Giallo, arancio e verde

Giallo, arancio e verde e tutte le variazioni dei giorni d’agosto.
Pallida e delicata è la rosa che si staglia contro il muro di caldo ocra.

E ancora toni d’estate e altri colori vivaci di bucato contro il cielo azzurro.

E fiori che dondolano assetati di luce.

E altissimi girasoli e case e tetti di tegole.

Nove volte giallo.

Sul ciglio della strada la bellezza selvatica delle vita.

Le sfumature delle ali delle farfalle, sempre.

E il sole attraverso i petali in questa estate calda.

Contrasti, verde brillante come quello dei fili d’erba.

Acqua, riflessi, magie di foglie cadute.

Arancio in boccio, nei giardini.

Una finestra chiusa, i rami degli alberi, un semplice incanto d’estate e di colori vivaci.

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Viola e rosso

In questo periodo il Palazzo della Regione è temporaneamente coperto da un telo per certi lavori, è una bellezza nascosta.
E cambia così lo scenario.
Eppure ogni situazione può avere le sue suggestioni: vederle dipende solo da te.
Geometrie di Genova: cavi, ombre, linee, vasi di fiori, acqua che scroscia.
La ragazza con i capelli lunghi e gli occhiali da sole, seduto sul muretto un giovane uomo che tiene i gomiti posati sulle ginocchia.
E poi.
Improvvisa, una tonalità di viola.

Piazza De Ferrari (2)

E ancora cielo azzurro, abiti leggeri, luce che rischiara la fontana di vividi bagliori.
E quasi sembra già estate.
Un giro per la città, guardando la Superba dal finestrino.
Rosso lacca, vivace e sfrontato.
E come sempre quel che puoi vedere dipende solo da te.

Piazza De Ferrari

Pioggia

Tic, tic, tic.
Piove, scioglie, smuove.
Tic, tic.
Goccia, goccia, goccia.
Tic, tic, tic.
Pozze, pozzanghere, acqua.
Lucida, livida, liquida.

Gonfia, rigonfia, rimbomba, esplode.
Cresce, scuote, borbotta, sciacqua,
s’inquieta e si cheta.
Cade, gronda, scroscia, bagna,
Sprizza, spruzza, stilla,
Scende, casca, fluisce.
Bum, bum, bum!
Tuona, ruggisce, strepita e schianta.

Silenzio.
Tac.
Muto, sordo.
Tac.
Sul tetto.
Tace.
Tac, tac, tac.
Vuoto, svuotato, ovattato.
Di vetro, di cristallo, di pianto, d’incanto.

Vento.
Ponente, levante,
Potente, sfibrante,
Soffia, spira, vira e respira,
Sibila, singulta, sussurra e sussulta.
Ssshhh.
Tic.
Goccia.
Tic, tic.
Cade.
Tic.
Precipita, ruzzola e scivola.
Dondola, vacilla, tintinna.
Tic.

Le fontane di Fontanigorda: chiare, fresche e dolci acque

Fontanigorda e i suoi tetti rossi.

Tra le sue vie, ad ogni ogni angolo, al visitatore è offerta una ricchezza.

Come si intuisce dal suo nome, Fontanigorda è il paese delle fontane.
Acqua fresca e di sorgente, che scende dai monti per zampillare briosa dalle fontanelle che trovate in ogni angolo del paese.
Su alcune di esse spicca una data, 1891, anno nel quale un generoso villeggiante decise di dotare il paese di questa grande e preziosa risorsa.
E allora, a beneficio di chi le conosce e forse le rimpiange e per chi invece non le ha mai vedute, oggi vi mostro le fontane più famose della Val Trebbia, quelle dalle quali abbiamo bevuto tutti noi che frequentiamo questi posti.
Questa è la prima che incontrate, venendo dal bivio che conduce a Fontanigorda.
Si andava a fare un giro in bicicletta?
Ci si fermava qui, a bere un sorso d’acqua.

La fontana di Piazza Roma.
Quando eravamo piccoli, per bere, salivamo in piedi sul bordo.

E poi si appoggiavano le mani sulla pietra e ci si sporgeva, finchè le labbra non sfioravano l’acqua.

Oh, poi nei paesini c’è sempre qualcosa da scoprire!
Nel pressi dell’Albergo Augustus ecco su albero un’indicazione. Io non avevo mai fatto caso a questo cartello, incredibile!

Ed ecco dove conduce, alla fontana vecchia, si dice che l’acqua che sgorga da questa fontanella sia la più buona di Fontanigorda.

La fontana della merciaia, la prima che si incontra salendo in paese.

E quella del bar Ferretti, che ora si chiama Mordi e Fuggi.
O forse si potrebbe anche associare a questa fontana il ricordo della storica parrucchiera del paese, nonché consorte del mitico vigile urbano di Fontanigorda, un tempo timore dei bambini che salivano in bicicletta su per il paese.
Proibitissimo! Non si sale contromano, neanche in bicicletta!
E a quei tempi il vigile non ce la faceva certo passare liscia, ve lo posso assicurare.
Il negozio di parrucchiera c’è ancora, ma loro due non ci sono più ma sapete, come spesso accade in questi posti, è come se non se ne fossero mai andati.

Alcune di queste fontane sono fuse in ghisa e su di esse si può notare l’effige della Madonna dell’Addolorata, che protegge Fontanigorda e i suoi abitanti.

Così è la fontana di fronte alla Cooperativa.

E un po’ oltre, quest’altra zampillante fontanella.

Quest’altra, invece, non offre più acqua passanti, chissà come mai.
A memoria non mi ricordo di aver mai bevuto da questa fontana!

E quest’altra è certo più moderna e recente.

Questo invece è il così detto fontanone e si trova in fondo al paese.

Acqua che scorre, accanto alle case, vicino alle ortensie.

E poi si sale, si va a passeggiare verso il Bosco delle Fate.
Una breve salita e se vi viene sete, ecco qua il rimedio.

E ancora salendo, una fontana immersa nel verde, che offre ristoro ai visitatori accaldati.

Chiare, fresche e dolci acque.

E ombra, alberi e pace, al Bosco delle Fate.


Tra i castagni e i noccioli scorre ancora l’acqua delle sorgenti, da questa fontana dedicata a Maria.

Fresca, rigenerante e dissetante, questa è l’acqua di Fontanigorda, il paese delle fontane.