L’uovo di Colombo

Ecco lì, l’uovo di Colombo!
Tutti noi conosciamo questa espressione che contempla la possibilità di trovare una soluzione rapida e in qualche modo inaspettata, questo modo di dire si riferisce ad un particolare aneddoto sul più illustre navigatore genovese.
Dunque, la leggenda narra che il nostro Cristoforo Colombo ebbe un diverbio con certe persone che cercavano di ridimensionare la grandezza della sua impresa: del resto, dicevano, chiunque avrebbe potuto portare a termine quel compito e scoprire così quelle terre sconosciute.
Colombo allora gettò il guanto di sfida ai suoi rivali proponendo un’impresa altrettanto insolita: c’era qualcuno in grado di far star dritto un uovo su un tavolo?
Prova e riprova, nessuno ci riuscì e infine il geniale Cristoforo prese un uovo, lo ammaccò leggermente sul fondo e lo pose sul tavolo: ecco qui l’uovo di Colombo, la soluzione di uno che non si limitava alle parole ma faceva anche i fatti.
Dopo questa dovuta premessa compiamo adesso un viaggio a ritroso nel tempo perché all’Uovo di Colombo è legata anche un’altra peculiare curiosità tutta genovese.
Andiamo al glorioso 1892, a Genova in quell’anno si celebrò il quarto centenario della scoperta dell’America e per onorare Colombo, illustre figlio della Superba, venne allestita una grandiosa manifestazione.

L’Esposizione Italo-Americana fu inaugurata nel luglio del 1892 e chiuse i battenti nel mese di dicembre dello stesso anno.
Venne allestita nella vasta area della Spianata del Bisagno e cioè in quella zona che oggi è occupata dalle attuali Piazza della Vittoria e Piazza Verdi.
Fu un evento fantastico, non basterebbero giorni e giorni per narrare tutte le attrazioni proposte a genovesi e turisti.
Le cronache dell’Esposizione del IV Centenario Colombiano pubblicate dal Comune di Genova sono raccolte in un volume di oltre 400 pagine, io ho la fortuna di avere questo bel libro dal quale ho tratto le prime due illustrazioni di questo articolo.
Ci furono gare velocipedistiche e concorsi di bande militari, la lotteria e il tiro a segno, spettacoli e tornei sportivi, balli, sfilate in costume, ricevimenti e feste, concerti e mostre d’arte, l’Acquario Marino, le fontane luminose, le montagne russe e molto altro ancora.
Vennero in visita persino i reali e nei padiglioni si celebrò la gloria di Colombo con l’entusiasmo per le innovazioni.
E chiaramente non mancavano i ristoranti e i ritrovi per rinfrancarsi con la buona cucina, tra questi anche il locale del brillante e intraprendente signor Quarone, fiero proprietario dell’Uovo di Colombo.

Il gigantesco uovo era alto 26 metri ed era illuminato all’interno con delle apposite aperture ovali, come dicevo fu adibito appunto a Caffè Ristorante.
Il locale si articolava su tre piani e come potete bene immaginare attirò l’interesse di molti curiosi, era decisamente una peculiare particolarità, vi si gustava tra l’altro del buon vino.
E dovete sapere che in realtà le strutture dell’Esposizione Italo-Americana erano provvisorie e costruite in legno.
Purtroppo nel giorno dell’Epifania del 1893 un terribile incendio, a quanto pare doloso, mandò tutto in cenere ma questa è un’altra storia che un giorno vi racconterò.
Così finì anche l’originale ristorante del Signor Quarone e statene certi, i vostri bisnonni certamente avranno conservato memoria di quel luogo sensazionale allestito proprio per l’Esposizione Italo- Americana.
E del resto non può che essere stato così: d’altra parte quello era l’Uovo di Colombo.


