Un terrazzino in Vico di Coccagna

Accadono cose strane e belle, a volte.
Taluni sono lettori silenziosi, frequentano queste pagine senza manifestarsi.
E tra loro c’era anche lei, Daniela.
E poi un bel giorno Miss Fletcher ha svelato il suo nome e così Daniela ha scoperto che questo blog lo scrive una persona che lei conosce bene, da tanto tempo.
Compagne di liceo e di università.
Ve l’ho detto, accadono cose strane e belle, a volte.
E lei legge, legge che amo andar per terrazzini, lassù dove si vedono i tetti e le ardesie.
E mi porta lassù, su quel terrazzino che circonda la sua casa, in una parte di caruggi che amo particolarmente, a ridosso di Via Ravecca.
Due amiche, i ricordi di scuola, una giornata di sole e una tazza di caffé.
Qui, su un terrazzino di caruggi.

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E tutto attorno la città che amo, che è così vicina eppure silenziosa.
Lassù, nel regno dei gabbiani che volteggiano in cielo e compiono parabole infinite, seguirle è un gioco della mente.

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Tetti spioventi, finestre e piante grasse.
E la linea perfetta, il mare.

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Cammino tra i fiori, sopra la città.
Osservo, scopro cose mai vedute, mutando punto di osservazione la città si svela e mostra i suoi segreti.

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E volano quassù gli uccellini, c’è un angolino tutto per loro.
A volte la vita sa essere dolce, è vero?
Qui, su un terrazzino in Vico dei Coccagna.

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Un terrazzino? No, due!
Una scaletta che porta in alto, sopra le ardesie, davanti ai comignoli.
Un tavolino, una sdraio, i gerani.
E un orizzonte infinito, tutto intorno.

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E lassù, su un terrazzino di caruggi, puoi persino avere un piccolo orto!

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Le case, abbarbicate sulle alture della città in salita.

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Storie di caruggi e campanili, voi genovesi li riconoscete?
Da sinistra verso destra si notano San Silvestro, Sant’Agostino e Santa Maria in Passione.

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Storie di una città ogni giorno da scoprire, il suo bianco teatro e le cupole del Palazzo della Borsa.

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La misteriosa Torre dei Maruffo, quando cammini per le strade di Genova non la vedi, è chiusa tra le case di Canneto, nascosta ed invisibile da certe prospettive.
Eppure è così alta, ogni volta vederla è un’emozione!

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E’ una mia debolezza cercare le superbe torri della Superba, se guardate gli antichi quadri Genova ne era disseminata.
E sono ancora la testimonianza della sua grandezza, dell’orgoglio di Genova e dei suoi abitanti.
Chissà se un giorno riuscirò a salire sulla Torre degli Embriaci!
Continuo a scriverlo nella speranza che il desiderio si avveri.

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Sì, io cerco le antiche torri.

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Lassù, sul terrazzino sul tetto, si guarda giù, verso altri tetti e verso l’altro terrazzino che ci attende al termine della scaletta.

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La città è di vetro, a volte.
Di vetro e specchi, specchi che per me hanno solo un pregio, riflettono le antiche case della città vecchia.

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Di vetro e acciaio davanti a Santa Maria in Passione.

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Io in posti come questo mi perdo.
Mi perdo nella profondità del vicolo, a seguire le curve gentili della mia città.

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Ad ammirare chiese e campanili, non puoi vederli in questa maniera da nessun’altra parte, solo su un terrazzino di carruggi.

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Sì, la vita è dolce quando hai un’amaca per dondolarti al sole.

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E quando hai un tavolo di ferro e quattro sedie, i vasi con le piante e il silenzio che ti regala l’altezza.

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E per me è ancor più dolce quando riesco ad andare lassù, sopra le ardesie calde di sole.

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La vita è dolce quando si conserva il desiderio di sorprenderci di ciò che conosciamo bene, quando sappiamo trovare gioia nel nostro quotidiano, quando sappiamo scoprire la bellezza attorno a noi.

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Quando dalla finestra della tua cucina vedi i tetti e la città.

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E quando ti affacci e davanti ai tuoi occhi trovi il mare calmo e azzurro.

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Ringrazio la mia meravigliosa amica per avermi aperto la sua splendida casa, tornerò qui a guardare un tramonto o un cielo denso di nubi cupe e minacciose cariche di pioggia, ho immaginato i lampi squarciare le nuvole e il tuono rimbombare in lontananza.
Ho immaginato questo, mentre ero lassù,  in una giornata limpida e tersa.

