Montebruno: un Santuario per un’Apparizione

Correva l’anno 1478 e in questa valle viveva un piccolo pastorello: era un bambino sfortunato, muto e sordo, non poteva sentire il rumore dell’acqua che canta sui sassi sotto al ponte di Montebruno.
Un bel giorno, in questo luogo, accadde un fatto miracoloso.

Montebruno (2)

Si narra che al piccolino apparve la Madre di Dio che gli fece doni preziosi: gli ridiede l’udito e la parola.
E allora il bimbetto corse a perdifiato, andò a chiamare la gente del posto e indicò il posto dove egli aveva veduto Maria: là, sul tronco di un faggio, c’era una statua di legno che ritraeva la Vergine.
Alcuni anni dopo, in seguito a un decreto pontificio del 1486, nel luogo dell’avvenuto miracolo, un devoto frate Agostiniano di nome Battista Poggi diede inizio alla costruzione di un grandioso edificio: il Santuario di Nostra Signora di Montebruno.

Montebruno (4)

Nei secoli sono passate di qui migliaia di fedeli in pellegrinaggio, in tanti hanno pregato in questa chiesa ricca e sfarzosa, lo stile segue i dettami del barocco.

Montebruno (5)

E sull’altare c’è proprio quella statua lignea della Madonna che il pastorello trovò ai piedi dell’albero.

Montebruno (6)

Sono numerosi i dettagli che dovrete ammirare camminando nel silenzio di questa chiesa, ci sono anche diversi quadri di artisti liguri.

Montebruno (7)

La luce filtra, rischiara i dipinti sul soffitto del coro.

Montebruno (8)

Grande e bella è la chiesa adagiata sulla riva del Trebbia.

Montebruno (9)

E la sovrasta un volo d’angeli dai toni delicati.

Montebruno (11)

Tanto tempo fa qui giunse qualcuno che scampò ai pericoli delle onde.
Non conosco il suo nome ma so che costui aveva nel cuore un sentimento di sincera gratitudine, la sua salda fede lo aveva sorretto in momenti di grave difficoltà.
Racchiuso sotto un vetro c’è ancora il ricordo di quei giorni duri: queste sono le gomene di una delle galee dell’Ammiraglio Andrea Doria.
Riuscite a immaginare il volto dell’uomo che le portò fin quassù per ringraziare la Madonna di averlo protetto?

Montebruno (10)

Non sono terminate le sorprese di questa chiesa, le troverete in questo luogo dove non ve lo aspettereste mai.
Stupore, varcando questa porta che conduce alla sacrestia.

Montebruno (12)

E forse il vostro sguardo cadrà su certe raffinate opere frutto del talento di artigiani di un tempo lontano.

Montebruno (13)

Guardate altrove, verso queste ante di legno e attendete che si spalanchino davanti ai vostri occhi.

Montebruno (14)

E su uno dei muri vedrete la meraviglia di antichi azulejos, sono uguali a quelli che trovate in certi palazzi dei vicoli, lungo scaloni di marmo dalla storia antica.
E hanno colori vividi e brillanti, abili ceramisti di un altro tempo li hanno lasciati a noi, a noi rimane il compito di preservarli e di valorizzarli.

Montebruno (15)

Gli azulejos del Santuario di Montebruno provengono da Siviglia e risalgono alla prima metà del XVI secolo.

Montebruno (16)

Ed è ocra e verde e un disegno armonioso.

Montebruno (18)

Sono fiori e foglie e tondi turchesi.

Montebruno (19)

Questa è la perfetta bellezza degli azulejos.

Montebruno (20)

Si trovano nella sacrestia di un’antica chiesa sorta in una valle quieta, dove un tempo avvenne un fatto miracoloso.
Un luogo che riserva ancora altri stupori che presto scoprirete insieme a me.

Montebruno (21)

Qui dove l’azzurro si specchia nell’acqua del Trebbia che scorre placido e tranquillo.

Montebruno (3)

Chiaro e celeste, come il cielo che sovrasta il Santuario di Nostra Signora di Montebruno.