Illustrazione tratta da Ricordo del IV Centenario Colombiano
Tipografia della Gioventù 1892 – Copia di mia proprietà

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A Cristoforo Colombo, genovese e navigatore

Nella città in cui nacque c’è un monumento dedicato a Cristoforo Colombo, colui che mutò il destino del mondo.
Opera di numerosi artisti, il monumento ebbe una genesi travagliata: la prima pietra venne posata nel lontano 1846, passarono poi 15 anni prima che venisse completato.
Le sue prime fondamenta vennero poste al centro di Piazza Acquaverde ma poi fu il progresso a incidere sulla collocazione: c’era da costruire la ferrovia e si ritenne che il nostro Cristoforo là in mezzo sarebbe stato di impiccio, quindi si decise di porlo nel luogo in cui ancora adesso lo vediamo.
Colombo, il navigatore che partì per un viaggio avventuroso e approdò in terre sconosciute il 12 Ottobre 1492.

Il progetto dell’opera è di Michele Canzio e furono molti gli scultori che contribuirono alla realizzazione del monumento, le notizie che leggerete sono tratte dalla Guida illustrativa della città di Genova di Federico Alizeri.
Mise mano alla statua del navigatore Lorenzo Bartolini che morì disgraziatamente nel 1850, continuò il suo lavoro Pietro Freccia, artista che non ebbe maggior fortuna.
Durante i lavori infatti cadde dal trespolo e in seguito divenne pazzo, morì poi poco tempo dopo.
La statua di Colombo venne terminata da Franzone e Scanascini, il monumento fu inaugurato nel 1862.
Ha lo sguardo saggio e pensoso Cristoforo, guarda lontano, verso orizzonti ignoti.

Attorno alla sua figura quattro bassorilievi narrano l’epopea della sua impresa.
Sul fronte l’opera del Gaggini nella quale si vede Colombo al Congresso di Salamanca.

Il celebre genovese viene poi effigiato da Aristodemo Costoli mentre porta la Croce nel Nuovo Mondo.

E ancora, eccolo davanti ai Sovrani di Spagna, questa è l’opera del talento di G. B. Cevasco.

E infine Colombo in catene eppure fiero, il bassorilievo fu scolpito da Revelli.

Ai piedi di Colombo siede una figura giovane: ha lo sguardo ingenuo e remissivo.
Lei è l’America dai tratti esotici e porta le piume sul capo.

Svetta il navigatore accanto alla sua ancora.

E ci sono parole che celebrano la sua impresa.

La sua figura simboleggia appieno la sua grandezza.

Su un lato è incisa quella data in cui iniziò l’edificazione del monumento.

Colombo è attorniato da quattro figure, sono le allegorie di coloro che furono sue compagne di viaggio e di avventura.

Di fronte, a sinistra, la statua della Nautica, opera del Gaggini.

Regge il mondo in una mano con perizia e sapienza.

Sull’altro lato ancora una figura che per me, da sola, è un autentico capolavoro di bellezza e armonia.
Questa fanciulla aggraziata e gentile venne scolpita da Santo Varni e raffigura la Pietà.

Regge in una mano le Sacre Scritture.

E con l’altra stringe il turibolo con il quale spande odoroso incenso.

E volge lo sguardo all’infinità.

Dietro di lei ancora una fanciulla, la statua è opera dell’abile scalpello di Aristodemo Costoli.
Lei è la prudenza, assisa sotto il cielo chiaro di Genova.

E tiene in una mano uno dei suoi simboli, il serpente.

L’ultima allegoria venne realizzata da Emilio Santarelli e rappresenta la Forza.

L’impresa di Cristoforo Colombo mutò la maniera di percepire il mondo, aprì nuovi orizzonti e fu l’inizio di una nuova epoca: da allora tutto cambiò.

Unus erat Mundus; Duo sint, ait Iste: fuere.
Uno era il Mondo; siano due, disse costui: due furono.

Così si legge sulla corona posta alla base del monumento dedicato a questo illustre concittadino.
Il mondo sempre conosciuto e il mondo del futuro, con la sua ingenua bellezza.
In questo 12 Ottobre, giorno in cui si celebra la sua epica impresa.
A Cristoforo Colombo, genovese e navigatore.