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Posts Tagged ‘Alberi’

In questo inizio di settembre è previsto l’arrivo della pioggia ed io ritorno a quell’unico giorno d’agosto in cui ho sentito il suono del temporale.
In Val Trebbia la pioggia sa essere potente, fragorosa ed incessante.
Arriva così, con le nuvole bianche che sovrastano l’orizzonte.

Abbracciano i monti, li sommergono.
La pioggia è vita, rigenera i boschi e accarezza le foglie.

E il sole, a volte, fa capolino, illumina gli alberi bagnati e il verde sembra ancora più intenso.

E poi lotta con le nuvole, nel cielo della Val Trebbia.

Non si dovrebbe perdere un istante di certi temporali.
Bisogna solo restare alla finestra ad osservare le cime dei monti.

Aria fresca e suoni, una musica di gocce sulle persiane.
E lassù il fragore dell’acqua.

La pioggia rapida, irrequieta, interminabile.
E muta il panorama, avvolge ogni cosa nel suo mistero: gli alberi e i fiori, i frutti che pendono dai rami e i fili d’erba fragili e tremanti.

Posa davanti ai tuoi occhi un velo sottile e impalpabile.

La pioggia della Val Trebbia ha il profumo del bosco e delle foglie, del muschio e della terra.
E tutto si confonde, in questa magia incantata.

E poi una corsa, sotto la pioggia, io e le mie amiche abbiamo cercato riparo in un portone.
E intanto l’acqua continuava a cadere giù, scivolava sui tetti e sulle grondaie, davanti a una finestra di legno e alla Madonnina nella nicchia.

Poi ha smesso e ha lasciato nell’aria la sua freschissima fragranza.
E a terra la mia pozzanghera, quella non è una pozzanghera qualsiasi, io lo dico sempre.

E tutto è parso più lucido, brillante e lucente.

Mentre le nuvole ancora lambivano le cime dei monti della Val Trebbia.

Ed è scesa la sera e il sole ha inondato di oro l’orizzonte, dopo il temporale, a Fontanigorda.

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C’è un orizzonte senza fine, oltre i prati e oltre gli alberi, nel silenzio dei monti che circondano Fascia.
Nell’aria calda di un pomeriggio di agosto quel silenzio è la parola dell’universo, la sua espressione più vera.
In quel verde vibrante di luce, fremente di vita nascosta.

Scivola il sole sui tetti di tegole, accarezza i muri di pietra.

Ha una gentile prepotenza il silenzio, nel continuo divenire delle stagioni e nel ciclo dei giorni che mutano piano, nel ritmo del tempo che scorre.
Ha tutte le parole che non sappiamo dire la vastità del mondo, sussurri che a volte non sappiamo sentire.
Sii semplice, sii umile davanti alla grandezza delle cose che non sai capire.

Alberi, tegole rosse e un soffio di vento leggero, cielo lucido e lucente nell’estate di Fascia.

Nel silenzio dei monti vigile è lo sguardo di coloro che in questi boschi hanno combattuto per la libertà, a Fascia c’è un monumento ad Aldo Gastaldi, il partigiano Bisagno.

C’è fierezza e intensità negli occhi di coloro che conoscono il silenzio e sanno comprendere i suoi significati.

Mentre il sole luccica tra le cime degli alberi e travolge con il suo chiarore la strada, i tetti, le case.

Nell’immensità del silenzio dei monti che abbracciano Fascia.

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Gli angeli di Fontanigorda si ergono ritti sulla chiesa.
Suonano una musica soave che si confonde con il canto delle foglie e del vento, è una melodia che accompagna il volo leggero delle farfalle e delle creature dell’aria.
Angeli di incomparabile grazia nei gesti e nella postura.

E scendendo dal Bosco delle Fate così li vedrai, mentre diffondono le loro note celestiali tra gli alberi frementi.

Le ali ampie, la mano sul petto, un fiocco che chiude l’abito.
E lo sguardo rivolto verso l’infinito.

Silenziosi custodi di una chiesetta di campagna, angeli dei prati, dei fiori e dei boschi.
Tra le tegole rosse e il cielo blu della Val Trebbia.

