Il prestigioso Grand Hotel Isotta

Non stupisce che un albergo di categoria superiore si trovasse in Via Roma, da sempre questa è la strada dei negozi di lusso e delle vetrine eleganti.
Via Roma si trova in pieno centro, collega Corvetto e De Ferrari, le due piazze centrali della Superba, tuttora è una via molto chic.

Via Roma

Cartolina appartenente alla Collezione di Eugenio Terzo 

E noi viaggiatori di un altro secolo abbiamo il privilegio di soggiornare in questo Hotel esclusivo, certamente non ci verranno a mancare gli agi e le comodità.
Il Grand Hotel Isotta apre i battenti nel 1877, i suoi proprietari, gli stimati fratelli Isotta, sono persone che se ne intendono e infatti possiedono già un’altra struttura di prestigio, l’Hotel De France.
E se siete gente di mondo certo lo conoscerete, si trova in Via al Ponte Reale e ha ospitato lo scrittore Alexandre Dumas.
Ecco l’ insegna dell’Hotel sistemata strategicamente sull’angolo dell’edificio.

viapontereale[1]

Cartolina appartenente alla Collezione di Stefano Finauri

Torniamo in Via Roma, al Grand Hotel Isotta.
Con il tempo cambierà proprietario, sul finire dell’Ottocento diverrà di Giuseppe Borgarello.
Oh, certo, il fascino della struttura resterà immutato!
Eleganza, stile e un luogo di vero charme!

Hotel Isotta

Del resto basta guardare il palazzo per rendersi conto che qui verremo coccolati e trattati con ogni riguardo proprio come ogni ospite desidererebbe!

Hotel Isotta (2)

E’ briosa e vivace la nostra Via Roma, un viaggiatore qui non può che restare ammaliato.
E al Grand Hotel Isotta soggiornerà un celebre compositore: è il mese di Novembre del 1907 e a Genova va in scena Madama Butterfly, in questa circostanza il suo autore si ferma appunto al Grand Hotel Isotta.
Là, in quel palazzo, c’è stata una stanza riservata a lui, a Giacomo Puccini.

Hotel Isotta (3)

Oh, che sbadata!
Nell’entusiasmo di narrarvi questi particolari stavo quasi per scordarmi certi dettagli, naturalmente L’Hotel è dotato di ogni confort.
Non abbiate timori, qui non rischiate di prendervi un’infreddatura, le stanze sono dotate di caloriferi.
E c’è persino la luce elettrica, perbacco!
Vorrei sottolineare che il personale si fa in quattro per accontentare la clientela: all’Hotel potrete comprare i biglietti del treno e inoltre si premureranno di spedire i vostri bagagli.

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E insomma, un posto del genere non può che avere successo.

Hotel Isotta (10)

Toh, nel 1923 ne è direttore un certo Adolfo Gallo, pure lui doveva essere uno che sapeva il fatto suo.
Il numero di telefono del Grand Hotel è facile da ricordare, eh? Due cifre soltanto: 55!
Provate un po’ a chiamare, secondo me vi risponderanno dalla Hall!

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Tratto dal Manuale Telefonico del 1923 di mia proprietà 

E quando vi trovate da quelle parti non dimenticate di spedire cartoline ai vostri amici, le trovate con tutta comodità al Grand Hotel Isotta.

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Cartolina appartenente alla Collezione di Eugenio Terzo 

Che atmosfere indimenticabili!
E sapete? Noi genovesi di questo tempo abbiamo ancora modo di sognare gli sfarzi dell’Hotel Isotta.
L’altro giorno passavo in Via Roma e per caso ho veduto un quadro appeso nell’atrio del civico 7.
E così sono entrata e ho potuto constatare con gioia che qualcuno desidera che si conservi la memoria del Grand Hotel Isotta, dall’immagine sottostante sotto tratte le due foto che arricchiscono questo post.

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E poi, come sempre, ho da fare dei ringraziamenti a dei cari amici.
Grazie a Stefano Finauri al quale appartiene la cartolina di Via al Ponte Reale.
Grazie a Eugenio Terzo che in queste circostanze si dimostra sempre prezioso.
E infatti ha consultato per me i suoi libri e le sue antiche guide e mi ha fornito notizie importanti, poi mi ha anche inviato la cartolina pubblicitaria dell’Hotel.
E io mi sono divertita da matti a trovare altre piccole curiosità, questo genere di ricerche è davvero appassionante!
Eh certo, per saperne di più forse bisognerebbe parlare con la Signora Gemma Maria, colei che ha apposto la sua firma sulla cartolina inviata nel lontano 1909 dal Grand Hotel Isotta.
Oh, volete saperne una? La cartolina venne spedita il 19 Marzo 1909 alle ore 19 e giunse gloriosamente a destinazione, a Courmayeur, il 20 Marzo.
Caspita, c’è da dire che le Poste all’epoca erano davvero efficienti!

