La petunia del deserto

Qui sul terrazzo, di volta in volta, arrivano nuovi ospiti e di recente ho acquistato diverse nuove piante, una in particolare mi ha colpita per le sue caratteristiche: il suo nome è ruellia e viene anche detta petunia del deserto.
Ha questi semplici fiori a campanella di colore viola.

E poi ha questo nome davvero poetico, non saprei trovarne uno più armonioso.

La petunia del deserto ha rami lunghi e foglie sottili e ha trovato posto in un bel vaso.
So che in primavera sarà più generosa dei suoi bei fiori ma ancora adesso non mancano le sue belle corolle che si aprono al sole.


Il vivaista che mi ha venduto questa pianta mi ha spiegato che i fiori della ruellia sono estremamente fragili ed effimeri, durano davvero poco: appena un giorno e poi cadono.
E il giorno dopo se ne trovano di nuovi, questo fatto di per sé mi è già sembrato piuttosto strabiliante.

Ed è proprio così, cari amici!
Infatti la mattina dopo aver preso la pianta ero veramente curiosa di vedere se era rifiorita e con mio stupore ho potuto constatare che c’erano davvero nuovi fiori viola tra le foglie.

La bellezza a volte è caduca, ma poi ritorna a vivere, ancora e ancora.
Ed io sono contenta che questa meraviglia della natura allieti le mie giornate e abbellisca il mio terrazzo: benvenuta, magnifica petunia del deserto.

La curiosità

La curiosità, senza di lei saremmo perduti e tremendamente annoiati, io credo.
La curiosità è un profumo nuovo, la curiosità è desiderio di scoperta, di cambiamento e di nuove esperienze.
Come quando apri un libro e inizi a leggerlo e magari dopo un po’ di pagine cominci ad immaginare la trama e a fantasticare su quel che accadrà ai protagonisti e la tua curiosità ti spinge a continuare la lettura e a scoprire il seguito.
La curiosità svela magnifici misteri: sei dietro ad una porta chiusa e al di là di essa un mondo inesplorato ti attende.
La curiosità è una preziosa alleata per costruire legami e amicizie, credo che essere po’ curiosi dei punti di vista degli altri sia una delle maniere per avvicinarsi a coloro con i quali sentiamo una certa affinità.
La curiosità è l’inizio dell’avventura.
Come quando progetti un viaggio in un posto sconosciuto e allora studi percorsi, luoghi da visitare, cerchi le dritte che possano essere utili durante il tuo soggiorno e pianifichi giornate piacevoli.
E poi, una volta a destinazione, soddisfi finalmente la tua curiosità e la realtà si sovrappone alla tua immaginazione, uno dei giochi più entusiasmanti della nostra mente.
Senza la curiosità non si partirebbe neppure, si rimarrebbe senza un orizzonte e senza una meta.
Invece è bello essere viaggiatori curiosi lungo i sentieri a volte tortuosi delle nostre vite, con gli occhi spalancati in cerca di nuovi destini e nuove emozioni.

Di nuovo Blu

Ed ecco di nuovo Blu, il maestoso gatto nero che tante volte ho fotografato nel corso dell’estate.
È sempre lassù, sul suo terrazzino, tra i suoi rigogliosi fiori rossi.
In equilibrio sulla sua ringhiera, ora il clima è ancora tiepido e così Blu si gode il sole di questo scorcio estivo ammirando il panorama.
In inverno, mi hanno detto, Blu se ne sta a casa al calduccio e da dietro i vetri osserva quel che accade, vede le foglie cadere e poi la neve scendere, in attesa di una nuova estate.
Adesso è ancora là, tra i gerani, in tutto il suo felino splendore.

Ed è settembre

Ed è settembre.
Così è giunto il mese che dall’estate ci conduce all’autunno.
Settembre porta soffi di vento fresco e nuvole vaghe, le giornate sembrano già più brevi e incerte, la luce svanisce più in fretta e le ombre di questa stagione scendono sui boschi e sui sentieri.
Settembre fa cadere le foglie ai piedi degli alberi, ai bordi delle strade ed è ancora, di nuovo, tempo di nostalgica dolcezza.
Ed è settembre, benvenuto a te, tempo di nuove sfumature e di diverse sensazioni.

Il tempo delle more

Arriva, nell’ultimo scorcio d’estate, il tempo delle more.
Meraviglie selvatiche, ultime tra i frutti di bosco a donare la loro deliziosa dolcezza, piano maturano e a breve sarà tempo di gustarle.

Le more, in luoghi difficili e impervi.
Le more, raccoglierle è una bella sfida, poi a volte accanto alle more si trovano le ortiche e allora i guai sono doppi.
Nei ricordi d’infanzia di ognuno di noi le more sono mani dolcemente macchiate e poi qualche graffio qua e là perché non è poi così semplice eludere quelle loro spine, specialmente quando si è piccoli e si ha fretta di mettersi un bocca una mora bella succosa.