Montebruno (22)

Annunci

Galleria Nino Bixio, gli sguardi di due illustri genovesi

Se scenderete da Via Martin Piaggio lasciando dietro di voi il monumento a Giuseppe Mazzini è così che vedrete queste due imponenti statue.

Statue Baroni (2)

Ritte ed austere, sono dedicate a due illustri concittadini, sulle spalle di ognuno è posato un lungo mantello il cui drappeggio arriva fino a terra.

Statue Baroni (3)

Là, sulla balaustra che sovrasta la Galleria dedicata al patriota Nino Bixio vigilano silenziosi due grandi genovesi, il loro sguardo viene da lontano, dai tempi della grandezza della Superba.

Statue Baroni (5)

A effigiare i loro tratti fu lo stimato scultore Eugenio Baroni, colui che realizzò il monumento di Quarto e che impresse il suo stile in diverse opere che potete ammirare al Cimitero Monumentale di Staglieno.

Statue Baroni (4)

Le statue che sovrastano Piazza Corvetto, come si può leggere sui basamenti, risalgono al 1929.

Statue Baroni (7)

Un particolare già svela il carattere guerresco di un uomo indomito e senza timori.

Statue Baroni (6)

Il suo sguardo è fiero e lungimirante, non lo fermò mai nulla durante le sue imprese.

Statue Baroni (8)

Ha la spada sul fianco e l’armatura, questo è l’orgoglio di Guglielmo Embriaco detto Testa di Maglio, qui trovate la sua storia.
Così lo rappresentò Eugenio Baroni.

Statue Baroni (9)

Gli è accanto una figura altrettanto illustre per questa città, ha occhi magnetici e severi, lo contraddistingue il piglio deciso di un valoroso condottiero.

Statue Baroni (16)

Statue Baroni (10)

È l’Ammiraglio Andrea Doria e la sua imponente figura svetta contro il cielo azzurro di Genova.

Statue Baroni (11)

Le statue, come ho già scritto, sono del 1929 e quando vennero collocate sulla Galleria la stessa era intitolata alla Regina Elena.
E insomma, c’è da dire che all’epoca non incontrarono proprio il gusto estetico del tempo, sulle pagine di Il Secolo XIX si trovano lettere di protesta, il gusto e lo stile di Baroni non andavano a genio a diverse persone.
Un lettore suggerisce di collocare al posto delle statue dei bei vasi come quelli che si trovano sulla balaustra di Via Garibaldi.

Statue Baroni (12)

A quanto si evince dal giornale anche i membri dell’Associazione A Compagna ebbero da ridire sulle statue, proprio non erano gradite e fecero storcere il naso a tanti genovesi.
Ebbene, con buona pace dei cittadini del passato che espressero così apertamente la loro disapprovazione, l’Embriaco tuttora domina orgoglioso su quella balaustra.

Statue Baroni (13)

E vicino a lui c’è il più celebre dei Doria.

Statue Baroni (14)

Posano il loro sguardo austero sui genovesi di questo tempo, su coloro che sono nati e vivono nella città che li vide risplendere per il loro valore.

Statue Baroni (15)

San Francesco da Paola, una profezia per Genova

Le vite dei Santi hanno spesso tratti avventurosi, le loro esistenze sono sovente animate da inimitabili manifestazioni di coraggio.
E questa è la storia di uomo che nel suo peregrinare passò anche da Genova e lasciò il suo segno, questa è la storia di Francesco nato a Paola, in Calabria, nell’anno 1416.
Fervente fondatore dell’Ordine dei Minimi, instancabile soccorritore dei bisognosi, a lui sono attribuiti miracoli, guarigioni e profezie.

San Francesco Da Paola (13)
E che siate credenti o meno, non si può che restare affascinati dall’epica di certe vite e da episodi che racchiudono eroismi ed atti di fede.
E il più celebre dei prodigi di questo Santo ha sfumature mistiche e misteriose e lega indissolubilmente la sua figura al mare che circonda la nostra penisola.

