Il volo delle gazze

In volo.
In libertà.
La gazza superba, diverse volte l’ho immortalata nei suoi istanti di quiete, posata di vedetta sul ramo di un albero o su certe tegole rosse.
E ogni volta mi sono sempre detta che tra i miei desideri c’è anche quello di fotografarla mentre spicca il volo aprendo le sue ali magnifiche.
E poi.
Di mattina, due gazze inquiete, alla conquista di un tetto.
E non è la fotografia perfetta, lo so, è semplicemente una mia piccola gioiosa vittoria.
È la bellezza dello stupore, davanti al volo delle splendide gazze.

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Sotto i portici

Mi accade, a volte, mentre cammino sotto i portici.
Così, all’improvviso, senza che io faccia nulla per riprendere tra le mani il filo immaginario che mi porta indietro negli anni.
Accade, mi ritrovo in quel luogo e in un altro tempo che io ho già vissuto.
E mi rivedo, porto quei jeans a sigaretta con gli spacchi sulle caviglie, aspetto la mia amica davanti a un cinema che poi, anni dopo, non ci sarà più.
Io però in quel frammento di giovinezza non posso saperlo, mi guarderò il mio film sprofondata nella poltrona senza pensare a quella cosa strana lì che è il tempo.
E avremo tempo, poi, per dirci con nostalgia: ti ricordi quando andavamo al cinema in Via XX?
Tra l’altro, poco più su c’è un negozio che mi piace tanto, mi perdo sempre ad ammirare le cose indossate da certi diafani manichini che popolano la vetrina.
Quel negozio si chiama Diavolo Rosa e non occupa soltanto il piano terra.
E salgo le scale e guardo tutte le camicette, vanno di moda i volant sui polsini e attorno al colletto, ci sono tutti quei maglioncini di ogni colore con lo scollo rotondo oppure con i bottoncini.
Ma è accaduto l’altro ieri o quanto tempo fa?
Stava tutto in pochi metri, poi davvero tutto è cambiato.
Io però a volte ho ancora un’immagine chiara e perfetta di me che indugio davanti alle vetrine di Varese in cerca delle scarpe perfette da portare con quella gonna corta.
Ecco, scelgo quelle scarpe là di vernice rossa e poi quelle altre scamosciate con la fibbia.
E dopo questo shopping fortunato me ne vado a zonzo tutta contenta con i miei sacchetti.
Sarà strano accorgersi, molto tempo dopo, che tutto questo è svanito.
E a volte, sapete, all’improvviso mi ritrovo proprio lì, in quei luoghi e in quegli anni.
Accade, talvolta, mentre cammino sotto i portici di Via XX Settembre.

Giorni di luce

Sono giorni di luci gloriose e di colori sfavillanti.
Sono giorni di cieli tersi e spazzati dal vento, sono mattinate di blu intenso, sfacciato e vibrante.
E accade così, nel tempo fuggevole di qualche passo che lieve calpesta il selciato.
La luce vira, brillante gioiosa e splendente.
Si ferma.
Rimane.
Appena per qualche istante.
In uno di questi giorni di luce, in Via Lomellini.

D’argento

Ha quella bellezza lì, il coraggio.
È fatica, entusiasmo, protervia e condivisione, è desiderio intenso che fa battere forte il cuore.
E hai una meta e un destino, forse soltanto un sogno da afferrare e provi a raggiungerlo con tutta la forza che hai.
L’acqua inquieta in un turbine vorticoso, il cielo sovrastato da nuvole basse, le grandi navi alle spalle e la riva davanti agli occhi.
E la stanchezza e l’incontenibile volontà di riuscire nella propria impresa.
Ecco, il coraggio ha proprio quella bellezza lì.
Le mani stringono il remo, il legno fende l’acqua e tu scivoli via, verso il tuo sogno, su un mare d’argento.

Emozioni in bianco e nero

E a volte basta la luce.
Vitale, travolgente e così intensa, anche senza la vividezza dei colori.
E c’erano turisti seduti sul muretto, passanti distratti, bambini che giocavano con l’acqua della fontana.
Zampilli, caldo e sole.
E foto ricordo, cappelli di paglia, depliants di mostre, sorrisi, gelati fuori stagione.
E sandali, borse a tracolla, zainetti, corse per prendere l’autobus.
Memorie.
Momenti.
Emozioni in bianco e nero.

