Bianca luna

Ciò che esiste di più affascinante a volte lo vedi solo per caso.
Uno sguardo distratto e lassù la luna, era come racchiusa in una cornice insolita, sotto la curva armoniosa di un lampione.
Prima che scendesse la sera.
Chiara, candida luna.
Nella misteriosa e impenetrabile bellezza delle cose dell’universo.
Ho pensato ad alcune parole scritte da uno degli autori che più amo, le trovate tra certe righe dense di riflessioni sofferte.
Parole.
Un colore, bianco, una sola immagine.
E un pensiero sulla felicità.

With freedom, books, flowers, and the moon, who could not be happy?
Con la libertà, i libri, i fiori, e la luna, chi non potrebbe essere felice?

Oscar Wilde – De Profundis

Luna

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Libri e stupori dei viaggiatori

Il tempo del viaggio e le sue emozioni.
Partire solo per cambiar aria o per interessi culturali, per concedersi il meritato riposo o per andare in cerca di avventure, ci sono viaggi per tutte le tasche.
Pensiamo a noi e ai viaggiatori di un altro tempo, cosa ci distingue da loro?
Naturalmente noi possiamo usufruire di ogni tipo di mezzo di trasporto e un viaggio in treno nell’Ottocento era certo ben altra cosa.
E poi, quale significato ha il viaggio?
Ecco le parole di una figura autorevole:

The use of travelling is to regulate imagination by reality, and, instead of thinking how things may be, to see them as they are.

L’uso dei viaggi è di regolare l’immaginazione con la realtà, e, invece di pensare come possono essere le cose, vederle come esse sono.

Samuel Johnson

Vedere le cose come esse sono.
Eppure, in qualche modo, noi abbiamo già veduto tutto, abbiamo negli occhi luoghi nei quali non siamo mai stati e forse non ci andremo mai ma nella nostra mente ci sono le immagini di posti sconosciuti e questo naturalmente accade grazie all’ingegno dell’uomo e alle sue invenzioni.
Tutti conosciamo le cascate del Niagara, le distese di lavanda in Provenza e i deserti africani.

Lavanda

E forse non ci siamo nemmeno mai stati.
E’ una grande conquista, senza alcuna ombra di dubbio.
E d’altra parte viaggiare è sempre un’esperienza preziosa: esci fuori e vai a vedere le cose come  sono, proprio come dice il dottor Johnson.
Il mondo non è una fotografia, l’inquadratura di una webcam o un documentario, il mondo è fatto di profumi, voci, rumori e colori.
Il mondo è fuori e nessuno potrà mai raccontartelo in maniera tanto realistica, devi vederlo con i tuoi occhi.
Noi però abbiamo già visto tutto, ricordate?
Eppure.
Eppure mi viene da pensare a coloro che vennero prima di noi.
C’era quello che non aveva mai visto il mare.
Esempio banale, eh.
E l’altro, gli avevano raccontato com’era la neve ma la prima volta che la vide comprese cosa fosse.
E noi? Noi possiamo ancora stupirci e provare un tale senso di meraviglia?
Non so neanche se siamo capaci di calarci nei panni di queste persone, il nostro modo di vivere è molto distante dal loro.
E così, mentre ragionavo su questi argomenti, ho pensato di andare a sbirciare tra le pagine di alcuni miei libri, sono dei piccoli volumetti dedicati ai viaggi e risalgono alla prima metà dell’Ottocento, un’eredità di famiglia che ha trovato spazio sul ripiano di un comodino.

Libri

Ci sono i viaggi dell’esploratore Cook ed altri libri meno celebri, sono sempre testimonianze preziose e leggerne anche solo dei brani è una curiosa esperienza.
E ogni tanto mi diletto a cercare impressioni di viaggio, eccoci nel Nord Europa, agli inizi dell’Ottocento insieme all’illustre Leopoldo di Buch.

Una slitta mi fece attraversare il lago di Goesness. Questo modo di viaggiare è realmente il più spedito né la sinuosità della strada, né le salite, né le discese non ritardano affatto il cammino.