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Sulle vette: Marco Kanobelj al Tor des Geants 2013

Sulle vette, sulle alte montagne.
E non sono panorami per me consueti, sono le montagne della Val d’Aosta.
E sarà Marco Kanobelj a condurvi lassù;  lui abita a Genova e lo conosco da parecchio tempo, da prima che nascesse questo blog.
Per caso mi sono imbattuta nel suo profilo twitter dove ogni giorno Marco condivide splendide fotografie, immagini di montagne innevate e ghiacciai, vedute straordinarie e spettacoli che levano il fiato.

Foto di Marco Kanobelj 1

Sapevo che Marco è un grande sportivo, sapevo che si dedica con genuina passione a diverse discipline.
E ha un amore incondizionato per la montagna.
Una mattina ho letto un suo tweet nel quale Marco scriveva che si stava preparando per il Tor des Geants.
Che mai sarà?
Chi mi conosce sa bene che io non vado in montagna, pertanto non avevo mai sentito nominare questa gara.
Ma sapete? Mi affascinano le passioni degli altri.
E così ho cercato notizie ed ho scoperto che cosa sia il Tor des Geants, provo a spiegarlo anche a voi, se non lo sapete.
Si tratta di una gara di endurance trail che si svolge lungo le due Alte vie della Val d’Aosta, si parte da Courmayeur e lì si ritorna.

Foto di Marco Kanobelj 4

Una gara di corsa, lungo i sentieri di montagna, 330 km da percorrere in 150 ore.
Se volete conoscere tutte le tappe cliccate qui , arriverete al sito del Tor des Geants con tutti i dettagli.
Un’impresa e una grande sfida per 740 partecipanti che vengono da tutti i paesi del mondo.
E tra loro c’è anche Marco, così gli ho posto alcune domande, forse ingenue in quanto pensate da una persona che non pratica questo sport.
Ecco le risposte di Marco a pochi giorni dal Tor de Geants che avrà inizio il giorno 8 settembre.

Vorrei presentarti ai miei lettori, mi racconti chi sei e la tua passione per gli sport che pratichi?

Sono nato a Trieste nel 1970.
Sin da bambino appassionato di sport in generale, diplomato Isef e maestro nazionale tennis, ho iniziato a praticare seriamente il tennis all’età di 6 anni, continuandolo agonisticamente fino ai 18 e ancora oltre.
Appassionato di corsa su strada, nuoto e soprattutto bici (sia strada che mountain bike), dopo i 25 anni ho iniziato anche la pratica del triathlon, arrivando a disputare svariate gare, alcune internazionali sulla distanza dell’Iron man, 3,8 km nuoto, 180 km bici, 42 km corsa, con buoni risultati e grande divertimento.
E dopo anni di gare di triathlon e duathlon (corsa bici corsa) è iniziata la passione per la corsa in montagna, corsa sui sentieri (trail running).

Foto di Marco Kanobelj 2

In questi ultimi tempi seguendo il tuo profilo twitter ho visto le fotografie che scattavi durante le tue ascese in montagna.
Come ti sei preparato per questa impresa?
Hai mai fatto esperienze simili in precedenza?

Da sempre sono appassionato della montagna, soprattutto d’estate.
Anche qui sono arrivato all’obiettivo molto ambizioso e difficile del Tor des Geants attraverso parecchie gare importanti, tutte portate a termine, tra cui la CCC (Courmayeur Champex Chamonix) il Grandtrailvaldigne 100 km e il famoso Utmb (Ultratraildumontblanc) 167 km e 9000 metri dislivello da finire in 46 ore.
La mia preparazione avviene soprattutto nelle giornate lavorative, sono Maestro Nazionale al Park Tennis Genova e gioco a tennis 8/9 ore al giorno con i ragazzi delle agonistiche del Park, tengo così allenati il corpo e la mente.
E poi con l’amico Cesare Lombardo, anche lui iscritto al Tor come inviato di Il Secolo XIX, durante i weekend o qualche volta di notte, affrontiamo allenamenti lunghi di corsa e bici soprattutto sulle montagne liguri (alte vie e dintorni) e sul promontorio di Portofino.
Ad Agosto, come ogni estate, sono stato in vacanza in Val d’Aosta e mi sono allenato bene, anche provando alcuni sentieri in quota che faremo anche al Tor.

