Pestochampionship, con pestello e mortaio a Palazzo Ducale

Domani sarà una grande giornata, nella terra che è patria del basilico torna il Campionato Mondiale di Pesto Genovese al Mortaio che come sempre si terrà nella Sale del Minore e Maggior Consiglio di Palazzo Ducale.
Che meraviglia, la dimora dei Dogi inondata dal profumo inconfondibile del pesto!
Io ci sarò, non vedo l’ora di assistere a questa singolare e piacevole competizione che avrà inizio a metà mattinata, qui trovate il calendario completo della giornata.
Come due anni fa ci saranno in mostra gli antichi mortai delle famiglie genovesi e liguri.

Pestochampionship

Una splendida iniziativa che si deve all’estro creativo e alla passione vera di Roberto Panizza, lui porta il pesto di Zena e la sua antica tradizione nel prepararlo in giro per il mondo, il suo ristorante Il Genovese, è una meta gastronomica da non perdere.
Vi si gustano piatti della nostra tradizione e il pesto più sublime che si possa immaginare, nel ristorante c’è anche il mortaio del re indiscusso del pesto.

Il mortaio

Lasagne, trofie, trenette o testaroli, scegliete voi cosa preferite, questo è un piatto fumante di  gnocchi che ho avuto il piacere di gustare in occasione di una delle mie cene al Genovese.

Gnocchi al pesto

Eccolo qui Roberto, con il suo bel grembiule rosso tra due giurati durante una delle selezioni di Pestochampionship che si è tenuta nei caruggi di Genova.

Pestochampioship

Un evento che porta a Genova concorrenti da tutto il mondo pronti a cimentarsi con la complessa arte di fare il pesto.
Una maniera speciale di rendere nota una delle nostre eccellenze, il pesto genovese al mortaio.

Pestochampioship -selezioni

La competizione è divertente e appassionante, per me è anche una bella occasione per trascorrere del tempo con dei cari amici, tra gli altri ci saranno Edoardo e Maddalena Schenardi di Farmacia Serra che come me assisteranno alla gara.
E tra i giurati non mancherà Alessandro Cavo, una delle persone che si spende con vero cuore per questa città e proprietario della Pasticceria e Liquoreria Marescotti di Cavo, altra meta da non perdere per chi visita Genova.
Eccolo Alessandro, a destra della foto, insieme a un altro giurato nel corso della precendente edizione di Pestochampioship.

Pestochampioship (2)

Tutto è pronto, il basilico genovese, l’olio Extravergine di Oliva della Riviera Ligure, l’aglio di Vessalico e tutti gli altri ingredienti con i quali si prepara il delizioso pesto di Genova.
E i mortai saranno già tutti in fila, domani uno dei concorrenti si aggiudicherà l’ambito titolo.
Nel regale salone di Palazzo Ducale si sentirà il rumore di cento pestelli che battono nei mortai, nell’aria si spanderà il profumo sublime del pesto,  per me sarà un privilegio esserci e potervelo raccontare.
Domani sarà il giorno di Pestochampionship, il V Campionato Mondiale di Pesto Genovese al Mortaio.

Pestochampionship (2)

 

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La torta di carciofi

Tra i ricordi della mia infanzia c’è anche questo, la torta di carciofi della zia.
C’erano quelle riunioni di famiglia, tutti attorno al grande tavolo di legno scuro a casa di lei, la zia di mio padre.
La zia amava la montagna, le camminate e i viaggi.
E ricordo che a volte mi mostrava i suoi album delle fotografie e c’era quello scatto in bianco e nero al quale era particolarmente affezionata: una ringhiera, un panorama, lei giovane e sorridente, poco distante un altrettanto giovane Vittorio Gassmann, un incontro casuale e una foto rubata, ricordo di un grande attore che piaceva alla zia.
Lei era un tipo dinamico e volitivo, era una donna piena di energia.
Tanto per dire, aveva la bella abitudine di dare pacche sulle spalle a tutti e insomma, mio padre e i miei zii non gradivano mica tanto quegli scrolloni, la zia ci metteva un certo vigore!
Ed era anche una gran cuoca, cosa volete che fosse per una come lei fare la pasta sfoglia?
Ah, le torte di carciofi della zia erano a dir poco gigantesche e c’erano strati e strati di sfoglia sottilissima come un velo, la zia con il mattarello ci sapeva fare!
Indimenticabile la sua torta di carciofi, non ne ho mai trovata una uguale.
E’ una vera delizia di questa terra di Liguria, così ho pensato di trascrivere per voi la ricetta che si fa a casa mia, anche se quella della zia era speciale e io non ci penso neanche a cimentarmi con la a pasta sfoglia fatta a mano.
Eh no, quella era privilegio della zia, a ognuno il suo!
E comunque ecco a voi la ricetta della mia torta di carciofi.

