La prima farfalla della stagione

La prima farfalla della stagione è arrivata sul terrazzo nel caldo cocente del primo pomeriggio.
Deve aver gironzolato un po’, qui fiori sui quali posarsi ne trova in abbondanza!
Ci sono lavande e margherite, viole, gerani, verbene, c’è anche la fucsia regale eppure lei è andata ad adagiarsi proprio su certi fiori.
La prima farfalla della stagione è una di quelle che, in genere, fuggono via veloci e a volte per fotografarle mi tocca inseguirle sui prati.
La prima farfalla della stagione, come vi dicevo, ha scelto certi fiori per me speciali per la sua visita sul mio terrazzo: sono fiori di Fontanigorda.
Da qualche anno infatti quando è il momento di lasciare la Val Trebbia parto con i semi di queste piante, poi li lascio dormire per tutto l’inverno in una scatoletta e a marzo infine li metto nella terra.
Tono su tono, foglia dopo foglia, bocciolo dopo bocciolo così fiorisce l’estate sul mio terrazzo, con i fiori di Fontanigorda prediletti da me e dalla mia amica farfalla.

Estate 2020 alla fermata dell’autobus

E così infine l’estate è arrivata anche alla fermata dell’autobus, evviva!
Eh sì, cari affezionati lettori, mi riferisco proprio alla leggendaria fermata del 375 che molti di voi ben conoscono perché ne ho scritto diverse volte e che si trova nel quartiere di Castelletto.
Dunque, alla fermata non mancano mai le sorprese, questa lunga storia è stata da me documentata sulle pagine di questo blog ormai dal lontano 2013, là alla fermata dell’autobus l’arredamento cambia di continuo.
Nel corso degli anni ci ho trovato sedie di fatture diverse, moderne, in stile, da salotto o da cucina, una volta ho visto là un tavolino, poi un dondolo per i più piccini, un passeggino, poltroncine traballanti e sedie da ufficio con le rotelle.
Adesso è estate e allora mettiamoci comodi.
Portiamoci una bibita fresca, una rivista da sfogliare, indossiamo abiti colorati e leggeri.
Magari ci si potrebbe anche appisolare, nell’attesa: l’estate è arrivata alla fermata dell’autobus.

Mogano ebano oro!

Oggi vi porto a compiere un viaggio a ritroso nella Genova ottocentesca, sarà come ritrovarsi in certe nobili e lussuose dimore arricchite da arredi pregiati.
Mogano ebano oro! Interni d’arte a Genova da Peters al Liberty è la mostra curata da Luca Leoncini, Caterina Olcese e Sergio Rebora e allestita negli spazi del Teatro del Falcone a Palazzo Reale di Genova fino al 1 Novembre prossimo.
L’esposizione è un affascinante percorso alla scoperta degli stili e dei gusti graditi all’epoca e prende avvio dai lavori di Herry Charles Thomas Peters, mobiliere inglese giunto a Genova nella prima metà dell’Ottocento.
Nella Superba Peters proporrà i suoi raffinati mobili di ebano, qui rimarrà 35 anni, tra i suoi committenti ci saranno le nobili famiglie genovesi come i Brignole Sale e i De Mari.
La mostra permette così di scoprire l’evoluzione dello stile di Peters che nel tempo varierà molto rispetto agli esordi.

È raffinata ed elegante la produzione di Peters, ci sono tavoli, poltroncine, seggiole, molti di questi arredi provengono dalla collezione di Palazzo Reale, è il caso ad esempio del seggiolone parte della sala di ricevimento del Re.
Un dorato cigno sinuoso illumina il bracciolo, sul dorsale si legge il monogramma di Carlo Alberto.

Oltre alla preziosità e all’elevata cifra stilistica dei pezzi esposti, il fascino di questa mostra risiede anche in certi particolari rimandi che vi invito a ricercare.
Nei quadri alle pareti, infatti, troverete dipinti sulla tela arredi uguali o simili a quelli esposti in mostra e questo rievoca emotivamente quel mondo che non possiamo vedere ma che sappiamo ancora immaginare grazie all’opera di questi artisti.

La magnificenza del minuzioso lavoro di abili ebanisti lascia a dir poco stupefatti.
Il tavolo con cassetti e “segreti” intarsiato con episodi di storia dell’antica Grecia porta, proprio in uno dei cassetti, la firma del suo autore e infatti così si legge: Clemente Boeri Tarziò – Genova 1879.
Cercate poi l’altro cassetto aperto e avrete ancora modo di stupirvi.

