La Liguria a tavola: lo stoccafisso alle olive

Questa è una ricetta trovata nel grande quaderno dove mio papà raccoglieva meticolosamente i procedimenti per i suoi preziosi manicaretti, questo è anche il mio modo prediletto per gustare una specialità che ha i profumi genuini del mare.
La ricetta dello stoccafisso alle olive verdi è riportata in un vecchio ritaglio che presumo sia stato tratto da qualche giornale o forse da un calendario degli anni ‘70, vi è anche riportata la fonte ed è un nome autorevole: la ricetta è tratta da “La vera cucina di Genova e della Liguria” di Aidano Schmuckher, celebre e autentico paladino della genovesità.
E così oggi la ripropongo a voi e userò parole mie.
Dunque, questi sono gli ingredienti che vi serviranno per 4 persone: 8 hg di stoccafisso, ½ Kg di patate, 1 hg di olive verdi in salamoia (io prediligo le olive giganti), ½ hg di capperi sotto sale (io uso i capperi sotto aceto), prezzemolo, sedano, cipolla, una carota, vino bianco, olio extravergine di oliva, sale.

Buttate lo stoccafisso nell’acqua bollente e lasciatecelo per alcuni minuti, dopo averlo tolto dall’acqua privatelo della pelle e di tutte le lische, quindi fatelo a pezzetti e tagliate le patate a fette alte circa un dito.
Tritate con la mezzaluna la cipolla, la carota, il prezzemolo, il sedano e i capperi, fate soffriggere questo battuto per qualche minuto nell’olio extravergine di oliva, io in genere amo utilizzare per questa ricetta la pentola di terracotta.
Quindi dopo aver fatto andare il soffritto buttate nella pentola contemporaneamente lo stoccafisso in pezzi, le patate e le olive e lasciate rosolare per qualche istante, di tanto in tanto bagnate con del vino bianco o con dell’acqua, aggiungete il sale e lasciate cuocere.
Il piatto sarà pronto quando saranno cotte le patate, non vi resterà altro che servirlo con un buon bicchiere di vino bianco.
E buon appetito a tutti con un piatto semplice e gustoso della nostra tradizione ligure!

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I sospiri di Carlotta

I sospiri di Carlotta non si sanno raccontare, risuonarono in certe antiche stanze illuminate da tremule fiammelle, nella casa dove lei visse i suoi giorni di sposa felice e giovane madre.
E così l’ho immaginata affranta, inconsolabile, smarrita e avvinta in un dolore per il quale forse le fu difficile trovare conforto.
Eppure Carlotta aveva forse questa forza nascosta che le donne spesso portano in dote senza neppure saperlo.

E forse lei usava recarsi al Cimitero Monumentale di Staglieno insieme ai suoi bimbi, proprio così è ritratta nel monumento dedicato al suo compianto marito Francesco Giuseppe Casella e opera dello scultore Giuseppe Benetti.

Monumento Casella (2)

Con i suoi piccini condivide gli istanti di raccoglimento e il saluto frequente a lui che se ne è andato troppo presto.

Monumento Casella (3)

Solleva con modi afettuosi il suo bimbo piccino verso l’immagine dell’amato padre.

Monumento Casella (4)

I suoi bimbi sono vestiti con gran gusto ed eleganza, non inganni il grande fiocco lezioso: i figli di lei sono due maschietti, sul finire dell’Ottocento si usavano questi abiti per i bambini.

Monumento Casella (4a)

Sono scolpiti nel marmo i nomi dei componenti di questa famiglia.

Monumento Casella (5)

Il maggiore dei due porta un cappottino con i bottoni grandi e un colletto di raffinato pizzo.

Monumento Casella (6)

E Carlotta quasi non appare e forse fu lei a volere questo.
Si intuisce la sua figura sottile avvolta in un pesante manto, si nota la sua materna femminilità nella sua posa e nei suoi modi.
Carlotta è nei suoi figli, nel frutto di quell’amore troppo presto compianto, in quel sentimento che lei prova per loro e in quell’amore che loro restituiscono a lei e a quel padre perduto.
E lei desidera che il suo amato compagno di vita sia ancora amato, ricordato e rimpianto.

Monumento Casella (7)

Carlotta è in questo respiro tenace della memoria, nelle ditina che sfiorano il volto benevolo e al contempo severo del capofamiglia.

