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Archive for the ‘La magia del colore’ Category

Qualche giorno fa sopra Genova c’erano nuvole bianche e dense, a volte il colore del cielo sembra quasi fondersi con quello del mare, tra il grigio e il celeste, in quel tempo sospeso che potrebbe annunciare la pioggia.
E d’un tratto, sulla ringhiera del mio terrazzo.
Ho scostato la tenda.
E c’era un magnifico silenzio e soltanto lui.
Spero che abbia anche mangiato, naturalmente io insisto a mettere la ciotolina con il cibo per i piccoli visitatori ma vederli non è così semplice!
E poi, a volte.
In lontananza il porto, le navi, la Lanterna, e poi quelle nuvole opache.
E lui.
Sulla ringhiera, all’improvviso.

uccellino

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Celeste

Celeste calmo, dolcemente sfumato.
La superficie dell’acqua lievemente increspata, striature di azzurro, chiarore vibrante a diverse intensità.
Cielo di nuvole soffici appena spolverate di rosa.
Una partenza, una rotta, una meta.
Una danza di onde, il salino sulla pelle, il vento che soffia gentile.
Luci brillanti scintillano laggiù.
E a dire il vero non è poi così vicino, il mare.
Dal mio terrazzo vedo il porto e le gru, i profili dei palazzi, i gabbiani che si librano alti, la costa e l’orizzonte.
E seguo certi viaggi, talvolta.
Pochi giorni fa, dal mio terrazzo, così ho veduto il mare.
E sai, a volte sembra.
Sembra lontano eppure è così vicino.

mare

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A volte, in certe chiese, non mi soffermo ad osservare pregiate sculture o quadri dipinti da valenti artisti, a volte no.
Basta la prospettiva.
Dal vicolo che scende e sul quale si spalanca il portone di San Siro.
A volte.
Una cascata miracolosa di luce, effimera come sa essere soltanto certa bellezza che svanisce rapida e forse tornerà.
In un altro giorno, in una diversa circostanza.
Luce, oro sul pavimento e su certe geometrie.

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A volte.
Sotto ai soffitti affrescati, accanto ad opere preziose e ricche di inesplicabile armonia spiccano solo certi dettagli.
E il suono, quello puoi immaginarlo.
Soltanto la semplicità.
E un chiarore di bronzo sul candido biancore del marmo.
A volte, in certe chiese.

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Chiesa di San Vittore e San Carlo

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Un cuore

All’improvviso, un cuore.
E i suoi contorni vaghi e tremuli, come le cose incerte e le esitazioni.
Un cuore?
Inatteso come una sorpresa, come un regalo che non ti aspetti.
Un cuore e non l’ha disegnato nessuno: è apparso, lo ha tracciato un rivolo d’acqua.
E allora, guarda.
Sul marmo.
Prima che che si perda, prima che svanisca per divenire nulla.
Un cuore?
Era la fine d’agosto, ero in campagna.
Ed è apparso così.
Polvere.
Fondi di caffè.
O forse no?
No, è soltanto un cuore, un cuore all’improvviso.

cuore

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Penso.
Ieri non eri tu, no.
Eri una donna che non conosco.
Ci siamo persi in un vortice di parole, io e te.
No, non eri tu ed io me lo ripeto, mentre la tua voce rimbomba nella mia testa.
Penso, penso.
Ci siamo confusi in una turbine di malintesi, ci siamo ritrovati nell’intensità di un abbraccio.
Ma poi, quel vortice di parole ti ha allontanata da me ed io ora sto cercando invano un filo invisibile che mi riconduca da te.
Dove sei?
Pensa, maledizione, pensa!
E intanto respiro, riprendo fiato, chiudo gli occhi.
E ti vedo.
E respiro.
E salgo questi gradini, uno ad uno.
In un vortice.

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Guarda.
Guarda con gli occhi degli altri.
E immagina di sentire una musica, note e suoni dell’inquietudine.
Forse un frusciare d’ali tra gli alberi, un temporale, le gocce di pioggia che cadono sulle foglie.
Il tuono.
Il cancello cigola e il vento fischia in lontananza.
E poi silenzio.
Guarda.
Se provi a osservare il mondo con gli occhi degli altri vedrai in maniera diversa.
Nessun colore.
– Credo che qui ci vorrebbe un bianco e nero – Così mi ha detto il mio amico Alessandro.
L’ho ascoltato e ci ho provato.
E guarda.
Accade così, quando osservi con gli occhi degli altri.
E magari finisci anche per sentire un rumore improvviso tra i rami, suoni e rumori.
In bianco e nero.

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There is a crack, a crack in everything.
That’s how the light gets in.

C’è una crepa, una crepa in ogni cosa.
È così che entra la luce.

Leonard Cohen

Fiore

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Non era estate.
Era la stagione delle giacche pesanti, dell’aria frizzante che accarezza il viso, era la stagione della spiaggia deserta.
E c’era tutto il tempo.
Un tempo languido e silenzioso, dolcemente caldo.
E c’era tutto il tempo.
Per fermarsi davanti alla ringhiera ad aspettare.
Mentre il mare cantava, mentre il sole infuocava l’orizzonte.

Camogli

Camogli

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E che l’estate abbia inizio!
Dopo i tuoni e i temporali, le piogge improvvise e le inattese grandinate finalmente sembra arrivata la bella stagione.
Siamo già al 21 giugno e così diamo il benvenuto a questa bizzosa estate, la ragazzetta capricciosa si è fatta desiderare ma ora sembra essersi risvegliata e ci allieterà con il vento caldo e il suo chiarore intenso.
Scelgo un’immagine scattata lo scorso anno al margine del bosco, con la speranza che sia di buon auspicio.
Questo luminoso fiore dai toni d’arancio è il giglio di San Giovanni che fiorisce in Val Trebbia in questi giorni di giugno.
Ed è una specie protetta, è vietato raccoglierlo, pertanto se lo vedete fermatevi ad ammirarlo, rendete omaggio alla sua bellezza e rispettate la natura, siamo noi per primi a dover difendere la ricchezza che l’universo ci dona.
Ed io attendo i pomeriggi sui prati, le passeggiate all’ombra degli alberi, gli uccellini che svolazzano da un ramo all’altro.
E il giglio di San Giovanni in tutto il suo lucente splendore.

Giglio di San Giovanni

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Ed è accaduto così, senza che me ne accorgessi.
I giorni sono trascorsi e molto tempo dopo ho riguardato questa immagine: cielo limpido e luccicante, mare piatto come una tavola.
La scia, la punta del pennello che sfiora la tela.
Turchese, blu mare, celeste.
E il privilegio di esserci, davvero.
E poi accorgersene mesi dopo.
Stupirsi, meravigliarsi.
Un incanto inatteso.
Un panorama o forse no: è un quadro di un celebre pittore americano, tra il mio sguardo e l’orizzonte.
Un gioco di linee perfette, un magia di toni e colori.
Un istante di solitaria riflessione, un frammento di vita catturato per caso.
Un panorama o forse no: Edward Hopper a Camogli.

Camogli

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