Un fiore tra le dita

Lei è una donna giovane e aggraziata e fu ritratta in un giorno che non so nello Studio di Roncarolo e Fossa, fotografi di Savona, forse anche lei abitava nella città della Torretta.
Quasi austera, nella sua posa così studiata, il suo abito è chiuso da una fila di bottoncini e da un fiocco vezzoso sul collo.
Ha gli occhi chiari, i capelli raccolti, la frangetta corta e quello sguardo sognante che me la fa immaginare perduta nei suoi pensieri e nelle sue sconosciute fantasie.

La bellezza e l’eleganza sono tutte nei dettagli: in quell’abito con la gonna dal tessuto finemente rigato, nel vitino di vespa della giovane donna, nei candidi polsini a pieghe del suo vestito e in quei bracciali preziosi che lei porta, voglio pensare che questi gioielli siano ancora l’ornamento di una giovane donna della nostra epoca.
Lei, la ragazza ritratta nello studio di Savona, regge tra le dita un piccolo fiore, pare forse una violetta e da come rimane rigido sembra evidente che si tratti di un fiore artificiale.

La bellezza e l’eleganza sono nei dettagli, nella postura fiera, nella grazie femminea, nella leggiadria che è lo stile di un’epoca.
La fotografia, come sempre, ha compiuto la magia di travalicare il tempo e ci restituisce in formato Cabinet l’immagine di lei: una giovane donna con un fiore tra le dita.

La fine dell’estate

E venne inesorabile la fine dell’estate, l’autunno era ormai alle porte ma nel cuore ancora vibravano le emozioni dei ricordi più belli.
Quella volta sulla spiaggia, quante risate!
E ognuno fece la sua parte: braccia forti, senso dell’equilibrio e un fantastico gioco di squadra per celebrare la vita, l’allegria e la spensieratezza.
Forza, tutti insieme!

Ed eccoli lì, sorretti dai loro sodali, loro sono in tre e sono così sorridenti e divertiti: l’amicizia è quella cosa lì che ti fa vivere momenti unici e indimenticabili.

E poi, quel giorno, su quella spiaggia tutti guardavano in su, ammirando la piccola impresa.
Ce la faranno?
Andrà tutto come deve?
Certamente sarà così, tra una risata e l’altra!

La vita in fondo è proprio come un gioco d’estate al mare: una magia di incastri e di equilibri.
E gioia, coraggio, bellezza e braccia spalancate verso il futuro.
Quella volta sulla spiaggia, che spasso!

E poi là c’era anche un bambinetto che ammirava stupefatto quel che stava accadendo, sono più che certa che abbia detto: voglio farlo anch’io!
E sarà poi venuto il tempo di un’altra estate e sarà riuscito pure lui a salire così in alto.

Quel giorno, sorretto saldamente, lassù svettava un ragazzino.
Aveva una specie di contenitore messo sulla testa, ingrandendo l’immagine mi sono accorta che c’era incisa la seguente scritta: Tavolette Fernet Lapponi.
Lui stava là con le braccia aperte nell’aria calda davanti al suo mare.
E venne la fine dell’estate ma sempre rimase, impresso in una fotografia, il caro ricordo di quella volta sulla spiaggia.

La petunia del deserto

Qui sul terrazzo, di volta in volta, arrivano nuovi ospiti e di recente ho acquistato diverse nuove piante, una in particolare mi ha colpita per le sue caratteristiche: il suo nome è ruellia e viene anche detta petunia del deserto.
Ha questi semplici fiori a campanella di colore viola.

E poi ha questo nome davvero poetico, non saprei trovarne uno più armonioso.

La petunia del deserto ha rami lunghi e foglie sottili e ha trovato posto in un bel vaso.
So che in primavera sarà più generosa dei suoi bei fiori ma ancora adesso non mancano le sue belle corolle che si aprono al sole.


Il vivaista che mi ha venduto questa pianta mi ha spiegato che i fiori della ruellia sono estremamente fragili ed effimeri, durano davvero poco: appena un giorno e poi cadono.
E il giorno dopo se ne trovano di nuovi, questo fatto di per sé mi è già sembrato piuttosto strabiliante.

Ed è proprio così, cari amici!
Infatti la mattina dopo aver preso la pianta ero veramente curiosa di vedere se era rifiorita e con mio stupore ho potuto constatare che c’erano davvero nuovi fiori viola tra le foglie.

La bellezza a volte è caduca, ma poi ritorna a vivere, ancora e ancora.
Ed io sono contenta che questa meraviglia della natura allieti le mie giornate e abbellisca il mio terrazzo: benvenuta, magnifica petunia del deserto.

Sui sassi sulla spiaggia di Camogli

E poi rimasero lì, seduti sui sassi, sulla spiaggia di Camogli.
Fratelli e complici di giochi e di avventure, a volte rivali, a volte segretamente uniti.
Con le calzette corte, l’abito alla marinara e la giacchetta, forse non era proprio il tempo d’estate ma era comunque un tempo bello per sedersi insieme sui sassi.

Sorridendo e scherzando, con allegria e gioia.

Mentre la mamma tiene per mano la bimba più piccina e c’è una grazia speciale nel suo amorevole gesto, anche lei sorride con dolcezza.
È un momento di pura spontaneità, in un frammento di passato che forse sarà stato ricordato con nostalgia.

Sui sassi, sulla spiaggia.
A Camogli.
Mentre l’onda accarezzava la riva e il sole baciava le case alte dai colori caldi.

Proprio su quella spiaggia.
In un giorno spensierato, trascorso giocando e inseguendosi e ridendo forte come piace ai bambini.
E poi sospiri, sorrisi e occhi che brillano.
Loro erano là, seduti sui sassi, sulla spiaggia di Camogli.

