La mimosa di gennaio

Ci sono giornate più belle di altre, alcune lo sono semplicemente perché sei tu a decidere che saranno proprio così.
E ieri per me è stata proprio una di queste giornate, a metà mattinata ho preso lo scooter per andare a Castelletto, ho pure scordato di mettermi i guanti e me ne sono accorta una volta arrivata: fa più caldo, la primavera non è poi così lontana.
E poi ho incontrato una carissima amica, ci conosciamo dai tempi della scuola e parlare con lei mi ha regalato la piacevole sensazione che il tempo non sia mai trascorso.
E invece i giorni passano e le stagioni scivolano via, dopo averla salutata mi sono fermata a guardare il panorama e ho veduto una magnifica mimosa di gennaio.

Vivace, profumata e vitale, è fiorita nel cuore dell’inverno.
Abita in un bel giardino e dondola davanti a certe finestre, è gialla come il sole che la nutre e danza leggera nell’aria fresca di gennaio.

Certe giornate sono più belle di altre se sai essere felice delle piccole grandi felicità che la vita può donarti.
Perché magari incontri un’amica e passi un po’ di tempo insieme a lei.
E poi ti perdi ad ammirare l’orizzonte dove mare e cielo si sfiorano, oltre le ardesie e i campanili di Genova.
E poi resti un po’ di più alla ringhiera.
Là, dove fiorisce una mimosa di gennaio.

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Tra amiche

Tra amiche c’è complicità, comprensione e affetto, le amiche sono preziose compagne di viaggio.
Le amiche si scelgono reciprocamente perché le lega un filo sottile, a volte non si hanno nemmeno le stesse passioni o gli stessi identici gusti ma è facile capirsi, ascoltarsi e viene naturale cercarsi.
Perché si è amiche, magari da sempre, magari da tutta la vita: c’è qualcuno che è cresciuto con te e conosce i tuoi pregi e difetti ma questa persona ti vuole bene così come sei.
Poi può anche capitare di conoscersi in età adulta e di accorgersi di avere certe affinità e questi sono doni speciali da conservare con cura e rispetto.
L’amicizia richiede attenzione e presenza, l’amicizia dura e non si interrompe se è vera e reale e non conta neanche tanto la distanza, se si è amiche lo si resta comunque, in qualsiasi maniera.
Tra amiche si fanno lunghe chiacchierate, da ragazzine noi eravamo solite scrivere lettere lunghissime e poi stavamo delle ore al telefono e questo io lo faccio ancora con le mie amiche.
Amiche.
In ogni tempo, come lo sono state altre donne prima di noi.
E allora immaginate lei, si chiama Elvira.
Ha una scrittura ordinata, si vede che a scuola era brava in calligrafia, non ci ha ha messo molto a scegliere la cartolina da mandare a Leopoldina, lei sa che la sua amica ama le rose profumate.
Eh già, parliamo di donne di un altro secolo, che nomi da romanzo!
Questo cartoncino ha viaggiato da Genova e Novi Ligure nel lontano 1908 e poi è arrivato qui, dietro ci sono parole affettuose scritte da Elvira per Leopoldina.

Le amiche vanno anche per negozi insieme, si scambiano i libri, si chiedono consigli, si incontrano per festeggiare momenti speciali, condividono gioie e dolori.
Perché sono amiche, amiche vere.
E quando si ha un’amica così è bello ricordarle la nostra gratitudine per il fatto di esserci perché senza di lei la nostra vita sarebbe più vuota e noi lo sappiamo bene, non è scontato che un sentimento di amicizia sia ricambiato.
Un pensiero gentile, solo per dire: sei importante per me.
Era un giorno del 1909 quando Maria che abitava a Nervi aprì la buca delle lettere e trovò una deliziosa cartolina.
A scriverla era stata Bernadette da una località della Francia.
Fiori romantici, colori tenui, un ricordo garbato per un’amica molto cara.