San Francesco Da Paola (2)

Dunque, era 1464 e Francesco dalla Calabria doveva recarsi con un confratello in Sicilia dove intendeva fondare uno dei suoi monasteri.
Non aveva denari con sé, pregò così un barcaiolo di traghettarli sulle coste dell’isola a titolo di carità.
Lui, il barcaiolo, non volle sentir ragioni.
E così Francesco si raccolse in preghiera, diede al mare la sua benedizione e stese sull’acqua il suo mantello, vi salì sopra e assicurò uno dei lembi al suo bastone come se fosse una vela quindi partì per il suo viaggio, giungendo a destinazione sospinto da un salvifico e miracoloso vento.

San Francesco Da Paola

Passano gli anni, la fama di Santità di Francesco da Paola già precede il suo nome.
E c’era una corte e c’era una volta un re, sul trono di Francia siede Luigi XI, la sua salute è malferma e minaccia la vita del Sovrano così questi richiede la presenza di Francesco presso di sé.
E per farlo ricorre direttamente al Papa, sarà il Pontefice a impartire a Francesco da Paola l’invito a recarsi in Francia.
E in questo frangente, durante il viaggio, il nostro sbarcherà anche a Genova, corre l’anno 1483.
L’umile uomo di Paola viene accolto dal Doge e nel magnifico Palazzo di Fassolo della famiglia Doria.

Villa del Principe

Ed è allora che Francesco pronuncia la sua profezia, alza lo sguardo verso il Caldetto, un colle che sovrasta il mare e la città di Genova.
E in quell’istante egli pronuncia certe parole.
Lassù, dice il Santo, un giorno ci sarà un nostro monastero dedicato a Gesù e Maria.

San Francesco Da Paola (3)

I Doria si prodigano con Francesco, offrono persino le loro galee per il resto del viaggio.
Lui proseguirà la sua avventura, trascorreranno altri anni prima che la sua profezia si avveri.
E verrà il 1487, in quest’anno i frati acquisiranno la zona dove sorgerà il Monastero, non è noto come fosse la prima chiesa, ne restano alcune tracce, come questo marmo sul quale si leggono la dedica a Gesù e Maria e una data, 1500.

San Francesco Da Paola (4)

Ai giorni nostri la Chiesa ha un diverso aspetto, resta comunque nel luogo delle sue origini, nel quartiere di San Teodoro.

San Francesco Da Paola (7)

I frati vengono aiutati da gran parte della nobiltà genovese, ma in particolare a proteggerli e a soccorrerli con grande generosità è il Principe Andrea Doria, egli fu così prodigo e munifico che i frati Minimi di San Francesco da Paola a Genova vennero detti i religiosi del Principe Doria.

Andrea Doria

Andrea Doria
Opera esposta a Villa del Principe

La Basilica sorge proprio nel luogo profetizzato da Francesco, nella via a lui dedicata che conduce alla Chiesa sul muro è apposta questa lapide in memoria della lunga presenza dei Frati Minimi su questo colle.

San Francesco Da Paola (5)

E la sovrasta l’immagine del Santo di Paola.

San Francesco Da Paola (6)

La basilica oggi è dedicata a lui, a San Francesco Da Paola.
Lui che tanto navigò per portare la parola di Dio in luoghi lontani, lui che compì miracoli sopra le onde è patrono delle Associazioni preposte alla cura della gente di mare, delle Società di Navigazione e dei Marittimi Italiani.
E la sua chiesa genovese si affaccia sulla città.

San Francesco Da Paola (9)

E’ uno dei punti panoramici più suggestivi di Genova, con la veduta della Lanterna, il nostro faro.

San Francesco Da Paola (10)

E si vedono i moli, le navi, la città portuale.

San Francesco Da Paola (12)

Con il mare che luccica tra gli alberi.

San Francesco Da Paola (11)

E la gente di Genova, nei secoli, ha sempre avuto nel cuore il Santo di Paola, le cronache del passato narrano di galee che fendono le onde, di epiche vittorie contro i saraceni e di marinai in festa che acclamano Francesco ringraziandolo per aver garantito la sua protezione.
E nella sua basilica troverete un atrio, le pareti sono completamente ricoperte da ex-voto.

San Francesco Da Paola (14)

E vedrete una pesante ancora donata al Santo dall’Associazione Marinai d’Italia.

