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Archive for the ‘La magia del colore’ Category

Ieri mattina.
Le lascio così, come le ho trovate.
Senza accompagnarle ad altre immagini più luminose, senza aggiungere altri frammenti di città che mi hanno incantata.
Ieri mattina.
A saperle spiegare, certe sensazioni.
Mentre la gente passava, in Via della Maddalena.
Io mi sono fermata.
E veramente mi sarei aspettata di sentire all’improvviso quelle note e quella sua voce, la voce di Fabrizio.
Dove il sole del buon Dio non dà i suoi raggi.
Un vetro azzurro, l’acqua chiara, petali rossi.
Genova.

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In certi caruggi, a volte, trovi l’anima vera e la pura essenza della città vecchia.
Tra Vico Amandorla e Vico Vegetti, a volte.
E persiane aperte, un lampione, variazioni di colori.
I rami di un albero.
E il sole, il sole che rapido sfiora i muri e li riscalda.
In certi caruggi, a volte, una parte resta in ombra.
Devi solo aspettare.
E poi.
Un’edicola vuota sullo sfondo, un’altra che ospita una Madonnetta rischiarata dalla luce.
A volte, all’incrocio tra certi vicoli.
Tutto è così semplice, in questa perfetta armonia di linee.
Ed è tutta lì l’anima vera di Genova.

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Qualche giorno fa sopra Genova c’erano nuvole bianche e dense, a volte il colore del cielo sembra quasi fondersi con quello del mare, tra il grigio e il celeste, in quel tempo sospeso che potrebbe annunciare la pioggia.
E d’un tratto, sulla ringhiera del mio terrazzo.
Ho scostato la tenda.
E c’era un magnifico silenzio e soltanto lui.
Spero che abbia anche mangiato, naturalmente io insisto a mettere la ciotolina con il cibo per i piccoli visitatori ma vederli non è così semplice!
E poi, a volte.
In lontananza il porto, le navi, la Lanterna, e poi quelle nuvole opache.
E lui.
Sulla ringhiera, all’improvviso.

uccellino

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Celeste

Celeste calmo, dolcemente sfumato.
La superficie dell’acqua lievemente increspata, striature di azzurro, chiarore vibrante a diverse intensità.
Cielo di nuvole soffici appena spolverate di rosa.
Una partenza, una rotta, una meta.
Una danza di onde, il salino sulla pelle, il vento che soffia gentile.
Luci brillanti scintillano laggiù.
E a dire il vero non è poi così vicino, il mare.
Dal mio terrazzo vedo il porto e le gru, i profili dei palazzi, i gabbiani che si librano alti, la costa e l’orizzonte.
E seguo certi viaggi, talvolta.
Pochi giorni fa, dal mio terrazzo, così ho veduto il mare.
E sai, a volte sembra.
Sembra lontano eppure è così vicino.

mare

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A volte, in certe chiese, non mi soffermo ad osservare pregiate sculture o quadri dipinti da valenti artisti, a volte no.
Basta la prospettiva.
Dal vicolo che scende e sul quale si spalanca il portone di San Siro.
A volte.
Una cascata miracolosa di luce, effimera come sa essere soltanto certa bellezza che svanisce rapida e forse tornerà.
In un altro giorno, in una diversa circostanza.
Luce, oro sul pavimento e su certe geometrie.

chiesa-di-san-siro

A volte.
Sotto ai soffitti affrescati, accanto ad opere preziose e ricche di inesplicabile armonia spiccano solo certi dettagli.
E il suono, quello puoi immaginarlo.
Soltanto la semplicità.
E un chiarore di bronzo sul candido biancore del marmo.
A volte, in certe chiese.

chiesa-di-san-carlo-e-san-vittore

Chiesa di San Vittore e San Carlo

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Un cuore

All’improvviso, un cuore.
E i suoi contorni vaghi e tremuli, come le cose incerte e le esitazioni.
Un cuore?
Inatteso come una sorpresa, come un regalo che non ti aspetti.
Un cuore e non l’ha disegnato nessuno: è apparso, lo ha tracciato un rivolo d’acqua.
E allora, guarda.
Sul marmo.
Prima che che si perda, prima che svanisca per divenire nulla.
Un cuore?
Era la fine d’agosto, ero in campagna.
Ed è apparso così.
Polvere.
Fondi di caffè.
O forse no?
No, è soltanto un cuore, un cuore all’improvviso.

cuore

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Penso.
Ieri non eri tu, no.
Eri una donna che non conosco.
Ci siamo persi in un vortice di parole, io e te.
No, non eri tu ed io me lo ripeto, mentre la tua voce rimbomba nella mia testa.
Penso, penso.
Ci siamo confusi in una turbine di malintesi, ci siamo ritrovati nell’intensità di un abbraccio.
Ma poi, quel vortice di parole ti ha allontanata da me ed io ora sto cercando invano un filo invisibile che mi riconduca da te.
Dove sei?
Pensa, maledizione, pensa!
E intanto respiro, riprendo fiato, chiudo gli occhi.
E ti vedo.
E respiro.
E salgo questi gradini, uno ad uno.
In un vortice.

scalinata-camillo-poli

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Guarda.
Guarda con gli occhi degli altri.
E immagina di sentire una musica, note e suoni dell’inquietudine.
Forse un frusciare d’ali tra gli alberi, un temporale, le gocce di pioggia che cadono sulle foglie.
Il tuono.
Il cancello cigola e il vento fischia in lontananza.
E poi silenzio.
Guarda.
Se provi a osservare il mondo con gli occhi degli altri vedrai in maniera diversa.
Nessun colore.
– Credo che qui ci vorrebbe un bianco e nero – Così mi ha detto il mio amico Alessandro.
L’ho ascoltato e ci ho provato.
E guarda.
Accade così, quando osservi con gli occhi degli altri.
E magari finisci anche per sentire un rumore improvviso tra i rami, suoni e rumori.
In bianco e nero.

cancello

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There is a crack, a crack in everything.
That’s how the light gets in.

C’è una crepa, una crepa in ogni cosa.
È così che entra la luce.

Leonard Cohen

Fiore

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Non era estate.
Era la stagione delle giacche pesanti, dell’aria frizzante che accarezza il viso, era la stagione della spiaggia deserta.
E c’era tutto il tempo.
Un tempo languido e silenzioso, dolcemente caldo.
E c’era tutto il tempo.
Per fermarsi davanti alla ringhiera ad aspettare.
Mentre il mare cantava, mentre il sole infuocava l’orizzonte.

Camogli

Camogli

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