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Posts Tagged ‘Acquasola’

Certe notizie, a volte, corrono veloci: destano stupore e sbigottimento, toccano il cuore e lasciano sconcertati.
Di questo fatto, a Genova, ne hanno parlato tutti, del resto le particolari circostanze del caso hanno davvero impressionato, magari ne siete già al corrente.
Quei due ragazzi, che dispiacere!
Lei era una fanciulla gentile, così solare e dai modi garbati, piena di gioia di vivere, Luigia aveva appena diciott’anni, faceva la cameriera e nella sua testa c’erano tutti quei sogni tipici delle ragazze della sua età, quei segreti che non si dicono sennò non si avverano.
Aveva un fidanzato di nome Giuseppe, bella coppia quei due, lo dicono tutti quelli che li hanno conosciuti, che pena infinita per la loro disgraziata vicenda!
Accadde in autunno, in un giorno davvero triste.
Luigia è con il fidanzato, con loro c’è anche la mamma di lei, i tre se ne vanno all’Acquasola a prendere qualcosa da bere.

Tutto all’improvviso, questione d’istanti.
Il ragazzo beve un sorso dal bicchiere che gli viene servito e riesce appena a pronunciare poche confuse parole prima di cadere a terra.
Lo stesso destino tocca alla madre di Luigia, poi è la volta della povera ragazza che contorcendosi per il dolore crolla addosso al suo fidanzato esalando l’ultimo respiro.
Sono momenti concitati, alcuni medici presenti sul posto prestano i primi soccorsi.
Per i tre purtroppo non c’è nulla da fare, le loro vite sono state spezzate da una distrazione fatale: nella bottiglia infatti era contenuto un liquido dagli effetti mortali servito per errore agli sfortunati avventori.
Giunge sul posto il padre del ragazzo e tra le lacrime apprende della morte del figlio, in breve tempo arrivano anche le autorità, il locale viene chiuso e il proprietario e il suo garzone sono tratti in arresto.
La folla, avreste dovuto vedere la folla attorno alle tre povere vittime!
Espressioni attonite, volti rigati di lacrime, si dice che a turbare maggiormente i presenti fu proprio la povera ragazza con la sua acerba bellezza: i capelli scuri, la pelle chiara, l’abito candido.
Senza più vita, perduta e innocente.
Ne parlarono tutti, per lungo tempo, a Genova.

E voi? Avete mai sentito questo fatto di cronaca? Vi sembra di ricordarlo, forse?
Potrebbe essere accaduto dieci anni fa o forse più di recente.
O forse no?
C’è un indizio che può indicare il periodo al quale risale questa vicenda: il nome di lei, Luigia, non certo comune nel nostro secolo.
Riguardo a tutto il resto, purtroppo, la vicenda potrebbe anche essere attuale, il progresso purtroppo non è esente da errori umani, come ben sappiamo.
E le vite degli uomini sono sempre uguali, ognuno di noi ha sogni, affetti, speranze, piccoli progetti segreti.
Questa è una vicenda non particolarmente intricata, è solo un tragico fatto di cronaca: accadde nel 1859, a Genova, la notizia è riportata dalla Gazzetta del Popolo.
Tre vite spezzate e tra loro una figura che mi ha colpita più delle altre.
Ed è lei, con i suoi capelli corvini e la sua pelle chiara, una fanciulla di Genova di nome Luigia.
Attraversa l’Acquasola, va incontro al suo destino: questo è il ricordo di lei.

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Una piazza bella e scenografica, una piazza che offre splendide prospettive, a Corvetto confluiscono importanti strade cittadine.
In altri anni la zona si presentava diversamente, su quell’area si estendeva la passeggiata dell’Acquasola ora non più esistente.
Rimase così fino al 1877, come scrive lo storico Luigi Augusto Cervetto in quell’anno ebbero inizio le demolizioni che lasciarono spazio all’attuale piazza.

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Meravigliosamente armoniosa, se la ammirate dall’alto ne vedrete tutta la bellezza.

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In questa prospettiva chiaramente presa da Villetta Di Negro si notano le sue varie particolarità: sullo sfondo la strada che sale sinuosa verso l’Acquasola, al centro il monumento a Vittorio Emanuele II e di spalle, in primo piano, la statua di Giuseppe Mazzini.

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Il monumento equestre a colui che fu Re d’Italia è spesso oggetto di esacerbate discussioni legate al passato di Genova e agli eventi accaduti nel 1849 quando i bersaglieri di La Marmora compirono crudeli atrocità contro i genovesi e contro la città in quello che è noto come il Sacco di Genova.
Allora il sovrano non mancò di riservare ai genovesi  parole che ancora non si dimenticano, li definì vile e infetta razza di canaglie.

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E questa è la ragione per la quale periodicamente si sollevano vivaci proteste perché la statua venga rimossa da una piazze principali di Genova.

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A Corvetto, di fronte a Villetta Di Negro, in posizione sopraelevata rispetto alla piazza e al monumento del re, c’è un’altra statua nella quale è effigiato un genovese molto amato non solo nella sua città: è il nostro Giuseppe Mazzini, la sua figura si staglia fiera contro il cielo azzurro della Superba.

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Protagonista indiscusso della storia, ha un posto nel cuore di molti di noi.

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A breve distanza, in un’aiuola, un busto di sua madre.

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E alle spalle di lei, affissa su un edificio, una targa ricorda che qui il nostro Mazzini trovò rifugio in anni per lui difficili.

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Nelle nostre strade c’è la nostra storia, a volte anche quella che non vorremmo aver vissuto.