San Francesco Da Paola (15)

C’è un timone per tenere la rotta, in mare e nelle difficoltà della vita.

San Francesco Da Paola (16)

E memorie di eventi nei quali Francesco da Paola portò il suo soccorso.

San Francesco Da Paola (17)

E la preziosa devozione dei fedeli.

San Francesco Da Paola (18)

Una basilica che è uno scrigno di tesori, arricchita e abbellita grazie alla munificenza della nobiltà genovese, conserva opere di celebri artisti e pittori, vi condurrò lungo quelle navate, nella chiesa dedicata a colui che protegge la gente di mare.

San Francesco Da Paola (19)

Una bella sorpresa da Villa del Principe

Oggi voglio parlarvi di una bella sorpresa che ho ricevuto da Villa del Principe.
Dovete sapere che ad ogni buona occasione vado volentieri a passeggiare nel giardino di Andrea Doria, è un luogo ricco di poesia, perfetto per cogliere la bellezza del fluire delle stagioni.
In autunno i rami sono carichi di melograni e la vite regala i suoi frutti, in primavera fioriscono le rose, profumano gli agrumi e le piccole delicate violette nelle aiuole.
Io scatto tante foto, non tutte vengono pubblicate su queste pagine, a volte le condivido sui social ai quali sono iscritta.
Qualche tempo fa ho ricevuto dalla direzione di Palazzo Del Principe una richiesta che mi onora, a titolo di amicizia e di stima reciproca mi hanno domandato se potevo inviare loro alcune delle mie fotografie da utilizzare per la loro pagina di Tripadvisor.
E naturalmente sono stata molto contenta di condividerle, ve l’ho detto che si trattava di una splendida sorpresa, ringrazio la Direzione di Villa del Principe per la disponibilità sempre dimostratami e per l’attenzione.
E così i visitatori che cercheranno la bella Villa del Principe sul sito dedicato ai viaggi ne avranno in parte un’anteprima e vedranno quel giardino con i miei occhi.
Sono grandi soddisfazioni queste!
Se anche a voi fa piacere vedere queste immagini le trovate qui, alla pagina di Tripadvisor di Villa del Principe, selezionate la sezione “Foto dei visitatori” e fate scorrere la freccetta nera sullo schermo, le prime foto che troverete sono le mie, hanno il watermark del blog e si distinguono in quanto nella descrizione dell’immagine è specificato “fornita dalla direzione”.

Villa del Principe (2)

E ho pensato che questa è anche un’ottima occasione per riproporre ai nuovi lettori i miei articoli dedicati a questa mirabile dimora genovese, tra tutti i miei scritti forse non è semplice trovarli perciò se siete curiosi di scoprire le meraviglie della Villa del grande Ammiraglio ecco dove potete leggere i miei articoli, vi basterà cliccare su ogni titolo.

Nel giardino di Palazzo Del Principe

Lo splendore della Grotta Doria

Nelle Sale di Palazzo del Principe Andrea Doria

Il Gran Roldano, storia di una splendida amicizia

Palazzo del Principe, gli arazzi della Battaglia di Lepanto

Un cocchio dorato per la Principessa Anna Pamphilj

Sono tanti? Eh sì, lo so! E ne aggiungo ancora uno che mi ricorda una bella giornata di giugno trascorsa con alcuni di voi, insieme a Roberto Bianchi, responsabile della sezione didattica di Villa del Principe, tempo fa organizzai una visita speciale alla Grotta Doria per i lettori di questo blog.
Magari si potrebbe fare di nuovo, ci sto pensando!
E questo è il racconto di quel pomeriggio:

Grottaday, cronaca di una splendida giornata

Tornerò ancora in quel giardino, in quel luogo che rappresenta la gloria e la grandezza di Genova.
E sapete cosa mi sono domandata?
Chissà se il grande Ammiraglio Andrea Doria è soddisfatto di come ho ritratto e raccontato la sua Villa!
Ovunque egli sia, gli mando un saluto e un ringraziamento dal profondo del cuore per aver lasciato alla sua città un tesoro di inestimabile valore e di infinita bellezza.

