Tutte le cose che non ti ho mai detto

Ti aspettavo.
Ti aspettavo per dirti tutte le cose che non ti ho mai detto.
Mi è passata accanto la vita tutta in ogni sua bellezza o incongruenza, nei suoi contrasti e nella infinita varietà.
Ed era un frastuono di voci, una risata improvvisa, una lacrima che fugge, una parola che non ho saputo distinguere.
Guardavo le persone, i volti attorno a me.
E cercavo te.
Ti aspettavo.
E avrei voluto sedermi e restare più paziente come non sono.
E poi mi è parso di vederti là, in lontananza: il tuo passo, il tuo sorriso.
Tu?
Il tempo senza tempo.
L’attesa.
E tutte quelle cose segrete e nascoste che davvero non ti ho mai detto.

Giardini Luzzati

Tra la lavanda

Accade così, sul mio terrazzo: a volte sbocciano fiori che non ho mai seminato.
Succede spesso con le bocche di leone e con altre meraviglie che giungono come gradite ospiti portate da brezza favorevole.
Così è la vita, testarda e caparbia, trova il luogo perfetto per insinuarsi e poi sbocciare, rifiorire, nascere.
Inatteso, con la sua sorprendente e semplice bellezza, è così sbocciato un piccolo tenace papavero e non è da solo, ho visto altre piantine poco distante.
Non so proprio da dove sia venuto il rosso papavero ma la sua leggera leggiadria è stupefacente come la vita stessa nel suo eterno rinnovarsi.
Ed è sbocciato là, tra la lavanda.

Il mare e la creuza

Laggiù, in fondo alla creuza.
Laggiù in realtà c’è una ripida sinuosità di mattoni e poi una curva e poi la discesa conduce verso la zona di Carbonara e dell’Albergo dei Poveri.
In questa prospettiva una geometria di muri pare racchiudere la solitaria bellezza di questo semplice tratto di Salita Inferiore San Simone mentre un albero spoglio si protende verso il sole.
E questa è davvero una delle anime di questo mio quartiere arrampicato sulle colline, con i suoi corsi ampi e luminosi.
Poi, in un punti diversi, in Circonvallazione a Monte tante sono le creuze da percorrere e grazie alle quali in pochi minuti puoi raggiungere il centro.
E allora vedi ombra e luce che cade di traverso e cielo chiaro e qualche nuvola leggera e laggiù il mare.

Come un gioiello prezioso

Poco prima che il giorno finisca, come quando è quasi sera e la luce rimbalza sulle pietre e sui muri antichi per poi fuggire via.
In un quieto saliscendi silenzioso che racconta cose di vicoli, di tempi diversi e di vite trascorse.
Così quando arrivo in luoghi come questo sempre ritorna nel cuore quella cifra di autentico stupore e di assoluta meraviglia.
Tra case vetuste, venfo di mare, suono di campane di caruggi.
Poco prima che il giorno finisca, come un gioiello prezioso racchiuso tra i misteri della città vecchia.

Vico di Scurreria la Vecchia

Le finestre sulla creuza

Ci sono certe finestre che si affacciano su una creuza e questa creuza a dire il vero non è poi così stretta: Salita San Gerolamo è piuttosto ampia e con la sua pendenza collega Piazza Goffredo Villa alla parte bassa di Via Caffaro.
È una di quelle creuze che imboccavo correndo a perdifiato, quando ero in ritardo, in quegli altri anni là che ricordo sempre con nostalgia.
È anche una di quelle creuze che ho percorso davvero infinite volte, invece di prendere l’ascensore di Castelletto spesso preferisco camminare sulla mattonata che si snoda tra le case, a volte con la mia musica nelle orecchie oppure soltanto in compagnia dei miei pensieri.
E insomma, è uno di quei luoghi del quotidiano vissuti, noti e sempre cari.
E poi, a guardare in una certa maniera, un tratto di Salita San Gerolamo può apparire in una diversa prospettiva: è un gioco di linee e di persiane verdi, un contrasto di colori caldi e freddi.
Ed è come una nuova armonia: una corda, i panni stesi, diverse sfumature di celeste e certe finestre sulla creuza.

Una semplice attesa

Era una semplice attesa.
L’acqua ferma, le nuvole, i riflessi evanescenti.
Era una memoria di onde, di reti e pesci guizzanti, di albe salmastre e di vento pungente.
Era una sfida da accettare, una nuova avventura da vivere, una quiete inaspettata.
Era un nome non più pronunciato, era una parola soltanto, un tempo svanito.
Era una semplice attesa, con la speranza di una nuova partenza.

Quanti cieli

“La nostra è un’epoca essenzialmente tragica, così ci rifiutiamo di viverla tragicamente. C’è stato un cataclisma, siamo tra le rovine, incominciamo a costruire nuovi piccoli habitat, ad avere nuove piccole speranze. È un lavoro piuttosto duro; adesso non c’è una strada scorrevole che porti al futuro: bisogna scavalcare gli ostacoli o aggirarli.
Dobbiamo vivere, non importa quanti cieli ci siano crollati addosso.”

David Herbert Lawrence – L’amante di Lady Chatterley (1928)

Un attimo soltanto

È durato appena un attimo.
Il tempo di pochi respiri o di un refolo di vento, lo spazio di un battito.
E il cielo era lucente di sole e chiaro come sa essere nei giorni che precedono il tempo della primavera.
Di fronte a me il mare e Corso Italia.
E percorrendo una strada che conduce laggiù ho veduto una vela, una cornice di alberi e di ondeggianti fiori di mimosa.
Con questa dolcezza, un attimo soltanto.

Nove finestre

Sono nove finestre.
Sono nove finestre in giallo.
Sono nove finestre di Via Caffaro.
Le tre in basso sono uguali tra di loro con le persiane tutte spancalate.
Lassù in alto invece è tutta armonia di splendide differenze, un gioco di casualità, una bellezza figlia della quotidianità.
La fila di finestre al centro, poi, è un tripudio di foglie, rametti, intrepidi germogli e vasi sospesi e felicità sempreverde per mattinate radiose.
Sono nove finestre e chissà quante tazze di caffè, baci della buonanotte, sogni ad occhi aperti e futuri da immaginare.
Sono nove finestre, nove diverse immaginazioni.

Era il tempo

Le parole a volte sono senza tempo, alcune restano impresse nelle mente con la loro forza inesplicabile.
Questo è uno degli incipit più potenti della letteratura, sono parole di Charles Dickens.
Volevo che fossero qui, tra le pagine di questo blog e allora le ho scritte là, nel cielo azzurro di Piazza San Luca.
Perché le parole, certe volte, sono senza tempo.