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Resta il valore estetico della statua opera dello scultore Barzaghi, resta la figura del sovrano in sella al suo cavallo.

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E resta, certa e riconosciuta, la grandezza di un mio caro concittadino, un pensatore, un uomo che cambiò il destino di questa nazione.
Dello splendido monumento dedicato a Mazzini tornerò certo a parlarvi con gli approfondimenti che merita.

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Passano gli anni e Piazza Corvetto mantiene tuttora la sua fisionomia, sulle pagine della Guida Genova e Dintorni edita dai Fratelli dell’Avo agli inizi del ‘900 così viene definita: “una delle piazze più belle d’Italia… il punto più ammirevole della città.”
Insieme al progresso, in un certo senso, anche Piazza Corvetto è mutata, la modernità ha cambiato il nostro modo di vivere le nostre strade e le nostre città.
Osservate questa immagine, c’è una folla di genovesi a passeggio per Corvetto.

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Ora non è più così, a Corvetto c’è un continuo traffico di macchine e certo non si può andare vicino al monumento.

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Genova a colori, Genova in bianco e nero.
Una diversa velocità, un modo differente di vivere la quotidianità.

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E sapete?
Spesso accade di vedere persone sedute sulle scale davanti al monumento di Mazzini, Vittorio Emanuele invece resta là, isolato e lontano da noi.
Eppure è al centro della piazza, già!

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Una zona che mantiene comunque la sua armonia e la sua scenografica bellezza.

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In un tempo lontano la percorsero i tram, la attraversarono gentiluomini con la bombetta sul capo e dame aggraziate che con una mano si sorreggevano il lungo abito.
Era un tempo diverso, distante dal nostro.

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Tra quella gente che cammina alcuni vanno di fretta, altri forse indugiano sotto il sole di primavera.
E passeranno le stagioni e gli anni, il tempo scivolerà via e saranno altri passi a rimbombare per la bella piazza dei genovesi: Piazza Corvetto, a colori e in bianco e nero.

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Oggi vi porto all’Acquasola, un parco pubblico molto amato dai genovesi di un altro tempo e tuttora nel cuore di molti di noi.
In altre epoche era tutto diverso rispetto ad adesso, anche la sua estensione era differente, il tempo del fasto dell’Acquasola è lontano ma tutti speriamo che presto torni a risplendere e ad essere ancora un luogo di grande fascino.

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Vi mostrerò un frammento del suo fulgore ottocentesco, in altri secoli all’Acquasola si veniva a passeggio e le aristocratiche dame della città facevano sfoggio di eleganza, nella bella stagione era un posto molto frequentato.

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Andiamo indietro nel tempo, nella seconda metà dell’Ottocento sotto gli alberi generosi dell’Acquasola c’era un caffè dove si poteva ristorarsi dalla calura con dolci delizie e gradevoli bevande.
Ho due immagini d’epoca da mostrarvi, appartengono ad un amico collezionista di foto antiche e rare e qui lo ringrazio di avermele inviate.
Si tratta di fotografie stereoscopiche, sono composte da due immagini identiche e per osservarle si utilizzava un particolare strumento.
Il Caffè d’Italia fu attivo negli anni ‘70 dell’Ottocento e mi è difficile riuscire a stabilire la sua precisa collocazione, tutto è mutato da allora e sebbene abbia fatto qualche supposizione preferisco attenermi ai dati certi, se troverò altre informazioni tornerò a scriverne.
Ecco l’ingresso del nostro leggendario Caffè.

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Viene citato in una Guida del 1872, Genova ed i suoi dintorni: viaggio alle due Riviere.
E qui si legge della incredibile eleganza del Caffè d’Italia, in certe sere scintillava di luci e vedeste quanta gente vi si trovava, c’era la folla!
Si trattava di un posto alla moda, si può comprendere il suo successo!
E ancora, sfogliando il Lunario del 1872 il mio solito prezioso amico Eugenio ha reperito queste notizie:

L’Italia, all’Acquasola, caffè giardino unico suo genere in tutta Italia, aperto dal giorno di Pasqua a tutto settembre.

Un luogo magico, una meraviglia cittadina che è la gioia dei genovesi di quel tempo.

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E osserviamo con maggiore attenzione alcuni dettagli di queste antiche fotografie, esse restituiscono frammenti di vita reale.
E non è il fasto a vedersi, non è lo sfarzo degli abiti esclusivi o la leggiadria delle gentildonne.
Il fotografo ha fissato il suo sguardo su una particolare categoria di persone: i lavoratori, coloro che con le loro fatiche resero grande il Caffè d’Italia.
Ognuno ha diverse mansioni e responsabilità, ognuno fa la sua parte.
Ed ecco i giardinieri che reggono in mano pesanti annaffiatoi, sullo sfondo un uomo con i baffi, credo che abbia un tovagliolo posato sul braccio.

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E ancora, tre diverse generazioni.
A mio parere non si tratta di una posa casuale, trovo una studiata armonia nelle differenti posture di queste persone.
Due camerieri e un garzonetto, pronti a servire la loro raffinata clientela.
E non mancate di notare il palo dell’illuminazione pubblica, da amante dei particolari questo dettaglio ha subito attirato la mia attenzione.

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Al Caffè d’Italia ci si dilettava con il biliardo, ai tavoli del ristorante venivano serviti memorabili pranzi.
E certo, saranno sbocciati nuovi amori sotto l’ombra confortatrice di quegli alberi.
Quante fanciulle di Genova avranno raccolto una foglia all’Acquasola per poi conservarla tra le pagine di un libro in ricordo di una giornata particolare?
E magari una calligrafia antica e ordinata avrà fissato certi momenti su carta sottile e fragile come il tempo che svanisce senza lasciar traccia di certa grandezza.
Un velo si posa sui luoghi, sulle memorie, sui posti che non conosciamo perché non li abbiamo mai veduti.
C’era un tempo all’Acquasola il Caffè d’Italia.