Villa del Principe

Palazzo del Principe, gli arazzi della Battaglia di Lepanto

E vi porto ancora alla  Villa del Principe, nella dimora di Andrea Doria.
Lì sono racchiuse storie e vicende di una famiglia e di una città, storie di imprese sul mare e di grandi battaglie.
Ad una in particolare è dedicata un’intera sala: era il 7 Ottobre 1571 quando la flotta cristiana della Lega Santa, comandata da Don Giovanni d’Austria, inflisse una pesante sconfitta alla flotta turca nella battaglia di Lepanto.
Contro gli ottomani si schierano, tra gli altri, Roma, la Spagna e Venezia, al comando del corno destro della flotta c’è Giovanni Andrea Doria, pronipote dell’Ammiraglio Andrea.
La Lega Santa riporterà una luminosa vittoria e Giovanni Andrea, ad eterna memoria di questi giorni memorabili, decide di commissionare una serie di arazzi che narrano le vicende della Battaglia di Lepanto.

Palazzo del Principe (50)

Non basta conoscere la storia, saperla narrare è un dono.
E io so che a Villa Del Principe trovo sempre chi è capace a raccontarla, il mio grazie ancora una volta va a Roberto Bianchi, responsabile della Sezione Didattica di Villa del Principe, è stato lui ad avermi svelato in maniera appassionata e coinvolgente le storie intessute in questi preziosi arazzi.
E allora andiamo ai tempi di Giovanni Andrea, a quel suo progetto grandioso di vedere immortalate le sue gesta militari.
Arazzi minuziosamente intessuti, di lana e di seta, arazzi che vennero commissionati a Bruxelles, nelle Fiandre, patria di questa pregiata manifattura.
Giovanni Andrea desidera che i disegni per i suoi arazzi vengano realizzati a Genova, incarica così Lazzaro Calvi e Luca Cambiaso, i due artisti faranno i patroni, e cioè i cartoni, dai quali verranno poi creati gli arazzi.
I disegni vennero quindi inviati a Bruxelles, nelle città delle Fiandre i primi pagamenti da casa Doria per la committenza degli arazzi giunsero nel 1582, nel 1591 la raffinata opera degli artisti nordeuropei era già nel Palazzo del Principe.
C’è un fatto curioso che in un certo qual modo rimarca la genovesità di Giovanni Andrea.
Dovete sapere, infatti, che Giovanni Andrea pretese da Bruxelles la restituzione dei disegni.
Per carità! Non sia mai che qualcuno ne faccia una copia!
E così i patroni tornarono nella Superba, alcuni di essi sono visibili a Palazzo.
Storie di mare e di battaglie, questo è il porto di Messina dal quale partì la potente flotta.

Battaglia di Lepanto

Alla base di ogni arazzo c’è un’iscrizione latina che descrive la scena rappresentata.

Battaglia di Lepanto (2)

LA FLOTTA DELLA SACRA LEGA
SALPA DA MESSINA SOTTO IL COMANDO DI GIOVANNI D’AUSTRIA

Nel bordo inferiore sono intessute due lettere e uno scudo che indicano la città di Bruxelles.

Battaglia di Lepanto (3)

Battaglia di Lepanto (4)

E su un lato si trova il simbolo della manifattura.

Battaglia di Lepanto (5)

Si parte, per compiere un’impresa che muterà il corso della storia.

Battaglia di Lepanto (6)

Ogni arazzo presenta figure allegoriche che personificano le virtù necessarie ad affrontare una battaglia così importante.
E questa è la Concordia, che deve regnare sovrana tra gli alleati.

Battaglia di Lepanto (7)

Questa invece è Nemesi, la giustizia divina personificazione della vendetta, a lei un fanciullo porge un freno.
Entrambe le figure si trovano nel primo arazzo della serie.

Battaglia di Lepanto (8)

Le grandi navi che vedete in primo piano sono le galeazze della Repubblica di Venezia.

Battaglia di Lepanto (8a)

Filo dopo filo, remo per remo, pensate agli artisti capaci di realizzare opere simili, ecco le galee con i vessilli, sulla seconda imbarcazione sventola la croce di San Giorgio, mentre la galea in primo piano è quella di Giovanni Andrea Doria.

