Amiche speciali alla fermata dell’autobus

Le ragazze sono tornate!
Sono sicura che molti di voi si ricordino di loro: Els e Irene sono due brillanti amiche olandesi ottantenni e sono anche amiche di Miss Fletcher, le ho conosciute proprio grazie a queste mie paginette e a maggio abbiamo avuto occasione di gironzolare insieme per Genova, qui c’è il racconto di quella nostra bella passeggiata.
Els e Irene sono innamorate della Superba e sono ritornate qui per una nuova vacanza.
E così abbiamo passato la mattinata a Palazzo Reale, siamo andate a zonzo per caruggi, abbiamo pranzato insieme con delle genovesissime trofie al pesto, ho mostrato loro il mio terrazzo e i primi fiori di primavera.
E abbiamo trovato le mimose, gustato un tè e un dolcetto alla Marescotti, ci siamo anche fermate in libreria.
Le giornate, quelle belle, per me sono così: dense di tante piccole gioie.
E poi, sorpresa!
Ecco qua, la cosa fantastica è che l’idea non è mia ma di Els e Irene: appena ci siamo incontrate mi hanno espressamente chiesto di portarle a quella fermata dell’autobus che gli affezionati lettori di questo blog conoscono bene.
Ne scrivo spesso infatti, in quanto c’è qualcuno che si prende la briga di sistemarla con sedie di vario genere, è una faccenda peculiare questa e qui trovate l’ultima puntata della serie.
E così le ragazze hanno voluto fare una foto proprio su quelle sedie, ci siamo andate apposta, pensate un po’!
Els e Irene sono persone particolari: ironiche, solari, intelligenti, simpatiche e veramente piacevoli, è un vero onore conoscerle.
E così eccole qua: due amiche speciali alla fermata dell’autobus.

Annunci

La mimosa di gennaio

Ci sono giornate più belle di altre, alcune lo sono semplicemente perché sei tu a decidere che saranno proprio così.
E ieri per me è stata proprio una di queste giornate, a metà mattinata ho preso lo scooter per andare a Castelletto, ho pure scordato di mettermi i guanti e me ne sono accorta una volta arrivata: fa più caldo, la primavera non è poi così lontana.
E poi ho incontrato una carissima amica, ci conosciamo dai tempi della scuola e parlare con lei mi ha regalato la piacevole sensazione che il tempo non sia mai trascorso.
E invece i giorni passano e le stagioni scivolano via, dopo averla salutata mi sono fermata a guardare il panorama e ho veduto una magnifica mimosa di gennaio.

Vivace, profumata e vitale, è fiorita nel cuore dell’inverno.
Abita in un bel giardino e dondola davanti a certe finestre, è gialla come il sole che la nutre e danza leggera nell’aria fresca di gennaio.

Certe giornate sono più belle di altre se sai essere felice delle piccole grandi felicità che la vita può donarti.
Perché magari incontri un’amica e passi un po’ di tempo insieme a lei.
E poi ti perdi ad ammirare l’orizzonte dove mare e cielo si sfiorano, oltre le ardesie e i campanili di Genova.
E poi resti un po’ di più alla ringhiera.
Là, dove fiorisce una mimosa di gennaio.

Un’interurbana nel 1923

L’altro giorno sfogliavo l’elenco del telefono del 1923 e ho trovato una simpatica chicca, di questo curioso libretto ho già avuto modo di scrivere in questo post, tuttavia allora non mi ero soffermata su un tipo particolare di chiamate: le interurbane.
Eh, i tempi sono cambiati e siamo abituati a certe comodità, allora telefonare era una faccenda dannatamente complicata.
Innanzi tutto per essere ammessi al servizio interurbano bisognava pagare in anticipo un deposito e fin qui facciamocene una ragione!
Poi era necessario prenotarsi con l’Ufficio Intercomunale, si veniva quindi messi in una sorta di lista d’attesa e bisognava aspettare con la dovuta pazienza.
Quando giungeva il proprio agognato turno si veniva avvisati e bisognava essere svelti a rispondere: quelli dell’Ufficio mica avevano tempo da perdere, effettuavano 2 chiamate a distanza di un minuto e se il richiedente non rispondeva la linea veniva lasciata libera.
E la stessa cosa accadeva se dall’altra parte non rispondeva nessuno: due tentativi e tanti cari saluti, si passava ad un altro abbonato.

