Giacomo Costa: l’America in 3D 1924-1931

Un viaggio non termina mai se lo sguardo sa divenire memoria del proprio vissuto, un viaggio a volte resta nell’album dei ricordi che costituiscono l’esperienza di una persona, tutti noi abbiamo momenti preziosi da conservare e condividere con le persone che amiamo.
Nel tempo che era un altro tempo nacque un album dei ricordi che oggi anche voi potrete sfogliare: appartenne a Giacomo Costa, membro della famiglia di armatori legata a doppio filo alla storia di Genova.
E allora immaginate lui: Giacomo è giovane ed entusiasta, ha 28 anni e parte alla volta dell’America, lo scopo del suo viaggio è l’esportazione dell’olio d’oliva, sarà negli Stati Uniti per due lunghi periodi, nel 1924 e nel 1931.
E poi, il viaggio è vita, scoperta, nuove prospettive, emozioni.
Giacomo Costa ama la fotografia, nel corso di quei viaggi e durante tutta la sua vita il suo sguardo fisserà istanti, luoghi, sorrisi di bimbi, momenti del quotidiano, frammenti di vita.
Quel suo album dei ricordi è composto da 2000 preziose lastre fotografiche conservate da suo nipote Eugenio che come il nonno ha un talento innato per la fotografia e anche un grande amore per Genova.
Si deve proprio al fotografo Eugenio Costa la mostra allestita a Palazzo Grillo in Piazza delle Vigne fino al 28 Aprile e visitabile ad ingresso gratuito dal mercoledì alla domenica dalle 16.00 alle 20.00.
Giacomo Costa – L’America in 3D 1924-1931 è un’esposizione che ha un’alta cifra di fascino perché vi trasporta davvero in un’altra epoca.

Che America è quella narrata da Giacomo Costa?
È scorci in bianco e nero, bandiere e una scenografica parata, vedute di grattacieli e di persone ritratte mentre camminano sotto a un altro blu.
Troverete appese alle pareti alcune stampe ma Eugenio Costa vi racconterà che suo nonno Giacomo non stampava mai le sue fotografie, lui sfogliava il suo album dei ricordi con il Taxiphote, lo speciale visore che consente la visione delle lastre restituendo le immagini in 3D.
Ed è quello che farete anche voi, vedrete le fotografie di Giacomo Costa con l’apparecchio che lui stesso usava.

Giacomo Costa conservava le sue fragili e preziose lastre fotografiche in un mobile dai molti cassetti, in ognuno di essi ancora adesso sono racchiuse quelle sue memorie.
E non c’è soltanto l’America, ci sono anche i ricordi di famiglia e le comunioni, le gite estive e giornate al mare, i bambini in fila e le foto delle nozze, i sorrisi amorosi di giovani mamme e gli svaghi di spericolati sportivi con attrezzature da sci per noi improbabili.

E la magia del 3D restituisce immagini vere e reali, sembra di essere davvero in quei luoghi e in quell’America narrata da Giacomo Costa con le immagini.
Al parapetto, mentre davanti si stagliano i grattacieli di New York.
Sul ponte, ad osservare tre bimbetti americani che corrono a perdifiato tenendo al collo i pattini.
Sulla nave, quando il fotografo cattura lo sguardo di altri viaggiatori e quello di un altro fotografo.

E non so descrivere lo stupore che suscitano le immagini in 3D, tra le altre cose ad incantarmi è stata una fotografia di famiglia.
Si vede una lunga tavolata, è la prospettiva di un pranzo elegante con porcellane, argenterie, cristalli e garbate eleganze negli abiti e nei gesti.
Ed è come essere lì, insieme a loro, è talmente reale da lasciare senza parole.
E infatti mi è venuto da esclamare questa frase: sono a tavola con loro e non ho il vestito adatto!
Che grande invenzione la fotografia!

E quanta bellezza c’è nel desiderio di condividere questi ricordi di casa e di vita?
Se andrete a vedere la mostra potrete ascoltare i racconti di Eugenio Costa, sarà lui a parlarvi di suo nonno e del suo patrimonio di immagini.
Lo fa con autentico affetto e con stima vera per il nonno e per il suo talento, con il desiderio sincero di narrare la maniera speciale di Giacomo di guardare il mondo.

E sapete una cosa?
Mentre osservavo quelle fotografie di Giacomo Costa mi è venuto in mente un libro che amo tanto, quelle pagine raccontano una certa idea di America, narrano un viaggio molto diverso da quello compiuto da Giacomo ma del resto ognuno di noi ha la propria America, da quale parte.
E i libri, a volte, parlano di tutti, a volte raccontano qualcosa che tu non sai essere tuo, eppure magari invece ci sei proprio tu in quelle righe.
O forse no, è chiaro che ognuno di noi può saperlo solo per se stesso, io non ho mai conosciuto il nonno di Eugenio Costa, ho soltanto visto le sue fotografie.
Eppure, mentre guardavo le sue lastre mi giravano in testa queste parole e allora voglio metterle qui, insieme a una delle immagini che anche voi potrete vedere, viaggiando nei viaggi compiuti da Giacomo Costa.

“Quello che per primo vede l’America. Su ogni nave ce n’è uno.
E non bisogna pensare che siano cose che succedono per caso, no… e nemmeno per una questione di diottrie, è il destino, quello.
Quella è gente che da sempre c’aveva già quell’istante stampato nella vita. E quando erano bambini, tu potevi guardarli negli occhi, e se guardavi bene, già la vedevi, l’America, già lì pronta a scattare, a scivolare giù per nervi e sangue e che ne so io, fino al cervello e da lì alla lingua, fin dentro quel grido (gridando), AMERICA, c’era già, in quegli occhi, di bambino, tutta l’America.”