Battaglia di Lepanto (9)

La si riconosce dalla lampada che la moglie di Giovanni Andrea aveva regalato al marito.

Battaglia di Lepanto (10)

E il viaggio continua, lungo le coste della Calabria.

Battaglia di Lepanto (11)

Ed è inevitabile soffermarsi a guardare i dettagli, seguendo il racconto appassionante di questa impresa.

Battaglia di Lepanto (13)

Sul viaggio posa il suo sguardo attento la Vigilanza.
Ha un gallo sul capo, una testa di leone tra le mani, ai suoi piedi c’è una gru che con una zampa sorregge una pietra.

Battaglia di Lepanto (14)

Nella sua veste sono intessuti occhi pronti a vedere ogni cosa.

Battaglia di Lepanto (15)

Il momento della battaglia si avvicina, le flotte si schierano l’una contro l’altra: a sinistra i cristiani, a destra i turchi.

Battaglia di Lepanto (16)

Questo è il patrone con il disegno dal quale è stato realizzato l’arazzo, come potete vedere le immagini sono rovesciate.

Battaglia di Lepanto (17)

Ecco lo schieramento cristiano.

Battaglia di Lepanto (18)

E ancora i vessilli che sventolano sulle galee.

Palazzo del Principe (49)

Al centro si trovano le galeazze.

Battaglia di Lepanto (19)

Inizia lo scontro navale, la battaglia è cruenta e violenta.
E qui ci soccorre la potenza delle immagini, nella nostra epoca è ormai scontata.
La fotografia di quel giorno è stata intessuta da mani abili e alacri capaci di curare ogni minimo dettaglio.

Battaglia di Lepanto (20)

E giunge il momento della vittoria rappresentato in questo altro arazzo.

Battaglia di Lepanto (21)

E queste sette galee che vedete a vele spiegate sono le imbarcazioni turche che tentano di fuggire e di sovvertire il loro destino.

Battaglia di Lepanto  (22)

In questa sala ci sono anche i due tramezzi destinati ad essere esposti tra le finestre, portano i simboli di Venezia e Roma, due delle parti che aderirono alla Lega Santa.

Battaglia di Lepanto  (23)

L’ultimo arazzo mostra la flotta della Lega Santa che in trionfo ritorna a Corfù.

Battaglia di Lepanto  (24)

E sull’arazzo si riconoscono ancora le galeazze vittoriose.

Battaglia di Lepanto (25)

E lo schieramento delle navi ammiraglie della Lega Santa, su ognuna sventola sempre la bandiera.
La prima della fila è ancora quella di Giovanni Andrea Doria con la lampada ben visibile.

Battaglia di Lepanto (26)

Le navi turche vengono rimorchiate nel porto di Corfù.
Su tutte spicca un’imbarcazione di colore verde, è l’ammiraglia della flotta turca che subisce così l’umiliazione della sconfitta.

Battaglia di Lepanto (27)

La storia narrata per immagini, preziose e rare, la storia intessuta in una trama fitta di colori e sfumature.
E’ l’arte dell’arazzo, dalle Fiandre a Genova, in epoche nelle quali ricchi committenti come Giovanni Andrea Doria fecero pervenire in queste città manufatti pregiati e di immenso valore.
E ancora adesso narrano ai nostri occhi il nostro passato, quando si andava sul mare tempestoso con le galee.

Battaglia di Lepanto (28)

LA FLOTTA VINCITRICE ENTRA NEL PORTO DI CORCIRA
RIMORCHIANDO CENTROTRENTA GALEE,
DOPO AVER DISTRUTTO E AFFONDATO LE ALTRE.

Nelle sale del Palazzo del Principe Andrea Doria

E vi porto ancora nella villa regale di Andrea Doria.
Il cielo è azzurro e regala una bella luce all’edificio che si erge maestoso davanti al mare.
Un palazzo magnificente, costruito per volere di Andrea e reso ancora più splendido dal suo successore Giovanni Andrea.
Correva l’anno 1529 quando il celebre e stimato ammiraglio fece avviare la costruzione della sua amata dimora.

