Ritornando verso casa

Per ognuno di noi la strada che conduce verso casa è composta di piccole care consuetudini.
La mia strada è tutta un’emozione e un tuffo al cuore, venendo dal centro lungo il percorso trovo creuze e scale, curve e tornanti, non è mai noiosa la mia strada di casa.
E ho i miei luoghi, come tutti.
Il fioraio in cima a Via XX Settembre, ad esempio: andavo al liceo la prima volta che mi sono comprata un mazzo di fiori da lui.
E forse erano tulipani bianchi o magari immense strelitzie che mi piacciono tanto, ho un’immagine precisa di me che attraverso Piazza De Ferrari con questi fiori scenografici e ingombranti.
Sulla strada di casa, nel passato, mi fermavo come buona abitudine a guardare i negozi nei sottopassaggi, ad esempio a De Ferrari.
E poi a Portello si scendevano pochi gradini e c’era una botteguccia di abbigliamento dove mi fermavo sempre a comprare, era un negozietto delizioso.
E poi, abitando sulle alture, come sapete uso sovente la funicolare Zecca Righi.
A volte prendo volentieri l’ascensore di Castelletto e mi capita di percorrere la galleria insieme a molti altri genovesi, dipende dagli orari.
In certe momenti del giorno, invece, siamo in pochi a salire verso la Spianata, qualcuno si accomoda sulla panca che c’è dentro l’ascensore, altri si godono in piedi quel breve viaggio.
E poi quando si arriva in cima la porta si apre lentamente e per qualche istante copre la visuale ma a poco a poco svela le nuvole, il cielo azzurro e la prospettiva delle nostre alture incorniciata da quei vetri colorati che ben conosciamo.
E accade così, a volte, ritornando verso casa.

Annunci

Ancora blu

Ancora blu, nel luogo dove sempre ti fermi.
E guardi lontano.
E brillano le luci, scintillano ancora mentre piano scende il buio.
Ancora blu che avvolge la Lanterna in un chiarore nuovo che si fonde con la tinta del cielo.
Ancora blu, mentre pigra dondola la chiatta e di oro brilla il mare nella sera di Genova.

Finestre a colori

Sono finestre vicine al mare, a breve distanza scrosciano le onde.
Sono finestre baciate dal sole, sfiorate dal vento, sono finestre che racchiudono vite e pensieri, sguardi e sorrisi.
Sono finestre di Genova, nella bella Quinto.
Sono finestre eleganti e discrete, in quelle stanze io credo che risuoni musica armoniosa.
Sono finestre che celano giorni e minuti, sono finestre dalle geometrie perfette.
Persiane verdi, tinte biscotto, tonalità calde e tende spesse.
Sono finestre vicine al mare, sono finestre a colori.

L’ora perfetta

Esiste per davvero l’ora perfetta per cogliere il momento in cui la luce del sole si dissolve arrendendosi al buio.
E si accendono in sequenza le luci della città.
È la magia della sera e sfavilla il porto con i suoi gioielli.
Una ad una prendono a luccicare le finestre, i lampioni rischiarano il cammino.
Brillano le insegne, mentre rapidi sfuggono i minuti.
E gli occhi seguono le vertiginose prospettive dei caruggi: là, tra le case alte e i marmi chiari, una striscia di cielo.
Mani in tasca e sciarpa al collo per ripararsi dall’aria ormai più fredda, rumori di passi, parole e suoni, sguardi che si incrociano.
E luci splendenti, per qualche istante appena, quando arriva l’ora perfetta.

Di domenica mattina

E accade di domenica mattina.
Percorrendo certe strade vuote, passando accanto alle serrande abbassate nel giorno di festa.
Nella luce evanescente dell’autunno che ammanta gli ovattati silenzi di certe ore assonnate e quiete.
E intanto nelle case si sente profumo di caffè e di biscotti alla cannella, c’è il bacio del buongiorno e il cucchiaino colmo di zucchero, un gatto acciambellato su divano e il tempo lento della domenica.
Dormono ancora i più piccini, qualcuno se ne sta sotto le coperte e tiene stretto stretto un orsacchiotto tanto amato.
Per altri la giornata è già iniziata da un pezzo.
A passo deciso, su da Scurreria, verso la Cattedrale di San Lorenzo.
E accade così, di domenica mattina.