Mogano ebano oro! (5)

Il percorso di visita si dipana tra diverse forme d’arte, magnifica e stupefacente è l’opera di un certo Andrea Mora e vi lascio tutto il piacere di scoprire da voi la sua “tavola d’inganno” realizzata con un effetto trompe l’oeil e con una tecnica che ricorda molto il decoupage, questa tavoletta è secondo me una delle meraviglie della mostra e ve ne svelo solo il seguente particolare.

Mogano ebano oro! (6)

Gli sguardi dell’Ottocento sono poi nei dipinti e nelle sculture, questo gesso di Santo Varni raffigura Teresa Pallavicini Durazzo e il figlio Giacomo Filippo.

Mogano ebano oro! (7)

Il gusto dell’epoca è nell’esposizione delle raffinate sedie della celebre manifattura di Chiavari.

Mogano ebano oro! (7a)

E c’è una sedia con il carillon accanto all’autoritratto di Carolina Celesia proveniente dall’Istituto Mazziniano – Museo de Risorgimento.

Mogano ebano oro! (8)

Si apre qui un’ulteriore sezione della mostra dove sono esposti alcuni pezzi davvero mirabili e provenienti anche da collezioni private.
Merita certo di essere menzionato un pregevole lavoro di Niccolò Barabino: l’autore della celebre Madonna dell’Olivo realizzò per uso privato questo piccolo trittico che comprende la Madonna delle Arance, San Domenico e Santa Caterina da Siena.

Riluce l’oro splendente del Paliotto per altare con i Santi Pietro e Paolo proveniente dalla Chiesa del Rimedio, a quest’opera lavorarono Venceslao Reta e il giovane Giulio Monteverde che realizzò le statue.

Mogano ebano oro! (10)

E c’è un mirabile gioco di contrasti in quello che, a mio personale parere, è il pezzo più stupefacente della mostra.
È uno stipo opera di Cesare ed Emilio Bernacchi appartenuto alla Duchessa di Galliera e da lei acquistato all’Esposizione Universale di Parigi del 1878, il mobile è prestato alla mostra dai Musei Civici di Genova.
Fu realizzato con molti diversi tipi di legno, sul catalogo vengono elencati il noce, il pioppo, l’ebano, il palissandro, il bosso e l’amaranto.

Mogano ebano oro! (11)

Ed è un meraviglioso gioco di intarsi dai riflessi di lucente madreperla.

Mogano ebano oro! (12)

Sbocciano così questi fiori dai petali delicati e dalle tenere foglioline.

Mogano ebano oro! (13)

E ancora brilla l’oro di certi candelabri.

Mogano ebano oro! (14)

L’Ottocento è narrato dai suoi artisti: ci sono disegni, progetti, fotografie d’epoca e persino un particolarissimo catalogo che vi lascio la gioia di scoprire.
Una vetrina è dedicata alle ceramiche della manifattura Sansebastiano & Moreno, troverete diversi pezzi esposti e tra di essi anche questo piatto con una famiglia al balcone che proviene dalla Collezione d’Arte Banca Carige.

Mogano ebano oro! (15)

Genova poi è anche la città che fu meta di celebri viaggiatori e qui troverete arredi provenienti da Palazzo Montanaro dove visse Paul Valéry, vedrete poi un mobile appartenuto a Giuseppe Verdi e un tempo collocato nella sua abitazione a Palazzo del Principe.
Non mancano inoltre i riferimenti a certi personaggi illustri come Sir Thomas Hanbury e il Capitano Enrico d’Albertis.

Mogano ebano oro! (16)

Genova è rappresentata nei numerosi oggetti delle famiglie del passato, nelle opere dei suoi artisti come Niccolò Barabino, Santo Varni e Giulio Monteverde.
Imbronciata e pensierosa ecco la signorina Ferrari così effigiata dallo scultore Giovanni Scanzi, la statua è parte della collezione del Museo dell’Accademia Ligustica.
Un grande fiocco cade sul suo petto, un’ombra vela il suo sguardo: di lei spero di tornare a parlarvi in una diversa occasione.

In questo mio articolo chiaramente ho potuto mostrarvi soltanto una parte delle opere artistiche e degli arredi, alla mostra ne troverete molti di più e anche in stili molto differenti da quelli da me fotografati, molti di essi provengono da collezioni private.
La sala dedicata al liberty, con le sue caratteristiche di linearità e leggerezza, è davvero ricca di fascino intrigante, il liberty è lo stile che a mio parere maggiormente spicca per il senso di armonia e lievità.