Libro

Ah che viaggio avventuroso!
A renderlo pericoloso sono i tanti lupi che si acquattano sul ghiaccio in attesa della loro preda, il nostro povero Leopoldo e il giovane conduttore della slitta, un ragazzino di appena otto anni, si perdono in una paurosa oscurità.
Il bambino però sa il fatto suo e porta il nostro a destinazione.
E poi cosa fa il nostro viaggiatore?
Come tutti noi racconta parla anche del cibo locale e in particolare di un certo pane di scorza.
Ecco, dice Leopoldo che viene preparato con una sorta di farina ricavata dalla scorza dei pini, con questa si preparano certe focacce che sembrano inventate da un cattivo genio per far insulto alla umanità.
Lieta di non averle mai assaggiate, tutto sommato.
Viaggi e memorie, stupore per ciò che si è veduto.
Corre l’anno 1788 e il Signor Chantreau approda in Inghilterra.

Libro (2)

E cosa lo colpisce? Tra le altre cose i mercanti di birra che vendono alle osterie la loro preziosa bevanda in pesanti mastelli.
Ogni oste svuota il proprio mastello e poi lo mette fuori dalla porta, in attesa che venga ritirato.
E su ogni conca è scritto il nome dell’oste al quale è destinato, questo allo scopo di prevenire i furti.
E cosa scrive il nostro Chantreau?

Ma pel forestiere tanti mastelli di stagno abbandonati sulle strade più frequentate senza guardiano sono uno spettacolo almeno per le prime volte che ha del meraviglioso.

Uno spettacolo. Meraviglioso.  Almeno per le prime volte. La scoperta, lo stupore di un uomo di un altro tempo.
Vi racconterò altre storie tratte da questi libri e lo farò presto.
Questo articolo è stato ispirato da un post della mia amica Giovy, Libri di Viaggio: le guide di Bradshaw, lo sguardo insolito di un insolito viaggiatore che anch’io avrei voluto conoscere.
Ed è così che bisogna guardare il mondo, sempre.
Con la meraviglia di uno che non ha mai veduto il mare e se lo trova davanti per la prima volta.

Libri (2)

Una cartolina per San Valentino

L’amore e i suoi dolci misteri, in questo giorno si celebra San Valentino e allora oggi è tempo di romanticismo.
E devo sempre dire grazie ad un amico, il solito impareggiabile Eugenio, giorni fa di sua iniziativa mi ha inviato una mail con queste belle immagini.
Forse potrebbero servirti per il 14 Febbraio? Così mi ha scritto, ve l’ho detto, sono una persona fortunata e le cartoline di Eugenio sono tutte bellissime, come sempre.
Il tempo dell’amore, uguale in ogni tempo.

1

They do not love that do not show their love.
Non amano coloro che non mostrano il loro amore.

E questa è l’immortale saggezza di William Shakespeare.
Ci sono tante maniere di mostrare i propri sentimenti, gli amanti le conoscono tutte.

2

E a volte scrivono poche righe dense di significato.
Lì, sulla cartolina.

3

L’amore in queste immagini del passato è dolcemente galante.
Lui le prende la mano e accenna a sfiorargliela con le sue labbra.

4

E poi le parole, a volte trovi quelle perfette per te.
Una cartolina per San Valentino, pensate alla fanciulla che ricevette proprio questa!

5

Un tenero bacio e un abbraccio complice, non occorrono altre ricchezze.

6

Una giovane donna dallo sguardo fiducioso e un gentiluomo dal fare protettivo.

7

E poi ancora fiori e parole, in una preziosa cartolina dipinta a mano.

8

E le note di un violino, un palpito nel petto e occhi sognanti.

9

E rare atmosfere settecentesche ma il tempo dell’amore è uguale in ogni tempo.

9a

Lui, lei e rose chiare e profumate.

10

L’emozione, la ritrosia, la gioia, la comunione di intenti, tutto in una sola immagine.

11

E osservate queste coppie di innamorati, hanno stile, eleganza e portamento armonioso.
Lui, lei e la strada da percorrere insieme.
Lunga, tortuosa, sconosciuta e foriera di immensa felicità.

12

Una cartolina per il giorno dei sospiri, non ci può essere nulla di più romantico.
E così si celebra la festa degli innamorati a casa di Miss Fletcher, buon San Valentino a tutti voi!

