Tutta questa pioggia

Tutta questa pioggia mi ricorda che c’è stato un altro tempo nel quale mi piaceva indossare gli stivali di gomma.
Era l’epoca della scuola, forse ero agli inizi delle superiori e i miei stivali di gomma erano blu.
Gli stivali di gomma sono ovviamente perfetti per saltare nelle pozzanghere ma vanno anche molto bene per camminare sotto la pioggia incuranti di ogni cosa.
Certo, devi indossare calzettoni belli spessi, altrimenti con gli stivali di gomma il freddo si sente eccome!
La perfetta tenuta da pioggia, secondo me, comprendeva anche la classica cerata gialla e io ne avevo una anche se in realtà credo di averla indossata proprio poche volte.
Tutta questa pioggia mi ricorda che in altri anni c’era un magnifico negozio di ombrelli in Via Cairoli: aveva belle vetrine con articoli eleganti e tra l’altro, fatto straordinario, gli ombrelli li riparavano pure e a dirlo adesso sembra proprio strano.
Tutta questa pioggia mi ricorda anche che ad un certo punto ho acquistato il mio primo ombrello trasparente e quello lì era per me proprio un modo speciale di guardare il mondo.
Tutta questa pioggia mi ricorda pure che in quegli anni della scuola non rinunciavamo mai ai nostri giretti in centro, è chiaro che in primo luogo andavamo da Futura: era il negozio più amato da noi ragazzini degli anni ‘70 e ‘80 e l’ho nominato più di una volta su questo blog, Futura era il paradiso delle gommine profumate, dei temperini, degli adesivi, dei quadernetti, delle borsine di stoffa, delle penne di tutti i colori e non solo.
Da lì in genere me ne andavo ai grandi magazzini di Piccapietra e il mio reparto preferito era sempre quello della profumeria ma poi mi piaceva anche guardare i capi di abbigliamento, la cancelleria e le cose belle per la casa.
Un giretto da Croff? Sempre!
E uno sguardo alle vetrine di Quattro Passi? Sempre!
Mi piaceva seguire la moda ma già allora amavo i libri e anche le mie librerie erano sotto i portici: una era la magnifica Liguria Libri e Dischi, quanto tempo ho trascorso tra quegli scaffali!
E poi andavo sempre alla Di Stefano, quella di Via Ceccardi era la mia preferita e aveva anche un intero reparto dedicato solo ai libri in lingua straniera: subito all’ingresso c’era una scaletta che conduceva a questa zona stipata di romanzi inglesi, vocabolari, volumi di poesie e viaggi bellissimi.
E continua a scendere tutta questa pioggia, ogni tanto il sole si fa largo tra le nuvole e illumina le pozze d’acqua.
E io gironzolo ancora per la mia Genova mentre affiorano i colori, leggeri e luminosi come certi ricordi.

I limoni

“Quando un giorno da un malchiuso portone
tra gli alberi di una corte
ci si mostrano i gialli dei limoni;
e il gelo del cuore si sfa,
e in petto ci scrosciano
le loro canzoni
le trombe d’oro della solarità.”

Tratto da I Limoni di Eugenio Montale

Piazza della Giuggiola

Un ombrello color rame

Pioveva, nel tempo d’autunno.
Non era una pioggia potente e scrosciante, era la solita semplice ritmata sequenza, goccia dopo goccia sui caruggi.
Anche i turisti che gironzolano per la città in questo periodo dell’anno sono spesso cautamente armati di ombrello e quel giorno mi sono imbattuta in una piccola comitiva di viaggiatori provenienti dalle terre del Sol Levante, tra loro c’era anche una signora che scattava con autentico entusiasmo le fotografie che piacciono anche a me.
In cima a vicolo, di fronte a lei la prospettiva in discesa.
Poi i suoi occhi hanno seguito la perfetta verticalità di Salita San Siro ed io ho pensato che lei sarebbe tornata a casa con queste foto e avrebbe raccontato agli amici delle ardesie, della chiesa magnifica poco distante, della pioggia fastidiosa, del profumo di pane caldo nei caruggi e della gente incontrata per caso durante le sue vacanze.
I nostri sguardi si sono incrociati, appena per un istante.
E poi ho notato che le luci erano accese: che strano, erano le undici di mattina.
E così quel chiarore ha illuminato il rosso e l’ocra delle case di Genova e poi la luce è rimbalzata sull’ombrello di lei.
E pioveva e lei aveva un ombrello color rame.

Cavolfiori di Soziglia

Sono soltanto cavolfiori.
Li vidi un giorno per caso mentre passavo ai Macelli di Soziglia.
E là, nella meravigliosa angustia di questo vicolo così amato da noi genovesi, ecco le foglie spesse e ampie che racchiudono nel loro saldo abbraccio quei semplici ortaggi dalle tinte sorprendenti.
Ed è un tripudio magnifico di colori: candido bianco e verde vivace, una calda sfumatura d’arancio e un bel viola deciso.
Accade così, a volte le cose più semplici sanno diventare autentica poesia, dipende dal nostro sguardo.
E questi sono soltanto cavolfiori di Soziglia.

