I fiori di Via di Ravecca

I fiori di Via di Ravecca li ho trovati per caso.
Stavano verso la metà della strada, li ho veduti in una mattina di luce straordinaria.
E così mi sono fermata proprio in quel punto, oltre la curva ci son le torri di Porta Soprana.
E sono rimasta in attesa che non ci fosse nessuno, so anche essere paziente in questi casi: prima è passato un ragazzo, poi una signora che andava svelta con le sue buste della spesa.
E lì, a metà della via, c’ero io, davanti a questa splendida prospettiva.
Non occorre molto, certi posti hanno già la loro naturale bellezza per me così evidente.
Bastano appena una piccola attenzione o una certa cura a rendere certi nostri luoghi più accoglienti, strade e piazze possono così divenire il fondale magnifico dei nostri momenti.
Mettete dei fiori nei nostri caruggi, regalateci colori, profumi e splendore.
Sbocciano così allegri i fiori di Via di Ravecca con i loro petali rosa, preludio di primavera nel tempo d’inverno.

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Il sorriso migliore

Doveva essere tarda primavera, probabilmente era un pigra domenica, credo di poterlo evincere dalle serrande tutte abbassate in una via quasi deserta.
Ed era il 1938, in questa strada un tempo dedicata a Carlo Alberto e poi in seguito ad Antonio Gramsci del quale ancora porta il nome.
E ognuna di queste giovani donne indossava il suo sorriso migliore: pulito, onesto, sincero e carico di tante speranze a proposito di tutto quello che ancora doveva accadere.
A Genova, nel 1938.
Una di loro porta pure un fiocco bianco tra i capelli, tutte hanno questi abiti leggeri, così semplici e tenuti con la giusta cura.
Insieme, appena per alcuni brevi istanti che saranno memoria dolce di giorni lontani.

E in quel tratto di strada c’era una pescheria di certo molto fornita con i doni del mare, lì accanto si trovava una bottega per provetti pescatori che avrà avuto di sicuro i suoi fidati clienti.
Non c’era la sopraelevata davanti alle case alte e antiche, a breve distanza il mare cantava e ferveva la vita del porto, c’era un mondo che a poco a poco ha mutato aspetto.
E c’era lei con il suo sorriso, i ricci scuri, gli occhi grandi spalancati su questo 1938.

E ancora un altro istante da non dimenticare di una giornata trascorsa insieme.
E poi ognuna ricorderà un diverso dettaglio: un frammento di tempo trascorso, certe parole, certe risate, le piccole gioie che sanno rendere più dolci i giorni della nostra vita.

Era il 1938, forse era primavera.
Non so dirvi cosa sia accaduto a queste giovani donne e quale sia stato il loro cammino nel mondo, mi piace pensare che siano rimaste sempre unite e complici, nei tempi difficili e poi anche negli anni della quieta prosperità.
E così una mattina di gennaio ho voluto riportarle ancora in quel luogo che anche loro di certo conoscevano bene e ho pensato che fosse proprio un’emozione bella per me essere proprio lì dove un tempo furono scattate queste fotografie.
Era il 1938 e ognuna di loro indossava il suo sorriso migliore.

Un fiore

Succede, a volte, di trovare un fiore perduto.
Sul marmo, a terra, a Staglieno.
Ed è un fiore smarrito, forse condotto in quel luogo da fortuito caso o da un soffio di vento, forse caduto da mani distratte e da un mazzo di foglie e boccioli.
E resta, al suolo.
Come aggettivo gentile, dolcezza inaspettata, come una frase mancata, un sussurro, un ricordo.
Così, semplice.
E lieve.
D’arancio lucente.
Inatteso conforto, accanto a parole scolpite sul marmo.

 

Dal Lunario Genovese del 1934: un buon indirizzo

Cari amici e care amiche, oggi ho per voi una dritta a dir poco originale e proviene dalle pagine di un libretto per me prezioso: il Lunario Genovese del Signor Regina del 1934.
Dunque, su questo volume si trovano aneddoti, indirizzi utili e indicazioni di vario genere che possono essere interessanti per i cittadini.
Tra le altre cose ci sono anche certe pubblicità che richiamano l’attenzione dei possibili clienti, taluni commercianti le studiano tutte per presentare le proprie attività in modo vincente ed accattivante.
E c’è anche chi ha pensato di ricorrere ad una poesiola in rima nella nostra lingua di Zena!
Riporto così il brano in dialetto e a seguire la traduzione per la quale ringrazio la mia amica Isabella Descalzo, come sempre c’erano alcune parole per me poco comprensibili ma per lei il genovese davvero non ha segreti.
Andiamocene a spasso per il centro e con la fantasia troveremo un certo laboratorio dove sono in grado di accontentare tutti, anche quelli che magari non hanno tanto da spendere.
Basta arrivare a De Ferrari e poi scendere in Salita del Fondaco: ecco qua un bon indirisso e cioè un buon indirizzo!