Mogano, ebano e oro: sono le tonalità del gusto di un secolo, di una bellezza che sappiamo ancora apprezzare.
Sbocciano così generosi i fiori nel mogano laccato nero di un pianoforte di Alberto Issel.

Mogano ebano oro! (19)

Ed ecco un paravento decorato con suadenti figure femminili secondo i canoni del Liberty, accanto ad esso il ritratto di una bimba di nome Pierina Micheli opera di Luigi de Servi, lei era la figlia di Pietro Micheli, primo proprietario di Castello Bruzzo, alla mostra ci sono anche i ritratti dei suoi fratelli.

La bambina porta il suo abitino rosa e vaporoso, tiene i piedini incrociati, in quella posa così dolcemente infantile.
La sua immagine leggiadra si riflette nello specchio del mobile posizionato contro la parete di fronte, accanto al ritratto della piccola Luisa Issel con il suo cagnolino, opera di Giuseppe Pennasilico.
Sono gli sguardi e le testimonianze del passato di questa città: questa elegante mostra vi svelerà tali raffinatezze e molte diverse suggestioni di un’epoca distante.

Il mare in Via XX Settembre

Forse non ve ne siete mai accorti ma davvero c’è il mare proprio in Via XX Settembre.
Salendo, oltre il Ponte Monumentale, sul lato sinistro di questa centralissima strada genovese fermatevi all’incirca in questo punto e alzate gli occhi verso l’alto e verso ciò che vi sovrasta.

Là, a presidiare il civico 26, è la possente figura di Nettuno che con i suoi turbolenti destrieri solca le acque del mare.
Al di sotto della sua figura, proprio nella parte sovrastante il portone, ecco ancora certi grandi pesci guizzanti.

Lassù, nell’arco del porticato, si possono poi ammirare anche certi fantastici abitanti dell’abisso, con mio stupore mi è accaduto di notarli soltanto di recente.

Sono creature che paiono muoversi seguendo il flusso inquieto delle onde.

Tra alghe, conchiglie e spuma frizzante che inesorabile si disfa contro la riva.

Sono creature dell’immaginazione e della fantasia.

Osservate poi con maggiore attenzione questa prospettiva di questo tratto di Via XX Settembre, qui tutto rievoca il mondo marino.

E lassù, nei pannelli che compongono il soffitto, è ancora un susseguirsi di guizzanti creature fantastiche attorniate da leggeri cavallucci marini con le code incrociate.

Infine i cavallucci marini sono presenti anche nella decorazione del mosaico di questo tratto di Via XX Settembre, là dove regnano le creature dell’abisso.

Di nuovo estate

E poi è di nuovo estate.
Arriva piano, come una barca che lenta fende la superficie dell’acqua e dondola e danza, nell’equilibro magnifico di una nascente avventura.
Estate è ancora colori, luce, fresche fragranze, profumo intenso di ritrovata libertà.
Poi, a volte, non sai nemmeno tu quale sia la tua meta e quale terra ti attenda oltre l’orizzonte, a volte semplicemente ti metti in viaggio.
E segui una strada, una rotta, un destino.
E non sai dove arriverai.
Ed è estate.
E arriva con questa dolcezza, come la vela che sospinta dal vento affronta le onde increspate del mare.

Nove anni con voi, buon compleanno Dear Miss Fletcher!

Oggi è un giorno bello e speciale per me, oggi è il 19 giugno e questo mio blog compie ben nove anni!
Come sempre mi piace festeggiarlo insieme a voi, perché sono stati nove anni di caruggi, fiori, passeggiate, onde del mare, tramonti, storie immaginate e reali e tante altre cose splendide.
Come sempre mi piace anche ricordare che questo blog mi ha regalato nuove amicizie, incontri, belle esperienze e momenti di condivisione e di tutto questo sono molto grata.
Grazie a tutti voi dei vostri entusiasmi e della vostra presenza, grazie ai lettori con i quali mi confronto e ai lettori silenziosi che mi seguono in questa bella avventura.
E allora con le mie amate rose di Fontanigorda brindo insieme a voi, cin cin e buon compleanno Dear Miss Fletcher!

