Una fanciulla di nome Aurora

Camminò a lungo sopra a quei sassi tondeggianti non sapeva mantenere l’equilibrio e questa, in qualche modo, era per lei una sensazione inebriante.
– Attenta, Aurora, non farti male!
Quelle parole le risuonavano spesso nella testa, quante volte gliele avevano ripetute!

Sassi
Aurora Millicent Fairfax era stata una bambina cagionevole, certi inverni della sua infanzia li aveva trascorsi osservando il mondo da una finestra, nella sua casa a graticcio, nella pacifica Saint Albans.
Figlia unica, protetta come un fiore raro, era stata una bimbetta docile e paziente ed era poi divenuta una fanciulla fragile, ad ogni infreddatura e ad ogni debole colpo di tosse la mamma e le zie si mettevano a snocciolare speranzose preghiere al Padre Eterno affinché proteggesse la loro delicata creatura.
Il medico aveva suggerito per Aurora un soggiorno in un luogo dal clima tiepido e salubre, così la famiglia lasciò l’Inghilterra per stabilirsi in un’incantevole villa in Albaro.

SanFrancesco d'Albaro

Cartolina appartenente alla Collezione di Stefano Finauri

Giorno dopo giorno, come per una sorta di miracolo, Aurora era come rifiorita: sulla sua pelle diafana erano sbocciate minuscole e chiare efelidi, il suo respiro non era più affannato.
La signorina inglese conduceva un’esistenza quieta, Aurora suonava il mandolino e amava i libri, ne aveva un baule pieno e li trattava con il riguardo che si conviene, a volte tra quelle pagine deponeva piccoli fiori.

Mandolino

Prediligeva i romanzi di Jane Austen, le cupe atmosfere di Dickens e i versi di Keats: in quei volumi trovava mondi che non aveva mai veduto, viveva amori che non aveva nemmeno mai osato sognare.
La sua vita tranquilla all’improvviso subì un inatteso terremoto: senza dir nulla a nessuno, in certe luminose mattine apriva il cancello del giardino e si allontanava dalla villa.
Si comprenderà che i genitori di lei si dimostrarono da subito molto apprensivi al riguardo: Aurora dava risposte evasive, li rassicurava dicendo che andava a leggere davanti al mare e loro, per quanto preoccupati, decisero di non porle ostacoli.
La loro figliola in fondo era stata sincera, qualcuno disse poi che l’avevano vista intenta nella lettura, proprio là, dove le onde si frangono contro gli scogli.
Era certamente lei, Aurora Millicent Fairfax con il suo cappellino e i guanti scuri, l’abito celeste e gli stivaletti con i bottoncini.

Via San Giuliano

Cartolina appartenente alla Collezione di Stefano Finauri

Non era soltanto il canto della risacca a condurla in quel luogo, Aurora aspettava i pescatori.
Uno di loro, senza alcuna malizia, aveva suscitato la sua attenzione, la ragazza aveva anche vagamente intuito il nome di lui: il giovane si chiamava Taddeo e parlava una strana lingua cantilenante, un dialetto per lei incomprensibile.
Taddeo non sapeva nulla della Regina Vittoria o di William Shakespeare, lui era un uomo di mare, non conosceva una parola di inglese e certo non era mai stato a Londra, penso lei mentre da sotto il suo cappello lo osservava.
Taddeo aveva la pelle riarsa dal sole, il viso scuro come l’ebano, portava sulla testa un buffo berrettino e teneva i calzoni arrotolati.
Taddeo stava a piedi nudi nell’acqua, la signorina inglese non aveva mai avuto l’ardire di fare altrettanto!

Pescatori allo Strega

Cartolina appartenente alla Collezione di Stefano Finauri

Anche lui la notò, così dolce ed eterea Aurora non passava certo inosservata.
Furono diversi e ripetuti quegli incontri fugaci e silenziosi, ogni volta lui la omaggiava con dei piccoli doni che risvegliavano la meraviglia di lei.
Un pugno di sassolini colorati, conchiglie maestose che Aurora non aveva mai veduto prima.