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Cartolina appartenente alla Collezione di Eugenio Terzo

E in quegli anni i viaggiatori trascorrevano ozi dorati in Via Roma, nel prestigioso Grand Hotel Isotta.

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Margherita Gautier, la signora delle camelie

Una ragazza.
Una cortigiana, una fanciulla che vendeva il suo amore e la sua dolcezza.
Bella come un dipinto, un ovale perfetto, i capelli neri, di giada, la pelle vellutata e i denti bianchi, candidi come latte, la purezza sul viso di lei.
Una vita troppo presto perduta, sulla sua tomba i fiori da lei prediletti.
Vive nel ricordo di chi l’ha amata e narra di lei, vive nelle parole di Armando Duval, la sua vicenda è tra le pagine di un romanzo di Alexandre Dumas, La signora delle Camelie.
Ma chi è questa creatura leggiadra?
Margherita Gautier a teatro portava sempre con sé tre cose, l’occhialino, un sacchetto di dolci e un mazzo di camelie.
Così sì guadagnò quel nome de plume, signora delle camelie, per quel suo vezzo di avere sempre con sé i suoi fiori preferiti, 25 giorni al mese bianchi e gli altri cinque rossi.

Camelia

Sentimento, passione e distacco.
E fragilità, la fragilità della vita e dell’amore, la parabola di Margherita e la sua giovane età minata da una salute malferma.
Personaggio celebre della letteratura, Margherita Gautier diverrà Violetta Valery protagonista di La Traviata di Giuseppe Verdi.
Una donna che ha fama di rovinare gli uomini, sono ricchi e benestanti coloro che la frequentano, che sentimento nutre per lei Armando?

…un amore che mi sognavo al prezzo di una lunga attesa e di grandi sacrifici.

E la fragilità, la fragilità di lei che non crede di poter suscitare amore in un giovane come Armando.
E quando lo accetta chiede che lui sia fiducioso, sottomesso e discreto, queste le parole usate da Dumas.
L’amore che conosce strade impreviste, Armando sogna, passavo a speranze senza limiti e a una sconfinata fiducia.
L’amore che cresce, diviene sempre più profondo e appassionato, amore per lei che non è casta e pura ma quanto è più difficile far batter il cuore di una cortigiana?
Non mi addentro nei dettagli della vicenda, la scoprirete leggendo il libro, se non lo conoscete.
E scoprirete certe parole, parole che descrivono l’intensità dell’amore e la sua potenza deflagrante:

Non conosco Margherita che da due giorni, non è la mia amante che da ieri, ed essa ha già invaso il mio pensiero, il mio cuore, la mia vita.

Fascino, mistero, bellezza, forse Margherita non si lascia scalfire dal sentimento?
Il velo cade, mostra un’anima pura e grande che ben conosce l’abisso e le profondità del sentire.
Ed è fuga e ritorno, sono  lettere appassionate e rimpianti, nostalgia e speranza.
Ed è quella fragilità, quella caducità che appare come tratto distintivo di Margherita.
No, la bella vita scintillante che conduce in realtà non la diverte, sono altri i desideri della cortigiana più ambita di Parigi, lei aspira a un’esistenza quieta e tranquilla, nessuno lo crederebbe eppure è proprio così.
Ma chi è Margherita Gautier?

Sono una povera figliola di campagna e sei anni fa non sapevo neppure scrivere il mio nome.

Il velo cade e a volte le nostre anime si mostrano nella loro vera essenza.

Perché siete voi il primo a cui mi rivolgo per condividere la gioia di questo impeto che mi ha preso?

L’amore fragile è incerto, tentennante, conosce ritrosie ed esitazioni.
E titubanze e dubbi, parole amare e al contempo dolci.

Allora incontrai te, giovane, ardente, felice, e ho tentato di fare di te l’uomo invocato nella mia chiassosa solitudine.

Una chiassosa solitudine, in queste parole c’è una vita intera.
Una vicenda che avrà un epilogo tragico e drammatico per un libro traboccante di emozioni che toccano diversi piani della nostra sensibilità.
Una figura letteraria ispirata a una donna realmente esistita, il suo nome era Alphonsine Plessis, trovate qui la sua storia.
Fragilità, la vita è anche questo.
Era un giorno d’estate, a Parigi.
C’era quiete e silenzio, al Cimitero di Montmartre.
La sua tomba è semplice, priva di orpelli.
Ho portato un saluto a lei, Alphonsine, lei che qui riposa ormai lontana dalla sua chiassosa solitudine.

Aphonsine Plessis

ICI REPOSE
ALPHONSINE PLESSIS

 Née le 15 Janvier 1824
Décédée le 3 Février 1847

DE PROFUNDIS