Libera

Era là, al margine di un orto.
Non solitaria e a suo modo unica.
Appena posata alla recinzione, indomita, fiera e fremente di giallo e di luce, tenace e testarda, così caparbiamente attaccata alla vita.
Mai arresa, mai fragile malgrado quei suoi petali all’apparenza effimeri e così delicati.
Vivace e semplice.
E così l’ho veduta, al margine di un orto ed era un giorno d’estate, in Val Trebbia.
Così protesa verso l’infinito, verso il mistero dell’immensità.
In quel suo anelito profondo di libertà.

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Tra mare e nuvole

Tra il mare e le nuvole c’è una linea perfetta che si staglia contro l’orizzonte.
È per noi un disegno inconfondibile quello della ringhiera della passeggiata di Nervi, con le sue curve sinuose oltre le quali a volte risuonano onde fragorose.
Ed è un’armonia, una bellezza consueta che amiamo sempre ritrovare, con il suo fascino per noi immutato.
Ieri sono stata ancora sulla passeggiata Anita Garibaldi e tra mare e cielo lente sono arrivate certe nuvole pigre ed evanescenti.
E sono rimaste, immobili e sospese, senza vento, lasciando filtrare appena la luce del sole che si posava sul mare calmo.
Questo quadro di febbraio mi ha rammentato i versi di un poeta molto amato, cantore della nostra Liguria.
È l’incipit di una sua poesia, ha le suggestioni di una diversa stagione, calda e luminosa, ha uno sfavillio inquieto e intermittente.
Come quando il sole attraversa le nuvole e brilla d’argento l’acqua del mare.

La trama delle lucciole ricordi
sul mar di Nervi, mia dolcezza prima?

Camillo Sbarbaro

I fiori di Via di Ravecca

I fiori di Via di Ravecca li ho trovati per caso.
Stavano verso la metà della strada, li ho veduti in una mattina di luce straordinaria.
E così mi sono fermata proprio in quel punto, oltre la curva ci son le torri di Porta Soprana.
E sono rimasta in attesa che non ci fosse nessuno, so anche essere paziente in questi casi: prima è passato un ragazzo, poi una signora che andava svelta con le sue buste della spesa.
E lì, a metà della via, c’ero io, davanti a questa splendida prospettiva.
Non occorre molto, certi posti hanno già la loro naturale bellezza per me così evidente.
Bastano appena una piccola attenzione o una certa cura a rendere certi nostri luoghi più accoglienti, strade e piazze possono così divenire il fondale magnifico dei nostri momenti.
Mettete dei fiori nei nostri caruggi, regalateci colori, profumi e splendore.
Sbocciano così allegri i fiori di Via di Ravecca con i loro petali rosa, preludio di primavera nel tempo d’inverno.

Un fiore

Succede, a volte, di trovare un fiore perduto.
Sul marmo, a terra, a Staglieno.
Ed è un fiore smarrito, forse condotto in quel luogo da fortuito caso o da un soffio di vento, forse caduto da mani distratte e da un mazzo di foglie e boccioli.
E resta, al suolo.
Come aggettivo gentile, dolcezza inaspettata, come una frase mancata, un sussurro, un ricordo.
Così, semplice.
E lieve.
D’arancio lucente.
Inatteso conforto, accanto a parole scolpite sul marmo.

 

Un posto dove ritornare

Ognuno di noi, in fondo, ha i propri posti del cuore.
E sono quei luoghi dove si ama ritornare, magari soltanto per esserci e per sentirsi in una dimensione che ci appartiene.
Con tutta la calma del mondo, senza fretta di andarsene via.
Una panchina.
Là, nel cuore della città vecchia, nell’antica Piazza di Sarzano, davanti alla magnificente facciata di San Salvatore.
E sarebbe il posto perfetto da condividere con qualcuno che non si vede da tanto tempo, per raccontarsi i giorni e le ore, i pensieri passati e i progetti futuri.
E rimanere, ancora.
In quella luce brillante di un pomeriggio tiepido, questo è davvero un posto dove ritornare.