In ta montâ do Fondego – a-o 4, primmo cian,
gh’è a Sartoria Economica – (però no tûtti ö san)
che pe 60 franchi, – taggiôu sorve mesûa,
a ve fà ûn vestî nêuvo, – confezionôu con cûa,
Se n’eì ûn ätro vëgio – e o voeì fä rivortâ,
allöa, solo 40 – a ve ne fà pagâ
Ve daggo l’indirisso – tegnilo conservôu
pe risparmiâ, se avesci – bezëugno do cûxôu!

In Salita del Fondaco – al 4 primo piano,
c’è la Sartoria Economica – (però non tutti lo sanno)
che per 60 lire – tagliato su misura
vi fa un vestito nuovo – confezionato con cura.
Se ne avete un altro vecchio – e lo volete far rivoltare
allora solo 40 – ve ne fa pagare
Vi do l’indirizzo – tenetelo conservato
per risparmiare, se aveste – bisogno del sarto!

Un posto dove ritornare

Ognuno di noi, in fondo, ha i propri posti del cuore.
E sono quei luoghi dove si ama ritornare, magari soltanto per esserci e per sentirsi in una dimensione che ci appartiene.
Con tutta la calma del mondo, senza fretta di andarsene via.
Una panchina.
Là, nel cuore della città vecchia, nell’antica Piazza di Sarzano, davanti alla magnificente facciata di San Salvatore.
E sarebbe il posto perfetto da condividere con qualcuno che non si vede da tanto tempo, per raccontarsi i giorni e le ore, i pensieri passati e i progetti futuri.
E rimanere, ancora.
In quella luce brillante di un pomeriggio tiepido, questo è davvero un posto dove ritornare.

Caruggi e cielo blu di Genova

E c’era questo blu sopra i caruggi di Genova ieri mattina.
Io non conosco modo migliore per lasciarsi incantare, per ammirare e stupirsi ancora di lei, la mia bella Zena.
Gironzolando per i vicoli, dalle parti di Piazza San Bernardo.

All’incrocio di certi caruggi che sono come storie intricate, nuovi inizi, sfide da affrontare e direzioni da scegliere.

Nella grandiosa maestosità di Piazza Giustiniani, dove svetta l’edificio un tempo appartenuto a questa nobile famiglia genovese.

Come è ben noto gli antichi aristocratici della città avevano vicoli o piazzette che portavano il loro cognome e non fanno eccezione i Sauli: la piccola piazza che ancora li ricorda è per me una delle più incantevoli per ammirare il cielo della Superba in queste giornate così terse.

E sa splendere di bellezza l’azzurro sopra la piccola Piazzetta dell’Amico, andando a zonzo dalle parti di Canneto è facile innamorarsi di questi scorci magnifici.

E anche in Piazza Valoria alzate lo sguardo: vedrete caruggi e cielo blu di Genova.

E c’è una geometria perfetta anche in Piazza Cinque Lampadi e ci sono tutti colori della vita: e marmi bianchi e neri, persiane aperte, mattoni e panni stesi.

Intenso, lucente e brillante è il cielo di Genova sopra le ardesie, oltre i campanili, i terrazzini e i tetti di Piazza San Luca.

È l’altra città, quella che molti forse non si ricordano di ammirare eppure vi basterà guardare sopra di voi, in certi tratti del centro storico, come in Via San Siro, di fronte alla chiesa.
Tra case, finestre, tende bianche e prospettive di caruggi e cielo blu di Genova.

E sorridi

E sorridi.
E tieni tra le mani quella foto e ti rivedi appena ragazzo, insieme agli amici di sempre.
E sorridi e ricordi.
La neve fredda che ti gela le dita, la brezza frizzante che ti sfiora il viso, le voci che risuonano.
E sorridi e ricordi e sospiri.
C’era anche lei quel giorno, così tu non avresti voluto essere in nessun altro luogo.
Sulle montagne, con tutti loro.
E così io ti ho immaginato: ora non è più il tempo della tua giovinezza, eri un ragazzo all’epoca della fotografia in quel 1927 sul Monte delle Figne.
Alcuni dei tuoi amici li hai persi di vista, altri non potrai più ritrovarli, altri ancora ti hanno accompagnato per tutto il corso del tuo destino.
E lei? Lei chissà, se così era scritto magari avete condiviso ogni giorno della vostra vita.
E sorridi, forse ti commuovi.
E ricordi, con una certa nostalgia.
E sei ancora tu, sempre, tu lo sai.
E ti guardi e sorridi.