Elenco

A volte, invece, andava tutto per il meglio e si veniva messi in comunicazione con un parente o con un amico lontano.
A quel punto sarà ben stato possibile mettersi comodi a cianciare, direte voi!
Eh no, la fate facile!
Le istruzioni pel servizio intercomunale parlano chiaro!
La durata normale delle interurbane è di tre minuti. Sì, tre. Ecco.
La durata massima, invece, è di sei minuti. Sei.
Scaduto questo termine toglievano la comunicazione e buonanotte al secchio!
Per telefonate più lunghe bisognava ricominciare tutta la tiritera: prenotarsi, mettersi in coda e attendere di nuovo il proprio turno.
Un barlume di speranza è lasciato dalla seguente precisazione: in caso non vi siano altre richieste in sospeso le comunicazioni possono protrarsi oltre i sei minuti senza alcun limite di durata.
In alternativa c’erano anche le chiamate in abbonamento: si potevano fare nelle ore serali e le conversazioni potevano durare 6, 12 o 18 minuti ad un’ora fissa.
Che fatica!

Elenco (2)

Ecco, a questo punto vorrei dire due parole a questi signori: sentite, io al telefono chiacchiero, rido, ascolto, racconto e perdo la cognizione del tempo.
Diciamocelo, dei vostri tre minuti non so cosa farmene, non mi bastano neppure per i saluti di rito.
Tra il resto la maggior parte delle interurbane le faccio con la mia amica Viv, stiamo al telefono un sacco di tempo, ci mancherebbe solo che dopo breve cadesse la comunicazione, per carità!
Ad esempio, il mese scorso chiacchieravamo amabilmente e intanto io guardavo fuori dalla finestra, c’era un tramonto tutto rosa.
– Lo sai, Viv? – ho esclamato – sulla casa di fronte c’è un camino che fuma, sembra un torcia! Quasi quasi faccio una foto!
E lei ha risposto:
– Sì, falla, può sempre venir bene!
Ecco, infatti.
Con tutta calma ho preso la digitale, ho scattato qualche foto e poi abbiamo continuato la nostra conversazione.
Tre minuti? No dai, non scherziamo!

Tetto

L’estate in cui tu non c’eri

L’estate in cui tu non c’eri è volata via, come un soffio di vento caldo.
Quest’estate pensavo a te, ho chiesto di te.
Ma non hai saputo? E’ successo qualche anno fa. 
No, non sapevo nulla.
E ti scrivo, solo adesso.
La tua bicicletta era da cross, questo mi ha sempre stupita.
Cosa ci fa una ballerina con una bici da ragazzaccio?
Non l’ho mai capito, forse tu nascondevi due anime e noi, distratte, non ce ne siamo mai accorte.
Danza.
Danza classica e grazia, la tua fatica e la tua passione.
Noi avevamo solo i compiti delle vacanze, tu avevi anche gli esercizi, ricordo che li facevi nella tua stanza.
E tu, come ogni vera ballerina, ti distinguevi per la tua maniera di camminare.
Tu camminavi a passo di danza, quasi in punta di piedi, non era un vezzo ma una consolidata abitudine.
Leggera come una farfalla, sottile come un giunco smosso da un refolo d’aria d’estate.
L’estate in cui tu non c’eri.
Qualche volta mi è pure sembrato di vederti passare, dev’essere accaduto perché pensavo a te.
E poi sai, oggi vorrei farti una confidenza: quelle tue camicette tutte pizzi e quei colletti ingombranti di sangallo, te ne ricordi?
Ecco, non mi sono mai piaciuti, non era proprio il mio stile, te lo dico solo ora, ora che è quasi terminata l’estate in cui tu non c’eri.
E poi in realtà a te stavano bene persino quelle robe là che io detestavo.
E poi.
E poi le serate in discoteca e tu che non venivi mai con noi.
Dai, con il senno di poi posso dirti che in fondo non ti sei persa nulla, anche se so bene che affermarlo adesso non conta, allora quelli sembravano appuntamenti immancabili ed era un dispiacere non esserci.
Durante l’estate in cui tu non c’eri ho cercato di far riaffiorare memorie che sono come appannate, non riesco a ricordare tutti i particolari.
Ad esempio, tu amavi i Duran o gli Spandau?
Il ghiacciolo o la granita?
E ce l’avevi anche tu la giacca di jeans, vero? Quella me la ricordo!
Io e te che siamo state bambine insieme, ho un’immagine impressa nella mente: siamo già grandi, esco dall’ufficio e tu sei lì, mi aspetti davanti al portone.
Io e te e i nostri muretti e le nostre cose preziose da ragazzine.
Bisogna tenerseli stretti certi momenti, servono per quando certe risate non le senti più.
L’estate in cui tu non c’eri è stata caldissima, sai?
E ti ricordi? In genere dopo ferragosto viene la pioggia e la nostra valle si rinfresca.
Ecco quest’anno non è successo.
E tu non c’eri, per questo te lo racconto.
E per un caso del destino la casa dove tu un tempo trascorrevi le vacanze è rimasta quasi sempre chiusa.
Così guardavo quelle persiane e pensavo a te.
Quante cose raccontano delle imposte chiuse?