Piccole pesti di cento anni fa

Era l’estate del 1920: sono passati cent’anni da quel giorno.
E loro allora erano là, a piedi scalzi sui sassi, nel cuore della bella estate, il sole sfavillava alto nel cielo.
Il più piccolo di questi bimbi ha un cappellino messo per traverso ma guardate gli altri e provate un po’ anche a usare la vostra immaginazione: i costumi sono scuri ma tutti hanno il capo coperto con certi fazzoletti annodati sul davanti che sembrano di tela spessa e secondo me sono di tutti i colori, quelli lì sono proprio i colori dell’estate.
Sullo sfondo, in lontananza, fa capolino un ragazzino con il cappello di paglia: chissà, forse vorrebbe far parte della bella compagnia!
Questa è una piccola fotografia ed io ho l’impressione che sia ritagliata da una foto più grande, la scovai tempo fa tra altre carte poco interessanti, il gruppetto di bimbi con il salvagente però non poteva che tornare a casa con me.
Sul retro una mano gentile ha scritto: estate 1920.
E c’è davvero tutto un mondo in questa immagine: ci sono l’amicizia, la fratellanza, le mani sulle spalle, la complicità e la timidezza, la vivacità e la gioia di vivere.
E questi qui sono delle piccole pesti, ne sarei quasi certa, guardate: non si riesce a farli star fermi un momento, giusto per fare la fotografia, ecco, ma quello lì per loro deve essere stato un piccolo evento!
Per il resto, ah, che divertimento l’estate e le corse nel mare, i tuffi e la pelle delle dita che fa le grinze quando stai troppo in acqua.
Poi il tempo scorre e va così veloce che non ci si può credere, sono passati addirittura cento anni da allora.
Eppure, da qualche parte, l’onda forse lambisce ancora quei sassi un tempo calcati da questi piccoli bagnanti.
Era un’altra estate, era l’estate del 1920.

 

 

Palazzo Boero: la bellezza della costanza

Nelle sue vie più antiche e in quelle più recenti la mia amata Superba sa regalarmi sempre istanti di magnifico stupore: basta alzare gli occhi per trovare bellezze che magari non si erano mai notate prima.
Mi accade anche in quella Genova nuova cresciuta attorno alla nostra Via XX Settembre progettata sul finire dell’Ottocento dal celebre architetto Cesare Gamba, nelle traverse e nelle strade limitrofe si trovano edifici di pregio anche di più recente costruzione.
È il caso di Palazzo Boero, sede della società Boero, affermata e celebre azienda nel settore delle vernici e delle pitture.
Ed è magnifico l’edificio sito in Via Macaggi 19.

A idearlo e realizzarlo fu l’architetto Angelo Crippa, a lui si deve anche il progetto dell’Ospedale Gaslini.
Nelle ricchezza di questi marmi così finemente lavorati spicca in numeri romani la data 1927, anno nel quale fu evidentemente completato l’edificio.

E sulla facciata radiosa emerge con la sua grazia indicibile la statua di una fanciulla.

Il palazzo ha raffinate decorazioni che seguono i dettami del gusto dell’epoca.

E sono foglie, conchiglie, figure scolpite.

Tuttavia a catturare gli sguardi è soltanto lei, la sua fiera figura si erge così sensuale e armoniosa, ritratta nella sua assorta leggiadria.

Colta così nella grazia del suo gesto, i suoi occhi cercano il cielo e la sua grandezza.

Questa giovane donna è avvolta in quell’abito impalpabile che lieve si posa sulle sue forme femminee: lei rappresenta la costanza, così si legge nell’iscrizione incisa ai suoi piedi.

Resta, nella nicchia a lei dedicata, a custodire l’edificio per il quale venne pensata, presenza aggraziata e gentile nella prospettiva della nostra Via Macaggi.

Le meraviglie della Chiesa del Gesù

“Da Piazza Nuova entrando nella strada de’ Sellari, che rimane sotto il braccio orientale del pubblico palazzo, entrasi alla chiesa di Sant’Ambrogio. Questo vago, ricco e magnifico tempio ha una facciata in pietra con pilastri… Tre porte di marmi adorne danno ingresso a tre navi. Sopra quella di mezzo è un’iscrizione che annunzia la riedificazione della Chiesa nel 1589 per opera dei Signori Marchesi Pallavicini.”

Così narra di questa celebre chiesa genovese lo sconosciuto autore di un magnifico libro edito da Sagep nel 1974 e intitolato Descrizione della città di Genova da un anonimo del 1818.
Le strade hanno mutato nome, la citata Piazza Nuova è la nostra Piazza Matteotti sulla quale ancora si affaccia la splendida e ricca Chiesa del Gesù e dei Santi Ambrogio e Andrea.

