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Posts Tagged ‘Alberi’

Nel tempo dell’inverno qui sul terrazzo ha aperto il punto di ristoro per piccoli pennuti, è freddo e anche gli uccellini meritano il giusto conforto.
Qua e là ci sono delle ciotoline con dentro cose buone per loro ed io spero che i piccoletti si passino la voce e che arrivino sempre più numerosi.
Sapete, qui gironzolano tipi del genere.

E poi ci sono uccellini panciuti e per rimanere così in forma hanno bisogno di buon cibo.

Ora, io non so quanti uccellini mangino sul terrazzo, non riesco mai a vederli però li sento cinguettare e sono certa di avere qualche cliente.
Nel dubbio, comunque, mi premuro di informare anche quelli che se ne stanno un po’ più in là.

Certo, non è che sia proprio semplice chiacchierare con una cinciarella che se ne sta a testa in giù tra le pigne!
In ogni caso mi sembra che abbia capito, infatti ha detto che verrà a trovarmi.

Troverà compagnia, qui sul terrazzo passano sempre dei bei tipetti!

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Vi porto ancora nella mia Fontanigorda, delizioso paesino della Val Trebbia meta delle mie vacanze estive.
E faremo una passeggiata nel tempo, tra immagini di ieri e di oggi.
In altri anni a Fontanigorda c’erano meno edifici rispetto ai nostri tempi, resta comunque inconfondibile e la riconosco in questa cartolina pubblicitaria dell’Albergo San Giorgio.

E poi sono state costruite nuove case, è cresciuto il numero dei villeggianti e generazioni di genovesi hanno imparato qui ad andare in bicicletta, a cadere e a rialzarsi con le ginocchia sbucciate, a saltare la corda, ad andare per funghi, ad ascoltare il canto dell’acqua che sgorga gioiosa dalle fontane e a farsi incantare dalle magie del bosco.

Sulla Piazza della Chiesa ci sono delle comode panchine, nei giorni e nelle sere d’estate ci sediamo qui e restiamo a chiacchierare, lasciando scorrere lento il tempo.

E là dietro, all’angolo con la strada che porta al Bosco delle Fate, c’è ancora il bar dove tutti ci fermiamo per prendere un gelato o un aperitivo, ora il suo nome è Oasi Bianca ma noi lo chiamiamo semplicemente Oasi, ecco.
E già allora, in altri anni, c’era un gruppetto di avventori davanti alla porta, si nota anche una scala appoggiata al muro.

Ti compri il tuo ghiacciolo e poi te ne vai a fare una passeggiata e a godere della frescura degli alberi.
L’ immagine seguente per un attimo mi ha lasciata perplessa ma là dietro ci sono i monti meta delle escursioni, si vedono uno steccato e una curva e questa sembra essere proprio la strada che conduce al Bosco delle Fate, lo spazio verde sulla destra dovrebbe essere quello che oggi ospita i campi da tennis.

Oltre questa salita, nell’abbraccio dei monti.

Una passeggiata lassù, al Bosco delle Fate per poi ritornare ancora su questa piazza che davvero non è molto mutata.
Il glorioso Albergo San Giorgio ha terminato la sua attività diversi anni fa, ora là ci sono abitazioni private.

E Fontanigorda con le sue casette di tegole rosse resta ancora un gioiellino.

E guardiamo insieme una diversa immagine di un’altra stagione.
Inverno rigido e freddo, nelle cascine si ammassa la legna per riscaldarsi nel tempo del gelo.

E le cascine ci sono ancora, non ci sono tante differenze rispetto alla fotografia d’epoca.

E si tratta ancora di una cartolina pubblicitaria del San Giorgio, ingrandendone una parte si nota che il nome dell’albergo era dipinto sull’edificio.
E c’era la bianca visitatrice posata sul profilo dei monti.

Era il tempo del freddo, quando la neve scende soffice sui rami e sui prati sotto al cielo chiaro della Val Trebbia.

Era inverno e questa è una cartolina da Fontanigorda.

Luogo delle mie vacanze, paese amatissimo che regala incanti in ogni sua stagione.

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Se andrete a Celle Ligure fate come me e seguite il consiglio di una mia cara amica, è stata lei a suggerirmi di cercare questo punto panoramico certo notissimo a tutti coloro che conoscono bene Celle Ligure.
Per arrivare lassù occorre prendere un’ascensore che si trova nell’estremo ponente del paese: terminata la spiaggia, invece di proseguire sulla Via Aurelia, alla vostra destra troverete una salita, dopo pochi metri c’è l’accesso all’ascensore Bottini che è completamente gratuito.
E vi porta lassù, in alto.
Dopo una breve passeggiata lungo una via con magnifiche ville giungerete alla Pineta Bottini e davanti a voi troverete il mare lucente.

