Dolcezza autunnale

Come un pensiero che sfugge, come un ricordo che nostalgico ritorna e si fa più chiaro.
Come labile memoria che, all’improvviso, diviene presente e reale.
Come una piccola gioia che risolleva l’animo e rincuora.
Così si posano leggere le foglie, portate dalla brezza, in questa lieve dolcezza autunnale.

Ombra di ottobre

È stato uno dei molti istanti effimeri, un gioco di luci, una mattina a De Ferrari.
E a dire il vero se fossi distratta forse non lo avrei neanche notato, io però seguo il sole, i suoi viaggi sui tetti e per le strade, le improvvise virate dei suoi raggi in certi vicoli angusti e il loro distendersi luminoso in certe piazze.
Cammino e a volte quella bellezza mi sfugge, talvolta svanisce e scivola via troppo rapida.
A volte, invece, rimane e attende che lo sguardo si posi su certe magie.
E così è accaduto, in una mattina tersa e limpida.
La luce, un incanto, un’ombra di ottobre.

Luce sul mare

Luce sul mare che così cade, accolta nell’abbraccio dell’acqua.
Fluttua leggera, brilla e mai si posa.
Lieve si dissolve appena in sfumature di rosa e di oro.
Luccica in lontananza e freme, vibra, si confonde e scivola via, sospinta da propizia brezza marina.
Luce sul mare, così diffonde il suo chiarore sui pensieri e sull’orizzonte del tempo che verrà.

Luce settembrina

C’era una musica e c’era una voce, una canzone languida in questo tempo incerto.
Qualcuno passava di fretta, altri invece indugiavano mentre il primo pomeriggio scorreva lento.
E sotto i portici c’erano i tavolini all’aperto, le chiacchiere, i cucchiaini che tintinnavano nelle tazzine di caffè, i sorrisi e la serenità di un momento condiviso.
In altri periodi dell’anno e in altri giorni ho già scattato fotografie simili a questa, mi stupisce sempre che il sole viri lasciando a questo modo la sua traccia davanti al Teatro Carlo Felice.
E c’era questa melodia, preludio d’autunno e di una stagione che muta.
E un gioco di ombre e di bellezza brillante, dono magnifico di questa luce settembrina.

E ti ritrovo così

E ti ritrovo così, con la tua aria calda di settembre, il cielo che sfuma dal celeste al rosa.
E mentre le finestre delle case si illuminano una dopo l’altra, io ancora ti ritrovo con il tuo porto luccicante di luci, le navi, i traghetti delle vacanze: si parte e poi si ritorna, ancora su questa riva.
E ti ritrovo così e ti guardo dal mio terrazzo e aspetto la sera che scende e so che ancora è tempo di maniche corte e di abiti leggeri, in questo scorcio d’estate genovese.
E ti ritrovo così: brilla la Lanterna, tranquillo è il mare e magnifica sei tu, mia amata Genova.

Di nuovo Blu

Ed ecco di nuovo Blu, il maestoso gatto nero che tante volte ho fotografato nel corso dell’estate.
È sempre lassù, sul suo terrazzino, tra i suoi rigogliosi fiori rossi.
In equilibrio sulla sua ringhiera, ora il clima è ancora tiepido e così Blu si gode il sole di questo scorcio estivo ammirando il panorama.
In inverno, mi hanno detto, Blu se ne sta a casa al calduccio e da dietro i vetri osserva quel che accade, vede le foglie cadere e poi la neve scendere, in attesa di una nuova estate.
Adesso è ancora là, tra i gerani, in tutto il suo felino splendore.

Ed è settembre

Ed è settembre.
Così è giunto il mese che dall’estate ci conduce all’autunno.
Settembre porta soffi di vento fresco e nuvole vaghe, le giornate sembrano già più brevi e incerte, la luce svanisce più in fretta e le ombre di questa stagione scendono sui boschi e sui sentieri.
Settembre fa cadere le foglie ai piedi degli alberi, ai bordi delle strade ed è ancora, di nuovo, tempo di nostalgica dolcezza.
Ed è settembre, benvenuto a te, tempo di nuove sfumature e di diverse sensazioni.

La legna per l’inverno

Mettere da parte la legna per l’inverno.
In cima alla scale, dove cresce il rosmarino odoroso, là dove c’è quello steccato.
Mettere da parte la legna per l’inverno, per quando scenderà copiosa la pioggia e la nebbia fluttuerà sulla valle, per la stagione delle giornate brevi e del tempo gelido.
La legna arderà nella stufa, mentre fuori candida cadrà la neve.
Mettere da parte la legna per l’inverno è la chiara metafora di certe nostre azioni che sanno renderci la vita più lieve.
Leggere un bel libro, osservare un panorama, ridere forte in compagnia di qualcuno che amiamo, scoprire un posto nuovo, svagarsi nella natura, ascoltare una musica che rilassa e fa sognare: tutto questo è “mettere da parte la legna per l’inverno”, secondo me.
Si conserva negli occhi, nella memoria e nella mente qualcosa che ci ha reso felici e soltanto riviverlo o ricordarlo può donarci ancora nuova serenità.
Anche se fuori nevica, la legna brucia e un caldo tepore si diffonde così nelle stanze della nostra vita.
Può essere un verso di una poesia, la fotografia di un viaggio, una melodia cara, una piccola cosa che al momento magari ci pareva insignificante.
E possiamo essere così grati a noi stessi per essere stati così saggi da saper mettere da parte la legna per l’inverno.

Blu sulla ringhiera

Una finestra socchiusa, le tende bianche.
Le persiane spalancate, appena un refolo di aria fresca di campagna, profumo di erba e di bosco.
E il silenzio e le le sue magie.
E una cascata di gerani rossi e rigogliosi.
Sulla ringhiera uno splendido felino: è il gatto di nome Blu e nel corso dell’estate mi capita sovente di incontrare il suo sguardo.
In una perfetta armonia di colori, linee e proporzioni, Blu sulla ringhiera in una sera d’estate.

Bianco e nero in Galleria Mazzini

Era uno di quei giorni di mercatino e di banchetti di vecchie cose.
Era uno di quei giorni di lumi impolverati e di piatti di porcellana, di antiche posate di argento e di libri vetusti, di scatole colme di cartoline, vecchie fotografie e ricordi del tempo andato.
Era un giorno così, in Galleria Mazzini.
E c’erano bambole del passato, file di bicchieri scompagnati e tovaglie candide ricamate a punto intaglio.
Tutto attorno il consueto andirivieni, le voci, i saluti e gli sguardi.
E c’era un gioco di luce e ombra, tra le pentole di terracotta, i mobili antichi e i desideri di qualcuno, in uno scorcio in bianco e nero in Galleria Mazzini.