Di verde

Settembre, nuovo inizi e giorni che pigri ci conducono a una diversa stagione.
E ritrovarsi, ancora, nei luoghi amati.
E gironzolare tra piazzette, caruggi, negozietti che piacciono a me.
E poi le nuove realtà, in centro storico ci sono diversi posticini nuovi che propongono delizie culinarie, mi sa che mi piacerebbe provarli.
E poi, poi passo nei caruggi una, due, tre e mille volte e mi sembra sempre tutto così familiare e allo stesso tempo mai veduto, sapete bene cosa intendo.
Fa ancora caldo, il vento ancora dorme, a volte il cielo è coperto di nuvole dense e pare quasi che l’autunno faccia capolino, qua e là.
Arriverà, porterò l’ombrellino pieghevole in borsa, mi metterò la giacca e la sciarpa al collo per difendermi dalla tramontana che pure amo così intensamente.
Arriverà l’autunno, con i suoi colori caldi.
Ancora, adesso, è tempo di verde vivace, chiaro e brillante come i fili d’erba madidi di rugiada.

Fierezza di Genova

È di Genova quell’aria che inquieta spira verso il mare lambendo Banchi, San Giorgio e Caricamento.
E camminavo sotto i portici, tra la gente.
E si sentiva profumo di incenso e di pesce appena pescato, c’era la solita coda per compare un cartoccio di frittura nell’indolente pigrizia di un giorno di fine estate.
Ritorno sempre, in questi posti.
Ed ero lì, semplicemente senza meta e senza pensieri.
Ad un tratto, nella prospettiva di un semplice e nobilissimo caruggio, quei colori e il vento che li smuoveva.
E così ho attraversato il vicolo e ho alzato gli occhi verso quella striscia di cielo che racconta di noi e della nostra amata Superba.
È di Genova quella Croce di San Giorgio, fiera bandiera che rappresenta noi, la nostra storia e la nostra città.

Ancora blu di Genova

E così ieri sono tornata nelle mia casa e nella mia amatissima città.
Dopo essere stata lontana a lungo ritrovo ancora la Superba proprio come la conosco: tenace, fiera e dolce a modo suo.
E poi, il mio terrazzo.
Alcune piante sono venute in villeggiatura con me a Fontanigorda, altre sono state affidate alle cure di una vicina ma la maggior parte di esse ha dovuto cavarsela da sola e senza particolari attenzioni.
E ieri lo stupore.
Sta lì addossato a una ringhiera, cresce molto lentamente.
E non credevo di trovare questo dono così speciale, è stata la benefica pioggia ad aiutare questa fioritura bella e sorprendente, la mia pianta è un esempio di autentica resilienza.
Davanti alle mie finestre il cielo chiaro della Superba, i petali azzurri del plumbago e la bellezza di una mattina di settembre.
Ancora così, blu di Genova.

Il vero viaggio

Penso.
Il mio mare, in settembre, sa essere quieto o anche instabile, se soffia vento potente a volte capita così, all’improvviso.
Penso alle care botteghe dove sempre mi fermo, alle mie piazzette nascoste, ai caruggi che mai mi stanco di riscoprire.
E alle scale, alle discese, alle creuze e ai tetti di ardesia.
Poi penso a quella luce che tutto svela e rapida vira, svanendo così tra stupori e nuove aspettative.
E poi io lo so, a volte siamo noi a non saper vedere.
Camminiamo distratti e di fretta, non ci lasciamo ammaliare.
E invece occorre lentezza e attenzione e desiderio di meravigliarsi.
E allora si riscopre ogni luogo con sguardo diverso, proprio con quell’emozione che ritrovo nelle parole di un celebre scrittore.

Il solo vero viaggio, il solo bagno di giovinezza, non sarebbe quello di andare verso nuovi paesaggi, ma di avere occhi diversi, di vedere l’universo con gli occhi di un altro.

Marcel Proust

Cattedrale di San Lorenzo