13

Per amore dell’arte

Chi è l’artista?
Trovo la definizione per me perfetta tra le righe di un autore che amo, queste sono le sue parole, le parole di Oscar Wilde:

No great artist ever sees things as they really are. If he did he would cease to be an artist.
Nessun grande artista vede mai le cose come realmente sono. Se lo facesse cesserebbe di essere un artista.

Trasfigurazione della realtà e fantasia, affabulazione e malia.
E ogni artista, a suo modo, esprime il mondo come lui lo vede, te lo racconta, prova a svelartelo, apre davanti a te varchi che conducono a universi  mai immaginati.
A volte è un bianco e nero, a volte è un caleidoscopio di colori.
Sono fatti così gli artisti, gli artisti lasciano la loro traccia nei luoghi più impensati.
E chi ama l’arte vive così, per amore dell’arte.

Via della Maddalena

Via della Maddalena

Libri e lettori

Di libri e lettori.
Uno dei miei pomeriggi in libreria, tra centinaia e centinaia di volumi non c’era quello che cercavo e così mi sono persa tra molti probabili compagni di viaggio.
Lo faccio sempre, vado in giro, passo da uno scaffale all’altro, mi fermo a sfogliare i libri in lingua, le biografie e i classici.
E come sempre mi stupisco, i romanzi del caro vecchio Dickens hanno un prezzo di copertina di gran lunga inferiore rispetto al bestseller dello scrittore di grido del quale molto presto nessuno ricorderà più il nome.
E invece Dickens.
E provateci voi a scrivere Il Circolo Pickwick.
Giro, penso, osservo.
Una libreria non è un luogo fisico, non è neppure un negozio, questo è chiaro.
Cosa cercano le persone in libreria?
C’è una ragazza con i capelli lunghi, pallida e semplice, sfoglia un romanzo che è diventato un simbolo, On the Road di Kerouac, lei sembra timida e quieta ma forse la sua testa è piena di sogni, forse ha un fuoco dentro che attende solo di divampare.
Un giovane dall’aria assorta davanti ai volumi di poesia, un signore di una certa età che sembra invece interessato ai testi di storia.
Il banco all’ingresso con le ultime novità, sono in parecchi a fermarsi, alcuni passano oltre, verso altre emozioni.
Nei libri cerchiamo qualcosa di noi?
Oppure desideriamo trovare puro svago ed evasione? A volte sì, a volte i libri sono la nostra via di fuga dal presente e dal nostro quotidiano.
In altri casi invece i nostri libri sono il nostro specchio, la parte nascosta di noi che non sappiamo vedere, ciò che ci assomiglia o che vorremmo essere.
Un’avventura, un amore appassionato, un’esperienza al limite delle proprie possibilità, un percorso nel nostro profondo.

The only important thing in a book is the meaning it has for you.
La sola cosa importante in un libro è il significato che ha per te.

E queste sono parole di William Somerset Maugham vere per ciascuno di noi, apri le pagine di un libro e troverai il tuo mondo oppure ne scoprirai uno nuovo a te sconosciuto.
Un intero ripiano dedicato ai manuali che insegnano l’arte di vivere e la felicità, quei libri con le copertine dai colori pastello, per ogni interrogativo una risposta.
E poi i testi dedicati al mistero grande dell’amore ancor più indecifrabile ed oscuro.
Vita, amore e felicità sono materie complicate.
E se esiste una via che conduce alla gioia molti di noi la cercano attraverso le parole degli animi tormentati e frementi di inquietudine.
Cerchiamo risposte e sovente i nostri libri suscitano in noi ulteriori dubbi ed altre domande, non è così anche per voi?
Il libro è l’inizio del viaggio, compri il biglietto e non sai precisamente a quale fermata scenderai, è  un tratto di strada spesso accidentato.
Leggi riga dopo riga, pagina dopo pagina.
E a volte comprendi che tra le tue mani c’è qualcosa di te, parole dalle quali non potrai più separarti.
Parole tue, parole che ti appartengono e raccontano una parte nascosta di te.

All books are divisible into two classes: the books of the hour, and the books of all time.
I libri sono divisibili in due classi: i libri del momento e i libri di ogni tempo.

