Le mimose di Sant’Ilario

Già fioriscono le mimose di Sant’Ilario e con la loro bellezza si stagliano vivaci contro il cielo di gennaio.
Ricche, magnifiche e grandiose.

E ondeggiano nel vento insieme a quegli olivi che sempre ritroviamo in questa parte di Liguria.

Splendore d’inverno e autentico preludio dei profumi di primavera la mimosa si inchina così alla maestà del mare.

Gloriosa nel suo solare splendore, spicca tra tutti gli altri alberi, con il suo colore riempie gli occhi di gioia.

Si affaccia sopra le scale ripide che si arrampicano sulle alture.

Preziosa e rigogliosa mimosa, cresce nei giardini e adorna il panorama con la sua gentilezza mentre piano la luce del giorno svanisce.

Portatrice di vera beltà, così respira nei palpiti infiniti del cielo e del mare.

Una vela tra gli olivi

Quando poi piano la luce si affievolisce, in un pomeriggio d’inverno.
A Sant’Ilario, magnifico balcone che si affaccia sul mare di Nervi con le sue case abbarbicate lassù in quel paradiso di bellezza senza eguali.
Ed è freddo in questi giorni di gennaio, spira il vento e poi si placa dopo aver sospinto le nuvole a coprire il sole.
E poi la brezza ritorna ancora più potente, scompiglia le cime degli alberi e a loro regala la sua inquietudine.
Una vela passa, lo scafo solca il mare e lascia la sua scia.
E resta, appena per qualche istante, nella cornice degli olivi di queste terre mentre sfumature di pesca imperlano l’orizzonte, nel tempo d’inverno davanti a Sant’Ilario.

Dicembre a Fontanigorda

Sono tante le cose di dicembre a Fontanigorda che desidero ricordare e così per ritrovare ancora quella bellezza vi porto ancora là, nel mio bel paesino, in Val Trebbia.
Arroccato lassù, tra i toni bruni degli alberi.

Dicembre a Fontanigorda è l’aria frizzante e fresca e la cassetta con la legna sul davanzale.

Ed è l’abete davanti alla chiesa.

E i monti con le tonalità dell’inverno e il bosco silenzioso.

E gli alberi spogli e una strada sempre da seguire.

E i ricci caduti sulle rocce coperte di muschio.

Dicembre è foglie accese di arancio, fuoco che arde, lana calda sulle ginocchia e una tazza fumante tra le mani.
È casa, calore e tepore.

Ed è bacche color rosso vivace.

A dicembre poi la sera scende piano, si posa dolcemente e tutto avvolge.

E sono serrate le finestre delle seconde case nella stagione del freddo.

Non mancano però certi temerari felini che se ne vanno a zonzo per il paese.

E il gatto Cesare se ne resta invece a poltrire sulla stufa.

Sono tante le cose di dicembre a Fontanigorda che desidero ricordare.
In quei rami, in quella terra, in quei sentieri, in quelle nuvole che vagano nel cielo chiaro c’è una dolce bellezza alla quale amo sempre ritornare.

Atmosfere di Natale a Fontanigorda

Ed ecco poi il tempo del Natale a Fontanigorda, sono arrivata in un giorno di dicembre e in Piazza della Chiesa si preparava la bella atmosfera natalizia.

Tra le luci e le ombre di questa stagione, con l’aria è frizzantina e vivace, sotto a questo cielo azzurro e terso.
Insolita per me Fontanigorda con queste sfumature calde della fine dell’autunno.

E non mi sono fatta mancare il mio consueto giro del paese, si ritorna sempre nei luoghi cari e sempre con il sorriso.

E poi sulla strada che conduce al Bosco delle Fate, tra toni di rami spogli e promesse del vicino inverno.

Mentre i rami paiono intrecciarsi nella prospettiva del cielo.

Tra rocce e foglie cadute ecco la fontana con la Madonnina.

È un tempo prezioso e vero e ha la dolcezza dei ritmi della natura.