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L’altra mattina, in Spianata Castelletto.
Mi fermo e mi accorgo di non essere sola.
Su un certo albero ci sono ospiti ciarlieri, loro sono due e vanno e vengono.
Si posano sui rami, sono i cardellini.

Uno dei due sempre a becco aperto, ammetto di avere avuto qualche difficoltà a capire cosa stava dicendo.

E poi un voletto, un giro e il ritorno.
Una sistemata alle piume, una cantatina e poi via, di nuovo.
E rieccoli ancora sempre insieme, sempre sugli stessi rami.

E così ho pensato che lassù dev’esserci la loro casa, il loro piccolo nido.
A dire il vero durante la loro assenza mi è anche sembrato di vedere un leggero movimento tra le pigne.
Saranno i piccoletti?
Loro due, comunque, facevano questo andirivieni con regolarità.

E no, non intendo rivelare il punto preciso in cui li ho visti, anche i cardellini hanno diritto alla loro privacy!

Tornerò a trovarli sicuramente, con i colori accesi delle loro piume non è poi così difficile scorgerli.

Sono in due e stanno proprio là, tra quei rami c’è la casa dei cardellini.

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Villetta Di Negro, luogo di giochi spensierati dei più piccini: lo è stata per noi, lo è stata anche per tanti bambini che sono nati molti anni prima di noi.
Sotto ai verdi alberi, davanti a Piazza Corvetto.

La libertà di giocare, scoprire, cadere e rialzarsi, semplicemente la gioia di vivere dell’infanzia.
E siamo in molti ad avere teneri ricordi di questo luogo, della sua cascata scrosciante e della magia di questo parco incantevole.

Corri, corri e attraversa il ponticello.

E salta la corda, insegui la palla, ridi che ti vengono le fossette e poi ti sorridono anche gli occhi.
E quanti piedini hanno calcato i viali della nostra bella Villetta?
Tanti, anche questi.
Scarpette con il passante, calzettoni al ginocchio e tutta la vita davanti.

Ritratto di famiglia a Villetta di Negro.
Espressioni serie e compunte, un bimbetto vestito alla marinaretta, la sua sorellina ha invece un soprabitino candido e un grande fiocco chiaro sulla testa.
Un istante, un pomeriggio da ricordare.
E poi verranno altri anni, forse più difficili, resteranno le memorie.
Ti ricordi?
Andavamo sempre a Villetta Di Negro.
Ti ricordi?

A fissare questo momento fu un fotografo dal nome altisonante e quando ho comprato queste fotografie ho fatto una bella scoperta.
Alfonso Bonadiman doveva avere il senso degli affari e infatti aveva uno studio proprio a Villetta Di Negro, lo si legge sulle sue fotografie che sono rifinite con una sorta di cornicetta e con una scritta in puro stile Liberty.
Molte notizie più dettagliate si trovano in Vivere d’Immagini, il magnifico libro di Elisabetta Papone e Sergio Rebora, su quelle pagine ho letto che lo studio di questo fotografo rimase irrimediabilmente danneggiato durante la II Guerra Mondiale.

Per lungo tempo, tuttavia, il fotografo immortalò i molti visitatori della Villetta.
Il tempo non puoi fermarlo, non puoi trattenerlo tra le mani.
Resta un’immagine, un momento della tua vita e ti rivedi come eri e magari eri una bimbetta coi capelli chiari, seduta sul passeggino accanto al fratello maggiore.
E ti ricordi?
Il cerchio, ti ricordi quanto ci abbiamo giocato?

Là, nella nostra amata e cara Villetta Di Negro.

Ritratto di famiglia e di momenti felici, su una panchina all’ombra degli alberi.

E ti ricordi?
Eravamo piccoli, quando siamo diventati grandi abbiamo comunque conservato lo stesso sguardo, la stessa espressione.
Noi, siamo rimasti noi.

Ti ricordi?
Eravamo noi, noi tre.

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Sono andata a salutare gli alberi, in queste giornate di sole alcuni di essi ci incantano con la loro bellezza.
Fiorisce il glicine generoso, sui pergolati, davanti alle finestre, contro i muraglioni.