Palazzo del Principe (2)

Su questo lato si trova lo splendido portale.

Palazzo del Principe (3)

E qui, dove abitò un uomo come Andrea che si distinse per il suo valore e per la sua grandezza, le figure femminili che dominano il portale rappresentano la Pace e l’Abbondanza, al centro si può notare lo stemma della famiglia Doria.

Palazzo del Principe (4)

Sulla facciata una lapide ricorda uno dei più celebri ospiti del palazzo, il compositore Giuseppe Verdi che, come si legge sul marmo, qui visse in gagliarda vecchiezza operoso.

Verdi

E poi si varca la soglia, si entra nel favoloso giardino.
E oggi questo articolo sarà ricco di immagini, forse più del solito, non soltanto perché questo è un luogo da visitare.
E’ anche occasione per porsi una domanda.
Per quale ragione dimentichiamo con tanta facilità la nostra grandezza passata?
Perché non sappiamo rendere omaggio a ciò che eravamo e a quel che siamo stati?

Palazzo del Principe (6)

Cammino e rifletto, penso alle nazioni che non hanno storie antiche alle spalle e mostrano con fierezza edifici che risalgono a 200 anni fa.

Palazzo del Principe (7)

Questo luogo è invece l’anima della potenza di Genova.
Genova che fu la Dominante dei Mari, noi oggi ce le dimentichiamo troppo spesso.

Palazzo del Principe (8)

Il sole gioca con le ombre e fa riflettere le sagome dei vasi sul selciato.

Palazzo del Principe (9)

Qui trovate una fontana che ancora non vi ho mostrato, è la fontana dei delfini.

Palazzo del Principe (10)

La grazia, la bellezza e l’armonia.
E sapete, ho scordato di dirvi che non occorre pagare alcun biglietto per visitare il giardino, potrete camminare qui, dove vennero le dame e i capi di stato.
Basta varcare la soglia.

Palazzo del Principe (11)

Alle spalle della fontana troverete un’epigrafe.
E noi perché non abbiamo memoria?
Perché dimentichiamo?
Perché non sappiamo più leggere il nostro passato?
Questa è la lapide, è in latino e ricorda la costruzione dell’acquedotto e delle fontane del giardino del palazzo.

Lapide

In questo palazzo, in questa dimora.

Palazzo del Principe (13)

All’ombra del porticato, davanti al mare che romba, questa è la casa di Andrea, principe di Melfi e uomo che dovrebbe suscitare orgoglio nei genovesi.
Siate fieri di essere suoi concittadini.

Palazzo del Principe (12)

E allora entriamo nei suoi appartamenti.

Palazzo del Principe (14)

Quando verrete qui troverete persone che vi narreranno tutto ciò che occorre sapere, studiosi competenti di arte e di architettura che vi racconteranno il Palazzo e i suoi misteri.
Io lo faccio alla mia maniera, per me camminare in posti come questo è un sogno ad occhi aperti, così vi porto nel mio sogno.
E questo è l’atrio, qui troverete bassorilievi e statue, antichi sarcofagi.

Palazzo del Principe (16)

Uno sguardo al soffitto, qui lavorò Perin del Vaga.

Palazzo del Principe (17)

Toh, una portantina! Ma è ovvio, con tutto questo andirivieni di notabili serviva eccome!

Palazzo del Principe (18)

E poi si sale lo scalone.

Palazzo del Principe (19)

E si giunge nella Loggia degli Eroi:  qui Andrea Doria fece affrescare le gesta dei suoi antenati, sono loro ad essere ritratti ancora dall’artista Perin del Vaga.

Palazzo del Principe (25)

Gli eroi di famiglia effigiati come antichi romani.
Tra loro c’è Oberto Doria l’eroe della Meloria, Corrado che conquistò Porto Pisano e Lamba che sconfisse i Veneziani a Curzola.
E sono splendidi e perfettamente restaurati questi affreschi.

Palazzo del Principe (21)

E guardate sopra di voi.

Palazzo del Principe (26)

E ancora altri rappresentanti della nobile famiglia.

Palazzo del Principe (23)

Un capolavoro che preannuncia ciò che troveremo.