Ciao, mia bellissima Fontanigorda

E così è venuto il tempo di partire.
L’estate è volata via e con lei le giornata calde, i fiori sbocciati e le farfalle leggere, anche le rondini si apprestano a lasciare questi luoghi.
Saluto i miei prati, i miei boschi, quei tetti di tegole rosse sui quali poso lo sguardo dalla mia finestra, saluto il suono delle campane della chiesa e le finestre aperte, il muretto in paese e i daini, i gatti, gli scoiattoli e le molte meraviglie di questo posto a me tanto caro.
Ciao mia bellissima Fontanigorda, grazie di avermi regalato ancora una volta il tuo abbraccio e tutte le tue bellezze.

Di nuovo Blu

Ed ecco di nuovo Blu, il maestoso gatto nero che tante volte ho fotografato nel corso dell’estate.
È sempre lassù, sul suo terrazzino, tra i suoi rigogliosi fiori rossi.
In equilibrio sulla sua ringhiera, ora il clima è ancora tiepido e così Blu si gode il sole di questo scorcio estivo ammirando il panorama.
In inverno, mi hanno detto, Blu se ne sta a casa al calduccio e da dietro i vetri osserva quel che accade, vede le foglie cadere e poi la neve scendere, in attesa di una nuova estate.
Adesso è ancora là, tra i gerani, in tutto il suo felino splendore.

Ed è settembre

Ed è settembre.
Così è giunto il mese che dall’estate ci conduce all’autunno.
Settembre porta soffi di vento fresco e nuvole vaghe, le giornate sembrano già più brevi e incerte, la luce svanisce più in fretta e le ombre di questa stagione scendono sui boschi e sui sentieri.
Settembre fa cadere le foglie ai piedi degli alberi, ai bordi delle strade ed è ancora, di nuovo, tempo di nostalgica dolcezza.
Ed è settembre, benvenuto a te, tempo di nuove sfumature e di diverse sensazioni.

Il tempo delle more

Arriva, nell’ultimo scorcio d’estate, il tempo delle more.
Meraviglie selvatiche, ultime tra i frutti di bosco a donare la loro deliziosa dolcezza, piano maturano e a breve sarà tempo di gustarle.

Le more, in luoghi difficili e impervi.
Le more, raccoglierle è una bella sfida, poi a volte accanto alle more si trovano le ortiche e allora i guai sono doppi.
Nei ricordi d’infanzia di ognuno di noi le more sono mani dolcemente macchiate e poi qualche graffio qua e là perché non è poi così semplice eludere quelle loro spine, specialmente quando si è piccoli e si ha fretta di mettersi un bocca una mora bella succosa.

Le more, alcune ancora devono maturare e così sui rami si ammirano diverse sfumature di frutti.

E poi, in ogni stagione della vita, le more sono sempre state per me una sorpresa.
Saranno già buone?
Saranno ancora aspre?
O forse no, vanno già bene!
Bisogna assaggiarne una e il gioco è fatto, ma fino a quel momento non puoi sapere se sia proprio già il tempo delle more.

Il tempo delle more porta con sé una certa inevitabile nostalgia per l’estate che lentamente declina mentre le giornate si fanno più fresche.

Mentre la natura segue i suoi ritmi, istante dopo istante.
E ai margini del bosco, tra sole e ombra, così si svela il tempo delle more.

I cavalli di Lucio

Questi sono i cavalli di Lucio, sul prato verde nel cuore dell’estate, era una bella mattina di luglio e i colori erano così brillanti e lucidi come sempre accade in questa stagione.
E i due cavalli se ne stavano là, quieti sull’erba.

Con la loro bellezza regale e con quell’eleganza che li contraddistingue.

Ed era molto caldo, il cavallo nero ad un tratto si è sdraiato ed è rimasto un po’ lì.

Poi si è tirato su con una certa baldanza.

Meglio garantirsi un posto all’ombra e la tanto agognata frescura: così svelti, agili, eleganti e leggeri.

Tra il verde dei cespugli e di quel prato rigoglioso.

Con tutta loro leggiadra e fiera bellezza.

E così hanno trovato riparo all’ombra dei rami generosi di un albero e sono rimasti inconsapevoli protagonisti di questa cartolina da Fontanigorda, in un caldo giorno d’estate.

I pescatori di Varazze

I pescatori di Varazze reggono le reti sulla spiaggia riarsa dal sole.
Nell’orizzonte del loro destino fatto di fatica, duro lavoro, vento e onde e mani forti e salde che non conoscono esitazione.
I pescatori di Varazze hanno pantaloni arrotolati fino alle ginocchia e gesti svelti e colmi di una certa sapienza e ad osservarli pare di udire ancora l’eco delle loro voci.
Là, su quella riva.

Là, su quella spiaggia, riposa una barca, una giovane donna pare incedere svelta e sicura e un bimbetto sta sul bagnasciuga a giocare con l’acqua.
I pescatori di Varazze hanno tirato su dal fondo del mare la loro messe argentea e sono pesci guizzanti che finiranno nelle ceste dei pescivendoli e poi sulle tavole di fortunate famiglie.

La cartolina dalla quale sono tratti questi dettagli fu scelta agli inizi degli anni ‘20 da un certo Alfredo e spedita alla Signora Rita e alla Signorina Anna Mary di Frabosa Sottana e non so dirvi se le gentili destinatarie abbiano in effetti mai veduto il mare e non so nemmeno se sapessero in qualche modo immaginare le vite dei pescatori di Varazze.
Io ho provato a figurarmi loro due mentre osservano la cartolina, con un pensiero che le avrà portate, rapido come un onda, proprio su quella spiaggia.
Là, dove il mare era vita, destino e futuro, là dove vennero ritratti, in un tempo distante, i pescatori di Varazze.