Autentico capolavoro barocco, la Chiesa del Gesù racchiude opere di valenti artisti tra i quali Pieter Paul Rubens, Giovanni Andrea de Ferrari, Guido Reni, Domenico Piola, Domenico Fiasella, Simon Vouet e Bernardo Castello.
Ritorno sempre volentieri in questa chiesa, quando sono in centro mi capita spesso di entrare e di mettermi seduta, sovente mi è capitato di trovarci un ragazzo che suona l’organo ed è ancora più suggestivo ammirare certe meraviglie con un sottofondo di note.

E nell’invitarvi a visitare questa chiesa soffermandovi sulle opere dei citati artisti con questo mio racconto vorrei esortarvi ad alzare gli occhi verso l’alto, lassù c’è l’autentica bellezza e non è soltanto nei gesti di questi angeli scolpiti nel marmo.

Guardate la cupola, con i suoi colori vividi e vivaci, cielo e paradiso sono lassù e sono in questa straordinaria armonia di sfumature.

E poi giochi di luce e di ombre, sfumature di oro e gesti carichi di misticismo.

E là, nella chiesa del Gesù, dovrete guardare con maggiore attenzione, lassù, sui soffitti delle navate potrete infatti scorgere certi dettagli davvero particolari, la prima volta che li ho notati sono rimasta stupefatta.
Sono angeli e cherubini o figure diverse che appaiono staccate dallo sfondo come se fossero cartelami e cioè sagome delle quali si distinguono distintamente i contorni.
Questo stratagemma stilistico, se così si può dire, crea un gioco straordinario di proporzioni.

Osservate la grande croce così sorretta dalle molte figure celesti, in questa magnifica prospettiva.

Osservate l’angelo e notate il lembo del suo manto bianco che pare cadere sugli ori della decorazione e osservate la sua ala palpitante.

È una continua meraviglia di movimenti, sguardi e armonie.

Sono giochi di contrasti e di luci, questo è lo stupore autentico che suscita la vera bellezza, ogni volta poi per me è un continuo ricercare una nuova maniera di guardare perché, anche se a volte sembriamo dimenticarlo, siamo capaci di osservare anche con occhi diversi.

Sono sontuose e movimentate queste decorazioni, mi lascia sempre meravigliata notarle così distaccate dallo sfondo, è il tocco geniale di abili artisti e merita che lo ammiriate con i vostri occhi.

Ed è per me un magnifico privilegio poter ritornare ancora in questa chiesa e alzare lo sguardo verso questa grandiosa bellezza che qualcuno ha saputo immaginare per regalarla anche noi che apparteniamo a un tempo diverso.

Tra le statue, i marmi e i pregiati dipinti che arricchiscono questa antica chiesa genovese.

Là, dove la luce filtra e sfiora le figure che si librano sui soffitti della Chiesa del Gesù.

Primi giorni sulla spiaggia

E poi te li ricordi i primi giorni sulla spiaggia?
Là, seduta sui sassi, sullo sfondo una fila di cabine, non so indovinare di quale luogo si tratti ma potrei immaginare che sia il ponente genovese o forse qualche località nella provincia di Savona.
Ed erano davvero i primi giorni e c’eravate voi tre.
Ecco il tuo fratellino con i suoi riccioli ribelli, le guance arrossate come piccole pesche mature, le fossette e la sua faccetta buffa.
La mamma, con il suo abito leggero e semplice, il sorriso limpido e solare.
E tu.
Tu hai i capelli chiari, la riga in mezzo e le treccine raccolte sul capo, sorridi spensierata e allegra.
E strizzi gli occhi anche, hai il sole davanti e tutta la vita che ti attende.
Porti il costume intero, stai così seduta su quei sassi, su una spiaggia quasi deserta, tra le barche tirate a riva.
Ti sei tolta i sandaletti e te ne stai a piedi scalzi e questa ti sembra una bellissima libertà.
Ti guardo e penso che, in altri anni e in epoche diverse dalla tua, siamo tutte state la bambina che eri tu.
Senza pensieri, felice solo del suono del mare, dei giochi nell’acqua, delle corse a perdifiato, delle piccole conchiglie che stringevi tra le mani.
Un’immagine, a volte, racconta una felicità comune, un sentimento di gioia già provato.
E tu eri là seduta sui sassi ed erano i primi giorni sulla spiaggia.