I fagiolini di Sandro

I fagiolini di Sandro sono chiari, certamente saranno teneri e saporiti, densi dei profumi veri della campagna.
Nell’orto di Sandro crescono rigogliose tutte le delizie che la natura offre: gli zucchini dai fiori dorati, i fagioli dalle piante che si arrampicano intrepide, i pomodori e le insalate, le zucche perfette per essere tramutate in cocchi lussuosi per fiabesche principesse.
L’orto è certo una grande fatica ma è anche magia bella della vita che ritorna, seguendo i suoi ritmi e i cicli delle stagioni.
E chi ha l’orto, come Sandro, in estate fa le scorte per i periodi freddi, taluni sanno essere così previdenti e conservano la fragranza di certe bontà per l’inverno che verrà.
Dunque, quel giorno stavo camminando sullo stradone di Fontanigorda con un’amica e in quel tratto abbiamo incontrato Sandro che aveva appena raccolto i fagiolini nell’orto.
Li aveva riposti in un cestino, con un gesto consueto e antico che ha quella bellezza semplice che molti di noi hanno perduto.
Era un giorno d’estate, a Fontanigorda.
Ci siamo fermati a chiacchierare, come al solito, io poi sono sempre curiosa di questi raccolti estivi.
E ieri ritrovando questa fotografia ho pensato a quel pomeriggio in Val Trebbia, all’orto generoso sotto la ringhiera, ai daini che rubano i frutti dai rami, ai gatti che si addormentano all’ombra degli alberi, alla luna d’argento che spunta in un cielo brillante di stelle.
E poi mi è passato per la testa un pensiero tanto banale quanto vero: nei posti piccoli, nei paesi come Fontanigorda, ci si conosce davvero tutti.
E non c’è bisogno di aggiungere altro: basta che tu scriva che quelli sono i fagiolini di Sandro e tutti immediatamente capiscono a chi tu stia riferendo.
Ed è davvero così, io trovo una tenera bellezza racchiusa in tutto questo, se non la si coglie è persino difficile da spiegare.
La vita sa essere così semplice, autentica e vera, a volte.
Era un giorno d’estate, a Fontanigorda.
E questi sono i fagiolini di Sandro.

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Turchese di Liguria

E questa è una cartolina di primavera ed è un magnifico tratto di costa veduto da Sori, in una giornata limpida e tersa.
Vi mostrerò altri istanti di questa mia bella passeggiata a levante, tra molti diversi splendori ho trovato anche questa fremente intensità: il turchino vivace, l’azzurro chiaro del cielo sereno e la spuma bianca del mare che si disfa sulla riva, sciogliendosi sui sassi.
E poi giallo così vibrante e denso di vita dei fiori che sbocciano su questa terra a volte aspra ma anche così rigogliosa e splendida.
Turchese di Liguria, nel tempo dolce di giugno.

La danza

Le magliette di tutti i colori, quelle con le maniche corte.
I calzoncini per correre liberi.
A volte, anzi molto spesso, ci sono i calzini in fila, uno accanto all’altro.
Il fazzoletto per asciugare le lacrime che bagnano il viso.
Un brindisi, il calice, le bollicine e la goccia che cade inesorabile sul tovagliolo.
Un bacio, le labbra che si sfiorano, per augurarsi buona vita e il rossetto che resta sulla tela bianca della camicia.
Le corse per tirare il pallone in porta.
L’abito per ballare, quello per lavorare e quello che indossi in un giorno da ricordare.
Acqua.
Una corda che dondola.
Vento, vento, vento e sole caldo.
Profumo di lavanda e di sapone, freschezza di aria leggera.
E tutta la vita è questa danza che ancora si ripete.
E così è tra l’ombra e il sole mentre la luce si insinua e si getta a terra così, tra le case dei caruggi, nella sua mirabile danza.


Vico Salvaghi

Blu e nero

Certe persone incedono sempre senza esitare, hanno un destino e una meta precisa, seguono un invisibile percorso che le conduce dove esse vogliono andare.
Camminano, pensano, parlano piano, sorridono con gentilezza.
Svelte, decise e prive di insicurezze: passo dopo passo percorrono un tragitto che non tutti sappiamo trovare.
E io credo che lo sappiano davvero dove desiderano arrivare.
E poi a volte si alza il vento e smuove il loro abito.
Blu e nero, in cammino, per le strade di Genova.