Si arrampica sulle grate, si posa gentile davanti a misteriosi volti di un altro tempo.

Sopra un cancello, davanti a un palazzo di Carignano e di fronte ad uno splendido risseu.

Sono andata a salutare gli alberi che conosco bene, li rivedo vestirsi di nuovi fiori ad ogni primavera.
Un inchino a te, maestoso glicine di Via Piaggio.

E a te, magnifico ciliegio giapponese.

E ancora oltre, un trionfo di petali gialli, un’esplosione di profumi e bellezza.

E poi la delicatezza dei lillà.

Ancora qualche passo, su per la salita di Via Domenico Chiodo e oltre quel mare di bocci il mare di Genova e la Lanterna.

E un piccolo fiore di campo è cresciuto proprio tra loro, è un tipo semplice ma si vede che ama l’alta società.

E ancora, salendo, il panorama si svela in questa maniera e sono di nuovo cartoline di Genova e glicini.

Non sono l’unica ad amare questi alberi dal dolce profumo, c’era un ospite che andava e veniva, se avessi voluto immortalarlo non ci sarei mai riuscita.

Delizia di fiori sfumati, il glicine regna sovrano.

E sì, taluni passano da un fiore all’altro, in continuazione!

E ancora specchi, muraglioni e ancora azzurro.

Trionfo, meraviglia e stupore.

E rami che si stagliano contro il cielo.

Su questo grande albero due gazze petulanti, andavano e venivano, volavano insieme.

Una sosta all’ombra, due chiacchiere e poi ancora via, lontano.

E intanto i petali rossi fremono nell’aria tiepida.

E l’albero di Giuda si protende verso il sole.

Il glicine dondola su un orizzonte calmo.

E tutto è perfetto, in questo tempo di primavera.

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Ritorno a scrivere di una piazza di Genova che già in passato avete veduto su queste pagine, è primavera e la stagione dei nuovi tepori sa rendere certi luoghi ancor più suggestivi.
Ne sono certa, se in tutte le piazzette dei caruggi ci fossero alberi curati e rigogliosi il nostro centro storico sarebbe ancora più affascinante.

Sbocciano i fiori in Piazza Lavagna, colorano le prospettive di aprile.

E la primavera sfiora le persiane chiuse.

Dondola dolcemente tra il chiaroscuro di questi vicoli.

Trionfa contro il cielo turchese di Genova.

E qui, in Piazza Lavagna, diviene una melodia di fiori in boccio, caruggi e panni stesi.

Rosa tenue e delicato di questa stagione.

E sfumature di vicoli, in questo tempo di aprile.

Chiara e fragile è certa bellezza, si lascia ammirare solo per breve tempo e per questo è ancor più rara e preziosa.

E sono romantici certi scorci di Piazza Lavagna, tra alberi in fiore e ombrelloni chiusi.

Linee e geometrie della città vecchia.

E c’è un gatto nero disegnato con pitture e pennelli.

Questa è la primavera in Piazza Lavagna: tendine scostate, tinte accese e garbate fioriture.

E un effimero candore di petali leggeri.

Nel tempo di aprile, nella dolcezza di una stagione nuova.

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Una primavera tutta rosa ed è iniziata così, con piccoli odorosi indizi pronti a sbocciare al sole.

Il cielo azzurro, il mare calmo e la dolcezza della vita che si rinnova.

E poi i petali si sono aperti mostrando la loro delicata bellezza.

E ancora alberi, alberi che sovrastano le strade che percorriamo, sono preziosi gli alberi di città.

Un cielo capriccioso e chiaro di nuvole e ancora rosa, leggero e romantico.

Sfumature confetto, lievità di una stagione nuova.

Fragili, piccoli fiori, sottili ramoscelli tenaci.

Sospesi nel calore del sole anche nei miei caruggi.

Una primavera tutta rosa, un tempo dai colori sempre più intensi.
Nei giardini, nei viali, ovunque sbocci e fiorisca la vita, secondo i ritmi della natura.

Una primavera tutta rosa: inizia piano, quasi timida, poi si lascia andare, libera e vivace.
Attorno a noi, regalando armonia ai nostri sguardi, donando ulteriore bellezza alle nostre giornate.