(John Ruskin)

Table Talk, Oscar Wilde racconta

Table Talk, Oscar Wilde racconta, un libro di Thomas Wright che non può mancare nella libreria degli estimatori dello scrittore irlandese.
Il poeta che narra storie incantevoli, così fu definito Oscar a Parigi e così si legge nel pregevole testo di Wright, una raccolta dei racconti orali di Wilde suddivisi in aneddoti, favole e racconti biblici.
E si ritrova in queste pagine il raffinato affabulatore che amava inventare storie e poi narrarle ai suoi amici durante certe serate mondane, a quei fortunati che lo conobbero Wilde era solito raccontare anche le sue favole e le trame delle sue commedie.
Creava arguti gioielli della parola dalla struttura perfetta per poi presentarli al suo pubblico con garbo, con una certa teatralità e con la giusta modulazione della voce.
E allora immaginiamo di essere in uno di quei salotti mentre Oscar racconta Il ballo della Zia Jane.
Zia Jane vive nella sua grande casa nella contea di Tipperary e se ne sta per conto suo, con gli anni è diventata schiva, ma sapete cosa accade?
Un bel giorno arrivano i ricchi signori Ryan che sono diventati proprietari di una dimora sulla collina e intendono dare una fastosa festa.
E credete che Zia Jane possa tollerare una simile onta? No di certo, ma il finale del racconto non  è affatto scontato e non vi svelo nulla per non privarvi del piacere di scoprirlo.
C’è la vicenda dello scienziato e della sua palla magica, la favola della calamita e del mucchietto di limatura di ferro, con i granelli che parlano e borbottano.
E Wright ricorda quanto Oscar Wilde amasse inventare favole per i suoi bambini che rimanevano a bocca aperta ad ascoltarlo, viene citata la storia di certe fate che abitavano nelle bottiglie di un farmacista e davvero c’è da credere che i più piccoli potessero divertirsi un mondo ad ascoltare Oscar!
Il libro è una vera miniera di curiosi aneddoti, Thomas Wright correda ogni racconto di una breve introduzione e con grande abilità conduce il lettore al cospetto di Wilde.
E narra che i racconti di Oscar erano considerati talmente memorabili che sugli inviti alle cene veniva specificata la seguente frase: per conoscere Oscar Wilde e ascoltarlo raccontare una nuova storia.
Arguto e dissacrante, Oscar a volte proponeva alcune sue riletture personali di passi biblici e di celebri episodi della vita di Gesù.
Con il suo genio e il suo talento incantava, affascinava, riusciva persino a far sorridere coloro che avevano appena avuto un lutto, alcuni dei suoi ascoltatori annotavano ogni sua parola, altri si affidavano alla buona memoria, tra coloro che erano ammaliati dalle sue storie c’era anche André Gide che per Oscar nutriva una profonda ammirazione.
E Oscar stupiva il suo pubblico con le sue storie di spettri e fantasmi.
Una serata speciale, Oscar è ospite nella dimora dell’artista Arthur Hughes, tra gli invitati pare che ci fossero Charles Darwin e Dante Gabriel Rossetti, un parterre di gran pregio davanti al quale l’autore irlandese narra una storia, Il giovane pittore.
Un artista e i suoi dipinti, purtroppo le sue opere sembrano quasi prive di estro.
Il giovane possiede un pianoforte a coda dal quale un giorno, d’improvviso, si diffonde una musica sublime e che quadri escono dai pennelli del pittore con quelle note in sottofondo!
Ma chi sarà mai a suonare?
E che cos’è quella musica?
Il racconto viene pubblicato per la prima volta in questo volume e questo rende certo il libro ancor più attraente e accattivante per gli amanti di Wilde.
La grandezza del talento e le sue molte sfaccettature, Wilde una volta raccontò la vicenda di Narciso invitando i presenti ad ascoltare con gli occhi.
Ascoltare con gli occhi la magia delle parole, l’incanto dell’immaginazione del genio di Oscar Wilde.

Lots of people act well, but very few people talk well, which shows that talking is much the more difficult thing of the two, and much the finer thing also.

