La Madonna del Carmine e una luce radiosa

Vi porto con me nella Chiesa di Nostra Signora del Carmine e Sant’Agnese, qui ritorno sempre con affetto.
Questa è infatti la Chiesa nella quale diversi anni fa effettuai appassionanti ricerche tra atti e registri parrocchiali perché in quella zona aveva vissuto sul finire dell’Ottocento la mia antenata Maria, all’epoca fu Monsignor Corsi ad aiutarmi con pazienza con le difficoltà della genealogia, ora lui non c’è più ma io voglio comunque ricordarlo e ringraziarlo, senza i suoi consigli sarebbe stato tutto più complicato.
E poi ogni volta che torno in questa bella chiesa genovese mi viene in mente la mia antenata Maria: lei da giovane madre fece battezzare qui alcuni dei suoi bambini e io l’ho immaginata mentre attraversa la navata con uno dei suoi piccini tra le braccia.
E sempre mi chiedo se anche il suo sguardo si sia fermato sulla statua del Carmine, ora circondata da questa luce radiosa.

La scultura lignea è riconducibile alla Scuola del Maragliano, la Madonna con la sua grazia perfetta volge a Dio quei suoi occhi colmi di speranza.

E quella stessa luce si posa sul visetto paffuto di un piccolo putto.

E sfiora il manto di Lei brillante di oro, la corona lucente posta sul suo capo, la luce danza e bacia quel tenero bimbetto allegro e innocente che la sua mamma amorevole tiene a sé con affetto.

È una figura materna e radiosa, suscita un senso di pace e di armonia, se passerete nella Chiesa del Carmine avrete anche voi occasione di ammirarla.

E così io l’ho veduta, in questa particolare prospettiva che lascia scorgere al termine della navata, sullo sfondo, una diversa e più recente rappresentazione di Maria presente in questa chiesa.
In questa fulgida e chiara luce, nella Chiesa di Nostra Signora del Carmine e Sant’Agnese.

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All’ombra delle torri di Porta Soprana

Quelle case vetuste, di pietra e di ardesia, intrise di storia e dense della memoria di passi che un tempo calcarono certe ripide scale.
Semplicemente case di famiglie, di padri e di madri, di lavoratori e bottegai di Ponticello, buona gente che abitava là, all’ombra delle torri di Porta Soprana.
Semplicemente genovesi e con tanto orgoglio, io credo.
E mi piace immaginare questi miei concittadini che nel passato abitarono in quelle strade perdute a pochi metri dalla dimora di Colombo e vicini alla porta della città sulla quale è affisso un marmo dove si leggono, tra le altre, queste parole:

Ben presidiata d’uomini e munita di una mirabile cinta di mura,
tengo col mio valore lontani gli ostili colpi.

I colpi impietosi del piccone, invece, non risparmiarono le umili case: il Novecento portò la modernità e i grattacieli svettanti, a metà degli anni ‘30 questa zona subì sventramenti e demolizioni e divenne a poco poco come oggi noi la conosciamo.
Nel momento in cui fu scattata la fotografia che compare su questa cartolina c’era ancora vita fremente in quelle case antiche: c’erano pentole sul fuoco, panni da lavare, c’erano letterine di Natale e cassapanche, sedie impagliate e tovagliette di pizzo tenute con cura.
C’erano finestre spalancate, tetti spioventi, lenzuoli stesi, sospiri e battiti del cuore.

E poi la vita è anche un po’ strana, a volte: all’incirca nel punto dove oggi fa capolinea una linea dell’autobus in quel tempo lì c’erano i carretti trainati dai cavalli.
E c’era la recinzione di un cantiere: in quell’area verrà ricollocato l’antico Chiostro di Sant’Andrea e là ancora si trova, all’ombra delle torri di Porta Soprana.
E c’era un evento imperdibile per i genovesi, lo vedete ben pubblicizzato sui manifesti affissi sulla palizzata di legno.
Vi si legge Maciste Innamuou e in italiano corrisponde a Maciste Innamorato, questo è il titolo di un film muto del 1919 di cui fu protagonista nel ruolo principale il genovese Bartolomeo Pagano, non so dirvi se il manifesto si riferisca a un adattamento teatrale o proprio a una proiezione di quel film.

