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Archive for the ‘Liguria’ Category

Una panchina per innamorarsi dovrebbe trovarsi in un luogo dai semplici incanti, su una strada luminosa e bella, dove risuona il canto dolce delle onde.
Là, dove gli alberi si inchinano alla maestà del mare, ogni parola diverrebbe quasi superflua e sarebbe questo il posto perfetto per innamorarsi.

E per scambiarsi promesse e parole sussurrate, per costruire ricordi e desideri mentre il sole brilla e i suoi raggi rimbalzano sulla ringhiera e giocano con le ombre.
Una panchina per innamorarsi, non solo di una persona con la quale condividere il cammino ma anche di tutto ciò che regala un senso alle nostre vite.
Innamorarsi di un libro e di una storia, di una poesia che sai a memoria e quando la ripeti torna ad essere nuova e sempre più tua.
Innamorarsi di un sogno che non hai mai confidato a nessuno, di un progetto che ti sembra irrealizzabile ma tu hai quella luce negli occhi e lo sai che presto o tardi ce la farai.
Innamorarsi di una terra lontana tanto immaginata, di un viaggio che ancora devi fare, di una giornata che attendi da molto tempo.
E delle risate, delle confidenze, del tempo trascorso insieme alle persone che sanno comprenderti.
Servono a tante cose le panchine per innamorarsi.

Camogli

E poi magari ancora non sai dove sia la panchina perfetta per te, però un giorno di sicuro la troverai.
E allora saprai che ti basta soltanto questo per innamorarti semplicemente della vita.

Bogliasco

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Era ancora il tempo delle giacche a vento.
E del cielo incerto, delle nuvole vagabonde nell’azzurro, delle gocce di pioggia improvvise.
E c’erano i visitatori del weekend, le spiagge erano già pronte ad accogliere i bagnanti.
C’erano i tavolini in riva al mare, le biciclette, le cannucce colorate, i gelati, il preludio della stagione del sole.
E c’era il vento che gonfiava le vele, una scia di spuma bianca ed evanescente.
E quell’attesa.
Il silenzio, l’amicizia, una passione comune.
C’erano loro, i pescatori, con le loro lenze danzanti sull’acqua.
E ci saranno ancora, sugli scogli di Varazze, nel tempo caldo d’estate.

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Il tempo della villeggiatura nel Levante della Liguria.
In luoghi paradisiaci dove l’acqua è pura e cristallina e dove tutto lo splendore di questa terra si coglie con lo sguardo.
In un posto esclusivo, elegante e scenografico.
Lassù, al Portofino Kulm, seguendo una strada sinuosa e sovrastando panorami incantevoli.

Forse non sarà semplice arrivarci ma gli estimatori della bellezza non si arrenderanno certo alla prima difficoltà.

E poi la quiete.
Una panchina davanti al blu, il bastone da passeggio e tante sedie libere, qualcuno preferisce mettersi seduto sul tavolino.

E certi sembrano invece stare in disparte, non è nemmeno difficile fare qualche supposizione.

Un vassoio, le bevande fresche e al tavolino una figura non così chiaramente visibile eppure si scorge chiaramente la sua naturale fierezza e si può immaginare che si tratti di qualcuno che questi luoghi li conosce molto bene, io ci giurerei.
Gente del posto, io credo che sia così.

Il viaggio regala la magia dello stupore e questo accade anche quando la meta non è così lontana.
Meravigliarsi, incantarsi, restare senza fiato, attendere una gioia e trovarne una ancora più grande.
E costruire un ricordo da conservare, nostalgia dolce di un tempo piacevole.
E allora poi ti rammenterai di te e di quella pace, di quella giornata così speciale e di quello stupore.
E guardare lontano, verso la costa e verso la riva.

Nella bella compagnia qualcuno poi sembra sapere il fatto suo.
Lui racconta, si infervora e si dilunga in spiegazioni, impossibile non starlo ad ascoltare.
E tutto sembra avvolto in una languida armonia.

Mentre il mare accarezza gli scogli lisci.

Mentre il tempo scivola via lieve, lassù, al Portofino Kulm.