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Poi quel tempo si è dissolto, sono trascorsi i mesi e gli anni.
Eppure è fissato per sempre, in alcune fotografie e in certi sguardi rivolti verso di noi, in una dimensione resa reale dalla fantasia e dall’immaginazione.

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Camminando per la città nessuno di noi potrebbe mai immaginare che in altre epoche vi siano accaduti fatti così insoliti, sono usi risalenti ad una quotidianità a noi sconosciuta.
Per i genovesi l’Acquasola è un parco del cuore, amatissima area verde nel cuore di Genova: andiamo indietro nel tempo, agli anni in cui in questa zona si trovava una delle porte di accesso della città.
Queste vicende sono narrate in un mio antico e consunto libricino completamente dedicato all’Acquasola e magistralmente scritto dallo storico Luigi Augusto Cervetto.
La Porta dell’Acquasola, egli scrive, venne edificata agli inizi del ‘300, il suo utilizzo di protrasse per diversi secoli.
E io qui oggi sorvolo su molti dettagli, desidero solo narrarvi qualche piccola curiosità scoperta nel volume di Cervetto.

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Tutto era come lo si può immaginare: robusti cancelli, un ponte levatoio e un piazzale davanti alla porta.
C’era un guardiano addetto alla vigilanza, la chiusura e l’apertura delle porte cittadine tuttavia non era di sua competenza.
Eh no, fidarsi è bene e non fidarsi è meglio, maniman!
E per l’appunto un decreto del 1590 aveva stabilito che gli uscieri di Palazzo Ducale si accollassero questa incombenza: tutte le chiavi delle porte venivano scrupolosamente tenute in quella che fu la dimora dei Dogi e agli uscieri era affidato il compito di occuparsi delle porte.

Piazza De Ferrari (3)

Il nostro Cervetto non lesina in quanto a curiosità e narra che in tempi lontani le confraternite erano solite offrire per certe festività un ricco pranzo ai malati indigenti ricoverati nell’ospedale di San Lazzaro: tra le succulente pietanze che venivano presentate c’era sempre un gustoso e nutriente vitello.
E indovinate un po’?
L’usanza voleva che le bestie destinate al macello facessero il loro ingresso nella Superba esclusivamente dalla Porta dell’Acquasola.
Così i bovini con tanto di nastri e profumate ghirlande d’alloro sfilavano per la città e venivano condotti all’Ospedale sito nella zona di San Teodoro.

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A quanto pare era consolidata abitudine usufruire della Porta dell’Acquasola per il transito di animali, non potete immaginare cosa accadde una volta!
Un bel giorno vi giunse una carrozza di piazza che portava a bordo un insolito passeggero: un maiale con tanto di cilindro sul capo, fatto talmente peculiare da lasciare stupefatti!

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Illustrazione tratta da L’Acquasola di L. A. Cervetto 1919

La Porta veniva chiusa a orari fissi, i ritardatari che arrivano quando già era stata serrata dovevano arrangiarsi e trovare una sistemazione provvisoria.
A tal scopo molti usufruivano dell’Albergo del Violino che si trovava all’inizio di Salita San Rocchino.
Si cercava, in qualche modo, di rendere un servizio di pubblica utilità ai cittadini che avessero bisogno di allontanarsi dalla città.
Come raggiungere le valli circostanti? Naturalmente a cavallo, cari lettori!
E per tal ragione c’era un discreto numero di destrieri a disposizione di coloro che ne avessero bisogno per le raggiungere le amene zone di campagna situate alle spalle di Genova.
Cavalli, fuori dalla porta dell’Acquasola.

cavalli

E tuttavia non tutti erano soddisfatti, sul finire del ‘700 sorse un mugugno dei soliti.
E insomma, com’era la questione?
Da non credere, davanti a tutte le porte cittadine erano disponibili delle comode portantine assai gradite alle gentildonne genovesi, ai Senatori della Repubblica e ai prelati: all’Acquasola con grande indignazione di tutti costoro mancavano.

Palazzo del Principe (18)

Villa del Principe

Fu così che in quattro e quattr’otto si risolse il problema e le tanto desiderate bussole fecero la loro comparsa anche lì dove non erano mai state.
Un continuo andirivieni, di vitelli, cavalli e portantine.
Là, davanti alla Porta dell’Acquasola, in un tempo che possiamo soltanto immaginare e leggere tra le pagine dei libri che lo svelano.

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Ancora una volta sono stata a guardare Genova dall’alto e per questo ringrazio una cara amica che mi ha permesso di ammirare la Superba da un terrazzo che si apre sui tetti della Superba, su Piazza Corvetto e sulle zone circostanti.

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E si affaccia in parte sul verde prepotente di Villetta Di Negro.

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Davanti agli occhi il profilo di un nostro amato concittadino, il più celebre dei patrioti, è Giuseppe Mazzini, assorto e pensieroso.

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E poi Piazza Corvetto, la prospettiva dell’Acquasola e un cielo velato di nuvole, quel giorno il sole faceva i capricci.

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Da questo edificio vedi i palazzi della Spianata e la celebre ascensore che conduce a Castelletto.

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E poi ringhiere, campanili, torri e  il Teatro Carlo Felice.