Conchiglie

Un giorno Taddeo mise ai suoi piedi una stella marina rossa come il sangue, Aurora abbassò il suo libro e accennò un timido sorriso mentre la creatura degli abissi riguadagnò lentamente la via del mare.

Mare (3)

Dissero che l’avevano veduta spesso, proprio nel punto dove la strada compie una curva.
Gli amici di Taddeo giurarono di non saperne nulla, solo un certo Martino, con il fare di chi custodisce un prezioso segreto, svelò alcuni particolari che lasciarono attoniti i signori Fairfax.
Disse che un giorno aveva sentito la voce di lei, gioiosa e soave, non riusciva a smettere di ridere mentre cercava di pronunciare alcune parole in dialetto, era goffa e incerta in quei suoi buffi tentativi.
Aurora stava seduta sui sassi e Taddeo era in ginocchio, di fronte a lei.
E poi, d’un tratto, la signorina inglese si era tolta gli stivaletti e tenendo sollevati i lembi dell’abito aveva camminato nell’acqua mentre la spuma del mare accarezzava le sue caviglie.
Taddeo le era rimasto accanto come un angelo custode.

Mare (2)

E questo era tutto, da quel giorno Aurora Millicent Fairfax era scomparsa nel nulla e anche di Taddeo non c’era più traccia.
I signori Fairfax attesero la figlia per lungo tempo e tornarono spesso in quel luogo dove lei era solita fermarsi.
I libri di lei furono riposti nel baule, le corde del mandolino non suonarono più, rimase impressa nella memoria di loro il viso dolce di quella figlia tanto amata e protetta come un fiore raro.
– Attenta, Aurora, non farti male!
Le sentiva ancora quelle parole, erano indelebilmente impresse nella sua mente.
Taddeo le diede la mano e restarono lì, sulla scogliera, mentre l’orizzonte si tingeva di oro.

Mare

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Ogni persona è un romanzo, a volte non puoi leggere certe storie ma puoi giocare con la tua fantasia.
E allora osserva bene: vedrai un giovane uomo, è un pescatore di nome Taddeo, accanto a lui c’è una fanciulla dalla pelle chiara, è la signorina Aurora Millicent Fairfax, l’ultima volta l’hanno vista là, seduta davanti al mare.

Via San Giuliano (2)

Cartolina appartenente alla Collezione di Stefano Finauri

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Villa Negrotto e i sospiri di Mary Shelley

C’è una casa, a Genova, che fu scenario di giornate tristi.
E’ situata in un quartiere elegante a poca distanza da Corso Italia, qui giunse nel settembre del 1822 la scrittrice Mary Wollstonecraft Godwin, da poco vedova del celebre poeta Percy Bisshe Shelley.
Mary ha il cuore gravato dal peso di un dolore indicibile, l’abisso le ha portato via il suo compagno e con la spuma del mare si è dissolta anche la sua gioia di vivere.
Accadde in questo giorno, era l’8 Luglio del 1822 quando il mare ghermì il giovane poeta e il suo genio, alla tragica e prematura fine di Shelley ho già dedicato questo post che narra il tempo di lui e Mary a Casa Magni, a San Terenzo.

San Terenzo (2)

Il destino sa essere amaro e imprevedibile: Mary ha 25 anni ed è sola, Mary ha un figlio, un bambino di nome Percy Florence, Mary sa bene che ha il dovere di vivere per lui.
L’estate calda è per lei cupa e angosciante, è agosto quando in una sua lettera scrive queste parole:

All that might have been bright in my life is now despoiled.
Tutto ciò che poteva essere luminoso nella mia vita è ora distrutto.

Condivide questo momento difficile con Jane Williams, anch’essa ha perduto il marito Edward nel naufragio che ha spezzato il respiro di Shelley.
E’ tempo di lasciare i luoghi del dolore, Jane partirà alla volta di Londra e Mary invece si fermerà a Genova, in primo luogo soggiornerà all’Hotel Croce di Malta, a Caricamento, di questo albergo vi ho già parlato diverse volte in quanto ospitò molti celebri viaggiatori.

