Ed è settembre

Ed è settembre.
Così è giunto il mese che dall’estate ci conduce all’autunno.
Settembre porta soffi di vento fresco e nuvole vaghe, le giornate sembrano già più brevi e incerte, la luce svanisce più in fretta e le ombre di questa stagione scendono sui boschi e sui sentieri.
Settembre fa cadere le foglie ai piedi degli alberi, ai bordi delle strade ed è ancora, di nuovo, tempo di nostalgica dolcezza.
Ed è settembre, benvenuto a te, tempo di nuove sfumature e di diverse sensazioni.

I cavalli di Lucio

Questi sono i cavalli di Lucio, sul prato verde nel cuore dell’estate, era una bella mattina di luglio e i colori erano così brillanti e lucidi come sempre accade in questa stagione.
E i due cavalli se ne stavano là, quieti sull’erba.

Con la loro bellezza regale e con quell’eleganza che li contraddistingue.

Ed era molto caldo, il cavallo nero ad un tratto si è sdraiato ed è rimasto un po’ lì.

Poi si è tirato su con una certa baldanza.

Meglio garantirsi un posto all’ombra e la tanto agognata frescura: così svelti, agili, eleganti e leggeri.

Tra il verde dei cespugli e di quel prato rigoglioso.

Con tutta loro leggiadra e fiera bellezza.

E così hanno trovato riparo all’ombra dei rami generosi di un albero e sono rimasti inconsapevoli protagonisti di questa cartolina da Fontanigorda, in un caldo giorno d’estate.

In mezzo ai boschi

È un’immagine di un’epoca lontana, una fotografia stereoscopica di un fotografo sconosciuto, la comprai tempo fa insieme ad altre dello stesso genere.
Questo cartoncino racchiude un tempo lento eppure così dinamico e operoso, non so dirvi in quale luogo si trovassero queste persone ma a tergo si legge: Liguria – In mezzo ai boschi (Genovesato).
E così eccoci trasportati in questo tratto di bosco dai profumi freschi, par di sentire gli stessi uccellini che ancora adesso si nascondono tra i rami.

E osserviamo meglio queste persone in questo giorno trascorso tra la frescura degli alberi.
Ecco un ragazzino: cappellino in testa, pantaloni al ginocchio, così gagliardamente sale su per le rocce.

In alto, invece, c’è chi si gode una meritata sosta.
Un tale se ne sta seduto a godersi il fresco e poco distante ecco un garbato gentiluomo dallo stile, a mio parere, tipicamente cittadino.

È un tempo lento e cosi distante dal nostro e a osservar bene parrebbe che tra quelle rocce fluisca l’acqua gioiosa di qualche fonte.
Là, in mezzo ai boschi abitati da grilli e farfalle, c’è anche un’allegra ragazzina che sorride felice.
Là, in mezzo ai boschi, due intrepide donne salgono su con quelle gonne ampie e lunghe e faccio fatica ad immaginare la loro fatica: capelli raccolti, maniche a sbuffo, un abito che noi non sceglieremmo mai per una passeggiata tra gli alberi.

Così era in quell’altro tempo, mentre il sole filtrava tra i rami e l’aria fresca accarezzava la pelle, in un giorno distante, in mezzo ai boschi.

La bellissima averla

È stato appena per qualche istante, giusto il tempo di intravedere questo aggraziato uccellino che si posava là, sul cespuglio.
Una piccola creatura dal piumaggio con sfumature di tenue celesti e arancio scuro, in quella perfezione assoluta che soltanto la natura possiede.
Una bellezza davvero mai vista, come fare a darle un nome?
Per fortuna qui a Fontanigorda conosco tutti e così sono andata a cercare chi poteva soddisfare la mia curiosità e infatti è bastato mostrare la fotografia per scoprire che si tratta di una splendida averla.
L’averla, mi è stato raccontato, si posa sui rovi e quando prende nel becco certi insetti dei quali si nutre ha una maniera molto particolare per tenerli da parte: li infilza sulle spine e poi torna a riprenderli quando ne ha bisogno.
E in effetti io l’ho trovata proprio nei presso di un rovo, come è sua usanza.
La natura è veramente stupefacente e ha in serbo per noi continue sorprese come la bellissima averla che non avevo mai veduto e che mi ha colpita per la sua armoniosa leggiadria.

Un bosco ricco di sorprese

È un bosco ricco di sorprese quello che circonda Fontanigorda e in questi giorni mi regala continui stupori.
Infatti ieri pomeriggio ho fatto un nuovo bellissimo incontro: ancora uno scoiattolo!
Eh sì, nello stesso posto in cui ho veduto quell’altro che è apparso su questo blog proprio ieri, non si tratta però della stessa creaturina: lo scoiattolo del post di ieri era più scuro e più grande, questo invece era più fulvo e piccolino.
D’altra parte in quella zona ci sono tante ottime nocciole da sgranocchiare e così gli scoiattoli vanno a fare rifornimento e poi via, scappano veloci su per gli alberi!
È un bosco ricco di sorprese e là abita anche questo splendido scoiattolo.