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Da un terrazzo sopra Corvetto trovi l’orizzonte del mare che in una giornata grigia si confonde con il cielo, le gru, le linee del porto, il Bigo e le navi.
E il campanile delle Vigne svetta accanto alla Lanterna, nostro faro e nostro simbolo.

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E poi ancora la città arrampicata sulle colline, un’altra nave, tetti grigi ed abbaini, questo è il profilo di Via Garibaldi con la magnificenza dei Palazzi dei Rolli.

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Genova e la sua distesa ininterrotta di ardesie spioventi, comignoli e magnifici terrazzini che in estate sono inondati dal sole.
E mentre osservi cerchi di distinguere luoghi noti veduti da una diversa prospettiva, tra i tetti dei caruggi emerge imperiosa la Chiesa della Maddalena.

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E poi ancora altre ringhiere e geometrie, persiane e finestrelle, un terrazzino minuscolo, lassù, vicino al cielo.

Tetti (11)

Antico e moderno, passato e presente, in un solo orizzonte.

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Ancora uno sguardo rivolto al patriota genovese, figura a me cara.

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Ancora uno sguardo verso Genova, mia e sua città natale, dolcemente affacciata sul celeste mare.

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Nulla accadde per caso, eppure è il caso a regalare le scoperte più sorprendenti.
Tempo fa stavo sfogliando un album di fotografie di proprietà di Lorenzo Dufour, tra i ritratti di famiglia alcune particolari immagini hanno suscitato il mio interesse: una folla accorsa alla processione per la festività di San Giovanni Battista, frammenti di vita che oggi vedrete insieme a me.
Vergata a penna con una calligrafia elegante questa data: Genova, 2 Luglio 1899.
Questo ha risvegliato ancor di più la mia curiosità: San Giovanni Battista si celebra il 24 giugno, per quale ragione in quell’anno la processione si tenne a luglio?
Così ho cercato notizie sui giornali dell’epoca e tra le pagine di La Settimana Religiosa ho scoperto la ragione di questo evento straordinario.
In quel glorioso scorcio di secolo si celebrarono gli 800 anni delle traslazione delle ceneri di San Giovanni Battista a Genova avvenuta nel lontano 1099: nella Superba, 800 anni dopo, in onore del patrono si allestirono feste speciali.
E allora andiamo a quei giorni, Genova vuole tributare tutti gli onori a colui che la protegge.
Gli eventi sono numerosi e di diverso genere, non riuscirò neppure ad elencarli tutti, sono feste religiose e intrattenimenti popolari che avranno inizio a metà maggio per poi terminare proprio il 2 Luglio.

San Lorenzo (4)

Sono previsti treni speciali dalle regioni circostanti, di particolare rilievo sarà la festa delle bandiere sulle quali è effigiato San Giovanni Battista, i vessilli verranno benedetti in Duomo e poi sventoleranno in tutta la città.
I genovesi che desiderano avere questa bandiera dovranno recarsi in Via Lomellini dove ha sede il comitato per i festeggiamenti.Via Lomellini

Non sono solo feste religiose, per il centenario vi saranno una mostra vinicola, un’esposizione zootecnica, un corso fiorito, concerti e un concorso ginnastico, in Piazza Paolo da Novi si terrà un’esposizione bovina, sulla Spianata del Bisagno i fuochi artificiali guizzeranno in cielo.
Ci sarà un pranzo per i poveri e naturalmente sono previsti pellegrinaggi, per l’occasione sono state stampate cartoline e fotografie, è stata anche coniata una medaglia commemorativa, in bronzo, in argento oppure dorata.
Il 18 giugno si terrà la festa dei fiori all’Acquasola e non andrà tutto per il verso giusto: la folla accorrerà numerosa ma si verificheranno anche dei gravi disordini con tanto di intervento delle autorità.

Acquasola

Cartolina appartenente alla Collezione di Stefano Finauri

E tuttavia Genova luccica per il suo patrono, dai forti al porto, tutti i cittadini sono invitati a illuminare le finestre per la sera del 23, dai caruggi alle alture la Superba sfavilla di luci e non mancheranno le consuete usanze che caratterizzano questa festa.
Il grande rito della processione si terrà il 2 Luglio e porterà le ceneri del Battista al pontile delle Grazie, qui l’arca verrà imbarcata su un pontone e condotta al nuovo porto dove ci sarà la benedizione del mare: tutte le navi sono impavesate, le artiglierie dai forti sparano per celebrare il sacro momento.

Arca Processionale
Poi l’arca sbarcherà a Ponte Morosini e si unirà alla processione che percorrerà le strade più importanti di Genova.
E tra quella moltitudine di fedeli ci siamo anche noi.
La storia più bella del mondo è la storia delle persone, la storia più bella del mondo è nel respiro fragile dell’umanità.
E in questo giorno glorioso tutta la città festeggia il Santo patrono.

Processione

Queste fotografie sono state scattate dall’alto, restava da capire in quale strada di Genova.
La logica deduzione è questa: colui che immortalò questi istanti lo fece da una delle case dei Dufour, come ho già scritto appartengono ad uno di loro queste belle fotografie.
Una strada ampia e larga dove passava la processione.
In Via Balbi, in questo edificio un tempo abitava questa nota famiglia genovese.

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E osserviamo con attenzione, i più fortunati assistono allo spettacolo da un punto di vista privilegiato.

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Affacciati da queste finestre che si trovano di fronte al palazzo dei Dufour.

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La storia più bella del mondo: le vite degli uomini.
E le voci sommesse, le preghiere, le speranze riposte in colui che protegge te e tutta la città.
Sfila lenta la processione, incede tra la folla che si accalca al bordo della strada.