Monumento Casella (7a)

Ed è in quelle mani giunte in speranzosa preghiera.

Monumento Casella (8)

Carlotta è nella sua forza caparbia, nella sua volontà di conservare i suoi più cari affetti e di tenere unita, in un cerchio di amore eterno, la sua cara famiglia.

Monumento Casella (9)

Di lei appena si nota il profilo aggraziato, nella sua silenziosa e potente presenza.

Monumento Casella (10)

Il tempo scorrerà, i figli cresceranno e da adulti torneranno in questo luogo e rivedranno il monumento di Giuseppe Benetti dove essi sono ritratti bambini accanto alla loro madre amorosa, nel tempo della perdita e dello smarrimento.

Monumento Casella (11)

E troveranno ancora conforto nell’immagine grandiosa di lei, nella forza del suo sentimento capace di superare ogni confine, in questo respiro potente di madre amorevole e amata.

Monumento Casella (12)

Piccoli marinai

Ed ecco i piccoli e intrepidi marinai genovesi all’opera sul blu di Genova.
Li incontro sempre e anche ieri mattina erano lì, al Porto Antico, se siete capitati da quelle parti magari li avete veduti anche voi.
Dunque, certi piccoletti fanno sfoggio di un certo sussiego, va detto!

E ognuno trova il posto adatto dove posarsi.

Questi simpatici tipetti sono piccini ma tenaci ed attenti, nulla sfugge allo sguardo di coloro che sono abituati a vivere sul mare.

E alcuni guardano lontano, forse immaginano nuove avventure, viaggi spericolati controvento e lidi diversi da scoprire per poi ritornare ancora qui, di nuovo.

E poi può persino capitare di trovare qualcosa di buono da sgranocchiare, nel caso è meglio mettere il bottino al sicuro e andarsene in santa a mangiare su una barca che loccia sull’acqua.

Ovvio che poi, in certi casi, la linea ne risente ma basta fare un po’ di movimento per tornare in forma, ecco!

Sono così i piccoli marinai, loro sanno sempre i trucchi giusti!
Girano in coppia, cianciano, confabulano, salgono sulle barche e tra l’altro viaggiano gratis!
E quando si stancano di navigare si alzano in volo e si fanno accompagnare dall’aria leggera e profumata di sale.

E tornano, tornano sempre davanti al mare azzurro di Genova.

 

Una sposa bellissima

Era una sposa bellissima, sulle sue spalle scendeva un candido e pregiato velo.
Lei era così giovane, aveva la pelle diafana e chiara, i tratti sottili, le labbra rosa, i capelli setosi pettinati in boccoli composti.
La sposa sembra quasi imbronciata nella fotografia che la ritrae accanto al suo consorte, lui le cinge la vita in un gesto di amorevole cura, lei tiene una mano posata con lievità sulla spalla di lui.
La sposa forse era emozionata e commossa, era una creatura meravigliosa e il suo sposo certo l’avrà guardata con ammirazione.
La sposa portava ai lobi piccoli orecchini di raffinata fattura, al collo aveva un ciondolo prezioso, parrebbe un cammeo.
E provo a immaginare che questi oggetti a lei appartenuti oggi siano conservati in qualche portagioie, tenuti da conto come frammenti di tempo perduto.
E forse qualcuno li rigira tra le mani senza sapere che furono un tempo di lei, lei li indossò nel giorno in cui andò in sposa.
Da lei ci separano molti anni, ci dividono un diverso modo di vivere e una differente concezione del mondo.
Eppure, sebbene lei sia così distante e imperscrutabile per noi, lei a me appare come una giovane donna consapevole di sé, non è impreparata ad affrontare il suo destino e lo fa con questa grazia.

La bellissima sposa portava fiori sul capo e boccioli simili sul petto e sotto di essi vibrava il suo respiro e batteva il suo cuore.
Lo sposo mi perdonerà, scrivo solo di lei, voglio anzi credere che lui ne sarebbe fiero.
La sposa era bellissima e forse divenne giovane madre di molti bambini e sorrise tanto nella sua vita, spero che abbia avuto in sorte poche lacrime.
E immagino che nel giorno del suo matrimonio qualche poeta abbia composto romantici sonetti che furono stampati su un libretto fermato con un cordoncino: poesie in rima per le fauste nozze di lui e di lei, si usava così a quel tempo.
Le mani degli sposi si intrecciano, gli occhi sono diretti verso un comune orizzonte, come i cuori e i pensieri, probabilmente fu il fotografo Giulio Rossi a dire loro di tenere questa postura per il ritratto di questo giorno così importante.
Accadde tanto tempo fa, nel tempo della felicità di due sposi.