Un simpatico scoiattolo

Non tutte le creaturine del bosco sono sempre disposte a farsi ammirare, talune sfuggono via rapide lasciandoti con il tuo stupore.
A volte, però, basta avere un pizzico di fortuna!
Ieri, sul tardo pomeriggio ho sentito appena fruscio tra gli alberi e all’improvviso ho visto una bella coda elegante muoversi sinuosa tra le foglie: uno scoiattolo!
Vivace e vispissimo, saltava veloce da un ramo all’altro, con quella sua incredibile vitalità, non so neanche come abbia fatto ma sono riuscita a fotografarlo.
E spero proprio di incontrarlo di nuovo: arrivederci, simpatico scoiattolo!

Cavallini felici

Questa è una piccola storia di cavallini felici, li ho veduti qualche giorno fa e stavano su un bel prato tutto per loro, proprio a lato della strada e al margine del bosco.
Due cavallini piccini e due cavalli grandi.
Due avevano il manto chiaro.

Due invece erano elegantemente scuri.

Stavano lì, a fare le cose che fanno i cavalli e i cavallini felici.

E quello piccolo e scuro, a dir la verità, non si è mosso poi tanto: stava lì fermo, un po’ insicuro.
Come dire: sono ancora un cavallino senza esperienza, ci vado cauto!

E infatti se ne stava vicino al cavallo grande, al sicuro.

L’altro piccoletto invece, ah, quello lì era in cerca di avventure e se ne andava alla scoperta del cose del mondo.
Si è infilato senza paura nel fitto degli alberi e poi ne è uscito avvolto dalla luce brillante del sole.

Poi se ne è andato vicino alla sua mamma.

E con grande soddisfazione ha preso il latte che lo farà divenire un cavallo grande e forte.

E poi ancora, se ne è andato a gironzolare di qua e di là mentre io rimanevo ad osservare questa dolce e tenera quotidianità di certi cavallini felici.

Un cestino pieno di ciliegie

È un albero magnifico e abita in un orto generoso, lo vedo sempre durante le mie passeggiate perché i suoi rami danzano nel cielo carichi dei loro frutti deliziosi.

Rosse, invitanti e succose, le ciliegie sono tra i frutti più belli e buoni di questa calda stagione, il loro tempo è ormai alla fine ma negli ultimi giorni di giugno ho avuto più volte occasione di ammirarle sui quei rami così fitti di foglie.

C’è da dire che non sono certo l’unica ad apprezzarle: lassù in cima certi piccoli visitatori banchettavano gioiosamente con i piccoli frutti vermigli.

E tuttavia l’albero era davvero carico di frutti: una delizia anche solo per gli occhi, un’allegria d’estate che sa meravigliarci.

Cielo azzurro, calore della campagna e rosse ciliegie.

Stupore e assoluta semplicità, cogliere la frutta è un gesto antico e sapiente che comporta amore per la terra, pazienza, dedizione, cura e una certa amorevole lentezza alla quale non siamo più abituati.

E così un bel giorno passavo di lì e ho veduto la proprietaria dell’albero che raccoglieva i suoi dolci frutti da quei rami così prodighi, la signora è stata molto gentile e mi ha regalato un po’ delle sue ciliegie, un dono bellissimo e prezioso e non so dirvi quanto io l’abbia apprezzato.
Là, all’ombra dell’albero, sulla tenera erba, era posato un bel cestino di vimini: non so trovare neanche le parole per dire quanta vera bellezza si ritrova in un cestino pieno di ciliegie.

Un timido capriolo

È successo l’altro giorno, a poca distanza dalla mia casa qui a Fontanigorda.
Lui se ne andava in giro da solo, stava là nascosto tra certi alberi, in un tratto piuttosto scosceso ma certo per lui non è un problema, il capriolo si destreggia senza difficoltà in certi luoghi impervi.
E poi, ad un tratto, è sbucato tra i rami.

A differenza dei daini che in genere fuggono subito velocissimi, questo capriolo è rimasto un po’ fermo, a distanza di sicurezza, quasi intimidito e perplesso.
Eh, non so dirvi se mi abbia vista, magari non è riuscito bene a distinguermi e questa è la ragione della sua calma.

Poi ha voltato il capo verso il vicino corso d’acqua, un posto molto interessante per lui!

È stato cortese, mi ha concesso il tempo per ammirarlo e per scattare queste fotografie e di questo gli sono molto grata: arrivederci piccolo capriolo, a presto!

Il tempo del maggiociondolo

È un albero maestoso, si sporge da un giardino oltre lo steccato e così cerca il sole.
Ha un fogliame ricco, intenso e lucente.

E nella tarda primavera si copre di fiori gialli: questo è il maggiociondolo, una persona di Fontanigorda mi ha detto che qui nel genovese è noto anche come laburno e che un tempo era detto albero del Corpus Domini e veniva usato come ornamento.
Tuttavia bisogna prestare attenzione perché la sua è una bellezza davvero pericolosa: questo albero infatti è molto velenoso.

Osserviamolo così cautamente da lontano, mentre i suoi fiori dondolano nell’aria.

Una bellezza gloriosa e magnifica.

L’albero, come chiaramente si intuisce dal suo poetico nome, è più ricco e generoso nel mese di maggio.

Ancora resta, in questa aria leggera e calda, con i suoi fiorellini gialli.

È una danza di petali leggiadri e colmi della luce del sole.
Contro le montagne e contro il cielo azzurro.

In questi giorni di giugno così ancora si ammira la beltà superba del maggiociondolo.