Dove gli amori iniziano

Bisognerebbe trovare tutti quei luoghi dove gli amori iniziano, a volte in segreto.
Bisognerebbe disegnare una mappa, disseminarla di cuori e di rime, di citazioni e di promesse, di date memorabili, di nomi o di cifre intrecciate.
E sarebbe la storia delle storie d’amore, dei per sempre e dei mai più, delle gioie improvvise e dei batticuori.
E certamente in questo percorso immaginario si troverebbero diversi orizzonti e tramonti infuocati, tempeste, albe lucenti, piogge scroscianti e solo una giacca per ripararsi.
E prati freschi di rugiada, spiagge di sassi caldi di sole, muretti e ringhiere.
I posti dove gli amori iniziano sono indimenticabili, sempre.
E poi magari non ci si torna, a volte accade.
Restano nella memoria e se esistesse una mappa con la storia di tutti gli amori allora forse si ritornerebbe con il sentimento a cercare di rivedere con l’immaginazione il posto che ci ha visto felici e lo si indicherebbe con il dito: vedi, quello lì sulla mappa è proprio il nostro posto, dovremmo tornarci.
Ora io credo che in certi luoghi di fronte al mare blu siano molti quelli che si sono innamorati solo che non sappiamo quanti, perché nessuno ha mai disegnato quella mappa.
E sai, sono tantissimi i posti così, sono proprio i posti dove gli amori iniziano.

Sori

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Le amiche di Adelina

Tra loro avevano questa buona consuetudine: si scrivevano belle cartoline per rinnovare un affetto mai mutato, per ricordarsi reciprocamente del legame di amicizia che le univa.
E così le amiche di Adelina sceglievano per lei i disegni più belli, i cartoncini con i particolari graziosi e i fiori dai toni delicati.
E per lei era una gioia trovare quelle parole dolci nella buca delle lettere: Ada ed Elisa scrivevano spesso alla loro amica Adelina e lei ricambiava sempre la loro cortesia.
E rispondeva loro con identico garbo, era un tratto distintivo di questi scambi cortesi.
Chissà, forse era anche un piacevole passatempo scegliere la cartolina giusta e poi mettersi al tavolino davanti alla finestra e con bella calligrafia indirizzare alcune parole a persone così care.
Gentili amiche, accettate rose e baci, così scriveva Adelina.

E la cartolina che lei scelse per le sue amiche è una preziosità di colori pastello e disegni romantici, certi dettagli sono evidenziati da applicazioni di certi brillantini che restano in rilievo.
Da Adelina per le sue amiche Ada ed Elisa, questi nomi hanno tutta la dolcezza di una giovinezza vissuta in un tempo distante.

E sapete, ho chiaramente l’indirizzo delle signorine Ada ed Elisa, abitavano nel mio quartiere e ho così pensato di portare questa cartolina proprio là dove loro abitavano.
E lo so, non troverò le ragazze ad aspettarmi, eppure sarà come vederle: che felicità, è arrivata nuova cartolina dalla nostra cara Adelina!
E che splendore, quanta delicata bellezza.
Andrò proprio là, davanti a quel palazzo.
E se mi conoscete bene sapete già che lo farò davvero: io credo che anche Adelina ne sarebbe contenta.