Tramonto sul mare

Ha queste sfumature il tramonto sul mare, mentre il sole scende piano e pare quasi impigliarsi tra certi rami spogli nel tempo d’inverno.

Lentamente declina e cala oltre la costa che si vede passeggiando a levante, si specchia nell’acqua il magnifico sole.

Mentre appena si diffonde un chiarore di cipria che accarezza il profilo dei rilievi e il mare assume quel colore freddo e intenso.
E si resta, sui moli con le canne da pesca tra le mani, alla ringhiera semplicemente ad ammirare il tramonto.

Scogli, mare, un bagliore acceso in lontananza.

E il cielo si incendia di questa bellezza che è forza, vigore, nuovi inizi, stupore e meraviglia.

Così tramonta il sole in inverno nel tempo di gennaio.

E si resta, ascoltando la cantilena dolce delle onde mentre i gozzi giacciono adagiati in questa quiete.

E si resta davanti alla ringhiera, ad ammirare il sole che tramonta glorioso sul mare Genova.

Al Duca di Galliera, cittadino insigne

È tornata davanti agli sguardi dei genovesi l’opera magnifica eretta a gloria e memoria di Raffaele Luigi De Ferrari, Duca di Galliera e Principe di Lucedio, illustre genovese e benefattore della sua città.
Il monumento bronzeo è frutto del talento di Giulio Monteverde e venne posto nella zona antistante la Stazione Marittima il 12 Aprile 1896, qui trovate un mio articolo ad esso dedicato con le due differenti collocazioni che l’opera ebbe nel passato.

Dopo un accurato restauro ecco di nuovo risplendere il capolavoro di Monteverde ora posizionato in fondo a Via Corsica nel quartiere di Carignano, ancora di fronte al mare.

Monumento al Duca di Galliera (1a)

Il gruppo scultoreo è composto da tre figure mirabili per grazia ed armonia.
Benevolo e gentile è lo sguardo di lei: la Munificenza, dote che contraddistinse la figura di Raffaele De Ferrari per tutto il corso della sua vita.

Monumento al Duca di Galliera (2)

E accanto tiene il suo genio alato che le ispira bontà e generosità, costui ha le fattezze di vivace giovinetto dallo sguardo gioioso ed attento.

Monumento al Duca di Galliera (3)

Ai piedi della Munificenza siede pensoso e riflessivo Mercurio, il dio che rappresenta il Commercio, arte nella quale il nostro generoso concittadino eccelse in maniera superba.

Monumento al Duca di Galliera (4)

E sul monumento dedicato a De Ferrari è posto un medaglione con il suo profilo.

Monumento al Duca di Galliera (5)

Al Duca di Galliera, cittadino insigne, così si legge sul basamento che regge la statua: tra i molti meriti di Raffaele De Ferrari c’è anche l’aver donato i 20 milioni necessari all’ampliamento del porto di Genova.

Monumento al Duca di Galliera (6)

Glorioso si staglia il monumento nella sua perfetta armonia.

Monumento al Duca di Galliera (7)

Le tre allegorie condividono questo spazio in una comunione di intenti che aiuta, consola e solleva.

Monumento al Duca di Galliera (8)

Le tre figure sono poi citate nella seconda iscrizione, come la precedente anche questa fu scritta da Anton Giulio Barrili.
Con l’enfasi tipica dell’epoca il patriota e scrittore nomina così il patrio commercio, la vasta munificenza e il genio felice.
Non manca sul basamento lo stemma della città che si onora di essere patria di un così grande personaggio.

Monumento al Duca di Galliera (9)

E chi non sapesse quali siano i meriti del Duca di Galliera e quanto munifico sia egli stato nei confronti della sua città si rechi nella piazza centrale di Genova che ora porta il suo nome e varchi la soglia del palazzo appartenuto a Raffaele Del Ferrari e a sua moglie Maria Brignole Sale, l’edificio è ora sede di una banca.