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E c’è anche lei, la giovane donna che sorride: ha la gioia dipinta sul viso, è felice di essere qui.

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E ci sono le guardie, controllano che tutto fili liscio.

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Non tutti hanno tempo di fermarsi, qualcuno va di fretta: questa genovese, come molti altri, ha l’ombrello sotto il braccio, chissà se le serve per ripararsi dal sole o da qualche acquazzone improvviso.
Alle spalle di lei, sul muro, la pubblicità del Caffaro, tutti a Genova leggono questo celebre giornale!

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In un altro istante all’imbocco del vicolo si radunerà una piccola folla: ci sono due uomini che si guardano alle spalle, vorrei tanto sapere perché!
Poco distante si notano due bambine grandicelle, una di loro tiene in braccio una piccina.
Due amiche passeggiano conversando amabilmente, sono eleganti e raffinate, non saprei dirvi se siano interessate all’evento religioso che avviene a pochi passi da loro, a me sembrerebbe di no!

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Osservate con attenzione: l’insegna dell’Hotel Milano e una serie di porte e finestrelle.

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E guardate bene: tutto muta e tutto resta uguale, non vi sembrerà vero eppure è proprio così.

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E sulla porta dell’albergo un monumento alla vita: un uomo anziano, bianco di capelli, con la barba lunga, quanta vita nei suoi occhi stanchi.
Ha attraversato gli anni, ha veduto nascere questa nazione chiamata Italia, ha visto guerre, cambiamenti e nuovi progressi, quando storie potrebbe narrarci.
Ed ora è qui, sul finire di un secolo che sta per svanire.

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I bambini: loro sembrano prendere molto sul serio il loro compito.

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I bambini: cosa si studiano per poter assistere allo spettacolo, se ne stanno in equilibrio sulle finestre!

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C’è da comprenderli: le feste del centenario sono magnifiche e grandiose!

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Lo spettacolo più bello del mondo sono sempre loro: le persone.
Il papà e il suo bambino vestito alla marinaretta, l’uomo d’affari che avanza con passo sicuro, la ragazza con l’abito chiaro persa nei suoi pensieri.

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E il bottegaio con il grembiule e la donna che va di fretta.

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E poi lei, una personcina che da sola è un romanzo tutto da scrivere.
Si affaccia da un negozio, Roncati Frutta Secca.
E forse la mamma si è raccomandata con lei e le ha detto di non allontanarsi: c’è troppa gente, c’è pericolo di perdersi e lei è troppo piccola per andare in giro da sola.
No, deve stare nelle vicinanze, per carità!
E allora lei si è ingegnata: con il suo vestitino chiaro da ragazzina perbene è salita in piedi su delle casse, cerca di guardare lontano.
Curiosa e desiderosa di vedere, di conoscere e di scoprire.

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Nulla passa e svanisce, se tu lo ricordi.
E quando sono stata in Via Balbi mi sono soffermata a lungo davanti a quel luogo dove lei era e mi è bastato poco per commuovermi.

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Nulla passa e svanisce, se tu lo vuoi.
Se guardi bene vedrai una bimbetta, si sporge dalla bottega dei suoi genitori, davanti ai suoi occhi scorre la processione per il Santo patrono della città.

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Accadde tanto tempo fa, nel 1899.
Ed è come se fosse adesso.
Nulla passa.
Mai.
Buona festa di San Giovanni Battista a tutti voi.

Processione (23)

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Guardate, se fate attenzione potrete vederle anche voi, sono “E servette invexendæ” e quest’ultimo termine una volta tradotto dal genovese forse non rende appieno la totalità del suo significato: le nostre servette, protagoniste di questa storia, sono prese da una sorta di frenesia, sono eccitatissime!
E insomma, eccole qua, tutte invexendæ!
Sono loro le eroine alle quali è intitolata una canzonetta in genovese che si trova nel mio magnifico lunario del 1882, oltre alle vie e agli esercizi commerciali, alle pubblicità e a una miriade di informazioni in questo volumetto ci sono anche splendidi componimenti in dialetto che offrono suggestivi spaccati della società dell’epoca.
A tradurre questo gioiellino di genovesità, non certo privo di parole ostiche per lettori non esperti, è stato come sempre il mio caro amico Pino che conosce il genovese a menadito, Pino ha già tradotto per me le peripezie di Madama Cinciallegra e adesso mi ha fatto questo nuovo regalo, a lui vanno i miei ringraziamenti per questa nuova piacevole chicca.
Dunque, dicevamo? Ah, già le servette!
Dovete sapere che se ne escono di casa con un cestino per fare il giro delle botteghe.

Cestino
E sapete chi incontrano?

Gh’è o zuenotto chi le ammïa,
Chi ghe fa sempre l’eûggin

C’è il giovanotto che le guarda
Chi fa sempre l’occhiolino.

E che sospiri, qualcuno manda loro dei bacetti e le nostre servette sono sempre molto compiaciute!
Su su, c’è la spesa da fare e si comincia dalla bezagninn-a, la fruttivendola, poi si passa da-o maxellâ, proprio il macellaio!
E lì le nostre servette fanno un can can che non vi dico!
Sapete perché? Vogliono la carne gratis e ognuna sceglie il pezzo che preferisce.

Macelleria Nico

Macelleria Nico – Via ai Macelli di Soziglia

E in un vero e proprio esercizio di stile l’autore della canzonetta enumera tanti tagli diversi di carne e pare davvero vederle queste ciarliere signorine: una vuole questo, l’altra vuole quello!
Le sentite come cianciano?

