Per tutta la vita

Accade che certi amori durino per tutta la vita ed io voglio credere che loro due siano rimasti insieme per sempre.
E poi il tempo scivolò via anche per loro ma io penso che siano ritornati molte altre volte in questo che forse era un luogo del cuore.
Il mare, la scogliera, la passeggiata di Nervi e la ringhiera che si snoda sinuosa.
Due sposi: alti, eleganti, raffinati.
Persone di garbo e di buone maniere e così in sintonia tra di loro, a me così sembra.
Per tutti i giorni, per tutti gli anni a seguire.
E poi ancora ritornare, ricordare, sorridere e parlarsi.
Ancora.
Sospirare di nostalgia, tenersi per mano, aspettando il tramonto.
E ancora appoggiarsi alla ringhiera, quando il passo diventa più lento.
Mentre l’onda canta la sua languida melodia, infinita come un amore che dura per tutta la vita.

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Un pensiero romantico

Un pensiero romantico, due parole tenere e affettuose.
E uno stile così sentimentale tipico di certe dolcezze d’antan: le lettere tondeggianti, lo sfondo sfumato, toni tenui come certi fiori primaverili che si ponevano nei vasetti di cristallo su certe scrivanie.
Una penna, un cartolina speciale, un lume che donava una luce tremula.
Semplicemente così: ti penso.
E queste parole le porta a te una fanciulla con l’abito rosa, tra foglie, boccioli, vaghe sfumature di un’epoca diversa.
Mi manchi e queste parole sono per te.
Conservale tra le pagine del libro che hai sul comodino, in un luogo dove tu possa vederle, in modo che tu sappia sempre che io penso a te.
Ti penso, ti penso sempre.
Un dolce romanticismo che fece battere all’unisono due cuori, in un altro tempo.

Una cartolina per Maria

E appare qui, molti anni dopo, una cartolina per Maria.
Fu spedita diverso tempo fa e a scriverla, davvero con il cuore in mano, è un innamorato che si firma G. Batista.
Già il cartoncino in sé è piuttosto romantico e persino sdolcinato, tra fiori e parole d’amore, io mi sono anche permessa di posarlo su uno dei miei rampicanti, mi pareva il posto giusto.
E poi, le parole di lui: ecco la vera ragione per cui ho acquistato questa cartolina.
Che succedeva tra quei due?
Io questa Maria me la sono immaginata giovane e sognatrice, con gli occhi scuri come carboni, la pelle diafana, labbra di ciliegia.
Una ragazza semplice, dolce e sincera, intelligente e vivace, una fanciulla delle molti doti.
E lui?
Eh, chissà!
Innamorato pazzo, si direbbe.
Un che se avesse conosciuto una certa canzone sarebbe andato sotto le finestre di lei a cantare: apro gli occhi e ti penso e ho in mente te.
Visse un po’ di anni prima e a suo modo anche lui era capace di arzigogolare con le parole, la sua bella dichiarazione d’amore ha così suscitato la mia attenzione.
La trascrivo qui, con la speranza che i due innamorati abbiano vissuto per sempre insieme felici e contenti, proprio come nelle fiabe.

Maria, la bontà dell’anima tua supera la vastità dei mari, la dolcezza del tuo amore contrasta lo spazio all’infinito ma il mio amore per te è più profondo del mare e più vasto dell’universo.
Tuo per la vita innamorato G. Batista

Tutto questo amore

E c’era tutto questo amore e fluiva davvero in ogni respiro.
Ed è rimasto negli sguardi e nelle parole che non possiamo sentire, nel batticuore che ha accompagnato i momenti importanti.
Quei passi nel cammino della vita compiuti insieme: una nuova casa ed un corredo candido per la sposa, le iniziali ricamate sulle lenzuola e la Bibbia sul comodino, un crocefisso appeso al muro, una zuppiera sul comò e un quaderno per i conti della spesa.
La nascita dei figli, il lavoro, le quotidiane fatiche e le piccole gioie conquistate.
Soltanto la bellezza della vita condivisa in ogni istante, in fondo.
E loro sono giovani e sono così semplici, hanno facce pulite, oneste e sincere, hanno la verità negli occhi.