Foto di Marco Kanobelj

E la montagna per te cosa rappresenta? A volte nelle tue parole ho letto una sorta di ricerca che mi sembra vada molto al di là della competizione e del desiderio di sfida.

La montagna è silenzio, mi regala sensazioni ed emozioni uniche, non sono e non sarò mai né un grande sciatore né un alpinista ma adoro vivere la montagna.

Salire su una montagna di notte, non riesco neppure a immaginare quali sensazioni si provino, vuoi provare a spiegarmelo?

Andare per monti di notte a volte anche d’inverno regala sensazioni davvero particolari, si incontrano animali di ogni genere e si cammina al chiar di luna, davvero affascinante.
Quest’anno proprio per il Tor ci siamo allenati tanto anche di notte e sempre in due o tre.

Foto di Marco Kanobelj (4)

Quali obiettivi e aspettative hai per il Tor de Geants?

Il mio obiettivo e’ finire il Tor in buone condizioni fisiche e voglio divertirmi il più possibile vedendo posti meravigliosi e unici, cercherò di fare anche tante foto, cosa che mi piace tantissimo.
Comunque vivere un avventura unica e raccontarla a chi mi vuole bene, finire la gara nel tempo massimo e arrivare integro è il principale obiettivo, anche perché due giorni dopo la fine della gara dovrò tornare in campo al Park a lavorare.

Foto di Marco Kanobelj (3)

Qual è il peggior nemico di chi affronta un’impresa come questa?

I rischi piú grossi per un impresa come questa sono portati dalle condizioni metereologiche a volte molto difficili a quote intorno ai 3000 metri, durante il Tor tante volte ci si trova in quota, e il meteo è la variabile piú difficile da controllare, poi stanchezza e sonno non aiutano.
Bisogna fare 330 km e 24.000 metri di dislivello in 150 ore, è considerata la gara di trail più dura del mondo.
Finire il Tor per me sarebbe fantastico, finirlo stando anche bene sarebbe il massimo.

La montagna è silenzio.
Qual è per te il suono della montagna?

Il suono della montagna per me è il rumore dell’acqua dei torrenti che in Val d’Aosta si trovano su ogni sentiero.

Foto di Marco Kanobelj (2)

E queste sono le parole di Marco che ringrazio per il tempo dedicatomi.
Sue le parole, sue tutte le immagini che corredano questo articolo.
Se siete su twitter seguite la sua impresa, lo trovate qui.
A te Marco l’augurio di divertirti e di vivere questa avventura nella maniera migliore, con le tue montagne negli occhi e nel cuore.

Foto di Marco Kanobelj 3

Palazzo San Giorgio, gli illustri genovesi della Sala del Capitano

Vi porto ancora a Palazzo San Giorgio.
Vi porto con me in una Sala dove si possono ammirare opere meravigliose.
Benvenuti nella Sala del Capitano, che si trova nella parte medievale dell’edificio.

Sala del Capitano

L’allestimento venne curato dal D’Andrade e racchiude dei veri tesori.
Ho avuto il privilegio di restare a lungo in questa sala, io sola, attorno a me una parte importante della storia di questa città.
Immaginatemi davanti a queste lapidi, mentre tento di decifrare queste antiche memorie.
Che meraviglia!

Sala del Capitano (2)

E no, non ero proprio sola, nella sala del Capitano si trovano numerose statue.
Non ci si ritrova con una statua che immortala la propria immagine a memoria dei posteri senza aver fatto nulla per meritarlo.
Ma chi saranno questi illustri personaggi? Ognuno di loro indossa il robbone e il copricapo alla maniera medievale.

Sala del Capitano (4)

Signori, questi sono i benemeriti e i Protettori del Banco di San Giorgio, illustri genovesi forse ora dimenticati.
Le statue che vedete avevano un tempo altre collocazioni, alcune si trovavano nell’atrio, adesso sono qui riunite, alla base di ogni statua c’è un’iscrizione nella quale vengono descritte le gesta e i meriti del personaggio in questione.