Hotel Croce di Malta

Mary cerca una casa, resterà in questa dimora per diversi mesi e con lei abiteranno gli amici Hunt con la loro numerosa prole, non sarà una convivenza facile.
Avrà il conforto di un caro amico, Lord Byron, sarà proprio Mary a trovare per lui la casa nella quale Byron abiterà, si tratta di Villa Saluzzo Mongiardino, un magnifico edificio in Via Albaro.

Villa Saluzzo (2)

Byron le commissiona la trascrizione di alcuni suoi testi, le presta libri e penne, la corrispondenza di Mary parte dalla casa di lui.
Su Villa Saluzzo c’è una targa che ricorda il soggiorno del poeta inglese, naturalmente questo tema merita il dovuto approfondimento e mi riprometto di scriverne presto.

Villa Saluzzo

A breve distanza, in Via Zara 24 b, si trova Villa Negrotto, la dimora che ospitò Mary Shelley.

Villa Negrotto (3)

E’ una zona tranquilla e affascinante, ricca di ville e giardini, nell’Ottocento doveva essere ancor più bucolica e quieta.
E malgrado tutta questa dolcezza i giorni genovesi di Mary Shelley furono amari, non c’era bellezza che potesse consolarla.

Fiori

Del resto, per quale ragione era giunta lì?
Percy era morto travolto dalle onde e Genova per Mary era una condanna.
Lo si evince dalle lettere che lei scrive da questa casa in Albaro, detestabile questa città che per lei è sinonimo di tristezza e solitudine, nelle sue missive ricorre spesso il termine malinconia.
Qui, scrive Mary, nulla mi parla di lui, soltanto il mare infido, il mare che lo ha ucciso.

Mare

E’ una donna ferita e carica di dolore e non trova conforto neppure nella comunità di inglesi residenti a Genova che le sono apertamente ostili.
Genova è solitarie passeggiate, rimpianto e isolamento.
Sola, le poche persone che frequenta non sembrano comprendere il vuoto che la pervade.
Sola, sola con gli scritti di Percy, tra quelle righe c’è tutto l’afflato della vita.

Villa Negrotto (4)

Sola, in un inverno amaro sferzato dal vento.
La sua giornata inizia alle nove del mattino, Mary scrive e studia, copia gli scritti di Shelley e si dedica al greco, ma la sua disperazione pare non abbandonarla mai.
Eppure, malgrado ciò, quando ormai sarà lontana da Genova in una sua lettera ne scriverà con nostalgia, ricorderà gli alberi fuori dalla sua finestra e il cielo splendente, il grande mare e le alture sinuose.

Villa Negrotto

E ci sarà Genova in uno dei suoi racconti dal titolo Transformation.
Sulla casa che la ospitò è stato apposto un marmo, in memoria di quel tempo che lei trascorse in questa città.

Villa Negrotto (2)

Lasciò Genova per tornare a Londra, nella capitale inglese l’attendeva il successo della rappresentazione teatrale del suo Frankenstein.

Villa Negrotto (5)
L’Italia con le sue dolcezze non seppe lenire il dolore della sua perdita, un amore trascinato via dalle onde, nel mare di Liguria, l’8 Luglio 1822.

San Terenzo (7)

Casa Magni – San Terenzo

Uno strano divieto in Piazza Leopardi

Albaro, un elegante quartiere nel levante cittadino.
Con la bella stagione mi capita di andarci, mi piace gironzolare per le creuze e arrivare fino al mare, in Corso Italia.
Magari anche voi visitatori potreste capitare da queste parti e così, come nel caso dei caruggi, ritengo opportuno segnalarvi certi divieti, non vorrei mai che passaste dei guai!
La primavera è vicina, in certi giardini alcuni alberi sono carichi di fiori dai petali di seta.

Fiori

Sole, ombra, cielo azzurro e nuvole passeggere.
E scale, conducono alla bella chiesa di San Francesco d’Albaro.

San Francesco d'Albaro

C’è una statua della Madonna, tiene le mani aperte, in un gesto carico di misticismo.