Questa è una delle foto che maggiormente suscitano la mia commozione, proprio per quell’autentica innocenza e per quel senso di armonia e di affetto che ancora giunge a noi solo guardando questi due sposi.
E i gesti poi a volte sono anche più eloquenti delle parole.
Certo, sarà stato il fotografo Giulio Rossi a suggerire la postura e la posizione di entrambi, con la dovuta pazienza avrà composto il quadro perfetto.
Eppure guarda, la mano di lui posata sul fianco di lei racconta un sentimento vero, è un gesto di protezione, accudimento e cura.
Ed è tutto questo amore, niente altro.

E poi gli anelli dorati, le dita che si sfiorano, i cuori che battono all’unisono.
I nomi che non conosci, le parole che non hai sentito e che nessuno ti può riferire, frasi sospirate e sussurrate con una dolcezza nascosta.
C’ è qualcosa di sacro nelle emozioni e nella felicità, fanno vibrare l’anima e donano bellezza alle nostre le vite.
E così fu per loro, io ne sono certa, loro che hanno negli occhi tutto questo amore.

Un viaggio in bianco e nero sulla Funicolare Sant’Anna

Scendendo giù da Via Bertani può capitare di vederla passare.
Rossa si staglia la funicolare Sant’Anna, passa oltre gli alberi fitti che quasi celano il percorso dei suoi binari.

E se non ci fossero quei rami ricchi di foglie si potrebbe vedere la piccola vettura che gagliarda sale verso Circonvallazione a Monte e questo sarebbe un viaggio in bianco e nero.
Mettiamo indietro la mia macchina del tempo e saliamo a bordo della funicolare, è un mezzo molto gradito da certi passeggeri abituali che da sempre se ne servono, queste invenzioni della modernità piacciono molto alla borghesia genovese.
La usano il giovane avvocato rampante, l’austero notaio e la sua signora, spesso se ne serve anche Angioletta, fanciulla di buona famiglia che va sempre a passeggio con le sue zie.
Non bisogna che si sappia in giro ma la ragazza ha un corteggiatore.
Lui è un dottorino pallido e allampanato, Giovanni appartiene a certa antica nobiltà e ha avuto un’educazione rigorosa, ogni volta che vede passare Angioletta il cuore prende a battergli forte ma sa appena sorriderle e salutare con garbata educazione lei e le sue austere zie.
E sapeste quante volte si sono incrociati proprio là, sulla funicolare Sant’Anna!

A volte i due giovani si sono persino scambiati qualche complice e timido sguardo, bisognerebbe avere una macchina magica per sapere se poi un giorno il dottorino abbia finalmente deciso di dichiararsi al padre di lei.
E vissero felici e contenti, si dice così, vero?
Chissà, magari andarono a vivere proprio in quell’elegante palazzo che si affaccia sul percorso della funicolare.
Lassù, a un piano alto.

Potrebbe essere accaduto davvero, ne sono certa.
In un altro tempo, quando gli alberi non coprivano quei binari e già c’era il lussuoso edificio di Circonvallazione a Monte.
E se poteste guardare meglio e più da vicino ad una di quelle finestre potreste vedere due figure sottili ed eleganti.
Difficile a dirsi, eppure io lo so che sono proprio loro, Giovanni e Angioletta, quando vedono passare la funicolare entrambi ricordano quel tempo in cui non si conoscevano.
Era un tempo in bianco e nero, sulla funicolare Sant’Anna.

Un romantico San Valentino

Amore, parole dolci e romantiche.
Forse, in quell’altro tempo che noi non abbiamo vissuto, giovani mani esitanti avranno scelto proprio questa cartolina da inviare all’amato bene.
Per il 14 Febbraio, giorno degli innamorati.
Un solo cartoncino che racchiude già tutto ciò che si vorrebbe dire, non servono neppure le parole: ci sono la tenerezza e la passione, l’affetto, la dolcezza e la galanteria.
In quattro lettere e nelle figurine armoniose che le adornano.
Una cartolina da conservare tra le pagine di un libro come ricordo di un istante dolcissimo fatto di baci e di parole sussurrate.
Per quel giorno speciale, il giorno di San Valentino.