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Al mare con Marina, diversi anni fa.
Nella casa di riviera che apparteneva alla mia famiglia, in compagnia dei miei zii.
Questa grande casa aveva tante stanze, io e Marina occupavamo una camera che si affaccia sull’Aurelia e in estate faceva molto caldo, quindi di notte tenevamo la finestra spalancata.
A pensarci ora mi domando come facessimo a dormire visto che il traffico era piuttosto rumoroso, allora però non era un problema.
Al mare con Marina, mia cara amica di sempre, non ci si annoiava mai.
La spiaggia si raggiungeva in un momento, bastava percorrere un breve vialetto profumato dagli eucalipti.
Magliettina, ciabattine di gomma, olio di cocco, borsa di paglia, radiolina e riviste.
E scogli, per arrivarci bisognava bagnarsi ed era sempre un brivido, in un certo senso.
Finirò a bagno con il portafoglio, le chiavi di casa e tutto il resto?
Metterò malauguratamente i piedi su un riccio dispettoso?
Al mare con Marina avevamo sempre qualcosa da fare: due passi al mercato, un gelato in passeggiata, un giro di shopping in paese.
E soste infinite in sala giochi, modestamente all’epoca ero veramente una campionessa ad un certo gioco che prevedeva un numero infinito di quadri, non so neanche dire quante monetine ci ho speso.
Al mare con Marina abbiamo fatto diverse amicizie, ricordo ancora con precisione certe risate bellissime che sono rimaste per sempre nella mia memoria.
Al mare, io e Marina, a volte andavamo a guardare il tramonto e ci mettevamo sedute su certe sdraio e passavamo un sacco di tempo a farci confidenze, a raccontarci i nostri sogni e i nostri progetti.

Al mare con Marina, tutto sommato, si facevano quelle cose semplici adatte alla nostra età, avevamo poco più di vent’anni e c’è un momento per tutto, io sono contenta di aver fatto le cose giuste nel momento giusto.
Mica puoi ripeterle dopo, quando hai molti più anni, non è la stessa cosa, secondo me.
Io e Marina eravamo capaci di stare fuori anche tutta la notte e sì, anche questo lo abbiamo fatto tutti, in un certo momento della vita.
Rientravamo all’alba ma prima passavamo dal forno a comprare la focaccia appena sfornata e la portavamo anche ai miei zii che erano tipi molto mattinieri, alla sette del mattino la zia girava già trillante per la cucina e preparava qualche delizia da mettere in tavola a mezzogiorno.
Quando andavo al mare con Marina avevo l’abitudine di fare il bagno e di mettermi al sole ad asciugarmi, a volte tornavo a casa con i capelli intrisi di salino.
E portavo quelle pinze per capelli coloratissime decorate con grandi fiori, ve le ricordate?
E poi mi mettevo il cerchietto che regolarmente mi faceva venire mal di testa, solo che mi piaceva e quindi continuavo a usarlo.
E amavo la musica dei Frankie goes to Hollywood, sapevo a memoria le canzoni di Cindy Lauper e di Madonna.
Di quelle estati al mare con Marina non abbiamo millemila foto, all’epoca non c’era mica questa abitudine di fotografarsi di continuo, un paio di rullini duravano tutta l’estate.
E c’era un punto preciso dove si andava a prendere le onde, quando c’era mare grosso.
Era il posto perfetto, erano estati perfette.
Adesso Marina frequenta altre spiagge molto più lontane e molto diverse dalla nostra spiaggia sulla riviera di ponente.
E tuttavia, molte cose non sono cambiate, sono rimaste identiche ad allora.
Puoi metterci in mezzo migliaia di chilometri, un oceano e un intero continente ma l’amicizia vera resiste a tutto e continua a esistere e ad esserci sempre, io questo lo so da tempo.
E così è con Marina, amica di tutta la vita.

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Alla spiaggia, con la consueta eleganza che si addice alle signore di benestanti famiglie borghesi: l’abito chiaro, il cappello con il fiocco, la posa garbata.
La bimbetta, intanto, arriccia il nasino e si mordicchia il labbro.
Alla spiaggia, con i piedini che affondano nella sabbia fine.
L’estate, in un altro tempo, per alcuni è davvero strano farsi fotografare.

La giovane mamma sorregge orgogliosa il suo frugoletto e sarà un ricordo da conservare negli anni che verranno.
Guarda, eravamo così, io e te.

Nonna Caterina: i suoi occhi hanno veduto tanta vita, il suo viso è segnato da rughe e il suo portamento austero.
Madri e figlie, sogni e desideri, presente e futuro.
Alla spiaggia, tutte insieme.

Stile e rigore.
Un copricapo nero con una piuma vezzosa, zia Ester si contraddistingue sempre, nulla è lasciato al caso, nemmeno il suo sguardo.
E accanto a lei c’è Marietta: quando è arrivata in questa famiglia era appena una ragazzina e lì è rimasta.
Donna semplice, pratica e saggia, lei compie il suo dovere con encomiabile giudizio e con sincera dedizione: questa è anche la sua famiglia, in un certo senso.