Carciofi (2)

INGREDIENTI

2 confezioni di pasta sfoglia – 4 o 5 carciofi (a seconda della loro grandezza) – 4 uova – parmigiano reggiano – una confezione di ricotta da 250 g – latte – sale

Rosolate i carciofi nell’olio e portateli a cottura aggiungendo un po‘ d‘acqua.
Sbattete quattro uova intere con abbondante parmigiano reggiano grattugiato, a parte unite alla ricotta un po’ di latte.
Mettete in una terrina tutti gli ingredienti, aggiungere il sale e mescolate fino ad ottenere un composto uniforme, quindi ungete una teglia, sistematevi sopra la pasta sfoglia e versatevi dentro il composto.
E poi per me la torta di carciofi deve sempre avere l’uovo intero dentro, non ho indicato il numero delle uova da mettere nella torta, decidete voi, in base alle vostre esigenze.

Torta di carciofi (4)

Fate un fossetta nel composto per ogni uovo che intendete mettere nella torta, le uova dovranno essere disposte a una certa distanza una dall’altra come si può vedere nell’immagine sottostante.

Torta di carciofi (2)

Ricoprite la torta con il secondo disco di pasta sfoglia e ripiegate la pasta come mostrato qui sotto, spennellate il tutto con olio extravergine di oliva.

Torta di carciofi (3)

Infornate a 220°C e lasciate cuocere fino a quando la pasta sarà ben dorata, questa  torta salata è davvero buona e si serve  fredda.
E qualcuno, ogni volta che la porta in tavola, pensa ai veli di pasta sfoglia della torta di carciofi della zia.

Torta di carciofi

Torta di riso

Oggi questa pagina ospita una deliziosa ricetta.
La torta di riso è un gustoso piatto unico, immagino che ne esistano molte versioni diverse, questa è quella che prepara mia mamma e così come l’ho imparata io la presento a voi.

INGREDIENTI

Pasta sfoglia piuttosto spessa,  500 ml di latte, 120 g di riso, 2 uova, parmigiano, 200 g stracchino, prezzemolo, un pizzico di noce moscata, sale grosso, olio extravergine di oliva.

Torta di riso

Portate il latte ad ebollizione e versatevi il sale grosso, buttate il riso e lasciate cuocere facendo addensare il latte.
Incorporate al riso le uova sbattute, abbondante parmigiano grattugiato, lo stracchino in pezzi, un pizzico di noce moscata e un cucchiaio di prezzemolo tritato..
Ungete una teglia e riponetevi la sfoglia che ripiegherete sul composto che avrete versato all’interno, con un pennello ungete il bordo ripiegato della pasta.

Torta di riso (2)

Infornate a 200 °C e lasciate cuocere per 30 minuti fino a quando la torta sarà bella dorata.
E voilà, eccola pronta!
Buon appetito a tutti!

Torta di riso (3)

Tortino di carciofi e patate

In questi giorni il clima è spesso bigio, questa primavera non ne vuole proprio sapere di regalarci belle giornate di sole.
E che freddo! A maggio!
Così si portano in tavola piatti adeguati anche se questa non sarebbe la loro stagione.
E oggi  vi propongo un tortino, rustico, semplice e facile da preparare.
Innanzi tutto occorre fare un passo dal besagnino.
Dovete sapere che a Genova, in Val Bisagno, un tempo c’erano numerosi orti, coloro che li coltivavano si recavano poi in città con le ceste cariche dei doni della terra.
Vendevano la frutta e la verdura, a Zena il fruttivendolo si chiama ancora besagnino ed è lì che dovrete andare per procurarvi patate, aglio, maggiorana e dei carciofi belli come questi.

Carciofi (2)

Prendete la vostra teglia, ungetela con un filo d’olio e copritene il fondo con le patate tagliate a rondelle, alte mezzo cm o poco più, sulle quali dovrete adagiare un abbondante strato di carciofi fatti a spicchi non tanto spessi, dovrete ottenere questo risultato.