Mercato Orientale (10)

Cartolina appartenente alla Collezione di Stefano Finauri

E non è finita, eh?
Dalla lattaia fan di ciæti, chiacchiere e pettegolezzi, è ovvio!
Eh, poi come al solito queste servette fan delle storie, si lamentano perché

o læte ghe pä scûo
e o bitiro troppo æguôu

il latte sembra scuro
e il burro troppo acquoso

Latteria di Via Prè

Latteria in Via Prè

E poi ancora: vanno dal fidiâ, il pastaio, poi dal farinotto e dal carbonaio.
E per ognuno hanno un mugugno diverso: il negozio è troppo pieno, la farina è scura, l’olio non è buono, il carbone non è della migliore qualità!
E sono esigenti, sì, non vogliono essere certo licenziate dal padrone e dalla sua signora!
Tutte attendono un momento speciale della giornata, aspettano di incontrare il loro innamorato, all’Acquasola o lungo le mura della città.

Acquasola (18)

Cartolina appartenente alla Collezione di Stefano Finauri

Guardatele, stan a fa da parisseûa, fan le cinciallegre!
Fino a quando scende la sera.
E poi torneranno ancora, di nuovo, il giorno successivo.
Perse nella tenerezza di un sentimento, immortalate nei versi di una canzonetta antica, tanto semplice quanto vera.

La Marina

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Ancora vi porto con me: all’Acquasola, il luogo prediletto da certi miei concittadini per il passeggio.
Sono diverse le vicende storiche da raccontare in merito a questo posto, avrò presto modo di approfondire questo interessante argomento.
Oggi vi parlerò solo di loro, dei genovesi che vanno a spasso per i giardini dell’Acquasola: anche la gente comune è parte della grande storia, ognuno di noi ne scrive un riga.
E a volte il nostro tempo resta in un’immagine, un istante fissato per sempre.
Innanzi tutto, troveremo una panchina libera?
Occorre arrivare presto, tutti amano venir qui sotto alla frescura degli alberi!

Acquasola (1)

E le bimbe corrono felici con il loro cappellini sulla testa, le loro gonnelline ondeggiano leggere.
Sullo sfondo si staglia austera la figura di una donna, con lo sguardo segue quelle piccine.

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Seduti sulle panchine di marmo, in un parco cittadino.

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Una giovane mamma tiene tra le mani l’estremità di una delle corde.
Gira, gira, gira.
Salta!
E loro, le piccoline, si divertono un mondo.
Hanno nomi antichi, nomi di famiglia: Teresa, Ida, Giulia, Lucia.
Salta, salta verso il tuo futuro e verso la vita che verrà.
Bambine, amiche che faranno un tratto di strada insieme.

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E poi ragazze, amiche che camminano fianco a fianco, le loro figure si scorgono sullo sfondo, incedono nell’attuale Viale IV Novembre.
Il passo deciso, l’abito alla moda, il cappellino sul capo.

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Andranno a far compere, questo è certo.
E il muro è tappezzato di manifesti di ogni genere, tra gli altri troneggia la pubblicità di certi profumi.
E certamente alle due signorine interessano molto gli articoli di Pastore, ventagli e ombrellini di ogni qualità!

Acquasola

Acquasola (5)

I muri raccontano sempre storie e narrano i nostri giorni e le nostre abitudini.

Acquasola (6)

All’Acquasola, nel centro della città.
E quel tratto di muro ora sgombro da manifesti è illuminato dal sole: guarda bene, le due giovani stanno passando proprio lì davanti.

Acquasola (7)

Tutto muta e tutto resta uguale, è sempre il nostro sguardo a fare la differenza.
Un’immagine, un gioco dell’immaginazione e ti trovi in un altro secolo.

Acquasola (8)Sopra alla pubblicità di un celebre Fernet c’è un’insegna stradale, oggi non più presente.
Vi si legge: Spianata della Acquasola.

Acquasola (9)

E scorre, fluisce e scivola via il tempo del quotidiano.
E ha un suono che si perde, il tempo che passa ha il ritmo dei passi di quelle donne che nell’immagine sottostante vedete di spalle.
Prima è più forte, poi diviene flebile e infine svanisce.
Ed è silenzio che lascia posto a un altro rumore.
Nel frattempo gli operai chini a terra lavorano con grande impegno a qualche opera pubblica utile a tutta la cittadinanza.
La storia la fanno anche queste persone, tutti coloro che rendono semplici le nostre vite.

Acquasola (10)

E intanto cosa accade all’Acquasola?
Corre il tempo come una palla che ruzzola in aria, poi ricade, rimbalza e rotola a terra.
C’è una bimbetta bionda, tutta ricci e fossette, colei che le è accanto sarà la mamma o la balia?
Ha lo sguardo dolce e paziente, indossa un abito deliziosamente grazioso e un ampio grembiule.

Acquasola (11)

Fugge il tempo, per ognuno è composto da istanti preziosi che restano nel cuore.
Ricordi, emozioni, uguali per ogni bambina che diventa donna.
Intanto sei lì, all’Acquasola.
E sei quella con l’abitino chiaro e il fiocco grande sulla schiena, sei una bambina che conosce solo la spensieratezza dell’infanzia.

Acquasola (12)

Oppure sei timida ed esitante, incerta e insicura.
Salta, dai!
Ancora un istante. Aspetta.
Il tempo, il tempo intanto fugge via, non puoi fermarlo.
Salta!

Acquasola (13)

Sullo sfondo, in lontananza, si scorgono altri gruppi di persone.
Tutti loro amano godere della bellezza dell’Acquasola.

