Il vaso degli alchechengi

Un giardino.
Un giardino con gli alberi da frutta, le rose, le siepi generose e le fragoline che maturano dolci.
A Fontanigorda, nella casa di cari amici, Pilusmax e Loredana, tra le loro innumerevoli passioni c’è anche la cura delle piante e dei fiori e là, nella pace silenziosa della nostra Val Trebbia, crescono anche splendidi alchechengi.

Alchechengi

E ci sono le ortensie che verranno essiccate per poi colorare il freddo e grigio inverno, sfumature d’estate e di campagna nelle case di città.

Ortensie

E poi ecco gli alchechengi, pianta scenografica e particolare, ha anche diverse proprietà interessanti e a tal proposito vi rimando a questo articolo degli amici di Farmacia Serra.
E poi.
E poi eravamo a Fontanigorda e Loredana mi ha detto:
– Puoi metterli in un vaso e farli seccare!

Alchechengi (3)

Davvero?
Basta togliere le foglie, riporli possibilmente all’ombra e attendere che la natura faccia il suo corso.

Alchechengi (4).
Oh, davvero!
Eccole qua le mie vivaci campanelle arancioni, esotiche e decorative.

Alchechengi (5)

Le ho sistemate in un vaso che mi sembra perfetto per loro e le tengo su un carrello nello studio.

Alchechengi (6a) (2)

E con queste immagini ringrazio e rassicuro gli amici dal pollice verde, i loro alchechengi abbelliscono la mia casa e sembrano godere di ottima salute.

Alchechengi (6a)

E da ultimo spendo due parole per il pregiatissimo vaso che li ospita.
Non è di fine porcellana e non ha una lunga storia, è un semplice oggetto di vetro trasparente dipinto e decorato da me con la tecnica del decoupage.
Toni di oro, di giallo e di arancio, con mia grande gioia ora questo è il vaso degli alchechengi.

Alchechengi (7)

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Due cuori

C’erano una volta due cuori che se andarono a vagabondare per il mondo.
Non potevano essere più diversi, quei due.
Cuore Piccino era timido e timoroso, ogni emozione per lui era un sobbalzo, Cuore Grande era appassionato, fervente e sempre ricolmo di opposte passioni.
Due cuori.
No, non potevano essere più diversi, quei due.
E così Cuore Piccino imboccò un sentiero pianeggiante e dolce, se ne andò a camminare tra l’erba e quando giunse ad un bivio si fermò incerto sul da farsi.
E adesso?
Qual era la direzione giusta?
Restò immobile, preda delle sue insicurezze, nel punto in cui la strada si biforcava.
Cuore Grande invece si avventurò lungo una scogliera, ve l’ho detto, lui non conosceva paure, c’era un camminamento a strapiombo sul mare e sebbene fosse battuto dalle onde il nostro intrepido eroe lo percorse con incoscienza fiduciosa.
Saltava da una roccia all’altra, si ritrovò persino a posare i piedi su certe alghe scivolose ma seppe mantenere l’equilibrio.
E rideva, ogni passo era una sfida!

Mare

E Cuore Piccolo? Ah, lui continuava a rimuginare esitante!
Da che parte andare?
E qualcuno a cui chiedere?
In quel momento una parola di conforto sarebbe stata preziosa.
Scrutò con attenzione l’orizzonte, a destra la strada saliva leggermente e terminava in uno spiazzo davanti a quella piccola villetta.
C’era un gatto accoccolato sullo zerbino, un cane da caccia faceva la guardia e un’altalena vuota oscillava avanti e indietro.
Dall’altro lato invece il sentiero si inoltrava tra i prati verdi, era uno scenario di pace e tranquillità, gioiose farfalline volteggiavano leggere nell’aria.
E così Cuore Piccino decise di imboccare quella direzione e con la consueta cautela proseguì il suo cammino.