Chiaroscuro genovese

Una bicicletta.
Il cartello che segnala la fermata della metropolitana, una geometrica precisione.
I portici dell’Accademia e il susseguirsi perfetto di quelle curve, una sequenza di linee, luci ed ombre.
Il manifesto della mostra di Giorgio de Chirico ed è coloratissimo, in realtà.
Le sedie e i tavolini al riparo.
E poi sul vetro del bar certe figurette di persone immaginarie fatte con gli stencils: un cameriere con un vassoio, i clienti seduti in amabile conversazione.
Un gioco di belle illusioni e di netti contrasti, un chiaroscuro genovese.

Bandiera genovese

Non è così inconsueto trovare questi colori per le vie della città, questa bandiera si ritrova spesso nelle strade nuove e nelle piazze della città vecchia.
Ed io ormai da diverso tempo ho preso l’abitudine affettuosa di fotografare questa nostra bandiera, ad esempio tempo fa la vidi sventolare in Vico Pinelli.
E allora c’era vento e aria densa di profumi del mare.
Ieri invece era una giornata soleggiata, azzurra e calma.
E spiccavano questi toni, in Vico dei Corrieri, a due passi da Soziglia: bianco, grigio, ombra di città e di vicoli stretti.
E in sottofondo mi è sembrato di sentire la canzone di Ivano Fossati e quelle sue parole: bandiera genovese sono io.

Candore

Quei prati verdi d’estate con l’erba lucida e splendente, quegli steli sui quali si posa appena la fresca rugiada.
Il sole caldo, glorioso e vitale.
La pioggia anche, quella che cade improvvisa e scroscia tumultuosa tra gli alberi mentre l’accompagna il fragore di un temporale.
Poi torna il tepore, tutto si riscalda e ancora riluce di nuova bellezza.
La natura canta una melodia di note allegre e gioiose, di accenti deliziosi.
In certe stagioni ancora di più e queste mie parole sono nostalgie d’estate e dei profumi della mia Val Trebbia, nello splendore di certi giorni.
Con questa bellezza, con questo candore.

Celeste di Albisola

Semplicemente così, celeste.
È il colore che ci regala questa primavera ligure, è la tinta intensa che ho trovato ieri pomeriggio ad Albisola Superiore, bella località sulla Riviera di Ponente.
Questa zona della Liguria è assai celebre per certe tonalità e per tante diverse sfumature: sono quelle delle pregiate ceramiche dei talentuosi artisti del luogo, presto ve ne parlerò.
Ieri poi, arrivando sulla riviera, sono andata subito a salutare il mare.
E c’erano i sassi, c’era un’onda quieta che sfiorava la riva, c’era la luce brillante di questa stagione.
E c’era uno sportivo e il suo remo toccava l’acqua con un movimento cadenzato e armonioso.
E c’era un gozzo sulla spiaggia e semplicemente tutto questo celeste di Albisola.

Movimenti

Uno zaino sulle spalle, una giacca aperta nel tempo di primavera.
Le ombre, il ritmo cadenzato dei passi.
I riccioli scuri di una ragazza, i suoi occhi grandi, lo scenario che pare il fotogramma di un vecchio film.
Come un istante trascorso in un soffio, in qualche tempo e in una stagione diversa.
Le chiacchiere in lontananza, una risata, le porte dell’autobus che si aprono.
Mani che si stringono, tacchi che picchiano sul selciato, sguardi che si ritrovano.
Le attese, le voci, i silenzi.
Le pause.
E poi movimenti, semplicemente la vita.

Sulla giostra

Prima che per le strade della città ci sia la folla.
Di mattina.
Senza rumori.
Poi, più tardi passeranno di qui le comitive di turisti, gli innamorati che si tengono per mano, ci saranno anche quelli che vanno sempre di fretta e non hanno tempo per distrarsi.
Io invece amo la mattina e a volte siamo in pochi a gironzolare davanti al mare di Genova.
E c’è tutto questo azzurro e si respira l’aria fresca di una stagione luminosa.
Inizia così un nuovo giorno, con questa calma.
E poi, più tardi, arriveranno anche i bambini e si metteranno con le gambe a penzoloni su quei sedili colorati.
Di mattina, sulla giostra.