Sala del Capitano (3)

E ognuno di loro regge un cartiglio sul quale è riportata una frase in latino che ancora rimanda alle virtù e alle azioni della persona che lo stringe tra le mani.
Ecco, lasciatemi in compagnia di cotanti genovesi e mi nasce una tale curiosità che voi non potete neanche immaginare!
E questi nostri tempi sono difficili e complicati, abbiamo tutti bisogno di fulgidi esempi.
E allora ve li presenterò brevemente uno ad uno, meritano di essere citati e ricordati, le loro parole hanno un valore eterno, lascio spazio alla sapienza e alle virtù dei Protettori del Banco di San Giorgio, è un  tributo a coloro che hanno concorso a rendere Genova grande e degna di rispetto.
I benemeriti sono seduti o in piedi, a seconda dell’importanza del lascito grazie al quale si potevano estinguere determinate gabelle.

Sala del Capitano (5)

E’ seduto in posa regale lo prestante nobbile Messer Francesco Vivaldi, così si legge sulla lapide.
Federico Alizeri lo definì esempio di civil carità.
Ricco mercante, in un momento di grande difficoltà per la Repubblica giunse in suo soccorso lasciando in dono una forte somma.
Nel 1371 inventò il moltiplico, cioè l’interesse composto nelle operazioni bancarie.
Con questo metodo i privati cittadini investivano nei luoghi delle compere, ovvero nelle quote del debito pubblico, il reddito che ne derivava doveva essere a sua volta reinvestito fino a che non si ottenevano somme che dovevano essere spese in opere pubbliche a beneficio della cittadinanza.

Francesco Vivaldi (4)

Grazie alla sua opera fu così possibile estinguere il debito pubblico, si può leggere il suo elogio su questa lapide, l’unica scritta in dialetto.

Francesco Vivaldi (3)

Questo è il cartiglio tra le mani di Francesco Vivaldi.

Francesco Vivaldi (2)

Ad me respicite et curate quod pacta serventur
Guardate a me e amministrate in modo che i patti vengano osservati

Ritto in piedi è Domenico Pastine di Rapallo anch’egli ricco mercante che morì a Famagosta.
E ancora di lui parla l’Alizeri e scrive: fornì per legato onde togliere di mezzo le tante gravezze che s’imponevano all’arrivar de’ frumenti.

Domenico Pastene

Grazie a Domenico Pastine le tasse che gravavano sul grano vennero annullate, nel 1475 venne così eretta questa statua.
Un esempio da seguire.

Domenico Pastene (2)

Ciascuno studii fare simili servicii a la sua Patria
Ciascuno studi come fare simili servizi alla sua patria

Luciano Spinola, esempio di liberalità e generosità.
Fu munifico e grazie a lui vennero sgravate gabelle sui servi, sulle cavalcature, sui vini e sull’arena.

Luciano Spinola

Ancora un genovese da ammirare che ha un monito per i posteri.

Luciano Spinola (2)

Discite a me utilitati pubblice inservire
Imparate da me ad essere al servizio della pubblica utilità

Luciano Grimaldo, sulla sua lapide si legge che nella sua vita liberamente donò settanta luoghi delle compere di San Giorgio, i proventi vennero distribuiti fra i poveri.
E su quel marmo viene anche ricordato come Luciano fu abile nel far fruttare i suoi investimenti, soldi su soldi per un uomo abile in operazioni di alta finanza.

Luciano Grimaldo

E dalle sue mani giunge un consiglio che sarebbe bene seguire.

Luciano Grimaldo (2)

Exemplo meo discite patrie vestre bene facere
Dal mio esempio imparate a fare il bene della vostra patria

Un nobile, rappresentante di una illustre famiglia genovese e generoso filantropo, Francesco Lomellini.
E deve essere stato davvero munifico, in quanto siede fiero come si conviene alle persone come lui.

Francesco Lomellini

La statua venne eretta quando lui era ancora in vita, così si legge su questa lapide.

Francesco Lomellini (2)

Un saggio e antico genovese.

Francesco Lomellini (3)
Ad rem pubblicam augendam contendite
Aspirate a rendere florida la repubblica

Ancora un personaggio la cui statua venne scolpita mentre lui era vivente.
Ambrogio di Negrone, commissario di Corsica dove venne inviato nel 1488 per sedare una ribellione fomentata da un certo Gian Paolo da Leca.
Uomo astuto e valoroso, scacciò il suo nemico, riportò splendenti vittorie e si distinse per la sua clemenza.
Quando tornò un patria in suo onore venne eretto questo monumento.

Ambrogio di Negrone

E la lapide che si trova alla base di esso decanta le sue gesta.

Ambrogio di Negrone (2)

A breve distanza, un altro benefattore, Melchiorre Negrone, che regge un cartiglio dove è scritto: verae divitiae, la vera ricchezza.
Osserva l’Alizeri che Melchiorre pare eccezionalmente basso e si domanda se ciò fosse corrispondente a realtà.