Due amici in Via del Campo

Ero sicura che in un certo posto li avrei trovati insieme.
E così sono andata in Via del Campo, sotto a questo cielo terso e tra questi colori lucenti di caruggi.
Intorno a me il consueto andirivieni di gente, c’erano le voci e i suoni, gli sguardi e i passi di questa Genova.

E mi sono fermata nel negozio che celebra l’arte e la musica del più amato dei nostri cantautori, in ViadelCampo29rosso, il luogo dedicato alla canzone d’autore.
Si apre sulla piazza, rimane racchiuso in questo fazzoletto di vicoli che per noi è un posto molto caro e vero, dove amiamo camminare e dove ci piace sentire risuonare certe canzoni.

Ed ero certa che qui li avrei trovati insieme, vicini.
Tra le contraddizioni di questa città che alcuni lasciano senza realmente abbandonarla mai.
Là, nel luogo in cui ci sono i libri e le biografie, i CD, le chitarre, le foto in bianco e nero, i 45 giri, i video dei concerti, le dediche, le memorie e le testimonianze d’affetto.
Là, dove ci sono gli amici.
Ed è giusto così, sapevo che sarebbe stato così.
Li avrei riveduti insieme.
In questo modo.
Sempre pensando che in realtà davvero alcuni poi non se ne vanno mai.
Restano nel luogo al quale appartengono, restano nel cuore di tutti noi.
Paolo e Fabrizio, due amici in Via del Campo.

Al mare con Marina

Al mare con Marina, diversi anni fa.
Nella casa di riviera che apparteneva alla mia famiglia, in compagnia dei miei zii.
Questa grande casa aveva tante stanze, io e Marina occupavamo una camera che si affaccia sull’Aurelia e in estate faceva molto caldo, quindi di notte tenevamo la finestra spalancata.
A pensarci ora mi domando come facessimo a dormire visto che il traffico era piuttosto rumoroso, allora però non era un problema.
Al mare con Marina, mia cara amica di sempre, non ci si annoiava mai.
La spiaggia si raggiungeva in un momento, bastava percorrere un breve vialetto profumato dagli eucalipti.
Magliettina, ciabattine di gomma, olio di cocco, borsa di paglia, radiolina e riviste.
E scogli, per arrivarci bisognava bagnarsi ed era sempre un brivido, in un certo senso.
Finirò a bagno con il portafoglio, le chiavi di casa e tutto il resto?
Metterò malauguratamente i piedi su un riccio dispettoso?
Al mare con Marina avevamo sempre qualcosa da fare: due passi al mercato, un gelato in passeggiata, un giro di shopping in paese.
E soste infinite in sala giochi, modestamente all’epoca ero veramente una campionessa ad un certo gioco che prevedeva un numero infinito di quadri, non so neanche dire quante monetine ci ho speso.
Al mare con Marina abbiamo fatto diverse amicizie, ricordo ancora con precisione certe risate bellissime che sono rimaste per sempre nella mia memoria.
Al mare, io e Marina, a volte andavamo a guardare il tramonto e ci mettevamo sedute su certe sdraio e passavamo un sacco di tempo a farci confidenze, a raccontarci i nostri sogni e i nostri progetti.