Una gran pubblicità per uno spettacolo che avrà certo incuriosito molti spettatori, ci sono manifesti ovunque!
Intanto la vita scorre, lenta e calma, ognuno cammina verso la propria meta in un frammento di Genova che sta per cambiare aspetto.
E probabilmente, in quel momento, nessuno di loro lo sa.
Ci sono ancora quelle vecchie case, le botteghe minuscole, i profumi semplici della vita, i caruggi sempre veduti e vissuti.

Come ogni giorno.
Come in ogni attimo di certe vite trascorse all’ombra delle torri di Porta Soprana.

Nella luce del mattino

Così è, a volte, la luce del mattino in questo periodo dell’anno.
Si getta giù a capofitto, attraversa improvvisa la piazza, gloriosa si schianta sulle pietre mentre l’accompagna un turbine di vento frizzante che agita persino l’acqua della fontana.
Quell’aria ribelle scompiglia i capelli, smuove appena quella gonna lunga mentre la luce briosa e vivace illumina la stoffa leggera appena per un istante.
E spicca così una nota di verde smeraldo nella luce del mattino.

Tutto il tempo del mondo

Era un mattinata delle nostre, ti ricordi?
Una tazza di caffè fumante, la musica dei Cranberries, una ciocca di capelli che ti cadeva sul viso.
E poi una parola, una delle nostre incomprensioni.
E sei scappata via, ti ho vista correre giù per le scale veloce come il vento ed io mi sono precipitato dietro di te.
Se tu mi avessi ascoltata ti avrei detto: perdonami.
Ti avrei baciata, saremmo caduti uno nelle braccia dell’altra e tu avresti riso, così forte come sai fare tu.
E invece sei scappata via, mi hai sorpreso, sai?
Allora ti ho inseguita in quel saliscendi che mi spezzava il fiato e mentre pedalavo respirando il profumo del mare pensavo a te.
E pensavo che c’era davvero ancora tutto il tempo del mondo per noi e tutta quella strada da fare insieme.
In salita o in discesa, non importa, basta che ci sia anche tu.
E finalmente poi si sei fermata, hai posato la bici contro la ringhiera, ti sei voltata a guardarmi e mi sei venuta incontro.
E ti ricordi quanto tempo poi siamo rimasti lì davanti al mare?
E tu mi hai baciato, mi hai stretto tra le braccia e hai iniziato a ridere così forte come sai fare tu.
E per noi c’era ancora davvero tutto il tempo del mondo.

Passeggiata Anita Garibaldi – Nervi

Vert’ige: l’atelier vegetale di Estefania

Gironzolando nei caruggi vi potrebbe capitare di fermarvi davanti a un delizioso negozietto che si trova in Via dei Macelli di Soziglia, in quella strada così amata che mi sembra di poter definire la rive gauche genovese perché tra le case alte di quel vicolo trovano posto sempre più di frequente botteghe di giovani creativi capaci di offrire nuove suggestioni.
In quel tratto antico di Genova c’è anche Estefania con il suo atelier vegetale Vert’ige.
Estefania è portoghese, ha esercitato la sua arte a Parigi e Roma, è un architetto con specializzazione in paesaggio e architettura bioclimatica, se passerete a trovarla scoprirete anche che è una persona solare e piacevole.

I doni della natura nelle sue mani diventano così preziosa materia per le sue creazioni artistiche.

Foglie e piante sono disposte in vasi o boccali, sotto campane di vetro che divengono originali complementi d’arredo, Estefania sceglie appositamente piante che non necessitino di molta luce o particolari cure e che siano così perfette per gli interni.
Nulla è lasciato al caso, le piante di Vert’ige sono disposte ad arte con la tecnica dell’ikebana e con gusto raffinato.

E sarà Estefania a spiegarvi con competenza la bellezza delle sue opere.

Vasi, vasetti, foglie, vita e creatività.

Questo negozietto è un elegante scrigno che vi invito a scoprire, qui troverete certo qualche vasetto perfetto per voi o per i vostri regali.
Nella foto sottostante, nella parte sinistra noterete un quadro, si tratta di una composizione costituita da vegetali stabilizzati con prodotti naturali, questo particolare e stupefacente processo rende le piante eterne.

Ci sono poi le piccole piante sospese avvolte in una magia di vetro dalla perizia di una vera artista capace di immaginare mondi e di catturarne la bellezza.

Con questa armonia che certo molti di voi sapranno apprezzare.

Questo negozio così particolare si trova in Via del Macelli di Soziglia 49r, in quella botteguccia che vedete a destra nella foto sottostante, il sovrapporta è giustamente decorato con foglie.
Là c’è il mondo bellissimo di Vert’ige, l’atelier vegetale di Estefania.