Tra nuvole, montagne, tetti spioventi e alberi che mutano colore.

E poi nella piccola piazza di Fontanigorda è allestito un suggestivo mercatino perfetto per un paesino così raccolto nell’abbraccio delle montagne.
Gli abitanti di Fontanigorda si sono dati da fare per offrire il meglio della valle e le tipicità del tempo del Natale ai visitatori e così per i prossimi due weekend troverete tante cose buone e belle per voi e per i vostri regali.
Non mancano le cose per i più piccini, un angolo dedicato alla moda, i vini per brindare al tempo nuovo che verrà.

E intanto anche il bosco sembra vestirsi a festa.

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Tra le tante bontà troverete i funghi e le delizie sott’olio di Isola, i dolci di Biasotti come i pandolci, i canestrelli, i baci di dama e i quadrelli di castagna.

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E poi le profumatissime mele della Val Trebbia.

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E le ottime composte.

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È questa l’atmosfera di Natale a Fontanigorda, ha i profumi e i sapori autentici della valle.

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Non mancano le creazioni artigianali scaturite da mani abili e fantasiose confezionate con entusiasmo e creatività.

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Profuma di buono l’odorosa lavanda.

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E c’è un mercatino di vecchie cose, oggetti vintage, libri e altre curiosità.

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È questa l’atmosfera di Natale a Fontanigorda: semplice, autentica e accogliente.

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Mentre piano scende la sera e si accendono le luci brillanti a rischiarare il tempo di dicembre: buon Natale a te, mia amata Fontanigorda.

L’albero paziente

C’era una volta un albero noto per la sua pazienza: quando nel bosco si parlava di lui erano tutti concordi, quell’albero era accomodante e di buon carattere, nessuno lo aveva mai sentito lamentarsi.
Eppure anche lui avrebbe avuto le sue buone ragioni per farsi sentire, tra i suoi vicini fracassoni c’era ad esempio una famiglia di petulanti civette e quando di notte attaccavano a cantare non c’era verso di chiudere occhio!
L’albero taceva e sopportava stoicamente.
Non si era nemmeno mai lagnato con gli scoiattoli che in certe giornate di sole facevano su e giù sul suo tronco, mai si sarebbe poi messo a discutere con i ricci, quelli non erano tipi con i quali affrontare argomenti spinosi, era meglio soprassedere.
L’albero era schivo e tollerante e tuttavia, malgrado fosse così solitario e anche un po’ timido, in certi periodi dell’anno attorno a lui si affollava una moltitudine di personaggi: le ghiandaie planavano intrepide sui suoi rami e poi se ne stavano lì a cianciare per un tempo infinito.
E l’albero paziente rimaneva in silenzio.
La volpe una volta aveva detto di aver sentito l’albero sospirare, era rimasta così ferma immobile in attesa di qualche altra reazione ma nulla, non era accaduto più nulla!
Era poi sopraggiunta anche una giovane faina e le due bestiole, ai piedi dell’albero, si erano messe a questionare sul famigerato sospiro che la volpe andava ripetendo di aver sentito mentre la faina scuoteva la testa e sosteneva di non saperne niente!
L’albero paziente restò in silenzio ad aspettare che quelle benedette creature finalmente se ne andassero.
Erano così certi giorni dell’anno, l’estate poi portava gioia ed allegria, l’albero non l’aveva mai confidato a nessuno ma lui era veramente felice quando il piccolo paesino si popolava di villeggianti e la strada si riempiva di bambini e lui se ne restava là, sempre in silenzio, a guardarli correre e giocare.
Ah, quello era davvero il suo diletto preferito!
E se non fosse stato un tipo così riservato qualche volta avrebbe anche voluto dire qualche parola a quei bimbetti scatenati che gli passavano davanti ogni giorno.
E che emozione vederli crescere e diventare grandi, alcuni di loro li conosceva ormai bene.
E poi il caldo finiva e molti di quei piccini ritornavano in città, lentamente avanzava l’autunno, cadevano le foglie, l’aria si faceva più frizzante e fresca, le giornate divenivano ogni giorno più corte.
E come sempre tutto mutava, così è l’avvicendarsi delle stagioni.
Accadde poi un fatto in un giorno di dicembre: c’era un bel cielo azzurro e terso, il sole brillava e l’albero se ne stava tranquillo a godersi quel piacevole tepore.
Passarono in quell’istante alcuni visitatori venuti da lontano, l’albero non li conosceva, non li aveva mai visti prima ma sentì chiaramente che parlavano di lui e udì una voce femminile esclamare:
– Ma guarda che sterpi, che rami spogli!
L’albero paziente non se ne curò, non se la prese e come sempre non disse nulla, attese che tutti se ne andassero.
Non gli importava niente di quello che dicevano di lui: in cuor suo sapeva molto bene che la neve sarebbe caduta e poi sarebbe tornata la primavera e infine sarebbe rifiorita la calda estate.
E i suoi rami si sarebbero di nuovo ricoperti di gemme e di foglioline verdi, i bambini con le loro biciclette e le loro risate sarebbero ritornati e una nuova felicità sarebbe sbocciata ancora.
E lui era un albero paziente e sapeva aspettare.