Tortino di Carciofi - Copia

E adesso? Oh, non abbiamo ancora finito!
Ora occorre prendere un etto di mortadella, uno spicchio d’aglio e un’abbondante manciata di maggiorana, gli ingredienti vanno passati nel mixer quindi si uniscono a tre uova sbattute e si aggiunge un pizzico di sale.
Quando avrete ottenuto un composto omogeneo versatelo nella teglia e sopra mettete un filo d’olio.
Accendete il forno a 180° e fate cuocere per circa 30 – 40 minuti, il vostro tortino sarà pronto quando sarà ben dorato.
Si serve caldo ed è un gradevole piatto unico che sazia e vi lascerà pienamente soddisfatti.
Adesso non vi resta altro che portare in tavola!
E buon appetito a tutti!

Tortino di Carciofi (2)

Tortino di fiori di zucchini

Stasera vi propongo una ricetta che ha i sapori del sole e di certi ingredienti semplici: rapida, gustosa, facile da realizzare.
E’ un piatto che mi ricorda le mie estati di ragazzina, lo preparava sempre mia zia nella nostra casa del mare sulla riviera di ponente.
Terra di orti, terra prolifica e generosa, spesso si andava dal contadino a comprare la frutta e la verdura.
Non mancavano mai i fiori di zucchini, fritti sono deliziosi!

Fiori di Zucchini

In alternativa si può preparare questo tortino che è tanto semplice quanto goloso.
Vi serviranno 3 grandi  fiori per ogni commensale, i fiori vanno lavati, privati della parte interna e lasciati per breve tempo nell’acqua.
Una volta asciugati si passano nell’uovo sbattuto e nel pangrattato, quindi si ripongono su una teglia unta e si cospargono di sale.
Da ultimo si copre tutto con un abbondante strato di stracchino, un filo d’olio,  si inforna a 180° C e si lascia cuocere finché la superficie non è abbrustolita.
Semplice, vero?
E a proposito di bontà, vi suggerisco anche una frittura primaverile di glicine, io non l’ho ancora assaggiata ma la trovo molto stuzzicante.
La ricetta è una proposta di Londarmonica e la trovate qui, il suo blog è davvero interessante e tutto da leggere, se ancora non lo conoscete questa è l’occasione per scoprirlo.
A questo punto sforniamo il nostro tortino di fiori di zucchini, stappiamo una bella bottiglia di vino bianco da sorseggiare e buon appetito a tutti!

Tortino di Fiori di Zucchini

Torta Mazzini, il dolce che piaceva a Pippo

La città dei patrioti, la città di Giuseppe Mazzini.
In Via Lomellini, la sua casa natale ospita il Museo del Risorgimento.
Qui visse la sua famiglia, prima di trasferirsi a poca distanza, in Salita dei Pubblici Forni.

Casa di Mazzini 3

Casa Natale di Giuseppe Mazzini – Museo del Risorgimento

Qui, in queste strade, giungevano le missive dell’esule, lettere dai contenuti sia politici che personali, che ci restituiscono un ritratto a tutto tondo di Mazzini, lettere che per lui erano il filo sottile che lo legava alla sua patria e alla sua famiglia.
Era il mese di dicembre del 1835 e Pippo, così come lo chiamavano in casa, inviò alla madre Maria Drago una lettera con la quale la pregava di esaudire un suo desiderio.
In Svizzera aveva assaggiato un dolce che gli era piaciuto in maniera particolare e così ne scriveva :

Eccovi la ricetta di quel dolce che vorrei faceste, e provaste, perché a me piace assai. Traduco alla meglio perché di cose di cucina non m’intendo, ciò che mi dice una delle ragazze in cattivo francese: pelate, e pestate fine fine tre once di mandorle, tre once di zucchero, fregato prima ad un limone, pestato finissimo.
Prendete il succo del limone, poi due gialli d’uovo, mescolate tutto questo, e movete, sbattete il tutto per alcuni minuti, poi, sbattete i due bianchi d’uovo quanto potete – en neige, dice essa, come la neve – cacciate anche questi nel gran miscuglio, tornate a movere.
Ungete una tourtière, cioè un testo da torte, con butirro fresco, coprite il fondo della tourtière con pasta sfogliata, ponete il miscuglio sul testo, su questo strato di pasta sfogliata spargete sopra lo zucchero fino, e fate cuocere il tutto al forno.   Avete inteso? Dio lo sa.