Finestra

Davvero, che poche parole ti ho scritto, non bastano per dirti ciao, adesso, ovunque tu sia.
E anche se questa è stata l’estate in cui tu non c’eri una sera noi che eravamo ragazzine insieme ci siamo ritrovate a parlare di te.
Ed io sono pure scappata via, proprio perché tu non c’eri.
In realtà l’ho capito il giorno dopo, parlavamo di te ed era come se ci fossi anche tu.
Tu con le tue lentiggini, i capelli raccolti stretti stretti in uno chignon e  gli orecchini d’oro ai lobi, tu con quel tuo sorriso.
Tu.
E poi, sai, sui prati quest’anno c’erano tante farfalle.
Leggiadre e così piene di grazia, come te.
Da un petalo a una corolla.
A passo di danza, come te.

Farfalla (12)

Un regalo da una cara amica

L’altro giorno, con mia grande gioia, il postino ha depositato nella mia buca delle lettere una busta gialla.
Avete presente quelle buste con i pallini che se li schiacci fanno sciac?
Ecco, proprio una di quelle.
La attendevo, il suo invio mi era stato preannunciato!
E cosa ci sarà dentro?

Stravagaria  (2)

Un regalo per Miss Fletcher, corredato da un grazioso e delicato biglietto sul quale sono scritte parole davvero belle.
Un regalo ideato, pensato, cucito e creato dalle abili mani della mia amica Viv.
E se siete tra i lettori del suo blog sapete bene quanta cura e quale precisione lei metta nelle sue creazioni, se invece non avete mai sfogliato le sue pagine questa è l’occasione per scoprire Stravagaria, cliccate qui e scoprirete un mondo fatto di molte diverse sfaccettature, il suo blog spazia dalla creatività ad interessanti recensioni delle sue letture.
E come dicevo, Viv è una cara amica molto generosa.
Una persona capace di condividere, di ascoltare e di comprendere i gusti e le passioni altrui.
Non è da tutti, prevede un’attenzione verso gli altri non certo comune.
E questo è il regalo per me, cucito, ricamato, confezionato ad arte da lei.
Stravagaria  (3)

Si chiude con due cordoncini, naturalmente in tinta con la stoffa.
E quale fantasia ha scelto per rifinirlo?
Bottoni, bottoni, bottoni!
Lei lo sa, io vado matta per i bottoni!

Stravagaria  (4)

Ed eccolo qua, chiuso come un libretto.
E con cuoricini, fiori e foglie e una dedica davvero speciale!

Stravagaria  (5)

E una volta aperto si svela la sua funzione, si tratta di un delizioso puntaspilli, naturalmente Viv non ha mancato di appuntarvi  tre spilli, ognuno ha la capocchia di diverso colore.

Stravagaria  (6)

Il mio bellissimo regalo ha subito preso posto nel mio cestino da lavoro ed è stato accolto con tutti gli onori da forbici, ditali e matassine.
Ora è di là, sta raccontando ai suoi nuovi amici del suo lungo viaggio, da quanto chiacchiera mi pare proprio che si trovi bene!
E io sono felice che lui sia qui.
Grazie di cuore, Viv, you are a dear friend!