Melchiorre Negrone

E lo definisce in maniera piuttosto efficace, provvido estinguitor di balzelli.

Melchiorre Negrone (2)

Altro esempio di illustre beneficenza è Antonio Doria,  al quale è dedicata quest’opera.

Antonio Doria Q. Filippo (2)

E ancora parole da ricordare.

Antonio Doria Q. Filippo

Uti Rempub. augeatis maiorum vestigis insistite
Adoperatevi affinché la Repubblica si arricchisca di maggiori vestigia

E da ultimo un uomo solenne e regale, Eliano Spinola, che fece ampi investimenti e destinò un terzo dei suoi proventi per sdebitare alcune gabelle, senza mancare alcune generose elargizioni.

Eliano Spinola

E anch’egli porge una frase che incita a fare il bene.

Eliano Spinola (2)

Eia agite o cives Patriae succurite mecum dupliciter Patriae qui dedit illud habet
Orsù agite o cittadini della patria provvedete con me doppiamente alla Patria
colui che lo diede ha

Saggi, munifici e provvidi di buone azioni, costoro sono i i benemeriti del Banco di San Giorgio, altri illustri personaggi sono ricordati con lapidi che sono affisse alle pareti.
Tornerò a mostrarvi ancora questa splendida sala, vi sono alcuni dettagli che ancora non avete visto, in particolare le piastrelle che ricoprono la sala ed altre magnifiche particolarità non visibili in queste immagini.
Oggi questo spazio è dedicato a loro, a questi uomini austeri e fieri, uomini che sapevano amministrare il bene pubblico e rendere la città ricca e fiorente.
Fuori c’è la città con la sua frenesia, la gente che corre e passa oltre.
Loro sono qui, nel silenzio antico di Palazzo San Giorgio.

Sala del Capitano (6)

Bambi, il bosco e la libertà

Un giorno, nel parco di Villa Duchessa di Galliera a Voltri.
Eh, sapete com’è, i daini della Val Trebbia e della Val D’Aveto sono scontrosi, bisogna ammetterlo!
E allora io ed E. siamo venute qui, dove è possibile incontrarli.
E quanti sono!

E con certi musetti e proprio facile fare amicizia, credetemi!

Sì, sono gradevoli compagnie, che ispirano tanta tenerezza.

E il sole picchiava, in una mattina di settembre assolata e rovente.
Che sonno!
Non viene voglia di far niente!
Solo di starsene lì in santa pace!

Certo, alcuni sono più dinamici.
Ma sì, una passeggiata fino allo steccato ci sta!

E c’era un discreto andirivieni.

Ma c’è da aggiungere che qualcuno ha dimostrato una pigrizia senza ritegno!

Altri invece passeggiavano beati per i prati, una brucatina all’erba con il favore dell’ombra, che bella giornata!

E poi qualcuno sembrava davvero incuriosito.
E ci guardava, con quegli occhioni grandi e dolci.
E ve l’ho detto, con certi musetti ci si sente davvero a proprio agio.
Si parla, si racconta dei luoghi che si conoscono, del mondo che c’è là fuori.
E così abbiamo narrato di certi boschi, delle rocce coperte di muschi e delle felci, dell’ombra e della luce, delle foglie degli alberi smosse dal vento, dei torrenti d’acqua gelida che scorrono su letti di sassi, di prati, di fiori e di farfalle.

Il mondo, il mondo al di fuori della recinzione.
E quel prato di Foppiano! Una fuga precipitosa di altri daini, che liberi e felici sono andati a rifugiarsi nel bosco.

E quello sguardo si è fatto sempre più curioso.
Raccontami ancora! Parlami ancora del bosco e dei suoi suoni!
E ha detto che sì, sarebbe bello tentare questa avventura.
Anche se ci sono i lupi, non sapeva nulla di loro, ma mi  garantito che il suo istinto, in caso di pericolo, sicuramente farà la sua parte.

E allora tutti gli altri, sentendo i nostri discorsi, si sono avvicinati con un certo interesse.
Boschi? Farfalle?  Prati? Senti, senti, sembra proprio il posto perfetto per noi!

E a un certo punto è arrivato uno che pareva rivestire un ruolo in certo qual modo autorevole e ha detto che sì, anche a lui la parola “bosco” sembrava particolarmente attraente.