Poco distante, ritta in piedi davanti alla cabina, c’è Margherita, anche lei lavora in quella casa e ha imparato tutto da Marietta.
Paziente, giudiziosa, timida, è una ragazza abituata a parlare poco.
Margherita ascolta, annuisce e obbedisce.

Alla spiaggia, con i capelli raccolti e le maniche lunghe.
Un impaccio quando hai pochi anni e forse vorresti correre il libertà e invece no: stai seduta tra i parenti, un po’ imbronciata, forse annoiata, con le mani in grembo.

Alla spiaggia.
Con gli abiti chiari, per stare freschi.
Bianco candore per grandi e piccini.
E poi un gesto maldestro e uno dei piccoletti sembra quasi scivolare giù, sulla sabbia.
E il sole batte e il mare accarezza la riva e non c’è un alito di vento che porti via i lindi cappellini di questi bimbetti.

Il mio naturalmente è un gioco di fantasia, non conosco i nomi di queste persone, ho solo provato a fare qualche supposizione su tutti loro che sono ritratti nella medesima fotografia.
E in tutta questa garbata compostezza, uno solo è il bambino che mi colpisce.
Che ci fa là in mezzo?
Dagli abiti e dalle maniere direi che non è parte di questa famiglia.
Porta le bretelle, la maglietta a righe, dei pantaloncini di un’altra stoffa, è spontaneo e sfodera un sorriso sfrontato da piccola peste.
L’amico che ogni bambino vorrebbe per combinare guai, magari sulla spiaggia.

Un frammento, un tempo che è passato.
Resterà un ricordo dolce e nostalgico, memoria di quel giorno alla spiaggia.

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Sorelle.
Una più grande e una più piccina.
Sorelle, pochi anni le separano.
Poi arriva la fine della scuola, inizia il tempo dolce delle vacanze e certe piccolette avventurose possono provare ad andare in bici senza rotelle.
E senza perdere l’equilibrio, dai!
Trattieni il fiato: uno, due, tre.
Pronti, via!
Sul lungomare, nelle strade senza traffico.
Vai piano, non correre e guarda dove vai.
Ridendo e crescendo.
Calzoncini corti, magliettina leggera, due treccine, i sandalini bianchi.
Estate.
E poi i i braccialetti di tutti i colori al polso.
E poi, mamma, ci compri il gelato?
Due sorelle.
Una più grande e una più piccina.
E tutto il tempo del gioco, delle emozioni e dei sorrisi sinceri.

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Questo è il weekend di Slow Fish, un grande evento di Slow Food che si svolge fino a domenica al Porto Antico.
Quattro giorni interamente dedicati al mare, non solo alla cucina ma anche alla sostenibilità ambientale, alla pesca e al rispetto dell’ambiente.
Incontri, workshop, convegni, degustazioni, laboratori e appuntamenti a tavola, trovate qui il calendario completo della manifestazione che naturalmente offre la possibilità di gustare le delizie del mare e certe ottime tipicità.

Vi porto con me, nella mia passeggiata a Slow Fish.
Nello spazio della Regione Liguria vedrete gozzo, sopra c’è un remo, un cappello di paglia e le reti.


Profumo d’estate e di mare della nostra terra.

A Slow Fish c’è un mercato di prodotti nazionali ed internazionali con tante bontà da molte regioni d’Italia e dall’estero.

Ed ecco le acciughe dei pescatori di Camogli.

E l’olio di Taggia.

Le celebri e gustose olive taggiasche, in questa circostanza ne ho fatto scorta.

I pomodori secchi nella cesta di vimini.

E ancora, il banco di un’azienda di Albisola Superiore era un vero trionfo.

Arbanelle, vasetti, bottiglie d’olio e degustazioni, bottarga di tonno e infinite varietà di pesce, c’erano anche i limoni odorosi e la colatura di alici della costiera amalfitana.

Sapori piccanti e sapori più delicati, delizie per ogni palato.

E il pesce del Mare del Nord, parte integrante anche della nostra cucina.

Le ostriche raffinate di Bretagna.

E bottiglie, aromi, erbe, infusi, vasetti, mi piace passeggiare ammirando tanta abbondanza!

E poi profumi di casa, dal Golfo Dianese basilico, olio e tutto il necessario per il nostro sublime pesto.