Farfalla
E Cuore Grande? Ah, lui se la spassava!
Nulla riusciva a trattenerlo, se l’era persino goduta a fare i tuffi dagli scogli, era stata una felicità inebriante quella!
Dovevate vederlo mentre si lanciava a capofitto tra i flutti agitati senza alcuna remora né incertezza.
E poi risalendo ancora una volta a riva aveva notato alcune rocce che si inerpicavano in alto, Cuore Grande era un tipo curioso così si arrampicò lassù in cerca di altre emozionanti meraviglie!
Fu una salita sfiancante e faticosa ma nulla poteva scoraggiarlo, alla fine Cuore Grande sbucò al margine di un fitto bosco, tra le cime degli alberi squassate dal vento poteva appena intravedere certe nuvole minacciose che rapide stavano ricoprendo l’azzurro.
Inatteso e improvviso un tuono lacerò il silenzio e il fragore del temporale si scatenò sul bosco e su Cuore Grande che andò a rifugiarsi in una grotta.  Monti - Barbagelata

Nel frattempo Cuore Piccino aveva raggiunto una piccola radura, a dir la verità aveva anche una certa fretta perché poco prima per sventura si era imbattuto in uno sciame di api che parevano impazzite, non vi dico che paura aveva di essere punto!
D’un tratto anch’egli venne sorpreso da un tonante clangore, alzò gli occhi e vide i lampi squarciare il cielo.
Spaventato si gettò in una corsa concitata, doveva trovare un riparo ma era incapace di orientarsi,   tremante e singhiozzante Cuore Piccino varcò la soglia del bosco.
Fradicio e grondante d’acqua, sperso e perduto si guardò intorno sconsolato in cerca di una via di fuga.

Bosco

D’un tratto si sentì trascinare, si voltò e vide che era tra le braccia forti di Cuore Grande che lo aveva tratto in salvo, lontano da un ramo che, colpito da un fulmine, si stava abbattendo al suolo.
E’ così la vita, a volte mette sulla tua strada le persone giuste.
E non potevano essere più diversi, quei due.
– Passerà? – Disse Cuore Piccino con voce flebile.
– Certo! E dopo brillerà il sole, vedrai! – Lo rassicurò Cuore Grande.
– E anche dopo, tu resterai? – Chiese l’altro.
Non ci fu più bisogno di ulteriori domande, bastò un sorriso: quando incontri un amico vero, per di più durante un furioso temporale, puoi starne certo, resterà anche quando tornerà il sereno.
Rimasero nella grotta, in attesa che la pioggia passasse, risero insieme della strana circostanza che li aveva fatti incontrare ed entrambi raccontarono ciò che era accaduto loro prima che si conoscessero, c’era tutto il tempo del mondo per narrare il proprio passato.
Fradici di pioggia e di una nuova felicità.
Erano due cuori.
E no, non potevano essere più diversi, quei due.

Foglie

Un regalo da una cara amica

L’altro giorno, con mia grande gioia, il postino ha depositato nella mia buca delle lettere una busta gialla.
Avete presente quelle buste con i pallini che se li schiacci fanno sciac?
Ecco, proprio una di quelle.
La attendevo, il suo invio mi era stato preannunciato!
E cosa ci sarà dentro?

Stravagaria  (2)

Un regalo per Miss Fletcher, corredato da un grazioso e delicato biglietto sul quale sono scritte parole davvero belle.
Un regalo ideato, pensato, cucito e creato dalle abili mani della mia amica Viv.
E se siete tra i lettori del suo blog sapete bene quanta cura e quale precisione lei metta nelle sue creazioni, se invece non avete mai sfogliato le sue pagine questa è l’occasione per scoprire Stravagaria, cliccate qui e scoprirete un mondo fatto di molte diverse sfaccettature, il suo blog spazia dalla creatività ad interessanti recensioni delle sue letture.
E come dicevo, Viv è una cara amica molto generosa.
Una persona capace di condividere, di ascoltare e di comprendere i gusti e le passioni altrui.
Non è da tutti, prevede un’attenzione verso gli altri non certo comune.
E questo è il regalo per me, cucito, ricamato, confezionato ad arte da lei.
Stravagaria  (3)

Si chiude con due cordoncini, naturalmente in tinta con la stoffa.
E quale fantasia ha scelto per rifinirlo?
Bottoni, bottoni, bottoni!
Lei lo sa, io vado matta per i bottoni!

Stravagaria  (4)

Ed eccolo qua, chiuso come un libretto.
E con cuoricini, fiori e foglie e una dedica davvero speciale!

Stravagaria  (5)

E una volta aperto si svela la sua funzione, si tratta di un delizioso puntaspilli, naturalmente Viv non ha mancato di appuntarvi  tre spilli, ognuno ha la capocchia di diverso colore.