Ogni viaggio

Ogni viaggio ha la sua musica e il suo tempo.
E la sua dolcezza lenta, come il ritmo quieto della bassa marea.
Ogni viaggio ha la sua fatica, è un progetto o un sogno da trasformare in realtà.
Ad ogni partenza lasciamo indietro qualche piccola parte di noi ma davanti ci attende un nuovo orizzonte, il tumulto di una diversa emozione, una meta soltanto vagheggiata.
Un porto, un’attesa.
Un romanzo oppure una storia ancora da scrivere.
O forse una poesia: la tua.

Il volo delle gazze

In volo.
In libertà.
La gazza superba, diverse volte l’ho immortalata nei suoi istanti di quiete, posata di vedetta sul ramo di un albero o su certe tegole rosse.
E ogni volta mi sono sempre detta che tra i miei desideri c’è anche quello di fotografarla mentre spicca il volo aprendo le sue ali magnifiche.
E poi.
Di mattina, due gazze inquiete, alla conquista di un tetto.
E non è la fotografia perfetta, lo so, è semplicemente una mia piccola gioiosa vittoria.
È la bellezza dello stupore, davanti al volo delle splendide gazze.

Sotto i portici

Mi accade, a volte, mentre cammino sotto i portici.
Così, all’improvviso, senza che io faccia nulla per riprendere tra le mani il filo immaginario che mi porta indietro negli anni.
Accade, mi ritrovo in quel luogo e in un altro tempo che io ho già vissuto.
E mi rivedo, porto quei jeans a sigaretta con gli spacchi sulle caviglie, aspetto la mia amica davanti a un cinema che poi, anni dopo, non ci sarà più.
Io però in quel frammento di giovinezza non posso saperlo, mi guarderò il mio film sprofondata nella poltrona senza pensare a quella cosa strana lì che è il tempo.
E avremo tempo, poi, per dirci con nostalgia: ti ricordi quando andavamo al cinema in Via XX?
Tra l’altro, poco più su c’è un negozio che mi piace tanto, mi perdo sempre ad ammirare le cose indossate da certi diafani manichini che popolano la vetrina.
Quel negozio si chiama Diavolo Rosa e non occupa soltanto il piano terra.
E salgo le scale e guardo tutte le camicette, vanno di moda i volant sui polsini e attorno al colletto, ci sono tutti quei maglioncini di ogni colore con lo scollo rotondo oppure con i bottoncini.
Ma è accaduto l’altro ieri o quanto tempo fa?
Stava tutto in pochi metri, poi davvero tutto è cambiato.
Io però a volte ho ancora un’immagine chiara e perfetta di me che indugio davanti alle vetrine di Varese in cerca delle scarpe perfette da portare con quella gonna corta.
Ecco, scelgo quelle scarpe là di vernice rossa e poi quelle altre scamosciate con la fibbia.
E dopo questo shopping fortunato me ne vado a zonzo tutta contenta con i miei sacchetti.
Sarà strano accorgersi, molto tempo dopo, che tutto questo è svanito.
E a volte, sapete, all’improvviso mi ritrovo proprio lì, in quei luoghi e in quegli anni.
Accade, talvolta, mentre cammino sotto i portici di Via XX Settembre.

Giorni di luce

Sono giorni di luci gloriose e di colori sfavillanti.
Sono giorni di cieli tersi e spazzati dal vento, sono mattinate di blu intenso, sfacciato e vibrante.
E accade così, nel tempo fuggevole di qualche passo che lieve calpesta il selciato.
La luce vira, brillante gioiosa e splendente.
Si ferma.
Rimane.
Appena per qualche istante.
In uno di questi giorni di luce, in Via Lomellini.

D’argento

Ha quella bellezza lì, il coraggio.
È fatica, entusiasmo, protervia e condivisione, è desiderio intenso che fa battere forte il cuore.
E hai una meta e un destino, forse soltanto un sogno da afferrare e provi a raggiungerlo con tutta la forza che hai.
L’acqua inquieta in un turbine vorticoso, il cielo sovrastato da nuvole basse, le grandi navi alle spalle e la riva davanti agli occhi.
E la stanchezza e l’incontenibile volontà di riuscire nella propria impresa.
Ecco, il coraggio ha proprio quella bellezza lì.
Le mani stringono il remo, il legno fende l’acqua e tu scivoli via, verso il tuo sogno, su un mare d’argento.