San Francesco d'Albaro (2)

E poi si arriva nella piazza dedicata al poeta Giacomo Leopardi.
E sì, in questa zona ci sono ville con sontuosi giardini e dimore nobiliari che ospitarono ospiti illustri, qui nella piazzetta raccolta trovate piccole casette basse dalla lunga storia.

Piazza Leopardi

Il campanile, alcuni rami ancora spogli.
Le suore con il loro candido abito e il passo affrettato, i bambini che corrono e giocano, una signora seduta sulla panchina a leggere il giornale.
E’ una giornata qualunque, in Albaro.

San Francesco d'Albaro (5)

E prima di andare altrove date uno sguardo al muro laterale della chiesa, vedrete un peculiare divieto al quale vi raccomando di attenervi.
Sapete, in Albaro come nei vicoli, è di rigore una certa severità e quindi potreste rischiare una pesante multa, ricordatevelo.

San Francesco d'Albaro (4)

Nella piazza che fu prato comunale, nel quartiere che scende verso il mare.
E insomma, niente giochi che danneggino gli alberi, mi pare logico.
E soprattutto, se avete al seguito del bestiame, alla larga!
Andate a farlo pascolare altrove, in Piazza Leopardi è severamente proibito!

Piazza Leopardi (2)

RicamAnto, sogni colorati tra le dita

Dal sogno alla realtà, la realizzazione dei propri desideri è un entusiasmante traguardo.
Lei è una mia amica incontrata tramite la rete, leggevo il suo blog ancor prima di avere il mio e l’ho sempre ammirata per la sua creatività e la precisione dei suoi lavori.
Antonella è una persona positiva, gioiosa e solare, conosce tutti i segreti e le tecniche di ricamo, maglia e uncinetto, il suo blog si chiama RicamAnto e lo trovate qui.
Da breve tempo RicamAnto è anche il nome del suo negozio, una fornita merceria situata in Albaro, in Via Pisa 4 r, a pochi passi da Piazza Leonardo da Vinci.

Ricamanto

E allora oggi scoprirete con me il sogno variopinto di Antonella.
Ci sono deliziosi bavaglini, completi per l’asilo e cose belle che faranno la felicità delle ricamatrici.

Ricamanto (3)

Diamo uno sguardo alla vetrina?
Naturalmente i lavori che vedete esposti sono opera di Antonella, troverete splendide idee per i vostri regali.

Ricamanto (4)

E strofinacci, presine e accessori che potrete ricamare voi stesse.

Ricamanto (5)

E all’interno ci sono morbidi gomitoli di ogni tinta e colore.

Ricamanto (6)

Ciò che lascia assolutamente a bocca aperta sono i lavori realizzati dalle sapienti mani di Antonella e se andrete nel suo negozio scoprirete che hanno anche dei prezzi decisamente convenienti, questi sono adorabili cappellini per i più piccini.

Ricamanto (7)

Rosa confetto, come si addice a un bimbetta vanitosa.
E sì, nell’angolo c’è anche una bambolina bionda, bellissima!

Ricamanto (8)

A volte le immagini parlano da sole, è vero?

Ricamanto (9)

Scarpine celesti con il fiocchetto e un maglioncino abbinato, ditemi voi se non sono una meraviglia!

Ricamanto (10)

E ancora rosa, nastrini e colori confetto.

Ricamanto (11)

E un’altra bambola, la sua gemella è già stata venduta, io la trovo perfetta.

Ricamanto (12)

Oltre a questo troverete tutto ciò che occorre se anche a voi piace ricamare, gli asciugamani hanno tinte vivaci e allegre.

Ricamanto (13)

E per la maglia non c’è che l’imbarazzo della scelta.

Ricamanto (14)

E poi tele per ogni necessità, io ho fotografato quelle a quadretti ma ce ne sono molte altre.

Ricamanto (14a)

E piccoli scampoli preziosi per le creative.

Ricamanto (15)

Da RicamAnto potrete far eseguire riparazioni sartoriali e troverete anche un vasto assortimento di intimo e calze per grandi e piccini.

Ricamanto (16)

E poi bottoni, fili, moulinè, aghi, forbici, ferri e ceste da lavoro.