 Molte persone agiscono bene, ma sono molto poche quelle che parlano bene, questo ci dimostra che il saper parlare è la cosa più difficile tra le due ed è anche la più sottile.

(Oscar Wilde – The devoted friend)

Dell’amore

Scrivo dell’amore.
E in verità forse non bastano le parole che conosco.
Che cos’è l’amore?
Le parole sono già nelle poesie, nei romanzi, le parole sono una dolce musica ed un richiamo.
E spiegano certe nostre inclinazioni, spiegano la nostra vita.

Who loves believes the impossible.

 Chi ama crede all’impossibile.
(Elizabeth Barrett Browning – Aurora Leight)

L’amore raggiunge attraverso strade sconosciute, a volte davvero neppure si sa come vi si è giunti.
Ci si trova in un luogo, dentro a un’emozione che riconosciamo come nostra, dentro a un battito che sovrasta ogni altro suono.
E quella cosa lì, secondo me, è l’amore.

All love is sweet, given or returned.
Common as light is love, and its familiar voice wearies not ever.

Tutto l’amore è dolce, dato o restituito.
Comune come la luce è l’amore e sua voce familiare non stanca mai.
(Percy Bisshe Shelley – Prometheus Unbound )

L’amore tocca certi nostri abissi, certe profondità che non sapremmo spiegare.
L’amore esce dai confini della razionalità, guarda con occhi velati di illusione, a volte l’oggetto dell’amore è trasfigurato dal nostro sentire.
Arduo descrivere, narrare e spiegare certe emozioni, lo fanno altri per noi, usando le parole che vorremmo saper dire.

If thou remeber’rest not the slightest folly
That ever love did make thee run into,
Thou hast not loved.

Se non ricordi la minima follia
In cui amore ti fece incorrere,
tu non hai mai amato.
(William Shakespeare – As you like it)

La misura dell’amore non è il tempo, la sua misura è l’infinito.
E’ il sempre, l’eterno, l’assenza del limite.
E qui risiede la nostra emozione, il desiderio e sentimento.

Love, all alike, no season knowes, nor clyme,
Nor houres, dayes, months, which are the rags of time.

L’amore, sempre uguale, non conosce stagione o clima,
Né ora, giorni, mesi che sono i brandelli del tempo.
( John Donne – The sunne rising)

Amare, camminare su un filo, con il rischio di cadere a causa del vento che sconquassa il nostro animo e che fa perdere l’equilibrio.
Puoi precipitare, perdere e dovrai rialzarti, ancora.
E non smetterai di amare.

‘Tis better to have loved and lost
Than never to have loved at all.

E’ meglio aver amato e perso
Piuttosto che non aver amato affatto.
(Lord Tennyson – In Memoriam A.H.H.)

E ancora cercherai altre parole.
L’amore non è una definizione, una frase, una parola sola.
E’ una musica d’orchestra nella quale non sai distinguere tutti gli strumenti che insieme creano quell’armonia.
Ha bisogno di aria, di spazio infinito, di quella assenza di confini che è l’essenza dell’amore stesso.
Ha bisogno di esistere, al di là della ragione.

Love is not love
which alters when it alteration finds,
or bends with the remover to remove.
O no, it is a never-fixed mark
that looks on tempest and is never shaken.

 Amore non è amore
se muta quando trova un mutamento,
o se è pronto a recedere quando l’altro si allontana,
O no, è un faro sempre fisso
che sovrasta la tempesta senza esserne mai scosso.
(William Shakespeare – Sonetto CXVI)

L’arte, infiniti mondi

L’arte, la bellezza e la sua percezione.
Quali strade conosce l’arte per suscitare tensione emotiva?
E in che misura un’opera è in grado di colpirci e smuovere dentro di noi certi sussulti?

L’arte è fatta per disturbare. La scienza per rassicurare.