E ha voluto saperne di più, si è messo comodo e ci ha fatto parlare per ore ed ore!

Verso mezzogiorno io ed E. abbiamo dovuto lasciarli per far ritorno alle nostre case.
E ci siamo salutati con mille convenevoli, con la promessa di rivederci.
Ma sapete, posso svelarvi un piccolo segreto: mentre ci allontanavamo abbiamo visto che il capo, quello con le corna, ha chiamato a sé tutti i suoi simili.
E li abbiamo sentiti parlare e confabulare, nessuno pareva mostrare esitazione, anzi, alcuni di loro sembravano particolarmente eccitati.
E chiara e distinta abbiamo udito una parola, pronunciata da più voci.
Un sussurro, una voce sola.
Una parola, una sola: bosco.

Isola delle Chiatte, dondolando sul mare

Vi lasciai qui, davanti a questo pontile.

Di musica in musica, Via al Mare Fabrizio De André vi conduce qui, all’Isola delle Chiatte intitolata al compositore Luciano Berio.

Realizzata dall’architetto Renzo Piano, la struttura si avvale di vecchie chiatte del porto ed è uno spettacolare punto panoramico.

E guarda alla città, abbarbicata sulle alture.

Ma qui si viene a guardare il mare.
Ed è un tumulto di sensazioni diverse, che coinvolgono tutti i vostri sensi.
Si dondola sulle chiatte, si è in balia dell’acqua.
E si sente il profumo del mare, più forte ed intenso.
E lo si ha negli occhi, sempre.

E poi i suoni. I gabbiani, le onde.
E lo scricchiolio delle chiatte, una musica che ha il ritmo del mare, è la natura a dettare i movimenti.
E voi siete lì, sospesi sull’acqua.

Affidati agli ancoraggi e alle catene, sul mare.


Certo, quando all’orizzonte intravedete un’imbarcazione che passerà accanto a voi, tenetevi forte!
Si loccia e si dondola, a causa della marea.
In balia dell’acqua, sul mare.

Si viene qui a prendere il sole, a respirare, a rilassarsi.
Si viene qui e si cerca una panchina sulla quale sedersi, lasciando che il tempo scorra, mentre intorno tutto cigola, canta e vive.

I giganti del mare sono pronti a prendere il largo per una nuova crociera.

A me invece piacerebbe uscire in mare aperto su una di quelle barche!

Qui tutto ha un’armoniosa semplicità, è mare, acqua, cielo e sole.

E poi bisogna tornare.
Un’ultimo sguardo alla Lanterna, al porto e alla città.

E ci si volta indietro, verso il primo pontile.

E si va ancora oltre, verso la via luminosa e bella che vi a condotto qui, dove dolcemente si dondola sul mare.

Sulla mia strada

E poi ci sono libri che ti rivelano persone, persone che vorresti conoscere e che nel tuo immaginario prendono corpo e diventano vive, reali.
Quando facevo l’università ho avuto un professore che, durante le sue lezioni, sapeva trasportarmi in un altrove, in un mondo dove avrei voluto rimanere, perchè era poetico e distante, reale ma al contempo lontano dalla mia vita, un mondo a sé, al quale sentivo in un certo modo di appartenere.
Un professore severo, la sua materia era letteratura inglese.
Aveva fama di essere durissimo agli esami, se per errore sbagliavi una pronuncia con lo sguardo ti indicava la porta, poi gentilmente ti invitava a ripresentarti all’appello successivo.
E certo, per quanto si possa prestare attenzione, fatalmente può capitare che scappi un’imprecisione, con le inevitabili conseguenze.
Quando è giunto il momento di dare gli esami, ho seguito un consiglio che mi aveva dato un’amica dispensatrice di preziosi consigli.
Posa i gomiti su tavolo, congiungi le mani e spingile una contro l’altra.
Ho seguito alla lettera queste raccomandazioni e sapete, lui, il professore da tutti temuto e rispettato, a me ha dato due trenta.
Certo, avevo studiato,  tanto.
E lui mi aveva affascinato, con il suo raccontare, con le sue parole, a volte rimpiango di non poter più essere in quell’aula, con il quadernone grande a prendere appunti.
Entrambi gli esami avevano come tema William Shakespeare e i suoi drammi storici.
Questi i testi: Re Giovanni, Riccardo II, Riccardo III, Enrico IV ed Enrico V.
I miei libri, i libri dell’università.
Si potrebbero per caso mettere in cantina, insieme a molti altri?
No,  i cinque re di Inghilterra devono rimanere qui, con me.
E fu fascino, assoluto e totale, non provo neanche a raccontarvi cosa siano stati per me questi testi, non sono quel professore, vorrei saperveli raccontare come lui fece con me, ma non è semplice, non lo è affatto.
Ricordo la poesia di Riccardo II, la crudeltà di Riccardo III, c’erano versi e parole, in quei drammi, che sapevano coinvolgermi e trascinarmi via.
Tra tutti loro, in quelle corti, affollate di militari, di traditori, di cortigiani, di personaggi minori ma non per questo meno efficaci, uno ed uno solo ha sempre avuto uno spazio privilegiato nella mia mente e nei miei pensieri.
Perché ci sono libri che ti rivelano mondi, che prima non conoscevi.
Perché ci sono libri nei quali ho vissuto e c’è tanto di me in alcune pagine.
Perché quel professore sapeva affabulare ed incantare i suoi studenti.
Perché Shakespeare ha usato quelle parole, quei versi, quelle immagini così reali e vere per me.
Perché io credevo di vederlo Enrico V, vivido, presente, vivo.
E scriverne non è semplice, affatto.
Enrico V, colui che sconfisse i francesi alla battaglia di Agincourt.
E quei versi, immortali e imperituri.