Palazzo De Ferrari Galliera (1)

E nell’atrio campeggia un marmo sul quale si possono leggere i motivi per cui i genovesi debbano eterna gratitudine ai Duchi di Galliera.

Palazzo De Ferrari Galliera (2)

Per celebrare tanta generosità il talento di Monteverde lasciò alla città questo monumento, egli è anche autore della scultura dedicata a Maria Brignole Sale, moglie di Raffaele, qui potete ammirarne alcuni dettagli.

Monumento al Duca di Galliera (10)

In un giorno dello scorso novembre per un caso fortunato ho potuto assistere alla sistemazione di alcuni pregiati pezzi del monumento al Duca di Galliera, ho visto salire tra cielo e nuvole il caduceo di Mercurio e l’ala del Genio che sono stati poi sistemati nella loro originale collocazione.

Monumento al Duca di Galliera (11)

Monumento al Duca di Galliera (12)

Svetta l’opera grandiosa eretta in onore di un genovese che si distinse per i suoi meriti e per la sua generosità.

Monumento al Duca di Galliera (13)

Per la sua gloria sorride lieto il genio fanciullo capace di ispirare buone opere.

Monumento al Duca di Galliera (14)

E pare quasi avere il respiro della vita la leggiadra Munificenza dai tratti perfetti.

Monumento al Duca di Galliera (15)

E resta, assiso ai piedi di lei, Mercurio, il dio del Commercio, giovane vigoroso e fiero che tiene sul capo il suo elmo alato.

Monumento al Duca di Galliera (16)

Questa è l’opera magnifica che è ritornata sotto il cielo blu della Superba: fu eretta in onore del Duca di Galliera, cittadino insigne di Genova.

Monumento al Duca di Galliera (17)

Il presepe napoletano delle Suore Brignoline

L’antica tradizione del Presepe ancora vive nelle chiese e nei luoghi di preghiera e questo è il magnifico presepe allestito tra le mura della Casa Madre delle Suore di Nostra Signora del Rifugio in Monte Calvario.
Le suore dell’Ordine di Santa Virginia Centurione Bracelli, dette anche Brignoline, custodiscono nel loro convento questo presepe un tempo attribuito al Maragliano e alla sua scuola e in seguito riconosciuto invece come opera di Nicola Fumo, artista napoletano vissuto tra la fine del ‘600 e gli inizi del ‘700.
Queste statue lignee un tempo appartennero al nobile Gio Francesco II Brignole Sale, era lui a volere che questo presepe fosse allestito a Palazzo Rosso.

Vive la consueta vita di ogni giorno la comunità che accoglie la nascita del Redentore sotto la luce calda della nostra Lanterna.

Presepe (2)

E si cammina verso il luogo dove Egli è venuto al mondo.

Presepe (3)

Recando doni per la Sua nascita.

Presepe (4)

Con una cesta colma di frutti e con la speranza negli occhi.

Presepe (5)

In devota preghiera.

Presepe (6)

Seguendo un lungo cammino e un sentiero.

Presepe (7)

E poi scende piano la notte e una falce di luna rischiara questo cielo.

Presepe (8)

E si accende le luce che illumina una piccola edicola davanti alla quale ci si raccoglie in preghiera, questo dettaglio ricorda certi angoli dei caruggi un tempo frequentati anche da Santa Virginia Centurione Bracelli.

Presepe (8a)

E taluni indossano abiti ricchi, di tessuti preziosi e finemente decorati.

Presepe (9)

È un presepe da ammirare nei dettagli per la moltitudine di minuziosi particolari che sono parte della sua bellezza.

Presepe (10)

E l’attesa e il desiderio dell’incontro con il piccolo Gesù sono composti di fremente amore, di aspettativa e di autentico stupore che si colgono nelle espressioni di questi fedeli che si avvicinano alla capanna della Sacra Famiglia.

Presepe (11)

Uno accanto all’altro, vicini, in un cammino condiviso.

Presepe (12)

Avvicinandosi piano, con il cuore colmo di gratitudine.

Presepe (13)

E con la meraviglia negli occhi, nel giorno in cui si accoglie nel mondo il Figlio di Dio.

Presepe (15)

Il Presepe delle Suore Brignoline è visitabile fino al 2 Febbraio dalle 9.00 alle 12.00 e dalle 14.00 alle 19.00 nella Casa Madre sita in Viale Virginia Centurione Bracelli 13 nel quartiere di Marassi.
Là, nella quiete e nella pace del convento, una luce radiosa illumina la capanna dove nasce il piccolo Gesù.