E queste sono parole di Braque, le condivido.
L’arte fa anche pensare, immaginare, sognare, crea tumulti interiori e sensazioni diverse.
L’arte sa essere eterea e gentile, una figura botticelliana suscita un senso di pace e di armonia.
L’arte è invece sensuale e sinuosa nelle donne di Gustav Klimt, alcune di loro sono davvero conturbanti e misteriose.
E’ gioiosa e vitale nei quadri di Fragonard, quelle fanciulle in altalena che lui dipinse sono la personificazione della grazia, guardate qui.
L’arte è l’oscuro lato della vita nelle linee di Egon Schiele, un pittore che amo tanto, a Vienna mi sono persa a guardare i suoi quadri, quelle facce distorte e quei corpi scarni, quegli occhi stralunati e sconvolti, c’era in loro il senso di bellezza seppur così trasfigurato e particolare.
La nostra percezione dell’immagine che stiamo osservando è anche il frutto della somma delle nostre esperienze, oggi sfogliando un libro d’arte mi sono ricordata di uno studio che lessi diversi anni fa sulla morale e sulla percezione dell’arte nell’epoca vittoriana.
Un grande scultore, Antonio Canova: pensate alle Tre Grazie, io non saprei immaginare nulla di più celestiale e distante dalla dimensione terrena.
Questa è la mia percezione, Gustave Flaubert, al contrario, trovava sensuale la statua di Amore e Psiche, se non la rammentate potete vederla  qui.
Vi pare possibile?
Il nostro sentire di uomini di questo tempo è diverso e lontano da quello dell’epoca dell’autore di Madame Bovary.
E ricordo che mi colpì leggere di un pittore che alla sua epoca suscitò grande scandalo, un maestro autore di molti capolavori: Edouard Manet.
La percezione dell’immagine, la figura femminile rappresentata nella sua naturalezza, un quadro che suscitò lo sdegno di certi benpensanti, Déjeuner sur L’Herbe, lo trovate qui.
Una colazione sull’erba, una fanciulla senza nulla indosso e due giovani distinti, un cesto di vivande, un’amabile conversazione.
E lo scandalo, lo stesso che susciterà Olympia, la potete vedere qui, ancora una donna mostrata nella sua nudità, non è celeste né ideale, non risponde neppure a certi canoni di bellezza: è reale e quindi suscita sdegno.
I quadri di Manet sono esposti nei più grandi musei del mondo, il tempo è trascorso e un velo di dimenticanza è caduto sui suoi detrattori.
Il tempo rende giustizia, rende eterno ciò che merita di esserlo.
L’animo di un artista, in parte fatalmente legato alla sua epoca, è anche capace di superarla, di vivere al di là di essa, di stupire e affascinare, di trascinare e suscitare emozioni, oltre il tempo.
E questa è grandezza e immortalità.
E tanti mondi, infiniti mondi da conoscere.

Grazie all’arte, invece di vedere un solo mondo, il nostro, lo vediamo moltiplicarsi e quanti più sono gli artisti originali, tanti più sono i mondi a nostra disposizione.

(Marcel Proust)

