Una gita al Colle del Melogno

E venne il tempo di fare una bella gita al Colle del Melogno.
– E che ci vuole? – Direte voi!
In fondo si tratta soltanto di una meta non troppo distante nell’entroterra savonese, non sembra essere chissà quale impresa, il Colle del Melogno è un valico delle Alpi Liguri e collega Finale Ligure a Calizzano.
E venne il tempo di andarsene un po’ a zonzo su di là, forse per boschi, in cerca della frescura: era il mese di luglio del 1932.
Ah, un cappello in testa ci vuole proprio e ci vuole anche l’allegria dipinta sul volto per la foto di rito di un giorno passato tra svaghi e passeggiate, la signora qui ritratta tiene tra le mani forse delle felci raccolte in quelle ore trascorse là, al Colle del Melogno.

Oh che bellezza arrivare fin lassù sul sidecar o su quella automobile dal motore brioso, adesso sì che la nostra gita sembra davvero un’eccitante avventura!
Ecco la bella compagnia: una gonna chiara, un foulard, un sorriso e una mano sul fianco, un basco in testa, braccia incrociate e modi sicuri, tutti pronti a ripartire e a percorrere un altro tratto di strada!

Fu una giornata memorabile ricca di tante emozioni e di spensieratezza.
E in qualche maniera bisognava ricordarla, fermare nel tempo quell’istante perfetto, poi gli anni scorreranno e un giorno la fotografia capiterà ancora tra le mani.
Che batticuore!
– Ti ricordi quel giorno al Colle del Melogno? Eccome, lo ricordo molto bene!
Ecco un esperto centauro con gli occhiali da motociclista alzati sulla fronte, quanto gli piace sfrecciare con il suo sidecar!
Si è messo lì seduto e sorride come colei che si trova accanto a lui.

E lì a fianco è parcheggiato il potente mezzo, immaginate che meraviglia andarsene in giro per le strade della Liguria con il vento in faccia.

Accadde molto tempo fa, gli uccellini cantavano gioiosi e i verdi boschi fremevano di vita.
Una fotografa, una preziosa frazione di tempo: era il mese di luglio del 1932 al Colle del Melogno.

All’autunno

All’autunno che lascia indietro la gioiosa estate e così si posa sul nostro cammino.
All’autunno che spande gocce di pioggia e profumo di cannella, all’autunno che dona mele succose e grappoli d’uva, foriero di inquiete tempeste e di nuvole vaghe.
All’autunno celebrato dai versi di un poeta romantico prematuramente perduto, John Keats lasciò le cose del mondo a 26 anni e ne aveva appena 24 quando compose l’ode dedicata alla stagione dei caldi aromi e questo è l’incipit della sua poesia:

Season of mists and mellow fruitfulness,
Close bosom-friend of the maturing sun;
Conspiring with him how to load and bless
With fruit the vines that round the thatch-eves run;

Stagione delle nebbie e del raccolto maturo,
Amica vicinissima del sole fecondatore;
Con lui cospiratrice del carico e del dono
dei frutti sulle viti lungo i cornicioni di paglia.

All’autunno dalle screziate sfumature e dai profumi intensi, mentre il fuoco arde nel caminetto, tempo di castagne e di vino versato nei bicchieri per brindare alla stagione nuova.
All’autunno prodigo di promesse che ancora si rinnovano.
All’autunno e agli alberi che si vestono di oro, di ocra e di arancio, con le foglie che tintinnano appena smosse dal vento sui rami leggeri.
All’autunno, stagione di questa ritrovata bellezza.

Fontanigorda – Bosco delle Fate

Davanti alla finestra

Ai vetri ci sono quelle candide tendine, tutto attorno c’è il verde rigoglioso della campagna.
Le piante grasse in una cassettina, un decoro rustico alla finestra.
Un muretto, poco distante.
Una scaletta, una panca, le sedie.
E spesso, in un luogo o nell’altro, una certa bellezza felina che pigra si distende al sole oppure dormicchia all’ombra.
Una volta poi ha trovato il suo posticino proprio là, davanti alla finestra.
Con questa perfetta armonia, in un giorno d’estate a Fontanigorda.

Un perfetto equilibrista

È stato l’ultimo stupore dell’estate in campagna, un avvistamento fugace avvenuto pochi minuti prima della mia partenza da Fontanigorda.
Poi ognuno viaggia a modo suo, taluni si librano alti nel cielo e infatti, ad un tratto, nel cielo azzurro della Val Trebbia ecco comparire un bellissimo airone cenerino.
L’ho veduto volare ad ali spiegate, leggero e lieve come è per sua natura.
Poi, con mia assoluta meraviglia, eccolo posarsi con tale indicibile grazia sulla cima di un albero.

Davvero un perfetto equilibrista, una creatura magnifica che è sempre una gioia rivedere.
È restato lassù appena per qualche istante, accomodandosi con lievità tra quei rami verdi di foglie.

E poi si alzato ancora in volo ed è andato a fermarsi su un altro albero e là io l’ho lasciato, era giunto per me il tempo di partire.
Una nuova stagione è alle porte per tutti noi e ci prepariamo ad accoglierla, passa anche tu un buon autunno, caro amico airone cenerino.

Ciao, mia amata Fontanigorda

E si torna a casa,  domani saluterò la campagna e il mio amato paesino.
Grazie, mia bella Fontanigorda.
Grazie delle farfalle, dell’aria fresca del mattino, delle tue nuvole gloriose e del cielo lucido, dei fiori fluttuanti sugli steli, dei panni stesi che sventolano allegri e delle molte dolcezze di questa estate che sta per finire.
Grazie dei gatti curiosi e pigri che si accoccolano sugli zerbini, davanti alle finestre, all’ombra che ristora e rigenera.
Grazie dei sorrisi e dei cari amici che sempre ritrovo, grazie delle passeggiate all’ombra degli alberi.
Grazie di essere un luogo a me così caro, ti porto sempre nel cuore, ovunque io sia.