Appena un istante

Ci sono sempre linee che non hai notato prima: appaiono là, tracciate per terra.
Racchiudono il contorno di una finestra, una sequenza di riquadri, le ricrea un magico soffio autunnale di luce brillante.
Ed è appena un’illusione effimera, un sorprendente gioco di ombre, un’emozione ritrovata.
Un nuovo stupore, ancora.
Appena un istante, una mattina a Palazzo Ducale.

Nella luce del mattino

Così è, a volte, la luce del mattino in questo periodo dell’anno.
Si getta giù a capofitto, attraversa improvvisa la piazza, gloriosa si schianta sulle pietre mentre l’accompagna un turbine di vento frizzante che agita persino l’acqua della fontana.
Quell’aria ribelle scompiglia i capelli, smuove appena quella gonna lunga mentre la luce briosa e vivace illumina la stoffa leggera appena per un istante.
E spicca così una nota di verde smeraldo nella luce del mattino.

Tutto il tempo del mondo

Era un mattinata delle nostre, ti ricordi?
Una tazza di caffè fumante, la musica dei Cranberries, una ciocca di capelli che ti cadeva sul viso.
E poi una parola, una delle nostre incomprensioni.
E sei scappata via, ti ho vista correre giù per le scale veloce come il vento ed io mi sono precipitato dietro di te.
Se tu mi avessi ascoltata ti avrei detto: perdonami.
Ti avrei baciata, saremmo caduti uno nelle braccia dell’altra e tu avresti riso, così forte come sai fare tu.
E invece sei scappata via, mi hai sorpreso, sai?
Allora ti ho inseguita in quel saliscendi che mi spezzava il fiato e mentre pedalavo respirando il profumo del mare pensavo a te.
E pensavo che c’era davvero ancora tutto il tempo del mondo per noi e tutta quella strada da fare insieme.
In salita o in discesa, non importa, basta che ci sia anche tu.
E finalmente poi si sei fermata, hai posato la bici contro la ringhiera, ti sei voltata a guardarmi e mi sei venuta incontro.
E ti ricordi quanto tempo poi siamo rimasti lì davanti al mare?
E tu mi hai baciato, mi hai stretto tra le braccia e hai iniziato a ridere così forte come sai fare tu.
E per noi c’era ancora davvero tutto il tempo del mondo.

Passeggiata Anita Garibaldi – Nervi

Un terrazzino davanti al mare

L’ho veduto in una di queste giornate terse di chiarore inaspettato e cielo limpido.
Un terrazzino davanti al blu vibrante mentre la carezza del vento increspa la superficie dell’acqua.
Un terrazzino nel levante di Genova, davanti alla prospettiva di Sturla.
Oltre a certe finestre si sussegue così il continuo divenire dei giorni e delle stagioni: l’alba rosata che copre il cielo o il tramonto che lo infuoca, la tempesta improvvisa e la placida quiete di certe sere tranquille, le onde sfiorate dalla brezza e la calma straordinaria dell’azzurro capace di lenire persino certe inquietudini.
Con questa bellezza, con questa armonia: un terrazzino davanti al mare blu di Liguria.

Grigio di Via San Luca

E poi diverse tonalità di grigio nei caruggi di Genova, colori in armonia tra di loro.
Una mattina percorrendo Via San Luca, con passo lieve ma deciso, senza distrarsi.
Ed è grigio di muri, di pietre vetuste, di saracinesche, di marmi e di ardesia.
Ed è celeste polveroso nella gonna e nel velo e poi si aggiunge ancora una diversa sfumatura di grigio.
Tono su tono, passo dopo passo, in cammino nei carruggi di Zena.

Un riflesso bianco e rosso

C’era l’incertezza capricciosa dei primi giorni d’autunno mentre il sole indomito ancora lotta con le nuvole per conquistare la vittoria.
C’era una piccola folla di curiosi, i visitatori si guardavano intorno e camminavano lentamente assaporando ogni passo, alcuni si sono poi fermati a fare qualche foto davanti al galeone dei pirati che dondola pacifico sull’acqua di Genova.
Un sorriso, un ricordo delle vacanze, un frammento di felicità.
C’erano zainetti, scarpe comode, cappellini con la visiera, giacche per la pioggia e occhiali da sole, abiti leggeri e ombrellini pieghevoli, c’era una stagione e anche quell’altra, c’era quella pigrizia dolce del tardo pomeriggio.
E poi quasi impercettibile un alito di vento caldo ha increspato l’acqua salmastra e un riflesso bianco e rosso così vibrante è apparso sul mare di Genova.