Stravagaria  (6)

Il mio bellissimo regalo ha subito preso posto nel mio cestino da lavoro ed è stato accolto con tutti gli onori da forbici, ditali e matassine.
Ora è di là, sta raccontando ai suoi nuovi amici del suo lungo viaggio, da quanto chiacchiera mi pare proprio che si trovi bene!
E io sono felice che lui sia qui.
Grazie di cuore, Viv, you are a dear friend!

Stravagaria

Una genovese in Canada

Oggi questo spazio sarà dedicato ad un’amica, vorrei farvi conoscere il suo blog e come si conviene innanzi tutto vi presenterò  la sua autrice.
Lei è genovese ed ha un paio di anni meno di me, ci conosciamo da tutta la vita, entrambe abbiamo frequentato il Classico e poi la facoltà di Lingue.
E in memoria del bel tempo andato ecco a voi una struggente immagine della nostra illustre Università, su quei gradini mi ci sono seduta un sacco di volte.

Università

Io e la mia amica abbiamo anche trascorso alcune vacanze insieme in quella mia casa al mare della quale ogni tanto vi parlo.
E così lei ha avuto modo di conoscere la mia splendida zia e di gustare le sue prelibate delizie che erano spesso argomento delle nostre conversazioni.
Era l’epoca nella quale di sera si faceva il giro dell’orologio per arrivare a casa alle prime luci dell’alba.
Prima però era di rito una sosta dal panettiere per una bella striscia di focaccia calda e fumante.
Ecco, in questo blog non manca mai la documentazione fotografica e anche in questo caso sarò rispettosa delle tradizioni, voilà!

Focaccia

Dicevamo? Ah sì, la mia amica!
Lei ha sempre amato i viaggi e ha girato parecchio, per anni ci siamo scambiate lunghe lettere, lei mi scriveva dai paesi europei dove si trovava per studio, all’epoca funzionava così, aspettavi che la missiva venisse recapitata nell’apposita buca.
E ovviamente quelle lettere le conservo ancora tutte, cosa ve lo dico a fare!
E poi un bel giorno la mia amica è partita per il Nuovo Mondo, inseguendo il sogno americano.
Oh, erano anni che volevo scrivere questa frase e finalmente ce l’ho fatta!
Dopo aver vissuto per lungo tempo in diverse città degli Stati Uniti, la mia amica è adesso approdata in un’amena località canadese, una città di nome Victoria a poca distanza da Vancouver.
Ed è da laggiù che lei scrive il diario di bordo, i suoi articoli sono interessanti e particolari, sto scoprendo una parte del mondo che non conosco affatto, una regione dove ci sono suggestive località marine e parchi lussureggianti.
Da brava italiana, la mia amica è anche una buongustaia pertanto spesso e volentieri ci accompagna alla scoperta delle delizie del luogo, ogni tanto mugugna perché non riesce a trovare pane buono come quello italiano però ha già trovato la ricetta perfetta per fare la focaccia in casa, certe abitudini sono dure a morire!
Le sue piacevoli passeggiate sono presentate con garbo e intelligenza e sono corredate da molte belle immagini, a lei poi non manca una certa sottile ironia, quindi nel suo blog troverete spunti di riflessione ma sovente vi capiterà anche di sorridere di certe avventure o disavventure canadesi.
E scoprirete un mondo diverso dal nostro e una differente maniera di vivere, un paese con storia e tradizioni tutte da scoprire.
Ad esempio, sapevate che laggiù un nostalgico genovese fondò un porto di nome Genoa Bay?
E’ una delle tante curiosità che racconta la mia amica, questo è il suo blog: Insonnia Marina, impressioni di una genovese in Canada.
Chissà, magari un giorno andrò a trovarla e mi farò portare subito a Genoa Bay, è un posto magnifico anche se, con mio sommo disappunto, ho notato che il suo fondatore pare essersi dimenticato di metterci  due caruggi.
Ecco, quando partirò metterò in valigia il metro da sarta, non si sa mai, potrei sempre incontrare qualche lungimirante imprenditore desideroso di regalare a quella Genoa là i meritati caruggi, non vorrei mai che li facesse costruire troppo larghi!