Un tram per Quarto dei Mille

Il ragionier Vincenzo, meticoloso e puntuale, era sempre tra i primi ad arrivare.
In verità le corse erano piuttosto frequenti e non c’era pericolo di arrivare in ritardo ma Vincenzo era solito salire sul tram sempre alla stessa ora, era ormai abitudine consolidata.
Il tram per Quarto dei Mille partiva da Piazza De Ferrari: la linea 40 giungeva a Quinto, con la 39 si arrivava sino a Nervi.
Il tram sferragliava gagliardo giù per Via XX Settembre, passava sul Ponte Pila e proseguiva per Corso Buenos Aires continuando poi il suo percorso fino alla sua meta.
Il viaggio in tram era divenuto ormai da diverso tempo una comodità quasi scontata, il ragioniere spesso rifletteva su questo notevole segno dei tempi: alla fin fine ci si abitua a tutto e si tende a dimenticare come si era.
Sul tram per Quarto dei Mille si vedevano spesso i soliti utenti abituali che facevano ogni giorno la stessa tratta: tra di loro la signorina Amalia.
Da principio a Vincenzo era sembrata una ragazza anonima e quasi incolore, con quella carnagione slavata, gli abiti semplici, i lisci capelli scuri raccolti sulla nuca.
Aveva un aspetto fragile, ai primi freddi le sue labbra si illividivano e questo accentuava ancor di più il suo pallore.
Malgrado le apparenze Amalia era invece una ragazza energica e dinamica, ogni giorno andava dalla signora marchesa a stirare e a fare altre faccende: durante il viaggio sul tram per Quarto dei Mille si immergeva nei suoi sogni.
In una bella mattina di primavera, la ragazza guardava scorrere lento il panorama della costa quando ad un tratto una ciocca ribelle di capelli cadde sulla sua guancia e lei con rapida prontezza la raccolse per sistemarla nel suo chignon.
Accadde allora: solo in quell’istante Vincenzo colse quella vivacità nello sguardo di lei e notò la sua tenera fossetta, vide quel suo profilo delicato che fino a quel giorno non aveva notato mai.
Amalia, per parte sua, rimase nei suoi pensieri vaghi e non si accorse nemmeno di essere osservata.
Quando il tram giunse poi davanti al Monumento ai Mille la fanciulla come sempre si voltò per ammirare l’opera dell’estroso artista: le sembrava un’ardita stravaganza, una modernità per la quale non si sentiva preparata, però quell’Eugenio Baroni era uno stimato scultore e figurarsi, per carità, nulla da dire anche se la sua opera la lasciava sconcertata.
Poco distante da lei Vincenzo la osservava silenzioso.
E così fece nei giorni a seguire, senza mai avere il coraggio di dirle una parola.
Ogni giorno.
De Ferrari, Ponte Pila, Corso Buenos Aires, Piazza Tommaseo, Albaro, Sturla.
Amalia davanti al finestrino, Vincenzo un po’ più indietro.
Ogni giorno.
Vincenzo taciturno, timido e impacciato.
C’era tutto quel viaggio da fare.
Ogni giorno.
Amalia con l’abito grigio, il soprabito fin troppo leggero per la stagione, le forcine a fermare i capelli, i suoi sospiri, il monumento di Eugenio Baroni così difficile da capire, i panni della marchesa da stirare.
E i sogni, i desideri nascosti, le parole che non si sanno dire.
Ogni giorno.
Ogni giorno, sul tram per Quarto dei Mille.

Parole d’amore

Deve essere stato un amore grande, appassionato ed intenso.
Un legame profondo, forse reso ancor più forte dalla lontananza, tenuto vivo e fremente dalle parole e dalle frasi tenere e romantiche scritte in certe corrispondenze ai nostri occhi di una dolcezza persino zuccherosa.
E questa cartolina fu vergata da una certa Giuseppina, era destinata al suo amato Mario.
Come dite? Vi pare di aver già sentito parlare di questi due da queste parti?
Non vi sbagliate, fu sempre Giuseppina a mandare a Mario quest’altra cartolina che avete già veduto, ora io vorrei dire a questa innamorata del bel tempo andato che io conserverò con cura i suoi ricordi di quei suoi giorni speciali come se quei preziosi cartoncini li avessi scritti io.
E chissà cosa sarà accaduto tra questi due giovani.
Un gioco di sguardi, amore, distanza, fidanzamento, il corredo nel baule, gli anelli dorati, le nozze tanto attese.
E i figli, i nipoti, il tempo che scorre, tra incidenti e gioie, i ricordi e le tenerezze.
È andata così?
Potrebbero dirlo solo i protagonisti di questa storia, di certo questa cartolina fu spedita nel tempo dei batticuori da Giuseppina che scrive: amato Mario, ricevi mille baci e baci.
E ancora mille se ne saranno scambiati ritrovandosi ancora, in un abbraccio appassionato, nel tempo dell’amore nascente.
Buon San Valentino a tutti voi che siete innamorati come Giuseppina e Mario!