Quattro genovesi

Oggi vi presento ben quattro genovesi e direi che ognuno di loro segue le proprie inclinazioni e predilezioni, d’altra parte anche per noi è così!
C’è chi ama gli ozi beati e la dolce vita, i colori sgargianti e i profumi deliziosi della natura e allora si ne sta accoccolato vicino alle piante aromatiche, alle eriche e alle altre fioriture di stagione in Piazza Goffredo Villa.

C’è chi invece se ne intende di pitture, pennelli, carta vetrata e tutto quanto occorre per rendere più belle e accoglienti le case.
Seduto su un gradino nei caruggi, dalle parti di San Siro, con lo sguardo sveglio e le orecchie pronte all’ascolto.

Tra le mie passioni, come già sapete, c’è anche l’antiquariato.
Io amo gironzolare per bancarelle tra mobili vissuti, piatti di porcellana, cristalli lucenti, vecchie fotografie e romantiche cose del tempo andato.
E là, in Via Cesarea, ho incontrato questo tipetto vispo che teneva d’occhio i vari articoli in esposizione.

E infine rieccomi ancora nei miei amati caruggi e qui ho motivo di credere che si tratti di una celebrità cittadina nota a molti di voi.
In ogni caso per incontrare questo personaggio vi basterà passare in Via al Ponte Calvi e dietro a certe vetrine potrete ammirare una splendida collezione di macchine da scrivere d’epoca.
E troverete anche lui: in genere segue con grande interesse il viavai di turisti e genovesi nella città vecchia, in una certa circostanza ha persino alzato lo sguardo per osservare una certa balzana Miss che passava di lì armata di macchina fotografica.
Eccolo qui, uno dei tipi che si vedono nei caruggi di Genova la Superba.

Un terrazzino davanti al mare

L’ho veduto in una di queste giornate terse di chiarore inaspettato e cielo limpido.
Un terrazzino davanti al blu vibrante mentre la carezza del vento increspa la superficie dell’acqua.
Un terrazzino nel levante di Genova, davanti alla prospettiva di Sturla.
Oltre a certe finestre si sussegue così il continuo divenire dei giorni e delle stagioni: l’alba rosata che copre il cielo o il tramonto che lo infuoca, la tempesta improvvisa e la placida quiete di certe sere tranquille, le onde sfiorate dalla brezza e la calma straordinaria dell’azzurro capace di lenire persino certe inquietudini.
Con questa bellezza, con questa armonia: un terrazzino davanti al mare blu di Liguria.

Ritrovando l’Ascensore di Ponente

Ritorno a scrivere di un luogo caro e vi porto ancora con me, abbiamo già fatto un viaggio insieme sull’Ascensore di Ponente che conduce a Spianata Castelletto e qui trovate quel mio racconto che risale a diverso tempo fa, nel frattempo il nostro amato ascensore è stato sottoposto ad accurati restauri e da qualche giorno è ritornato finalmente in funzione.
E allora vi porto là e vi mostro come potrete arrivare facilmente a questo mezzo di trasporto molto amato dagli abitanti di Circonvallazione a Monte.
Trovandovi in Piazza della Meridiana varcate il passaggio posto sotto la scala.

Vi troverete in un breve tunnel tramite il quale giungerete a metà della Galleria Giuseppe Garibaldi che collega Piazza Portello e Largo della Zecca, l’attraversamento è regolato da un semaforo su prenotazione e in quel punto si trova l’accesso all’ascensore, chiaramente potrete arrivarci anche percorrendo parte della Galleria da Portello oppure dalla Zecca.
Una volta attraversata la strada eccovi nel secondo tunnel che conduce brevemente all’ascensore.

Che ricordi per me!
Come già ebbi modo di dirvi in passato, da ragazzina usavo spesso questo ascensore, che corse in galleria! Un viaggio fin lassù e poi ancora di corsa per prendere il 76, il piccolo autobus che serviva il mio quartiere.
Ecco laggiù l’ascensore, il breve viaggio sta per iniziare!

Questo mezzo di trasporto tanto amato dai genovesi risale alla fine degli anni ‘20, la pavimentazione della galleria ha dei bei decori, è una gioia ritrovarli e camminare ancora qui.

