Merenda tra le barche

E così finalmente ecco il sole di maggio e i colori accesi della primavera davanti al mare di Corso Italia.
Una dolcezza ritrovata che sempre dona quiete al cuore.
Le vele, l’azzurro e quel lento dondolare.

E gli scogli, l’orizzonte da catturare, mentre certe barche restano in attesa di nuove partenze.

Alcun si dedicano alla pesca mentre un remo fende l’acqua e una barchetta turchese come quel mare prende il largo in un questa dolce tranquillità.

E qualcuno ne approfitta per far merenda, tra i ciottoli levigati dal salino e le barche tirate a riva.

Era un bella briciola sostanziosa e invitante, perfetta per un piccoletto così!

Mentre attorno c’era tutto questo azzurro di primavera e di Genova.

E certe candide vele si lasciavano condurre dalla brezza leggera.

E alcuni restavano lì, davanti al muretto, a scrutare le barche, i pescatori, il confine del mare e il cielo limpido.

Il magnifico deposito del Signor Peregallo

Oggi vi porterò con me in quel passato nel quale mi piace in qualche modo ritornare, la mia speciale macchina del tempo vi condurrà dritti dritti nel deposito del Signor Peregallo.
E come sempre accade in questi casi, occorrerà da parte nostra un notevole sforzo di immaginazione e prima di provare a fantasticare sul magnifico deposito ci toccherà provare almeno ad immaginare il Signor Francesco Peregallo medesimo, mi pare ovvio.
Mi pare verosimile supporre che il nostro Signor Peregallo abitasse non troppo distante dal suo ricco deposito del quale ho trovato notizia sul Lunario del Signor Regina del lontano 1887 di mia proprietà dal quale ho tratto le immagini in bianco e nero che seguono.
Ecco là, nell’elegante e ripida Via Caffaro si trova per l’appunto il deposito del nostro caro Signor Francesco.

E facciamo la conoscenza del proprietario, io me lo immagino alto e distinto con certi capelli sottili, il viso lungo e i baffetti che gli conferiscono un’aria austera.
Certo, è tutto un gioco della mia fantasia ma io me lo vedo proprio lì davanti alla porta del palazzo dove si trova il deposito, lo vedete anche voi?
Ecco l’illustre Francesco Peregallo, con l’orologio nel taschino del gilet, l’espressione compunta e i modi eleganti, certo è un imprenditore che sa il fatto suo.
E cosa mai terrà in questo suo deposito di Via Caffaro?
Birra tedesca di ottima qualità, in fusti e bottiglie, una delle sue birre proviene direttamente da Monaco di Baviera.

In alto i boccali, prosit, con la birra del Signor Peregallo!
Lui, tra l’altro, non si occupa mica solo di questo!
Eh no, infatti in quel leggendario deposito di Via Caffaro, oltre alla birra, sapete cosa tiene? Raffinati mobili in stile Thonet che incontrano davvero il mio gusto.
Stupore e meraviglia, ci sarà certamente una ragione per tutto questo!

Eh lo so, vi starete chiedendo cosa caspita c’entrino i mobili Thonet con la birra ed è proprio una bella domanda alla quale, detto in tutta sincerità, non saprei trovare una risposta.
L’unico che saprebbe fornirci la corretta spiegazione è proprio lui, l’illustre proprietario del deposito.
E allora sapete cosa vi dico? Non vi resta che fare un salto in Via Caffaro, naturalmente nel 1887, in cerca del Signor Francesco Peregallo che certo saprà soddisfare la vostra curiosità!
Fatemi sapere, amici, come sempre io vi aspetto qui, buon viaggio!

Le fatiche di un gatto farmacista

Nel quartiere, come comprenderete, è una celebrità.
E si può capirlo: quando sei un gatto farmacista tutti ti cercano e tutti ti vogliono.
Quando si va a San Nicola l’affabile e attento felino è sempre lì: presidia la porta, osserva i passanti, nulla sfugge alla sua accurata attenzione.
D’altra parte va detto che essere un gatto farmacista comporta impegno e responsabilità, mi pare ovvio che ogni tanto ci scappi un pisolino.
Così l’altro giorno sono passata da quelle parti e l’augusto personaggio si stava facendo una pennichella all’ombra, nei pressi della vecchia insegna.
Tutti hanno diritto al meritato riposo, anche il celebre gatto farmacista che così si ritempra dalle sue fatiche.

Tutte le cose che non ti ho mai detto

Ti aspettavo.
Ti aspettavo per dirti tutte le cose che non ti ho mai detto.
Mi è passata accanto la vita tutta in ogni sua bellezza o incongruenza, nei suoi contrasti e nella infinita varietà.
Ed era un frastuono di voci, una risata improvvisa, una lacrima che fugge, una parola che non ho saputo distinguere.
Guardavo le persone, i volti attorno a me.
E cercavo te.
Ti aspettavo.
E avrei voluto sedermi e restare più paziente come non sono.
E poi mi è parso di vederti là, in lontananza: il tuo passo, il tuo sorriso.
Tu?
Il tempo senza tempo.
L’attesa.
E tutte quelle cose segrete e nascoste che davvero non ti ho mai detto.