E voi, avete inteso?
Signori, questa è la ricetta di una torta veramente sublime, potrete replicarla seguendo le indicazioni scritte da Giuseppe Mazzini, tenendo a mente che un’oncia equivale a circa 30 g e infornando il vostro dolce a 180° C.
Eh, gli epistolari riservano sempre gradite sorprese!
Ma ve l’immaginate voi il patriota munito di carta e matita che prende appunti mentre la ragazza che parla in cattivo francese elenca gli ingredienti uno ad uno?

Giuseppe Mazzini 2
La torta svizzera, la torta Mazzini.
A poca distanza dal Museo del Risorgimento, in Via di Fossatello, si trova una pasticceria ormai nota a tutti i miei lettori abituali, uno dei luoghi d’eccellenza del nostro centro storico e della città, la Pasticceria Liquoreria Marescotti di Cavo.

Cavo (2)

I proprietari sono giovani imprenditori lungimiranti, Marescotti vanta una così lunga tradizione da essere inserito nell’elenco dei Locali Storici d’Italia.
E giunse l’anniversario dell’Unità d’Italia, particolarmente sentito in questa città che ha dato i natali non solo a Mazzini ma anche a Mameli, ai fratelli Ruffini, a Francesco Bartolomeo Savi, la città che ospitò Pisacane e dalla quale partì Garibaldi con i suoi Mille.
E qui, alla Pasticceria Marescotti, per celebrare l’anniversario, è stata riproposta la torta svizzera secondo l’antica ricetta diligentemente trasmessa dal patriota genovese.

Torta Mazzini

E così se volete gustarla basta che veniate qui, da Marescotti.
E potrete portarvi a casa la torta, è confezionata con un nastrino tricolore, poteva essere altrimenti?

Torta Mazzini (2)

Ed è una torta veramente buona, aveva ragione Pippo!
Alla Marescotti propongono di abbinarla al vermut Carpano Antica Formula, ma è ottima anche insieme a una fumante tazza di tè.
Vi daranno anche questo cartoncino, dedicato alla celebre torta.

Torta Mazzini (7)

Pasta sfoglia, mandorle, uova, succo di limone,  zucchero e burro.
Un dolce semplice e casalingo, una torta soffice e deliziosa.

Torta Mazzini (4)

Una spolverata di zucchero a velo, non occorre altro.

Torta Mazzini (6)

Se non siete di Zena, magari potete provare a cimentarvi con la ricetta, è giunta fino a noi grazie a uno dei padri della patria, sono certa che lui sarebbe contento di sapere che ancora si assapora la sua torta preferita!
Un giorno verrete a Genova e come me vorrete perdervi nel labirinto dei suoi vicoli.
Seguite il mio consiglio, tra una piazzetta e un caruggio, fermatevi da Marescotti a fare merenda, oltre a molti altri dolci e specialità, troverete la torta Mazzini.
Una bella pasticceria, nel cuore di Genova, la Genova dei patrioti e delle camicie rosse, la Genova dei carbonari e dei rivoluzionari.
Uno di loro nacque in Via Lomellini, ma lasciò la sua patria per seguire il suo destino di esule.
E dalla Svizzera scrisse a sua madre:

Eccovi la ricetta di quel dolce che vorrei faceste, e provaste, perché a me piace assai.

Torta Mazzini (5)

La Liguria in tavola: i ripieni di verdura

Oggi porto ancora sulle vostre tavole un piatto tipico della cucina genovese, che potrete preparare in qualunque regione abitiate in quanto gli ingredienti sono di uso comune e di semplice reperibilità.
Un piatto unico e completo, che vi sazierà lasciandovi soddisfatti.
Allora siete pronti? In primo luogo andate dal vostro fruttivendolo e comprate zucchine medie, melanzane lunghe e strette oppure piccole e rotonde, pomodori, peperoni e cipolle bianche o bionde abbastanza grosse.
La quantità delle verdure, ovviamente dipende dal numero dei commensali, pertanto decidete voi in base alle vostre esigenze.