Ricamanto (17)

Da un blog a un nuovo inizio, per il suo negozio Antonella ha anche creato una pagina Facebook, la trovate qui.
Lei è una persona competente e gentile, se andrete a trovarla avrete modo anche voi di scoprire il suo sogno colorato diventato realtà, con la caparbietà che sanno avere solo certi sogni che ci regalano energia e sorrisi luminosi.

Ricamanto (18)

A te Antonella il mio sincero augurio di tanto successo, te lo meriti davvero.
E a tutti voi che altro dire?
Ah sì, l’orario del negozio!
E’ appeso sulla porta di RicamAnto ed è naturalmente scritto a punto croce, lo accompagna una delizia di beige nata dalle abili mani della mia amica Antonella.

Ricamanto (19)

Gli splendori di Villa Brignole Sale

Correva l’anno 1584 quando il Marchese di Groppoli, Giulio Sale, acquistò una villa immersa nel verde della ridente Albaro.
Questa dimora e tutto il patrimonio del nobiluomo toccheranno in sorte a sua figlia Geronima andata in sposa a Giò Francesco Brignole, colui che apporterà notevoli migliorie e cambiamenti alla sontuosa villa.
Una residenza estiva, con tutti gli agi e con molte bellezze, attualmente Albaro è un elegante quartiere del levante genovese, ai tempo di Giò Francesco era distante dal fulcro della vita cittadina.
E lui, Giò Francesco, prediligeva le arti, la musica e la letteratura e amava circondarsi di uomini di cultura.
Li ospitava qui, nella sua villa.

Villa Brignole Sale (1)

Tra i molti che dimorarono presso il Marchese, anche il poeta Gabriello Chiabrera che omaggiò il padrone di casa con alcuni suoi versi.
Gli anni trascorsero e la villa passò nelle mani del figlio di Giò Francesco, Anton Giulio I e costui, ancor più di suo padre, era amante delle arti e della cultura.
Anton Giulio si dilettava anche con la scrittura, scrisse testi teatrali ed opere in prosa e in versi.
Frequentava uomini di lettere ed artisti di rilievo come Van Dick, autore dei ritratti di famiglia, quelle opere ora sono esposte Palazzo Rosso, museo della città ai nostri tempi, prestigiosa dimora dei Brignole Sale nel passato.
Laggiù, nella bella villa di Albaro, si tenevano feste e trattenimenti per i molti celebri ospiti.

Villa Brignole Sale (3)

La villa passò di mano in mano ai discendenti di Giulio Sale, fu di Anton Giulio II e in seguito di Giò Francesco Giuniore, Doge tra il 1746 e il 1748.
Alla fine dell’Ottocento la famiglia mise in vendita l’edificio che venne acquistato dalle Suore Marcelline, ancora adesso qui si trovano queste Religiose e qui si trova la loro scuola.
E sapete, mia mamma ha compiuto i suoi studi presso di loro, così siamo andate insieme a trovare le Suore e la Superiora mi ha cortesemente permesso di visitare parti della dimora che non avevo mai veduto.
Accedendo da Via San Nazaro ci si trova nella galleria che vedete in queste immagini, fu Giò Francesco Giuniore a volere che essa fosse finemente decorata.
Si cammina accanto a paesaggi dai colori tenui.

Villa Brignole Sale (4)

Villa Brignole Sale (5)

Villa Brignole Sale (6)

Sono decorazioni belle e raffinate.

Villa Brignole Sale (2)

La galleria si affaccia su uno splendido giardino all’italiana.

Villa Brignole Sale (7)

Brillano i vetri sotto la luce del sole.

Villa Brignole Sale (24)

E laggiù c’è un belvedere sulla città.

Villa Brignole Sale (9)

Le alture e le belle case di Albaro.

Villa Brignole Sale (11)

E sulla balaustra bianchi busti marmorei.

Villa Brignole Sale (12)

E un ampio albero al centro del giardino.

Villa Brignole Sale (13)

Una villa che ha conosciuto i fasti del passato.

Villa Brignole Sale (13A)

E poi, una stanza di passaggio e la delicatezza di certe decorazioni.