Lontani romanticismi

Taluni oggetti di poco conto a volte compiono percorsi imprevedibili, valicano il tempo e si salvano in maniera misteriosa, è il caso ad esempio di certe cartoline che furono memoria di giorni felici e di autentici batticuori.
Poi forse rimasero a lungo chiuse in una scatola, poi passarono gli anni, poi cadde una pioggia di fuoco e lasciò macerie in quegli anni cupi della guerra, poi tornarono i sorrisi e tornò anche il sole, andarono di moda le canzoni dei Beatles e poi tutte le ragazze vollero la minigonna, ogni cosa infine mutò ad una velocità supersonica e neanche si sa dire come sia successo.
Le cartoline però sono rimaste sempre là dove una mano gentile le aveva riposte, forse in una scatola, forse in una polverosa libreria: per più di cento anni, oltre ogni previsione, tra di esse c’era anche questo cartoncino che oggi vi mostro.
Questa romantica cartolina ha avuto un destino tanto imprevisto da arrivare persino tra le mie mani, una circostanza davvero non credere!
E mai l’avrebbe immaginato colei che inviò questa cartolina al suo amato Mario firmandosi la tua amata Giuseppina.
Chissà quanto tempo ci ha messo Giuseppina a scegliere l’immagine che raccontasse il suo amore, la fiducia, i sogni, i pensieri e i desideri.
Un legame tenero e sentimentale ricordato da quella cifra di ricercata delicatezza tipica di talune cartoline di quegli anni.
Visi innocenti, sorrisi timidi, occhi grandi ed espressioni sognanti, una dolcezza antica e lontani romanticismi.
Al suo amato Mario dalla sua amata Giuseppina.

Una sposa bellissima

Era una sposa bellissima, sulle sue spalle scendeva un candido e pregiato velo.
Lei era così giovane, aveva la pelle diafana e chiara, i tratti sottili, le labbra rosa, i capelli setosi pettinati in boccoli composti.
La sposa sembra quasi imbronciata nella fotografia che la ritrae accanto al suo consorte, lui le cinge la vita in un gesto di amorevole cura, lei tiene una mano posata con lievità sulla spalla di lui.
La sposa forse era emozionata e commossa, era una creatura meravigliosa e il suo sposo certo l’avrà guardata con ammirazione.
La sposa portava ai lobi piccoli orecchini di raffinata fattura, al collo aveva un ciondolo prezioso, parrebbe un cammeo.
E provo a immaginare che questi oggetti a lei appartenuti oggi siano conservati in qualche portagioie, tenuti da conto come frammenti di tempo perduto.
E forse qualcuno li rigira tra le mani senza sapere che furono un tempo di lei, lei li indossò nel giorno in cui andò in sposa.
Da lei ci separano molti anni, ci dividono un diverso modo di vivere e una differente concezione del mondo.
Eppure, sebbene lei sia così distante e imperscrutabile per noi, lei a me appare come una giovane donna consapevole di sé, non è impreparata ad affrontare il suo destino e lo fa con questa grazia.

La bellissima sposa portava fiori sul capo e boccioli simili sul petto e sotto di essi vibrava il suo respiro e batteva il suo cuore.
Lo sposo mi perdonerà, scrivo solo di lei, voglio anzi credere che lui ne sarebbe fiero.
La sposa era bellissima e forse divenne giovane madre di molti bambini e sorrise tanto nella sua vita, spero che abbia avuto in sorte poche lacrime.
E immagino che nel giorno del suo matrimonio qualche poeta abbia composto romantici sonetti che furono stampati su un libretto fermato con un cordoncino: poesie in rima per le fauste nozze di lui e di lei, si usava così a quel tempo.
Le mani degli sposi si intrecciano, gli occhi sono diretti verso un comune orizzonte, come i cuori e i pensieri, probabilmente fu il fotografo Giulio Rossi a dire loro di tenere questa postura per il ritratto di questo giorno così importante.
Accadde tanto tempo fa, nel tempo della felicità di due sposi.

Per tutta la vita

Accade che certi amori durino per tutta la vita ed io voglio credere che loro due siano rimasti insieme per sempre.
E poi il tempo scivolò via anche per loro ma io penso che siano ritornati molte altre volte in questo che forse era un luogo del cuore.
Il mare, la scogliera, la passeggiata di Nervi e la ringhiera che si snoda sinuosa.
Due sposi: alti, eleganti, raffinati.
Persone di garbo e di buone maniere e così in sintonia tra di loro, a me così sembra.
Per tutti i giorni, per tutti gli anni a seguire.
E poi ancora ritornare, ricordare, sorridere e parlarsi.
Ancora.
Sospirare di nostalgia, tenersi per mano, aspettando il tramonto.
E ancora appoggiarsi alla ringhiera, quando il passo diventa più lento.
Mentre l’onda canta la sua languida melodia, infinita come un amore che dura per tutta la vita.

