I coloratissimi abitanti del Parco di Arenzano

Vi porto ancora a ponente, nel magnifico Parco Negrotto Cambiaso nella vicina Arenzano.
Alberi svettanti e prati curati, fiori, panchine e l’orizzonte blu del mare, questo luogo a pochi metri dalle spiagge è un’incantevole oasi di bellezza.

E ho già avuto modo di mostrarvi alcuni abitanti di questo parco come ad esempio i magnifici pavoni.
Gironzolano qua e là anche certe anatre avventurose e pure alcune oche, queste qui hanno un bel caratterino e con una di loro ho avuto una specie di diverbio del quale poi vi parlerò!
Mai mettersi a questionare con le oche, comunque.

Nel parco di Arenzano c’è il laghetto dove lievi sull’acqua fluttuano gli eleganti cigni neri.

Proprio qui ho incontrato anche alcuni personaggi particolari: sono le sgargianti anatre mandarine.
A dirvi il vero, a vederle così non mi sono parse proprio temerarie, fissavano il laghetto perplesse e titubanti come se si chiedessero: ora cosa faccio? Vado o non vado? Mah!

E non mi sono sembrate neanche particolarmente espansive ma d’altra parte si sa, noi liguri siamo anche un po’ scontrosi e certo non ci distinguiamo per la nostra proverbiale socievolezza.
E pure le nostre anatre sono così, ecco.

E in quella mattina di primavera c’era un cielo brillante lucidato dal vento e i fiori si stagliavano contro il blu terso.

Piano piano, senza far rumore e senza farsi notare, anche se con quelle piume coloratissime è un po’ difficile!

In questo angolo di paradiso e di quiete dove si fanno magnifici incontri, sempre.

E poi, sapete, è proprio vero: noi liguri a volte sembriamo un po’ diffidenti e esitanti nel volerci aprire con gli altri ma bisogna solo prenderci per il verso giusto.

Così siamo da queste parti ma quando sappiamo di poterci fidare allora davvero tutto cambia e ci rilassiamo senza timore alcuno.
E sembrerà strano a dirsi ma anche le nostre anatre sono così, ecco.

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I fagiolini di Sandro

I fagiolini di Sandro sono chiari, certamente saranno teneri e saporiti, densi dei profumi veri della campagna.
Nell’orto di Sandro crescono rigogliose tutte le delizie che la natura offre: gli zucchini dai fiori dorati, i fagioli dalle piante che si arrampicano intrepide, i pomodori e le insalate, le zucche perfette per essere tramutate in cocchi lussuosi per fiabesche principesse.
L’orto è certo una grande fatica ma è anche magia bella della vita che ritorna, seguendo i suoi ritmi e i cicli delle stagioni.
E chi ha l’orto, come Sandro, in estate fa le scorte per i periodi freddi, taluni sanno essere così previdenti e conservano la fragranza di certe bontà per l’inverno che verrà.
Dunque, quel giorno stavo camminando sullo stradone di Fontanigorda con un’amica e in quel tratto abbiamo incontrato Sandro che aveva appena raccolto i fagiolini nell’orto.
Li aveva riposti in un cestino, con un gesto consueto e antico che ha quella bellezza semplice che molti di noi hanno perduto.
Era un giorno d’estate, a Fontanigorda.
Ci siamo fermati a chiacchierare, come al solito, io poi sono sempre curiosa di questi raccolti estivi.
E ieri ritrovando questa fotografia ho pensato a quel pomeriggio in Val Trebbia, all’orto generoso sotto la ringhiera, ai daini che rubano i frutti dai rami, ai gatti che si addormentano all’ombra degli alberi, alla luna d’argento che spunta in un cielo brillante di stelle.
E poi mi è passato per la testa un pensiero tanto banale quanto vero: nei posti piccoli, nei paesi come Fontanigorda, ci si conosce davvero tutti.
E non c’è bisogno di aggiungere altro: basta che tu scriva che quelli sono i fagiolini di Sandro e tutti immediatamente capiscono a chi tu stia riferendo.
Ed è davvero così, io trovo una tenera bellezza racchiusa in tutto questo, se non la si coglie è persino difficile da spiegare.
La vita sa essere così semplice, autentica e vera, a volte.
Era un giorno d’estate, a Fontanigorda.
E questi sono i fagiolini di Sandro.