Villa Brignole Sale (15)

Sovrapporta dipinti in tenui toni pastello.

Villa Brignole Sale (16)

Un angolino dove sedersi.

Villa Brignole Sale (17)

E tutto è armonioso, curato e perfetto.

Villa Brignole Sale (19)

Ma ve li immaginate i batticuori e i corteggiamenti all’epoca del Marchese in questa saletta?
Non ci posso pensare, altrimenti mi viene da giocare con la fantasia!

Villa Brignole Sale (18)

Oltre, verso l’atrio.

Villa Brignole Sale (19A)

E marmo e ardesia sul pavimento.

Villa Brignole Sale (21)

Villa Brignole Sale (22)

E vetri rossi e bianchi.

Villa Brignole Sale (22A)

Al di là di questa porta c’è il giardino che avete già veduto.

Villa Brignole Sale (25)

E come vi ho detto questa ai nostri tempi è una scuola privata, ospita il nido, l’asilo e le elementari, un tempo alle Marcelline c’erano anche le medie e le scuole superiori.
C’è una bella sala multimediale, ci sono palestre e diverse aree per differenti attività sportive,  i bambini che studiano qui sono fortunati, hanno la possibilità di crescere in un ambiente bello e ricco di stimoli.
I colori sono quelli, sono i colori vivaci che piacciono ai bimbi.

Villa Brignole Sale (26)

E nell’edificio storico coesiste l’antico e il moderno, la parte dedicata alla scuola è molto curata.

Villa Brignole Sale (27)

La superiora mi ha mostrato certi vecchi attrezzi che usavano per le lezioni in altri tempi.

Villa Brignole Sale (28)

E io ho trovato bello che li abbiano conservati, sono preziosi anch’essi.

Villa Brignole Sale (29)

C’è la saggezza di certe parole, queste le ho particolarmente apprezzate.

Villa Brignole Sale (29A)

E c’è una chiesa, anch’essa moderna.

Villa Brignole Sale (31)

La luce gioca e crea effetti particolari.

Villa Brignole Sale (32)

E poi sali su per una scala e incontri una statua di Maria.

Villa Brignole Sale (33)

E ancora verso il piano nobile, dove si trovano certe antiche cassapanche.

Villa Brignole Sale (34)

Risalgono al ‘700 e vi è effigiata l’arma della famiglia, un leone rampante con l’albero di prugne per i Brignole e uno recante invece una croce per i Sale.

Villa Brignole Sale

Una porta si apre su un soffitto sui toni del rosa, è il soffitto del salone di rappresentanza.

Villa Brignole Sale (35)

E ancora un’altra stanza, una deliziosa bomboniera.

Villa Brignole Sale (36)

E resto ad osservare la composizione di fiori, apprezzo sempre il buon gusto.

Villa Brignole Sale (37)

Le Suore Marcelline sono dinamiche e intraprendenti, nel corso di questa mia visita ho scoperto con stupore che hanno dedicato una zona sita in un’altra parte dell’edificio a Residenza e Bed & Breakfast, questo è sicuramente un indirizzo da tener presente se siete di passaggio a Genova, trovate qui tutte le informazioni sul Soggiorno Marcelline.
E ancora, andiamo insieme sulla terrazza panoramica.

Villa Brignole Sale (38)

Si apre sulla città, sui tetti di Albaro.

Villa Brignole Sale (39)

E sul mare di Corso Italia, a poca distanza da qui.

Villa Brignole Sale (40)

Una villa immersa in uno splendido parco, tra prati e e alberi rigogliosi.

Villa Brignole Sale (41)

E in questo principio d’autunno i grappoli d’uva pendono dalle viti.

Villa Brignole Sale (42)

E grossi e succosi limoni maturano sui rami.

Villa Brignole Sale (43)

E’ stata una piacevole visita sia per me che per mia mamma, lei ha riveduto con gioia i luoghi della sua infanzia e in questa passeggiata ci ha accompagnato il sorriso gentile di Suor Ausilia, la Madre Superiora, a lei va il mio ringraziamento per avermi permesso di vedere la villa.
Nel giardino, in una nicchia, si trova una statua di Cristo, Egli  protende le Sue braccia verso chi Gli va incontro.