Un soggiorno all’Hotel Concordia et France

Benvenuti cari viaggiatori di un altro tempo, la fiera Superba è pronta ad accogliervi con le sue bellezze.
E la vostra carrozza accosta lentamente nella fastosa Via Roma: trascorrerete un incantevole soggiorno in uno degli alberghi centrali della città, sarete graditi ospiti dell’Hotel Concordia et France situato in questa zona elegante di Genova.

La struttura è persino nominata nella Guida Treves del 1911 dove vengono indicati solamente alberghi di buona qualità e adatti alle signore, c’è scritto proprio così ed è già una garanzia!
E dovete sapere che i proprietari del Concordia et France ci tengono in particolar modo alla loro clientela e sono anche abili comunicatori, lo dimostra il piccolo depliant destinato agli ospiti, un bel modo per farsi pubblicità!
Innanzi tutto c’è una bella immagine dell’Hotel, qui si gode della vicinanza dell’elegante Galleria Mazzini e nei dintorni non mancano certo le occasione per lo shopping.

Come si legge sul cartoncino i proprietari della struttura sono degli imprenditori coi fiocchi e hanno alberghi in diverse parti d’Italia, persino nella nostra ridente Sanremo.
E qui a Genova si danno da fare per rendere confortevole il vostro soggiorno: il cartoncino pubblicitario dell’albergo è ripiegato più volte e nelle parti interne contiene molte utili informazioni.
Ad esempio c’è una cartina della città e se osservate con attenzione all’epoca la nostra Via Gramsci si chiamava ancora Via Carlo Alberto.

C’è poi un elenco delle cose da fare e sono indicati anche i luoghi di culto, tra i suggerimenti c’è anche il Palazzo Ducale e noterete che viene collocato in Piazza Nuova, antico nome dell’attuale Piazza Matteotti.
Le cose cambiano: nel piccolo depliant dell’albergo si suggerisce il Teatro Paganini di Via Caffaro non più esistente, tra le ville da visitare viene indicata Villa Groppallo, antica dimora che in questi tempi è l’esclusivo scenario di lussuosi ricevimenti.

Inoltre l’Hotel Concordia et France offre ai suoi fortunati ospiti diverse immancabili comodità come ad esempio la sala ristorante, il riscaldamento, il telefono e il servizio omnibus per la stazione.
Chiaramente ospitando una clientela internazionale si specifica che qui si parlano le lingue e d’altra parte questo cartoncino è in francese, si vede che al Concordia arrivano molti stranieri!

Non manca una fotografia panoramica della città, i proprietari dell’albergo sono prodighi di suggerimenti, nell’elenco delle cose da fare figurano anche le passeggiate al Righi e la visita al Cimitero Monumentale di Staglieno, non mancano le escursioni per ammirare le ville di Pegli e di Nervi.

In questo albergo incantevole, a due passi da Piazza Corvetto.

E quando verrà il tempo di tornare a casa vi guarderete indietro con nostalgico rimpianto e ripenserete al vostro confortevole soggiorno in questo albergo di Genova.

Molti anni dopo forse taluni cercheranno ancora quel fascino del tempo lontano e non trovando più quell’edificio magari rimarranno delusi, resterà soltanto la forza della fantasia per provare a immaginare di essere turisti di un altro tempo nel cuore della Superba.
Proprio là, dove in altri anni sorgeva il prestigioso Hotel Concordia et France.

Neve e rami d’inverno a Genova

E questa è una storia di neve, di aria frizzante e di rami d’inverno in una città di mare.
Quando scende la bianca visitatrice, qui sulle nostre alture diventa per noi una piccola avventura: questo non è il nostro elemento e ci regala così una sorta di stupore quasi infantile.
Alla fermata della funicolare, tra diverse sfumature di bianco.

E bianco sulle creuze, sui muretti e sulle salite.

Sugli agrumi profumati che pendono dagli alberi.

Sull’olivo gentile che freme al freddo d’inverno.

Sulle ringhiere, sulle tegole, sulla chiesa della Madonnetta.

E sono diverse variazioni di gennaio, inattese eppure gradite.

E cartoline dall’inverno di Genova così particolari per noi.

La neve si posa sui rami spogli degli alberi e ne disegna i contorni.

Regala queste magie, effimere bellezze di stagione.

Abbagliante, lucente, gelido candore.

Sulle grate, sui binari della funicolare, silenziosa ospite.

Mentre si sentono cianciare i pettirossi che se ne stanno ben nascosti senza farsi vedere!

Una nevicata incantevole ha portato queste gocce di meraviglia ai nostri sguardi.

Ha avvolto ogni cosa nel suo freddo chiarore.

E questa è così una storia di neve e rami d’inverno a Genova, città di navi, barche, caruggi e tramontana.
Città di cieli turchesi e di onde, qui la neve è ospite inconsueta.
E così quando piano si accendono le luci del porto questa diventa una storia di oro, di tenue celeste e di bianco in una sera d’inverno e di Genova.