L’anima dei libri

L’anima dei libri.
I libri hanno un’anima, i libri sono come gli amici, ognuno sceglie i propri, alcuni sono più importanti, ci assomigliano, sono più vicini al nostro sentire.
E di loro rammentiamo ogni istante, ricordiamo il momento esatto nel quale la nostra strada ha incontrato la loro.
I libri hanno un’anima, a volte sorella e compagna di viaggio.
E allora quell’esatto istante sembra solo ieri, mentre invece magari sono trascorsi anni.
Era quel giorno.
Il giorno nel quale ho aperto un volume, l’ho sfogliato e desiderato.
Ed è venuto a casa con me, qui è restato, così si fa con gli amici, si tengono accanto perché di loro abbiamo un dannato bisogno.
La memoria di quell’istante.
Quando ci siamo incontrati, ricordi?
Ricordo.
Era gennaio, pioveva.
Ero al Camden Market di Londra.
James Joyce’s Ireland, uno studio di pregio e molte immagini e fotografie in bianco e nero.
Un mondo del quale avevo letto e studiato, una città, Dublino, tante volte immaginata e ancora mai veduta.
Un autore enigmatico, a volte oscuro, quanto sono attraenti le cose oscure e complicate?
Quel tuo nome assurdo da greco antico, io e Stephen Dedalus ci conosciamo da tanto!
Prendo in mano il libro, chiedo il prezzo.
Poche sterline, un vero affare.
Lo poso per estrarre il portafoglio.
E sono passati anni ma non ho dimenticato quel viso, è come se lo avessi veduto ieri.
Una giovane donna afferra il mio libro e a sua volta si rivolge alla commessa, vuole comprarlo.
Un istante tremendo nel quale ho visto svanire un compagno prezioso.
E’ della signorina, mi dispiace.
E ricordo anche lei, la libraia che disse questa frase restituendomi il sorriso.
Quando ci siamo incontrati, ricordi?
Ricordo.
C’era una bella libreria a Genova, la mia preferita.
Al suo posto c’è adesso una profumeria, ma la Libreria Di Stefano di Piazza Dante era speciale e ha lasciato una sorta di vuoto.
C’era un intero piano dedicato ai libri stranieri, trascorrevo lì ore ed ore.
Sfogliavo i volumi della Penguin, mi perdevo a guardare i quadri sulle copertine, scoprivo nuovi autori neppure tradotti in italiano.
E’ spesso e voluminoso eppure leggero.
International Thesaurus of quotations, pagato la discreta cifra di 29.000 Lire.
Una miniera di belle parole e di saggezza, ha ormai la copertina tenuta insieme con lo scotch ma va bene così, quando si tratta di amore vero non si bada alle apparenze.
Quando ci siamo incontrati, ricordi?
Ricordo.
Ero a un mercatino dell’usato, in Val Trebbia.
Un libro antico con la copertina rigida, prima edizione del 1879, Fratelli Treves.
Ha le pagine spesse e porose, numerose stampe con i personaggi e le scene principali del romanzo:  L’Assomoir di Emile Zola.
La disperata e tragica Gervaise Macquart, un libro che amo a tal punto da averlo letto un’infinità di volte.
E Gervaise ha trovato spazio su queste pagine in questo post, non avrei potuto far diversamente.
Quando ci siamo incontrati, ricordi?
Ricordo.
Ero ancora a Londra, ma in estate.
Ero appositamente partita con una valigia mezza vuota, lo spazio era destinato ai libri.
Che follie si fanno per coloro che amiamo?
E passavo interi pomeriggi in quelle immense librerie a più piani, un paradiso per me.
Due tomi, due compagni di vita senza i quali le mie giornate sarebbero prive di significato.
The complete works of William Shakespeare.
E sono tornata a Genova portando con me re e regine, traditori e cortigiani, nobildonne e buffoni di corte.
The complete works of Oscar Wilde.
E con me sono venuti anche i dandies e certe creature delicate e impertinenti, un pittore autore di un celebre ritratto e il suo modello.
E poi, comprato al castello di Hever, un piccolo cartoncino piegato in quattro.
Non è un libro ma contiene tre lettere: una di Enrico VIII, mentre le altre due sono state scritte da Anna Bolena.
L’ultima lettera di Anna al suo Re, parole belle e terribili, un giorno le condividerò con voi.
Quando ci siamo incontrati, ricordi?
Ricordo.
In una libreria che non esiste più, la piccola Feltrinelli della Nunziata, un negozio raccolto ed intimo, aveva una scaletta che portava a un piano inferiore, mi piaceva, era un luogo che sentivo mio.
Lo Zibaldone di Pensieri di Giacomo Leopardi.
Mi ha sempre affascinato il suo genio sofferto, da bambina ero stata a Recanati.
Quando andai nella sua casa e vidi la sua biblioteca pensai: da grande ne voglio una come questa.
Un’intera stanza con volumi fino alle pareti.
E lui che aveva camminato in quella casa.
E le sue poesie, versi ai quali sono affezionata.
Potrei continuare ancora ma non lo farò.
Ho giocato con la memoria, la mia memoria bella di alcuni dei miei amici più cari, i libri che hanno un’anima che ha incontrato la mia.
E rammento l’istante, l’istante esatto nel quale ci siamo incontrati.
E voi? E’ così anche per voi?
Ricordate lo scaffale, il luogo e la città nella quale avete trovato i libri dai quali non vi separereste mai?
E quanto tempo è trascorso?
Li tenete anche voi vicini?
E a volte li riprendete in mano?
E forse anche voi guardate al vostro passato, a quell’esatto istante.
Quando ci siamo incontrati, ricordi?
Ricordo.