Stravagaria

Amiche

Lo scorso weekend ho visto un’amica.
No, mi correggo: ho visto la mia amica.
Quella che arrivava sempre in ritardo, proprio lei.
Liceo, zainetto sulle spalle, telefonate lunghissime e confidenze, compagne di scuola e di università.
Sì, proprio quell’amica lì.
Poi il tempo scorre, ci si perde di vista, succede.
Vado a casa sua, per me è un vero e proprio balzo nel tempo: lei abita sempre nella stessa via di allora, è dai tempi dell’università che non cammino in questa strada.
Cammino e penso.
Penso che ho scordato di portare la grammatica greca, accidenti!
Il tempo degli aoristi è finito, parrebbe.
O forse no?
Un certo tempo, a volte, pare non finire mai.
Penso.
Vedo me e lei, ci conosciamo da pochi giorni, lei è appena arrivata da un’altra città.
Da Castelletto scendiamo verso la Nunziata e per tutto il percorso io parlo, parlo, parlo.
Quanto parlo?
Lei risponde a monosillabi, dice solo sì e no.
Timidezza? Sì, ma poi passa, certo.
Lei è estrosa, creativa, originale.
Lei osa sperimentare sempre nuovi tagli di capelli, io non lo farei mai.
Lei è sicura di sé, io non tanto.
Ecco, quando si ritrovano amiche così i ricordi prendono forma di immagini reali e di frammenti del passato.
L’autostop per andare da qui a lì, ma anche più lontano.
Un cerchietto con le antennine a molla e due sferette sberluccicanti.
Gli interminabili pomeriggi da Ricordi: andiamo a guardare due dischi?
Intere ore al reparto cosmetici dei grandi magazzini.
Le collant di pizzo che ci piacevano tanto.
Le sigarette nel pacchetto da dieci.
E la sigaretta che ti cade per terra, per la strada e tu la raccogli. Ora non lo farei mai, è chiaro.
Quel ragazzo con gli anfibi. Oh!
E le affinità tra i segni zodiacali.
E le oscure poesie di Rimbaud.
E il piano di studi per l’Università.
E potrei continuare all’infinito e voi potreste riconoscere alcuni vostri ricordi, ne sono certa.
Lo scorso weekend ho visto quest’amica, lei ha una figlia bella come una bambola.
E’ una bimba dai capelli chiari, lunghi e ondulati, ha lo sguardo furbissimo, è gioiosa e allegra.
Ed ero nella sua cameretta in mezzo ai suoi giocattoli.
D’un tratto mi sono ritrovata a interrogarmi:
– Ma dove li abbiamo scritti?
Dico, l’elenco dei nomi che ci piacevano dov’è?
Perché io mi ricordo che li abbiamo scritti,  i nomi proprio non li rammento ma da qualche parte sono sicura di averli.
Perché nella vita ci sono i bambini immaginari e quelli veri, con i capelli chiari e ondulati.
E ci sono le ragazzine che diventano grandi.
E qualcuna ha conservato tutti i diari, ovvio no? Ecco, quella lista sarà sicuramente là sopra!
E poi c’è la musica, quella musica là che era la nostra.
E quando si ritrovano amiche così ti accorgi che un certo tempo, a volte, davvero pare non finire mai.

Il vento ama

E’ un verso di Ezra Pound, è il titolo del blog di un’amica a me molto cara.
Sapete, quelle persone che sembra ci siano sempre state e a pensarci bene, se ti guardi indietro, non ti accorgi, non sai ricordare in quale esatto momento abbiano incrociato il tuo cammino.
Sapete, quelle persone che scelgono queste parole per presentarsi: ama il tuo sogno, ogni inferiore amore disprezzando, il vento ama.
Sapete, quelle persone che amano il bello, in ogni sua forma.
E sanno vederlo nella natura, nei fiori, in un riflesso di luce, nei colori dell’orto, nei toni delle foglie che ingialliscono sugli alberi in autunno.
Questa è Susanna, per me.
E a breve il suo blog compirà un anno, ma sembra strano, solo dodici mesi, come ho già detto, è davvero una di quelle persone che sembra ci siano sempre state.
Susanna ha scelto di festeggiare il compleanno del suo blog con un’iniziativa, questa, rappresentata da questa immagine.

Pulita, delicata e sorridente, una bimba che porge una rosa, un’immagine gentile e aggraziata, come è Susanna.
E poi è arrivata la musica, una delle mie preferite, da tanti anni.
L’ascoltavo e ho pensato a lei, e non so neppure se a lei piaccia, questa canzone.
Stevie Nicks la scrisse nel 1979, quando i Fleetwood Mac erano all’apice della fama, la zingara di cui si parla nel titolo è lei, Stevie, agli inizi della carriera.
Questa canzone mi ha sempre trasmesso un gran senso di libertà e di spensieratezza, quand’ero ragazzina ho guardato questo video centinaia di volte, rimanevo incantata davanti a Stevie che volteggia nel suo abito bianco, nel bosco, e poi mi perdevo ad ammirarla mentre balla sotto la pioggia, avrei voluto essere lei.
E avrei voluto essere lei, quando la sentivo pronunciare queste parole.

I have no fear, I have only love
And if I was a child
And the child was enough
Enough for me to love
Enough to love

Per te Susanna, con l’augurio di rimanere sempre così come sei.
E per voi che sempre mi leggete, dalla straordinaria voce di Stevie Nicks, la pioggia, la libertà, e il senso d’infinito.