Giardini Luzzati

Ancora in Via XX Settembre

E torniamo ancora, una volta in più in Via XX Settembre.
Sempre con la macchina del tempo che ci porta in quel tempo che a noi piace immaginare, senza nemmeno sapere se stiamo indovinando ma questo è anche il bello dei giochi di fantasia.
E così, in questo giorno di un anno lontano ci si incammina verso la più vibrante arteria cittadina, ricca di bei negozi e di palazzi fastosi.
C’è un certo verde urbano che noi non siamo abituati a vedere in quel tratto di strada antistante Piazza della Vittoria, deve fare anche un po’ caldo in questo giorno di un anno che non so: così sembra a giudicare l’abbigliamento del signore in primo piano, tuttavia le altre persone sembrano ben più coperte!

Che tempo diverso era questo!
Ecco le vetrine colme di abiti alla moda, gonne lunghe, maniche a sbuffo e vezzosi cappelli da signora.
C’è chi passa su una briosa macchina sportiva, che bellezza il vento che sfiora la faccia, che gioia l’ebbrezza della velocità!

C’è chi invece si mette in paziente attesa del tram, la vita è anche fretta, incombenze, persone che incontri, cose da fare, tram sbagliati e mete da raggiungere.

E così mi piace sempre ritornarci in questa nostra Via XX Settembre: ancora ogni volta diversa, ma sempre unica e speciale per noi genovesi.

Chiesa della Santissima Annunziata di Portoria: la cappella di Sant’Antonio

Vi porto ancora una volta nella Chiesa della Santissima Annunziata di Portoria più nota come Chiesa di Santa Caterina in quanto qui prestò le sue buone opere Santa Caterina da Genova che riposa nella quiete di questo luogo a lei caro come ebbi già modo di scrivere in questo post.
L’antica chiesa, ora circondata da edifici moderni, è uno scrigno di bellezze e devozioni.

È una bella chiesa ed io torno spesso a visitarla.

Al termine della navata sinistra si trova la Cappella dedicata a Sant’Antonio e meritano una certa attenzione i diversi dipinti che trovate alle pareti, uno è di Aurelio Lomi, artista vissuto tra la fine del ‘500 e gli inizi del ‘600, altri sono invece Giuseppe Palmieri e Domenico Parodi, pittori che vissero a cavallo tra il ‘600 e il 700.
La volta venne invece affrescata da Pantaleo Calvi.

A suscitare il mio interesse per questa particolare cappella è stata la maniera in cui è realizzata e in fatto che venga riproposta in diverse maniere la figura di Sant’Antonio al quale è dedicata.
Il santo è effigiato nei due dipinti di Giuseppe Palmieri che rappresentano rispettivamente Sant’Antonio che predica ai pesci e la Visione del Bambino a Sant’Antonio.

Ed ecco ancora Sant’Antonio e la bella statua che lo raffigura posta tra i due dipinti.

Vi è inoltre anche una statua più piccola.

E un bagliore di oro che illumina e rischiara.

Se andrete nella bella Chiesa della Santissima Annunziata di Portoria a portare le vostre preghiere a Santa Caterina da Genova non dimenticate di volgere lo sguardo anche verso questa cappella che con tale graziosa armonia è dedicata a Sant’Antonio.

Un instancabile lavoratore

L’ho incontrato l’altro giorno: io salivo su per la creuza con le mie borse della spesa e lui era nelle sue varie faccende affaccendato.
In effetti lì per lì non è che mi abbia considerata tanto: aveva da fare con certe tubazioni, doveva essere una questione di una certa importanza, immagino.

E infatti eccolo all’opera: una zampina, poi l’altra e avanti così.
Sarà anche un lavoro del tubo ma qualcuno deve pur farlo, eh!

Tuttavia a un certo punto la mia presenza è diventata fonte di distrazione e il tipetto lì si è messo cautamente sul chi va là con un certo atteggiamento curioso.

A quel punto però la voglia di faticare era andata a farsi friggere e poi c’era un bel sole e sdraiarsi lì al calduccio è sembrata proprio un’ottima idea.
E poi tutto sommato era pure l’ora del impigrirsi, pisolare e rilassarsi e insomma, tanti cari saluti al tubo e anche a tutti voi!

Ricordando Gilberto Govi

È una palazzina che si affaccia su un curva vertiginosa in una delle vie della nostra Genova in salita, poco distante dalla Stazione Principe.
Forse non tutti sanno dove si trovi la casa natale di Gilberto Govi e siccome è piuttosto facile trovarla allora vi porterò là al cospetto di quell’edificio dove nacque il caro e mai dimenticato Gilberto al quale tutti noi vogliamo sempre bene.