Al mare con Marina, tutto sommato, si facevano quelle cose semplici adatte alla nostra età, avevamo poco più di vent’anni e c’è un momento per tutto, io sono contenta di aver fatto le cose giuste nel momento giusto.
Mica puoi ripeterle dopo, quando hai molti più anni, non è la stessa cosa, secondo me.
Io e Marina eravamo capaci di stare fuori anche tutta la notte e sì, anche questo lo abbiamo fatto tutti, in un certo momento della vita.
Rientravamo all’alba ma prima passavamo dal forno a comprare la focaccia appena sfornata e la portavamo anche ai miei zii che erano tipi molto mattinieri, alla sette del mattino la zia girava già trillante per la cucina e preparava qualche delizia da mettere in tavola a mezzogiorno.
Quando andavo al mare con Marina avevo l’abitudine di fare il bagno e di mettermi al sole ad asciugarmi, a volte tornavo a casa con i capelli intrisi di salino.
E portavo quelle pinze per capelli coloratissime decorate con grandi fiori, ve le ricordate?
E poi mi mettevo il cerchietto che regolarmente mi faceva venire mal di testa, solo che mi piaceva e quindi continuavo a usarlo.
E amavo la musica dei Frankie goes to Hollywood, sapevo a memoria le canzoni di Cindy Lauper e di Madonna.
Di quelle estati al mare con Marina non abbiamo millemila foto, all’epoca non c’era mica questa abitudine di fotografarsi di continuo, un paio di rullini duravano tutta l’estate.
E c’era un punto preciso dove si andava a prendere le onde, quando c’era mare grosso.
Era il posto perfetto, erano estati perfette.
Adesso Marina frequenta altre spiagge molto più lontane e molto diverse dalla nostra spiaggia sulla riviera di ponente.
E tuttavia, molte cose non sono cambiate, sono rimaste identiche ad allora.
Puoi metterci in mezzo migliaia di chilometri, un oceano e un intero continente ma l’amicizia vera resiste a tutto e continua a esistere e ad esserci sempre, io questo lo so da tempo.
E così è con Marina, amica di tutta la vita.

Saluto te, caro Agostino

Saluto te, caro Agostino.
Era la fine di giugno dello scorso anno, ero appena arrivata a Fontanigorda e ho incontrato te.
Andavi verso casa, io invece ero diretta in paese.
La piazza era deserta, ti ho fatto qualche foto senza che tu te ne accorgessi e ricordo di aver pensato: questi sono gli scatti più belli dell’estate.
Oggi, caro Agostino, saluto te e tutte le tue rare virtù: la tua saggezza vera, la tua immancabile gentilezza, la tua pura autenticità.

E il tuo amore incondizionato per i libri e per la cultura, tutte le settimane andavi in biblioteca e tutte le volte te ne tornavi a casa con qualche tomo.
E quelle lunghe conversazioni che facevi con mia mamma? Dio esiste oppure no?
Leggevi libri su libri, in particolare libri di storia, della II Guerra Mondiale sapevi davvero tutto.
Saluto te e ti ringrazio per i tuoi racconti e per avermi dato la possibilità di scrivere su queste pagine i tuoi ricordi di partigiano.
Ascoltare te e le tue parole era un piacere vero, era un reale arricchimento.
E poi, l’emozione bella, qui sono venuti in tanti a leggere la tua storia e allora io ti ho fatto vedere i commenti dei miei lettori e tu hai sorriso, me lo ricordo come se fosse ieri.
Saluto te, caro Agostino.
Poi diciamolo, non c’era argomento sul quale tu non mi abbia dato una risposta.
Raccolgo i funghi? Mah, mi sembrano buoni, però prima mangiarli magari li faccio vedere ad Agostino, non si sa mai.
E tutte quelle piume di uccello trovate sui prati e conservate gelosamente? Tu sapevi sempre dirmi a quale uccellino appartenevano.
Tu li conoscevi tutti i segreti del bosco e della natura, degli alberi e del tempo.
Saluto te, ogni tanto nel tardo pomeriggio venivo a casa tua a chiacchierare un po’ e prima di andarmene sbirciavo nel tuo orto sempre così verde e rigoglioso.
Saluto te, Agostino, saluto la tua sapienza vera, la tua pacatezza, la tua modestia e la tua umiltà.
E se ci fossero più persone come te il mondo sarebbe un posto migliore.
Saluto te, oggi.
E non so, mi chiedevo, ti sei portato il bastone?
Dai, sono certa che ovunque tu sia ora non ti serve più, adesso corri di nuovo come quando eri il Partigiano Anselmo.
Saluto te e le parole non mi bastano.
Buon viaggio, carissimo Agostino.