Villa Brignole Sale (44)

E tutto attorno c’è la verde quiete del Parco di Villa Brignole Sale.

Villa Brignole Sale (45)

Charles Dickens, un turista inglese a zonzo per La Superba

We could see Genoa before three; and watching it as it gradually developed its splendid amphitheatre, terrace rising above terrace, garden above garden, palace above palace, height upon height, was ample occupation for us, till we ran into the stately harbour.

Potemmo vedere Genova prima delle tre; e guardarla mentre gradualmente si sviluppava nel suo splendido anfiteatro, terrazzo sopra terrazzo, giardino sopra giardino, palazzo sopra palazzo, altura sopra altura, fu per noi una un’occupazione sufficiente, finché entrammo nel suo porto maestoso.

Parole di Charles Dickens, uno degli scrittori più significativi della sua epoca che ci ha lasciato personaggi indimenticabili, quali Oliver Twist e David Copperfield.
Parole tratte da Pictures from Italy, diario di un’esperienza dell’autore inglese che nel 1844 decise di intraprendere un viaggio in Italia, alla scoperta delle maggiori città, usanza in gran voga ai suoi tempi.
Il grand tour, così si chiamava la scoperta del vecchio continente.
E a Genova Dickens si fermò per un certo periodo, in Albaro.
Il quartiere è ai nostri giorni uno dei più eleganti ed esclusivi della città, ma ai tempi di Dickens era poco più che campagna, un sobborgo a poca distanza dalla città e dal mare.

Via Albaro

Cartolina appartenente alla Collezione di Stefano Finauri

La casa nella quale dapprima soggiornò lo scrittore si trova in Via San Nazaro ed è nota con il nome di Villa Bagnarello.
Un nome romantico, scrive Dickens, che però non dimentica di rimarcare che Bagnarello altri non era che un macellaio della zona.
The Villa Bagnarello or the Pink Jail, al suo arrivo lo scrittore ne ha un’impressione di immensa tristezza, parla di un piazzale pieno di erbacce e di questa casa, la prigione rosa.

Villa Bagnarello

Ma i dintorni, che splendore!

The noble bay of Genoa, with the deep blue Mediterranean, lies stretched out near at hand …
La nobile baia di Genova con il turchino Mediterraneo si stendeva lì vicino …

E poi le colline con le vette coperte dalle nuvole, i vigneti, i pergolati e i sentieri.
Andiamo con Charles Dickens, a zonzo per Genova, lui era un osservatore del mondo e delle persone che lo abitano.
Ma che strade strette in questa città, anche in Albaro, lo scrittore racconta di una signora che aveva preso casa da queste parti.
Fatto sta che il mezzo sul quale viaggiava rimase incastrato nel vicolo e non ci fu nulla da fare, non ci fu verso di riuscire ad aprire la porta e la signora, poverina, fu costretta a passare da una delle finestre, cose che capitano!
E sì, Via San Nazaro è un po’ angusta ma non esageriamo! Questi inglesi!

Via San Nazaro

Charles Dickens e i genovesi, che hanno il culto di San Giovanni Battista.
E quando c’è mare grosso, per placare la furia delle onde, portano le reliquie del Santo davanti alla tempesta perché questa si calmi.

La Mareggiata (4)

Charles Dickens e i genovesi, da queste parti molti si chiamano proprio come quel santo, Giovanni Battista.

which latter name is pronounced in the Genoese patois ‘Batcheetcha,’ like a sneeze.
che si pronuncia nel dialetto genovese “Baciccia” come uno starnuto.