Nuovi colori sul terrazzo

Ci sono nuovi colori sul terrazzo, così vi porto a spasso tra i miei fiori e vi mostrerò alcuni di loro: sono i nuovi arrivi, sono le bellezze che sbocciano in questo tempo e che mi terranno compagnia per i giorni a venire.
La prima rosa si è aperta al sole con questa grazia, le rose sanno essere sempre regine tra i loro simili.

E a breve distanza da lei ecco una pianta che ogni anno ci regala i suoi fiori, cresce avvinghiata alla ringhiera con questa ferma caparbia.

Fioriscono allegre le azzurre lobelie e si stagliano contro il mio cielo.

Sul terrazzo abitano poi le dolci verbene, ne ho di diversi colori: bianche, violette, rosa pastello e rosa antico ma quelle dai petali così vivaci hanno insistito per rappresentare tutta la famiglia e così eccole qua in tutto il loro splendore.

E poi margherite e gerbere e i colori del sole.

Mentre fremono le piccole e profumate lavande, meta prediletta di api e insetti che si fermano a banchettare sui piccoli petali.

E dondolano leggere le fucsie deliziose, piccole campanelle di primavera.

Non mancano i gerani, ho dei vasi con i rami rigogliosi e carichi di fiori ma sono particolarmente affezionata a questo vasetto: questa piantina è nata da un rametto spezzato che io ho pensato di piantare nella terra.
E il piccolo ramo non si è arreso e ora mi regala i suoi piccoli petali dai toni accesi, accanto a loro sono sbocciati altri fiorellini di lobelia fioriti da una piantina che presi la scorsa estate.
Con questa bellezza, con questa mirabile tenacia.

Le ninfee di Palazzo Reale

Torna in questa stagione il tempo delle ninfee che sbocciano nel vasca del giardino pensile di Palazzo Reale, edificio sito in Via Balbi e oggi prestigioso museo della Superba.
Questa antica dimora nobiliare fu costruita a metà del ‘600 e appartenne dapprima alla famiglia Balbi, poi ai Durazzo e divenne infine Palazzo Reale quando i Savoia ne acquisirono la proprietà nel 1824.

Oltre alla magnifica terrazza che si affaccia sul porto e sul mare di Genova a Palazzo Reale si può passeggiare nella dolcezza del suo giardino.

E qui, leggere sull’acqua, fluttuano le ninfee.

Questo è il loro tempo, fragile ed effimero, sbocciano i petali lisci e si aprono nei giorni di primavera.
Tra le foglie ampie che paiono ritagliate con minuziosa precisione da un artista di talento: posate così, leggere sull’acqua chiara.

Mentre le rose rosse si stagliano contro il cielo azzurro della Superba.

Con questa grazia perfetta, nell’eterno ritorno della vita che si rinnova.

Nel rosa incantevole che racchiude i colori del sole.
Con questa lievità, sull’acqua.

Tornerò ancora a parlarvi di questo giardino pensile: qui potrete ammirare anche un antico rissêu, la tipica pavimentazione a ciottoli di tradizione ligure.
Il settecentesco rissêu di Palazzo Reale proviene dal convento delle Monache Turchine ormai non più esistente e si distingue per armonia e raffinatezza, mi riprometto di scriverne presto per voi.

Potete ammirarlo anche voi, nel giardino di Palazzo Reale, dove il sole delicatamente sfiora le ninfee.

Saline Conti Vecchi: dove vivono i fenicotteri

Vi porto ancora davanti al nostro mare, su una diversa riva, nella zona di Cagliari.
La settimana scorsa sono stata infatti nel capoluogo sardo dove ho partecipato agli eventi conclusivi di ItinERA, un progetto turistico che vede coinvolte 5 diverse regioni: la Sardegna, la Liguria, la Toscana, la Corsica e il Var.
La finalità di ItinERA è promuovere percorsi, itinerari, escursioni ed esperienze nel segno della sostenibilità ambientale e dell’ecoturismo in regioni ricche di storia e di meraviglie naturalistiche.
Ringrazio così per l’accoglienza e per il cortese invito la Camera di Commercio di Cagliari che ha organizzato l’evento e la Camera di Commercio di Genova per avermi coinvolto in queste belle giornate.
Nel programma era prevista anche una visita alle Saline Conti Vecchi di Assemini, là dove vivono i fenicotteri.

