Bandiera genovese

Non è così inconsueto trovare questi colori per le vie della città, questa bandiera si ritrova spesso nelle strade nuove e nelle piazze della città vecchia.
Ed io ormai da diverso tempo ho preso l’abitudine affettuosa di fotografare questa nostra bandiera, ad esempio tempo fa la vidi sventolare in Vico Pinelli.
E allora c’era vento e aria densa di profumi del mare.
Ieri invece era una giornata soleggiata, azzurra e calma.
E spiccavano questi toni, in Vico dei Corrieri, a due passi da Soziglia: bianco, grigio, ombra di città e di vicoli stretti.
E in sottofondo mi è sembrato di sentire la canzone di Ivano Fossati e quelle sue parole: bandiera genovese sono io.

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Candore

Quei prati verdi d’estate con l’erba lucida e splendente, quegli steli sui quali si posa appena la fresca rugiada.
Il sole caldo, glorioso e vitale.
La pioggia anche, quella che cade improvvisa e scroscia tumultuosa tra gli alberi mentre l’accompagna il fragore di un temporale.
Poi torna il tepore, tutto si riscalda e ancora riluce di nuova bellezza.
La natura canta una melodia di note allegre e gioiose, di accenti deliziosi.
In certe stagioni ancora di più e queste mie parole sono nostalgie d’estate e dei profumi della mia Val Trebbia, nello splendore di certi giorni.
Con questa bellezza, con questo candore.

Celeste di Albisola

Semplicemente così, celeste.
È il colore che ci regala questa primavera ligure, è la tinta intensa che ho trovato ieri pomeriggio ad Albisola Superiore, bella località sulla Riviera di Ponente.
Questa zona della Liguria è assai celebre per certe tonalità e per tante diverse sfumature: sono quelle delle pregiate ceramiche dei talentuosi artisti del luogo, presto ve ne parlerò.
Ieri poi, arrivando sulla riviera, sono andata subito a salutare il mare.
E c’erano i sassi, c’era un’onda quieta che sfiorava la riva, c’era la luce brillante di questa stagione.
E c’era uno sportivo e il suo remo toccava l’acqua con un movimento cadenzato e armonioso.
E c’era un gozzo sulla spiaggia e semplicemente tutto questo celeste di Albisola.

Movimenti

Uno zaino sulle spalle, una giacca aperta nel tempo di primavera.
Le ombre, il ritmo cadenzato dei passi.
I riccioli scuri di una ragazza, i suoi occhi grandi, lo scenario che pare il fotogramma di un vecchio film.
Come un istante trascorso in un soffio, in qualche tempo e in una stagione diversa.
Le chiacchiere in lontananza, una risata, le porte dell’autobus che si aprono.
Mani che si stringono, tacchi che picchiano sul selciato, sguardi che si ritrovano.
Le attese, le voci, i silenzi.
Le pause.
E poi movimenti, semplicemente la vita.

Sulla giostra

Prima che per le strade della città ci sia la folla.
Di mattina.
Senza rumori.
Poi, più tardi passeranno di qui le comitive di turisti, gli innamorati che si tengono per mano, ci saranno anche quelli che vanno sempre di fretta e non hanno tempo per distrarsi.
Io invece amo la mattina e a volte siamo in pochi a gironzolare davanti al mare di Genova.
E c’è tutto questo azzurro e si respira l’aria fresca di una stagione luminosa.
Inizia così un nuovo giorno, con questa calma.
E poi, più tardi, arriveranno anche i bambini e si metteranno con le gambe a penzoloni su quei sedili colorati.
Di mattina, sulla giostra.

Ed è primavera

Ed è primavera.
E ognuno sente questo desiderio di camminare nell’aria fresca e frizzante, nel tempo chiaro delle giornate dolci.
Ed è primavera, in Corso Italia.
Si inseguono le vele all’orizzonte, il mare è placido, si resta con le mani posate alla ringhiera.
In questa calma perfetta si chiacchiera, si ride, si ama.
Si passeggia, nel sole e nella luce.
Si respira, all’unisono, con questo senso di libertà.
Ed è primavera.

Ispirazioni

Accadde in questo tempo, era una diversa primavera.
Sono così le stagioni dolci: sanno donare ispirazioni.
Una panchina, un panorama, la tela, i pennelli e i colori.
Una fantasia, un sogno e certi pensieri sconosciuti.
E forse una musica in sottofondo, una sinfonia che accompagna il ritmo dell’artista.
Nessuna domanda, avrei voluto porle ma non l’ho fatto.
C’era la ringhiera, c’era uno spazio definito come un giardino segreto.
Era un instante perfetto, nel tempo delle ispirazioni.

Tra le colonne

Tra le colonne del Carlo Felice.
Il sole brilla e la sua luce disegna perfette geometrie pomeridiane: è un gioco di linee nette e straordinarie, un’alternanza di ombre decise e chiarori gloriosi.
E accade così, all’improvviso.
Taluni passano oltre senza farci caso mentre io resto a guardare.
Ed è bianco e nero, e sono sfumature grigio, l’inverno così si arrende alla dolce primavera che leggiadra posa i suoi passi sul nostro cammino.
E la luce risplende, ancora più brillante, tra le colonne del Carlo Felice.

Libera

Era là, al margine di un orto.
Non solitaria e a suo modo unica.
Appena posata alla recinzione, indomita, fiera e fremente di giallo e di luce, tenace e testarda, così caparbiamente attaccata alla vita.
Mai arresa, mai fragile malgrado quei suoi petali all’apparenza effimeri e così delicati.
Vivace e semplice.
E così l’ho veduta, al margine di un orto ed era un giorno d’estate, in Val Trebbia.
Così protesa verso l’infinito, verso il mistero dell’immensità.
In quel suo anelito profondo di libertà.

Tra mare e nuvole

Tra il mare e le nuvole c’è una linea perfetta che si staglia contro l’orizzonte.
È per noi un disegno inconfondibile quello della ringhiera della passeggiata di Nervi, con le sue curve sinuose oltre le quali a volte risuonano onde fragorose.
Ed è un’armonia, una bellezza consueta che amiamo sempre ritrovare, con il suo fascino per noi immutato.
Ieri sono stata ancora sulla passeggiata Anita Garibaldi e tra mare e cielo lente sono arrivate certe nuvole pigre ed evanescenti.
E sono rimaste, immobili e sospese, senza vento, lasciando filtrare appena la luce del sole che si posava sul mare calmo.
Questo quadro di febbraio mi ha rammentato i versi di un poeta molto amato, cantore della nostra Liguria.
È l’incipit di una sua poesia, ha le suggestioni di una diversa stagione, calda e luminosa, ha uno sfavillio inquieto e intermittente.
Come quando il sole attraversa le nuvole e brilla d’argento l’acqua del mare.

La trama delle lucciole ricordi
sul mar di Nervi, mia dolcezza prima?

Camillo Sbarbaro