Un albero di città

È un albero di città a abita in un giardino non distante dalla mia casa.
È un albero di città ed io e lui respiriamo così sotto lo stesso cielo.
E qui nella Superba, dopo giorni e giorni di pioggia incessante, il sole è finalmente ritornato a risplendere e a riscaldare i tetti e le ardesie, a posarsi sul mare e a sfiorare le strade con leggerezza.
Il sole con il suo tepore consola così anche questo albero di città, ieri passando per la creuza sulla quale l’albero si affaccia mi sono ritrovata ad alzare gli occhi per ammirarlo in tutto il suo splendore.

In questo tempo dell’anno i suoi rami sono rivestiti con una perfetta sinfonia di colori e gradazioni.

Sono i toni caldi dell’autunno che virano dal verde scuro all’ocra per sfumare fino al bronzo e al rame più intenso.

Le foglie, assetate di calore, restano così a crogiolarsi al sole e sembra che vogliano saziarsi di questa vivacità della luce vivifica che tutto rigenera.

È un albero di città e sebbene appartenga a qualcuno secondo me in qualche modo è anche amico di tutti coloro che percorrono quella creuza e di ogni persona che desideri lasciarsi incantare dalla sua vera bellezza.
I rami e le foglie, nel tempo di novembre, l’armonia magnifica di un albero di città.

Autunno al Santuario della Madonna della Guardia

Nel tempo di autunno sono andata al Santuario della Madonna della Guardia, lassù sulla vetta del Monte Figogna dove la storia narra che sul finire del ‘400 la Vergine Maria apparve all’umile pastore Benedetto Pareto.
Tornerò a raccontarvi della bella chiesa e delle tante testimonianze di devozione là raccolte, oggi vi porto soltanto lungo quella strada dove vi accoglie un grazioso angioletto.

E dove le foglie dalle tinte aranciate si posano come soffice tappeto sulla salita che conduce al Santuario.

E calde di luce come i raggi del sole cadono giù e si posano sulle panchine.

Tutto attorno la natura si ammanta di diversi toni di giallo, si arrossano le foglie seguendo i ritmi delle stagioni.

C’erano poche persone in questo giorno di cielo inquieto e di nuvole che rapide solcavano il cielo, ci siamo così soffermati a lungo ad ammirare le bellezze della chiesa e i molto ex voto che là si conservano.

Mentre gli alberi piano mutano i loro colori nel sempre incantevole rito di questi giorni.

Santuario della Madonna della Guardia (6)

E c’erano certi gatti pigri che si crogiolavano al sole, i mici trovano sempre il posto perfetto per loro.

Santuario della Madonna della Guardia (7)

E poi ecco una bellezza felina dagli occhi screziati che bene si intonano alle sfumature delle foglie cadute.