29 Luglio 1919: sulla spiaggia di Sampierdarena

È il 29 Luglio del 1919, la dolcezza dell’estate è scandita dal suono cadenzato delle onde.
I bimbi corrono a perdifiato, i pescatori preparano le reti, alcuni bagnanti si esibiscono in tuffi spericolati.
E sul bagnasciuga tre amiche: si crogiolano al sole sulla spiaggia di sassi dei Bagni Savoia di Sampierdarena.

Camogli (11)

L’acqua è pura, limpida e trasparente.
Le ragazze sanno nuotare?
Il salvagente è soltanto un vezzo oppure serve davvero ad una di loro?
Domande, domande, domande.
E vorrei avere tutte le risposte, a volte.

Mare 1919

Tre amiche.
Lei si chiama Maria, è una giovane donna giudiziosa e senza grilli per la testa, in famiglia la sua presenza è indispensabile.
Ha tre fratelli più piccoli ed è lei ad occuparsene, è affabile e attenta, nel profondo del suo cuore Maria desidera diventare maestra.
In casa sono tutti d’accordo, lei certamente ci riuscirà, Maria ha un talento speciale per comprendere i bambini.

Mare 1919 (2A)

Tre amiche, sono cresciute insieme, si frequentano dall’infanzia.
Lei è stata una bimba tanto desiderata e così quando il Signore ha voluto accontentare le preghiere dei suoi genitori le è stato imposto un nome beneaugurante: Lieta.
Estrosa e originale, Lieta ha il dono della fantasia e si diletta con la pittura: tavolozza, tempere e pennelli, tanto le basta per astrarsi in un mondo tutto suo.
Ha le sue idee e non esita a manifestarle, fa sempre delle lunghe discussioni con la nonna: Lieta sostiene che le donne con il tempo acquisiranno molti diritti che ora sono loro negati, la nonna scuote la testa e dissente.
Lieta sa quel dice, è certa che il tempo le darà ragione.

Mare 1919 (3)

Tre amiche, sono cresciute insieme, si frequentano dall’infanzia, ognuna di loro coltiva un desiderio.
E Nicoletta vorrebbe avere una grande famiglia e tanti bambini, a dire il vero ha già scelto tutti i nomi dei figli che avrà.
E ne parla spesso con loro, con le sue amiche.
E ridono insieme, sulla spiaggia di Sampierdarena, tentando di immaginare il tempo che verrà.

Mare 1919 (4)

Le vite degli altri sono sempre imperscrutabili e non so dirvi se questi fossero davvero i sogni delle ragazze che avete veduto, come sempre ho giocato con la fantasia.
Sono reali i loro nomi, sono scritti sul retro della fotografia che le ritrae, sono specificati anche la data e il luogo, i Bagni Savoia di Sampierdarena.

Mare 1919 (2)

E no, non conosco i loro desideri.
Una cosa però la so: erano amiche.
Tre amiche.
Forse sono cresciute insieme.
Forse si frequentavano dall’infanzia.
Ognuna di loro aveva un sogno da realizzare.
Come la spuma del mare il tempo si frange e si dissolve, implacabile.
Era il 29 Luglio del 1919: sono passati esattamente 97 anni.
Maria, Lieta e Nicoletta, vi osservo e ho la speranza che il tempo sia stato generoso e gentile con voi e che vi abbia regalato momenti gioiosi da ricordare, come quel giorno d’estate sulla spiaggia di Sampierdarena.

Mare 1919 (5)

Attese

Non tutte le attese sono uguali.
Alcune sono pazienti e lente, altre hanno ritmi certi e definiti.
Aspetti il treno che passa una sola volta, l’amore della vita, l’occasione che non puoi mancare.
L’attimo ti è sfuggito, l’altra volta, coglilo adesso.
Aspetti una telefonata che non arriva, una risposta, a volte anche una domanda.
Non tutte le attese sono uguali, in certi casi non ce la fai a stare fermo ad aspettare, a cosa ti serve una sedia?
Cammini su e giù nervosamente e intanto pensi, ti arrovelli, aspetti.
Arriverà? Dirà quella parola, quella frase?
Senza sosta, senza quiete, è tutto sottosopra.