La pioggia sulla creuza

La pioggia sulla creuza semplicemente scivola giù, in una mattinata senza vento e senza inquietudini.
Soltanto gocce che lente cadono come musica, così scende la pioggia sulla creuza e lucida le ardesie, ravviva i mattoni rossi, si posa sui tetti e sui muri delle case.
E non c’è fretta, nessuna frenesia, i soli a strepitare sono i gabbiani che si gettano giù, cantano e poi risalgono verso le nuvole e tu li osservi librarsi tra le case e andare ancora oltre e poi ancora ritornare.
E mentre cade la pioggia sulla creuza alcuni passanti si fermano a chiacchierare, pur non udendo affatto le parole si può immaginare che potrebbe trattarsi di una quotidiana consuetudine, un saluto, un sorriso, uno scambio di frasi gentili.
E intanto sotto le nuvole grigie taluni se ne vanno a spasso con un ombrello blu brillante come è il nostro cielo quando non piove e invece batte il sole sulla creuza.
Si scende piano, gradino dopo gradino.
Ed è una sinfonia di passi, un ritmo quieto e lento, tra le tinte calde delle case di Genova.
Senza frastuoni, soltanto nella bellezza del divenire del giorno, mentre lenta cade la pioggia sulla creuza.

 

Noi tre

Ricordi?
Eravamo sempre noi tre, sempre noi.
Una bicicletta, prima appartenuta al più grande e poi, a seguire, a noi più piccoli.
Noi tre.
Portavamo i pantaloni di velluto a coste, la gonnellina scozzese, i maglioncini blu con i disegni.
Codini, capelli a spazzola, riccioli ribelli.
Guance rosse, dentini caduti, graffi sulle ginocchia a volte.
Noi tre, sulla giostra, con lo zucchero filato che si appiccica sulla faccia, i bon bon di gelatina oppure il gelato nella bella stagione.
Stai seduto composto.
Niente gomiti sul tavolo.
Ricordati di dire sempre per favore e grazie.
Niente capricci.
Mica sempre però, dai.
Ogni tanto noi tre correvamo liberi e allora non c’era proprio verso di prenderci, quando giocavamo a guardie e ladri poi!
Noi tre sapevamo meglio di qualunque filosofo cosa sia quella cosa chiamata felicità, solo che spiegarlo ai grandi non è per niente semplice, tutto sommato.
Poi ci veniva il fiatone e ci veniva da ridere anche, tutto insieme in una volta sola ed era come un’emozione bellissima.
E ci mettevamo là, ognuno sulla sua seggiolina.
E avevamo questo segreto da custodire e così difficile da spiegare: il segreto della felicità.

Camogli

Davanti a San Giorgio

Fiero custode e signore del mare, sovrasta le strade della città.
E resta sopra le banchine, sopra le barche e sopra le cime legate alle bitte.
Quieto, silenzioso e immobile.
Padrone del cielo e amico del vento che lo sospinge verso la sua meta, quando apre le sue ali ampie per librarsi nell’azzurro.
E domina le vie, i caruggi e le piazze.
E rimane là, davanti a San Giorgio.

Ritornando verso casa

Per ognuno di noi la strada che conduce verso casa è composta di piccole care consuetudini.
La mia strada è tutta un’emozione e un tuffo al cuore, venendo dal centro lungo il percorso trovo creuze e scale, curve e tornanti, non è mai noiosa la mia strada di casa.
E ho i miei luoghi, come tutti.
Il fioraio in cima a Via XX Settembre, ad esempio: andavo al liceo la prima volta che mi sono comprata un mazzo di fiori da lui.
E forse erano tulipani bianchi o magari immense strelitzie che mi piacciono tanto, ho un’immagine precisa di me che attraverso Piazza De Ferrari con questi fiori scenografici e ingombranti.
Sulla strada di casa, nel passato, mi fermavo come buona abitudine a guardare i negozi nei sottopassaggi, ad esempio a De Ferrari.
E poi a Portello si scendevano pochi gradini e c’era una botteguccia di abbigliamento dove mi fermavo sempre a comprare, era un negozietto delizioso.
E poi, abitando sulle alture, come sapete uso sovente la funicolare Zecca Righi.
A volte prendo volentieri l’ascensore di Castelletto e mi capita di percorrere la galleria insieme a molti altri genovesi, dipende dagli orari.
In certe momenti del giorno, invece, siamo in pochi a salire verso la Spianata, qualcuno si accomoda sulla panca che c’è dentro l’ascensore, altri si godono in piedi quel breve viaggio.
E poi quando si arriva in cima la porta si apre lentamente e per qualche istante copre la visuale ma a poco a poco svela le nuvole, il cielo azzurro e la prospettiva delle nostre alture incorniciata da quei vetri colorati che ben conosciamo.
E accade così, a volte, ritornando verso casa.