Presepe (16)

La danza del vento

Anche se ogni giorno vedo il mare, una volta di più il mare mi ha incantata.
Non avevo mai veduto un simile spettacolo e sono rimasta a lungo sulla passeggiata di Nervi ad ammirarlo, lasciando scorrere il tempo e seguendo le evoluzioni dell’aria sulla superficie dell’acqua.
Una giornata tersa, vento brioso e mare calmo senza onde.
E poi, d’improvviso quel movimento che è vita, vortice e vigore.

Un turbine, un respiro di eterea bellezza.

Lame di vento si abbattono sul mare in una danza luminosa.

E l’acqua si leva appena, poi ancora si posa.

E questa è la danza leggera del vento che spira sospingendo l’acqua verso il largo, una magia incantevole per la quale non trovo le parole.

Si librano tenaci certi padroni del cielo.

E ancora il vento cade, sferza l’azzurro e compone la sua musica.

E ancora si alza, vorticoso e vivace.

Imprevedibile, misterioso e potente.

In diversi tratti e in diversi momenti, davanti agli occhi e all’orizzonte.

Soltanto blu, abisso e aria.

E vita, esuberante bellezza, ritmo della natura e del tempo d’inverno.

Magia lieve che rapida si dissolve e svanisce.

Sul mare di Nervi, in un giorno di gennaio, così danza volubile il vento.

Notizie sensazionali e piccole curiosità

Leggendo i giornali del passato risalenti agli inizi del ‘900 potrebbe facilmente capitarvi di imbattervi in certi disegni che circondano dettagliati articoli oppure armoniose cornicette contenenti notiziole varie.
Cari lettori e care lettrici, non fatevi sfuggire il sensazionale fatto del giorno, magari è soltanto cronaca minuta della città ma quelli della redazione dell’illustre quotidiano desiderano suscitare il vostro interesse e per assicurarsi che notiate l’articoletto in questione ricorrono al disegno di una mano che indica appunto le righe alle quali prestare attenzione.
Ho sempre guardato con divertita curiosità questi disegni che indirizzano lo sguardo, sono cose del passato che ora non si usano più.
E un giorno, per puro caso, mi sono imbattuta in un’altra peculiarità che mi ha piacevolmente sorpresa e allora voglio mostrarla anche a voi.
Camminavo sulla spiaggia di Vernazzola, tra onde, sassi e gozzi, ho pensato di risalire su per Via Urania per raggiungere Capo Santa Chiara.
E là, sulla creuza di mattoni, ho veduto qualcosa che mi ha pure un po’ stupita proprio come le notizie sensazionali dei giornali del tempo che fu!

Oh, direi che è un modo davvero insolito di indicare un numero civico, non so nulla in proposito ma la trovo una cosa curiosa e presumo ed immagino che risalga appunto ad anni distanti.
Genova riserva sempre sorprese che magari non si sono mai notate, ormai questo dovrei saperlo.
Tempo dopo, eccomi di nuovo a zonzo per la Superba, questa volta in Via Assarotti, elegante strada innumerevoli volte percorsa anche dalle grandi dame del passato, da blasonati genovesi e dalla buona borghesia di quella città ottocentesca che appunto leggeva certe notizie sensazionali sui giornali di quel tempo.
E là ecco ancora numeri civici indicati in maniera particolare.
Sono le cose che mi fa sempre piacere scoprire, piccole ed entusiasmanti curiosità nelle strade di Genova.

Nuovi giorni

Nuovi giorni, istanti ancora da vivere con speranza e fiducia, sensazioni che mi è parso di ritrovare per un semplice caso in una sola immagine.
E c’è una finestra dipinta di celeste chiaro come il cielo limpido di primavera, c’è un vaso con rami di vischio e bacche rosse.
Tutto questo si trova in un luogo di pace e silenzio, nella Casa Madre delle Suore di Nostra Signora del Rifugio in Monte Calvario.
Una finestra e al di là dei vetri trasparenti un albero di agrumi generoso di frutti e di freschi aromi.
Ed è un vigoroso rifiorire di vita che si rinnova, palpitante di linfa, di intensità di profumi e di spontanea naturalezza.
Nuovi inizi e nuovi giorni, istanti densi di vita.