A Slow Fish ci sono appuntamenti prestigiosi con importanti chef e con le loro raffinate ricette, c’è davvero l’imbarazzo della scelta.
E ci sono prelibatezze alla portata di tutti, tanti sono gli stand e le apprezzate cucine su ruote.
Ecco il Pastificio Novella, sono una loro affezionata cliente e in questa casa si mangiano spesso le loro trofie, i loro pansoti e gli ottimi ravioli di boragine.

Ed ecco ancora lo street food alla ligure, questo è il Camugin con le sue deliziose acciughe, i gamberi e la panissa.

E poi la gelateria Dalpian.

Una varietà infinita di delizie, impossibile elencarle tutte, ad esempio c’è il caciucco e ci sono le olive ascolane preparate in varie maniere.
E che dire dello stand di Zena Zuena con le sue invitanti focaccette?

Si può andarsene a zonzo per il Porto Antico con un cartoccio di pesce fritto da gustare.

Oppure si possono assaggiare le ostriche di La Spezia.

Ed è un trionfo regale questo vassoio ricolmo di gamberi.

Slow Fish è tutto questo e molto altro, una splendida manifestazione che valorizza le tipicità delle nostre terre.
Ed è un momento di gioia e convivialità, il buon cibo rende migliore la qualità della nostra vita.
Là, sul mare luccicante di Genova, una barchetta dondolava sull’acqua, nei bagliori della sera.

Tra tutte le specialità che ho veduto una è la mia preferita ed è una delizia davvero semplice: è la focaccia del pescatore con le acciughe salate dei pescatori di Camogli.
Un dono dei nostri mari posato su una bontà tipicamente ligure.
Buon Slow Fish e buon weekend a tutti!

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Finestre dipinte di Liguria, le trovate a Levante e anche a Ponente, le ho vedute a Varazze e forse ce ne saranno altre ancora in questa bella località della Riviera, io vi mostrerò quelle che il caso mi ha fatto incontrare.
Camminando tra vicoli e piazzette, nel tempo di primavera.


Persiane vere e persiane immaginate.

E un davanzale, le colonnine di marmo, un’armoniosa illusione.

Altrove, sul lungomare, una figura che attira sicuramente l’attenzione.
In realtà non si tratta di una finestra dipinta, credo che sia un pannello o qualcosa del genere, ad occuparlo è una signorina vistosa e molto affascinante.

Su e giù per Varazze, dalla parte opposta del paese ci sono ancora altre finestre dipinte, sono tutte chiuse come quelle degli appartamenti di vacanza in attesa che arrivino i turisti.

Solo una è parzialmente aperta.
E c’è una ringhiera identica a quelle vere e su di essa è posato un tappetino.
Pensoso, sulla soglia, un distinto gentiluomo con tanto di cappello e soprabito, osserva la gente passare.

E poi ancora, attraverso i caruggi, tra muri vivaci di ocra e di rosa e di tonalità di Liguria.

Oltre agli archetti protesi tra le case alte, in queste prospettive che raccontano questa terra.

Un lampione, due finestre: una è reale, l’altra è una magia dipinta.

Garbate tendine di pizzo, una magnifica quiete.

Un gattino avventuroso accoccolato su un immaginario cornicione.

E una giovane donna dal viso aperto e pulito, il suo sorriso è amichevole e rasserenante.
Porta al polso un orologio ma per lei il tempo non scorre mai, lei rimane lì, a Varazze, a guardare le vite degli altri, affacciata ad una splendida finestra.

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Oggi vi porto a Sanremo, celebre località della riviera di Ponente, meta ambita delle vacanze, rinomata per i suoi fiori e naturalmente per il festival della canzone.
E sarà un viaggio particolare, userò ancora la mia macchina del tempo e vi porterò indietro negli anni, al principio del ‘900.
Così inizia questa piccola avventura, con il mare blu, le barche e uno splendido panorama.

Cielo di Liguria e prospettive tipiche di questa terra.

A Sanremo in Via Giacomo Matteotti troverete questo magnifico edificio, è Palazzo Borea d’Olmo, lussuosa residenza cittadina che per lungo tempo ha ospitato il Museo Civico ora trasferito in una diversa sede.

Una dimora elegante e signorile.

E come spesso accade in Liguria sulla sua facciata c’è un’edicola, nella nicchia una statua della Madonna con il Bambino.

