Nove finestre

Sono nove finestre.
Sono nove finestre in giallo.
Sono nove finestre di Via Caffaro.
Le tre in basso sono uguali tra di loro con le persiane tutte spancalate.
Lassù in alto invece è tutta armonia di splendide differenze, un gioco di casualità, una bellezza figlia della quotidianità.
La fila di finestre al centro, poi, è un tripudio di foglie, rametti, intrepidi germogli e vasi sospesi e felicità sempreverde per mattinate radiose.
Sono nove finestre e chissà quante tazze di caffè, baci della buonanotte, sogni ad occhi aperti e futuri da immaginare.
Sono nove finestre, nove diverse immaginazioni.

Era il tempo

Le parole a volte sono senza tempo, alcune restano impresse nelle mente con la loro forza inesplicabile.
Questo è uno degli incipit più potenti della letteratura, sono parole di Charles Dickens.
Volevo che fossero qui, tra le pagine di questo blog e allora le ho scritte là, nel cielo azzurro di Piazza San Luca.
Perché le parole, certe volte, sono senza tempo.

La neve e la bandiera

Era pomeriggio e il gelo avvolgeva la città mentre le nuvole, ferme ed immobili, coprivano l’azzurro.
E c’era una finestra e davanti uno scorcio di tetti di ardesia, di case, di finestre e comignoli di Genova.
E spirava appena un soffio di vento freddo e così ha smosso lieve la nostra fiera Croce di San Giorgio.
Appena un istante, così semplice e perfetto.
Nel cuore dell’inverno, la neve e la bandiera.

Rosa d’inverno

È rosa d’inverno e così ravviva l’ora del tramonto in Spianata Castelletto.
È rosa d’inverno in una sera di aria fresca e frizzante.
È rosa d’inverno, brillanti si accendono le luci che rischiarano il cammino.
E si resta là, ad ammirare il porto e le navi, a immaginare nuovi viaggi e nuovi approdi.
Mentre un ramo spoglio così si staglia tra le nuvole leggere: tornerà a vestirsi di germogli e di tenere foglioline, secondo il ritmo consueto della natura.
È il gioco del tempo, la vita che sempre ritorna e che ancora ci sorprende nella lievità di questo rosa d’inverno.

Finestre e bandiere

E poi finestre di Genova, in Via Ravasco, nel quartiere di Carignano.
In questo lungo anno che ormai volge al termine siamo rimasti spesso nelle nostre case e ci siamo affacciati alla finestra dubbiosi, titubanti e anche speranzosi.
Abbiamo osservato temporali, tramonti, cieli azzurri e nuvole leggere, abbiamo tenuto le persiane chiuse a volte solo per sognare a occhi aperti.
E poi le abbiamo spalancate, quelle finestre, per lasciar entrare l’aria fresca e la luce rigenerante, le nostre finestre sono i nostri nuovi inizi.
E poi abbiamo messo le bandiere, quelle che parlano di noi, così le ho vedute di recente, camminando per la mia città: una croce di San Giorgio e un tricolore, alla finestra.

Carote e colori

Sono carote di diversi colori vedute dal mio fruttivendolo nei caruggi.
Sono carote di diversi colori e a dir la verità io ho scoperto da neanche troppi anni che esistono carote di differenti tonalità e che quelle arancioni vennero così selezionate e coltivate in Olanda nel XVII Secolo come omaggio alla dinastia degli Orange.
E così tempo fa in Via Lomellini mi capitò di trovare le carote di tutti i colori e stavano là, in compagnia dei cavolfiori viola.
Mi soffermai a lungo chiacchierare con il fruttivendolo sullo stupore e la meraviglia che le cose più semplici sono sempre capaci di donarci, ne converrete anche voi, succede continuamente.
E a me è capitato una volta di più, grazie a certe carote di diversi colori nei caruggi.

Luce genovese

E c’era questa luce così unica e straordinaria.
Così è la luce della Superba, vestita di brio, di brezza marina e di brillante vivacità.
Mentre il vento alzava appena l’acqua della fontana, era la metà di settembre ed era ancora caldo, giravamo in calzoncini e maglietta, a De Ferrari era già stata posizionata una delle sculture di Deredia.
In questo bagliore luccicante e vivo, nell’eleganza della Genova ottocentesca che qui si sposa in perfetta armonia la modernità.
In questa luce genovese che sempre mi affascina.

Come in un dipinto

È uno scatto delle ore briose dell’estate e del tempo del sole a Fontanigorda.
Là, davanti a quella casa.
Nel corso della stagione ci sono passata in diverse occasioni, di volta in volta mi è capitato di trovare la finestra spalancata o anche una tenda chiara che ondeggiava leggera appena smossa dalla brezza lieve.
E poi questa luce così brillante, i colori vivaci, le linee definite e nette.
Una bellezza chiara e così semplice, come tracciata da pennellate d’artista, l’essenza della pura armonia: come in un dipinto.

Le ultime ore dell’estate

La luce delle ultime ore dell’estate è a suo modo straordinaria.
Brillante, briosa prepotente e vivace, ha accompagnato il ritmo di questi ultimi giorni che ci avvicinano all’autunno.
Con un calore forse anche inconsueto per questo tempo di settembre, un regalo di chiarore e ritrovata libertà.
La luce delle ultime ore dell’estate scivola via come effimera felicità, l’ho veduta sfiorare l’acqua scrosciante, il selciato e le facciate dei palazzi.
E l’ho seguita accompagnare i passi che si susseguivano come in una dolce danza e a vederla ho pensato alle parole di un celebrato poeta, così ritorna davanti agli sguardi quella bellezza da lui decantata.

Già a frotte s’avventurano
I viaggiatori alla città tonante
Che stende le sue piazze e le sue vie:
La grande luce mediterranea
S’è fusa in pietra di cenere:
Pei vichi antichi e profondi
Fragore di vita, gioia intensa e fugace.

Dino Campana – Genova (Canti Orfici)