Cavalli di settembre

Ho sentito i loro campanacci da lontano: eccoli, ci sono i cavalli!
Non so da dove siano venuti ma erano là, sul prato a due passi da casa: quattro magnifici cavalli nella luce tiepida di settembre, due adulti bianchi ed eleganti e due puledrini meravigliosi.

Aggraziati, leggeri, con questa dolcezza di movimenti che è il ritmo perfetto della natura.

I due puledrini poi, parevano di tanto in tanto un po’ spaesati e davvero inesperti delle cose del mondo, li ho veduti seguire gli adulti con grande fiducia.

Tutti insieme, così vicini.

Il cavallino dal manto grigio poi ha un aspetto davvero singolare, mi pare di non averne mai visto uno simile.

Lui e l’altro piccoletto di tanto in tanto sembravano rimanere immobili e quasi esitanti.

Poi, grazie alla vicinanza del cavallo più grande, sembravano riprendere coraggio e confidenza e ricominciavano a trotterellare felici.

Sul prato così verde in questo scorcio di estate.

Con questa delicata bellezza.

Mi sono fermata a lungo ad ammirarli, nella loro gioiosa semplicità di vivere.
Così energici, fieri e armoniosi.

E liberi e quieti, splendidi cavalli di campagna nella luce di un pomeriggio settembrino a Fontanigorda.

La magia del doppio arcobaleno a Fontanigorda

E poi viene la pioggia e con lei il tuono e gli scrosci.
Ed eccomi scendere le scale di casa, ho in mente di passeggiare un po’ con l’ombrello aperto e sentire le gocce che fanno tic tac sulla ringhiera.
Apro il portone e mi accorgo della luce sfolgorante del sole e penso tra me e me che potrebbe spuntare un arcobaleno.
Con mio stupore, davanti ai miei occhi meravigliati, così radioso e smagliante è apparso all’improvviso tra le nuvole.

Un doppio arcobaleno, non ne avevo mai veduto uno simile.

Un gioco di luci, pioggia e contrasti.

Un incanto effimero sopra i tetti di Fontanigorda.

Là, tra le cime degli alberi cariche dei profumi della pioggia.

Contro il grigiore di certe nuvole inquiete.

Tra le case delle nostre vacanze, alcune di esse hanno già tutte le finestre chiuse.

Brillante, radioso, con queste tonalità così vivaci e definite, la magia dell’arcobaleno è durata per un tempo neppure così breve.

Con questa bellezza gloriosa, nel tempo di una stagione che sfuma lentamente.

Così si posa, tra i colori freschi della campagna, sovrasta i tetti di tegole rosse, il truogolo e lo steccato.

Brilla, mistero incantevole della natura e del creato.

Un dono magnifico e speciale, nel cuore porterò il ricordo di questo giorno in cui aprii il portone di casa e vidi un doppio arcobaleno nel cielo della mia Fontanigorda.

Il tempo delle prugne

Fugge via l’estate all’improvviso e quest’anno mi sembra che sia trascorsa in un soffio, già si sente l’ aria fresca che è preludio dell’autunno che verrà, lentamente la natura e il bosco si vestiranno di nuovi colori.
Intanto, negli orti e nei giardini, è ormai giunto il tempo delle prugne.

Maturano su certi alberi generosi e i rami protesi fanno da cornice al panorama di Fontanigorda.

Si nutrono di sole e di luce.

Le prugne dolci tra il fitto delle foglie cambiano lentamente tonalità.

Negli orti e nei giardini gli alberi dai rami contorti donano i loro frutti.

Piccole, scure e deliziose, le prugne mi sono gradite in ogni loro varietà.

E amo vederle sugli alberi, nella bellezza del mutare inesorabile delle stagioni.

Negli ultimi bagliori della bella estate, nel tempo dolce delle prugne.

Così lieve

Così fragile, leggera e silenziosa.
Sopra un fiore che appena si inchina al calore del sole.
Cammina sui petali lilla, il suo orizzonte profuma d’estate e di polline odoroso, il suo sentiero è in quelle nervature vitali, sugli steli e sulle foglie, nella vibrante dolcezza della natura che sempre rinasce.
Così lieve, una piccola e avventurosa coccinella.

Vivere a colori

Così accade, nei giorni d’estate è naturale vivere a colori.
Accesi, vibranti e allegri di rosa si gonfiano i lenzuoli sospinti da favorevole vento e spiccano contro il cielo turchese di questa stagione.

I toni della nostra vita a volte invece sono tenui e delicati come trame di tessuti trafitti dalla luce calda del sole.

E poi ancora una corda da stendere, una brezza leggera e un bucato gioioso e vivace che racconta di corse sui prati e di risate felici.

E altrove ecco una danza lieve di azzurro e di bianco, di lilla e di jeans di pomeriggi spensierati.

E cielo sereno e pallidi toni confetto, così delicati e in perfetta gradazione.

La magia dei panni stesi risiede in quella sinfonia di smaglianti arcobaleni sempre diversi.

Brilla il cielo limpido e fa da sfondo a una coperta a quadretti messa a prendere aria.

Ed ecco diverse armonie di bianco e una danza di bucato tra le case.

E poi rose, scalette, asciugamani e contrasti di bianco, rosa, verde e blu.
Siamo così, amiamo vivere a colori.

Con questa bellezza e questa intensità mentre il vento spira ancora nel tempo d’estate davanti ai monti di Fontanigorda.