Genoa Bay

Genoa Bay, Canada – foto di Insonnia Marina

Amiche

Lo scorso weekend ho visto un’amica.
No, mi correggo: ho visto la mia amica.
Quella che arrivava sempre in ritardo, proprio lei.
Liceo, zainetto sulle spalle, telefonate lunghissime e confidenze, compagne di scuola e di università.
Sì, proprio quell’amica lì.
Poi il tempo scorre, ci si perde di vista, succede.
Vado a casa sua, per me è un vero e proprio balzo nel tempo: lei abita sempre nella stessa via di allora, è dai tempi dell’università che non cammino in questa strada.
Cammino e penso.
Penso che ho scordato di portare la grammatica greca, accidenti!
Il tempo degli aoristi è finito, parrebbe.
O forse no?
Un certo tempo, a volte, pare non finire mai.
Penso.
Vedo me e lei, ci conosciamo da pochi giorni, lei è appena arrivata da un’altra città.
Da Castelletto scendiamo verso la Nunziata e per tutto il percorso io parlo, parlo, parlo.
Quanto parlo?
Lei risponde a monosillabi, dice solo sì e no.
Timidezza? Sì, ma poi passa, certo.
Lei è estrosa, creativa, originale.
Lei osa sperimentare sempre nuovi tagli di capelli, io non lo farei mai.
Lei è sicura di sé, io non tanto.
Ecco, quando si ritrovano amiche così i ricordi prendono forma di immagini reali e di frammenti del passato.
L’autostop per andare da qui a lì, ma anche più lontano.
Un cerchietto con le antennine a molla e due sferette sberluccicanti.
Gli interminabili pomeriggi da Ricordi: andiamo a guardare due dischi?
Intere ore al reparto cosmetici dei grandi magazzini.
Le collant di pizzo che ci piacevano tanto.
Le sigarette nel pacchetto da dieci.
E la sigaretta che ti cade per terra, per la strada e tu la raccogli. Ora non lo farei mai, è chiaro.
Quel ragazzo con gli anfibi. Oh!
E le affinità tra i segni zodiacali.
E le oscure poesie di Rimbaud.
E il piano di studi per l’Università.
E potrei continuare all’infinito e voi potreste riconoscere alcuni vostri ricordi, ne sono certa.
Lo scorso weekend ho visto quest’amica, lei ha una figlia bella come una bambola.
E’ una bimba dai capelli chiari, lunghi e ondulati, ha lo sguardo furbissimo, è gioiosa e allegra.
Ed ero nella sua cameretta in mezzo ai suoi giocattoli.
D’un tratto mi sono ritrovata a interrogarmi:
– Ma dove li abbiamo scritti?
Dico, l’elenco dei nomi che ci piacevano dov’è?
Perché io mi ricordo che li abbiamo scritti,  i nomi proprio non li rammento ma da qualche parte sono sicura di averli.
Perché nella vita ci sono i bambini immaginari e quelli veri, con i capelli chiari e ondulati.
E ci sono le ragazzine che diventano grandi.
E qualcuna ha conservato tutti i diari, ovvio no? Ecco, quella lista sarà sicuramente là sopra!
E poi c’è la musica, quella musica là che era la nostra.
E quando si ritrovano amiche così ti accorgi che un certo tempo, a volte, davvero pare non finire mai.