Sedia

Attese.
Alla fermata dell’autobus, al binario della stazione, sotto ad un portico quando scroscia la pioggia.
Con la schiena appoggiata al muretto.
Guardando l’orologio.
Leggendo un libro.
Ascoltando la tua musica preferita.
Attese, aspettative e speranze.
Al tavolino di un bar la ragazza si morde il labbro, con le dita si tortura una ciocca di capelli e intanto guarda fuori.
In attesa di un chiarimento, di uno sguardo, di una risata troppo a lungo trattenuta.
Un sospiro.
E poi, magari, la vita ha in serbo per te quello che mai ti saresti aspettato.
Accade.
Nel tempo sospeso dell’attesa.

Sedie

Il vaso degli alchechengi

Un giardino.
Un giardino con gli alberi da frutta, le rose, le siepi generose e le fragoline che maturano dolci.
A Fontanigorda, nella casa di cari amici, Pilusmax e Loredana, tra le loro innumerevoli passioni c’è anche la cura delle piante e dei fiori e là, nella pace silenziosa della nostra Val Trebbia, crescono anche splendidi alchechengi.

Alchechengi

E ci sono le ortensie che verranno essiccate per poi colorare il freddo e grigio inverno, sfumature d’estate e di campagna nelle case di città.

Ortensie

E poi ecco gli alchechengi, pianta scenografica e particolare, ha anche diverse proprietà interessanti e a tal proposito vi rimando a questo articolo degli amici di Farmacia Serra.
E poi.
E poi eravamo a Fontanigorda e Loredana mi ha detto:
– Puoi metterli in un vaso e farli seccare!

Alchechengi (3)

Davvero?
Basta togliere le foglie, riporli possibilmente all’ombra e attendere che la natura faccia il suo corso.

Alchechengi (4).
Oh, davvero!
Eccole qua le mie vivaci campanelle arancioni, esotiche e decorative.

Alchechengi (5)

Le ho sistemate in un vaso che mi sembra perfetto per loro e le tengo su un carrello nello studio.

Alchechengi (6a) (2)

E con queste immagini ringrazio e rassicuro gli amici dal pollice verde, i loro alchechengi abbelliscono la mia casa e sembrano godere di ottima salute.

Alchechengi (6a)

E da ultimo spendo due parole per il pregiatissimo vaso che li ospita.
Non è di fine porcellana e non ha una lunga storia, è un semplice oggetto di vetro trasparente dipinto e decorato da me con la tecnica del decoupage.
Toni di oro, di giallo e di arancio, con mia grande gioia ora questo è il vaso degli alchechengi.

Alchechengi (7)

Due cuori

C’erano una volta due cuori che se andarono a vagabondare per il mondo.
Non potevano essere più diversi, quei due.
Cuore Piccino era timido e timoroso, ogni emozione per lui era un sobbalzo, Cuore Grande era appassionato, fervente e sempre ricolmo di opposte passioni.
Due cuori.
No, non potevano essere più diversi, quei due.
E così Cuore Piccino imboccò un sentiero pianeggiante e dolce, se ne andò a camminare tra l’erba e quando giunse ad un bivio si fermò incerto sul da farsi.
E adesso?
Qual era la direzione giusta?
Restò immobile, preda delle sue insicurezze, nel punto in cui la strada si biforcava.
Cuore Grande invece si avventurò lungo una scogliera, ve l’ho detto, lui non conosceva paure, c’era un camminamento a strapiombo sul mare e sebbene fosse battuto dalle onde il nostro intrepido eroe lo percorse con incoscienza fiduciosa.
Saltava da una roccia all’altra, si ritrovò persino a posare i piedi su certe alghe scivolose ma seppe mantenere l’equilibrio.
E rideva, ogni passo era una sfida!

