrattino del suo adorato Mario tra le pagine di un libro di poesie.
Lei che lo attendeva con trepidante speranza, proprio come la giovane che compare sulla cartolina che vedete qui sotto: una fanciulla con l’abito celeste e leggero, fiori profumati in grembo, i boccoli pettinati con cura, una piuma vaporosa sul capo.
E lo sguardo sognante e innamorato, fiducioso di un sentimento destinato a durare per sempre.
Per tutti i giorni della vita.
Senza finire mai.
Proprio con quella disposizione d’animo così perfettamente descritta da uno scrittore a me molto caro.

Men always want to be a woman’s first love. That is their clumsy vanity.
We women have a more subtle instict about things.
What we like is to be a man’s last romance.

Gli uomini vogliono sempre essere il primo amore di una donna. Quella è la loro sciocca vanità.
Noi donne abbiamo un istinto più sottile per le cose.
Ciò che desideriamo è essere l’ultimo amore di un uomo.

A woman of no Importance – Oscar Wilde