Alessandro Baricco – Novecento

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Destino

Sensazione meravigliosa.
Di quando il destino finalmente si schiude, e diventa sentiero distinto, e ormai inequivocabile, e direzione certa.
Il tempo interminabile dell’avvicinamento. Quell’accostarsi. Si vorrebbe che non finisse mai. Il gesto di consegnarsi al destino. Quella è un’emozione: senza più dilemmi, senza più menzogne. Sapere dove. E raggiungerlo.
Qualunque sia, il destino.

Alessandro Baricco – Oceano Mare

spianata-castelletto

Danny Bodmann T.D. Lemon Novecento

Il più grande pianista che abbia suonato sull’oceano, questa è la sua storia.
Parlarne mi sembra ambizioso, sapete.
Questo personaggio, languido e romantico come solo i protagonisti dei grandi libri sono, è nato dalla fantasia e dall’ingegno di Alessandro Baricco.
E Baricco è uno di quegli scrittori che con la parola lavora di cesello; la punteggiatura, la scelta degli aggettivi, nulla è casuale nei suoi libri.
Io leggo pochi autori italiani, Baricco è tra questi e non conto le volte che mi sono trovata tra le mani questo libricino dalla copertina in parte turchese, un colore acceso come potrebbe avere solo il mare, l’infinita distesa d’acqua senza confini.
Da Novecento è stato tratto un famoso film, La leggenda del pianista sull’oceano, e si tratta di una trasposizione fedele del testo, davvero una perla rara. Spesso, infatti, il libro ha altre atmosfere, che un film non sa rappresentare, ma non è questo il caso, davvero.
Ma se davvero volete incontrate Danny Bodmann T.D. Lemon Novecento e questa è la vostra prima volta, premuratevi di disporre di qualche ora da dedicargli, vi basteranno per leggere questo libro di una sessantina di pagine.
E se volete sentire lo sciabordio del mare, il rumore delle dita di Danny che scorrono sui tasti del pianoforte e se, per una infinitesima frazione di tempo della vostra vita, sentite il desiderio di essere insieme a lui su quella nave che solca l’oceano, ascoltate il mio consiglio, provate a leggere Novecento a voce alta, senza interruzioni e senza pause, partite per un viaggio che vi resterà nel cuore.
Il più grande pianista che abbia suonato sull’oceano, trovatello su una nave, cresciuto da un marinaio che per lui inventa questo nome altisonante, Danny Bodmann T.D. Lemon Novecento.
C’è tutto un mondo dietro a quel nome, c’è il ritmo della musica jazz, c’è il suono delle onde.
Il mare, il grande protagonista di questo monologo, il mare e da lontano una striscia di terra.
E si apre così, con una di quelle scene che tutti sappiamo immaginare, se pensiamo a coloro che lasciavano la loro casa in cerca di miglior fortuna.
C’era sempre qualcuno che la vedeva per primo, l’America. Tu stai leggendo, a voce alta, e te le figuri quelle facce, quegli occhi che cercano voraci la meta, l’America, la terra.
Questo fa un grande scrittore, dipinge per te un quadro, con le parole.
Scrive e ti rappresenta un mondo che entra nei tuoi occhi, mano a mano che leggi.
E’ tutta qui la differenza, alcuni sanno farti vivere nei loro libri.
Tu non sai come, ma sei lì e ti pare di vederli,  i passeggeri della speranza,  assiepati uno accanto all’altro, con lo sguardo rivolto al futuro, in cerca dell’America, del destino.
Uno solo non cerca la terra, è lui, Novecento.
Nato e cresciuto sul mare, mai scenderà da quella nave.
La sua è una sorta di paura di vivere, di affrontare un destino diverso da quello che conosce.
Si tiene saldo, ancorato alla sua realtà, Novecento.
Si tiene stretto al suo pianoforte, alla sua musica che è la sua ragione di vita.
E la musica, la musica di Novecento è fenomenale.
Ricordate, no? Lui è il più grande pianista che abbia suonato sull’oceano.
E’ uno che sulla nave fa togliere i fermi al pianoforte e continua a suonare, in una maniera che non ci si può credere. Il piano scivola per la sala da ballo, ma Novecento tiene le mani sulla tastiera, e suona, suona quella musica che è il suo respiro.
E’ un personaggio che amo molto, nel quale è facile identificarsi.
Ci sono molti passaggi di questo libro, nei quali ci si riconosce. Le parole le sentite vostre, il pensiero è il vostro, Alessandro Baricco, con il suo stile inconfondibile, lo ha scritto ed espresso per voi.
I quadri, incontrerete un brano, in questo libro, nel quale si parla dei quadri.
La casualità della vita.
A che punto un quadro decide di cadere? Cosa succede tra il chiodo che regge il quadro e quest’ultimo, il giorno che decide di crollare a terra?
Lasciatevelo raccontare da Alessandro Baricco, un maestro della parola scritta e dell’affabulazione.
Lo scrittore torinese tiene una rubrica su Repubblica, il mio mondo in cinquanta libri.
Si tratta dei libri che lo hanno più colpito negli ultimi dieci anni, se io dovessi scegliere i miei, tra di essi ci sarebbe sicuramente Novecento, la storia del più grande pianista che abbia mai suonato sull’oceano.