Un pensiero romantico

Un pensiero romantico, due parole tenere e affettuose.
E uno stile così sentimentale tipico di certe dolcezze d’antan: le lettere tondeggianti, lo sfondo sfumato, toni tenui come certi fiori primaverili che si ponevano nei vasetti di cristallo su certe scrivanie.
Una penna, un cartolina speciale, un lume che donava una luce tremula.
Semplicemente così: ti penso.
E queste parole le porta a te una fanciulla con l’abito rosa, tra foglie, boccioli, vaghe sfumature di un’epoca diversa.
Mi manchi e queste parole sono per te.
Conservale tra le pagine del libro che hai sul comodino, in un luogo dove tu possa vederle, in modo che tu sappia sempre che io penso a te.
Ti penso, ti penso sempre.
Un dolce romanticismo che fece battere all’unisono due cuori, in un altro tempo.

Una cartolina per Maria

E appare qui, molti anni dopo, una cartolina per Maria.
Fu spedita diverso tempo fa e a scriverla, davvero con il cuore in mano, è un innamorato che si firma G. Batista.
Già il cartoncino in sé è piuttosto romantico e persino sdolcinato, tra fiori e parole d’amore, io mi sono anche permessa di posarlo su uno dei miei rampicanti, mi pareva il posto giusto.
E poi, le parole di lui: ecco la vera ragione per cui ho acquistato questa cartolina.
Che succedeva tra quei due?
Io questa Maria me la sono immaginata giovane e sognatrice, con gli occhi scuri come carboni, la pelle diafana, labbra di ciliegia.
Una ragazza semplice, dolce e sincera, intelligente e vivace, una fanciulla delle molti doti.
E lui?
Eh, chissà!
Innamorato pazzo, si direbbe.
Un che se avesse conosciuto una certa canzone sarebbe andato sotto le finestre di lei a cantare: apro gli occhi e ti penso e ho in mente te.
Visse un po’ di anni prima e a suo modo anche lui era capace di arzigogolare con le parole, la sua bella dichiarazione d’amore ha così suscitato la mia attenzione.
La trascrivo qui, con la speranza che i due innamorati abbiano vissuto per sempre insieme felici e contenti, proprio come nelle fiabe.

Maria, la bontà dell’anima tua supera la vastità dei mari, la dolcezza del tuo amore contrasta lo spazio all’infinito ma il mio amore per te è più profondo del mare e più vasto dell’universo.
Tuo per la vita innamorato G. Batista

Tutto questo amore

E c’era tutto questo amore e fluiva davvero in ogni respiro.
Ed è rimasto negli sguardi e nelle parole che non possiamo sentire, nel batticuore che ha accompagnato i momenti importanti.
Quei passi nel cammino della vita compiuti insieme: una nuova casa ed un corredo candido per la sposa, le iniziali ricamate sulle lenzuola e la Bibbia sul comodino, un crocefisso appeso al muro, una zuppiera sul comò e un quaderno per i conti della spesa.
La nascita dei figli, il lavoro, le quotidiane fatiche e le piccole gioie conquistate.
Soltanto la bellezza della vita condivisa in ogni istante, in fondo.
E loro sono giovani e sono così semplici, hanno facce pulite, oneste e sincere, hanno la verità negli occhi.

Questa è una delle foto che maggiormente suscitano la mia commozione, proprio per quell’autentica innocenza e per quel senso di armonia e di affetto che ancora giunge a noi solo guardando questi due sposi.
E i gesti poi a volte sono anche più eloquenti delle parole.
Certo, sarà stato il fotografo Giulio Rossi a suggerire la postura e la posizione di entrambi, con la dovuta pazienza avrà composto il quadro perfetto.
Eppure guarda, la mano di lui posata sul fianco di lei racconta un sentimento vero, è un gesto di protezione, accudimento e cura.
Ed è tutto questo amore, niente altro.

E poi gli anelli dorati, le dita che si sfiorano, i cuori che battono all’unisono.
I nomi che non conosci, le parole che non hai sentito e che nessuno ti può riferire, frasi sospirate e sussurrate con una dolcezza nascosta.
C’ è qualcosa di sacro nelle emozioni e nella felicità, fanno vibrare l’anima e donano bellezza alle nostre le vite.
E così fu per loro, io ne sono certa, loro che hanno negli occhi tutto questo amore.