L’epopea del sale nasce in questa zona sul finire degli anni ‘20, si deve questa impresa industriale all’idea geniale dell’Ingegner Luigi Conti Vecchi che da imprenditore di talento intuì la possibilità di investire in maniera utile e proficua in quest’area della Sardegna a breve distanza da Cagliari.
Le saline furono realizzate dalla bonifica di uno stagno, il progetto di Conti Vecchi portò crescita e benessere in questa zona della Sardegna, l’industria diede infatti lavoro a molti sardi e attorno ad essa sorse una comunità operosa che da questa attività poteva trarre il suo sostentamento.
Il sito industriale è ancora produttivo, la zona ospita una vasta area naturalistica e si è mantenuto il sito di archeologia industriale.
Le saline Conti Vecchi sono attualmente un bene protetto dal FAI e qui i visitatori potranno ammirare la bellezza incomparabile di certe creature che hanno eletto questo luogo a loro dimora.

I magnifici fenicotteri rosa trovano infatti nelle saline il loro habitat ideale.
Queste splendide creature si nutrono di artemia salina, un piccolo crostaceo dal colore rosa al quale questi uccelli devono il loro caratteristico colore.

Sarete condotti in giro nelle diverse zone con un trenino apposito che percorrerà le aree che fiancheggiano le vasche salanti e così potrete vedere gli abitanti del posto e apprezzare la loro bellezza.

Anche la flora presenta certe particolarità, ad esempio qui si nasce la salicornia, una pianta che nella salina trova terreno adatto per crescere e proliferare.
Questo è un luogo da difendere, tutelare e valorizzare per la sua ricchezza, in questa zona vivono anche aironi, anatre e falchi.

La guida vi spiegherà inoltre che accanto ai fenicotteri rosa si possono vedere uccelli dal piumaggio grigio: questi sono i piccoli dei fenicotteri.

Splendide creature che vivono in perfetta armonia in questo ambiente a loro congeniale.

Qui dove il panorama offre scorci insoliti.
Cielo azzurro, foglie che fremono al vento di Sardegna, il candore del sale.

Mentre gli uccelli si levano in volo sull’acqua.

Una ricchezza di questa terra dai molti contrasti, una visita particolare che vi permette di assistere allo spettacolo della natura.

La visita alle Saline Conti Vecchi comprende anche diversi approfondimenti sulla storia dell’impresa industriale, ci sono gli edifici che ospitavano i laboratori e le officine, qui trovate esposte certe attrezzature di quell’altro tempo.

Inoltre io ho trovato particolarmente interessante il video che narra la nascita, la storia e le vicende di questo luogo: sono storie di vite e di persone, di nuovi inizi e di speranze di un futuro migliore, sono storie di fatiche e di caparbietà.

Nel luogo dove si librano queste creature leggere, là dove vivono i fenicotteri.

Nel luogo dove ebbe inizio l’epopea delle saline, sogno realizzato dall’Ingegner Conti Vecchi.

Tipi che si vedono nel Bisagno

Cari amici, oggi vi renderò partecipi di un mio straordinario avvistamento di qualche giorno fa.
Ero appena scesa dal 34 davanti a Staglieno e come sempre mi capita lo sguardo ha trovato il greto del Bisagno.
Subito ho notato certi colori piuttosto vivaci e sgargianti e mi sono accorta immediatamente che non poteva trattarsi di una papera, il pennuto in questione era in effetti di dimensioni piuttosto ragguardevoli.
E infatti eccolo qua il bel tomo, un vanitoso fagiano maschio con il suo vistoso piumaggio.