Bambini

I bambini, i figli, nelle parole di chi scrive di loro.
E ti trasmette emozioni vere e profonde, suscitando tenerezza senza confini.
Lei è una mia cara amica alla quale voglio molto bene.
E’ un’artista e una cantante di grande talento, una persona dalla sensibilità esemplare e credo che sappia comprendere la musica in maniera davvero unica.
Una mamma e il suo bimbo, la musica e parole dolci e speciali, questo è Beethoven di Lauracanta.
Lui invece lo conosco soltanto tramite il blog ma presto o tardi spero di incontrarlo.
E insomma, è uno che con le parole ci sa davvero fare.
Caustico, ironico, tagliente, sempre sul pezzo.
E poi a volte ti tira questi colpi bassi e ti colpisce proprio al cuore.
Di cosa profumano i vostri figli di Plus1gmt, commozione vera.
Genitori e bimbi ancora in viaggio, bimbi che arriveranno presto in una cameretta, con un carillon sopra il lettino e un pupazzetto da abbracciare.
E le usanze cambiano, a seconda di dove ci si trova.
Questa è la Gravidanza alla svedese raccontata da Daniele.
Genitori e primi giorni di scuola.
E grembiulini, cartelle e pennarelli.
E anche in questo caso le usanze cambiano, a seconda di dove ci si trova.
A volte i preparativi sono piuttosto impegnativi, soprattutto per le mamme.
Manco Harry Potter – Storie di divisa di un’esilarante Mammainse che da Londra ci narra le sue peripezie con la pre-scuola della sua bimba e di ben 72 etichette da cucire con certosina pazienza.
Non si può parlare di bambini senza pensare a Maddalena e a Edoardo, loro che riescono a far sembrare tutto possibile.
Quattro figli e un approccio creativo e ricco di stimoli, una bella maniera di crescere e di imparare.
E questo è il loro post:  Inizia la scuola, ecco cosa vorrebbero i nostri bambini dagli insegnanti di Farmacia Serra.
Bambini, scuola e grandi emozioni.
E che tenerezza grande!
E’ un papà a raccontare, uno bravo davvero a scrivere, tanto.
E anche ad ascoltare, evidentemente.
Confidenze di un bimbo al suo papà, Nuovi romantici di Simone.
Adulti e bambini, si cresce e si cambia.
E si resta, in qualche maniera, i bambini che siamo stati.
E allora la parola fa vivere il ricordo, si narra di se stessi e della propria infanzia.
Memorie di una ragazzina, del mare, della spiaggia: il ghiacciolo azzurro di Tiptoe.
Sì proprio quello là all’anice, quello che a me non piaceva affatto e che invece per Tiptoe è legato ricordi che lei sa narrare con grande dolcezza.
Una carrellata di sorrisi, fossette, quaderni a quadretti ed emozioni.
Le emozioni grandi che regalano i bambini e coloro che sanno scrivere di loro.

Il Gran Roldano, storia di una splendida amicizia

Esistono al mondo diverse forme di amore e questa è una storia che narra di un sentimento eterno, di un affetto sconfinato che colma il cuore di gioia.
E sapete come inizia questa storia?
Proprio come una fiaba, state a sentire.
C’era una volta un Re che sedeva sul trono di Spagna e il suo nome era Filippo II.
E sapete, questo sovrano aveva certi rapporti con una famiglia genovese molto importante, una famiglia che dimorava in una magnifica villa nella zona di Fassolo.
E questo è il giardino, il giardino dei Principi Doria.

Palazzo del Principe (9)

E tra i rappresentanti di questa celebre famiglia c’era il Principe Giovanni Andrea, erede dell’Ammiraglio Andrea Doria e figlio di Giannettino,  tragicamente ucciso  all’epoca della congiura dei Fieschi, una vicenda della quale vi ho già parlato in questo articolo.
Un prode Giovanni Andrea Doria, all’età di otto anni era già a bordo delle galee di famiglia e divenne in seguito un eroico combattente, si distinse nella battaglia di Lepanto e Filippo II fece di lui il Comandante Supremo della flotta del Mediterraneo e lo nominò membro del Consiglio di Stato.
E un bel giorno il Re di Spagna decise di fare un dono a Giovanni Andrea, ma cosa si può regalare a un principe?
Oh, di sicuro a lui non mancava nulla, poteva permettersi ogni lusso!
E così il sovrano ebbe un’idea geniale: diede in dono a Giovanni Andrea un cane, un fedele molosso di nome Roldano.
E il suo padrone gli volle bene da subito, si rivolgeva a lui chiamandolo il Gran Roldano.
Giovanni Andrea era un principe ma certi sentimenti sono uguali per chiunque, immagino che lui e il suo caro amico a quattro zampe si siano goduti piacevoli passeggiate e che abbiano condiviso momenti di vera amicizia.
Il principe era davvero affezionato al suo cane e questo è uno dei ritratti che potrete ammirare a Palazzo.
Eccolo il Gran Roldano, di lui si cura un giovane paggio.