E sotto di voi vedrete la costa, la spiaggia e le case di Celle Ligure.

Là dove cielo, mare e terra si incontrano in perfetta armonia.

E potete sedervi ad ammirare il panorama.

Mentre il vento sospinge le vele per la gioia dei naviganti.

Con questi scorci di Liguria in una giornata incantevole.

Colori tenui, la spiaggia di sabbia e l’onda che lenta accarezza la riva.

Sotto ad alberi imponenti protesi verso il sole in un incanto di luce autunnale.

In un magnifico angolo di paradiso dove regna l’armonia.

Tra i corbezzoli carichi dei loro frutti.

Mentre pendono dai rami le casette per gli amici uccellini.

E non occorrono molte parole, è tutta davanti ai vostri occhi la perfezione di questa parte di Liguria.

Giungerete lassù con questa ascensore.

E oltre il vetro già potrete ammirare lo splendore che vi attende.

Una meraviglia di Liguria, tutta la bellezza di Celle Ligure.

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Le parole della pioggia sono come musica, si posano lievi sulle foglie leggere.

Scivolano giù, goccia dopo goccia, in una danza armoniosa.

Sono gentili certe parole, accarezzano la vita e le donano respiro.

Silenziosa pioggia notturna che cade e dona freschezza al nuovo giorno, acqua trasparente che ravviva i colori e le sfumature di autunno.

Quando le foglie sembrano fiori sbocciati.

E là, sospesa nell’aria, una goccia avventurosa.

E tra le parole che raccontano la pioggia una è un’armonia di suoni ed è una parola da ricordare: petricore.
È un termine scientifico usato per indicare il profumo che la pioggia sprigiona quando cade sulla terra asciutta.
Petricore, una melodia di sillabe che evoca la bellezza di quelle gocce gentili.

Alcune restano in equilibrio sui rami, mistero bellissimo della pioggia.

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I posti che amo di più sono anche quelli dove torno più spesso.
Sono sul mio cammino e nel mio quartiere, sono luoghi sempre cari e frequentati in diversi momenti della vita.
Era primo pomeriggio, dopo una mattinata di pioggia, davanti all’ascensore di Castelletto.
E qui trovi sempre qualcuno che se ne sta in pace e in beata solitudine, godendosi preziosi istanti su una panchina.
Un libro tra le mani, una musica in testa e tutto il tempo del mondo.
Poi è arrivato il ragazzo con lo zainetto, forse tornava da scuola e magari tra una ventina d’anni pure lui passando di qui dirà che questo è uno dei posti che ama di più.
La linea del cielo che si fonde con l’azzurro del mare, il profilo armonioso della ringhiera, una superba pozzanghera e quell’albero maestoso che si specchia nell’acqua.
E allora non credo di dovervi spiegare per quale ragione questo sia uno dei posti che amo di più.

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E poi novembre all’improvviso.
Arriva quasi inatteso, posando i suoi passi su un soffice tappeto di foglie dorate, lo ha lasciato per lui chi lo ha preceduto.

Anche l’autunno fiorisce davanti alle finestre di Genova, tra le sfumature calde di questa stagione.

Un soffio, una foglia tremula sospinta dal caso.

Novembre troverà scalette, tetti spioventi, comignoli e terrazzini vestiti di foglie.

E rami che si protendono generosi contro il cielo azzurro.

E muraglioni che indossano le tinte dell’autunno.

Vaga, incerta e perduta in un vicolo, una piccola foglia rossa avventurosa.

E un’altra si inebria sotto i raggi del sole che filtrano tra gli alberi, splendente di giallo vivace rimane in attesa di te, novembre.

Foglie leggere, compagne di viaggio, insieme compongono una sinfonia d’autunno.

E una rimane, solitaria e arresa, là sul verde della panchina.
In attesa di te, novembre.

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In questo inizio di settembre è previsto l’arrivo della pioggia ed io ritorno a quell’unico giorno d’agosto in cui ho sentito il suono del temporale.
In Val Trebbia la pioggia sa essere potente, fragorosa ed incessante.
Arriva così, con le nuvole bianche che sovrastano l’orizzonte.

Abbracciano i monti, li sommergono.
La pioggia è vita, rigenera i boschi e accarezza le foglie.

E il sole, a volte, fa capolino, illumina gli alberi bagnati e il verde sembra ancora più intenso.

E poi lotta con le nuvole, nel cielo della Val Trebbia.