Benvenuta primavera, con le tue dolci sfumature di rosa.

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L’altro giorno scendendo verso il centro sono passata dal Carmine, ormai lo sapete, è una delle mie passeggiate preferite.
E così l’ho veduto, l’albero con i suoi rami carichi di fiori rosa si stagliava tra le case di Salita di Carbonara.
Qui, al Carmine, in questo fazzoletto di Genova dove il verde non manca, qui dove abita un grande melograno e un giuggiolo dalla storia centenaria, come natura vuole ognuno di essi ha la propria stagione.

Marzo di cielo di turchese e di rami generosi.

Il re di questo giardino è un pruno, in questi giorni sembra nel pieno della sua fioritura.

Bellezza vera, splendore di rosa.

Con i suoi rami protesi verso il cielo azzurro.

E poi, salendo verso San Bartolomeo dell’Olivella dove hanno casa gli ulivi ho trovato ancora fiori dalle tinte tenui, davanti a una finestra.

E corolle color del sole sopra una grondaia.

Pianticelle, foglie e panni stesi.

E fresie candide e profumate che si affacciano sulla creuza.

Ancora non è primavera ma al Carmine già ci sono i suoi colori e i suoi profumi.

Restano chiusi gli ombrelloni dalle tinte vivaci, presto verranno aperti per donare piacevole ombra.

E poi, qui, dove cammino sempre volentieri.
Una bamboletta, un cestino e altre sfumature di rosa.

Fanno capolino i rami spogli del giuggiolo.
E il cielo è così blu, sa essere così semplice e immediata la bellezza, naturale e viva.

Torno, torno sempre in Piazza della Giuggiola e ritrovo la consueta sinfonia di Genova.
Una Madonnetta, fili da stendere, una piazzetta che amo particolarmente.

E la pura freschezza degli agrumi.

A marzo, qui, limoni e panni stesi.

E ancora fiorellini e vasetti di coccio.

Non è ancora primavera ma si attende il suo arrivo con garbo, preparandole lo scenario, contribuendo a rendere questi luoghi ancor più incantevoli.

Siamo noi a dover portare un pizzico di fatata magia nelle nostre vite, secondo me certi sanno farlo meglio di altri.

Qui, a marzo, quando manca davvero poco alla stagione dei fiori: la si aspetta, seduti ad un tavolino in un giorno di sole, in Piazza del Carmine.

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Verso sera, quando il giorno sta per finire, davanti alla riva dove riposano i gozzi.

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Mentre una sfumatura leggera di cipria vela il confine del mare.

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Quando è così, mentre il vento leggero accarezza la pelle, in Corso Italia.

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Voci di pescatori, attese, onde e giacche a vento.

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La ringhiera alla quale appoggiarsi e la costa, le mie amate prospettive di Liguria.

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Sassi, sassi e gabbiani dalle ali bianche.

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E scogli affioranti e ancora un vigile gabbiano, accanto a lui due cormorani, non mi sembra di averli mai veduti in Corso Italia.

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E non sapevo nemmeno cosa fossero e quindi ho chiesto ad un amico, lui mi ha così svelato il nome dell’uccello dalle ali scure.
Verso sera, i cormorani.

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E poi anche un piccoletto posato tra i rami spogli di un albero.

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E la spiaggia, il mare azzurro, la primavera così vicina.

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E le panchine e un lettino aperto per scaldarsi al tepore del sole.

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Un piccola vela temeraria e una grande imbarcazione che fiduciosa solca il mare.

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Le cabine e i colori vivaci dell’estate che verrà.

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E i delfini guizzanti sul fondo di una piscina vuota.

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Mentre il giorno ci lascia, lentamente.
Ognuno ha il suo viaggio, una meta da raggiungere e una rotta da seguire.
Certi, a volte, restano immobili ad ammirare l’orizzonte.

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Mentre il mare si veste di luce abbagliante.

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E il sole scende piano riflettendosi sulle acque quiete.

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Illumina e brilla, lambisce la riva, il profilo increspato delle onde, i lampioni.

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Verso sera, quando il giorno sta per finire e il mare di Genova luccica di oro.

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