Le more, alcune ancora devono maturare e così sui rami si ammirano diverse sfumature di frutti.

E poi, in ogni stagione della vita, le more sono sempre state per me una sorpresa.
Saranno già buone?
Saranno ancora aspre?
O forse no, vanno già bene!
Bisogna assaggiarne una e il gioco è fatto, ma fino a quel momento non puoi sapere se sia proprio già il tempo delle more.

Il tempo delle more porta con sé una certa inevitabile nostalgia per l’estate che lentamente declina mentre le giornate si fanno più fresche.

Mentre la natura segue i suoi ritmi, istante dopo istante.
E ai margini del bosco, tra sole e ombra, così si svela il tempo delle more.

I cavalli di Lucio

Questi sono i cavalli di Lucio, sul prato verde nel cuore dell’estate, era una bella mattina di luglio e i colori erano così brillanti e lucidi come sempre accade in questa stagione.
E i due cavalli se ne stavano là, quieti sull’erba.

Con la loro bellezza regale e con quell’eleganza che li contraddistingue.

Ed era molto caldo, il cavallo nero ad un tratto si è sdraiato ed è rimasto un po’ lì.

Poi si è tirato su con una certa baldanza.

Meglio garantirsi un posto all’ombra e la tanto agognata frescura: così svelti, agili, eleganti e leggeri.

Tra il verde dei cespugli e di quel prato rigoglioso.

Con tutta loro leggiadra e fiera bellezza.

E così hanno trovato riparo all’ombra dei rami generosi di un albero e sono rimasti inconsapevoli protagonisti di questa cartolina da Fontanigorda, in un caldo giorno d’estate.

La legna per l’inverno

Mettere da parte la legna per l’inverno.
In cima alla scale, dove cresce il rosmarino odoroso, là dove c’è quello steccato.
Mettere da parte la legna per l’inverno, per quando scenderà copiosa la pioggia e la nebbia fluttuerà sulla valle, per la stagione delle giornate brevi e del tempo gelido.
La legna arderà nella stufa, mentre fuori candida cadrà la neve.
Mettere da parte la legna per l’inverno è la chiara metafora di certe nostre azioni che sanno renderci la vita più lieve.
Leggere un bel libro, osservare un panorama, ridere forte in compagnia di qualcuno che amiamo, scoprire un posto nuovo, svagarsi nella natura, ascoltare una musica che rilassa e fa sognare: tutto questo è “mettere da parte la legna per l’inverno”, secondo me.
Si conserva negli occhi, nella memoria e nella mente qualcosa che ci ha reso felici e soltanto riviverlo o ricordarlo può donarci ancora nuova serenità.
Anche se fuori nevica, la legna brucia e un caldo tepore si diffonde così nelle stanze della nostra vita.
Può essere un verso di una poesia, la fotografia di un viaggio, una melodia cara, una piccola cosa che al momento magari ci pareva insignificante.
E possiamo essere così grati a noi stessi per essere stati così saggi da saper mettere da parte la legna per l’inverno.

Blu sulla ringhiera

Una finestra socchiusa, le tende bianche.
Le persiane spalancate, appena un refolo di aria fresca di campagna, profumo di erba e di bosco.
E il silenzio e le le sue magie.
E una cascata di gerani rossi e rigogliosi.
Sulla ringhiera uno splendido felino: è il gatto di nome Blu e nel corso dell’estate mi capita sovente di incontrare il suo sguardo.
In una perfetta armonia di colori, linee e proporzioni, Blu sulla ringhiera in una sera d’estate.

Una farfalla elegantissima

È una farfalla elegantissima e così lieve si posa su certi petali.

Con i suoi contrasti di bianco e di nero, spicca per le sue simmetrie di colori.

Poi con grazia inizia a dischiudere le ali e svela la sua ulteriore e sorprendente leggiadria.

È un tono rosso corallo che così ingentilisce le sue ali posteriori.

L’altisonante nome di questa creatura meravigliosa è Euplagia quadripunctaria e a dir la verità non l’ho incontrata così di frequente ma in una mattina d’agosto ho visto due di queste splendide farfalle volare nei pressi di certi fiori.

E certo questa creatura dell’aria non sfigura accanto alle sue simili.

Così si svela, nella sua armoniosa perfezione, in un giorno d’estate a Fontanigorda.

Così resta, nel suo misterioso e magnifico equilibrio.

Di rosso, di bianco e di nero, con quella beltà che è sua fragile e vera essenza.

Come foglia

È una delle farfalle più inquiete.
Vola alta, fugge via, si posa appena e poi si rialza ancora in volo.
Libera, ribelle, a volte poi gentile si ferma appena per qualche istante, proprio là, tra quel verde con i suoi toni di giallo chiaro.


Freme, palpita, intensa come la vita.
E la luce percorre le sue potenti e fragili ali, svela le nervature e così appare, viva e vibrante, come foglia.

Vivace e magnifica, rimane immobile per qualche attimo e poi ancora si leva, nel cielo e nell’immensità.