Non si dovrebbe perdere un istante di certi temporali.
Bisogna solo restare alla finestra ad osservare le cime dei monti.

Aria fresca e suoni, una musica di gocce sulle persiane.
E lassù il fragore dell’acqua.

La pioggia rapida, irrequieta, interminabile.
E muta il panorama, avvolge ogni cosa nel suo mistero: gli alberi e i fiori, i frutti che pendono dai rami e i fili d’erba fragili e tremanti.

Posa davanti ai tuoi occhi un velo sottile e impalpabile.

La pioggia della Val Trebbia ha il profumo del bosco e delle foglie, del muschio e della terra.
E tutto si confonde, in questa magia incantata.

E poi una corsa, sotto la pioggia, io e le mie amiche abbiamo cercato riparo in un portone.
E intanto l’acqua continuava a cadere giù, scivolava sui tetti e sulle grondaie, davanti a una finestra di legno e alla Madonnina nella nicchia.

Poi ha smesso e ha lasciato nell’aria la sua freschissima fragranza.
E a terra la mia pozzanghera, quella non è una pozzanghera qualsiasi, io lo dico sempre.

E tutto è parso più lucido, brillante e lucente.

Mentre le nuvole ancora lambivano le cime dei monti della Val Trebbia.

Ed è scesa la sera e il sole ha inondato di oro l’orizzonte, dopo il temporale, a Fontanigorda.

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C’è un orizzonte senza fine, oltre i prati e oltre gli alberi, nel silenzio dei monti che circondano Fascia.
Nell’aria calda di un pomeriggio di agosto quel silenzio è la parola dell’universo, la sua espressione più vera.
In quel verde vibrante di luce, fremente di vita nascosta.

Scivola il sole sui tetti di tegole, accarezza i muri di pietra.

Ha una gentile prepotenza il silenzio, nel continuo divenire delle stagioni e nel ciclo dei giorni che mutano piano, nel ritmo del tempo che scorre.
Ha tutte le parole che non sappiamo dire la vastità del mondo, sussurri che a volte non sappiamo sentire.
Sii semplice, sii umile davanti alla grandezza delle cose che non sai capire.

Alberi, tegole rosse e un soffio di vento leggero, cielo lucido e lucente nell’estate di Fascia.

Nel silenzio dei monti vigile è lo sguardo di coloro che in questi boschi hanno combattuto per la libertà, a Fascia c’è un monumento ad Aldo Gastaldi, il partigiano Bisagno.

C’è fierezza e intensità negli occhi di coloro che conoscono il silenzio e sanno comprendere i suoi significati.

Mentre il sole luccica tra le cime degli alberi e travolge con il suo chiarore la strada, i tetti, le case.

Nell’immensità del silenzio dei monti che abbracciano Fascia.

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Gli angeli di Fontanigorda si ergono ritti sulla chiesa.
Suonano una musica soave che si confonde con il canto delle foglie e del vento, è una melodia che accompagna il volo leggero delle farfalle e delle creature dell’aria.
Angeli di incomparabile grazia nei gesti e nella postura.

E scendendo dal Bosco delle Fate così li vedrai, mentre diffondono le loro note celestiali tra gli alberi frementi.

Le ali ampie, la mano sul petto, un fiocco che chiude l’abito.
E lo sguardo rivolto verso l’infinito.

Silenziosi custodi di una chiesetta di campagna, angeli dei prati, dei fiori e dei boschi.
Tra le tegole rosse e il cielo blu della Val Trebbia.

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L’altra mattina, in Spianata Castelletto.
Mi fermo e mi accorgo di non essere sola.
Su un certo albero ci sono ospiti ciarlieri, loro sono due e vanno e vengono.
Si posano sui rami, sono i cardellini.

Uno dei due sempre a becco aperto, ammetto di avere avuto qualche difficoltà a capire cosa stava dicendo.

E poi un voletto, un giro e il ritorno.
Una sistemata alle piume, una cantatina e poi via, di nuovo.
E rieccoli ancora sempre insieme, sempre sugli stessi rami.

E così ho pensato che lassù dev’esserci la loro casa, il loro piccolo nido.
A dire il vero durante la loro assenza mi è anche sembrato di vedere un leggero movimento tra le pigne.
Saranno i piccoletti?
Loro due, comunque, facevano questo andirivieni con regolarità.

E no, non intendo rivelare il punto preciso in cui li ho visti, anche i cardellini hanno diritto alla loro privacy!

Tornerò a trovarli sicuramente, con i colori accesi delle loro piume non è poi così difficile scorgerli.

Sono in due e stanno proprio là, tra quei rami c’è la casa dei cardellini.

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