E che spasso camminare tra la folla della domenica e sentire uno che chiama l’altro con questo nome a noi molto famigliare ma desueto per Dickens!
Un osservatore del mondo e del genere umano che si sofferma a contemplare i riti religiosi ed annota l’abbigliamento delle giovani donne che girano con il capo coperto dal mezzero, si incuriosisce a vedere gli uomini che si dilettano con le bocce o con la morra, si ritrova a descrivere certi gatti malandati che vivono in luoghi abbandonati.
Charles Dickens che consiglia una gita sulle alture, da dove si possono ammirare le valli del Bisagno e del Polcevera, lassù dove lo sguardo si perde a cercare il panorama.
Parla anche di una trattoria dove si mangia bene: taglierini e ravioli, salumi con i fichi, rognoni e fegati di montone.
Un osservatore sensibile e attento che cammina per la città, guarda, scruta le persone e i luoghi con desiderio di conoscenza, riuscendo a cogliere le sfumature del reale e i suoi contrasti:

There seems to be always something to find out in it. There are the most extraordinary alleys and by-ways to walk about in. You can lose your way (what a comfort that is, when you are idle!) twenty times a day, if you like; and turn up again, under the most unexpected and surprising difficulties. It abounds in the strangest contrasts; things that are picturesque, ugly, mean, magnificent, delightful, and offensive, break upon the view at every turn.

Sembra che ci sia sempre qualcosa di nuovo da scoprire. Ci sono i vicoli più straordinari e vie per passeggiare. Potrete perdere la strada (che piacere quando non si ha niente da fare!) venti volte al giorno, se lo desiderate; e poi ritrovarla, in mezzo alle difficoltà più sorprendenti e inaspettate. E’ ricca dei più strani contrasti, cose che sono pittoresche, brutte, abbiette, magnifiche, incantevoli e offensive.

E poi cammina, cammina per queste strade così strette, con le facciate di ogni colore.
Lo scrittore degli slums getta il suo sguardo sui caruggi e nota il degrado, negli androni dei palazzi che certo avrebbero bisogno di migliori cure e di maggior pulizia.
Strade così anguste, che non ci passa una carrozza ed è tutto un via vai di portantine a nolo, così si spostano i ricchi della città.
E di sera si vedono i portatori di lanterne che precedono queste portantine, facendo luce nei buio dei vicoli.
E ci sono i muli con il campanello al collo.
Andate nei caruggi e immaginate di avere al vostro fianco Charles Dickens, non vi sarà difficile immaginare tutto questo.
E poi, in ogni dove ci sono botteghe, ognuna con negozianti del medesimo genere, cita Via Orefici e il Borgo dei Librai, ormai perduto.

Via Orefici

E certi palazzi nobiliari, avvolti in quella penombra, dove non li raggiunge mai la luce del sole.
E poi ancora le farmacie, dove vanno a leggere i giornali molti avventori, tra loro diversi medici che restano lì in attesa di pazienti.
E li descrive come uomini dall’aspetto serio, compresi nel loro ruolo, mentre si appoggiano al pomello del bastone da passeggio.
Genova secondo Charles Dickens, l’autore inglese ne scrisse ampiamente e mi riservo di parlarvi ancora di lui nel prossimo futuro, c’è ancora molto da narrare in proposito.
In Albaro a Villa Bagnarello è affissa una targa che ricorda il soggiorno di questo illustre ospite.
Vi rimase per tre mesi, per trasferirsi poi altrove, in un altro luogo che lo impressionò molto favorevolmente.

Charles Dickens - Targa

E ugualmente fu per certe strade della città, le più belle ed eleganti, con i loro edifici nobiliari.

Via Balbi

Via Balbi, Cartolina appartenente alla Collezione di Stefano Finauri

Strade per le quali Dickens scrisse queste parole, parole che sono anche nostre:

When shall I forget the Streets of Palaces: the Strada Nuova and the Strada Balbi! Or how the former looked one summer day, when I first saw it underneath the brightest and most intensely blue of summer skies: which its narrow perspective of immense mansions, reduced to a tapering and most precious strip of brightness, looking down upon the heavy shade below!

E potrò mai dimenticare le Strade dei Palazzi: la Strada Nuova e la Strada Balbi! O come la prima mi apparve in una giornata d’estate, quando io la vidi per la prima volta sotto il più brillante ed intenso blu dei cieli estivi: che la sua ravvicinata prospettiva di immense dimore, ridotta a una striscia sottile e preziosissima di luce, guardava giù sulla pesante ombra al di sotto!

Il cielo.
Il cielo di Strada Nuova.

Via Garibaldi