Il Gran Roldano Dear Miss Fletcher

Roldano accompagnò Giovanni Andrea finché ebbe vita e tutti voi potete figurarvi quale affetto li unisse.
E si sa, il destino è anche crudele, a volte ci sottrae i nostri affetti più cari, così accadde a Giovanni Andrea.
Il Gran Roldano, compagno di tante avventure, terminò la sua esistenza terrena nel settembre del 1605, con grande dolore di Giovanni Andrea  e questi, memore del grande affetto che gli aveva riservato il suo più caro sodale, volle ricordarlo nella maniera più consona.
E ricorderete, alle spalle della Villa dei Doria c’erano dei grandi giardini e un’immensa statua, il Gigante.
Giovanni Andrea volle che il Gran Roldano fosse sepolto ai piedi di quel possente monumento, una lapide commemorativa chiudeva la sua tomba.
E inoltre, tra i suoi ricordi più cari, Giovanni Andrea conservò gelosamente proprio quella spazzola d’argento che avete appena veduto nel quadro soprastante, con gli amici si fa così, si tiene da parte ciò che ci rammenta certi giorni belli.
E chissà quante volte Giovanni Andrea avrà sospirato davanti a questo quadro che si trova nel palazzo di Fassolo e  che ritrae il Principe  insieme al suo amico prediletto!

Giovanni Andrea Doria e il Gran Roldano Dear Miss Fletcher (2)

La fama di questa sepoltura impressionò persino certi viaggiatori.
La memoria del Gran Roldano è presente nell’epistolario di  Thomas Browne, il fedele molosso viene nominato in una lettera di Edward, fratello di Thomas.
E’ il 1664 ed Edward è in visita nella Superba e con grande meraviglia scrive che la cosa più strana che abbia veduto in questa città è la tomba di un cane di nome Roldano collocata ai piedi della statua di Giove, riporta persino la trascrizione della lapide.
E non è finita!
Il mio caro amico Eugenio mi ha narrato un aneddoto che è una vera chicca e così come mi è stato riferito io lo racconto a voi.
A quanto pare, ai primi dell’Ottocento la salma del Gran Roldano venne riesumata e i suoi denti furono utilizzati come ornamento, di dubbio gusto a mio parere, per gli orecchini di una gran dama.
E sapete cosa capitò?
Alcuni orefici senza scrupoli si misero a vendere orecchini con denti di cane spacciandoli per quelli di Roldano!
Pensate quanto era celebre questo cane!
E così veniamo ai giorni nostri, alla mia visita a Palazzo del Principe.
Il responsabile del Museo mi dice di sapere precisamente dove si trova questa lapide e ci lasciamo con la promessa di tornarci insieme, a quanto sembra è coperta dalle erbacce ed è praticamente impossibile trovarla se non se ne conosce la precisa collocazione.
Accidenti! Io ho una curiosità! Vado lo stesso, ci provo!
E così, una bella mattina di maggio ho praticamente messo in subbuglio un intero quartiere.
Mi sono detta: chiedo a tutti quelli che incontro, semplice no?
E quindi ho imboccato Via Pagano Doria e credo di aver ripetuto almeno venti volte la frase:
– Mi scusi, per caso sa dov’è la lapide di Roldano?
Sguardi perplessi e attoniti:
– E chi è questo Roldano?
E insomma, un signore mi ha garantito di abitare lì da sessant’anni e di essere certissimo che non ci sia nessuna lapide, lo stesso mi ha detto decisa una signora di una certa età.
E alla fine ho trovato due genovesi che mi hanno gentilmente mostrato l’agognata lapide.
Volete la fotografia? Eccola qua!
Non si vede niente ma mi pare giusto mostrarvela.

Lapide Roldano Dear Miss Fletcher

Esimio Comune di Genova, premesso che sono consapevole che questa città ha problemi ben più gravi, avrei da avanzare un’umile richiesta.
Sempre ammesso che sia di vostra competenza, gentilmente si potrebbe togliere tutte queste erbacce che deturpano la lapide?
Non è un marmo qualsiasi, questo è stato posto in memoria del Gran Roldano!
Eh, lo so che è già arduo che si conservi il ricordo degli uomini, figuriamoci quello dei cani, ma sarebbe un’iniziativa apprezzabile.
E che ne dite di segnalare con un cartello la presenza di questo reperto?
E poi, come vi ho detto, ho messo in allarme un’intera strada, gliela vogliamo far vedere questa benedetta lapide agli abitanti di Via Pagano Doria oppure no?
E ad eterna memoria del Gran Roldano che visse per lungo tempo accanto al Principe Giovanni Andrea Doria queste sono le parole incise su quel marmo.