Eccoci a bordo dell’ascensore: un tempo c’erano due cabine, ora ne è ritornata in funzione soltanto una e con grande felicità di tutti noi si è conservata a dovere l’antica cabina rivestita in legno esaltandone al meglio il fascino che ricorda i tempi lontani.

Ovviamente sono stati effettuati anche diversi ammodernamenti dell’impianto e tutti gli adeguamenti necessari sui quali io non mi dilungo, non ho neanche le competenze per farlo.
Sapeste che bellezza il primo viaggio sull’ascensore, io e gli altri passeggeri eravamo impazienti di salire a bordo, penso che sarà una piacevole esperienza anche per i visitatori e per tutti coloro che desiderano salire in Spianata ad ammirare il panorama.

Il legno lucido, la salita verso l’altro, le panche di legno sulle quali sedersi.
Si viaggia, a volte, non per andare da qualche parte ma solo per ritornare quelli che siamo stati e che siamo felici di essere ancora.

E si arriva qui: in questo punto le ragazzine con lo zainetto sulle spalle in genere si mettono a correre, io facevo proprio così!

Tutto è come sempre è stato, io sono davvero contenta di aver ritrovato ancora una volta l’Ascensore di Ponente, è bello che questo restauro abbia restituito al quartiere un’autentica preziosità.
Ed è una piccola grande emozione veder dondolare quella porta lasciata andare dai passeggeri che si apprestano a scendere in centro.
Buon viaggio in ascensore a tutti voi!

Grigio di Via San Luca

E poi diverse tonalità di grigio nei caruggi di Genova, colori in armonia tra di loro.
Una mattina percorrendo Via San Luca, con passo lieve ma deciso, senza distrarsi.
Ed è grigio di muri, di pietre vetuste, di saracinesche, di marmi e di ardesia.
Ed è celeste polveroso nella gonna e nel velo e poi si aggiunge ancora una diversa sfumatura di grigio.
Tono su tono, passo dopo passo, in cammino nei carruggi di Zena.

1 Ottobre 1912: un mugugno sulla Funicolare Zecca Righi

Era il 1 Ottobre 1912 e con mia grande sorpresa era pure martedì, proprio come oggi.
In quel giorno distante sul quotidiano Il Lavoro venne pubblicata la lettera al direttore scritta dalla Signora Emma, una genovese che doveva essere proprio una personcina garbata e piacevole, ne sono certa.
Dunque, la Signora Emma era come me utente della Funicolare Zecca Righi, inevitabile per me immaginarla mentre si affretta per non perdere la funi: cara Signora Emma, sapesse quante volte mi è capitato!
E quindi seguiamola nel suo mugugno, la nostra amabile concittadina ha qualcosa di cui lagnarsi, state un po’ a sentire cosa le è successo.
Dunque, ecco la Signora Emma salire sulla funicolare e mettersi seduta comoda per il viaggio quando ad un tratto il passeggero di fronte a lei con incredibile tracotanza ha la malaugurata idea di sputare per terra.
Ora, dovete sapere che la Signora Emma non era tipo da starsene zitta, in questo direi che ci assomigliamo, eh!
Ed eccola così redarguire l’arrogante facendogli ben presente che così non ci si comporta e per giunta mostrandogli la targhetta che vieta tali comportamenti.
Il tipo in questione però non la prende affatto bene e anzi reagisce, presumo a male parole, la Signora Emma su questo è rimasta sul vago, è pure comprensibile data la sua ineccepibile buona educazione.
In questo incresciosa situazione c’è un dettaglio che disturba particolarmente la nostra cara utente della funicolare ed è la totale mancanza di solidarietà da parte degli altri viaggiatori.
Da non credere, tutti a farsi i fatti loro senza intervenire!
Anzi, va detto che a un certo punto la nostra amica pensa persino di aver trovato comprensione in un certo signore che invece la delude pure lui uscendosene con una battuta infelice con la quale sottolinea che chi ha certe esigenze di pulizia meglio farebbe a usare una carrozza invece dei mezzi pubblici!
Roba da matti, signora Emma, da questi tempi moderni ci tengo a dimostrarle la mia solidarietà.
La sua lettera fu pubblicata il 1 Ottobre 1912.
E come oggi era proprio martedì.
Cara Signora Emma, sa cosa le dico?
La prossima volta che prenderò la funicolare immaginerò di averla seduta accanto a me e di intavolare con lei una piacevole discussione sulle molte bellezze della nostra Genova, un affettuoso saluto a lei dal 2019!