Fate bollire separatamente le melanzane e le zucchine facendo bene attenzione che restino sode e una volta terminata la cottura passate le verdure sotto l’acqua fredda.
Tagliate le zucchine a metà e svuotatele del loro interno che metterete da parte, ugualmente private le melanzane della loro polpa che in questo caso dovrete eliminare.
Mentre le verdure cuociono, fate rosolare nell’olio extravergine di oliva della carne tritata magra con uno rametto di rosmarino e uno spicchio d’aglio.
Come vi ho già detto è difficile essere precisi sulle dosi, in quanto dipende dalla quantità di verdure che intendete cucinare, usate il vostro istinto culinario, tenendo a mente che per ogni porzione di verdura dovrete utilizzare almeno due o tre cucchiaini di ripieno.
In media io utilizzo 300 gr di carne; dopo averla fatta rosolare, passatela un po’ alla volta nel mixer, aggiungendo il sale, 3 o 4 rametti di maggiorana e abbondante parmigiano, da ultimo aggiungete l’interno delle zucchine bollite e lavoratela per breve tempo,  infine versate il composto in una terrina e aggiungete due uova sbattute.
Mescolate bene il tutto fino ad ottenere un composto omogeneo e se per caso vi avanzerà parte del ripieno potrete surgelarlo per utilizzarlo in un’altra occasione.
Adesso occorre preparare la nostra verdura.
Tagliate i pomodori a metà privandoli dei semi, tagliate in pezzi all’incirca delle medesime dimensioni i peperoni,  le zucchine e le melanzane le avete già divise a metà precedentemente.
Le cipolle vanno tagliate in fette rotonde, alte circa un dito,  nel senso della larghezza.
Mettete un pizzico di sale in ognuna delle verdure, quindi riempitele con il ripieno, riponete su una o più teglie precedentemente cosparse d’olio, spolverate i ripieni con il pan grattato e terminate con un filo d’olio.
Fate cuocere in forno per circa 30 minuti a 190° C.
Ed ecco i vostri ripieni, si mangiano tiepidi o freddi, magari accompagnati da una bella insalata mista.
Non mi resta che dirvi buon appetito!

Il castagnaccio, sapore di novembre

Il castagnaccio in questa stagione è uno dei gusti che prediligo.
Un dolce che sa di casa, di nonne che cucinano e di nipoti che si siedono attorno al tavolo per fare merenda.
Una teglia rotonda, il forno acceso e il più semplice dei dolci.

Rustico, casalingo e neanche tanto leggero, ammettiamolo, del resto era uno degli alimenti di pastori e contadini, che per prepararlo utilizzavano le castagne dei nostri boschi.
Sì, i boschi del nostro entroterra sono ricchi di questi alberi, all’ombra dei loro rami ci si conforta nelle assolate giornate estive.
E le castagne, ancora verdi, maturano sotto il sole, in attesa della loro stagione, l’autunno.

Per il castagnaccio, come tutti sapete, si utilizza la farina di castagne.
Dura la vita dei contadini liguri di un tempo, per ottenere questa farina occorreva far essiccare le castagne nel seccatoio, che a tal scopo  venivano disposte su una sorta di pavimento a listelli di legno situato sopra il locale dove si trovava il focolare.
Il fuoco guizzava allegro, il calore e il fumo salivano, passavano attraverso le assi di legno e facevano così seccare le castagne.
Quando erano ancora calde, le si metteva in sacchi di tela che venivano vigorosamente battuti su un ceppo di legno, in questa maniera si sbucciavano le castagne che venivano poi macinate nei mulini.
Un lavoro faticoso e impegnativo, per ottenere il più semplice degli ingredienti.
E con la farina di castagne si prepara questo dolce per me sublime, del quale desidero lasciarvi la ricetta.
E’ piuttosto facile e ci si impiega davvero poco tempo.
Allora, avete indossato il grembiule? Siete pronti con la teglia?
Iniziate diluendo 250 gr di farina di castagne nell’acqua o nel latte, aggiungete una presa di sale e preparate una crema facendo attenzione che non si creino grumi.
Ungete con l’olio una teglia, versatevi il composto e sopra di esso spargete un cucchiaio di pinoli, uno di semi di finocchio e uno di uva sultanina.
Completate con un ulteriore filo d’olio e cuocete per circa trenta minuti a calore medio ed ecco pronta questa bontà che potrete gustare sia calda che fredda.
Io ne sono golosa, ma in casa sono l’unica che mangia dolci.
Che fare? Oh, se preparassi questa delizia solo per me riuscirei a finire la teglia in men che non si dica, ve lo posso garantire!
E così, per non privarmi di questo piacere, ogni tanto mi compro una porzione di castagnaccio dal Panificio Sebastiano di Via Lomellini, le immagini che vedete sono state scattate in questo negozio.
Eccolo il castagnaccio, dolce sapore d’autunno e castagne.