QUI GIACE IL GRAN ROLDANO CANE DEL
PRINCIPE GIO. ANDREA DORIA IL QUALE
PER LA SUA MOLTA FEDE E BENEVOLENTIA
FU MERITEVOLE DI QUESTA MEMORIA ET
PERCHE’ SERVO IN VITA SI’ GRANDEMENTE
D’AMBIDUA LE LEGGI FU ANCO GIUDICATO
IN MORTE DOVERSI COLLOCARE IL SUO CENERE
APPRESSO DEL SOMMO GIOVE COME VERAMENTE
DEGNO DE LA REAL CUSTODIA
VISSE XI ANNI ET X MESI MORSE IN SETTEMBRE DI 1605 GIORNO 8 HORA 8 DE LA NOTTE

Su e giù per il Carmine, io e un mio vecchio amico

Noi e i nostri amici, quelli veri.
Coloro che sanno ascoltare e a volte tacere, coloro che sanno gioire dei nostri successi e sostenerci nelle difficoltà.
L’amicizia è questo, un sentimento gratuito che nasce dal riconoscersi reciprocamente.
Trascorrono gli anni, a volte, ci si ritrova e si discorre come se ci si fosse visti ieri.
E il tempo non sembra essere trascorso mai, ricordi quel giorno?
Ricordi quella vacanza, quelle chiacchiere infinite?
Ieri è vicino, ieri è adesso.
Gli amici veri ti attendono, sanno che giungerà il momento per rivedersi e sempre accade, se a unire è una certa affinità.
Il Carmine, uno spicchio di Medioevo dove mi piace gironzolare.
Vi ho già portato per le sue creuze e le sue piazzette, in questo post.
Ritorno spesso, a respirare quell’aria antica, tra Vico del Cioccolatte e Vico della Fragola, la dolcezza di Zena.
Solo per il piacere di esserci, null’altro.
E ve l’ho detto, gli amici veri sanno aspettare.

Salita San Bernardino

E così l’ho visto, ancora! Era lì, in Salita San Bernardino!
Il mio vecchio amico, qualcuno certo si ricorderà di lui, lo incontrai la prima volta che andai a scattare qualche foto da quelle parti e in seguito, quando ritornai, lui era ancora là, ve lo raccontai in questo post.
Ed era stato bello rincontrarsi, allora mi emozionai tanto!
E questa volta certo non è stato diverso, no!
E’ sempre così quando si ritrova qualcuno che per noi è speciale, vero?
E poi, sapete, il mio amico è uno che se la prende comoda, ama rilassarsi in santa pace!

Gatto del Carmine

E insomma, non è accaduto nulla di memorabile, in realtà.
Ma rivedersi, che bella sorpresa!
E che felicità!
Una passeggiata con un amico, c’è qualcosa di meglio?

Gatto del Carmine (2)

Poi, capirete, lui è il re del quartiere!
Vieni, faccio strada.
Eh, funziona così!

Gatto del Carmine (3)

E poi, essendo mio amico, si volta indietro a guardare se ci sono.
Certo, sempre!

Gatto del Carmine (4)

Eccoci qua!
Una piccola sosta, giusto per non affaticarsi troppo!

Il gatto del Carmine

E poi via, verso altre avventure!
Con i ricordi del bel tempo andato e con i silenzi, l’amicizia vera non è fatta solo di parole, ma anche di un muto comprendersi, senza bisogno di alcuna spiegazione.

Gatto del Carmine (5)

L’amicizia è gioco, risate e complicità.
E’ nascondersi dietro una grata e prova a prendermi se ci riesci!

Gatto del Carmine (6)

L’amicizia è attesa e ritorno, verso qualcuno che a volte ci conosce meglio di noi stessi.

Gatto del Carmine (7)

L’amicizia non è incertezza, tentennamento ed esitazione.
E’ quieta fermezza, presenza e vicinanza.
Qualunque cosa accada.
In qualsiasi momento della vita.
E’ salda certezza, sempre.
E io so che un giorno tornerò, verrò qui, tra Vico del Valore e Piazza della Giuggiola, verrò qui è troverò qualcuno che mi aspetta.
Arrivederci caro amico mio, tornerò da te.
Sempre.

Gatto del Carmine (8)