We few, we happy few, we bands of brothers;
For he to-day that shed his blood with me
Shall be my brother;

Noi pochi, noi felici pochi, noi banda di fratelli;
Perché colui che oggi versò il suo sangue insieme a me
Sarà mio fratello.

Re Enrico V d’Inghilterra, il vincitore di Agincourt, ebbe poi la voce, i gesti, la fisicità di Kenneth Branagh e quando lo vidi sullo schermo, quando sentii pronunciare da lui queste parole ebbi uno di quei sussulti che mi percorse la schiena, e non ebbi mai più altra immaginazione del Re d’Inghilterra, lui è Enrico V, lui è il Re, l’eroe, sua la grandezza, l’immensità e la grandiosità che Shakespeare ci ha lasciato.
Avrei voluto, ai tempi, chiedere la cittadinanza inglese, solo per quelle parole, per quel brivido che mi avevano regalato.
We few, happy few.
Quale onore essere parte di un gruppo di pochi, sempre.
E ricordo ancora quel giorno, a Londra.
A Piccadilly, al Tower Records.
Sapevo esattamente cosa desideravo, qualcosa che già mi apparteneva, e che volevo portare con me.
Una cassetta dei Cure, Three Imaginary boys, la mia musica, ancora lo è, ancora adesso.
E la cassetta di Enrico V, quel film spettacolare e coinvolgente come pochi altri.
Possiedo ancora entrambi, attaccata come sono a tutte le memorie belle del mio passato che ancora vivono dentro di me.
We few, happy few.
Non vi so dire quante volte io abbia visto quel film, quanto quella scena ogni volta mi emozioni, quanto il viso concitato e pieno di furore di Kenneth Branagh mi trascini via ogni volta, verso qualcosa che mai ho smesso di amare.
Due trenta, in letteratura inglese.
E se siete emotivi e avete timore di incespicare, se per voi è ancora  periodo di esami, ricordate: gomiti sul tavolo, i palmi della mani uno contro l’altro, le dita incrociate e una pressione che distenda il vostro nervosismo.
Funziona, ve lo assicuro.
Ogni tanto incontro quel professore, porta ancora il loden verde, come a quei tempi.
E ogni volta lo fermo, ogni volta lo ringrazio, per quello che mi ha dato, per ciò che mi ha permesso di conoscere, per quel suo narrare così unico e particolare.
Una persona una volta mi disse una frase molto saggia: nella vita a volte si fanno dei tratti di strada insieme, anche brevi, eppure hanno un valore ed un significato.
Sulla mia strada un giorno ho incontrato un’amica, sempre presente ed attenta, un professore, un Re, e un grande attore inglese.
Sulla mia strada.
Compagni di viaggio.
E a volte mi volto, mi guardo indietro.
Sulla mia strada.
E loro, tutti loro, sono ancora lì.

Buon Natale!