Io in particolare lo ringrazio per tutte le belle risate che mi ha regalato con le sue gustose commedie, rivederle è sempre un momento di gioia preziosa, so che molti di voi la pensano esattamente come me.
Il grande Gilberto nacque il 22 Ottobre 1885 in una casa sita in Via Sant’Ugo 13.

E sapete, ogni volta che passo da quelle parti mi scappa sempre qualche sorriso e penso che se abitassi lì o se per caso dovessi entrare in quell’edificio varcando il portone mi verrebbe naturale uscirmene fuori con certe sue celebri frasi o alcuni passaggi tratti dalla commedia I maneggi per maritare una figlia, come ad esempio: E bravo Cesarino che è venuto in campagna con le braghe dell’anno passato!
Ah, chi se lo dimentica quel capolavoro, riporto qui per l’occasione un’immagine scattata nel 2016 alla bella mostra allestita alla Loggia di Banchi a cura del Museo dell’attore.
Tra le altre cose c’era esposto questo pannello con una scena della commedia e con il famoso gipponetto dell’epica scena di gassetta e pomello che tutti ricordiamo a memoria.

Sulla casa natale di Gilberto nel 2001 è stata apposta una targa in memoria di lui e della sua grandezza: Govi merita questo e altro, lui diede grande lustro alla genovesità e al nostro dialetto.

Gilberto Govi lasciò le cose del mondo il 28 Aprile 1966.
Riposa accanto a sua moglie Rina in una tomba che si trova nel Porticato Sant’Antonino al Cimitero Monumentale di Staglieno.

Sulla sua tomba sono poste alcune maschere del teatro, sono le maschere della commedia e della tragedia opera dello scultore Guido Galletti e omaggio al grande talento di di Govi.
In ricordo di lui che a noi continua a regalare risate e buon umore.
E noi, carissimo Gilberto, continuiamo ad essertene grati e a portarti nel nostro cuore.

Via dei Giustiniani: l’edicola di Nostra Signora Consolatrice degli Afflitti

Vi porto ancora con me nel cuore antico di Genova, in Via dei Giustiniani all’angolo con Via Chiabrera, dove si può ammirare una bella edicola che ospita un’armoniosa immagine di Maria.
La scultura risalente al XVII Secolo è stata restaurata negli anni ‘90 e così si staglia, nella fugace e improvvisa luce che a volte attraversa i caruggi.

Questa è l’immagine di Nostra Signora Consolatrice degli Afflitti, il titolo si leggeva su un’iscrizione ormai scomparsa, ugualmente non vi è più traccia di un’altra epigrafe nella quale si leggeva del soccorso fornito dalla Madonna durante un’epidemia di colera.

La figura di Maria è così racchiusa in una bella cornice finemente lavorata.

Vi si distingue anche il monogramma di Lei.

E nella parte superiore si trovano certi piccoli dolcissimi putti.

La bella edicola è così collocata tra le case vetuste della città vecchia, tra le finestre che si affacciano su quei caruggi un tempo percorsi anche dal popolo devoto che alzava lo sguardo verso questa Madonna affidando a Lei dubbi, speranze e incertezze, chiedendo il suo aiuto per una tremenda malattia e il suo soccorso nelle difficoltà della vita.

Là, sotto il cielo chiaro di Genova ancora si ammira questa immagine sacra.

Un velo ricopre il capo di Maria, Lei tiene le mani incrociate sul petto e le palpebre socchiuse, un amorevole sorriso illumina il suo volto, così ancora resta in Via dei Giustiniani l’immagine di Nostra Signora Consolatrice degli Afflitti.

Pulizie di primavera alla fermata dell’autobus

E ritorniamo una volta ancora alla celebre fermata dell’autobus tante volte protagonista sulle paginette di questo blog.
Amici, noi che abitiamo su queste alture di Castelletto, come ben sapete, siamo abituati a trovare alla piccola fermata sedie da cucina o da ufficio, poltroncine e arredi vari, ne abbiamo per ogni gusto.
Ora da diverso tempo si trovano là queste due sedie bianche perfette per le pigrizie di questa stagione e in un angolo, in un certo giorno d’aprile, è pure comparsa una scopa.
A dir la verità tutto l’insieme avrebbe bisogno di una bella rinfrescata e si vede che qualcuno ha pensato di iniziare spazzando via un po’ di foglie e cose così.

Per fortuna la stagione nuova lascia il suo tocco gentile anche sulla palina che è rimasta così avvolta dalla delizia del glicine.

Pulizie di primavera alla fermata dell’autobus: e devono essere state anche un po’ faticose, mi sa.
Infatti dopo qualche tempo la scopa è scomparsa e davanti a una delle due sedie è comparso un piccolo pouf sul quale direi che si possono allungare le gambe per il meritato riposo, dopo tanto lavoro.
E per oggi è tutto, vi aspetto per la prossima puntata alla fermata dell’autobus!