Acciughe fritte ripiene

Non si vive di sola arte e meraviglia, dell’afflato di bellezza che ci ispira l’universo.
Oh no, l’uomo ha anche altre esigenze, assai terrene direi: soddisfare il palato e il gusto con un piatto che allieti la nostra tavola.
E allora signori, mettete in fresco una bella bottiglia di vino bianco, la serviremo con il nostro piatto di oggi, una ricetta semplice ma molto sfiziosa, che sicuramente vi lascerà soddisfatti.
Acciughe ripiene e fritte, una bontà!


Cucinarle è piuttosto semplice, siete pronti con grembiule e padella?
Bene, a questo punto avete un chilo d’acciughe, pulitele privandole della testa e della lisca.
L’antico ricettario di casa per il ripieno ovviamente suggerisce di usare pestello e mortaio, ma magari noi optiamo per un moderno mixer, e che tutte le cuoche delle generazioni passate dall’alto dei cieli non storcano il naso, per cortesia!
Prendete 12 acciughe alle quali unirete prezzemolo, aglio, maggiorana e la mollica di pane precedentemente inzuppata nell’acqua e mettetele nel mixer.
Aggiungete tre uova e il parmigiano grattato e mischiate bene il ripieno.
Lo andrete poi a spalmare abbondantemente sulle acciughe, che richiuderete a due a due una sull’altra.
Passatele nell’uovo sbattuto, quindi nel pane grattugiato e per finire gettatele a sfrigolare gioiose nell’olio extravergine d’oliva.
Una volta che sono fritte, riponetele sul un vassoio con la carta assorbente, aggiungete il sale, tagliate qualche spicchio di limone e accomodatevi a tavola.
Buon appetito!

Le acciughe in carpione

Le acciughe in carpione, una specialità ligure che profuma di mare e dei sapori del Mediterraneo.
Questo piatto mi ricorda le vacanze estive, nella nostra casa della riviera di ponente.
Eravamo tanti attorno a quel tavolo, c’era la mia famiglia, gli zii, la nonna, sua sorella che in genere rimaneva qualche giorno.
Quando si cucinava, giravano per casa delle pentole enormi.
Mi ricordo giganteschi grilletti pieni di pasta al pomodoro, casseruole ricolme di cozze al verde, cassette di pesche e di albicocche.
E le acciughe, una vera bontà.
E’ una ricetta ligure molto golosa e sfiziosa, una ricetta di casa che vi racconto.
Il procedimento è piuttosto semplice.
Si puliscono le acciughe, le si privano della lisca e della testa e si distendono aperte su un tagliere per lasciarle asciugare.
Si passano nell’uovo, s’impanano, si friggono nell’olio extravergine di oliva, si depongono sulla carta da cucina e si aggiunge il sale.
A questo punto occorre preparare il condimento, ovvero  il carpione.
Per un chilo d’acciughe occorre far bollire mezzo litro di aceto rosso, dentro al quale si metterà un abbondante trito di aglio e rosmarino.
Quindi mettete in una terrina uno strato di acciughe e sopra di esse due foglie d’alloro e una fetta di limone, si aggiungeranno poi altri strati, seguendo sempre il medesimo metodo.
A questo punto basterà solo versare l’aceto ancora caldo sulle acciughe, tenete presente che il pesce assorbirà molto liquido e che dovrete coprire completamente le acciughe, che dovranno rimanere immerse nell’aceto.
Pertanto le dosi per il carpione sono solamente indicative, starà a voi stabilire, in base alla vostra quantità di acciughe, la corretta dose di aceto.
C’è un’ultima importante avvertenza: affinché le acciughe in carpione vengano saporite, devono riposare diverse ore, almeno mezza giornata.
Infine, sulla terrina va posto un piatto e su di esso un peso, che premendo sulle acciughe le farà impregnare bene nell’aceto.
Che cenetta sfiziosa!
E che buono il pane intinto nell’aceto, una meraviglia!
Certo, ci vuole un buon vino bianco, un Pigato, un Vermentino, un Cortese, scegliete voi cosa preferite.
I doni del mare e della terra per un piatto davvero delizioso.