Buon Natale!
Natale di lucette intermittenti, di palline colorate, di ghirlande e di agrifoglio.
Natale di torrone alla mandorla, di noci, di cioccolato e datteri.
Natale di nastri, di carte da regalo, di biglietti di auguri.
Natale di bambini, di pacchetti da scartare, di sorrisi e di abbracci.
Natale di mamme e di papà, Natale di fotografie e di canzoni, Natale di pensieri e di speranze, di ricordi e nostalgie.
Natale di stelle, Natale di campane che suonano a festa, Natale di amici.
Auguri a tutti voi!
Che sia un giorno luminoso, felice e dorato, Buon Natale!

Oh, Natale!

Oggi è già dicembre, i giorni svaniranno, uno dietro l’altro, fino al 25 e Natale arriverà improvviso, quasi inaspettato.
Accade sempre così, ogni anno.
E in questi giorni d’autunno ancora caldi e accarezzati dal sole, se ti guardi intorno ti accorgi quanto sia vicino il Natale, quanto i suoi colori e i profumi che lo distinguono siano già nell’aria.
C’è un albero, addobbato a festa, come si conviene.
E poi candele, sacchettini chiusi da nastri rossi, cavalli a dondolo che pendono dai rami, ghirlande di vimini pronte per essere decorate.

Tele della Casana

E le pigne, le pigne!
Certo, ti sembra che stiano davvero bene in una coppa ridondante di confetti!

Pasticceria Profumo

A pensarci, però, si abbinano alla perfezione anche con il cioccolato, non pare anche a voi?
E quanto sa di Natale questo bianco candore!

Pasticceria Profumo

E poi, rimani davanti alla vetrina e non vorresti andartene più, no!
E ci sono quelle delizie in esposizione e già pensi a quando arriveranno sulla tua tavola, su un bel vassoio d’argento, a quando le gusterai, brindando con un calice di Champagne.

Pasticceria Romanengo

Ma non sembra che ci sia un grande assente? E Babbo Natale dov’é? Che si sia scordato di noi?
Oh, ma come?
Lui che, da sempre, solca gli orizzonti d’inverno sulla sua slitta trainata da renne, portando il suo pesante carico di sfavillanti doni, certo non potrebbe mai dimenticarsi di noi!
No, lui si ricorda di noi e sapete, quest’anno Babbo Natale ha dismesso il suo abito rosso e per l’occasione ha scelto un vestito color del cielo, con uno scintillio di fili d’argento ed è così che arriverà nelle nostre case, in quella sua notte fatata, per portare la magia, il sogno, la speranza di un nuovo inizio.

Pasticceria Profumo

Avviso per le amiche su Blogger

Con questo breve post vorrei comunicare ad alcune amiche una fastidiosa problematica che si è presentata negli ultimi giorni.
Alcuni blog sulla piattaforma blogger hanno il modulo dei commenti con la finestra pop up, altri no, hanno i commenti direttamente sotto il post.
Ne ignoro il motivo, ma non riesco più a commentare i blog impostati in quest’ultima maniera, senza finestra pop up, mentre con quelli che ce l’hanno, invece, non paiono esserci problemi.
Da quanto ho letto in rete, sembra essere una problematica diffusa.
Siccome vi leggo e mi spiace molto non lasciare commenti ai vostri post, ci tenevo ad avvisarvi.
Parlo in particolare a Emotionrit, che è già a conoscenza del problema, a Strega Bugiarda, a Elena di Il Mare in Giardino.
Ragazze, mi dispiace, io vi leggo ma ho provato in mille modi a commentarvi e non ci riesco, e mi sembra di aver capito che la situazione sia irreversibile, a meno che voi non cambiate l’impostazione del modulo mettendo la finestra pop up, come ha fatto Grazia, nel suo splendido blog, Pumpkin Pie Girl, e la ringrazio di cuore, perché nella sua casa profumata di zucchero e cannella  vado sempre molto volentieri.
Anche da lei non riuscivo a commentare, ora invece è tutto a posto.
Ovviamente non pretendo che modifichiate i vostri blog per me e, in ogni caso, continuerò a venire a trovarvi, ma mi piacerebbe fosse possibile farlo in maniera più attiva e partecipe e non da lettrice silente.
Ah, già che ci siamo, ho dei messaggi per voi.
Emotionrit: quando organizzerò il mio prossimo viaggio è certo che ti assumo come tour manager!
Elena: bella l’idea dello sbarazzo, ma alla fine, tu cos’hai comprato?
Strega Bugiarda: camera deliziosa, molto elegante, non so come fosse prima ma così mi piace molto, è parecchio raffinata!
Buona giornata ragazze, a presto!