Ora, va detto che costui non è rimasto molto colpito dai miei entusiasmi, stava lì fermo impalato e ogni tanto dava un colpo d’ali.
Che avesse un appuntamento?
Boh, non lo so!
Di preciso non sono riuscita a smuoverlo, sebbene abbia cercato di attirare la sua attenzione.
Quindi, se per caso avete visto una tizia che nei pressi del ponte Monteverde si sbracciava dicendo a gran voce:
– E dai, muoviti! Vieni un po’ più qua! E su, spostati!
Ecco, quella ero io.
Il fagiano, con britannica flemma, è rimasto sussiegoso e impassibile.

Ora non so dirvi se sia venuto a conoscenza del fatto che io colleziono piume di uccello, in effetti un contributo lo avrei anche gradito.
Il tipetto però non si è scomposto, ogni tanto faceva un verso non proprio melodioso, diciamo che non mi stupisce che la fagiana non si sia fatta vedere, insomma!
Mi ha dato pure un’occhiata con una certa sufficienza proprio come dire:
– Chissà cosa vuole questa qua!

Io sono rimasta lì un bel po’, in attesa di qualche colpo di teatro, solo che non potevo perdere tutta la mattina a star dietro ai comodi del fagiano e l’ho così abbandonato al suo destino.
La fagiana si sarà poi fatta vedere? E chi lo sa!
Di preciso se dovessi vedere la bella coppia sarete i primi a saperlo, per adesso accontentatevi di lui e delle sue belle piume.

Un piacevole incontro ad Albisola Superiore

Ritorniamo ancora nella bella e colorata Albisola, a girar per la riviera si fanno certi incontri!
Ora, per la verità va detto che il protagonista di questo post non mi ha poi molto considerata, era proprio tutto preso in un’attività molto importante.
Si trovava là, in quella piazzetta aperta e ariosa dove ci sono i laboratori degli artisti.
Caspita, che sia un gatto ceramista o forse, più probabilmente, un aiutante un po’ sfaticato?
Chissà non saprei dirlo!
Di preciso se ne stava là, sotto sotto, guardate bene proprio sotto uno dei ripiani del tavolo da lavoro e lo vedrete tranquillamente spalmato all’ombra.
Perso nel suo sonno beato, ecco un gatto di riviera in un bel pomeriggio ad Albisola Superiore.

Candore

Quei prati verdi d’estate con l’erba lucida e splendente, quegli steli sui quali si posa appena la fresca rugiada.
Il sole caldo, glorioso e vitale.
La pioggia anche, quella che cade improvvisa e scroscia tumultuosa tra gli alberi mentre l’accompagna il fragore di un temporale.
Poi torna il tepore, tutto si riscalda e ancora riluce di nuova bellezza.
La natura canta una melodia di note allegre e gioiose, di accenti deliziosi.
In certe stagioni ancora di più e queste mie parole sono nostalgie d’estate e dei profumi della mia Val Trebbia, nello splendore di certi giorni.
Con questa bellezza, con questo candore.

Il volo delle anatre

Sono passate rapide e leggere, in quell’istante non mi aspettavo proprio di vederle.
Sopra il mare, sopra le spiagge, sopra le case colorate di riviera, nel sole e nell’azzurro di Arenzano.
E già vi ho detto che nella bella località del ponente ligure abitano molti diversi pennuti che rendono ancor più gradevoli le passeggiate nei viali del parco e per le strade del paese: non sai mai chi potrai incontrare!
Ho già avuto l’onore di mostrarvi i sontuosi pavoni e i leggiadri cigni neri ed ecco ancora il volo magnifico delle anatre.
E il mio stupore!
Stavo semplicemente passeggiando sul lungomare, ho fatto in tempo a scattare soltanto una foto.
E c’era un soffio di vento e le magnifiche creature avevano appena iniziato il loro viaggio, le ho viste muovere le ali con vigore e poi perdersi insieme, all’orizzonte.
E ho anche pensato a certe loro simili, alcuni di voi già le conoscono: eccole qui, sono le amatissime anatre di Miss Fletcher.
E così quella mattina sono rimasta ad ammirare le meravigliose creature e il loro incantevole volo nel cielo di Arenzano.