Santuario della Madonna della Guardia (8)

In questo tempo che sa essere dolce e carico di promesse, caldo come le foglie d’autunno che si posano lievi sulle panchine davanti al Santuario della Madonna della Guardia.

Fontanigorda e la danza delle foglie

Nel tempo della castagnata di Fontanigorda il bosco generoso e tanto amato è stato prodigo dei suoi doni e ci ha regalato la sua autentica bellezza.
E sono foglie brillanti in un giorno di ottobre ancora tiepido sotto il cielo splendente, mentre i i rami si inchinano alla maestà dei monti.

Fremono fragili e dorate nell’aria fresca e autunnale.

E il sole bacia gli alberi, le pietre, lo steccato di legno e la strada che conduce al Bosco delle Fate.

E ti sovrasta l’immensità e lo splendore vivifico degli alberi in autunno, camminare circondati da questa magnificenza è un dono grande e una gioia vera dell’animo.
Ti scordi del tempo e delle ore, dimentichi ogni cosa e volano via i minuti mentre respiri i profumi del bosco.

E i rami gentili dondolano al vento ed è lieve e aggraziata la danza delle foglie.

E ancora ti circondano alberi generosi e diverse sfumature di verde.

Ed è ocra e arancio e profumo di legna tra le case.

Nel tempo del fuoco che arde nei camini di Fontanigorda.

Intenso e vibrante, meraviglioso bosco, fratello e amico che proteggi, accogli e consoli.

Tra rocce coperte di muschi, sentieri coperti di foglie cadute e ricci dei castagni che cadono al suolo.

È il mistero bellissimo del susseguirsi delle stagioni, per taluni è sempre una rinnovata magia che non smette di incantare.

Mentre la vita freme nella sua fragile danza nell’azzurro.

E sullo sfondo si staglia la linea inconfondibile dei monti della Val Trebbia.

E intrepidi uccellini si posano sui rami spogli e si godono il tepore del sole.

Mentre tutto si veste delle tinte calde dell’autunno.

E tra gli alberi si distinguono i tetti rossi di Fontanigorda e le case racchiuse nell’abbraccio dei monti e dei boschi generosi.

In un tempo che ha il ritmo di una poesia e la sua dolcezza, tra toni di oro e di bronzo, mentre danzano le foglie sui sentieri e nei boschi di Fontanigorda.

Il gatto del melograno di Vico del Cioccolatte

Come di consueto io amo sempre rispettare i riti delle stagioni e quando arriva l’autunno è mia consuetudine andare al Carmine proprio per salutare certi alberi magnifici che crescono rigogliosi tra le case.
C’è un antico giuggiolo che dona il nome a una piazzetta, c’è anche un rigoglioso melograno che abita in un bel giardino ma protende i suoi rami su Vico del Cioccolatte.
Ed è una gioia arrivare al Carmine e vedere il grande albero così verde e generoso.

Quei rami forti fitti di foglie sono carichi di frutti succosi, i melograni si aprono spaccandosi e preannunciando così la loro dolcezza.

E mentre ero lì a fotografare questa meraviglia di stagione chi è spuntato dal muraglione di Vico del Cioccolatte?
Toh, che stupore!

Questo simpatico micio è comparso all’improvviso tra i frutti dell’albero gentile e così per me è diventato subito il gatto del melograno di Vico del Cioccolatte, è ovvio!
Uno sguardo da un lato e poi dall’altro, eccolo lì, attento e curioso.

E poi anche lui si accorto di me, caspita!
E mi ha guardata come dire:
– Ehi, ciao, cosa ci fai tu lì?

Poi forse deve essere subentrata una certa timidezza: noi liguri, si sa, siamo a volte un po’ ritrosi e il felino in questione non fa eccezione.
Uno sguardo, un movimento, il tipetto si è nascosto tra le foglie e poi è sparito oltre il muro dal quale si era affacciato.

E questa è una delle tante belle sorprese del Carmine, la storia di un gatto in autunno in Vico del Cioccolatte nella stagione del melograno.