Acquasola (14)

Quando io ero piccola il laghetto ospitava i cigni, il Comune ha in programma di riportarli all’Acquasola.
E io attendo che arrivi quel giorno.

Acquasola (15)

Tutto muta e tutto resta uguale.
Marito e moglie, a passeggio.
Pioverà? Lei ha l’ombrello sotto il braccio, è una signora previdente!

Acquasola (16)

E anche uno di loro ha il paracqua di ordinanza.
Tre generazioni di uomini.
Battista, Francesco, Girolamo. Nomi di un altro tempo.
I due adulti camminano con un certo sussiego, il ragazzino ha i pantaloni più corti.
Il tempo.
Il tempo ha il suono dei loro passi.
Forte dapprima, poi più fioco, un rumore lieve che si dilegua.

Acquasola (17)

Il tempo resta in ciò che sappiamo conservare, nelle immagini dei nostri nonni, nelle movenze giocose di bambini di un altro secolo.
Il tempo si lascia trattenere così, in qualche maniera.
Le immagini che avete veduto appartengono a Stefano Finauri, amico che sempre ringrazio per la sua generosità e per l’amore con il quale preserva tutto ciò che appartiene alla storia della nostra città.
Il tempo sa rimanere immobile, in una cartolina in bianco e nero.
E allora ti ritrovi anche tu là, a trascorrere un pomeriggio all’Acquasola.

Acquasola (18)

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Ritorna oggi la voce di Francesco Dufour con le memorie tratte dal suo diario, trovate qui tutti gli articoli già pubblicati.
Si parla ancora di moda e della classe dei gentiluomini di un altro tempo, questo argomento è ampiamente trattato dal nostro sagace autore e così dedicherò al tema un ulteriore articolo.
Pronti ad andare a passeggio? Che stile questi signori di un’altra epoca!

Allora i signori dignitosi avevano la pelliccia; papà ne aveva una di orsetto con un fastoso collo di “loutre”, si portava in generale con frac e cilindro.
Allora, alle premières si andava in frac ed alle repliche in smoking.
A volte papà mi mandava a comprare una chiave, cioè l’ingresso ad un palco, la vendeva un ometto che stava in fondo a Salita Santa Caterina, dove si scendono alcuni gradini.

Salita Santa Caterina (2)

Lo spettacolo incominciava alle nove ed io ho il ricordo di un disagio che proveniva dal fatto che, appena finito di mangiare, si doveva partire con il boccone in bocca.
Poi c’era il fastidio del plastron inamidato sullo stomaco; inoltre io, essendo il personaggio meno importante, dovevo stare dietro a tutti tirando il collo per vedere qualcosa.
Negli intervalli si andava a pavoneggiarsi nel foyer.
Una sera un amico si fece vedere nel foyer portando sotto braccio un gibus, quello che i francesi chiamano anche chapeau claque: è un cilindro con una molla che permette di appiattirlo fino alla tesa.
In Via Carlo Felice il camiciaio Devoto mi disse che nelle sere in cui al Teatro c’era un veglione il negozio restava aperto tutta la notte e i bellimbusti venivano durante la festa a mettersi un colletto nuovo.

Via Carlo Felice

Cartolina appartenente alla Collezione di Stefano Finauri

I colli degli abiti da sera erano molto difficili da stirare in casa e per le grandi occasioni si comprava un colletto nuovo.
Le persone austere e qualche elegantone portavano la bombetta non solo con l’abito da cerimonia ma anche abitualmente, il suo uso finì quando io ero ragazzo.

Circonvallazione a Mare

Cartolina appartenente alla Collezione di Stefano Finauri

Prima della guerra avevo anch’io lo smoking bianco, era di un tessuto di seta operata di cui non ricordo il nome.
Ricordo che lo inaugurai quando aprirono il ristorante del Grattacielo ma ebbi pochissime occasioni d’indossarlo.
C’era anche il bolero, o spenser tipo Academista ma era usato da pochi, gli inglesi lo chiamano Monkey Jacket.
Con l’abito da sera si portavano le scarpe di pelle glaceé, c’erano anche degli scarpini scollati detti pumps ma io non li ebbi mai.

Acquasola

Cartolina appartenente alla Collezione di Stefano Finauri

Da ragazzo io dormivo con la camicia da notte che oggi sembra comica ma in realtà era comoda perché lasciava il corpo libero.
In occasione di un viaggio per mare con uno dei vapori Mamà mi fece fare alcuni pigiami, in principio mi pareva di dormire vestito, poi mi abituai.
C’è un vecchio detto: la Bella Époque era bella ma scomoda.

Circonvallazione a Mare (2)

Cartolina appartenente alla Collezione di Stefano Finauri

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Oggi faremo i turisti per le strade della Superba in compagnia di una visitatrice d’eccezione, la scrittrice americana Octavia Walton Le Wert.
Come già ho avuto modo di narrarvi, a metà dell’Ottocento la nostra eroina soggiornò per alcuni giorni a Genova e prese una stanza all’Hotel Croce di Malta.
La lasciammo lassù, in cima alla superba torre che fronteggia il mare.