Mare

E Cuore Piccolo? Ah, lui continuava a rimuginare esitante!
Da che parte andare?
E qualcuno a cui chiedere?
In quel momento una parola di conforto sarebbe stata preziosa.
Scrutò con attenzione l’orizzonte, a destra la strada saliva leggermente e terminava in uno spiazzo davanti a quella piccola villetta.
C’era un gatto accoccolato sullo zerbino, un cane da caccia faceva la guardia e un’altalena vuota oscillava avanti e indietro.
Dall’altro lato invece il sentiero si inoltrava tra i prati verdi, era uno scenario di pace e tranquillità, gioiose farfalline volteggiavano leggere nell’aria.
E così Cuore Piccino decise di imboccare quella direzione e con la consueta cautela proseguì il suo cammino.

Farfalla
E Cuore Grande? Ah, lui se la spassava!
Nulla riusciva a trattenerlo, se l’era persino goduta a fare i tuffi dagli scogli, era stata una felicità inebriante quella!
Dovevate vederlo mentre si lanciava a capofitto tra i flutti agitati senza alcuna remora né incertezza.
E poi risalendo ancora una volta a riva aveva notato alcune rocce che si inerpicavano in alto, Cuore Grande era un tipo curioso così si arrampicò lassù in cerca di altre emozionanti meraviglie!
Fu una salita sfiancante e faticosa ma nulla poteva scoraggiarlo, alla fine Cuore Grande sbucò al margine di un fitto bosco, tra le cime degli alberi squassate dal vento poteva appena intravedere certe nuvole minacciose che rapide stavano ricoprendo l’azzurro.
Inatteso e improvviso un tuono lacerò il silenzio e il fragore del temporale si scatenò sul bosco e su Cuore Grande che andò a rifugiarsi in una grotta.  Monti - Barbagelata

Nel frattempo Cuore Piccino aveva raggiunto una piccola radura, a dir la verità aveva anche una certa fretta perché poco prima per sventura si era imbattuto in uno sciame di api che parevano impazzite, non vi dico che paura aveva di essere punto!
D’un tratto anch’egli venne sorpreso da un tonante clangore, alzò gli occhi e vide i lampi squarciare il cielo.
Spaventato si gettò in una corsa concitata, doveva trovare un riparo ma era incapace di orientarsi,   tremante e singhiozzante Cuore Piccino varcò la soglia del bosco.
Fradicio e grondante d’acqua, sperso e perduto si guardò intorno sconsolato in cerca di una via di fuga.

Bosco

D’un tratto si sentì trascinare, si voltò e vide che era tra le braccia forti di Cuore Grande che lo aveva tratto in salvo, lontano da un ramo che, colpito da un fulmine, si stava abbattendo al suolo.
E’ così la vita, a volte mette sulla tua strada le persone giuste.
E non potevano essere più diversi, quei due.
– Passerà? – Disse Cuore Piccino con voce flebile.
– Certo! E dopo brillerà il sole, vedrai! – Lo rassicurò Cuore Grande.
– E anche dopo, tu resterai? – Chiese l’altro.
Non ci fu più bisogno di ulteriori domande, bastò un sorriso: quando incontri un amico vero, per di più durante un furioso temporale, puoi starne certo, resterà anche quando tornerà il sereno.
Rimasero nella grotta, in attesa che la pioggia passasse, risero insieme della strana circostanza che li aveva fatti incontrare ed entrambi raccontarono ciò che era accaduto loro prima che si conoscessero, c’era tutto il tempo del mondo per narrare il proprio passato.
Fradici di pioggia e di una nuova felicità.
Erano due cuori.
E no, non potevano essere più diversi, quei due.

Foglie