L’amore di Attilio

Lei doveva essere una fanciulla speciale ed io non conosco neppure il suo nome, per certo so soltanto che lei faceva battere il cuore di Attilio.
E quando due innamorati sono lontani allora diventa ancor più complicato parlarsi di amore.
La distanza, che ostacolo insormontabile!
Ora è davvero tutto più semplice, lo sappiamo bene, ai tempi di Attilio era dannatamente più complicato.
Una voce lontana, un sorriso impresso nella memoria, una carezza che ancora si ricorda.
E lascio il dovuto mistero su ciò che Attilio scrisse sul retro di questa cartolina: erano gli anni ‘30 e il nostro innamorato si trovava dall’altro capo dell’Italia e davvero doveva sentire la mancanza della sua amata, a lei dedicò parole appassionate.
E poi questo cartoncino capitò tra le mani bianche di lei, forse la ragazza sorrise senza imbarazzo, Attilio era anche piuttosto spudorato.
L’ho immaginata questa fanciulla, bella come certe dive di Hollywood, diafana, con gli occhi chiari, i capelli neri come il carbone.
Per nulla somigliante alla figura femminile ritratta sulla cartolina, che strano.
E chissà, forse lei rispose a quella missiva e riuscì a farsi desiderare ancor di più, anche se sapeva bene di non averne bisogno: lei sola era l’amore di Attilio.

All’unisono

Un palpito, un fremito, una corsa a perdifiato nei caruggi per raggiungere lei.
Il ritmo dei passi sul selciato, il battito del cuore, il respiro sempre più affannoso.
Veloce come il vento, schivando la folla, stringendo quel fiore per lei.
Giù, nella città vecchia.
E poi lei, così vicina, finalmente.
Uno sguardo, una carezza, un bacio.
E all’improvviso lui lascia cadere la rosa.
Restano a terra i petali odorosi mentre due cuori battono all’unisono.

Un amore grande

Un amore grande, credo che lo sia stato.
Un cammino percorso insieme e il ricordo di una giornata di settembre del 1922.
Là, in un luogo che io non ho mai veduto, a Brunate, sulle rive del Lago di Como, certamente alcuni di voi conosceranno questa splendida località.
C’è persino una funicolare, la sua costruzione risale alla fine dell’Ottocento e forse loro due fecero questo viaggio in salita, osservando il magnifico panorama.
Loro sono belli ed eleganti, sono ritratti in uno scenario perfetto.
Un istante romantico, un frammento di gioventù.

Una promessa.
Per sempre?
Mi piace credere che sia stato così.
Li ho immaginati, molto tempo dopo.
Li ho veduti ritornare là, anziani e più fragili, sommersi dalle emozioni, nostalgici e innamorati.
Sulle tracce della memoria di un tempo dolcissimo.
Ricordi quando siamo stati qui?
Tu sei rimasta la stessa, sei sempre la ragazza di allora.
Ricordi?
La salita, le risate, quelle rocce, la ringhiera.
E noi due, vicini.
E gli sguardi rivolti verso l’alto.
E le mani che si stringono.
In un tempo che so soltanto immaginare e mi piace pensare che sia stato proprio così.
Per sempre.

I diari della principessa

“Era il 1976…
Charlie’s Angels, Laverne & Shirley e Family Feud andavano in onda per la prima volta.
Steve Wozniak e Steve Jobs fondavano in un garage la società informatica Apple.”