Il tempo scorre, i luoghi mutano.
E andiamo indietro, andiamo al 1923 e restiamo in Via Matteotti che all’epoca si chiamava Via Vittorio Emanuele.
Ho sfogliato il mio elenco telefonico di quell’anno, il volumetto comprende tutte le province della Liguria.
Cinque pagine sono dedicate alle rete di Sanremo, vi preciso che questa parte dell’elenco include anche altre località come Arma di Taggia, Bajardo, Bordighera, Ceriana, Coldirodi, Ospedaletti, Pompeiana, Taggia e Ventimiglia.
E sono solo cinque pagine, erano davvero in pochi ad avere il telefono!
Tra quei fortunati ho cercato i commercianti di Via Vittorio Emanuele, in quella strada erano numerosi anche i professionisti.
Là c’era la sartoria dei Fratelli Moretti, il Signor Montini commerciava vini, il signor Brizio e i fratelli Calvi si facevano concorrenza, entrambi vendevano oli.
La bottega della signora Conte era specializzata in mode e in Via Vittorio Emanuele faceva i suoi affari il signor Babini che era titolare di una profumeria e di un istituto di beltà, sull’elenco è scritto proprio così, che meraviglia!
Mettiamo ancora indietro la macchina del tempo e andiamo al glorioso anno 1903.
Si va a zonzo per la bella Via Vittorio Emanuele e ci si ferma a guardare eleganti e sfarzose vetrine.

E poco distante c’è un palazzo sul quale spicca un’insegna: Macelleria Colombo.

Una passeggiata in un tempo distante, su e giù per il centro di Sanremo.
E sempre citando il mio elenco telefonico degli anni ‘20 non mi ha stupito trovare tra gli abbonati molti stranieri, inglesi e tedeschi innamorati della dolcezza del clima della riviera, accanto ai loro nomi vengono spesso indicate ville che certo avranno avuti magnifici giardini.
E anche gli stranieri avranno apprezzato le passeggiate in Via Vittorio Emanuele, certo!
In questa prospettiva si notano gli eleganti lampioni della pubblica illuminazione.

E si sale, forse per perdersi tra i caruggi e verso altre botteghe, verso ciò che non possiamo vedere.

Il ponente ligure è stato per molto tempo meta delle mie vacanze, la mia famiglia aveva una casa in un paese della provincia di Imperia.
Non vado da quelle parti da diversi anni, a Sanremo sono stata da bambina e non ne ho molti ricordi.
Per le belle immagini a colori devo così ringraziare un’inviata molto speciale: lei abita a Sanremo, ha questo blog ricco di sfiziose ricette e armata della mia cartolina d’epoca è andata in quella che fu Via Vittorio Emanuele a fare per me queste fotografie, grazie di cuore Daniela!
Luccica in certe sere d’estate questa strada di Sanremo ancora celebre per lo shopping e per i suoi negozi, in questa via c’è anche il Teatro Ariston dove ogni anno si tiene il festival della canzone.

Il tempo passa, a volte però i luoghi restano uguali a stessi.

E scivolano via gli anni, dal bianco e nero al colore.

Così era nel 1903, al principio di un altro secolo questa era Via Vittorio Emanuele.

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Una passeggiata a Varazze, con un clima capriccioso e il cielo velato di nuvole, resta comunque affascinante la bella località della Riviera di Ponente con il suo lungomare.

Il preludio dell’estate che verrà.
Sabbia, palme e sdraio, in una piacevole mattina di aprile.

Cancelli, mare azzurro e quiete.

E biciclette, cestini di vimini, tetti rossi di cabine.

Vele chiare che solcano il mare.

E palme, tessuti a righe e diverse sfumature di verde.

Bicchieri, trasparenze, tavolini, ancora barchette, ringhiere e pranzi all’aperto.

E i colori del tramonto, quando ti siedi ad aspettare che scenda la sera con l’incanto delle sue magie.
Piedi che affondano nella sabbia, calzoncini corti e ciabattine di gomma.

Lettini chiusi, in attesa che sia tempo di addormentarsi al sole.

E giacche a vento, scarpe sportive, passeggiate davanti al mare, vicino alla spuma chiara che si dissolve sulla riva.

Ombrelloni, turchese di spiaggia e dell’estate che verrà.

E vento e bandiere, sul lungomare di Varazze.

E poi arriverà quella stagione, tempo di materassini, braccioli, salvagenti e costumi colorati.
E tempo di formine, una stella e un cuore non mancano mai!

Mentre il cielo si rischiara.

E sbocciano le margherite tra altre diverse sfumature d’azzurro.

Giallo acceso, come il caldo sole di agosto.

E geometrie di mare e di riviera.

Mentre seguo il viaggio di questa vela sull’orizzonte di Liguria.

Mentre dolcemente dondola l’altalena, sulla spiaggia di Varazze.

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