Torre dei Morchi

E poi cosa accadde? Oggi andremo con lei, la seguiremo nei  suoi percorsi cittadini.
E da brava americana all’estero nei suoi Souvenirs of Travel Octavia racconta ogni dettaglio, si sofferma persino su certi piatti che gustò in albergo, come ad esempio certe deliziose sardine fritte e frutta fresca di stagione, sul tavolo c’è anche un cestino ridondante di pomme d’amore (apples of love) così lei li definisce, e da forestiera Octavia rimane attratta da questo nome così romantico per scoprire poi che si tratta semplicemente di una varietà di pomodori.
E’ domenica, le campane risuonano gioiose e c’è un’intera città da scoprire, Octavia e la sua famiglia fanno una prima passeggiata alle Terrazze di Marmo che si trovavano dove ora è situata la Sopraelevata.
E poi giù per i caruggi che a quanto pare non incontrano il favore della nostra visitatrice, le capita in sorte di passare per una strada particolarmente stretta e neanche tanto pulita eppure qualcosa attira l’attenzione di Ottavia ed è la striscia di cielo sopra le case da lei definita un tetto blu.

Caruggi

E poi, quanti bambini ci sono nei vicoli, da non credere!

Bambini

Cartolina appartenente alla Collezione di Stefano Finauri

La nostra esigente viaggiatrice sceglie una meta rilassante, il Parco dell’Acquasola.
Ahimé, ai giorni nostri non è più rigoglioso e splendido come ai tempi di Octavia, lei vi trova numerosi genovesi a passeggio, il fior fiore della buona società.
E c’è una banda militare, la musica risuona nel parco tra aranci, limoni e frondosi oleandri.
E poi ci sono panchine, fontane zampillanti e statue che emergono tra le rose lussureggianti, una carrozza compie lenta il giro del parco.
E la nostra vezzosa amica ha uno sguardo attento, nota che le donne di Genova portano un velo bianco e ricorda che da sempre c’è una sorta di gara d’eleganza con le dame di Milano che in genere usano coprirsi il capo con un velo nero.

Acquasola

L’Acquasola – Cartolina appartenente alla Collezione di Stefano Finauri

E poi la bellezza di perdersi nel labirinto di Genova, Octavia non avrebbe potuto descriverla meglio:

We came down into the lower city, and enjoyed the delight of losing our way, and wandering hither and thither to find it. We made many inquiries, and received various directions, which we followed, but without success

Siamo venuti giù nella città bassa, e abbiamo apprezzato la gioia di perdere la strada, e di vagare qua e là per ritrovarla. Abbiamo fatto molte domande e ricevuto varie indicazioni che abbiamo seguito, ma senza successo.

Per fortuna i nostri viaggiatori vengono soccorsi da un marinaio, costui conduce Octavia e i suoi famigliari sani e salvi al Croce di Malta.
Il marinaio è piuttosto male in arnese, racconta ad Octavia di essere stato diverse volte in America e per gratitudine verso le cortesie ricevute nel Nuovo Mondo non accetta la somma che Octavia le offre per sdebitarsi.
Com’è strana la vita, chissà se quest’uomo avrà mai saputo di essere finito tra le pagine di un libro.
Le ore sono sono dolci quando si è in viaggio, Octavia prende un buon caffé in un accogliente locale e poi passa una serata al Teatro Carlo Felice dove assiste a una commedia e ad un’operetta.
Scoprirà anche le chiese della Superba,  San Matteo e la Nunziata, ovviamente non si farà mancare una visita alla Cattedrale.
Ed eccola camminare perle Vie dei Palazzi, la turista americana resta colpita dalle numerose opere d’arte esposte in certi edifici, ammira Rubens e Rembrandt, tuttavia sostiene che queste strade siano strette e che così non si possa godere appieno della magnificenza di certi edifici.
Octavia mi perdonerà ma in questo caso mi tocca dissentire!

Via Garibaldi

E ciò che più la affascina pare che sia la dimora di Andrea Doria, anch’essa è molto mutata da quegli anni, Octavia vede il giardino davanti al mare, racconta di alberi di aranci a pochi passi dalle onde bianche e spumose.

Villa del Principe

Una turista americana a Genova sente una profonda emozione per il fatto di trovarsi nella città natale di Cristoforo Colombo e certo ha una differente percezione dello spazio.
E così certe strade anguste la stupiscono, non ci passa neppure una carrozza!
E la curiosa viaggiatrice scrive di aver udito gustosi aneddoti riguardo a certi caparbi sudditi di Sua Maestà che si misero in testa di passare comunque per certi caruggi e vi rimasero incastrati tanto che furono costretti  a uscire dal tetto della carrozza.
Un episodio analogo è raccontato anche da Charles Dickens, evidentemente erano piccoli incidenti che suscitavano una certa ilarità.

Vico del Duca 7

Vico del Duca

E poi viene il tempo di raggiungere altre mete e così Octavia si imbarca sull’Anatole, partirà alla volta di Marsiglia.
E a dare l’addio a questi viaggiatori sono tante piccole barche che circondano il piroscafo, a bordo ci sono gruppetti di cantanti che in cambio di qualche soldo creano improvvisati intrattenimenti per i turisti.
Tra questi artisti c’è anche una bimba, è lei a porgere verso i ricchi americani un barattolo di latta dentro al quale cadranno sonanti monete.
C’è ancora uno sguardo che si volge indietro, è lo sguardo incantato di Octavia che incontra la superficie del mare a far da specchio al cielo di Genova, in una poesia che io conosco bene.

The day is lovely, the sea calm and intensely blue, and the atmosphere of such wonderful clearness, we can distinguish perfectly objects on the shore. There seems a rivalry between sky and sea, or, perhaps, a love one for the other.

La giornata è bella, il mare calmo e blu intenso, e l’atmosfera di un tale meraviglioso chiarore che riusciamo a distinguere perfettamente gli oggetti sulla riva.
Sembra che ci sia una rivalità tra cielo e mare, o, forse, un amore l’uno per l’altro.

Souvenirs of Travel – 1857

Via Gramsci

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