Era il 1976, io avevo 10 anni e l’autrice di queste righe ne aveva 19.
Lei è Carrie Fisher, così inizia “I diari della Principessa – Io, Leia e la nostra vita insieme” pubblicato in Italia da Fabbri Editori.
E pensando a lei è inevitabile pensare a noi stessi e a quello che lei è stata per noi.
Carrie Fisher nacque già attorniata dalle luci scintillanti di Hollywood: sua madre era l’attrice Debbie Reynolds, suo padre era il cantante Eddie Fisher.
Suo padre lasciò la moglie per Elizabeth Taylor che all’epoca era la migliore amica di Debbie.
E Carrie, giovane promessa, interpretò un ruolo cinematografico che ha fatto sognare schiere di adolescenti: la Principessa Leia di Star Wars, un film epico e leggendario.
Dunque, era il 1976, io avevo 10 anni e Carrie ne aveva 19.
Quando la vedemmo sullo schermo del cinema tutte noi, o per lo meno molte di noi, pensammo che avremmo voluto essere lei: lei, la principessa Leia.
Tra le pagine di questo volume troverete una donna adulta e sincera che si guarda indietro e racconta se stessa: racconta Carrie e racconta Leia, racconta anche l’emozione straniante di essere confusa con un personaggio immaginario al quale si è sempre sentita intimamente legata.
La vita, il cinema e la fragilità.
Tutte noi avremmo voluto essere lei: la principessa intergalattica con quella strana pettinatura.

Quella ragazza ebbe una travagliata storia d’amore svelata per la prima volta su queste pagine.
Dunque, lei aveva 19 anni, lui ne aveva 35, era sposato, era un uomo affascinante e carismatico, lui era Harrison Ford.
Si incontrarono sul set di Star Wars, Ford interpretava la parte del coraggioso Han Solo.
Leia e Han, Carrie ed Harrison: la vita e la finzione si mescolano.
La vita però è molto meno romantica di un film, vi lascio la curiosità di scoprire questa vicenda senza svelare troppi dettagli.
All’epoca del film Carrie teneva un diario, le pagine di quel diario sono in questo libro.
E svelano una ragazza fragile, incompresa, insicura e al tempo stesso vivace e frizzante, una ragazza che va in confusione e davanti a lui si pone la fatidica domanda: che cosa avrebbe fatto Leia?
Lui è magnifico, il tipo d’uomo che le fa girar la testa.
Lei no, lei non si sente abbastanza. Lei non è all’altezza. E lo scrive, senza riserve:

“Perciò, come si poteva chiedere a un tale sfolgorante modello d’uomo di accontentarsi di una come me? No! Non ditemelo!
Il fatto è che gli bastai. Anche se durò poco. Fu molto più che abbastanza.”

La ragazza che non si perdona nulla scrive nelle pagine del suo diario parole come queste:

“Vorrei che mi amassi di più, così io potrei amarti di meno.”

Ricordate?
Lei è la principessa Leia, la sua vita reale si si sovrappone al personaggio del film: a volte è dura essere anche all’altezza di se stessi e delle proprie aspettative.
Hollywood, i set cinematografici, le celebrità, il pubblico adorante che vuole gli autografi, una madre tanto amata, un percorso di vita complicato.
Se conoscete un po’ la storia della Fisher sapete già che la sua esistenza non fu poi così semplice, nel corso degli anni non fu immune da eccessi e dalle conseguenti difficoltà.
Credo che quando si osservano le vite degli altri bisognerebbe astenersi dal giudizio e dalle conclusioni scontate, a volte certe vite ci sembrano semplici perché crediamo che gli agi di un’esistenza dorata bastino già a fare la felicità, non è sempre esattamente così.
Carrie Fisher era una donna arguta, capace di sorridere anche di se stessa, il suo stile è ironico, tagliente, a volte nostalgico.
Avevo già letto un suo libro nei lontani anni ‘80: Cartoline dall’Inferno.
Le sono affezionata, in qualche modo è stata una figura che ha accompagnato la mia adolescenza.
Era la ragazza che tutte noi avremmo voluto essere, ricordate?
È mancata lo scorso anno, il giorno dopo sua madre l’ha seguita.
I fan le hanno dedicato una stella sulla Walk of Fame di Hollywood, c’è incisa una celebre citazione di Star Wars: May the Force be with you. Che la Forza sia con te.
E poi un’altra parola: always. Sempre.
E ancora una: Hope. Speranza.
Perdonaci Carrie, non abbiamo capito, ti vedevamo con il tuo vestito candido e ci sembravi così perfetta.
Sai, eravamo giovani anche noi e non sapevamo che a volte non è affatto semplice essere una principessa intergalattica.