Palazzo del Principe (24)

Un salone splendente, il salone dei Giganti, in questa sala troverete certi ritratti dei quali vi parlerò in una diversa circostanza, sono certa che rimarrete stupiti di ciò che ho da raccontarvi.

Palazzo del Principe (28)

Un salone regale, alle pareti si possono ammirare splendidi arazzi.

Palazzo del Principe (27)

E il soffitto è ancora opera di Perin del Vaga, con il suo pennello dipinse Giove che folgora i Giganti.

Palazzo del Principe (30)

Ecco un’altra stanza dove sono esposti altri arazzi.
Provengono da Bruxelles e risalgono al 1525.

Palazzo del Principe (33)

Gli arazzi finemente intessuti rappresentano i mesi.

Palazzo del Principe (34)

Ecco febbraio in tutta la sua luminosa e raffinata bellezza.

Palazzo del Principe (35)

Una stanza dietro l’altra e finalmente si incontra il padrone di casa, ha una certa età ormai e sfoggia una bella barba bianca.
Signori, salutate il principe Andrea Doria.

Andrea Doria

Un grande uomo  e i suoi simboli, qui ancora c’è il suo profilo e le sue potenti galee.

Medaglia

E poi ecco una stanza dove riposarsi!
Oh, finalmente! Peccato che il letto sia così corto, come al solito!

Palazzo del Principe (36)

Che bei sogni però, alle pareti ci sono quadri dipinti da Domenico Piola.

Palazzo del Principe (38)

E sono putti e paffuti angioletti che circondano l’aquila che è simbolo dei Doria.

Palazzo del Principe (37)

Una stanza che risplende d’oro.  Oh, io quasi quasi mi fermerei qua!

Palazzo del Principe (32)

E poi la Galleria Aurea voluta da Giovanni Andrea Doria.
E’ una grande sala, ai nostri tempi la si può affittare per i ricevimenti, credo che venire qui a festeggiare le proprie nozze potrebbe essere davvero fiabesco, non pensate anche voi?

Palazzo del Principe (39)

E sono lussuosi ed eleganti gli arredi, lo vedete da voi.

Palazzo del Principe (40)

Sopra di noi volteggia la Fama che diede onore a molti membri di questa famiglia.

Palazzo del Principe (41)

Ecco un prezioso torciere con l’aquila,  simbolo araldico dei Doria.

Palazzo del Principe (45)

C’è una piccola cappella dove raccogliersi in preghiera.

Palazzo del Principe (43)

E un trono! Eh, da queste parti bisognava essere preparati, arrivavano ospiti illustri, mica si può far sedere un sovrano su una sedia qualunque, eh no!

Palazzo del Principe (42)

E sì, venivano re, dignitari e nobili.
E adesso ci sono io, che piacevole sensazione.
Cammino, mi guardo attorno, ascolto chi mi accompagna e mi racconta la storia del palazzo.
Oh, ma lo sapete? Io credevo che avrebbe iniziato il suo discorso così: c’era una volta….
E già!
C’era una volta un principe e aveva la sua principessa, si chiamava Peretta Usodimare.
E adesso stiamo per entrare nel suo appartamento.

Palazzo del Principe (46)

Oh, ancora arazzi!
Le pareti ne sono ricoperte!
E qui davvero è il caso di usare quell’incipit delle fiabe.
C’era una volta una potente flotta che partì da Messina, la città che vedete ritratta in questa prima immagine.
E questi sono arazzi a memoria della gloriosa battaglia di Lepanto che avvenne nell’anno 1571, i nemici erano i turchi, tra loro il temibile Pialì Pascià e il corsaro Occhialì.
E tra i prodi che partirono sfidando le onde c’era anche Giovanni Andrea Doria con le sue galee.
Che libro di avventure la storia!

Palazzo del Principe (47)

Ecco i possenti schieramenti pronti a scontrarsi.

Palazzo del Principe (48)

Ed ecco il fiero vessillo di San Giorgio che sventola sulle galee.

Palazzo del Principe (49)

Ed ecco la battaglia con la quale il nemico verrà sbaragliato, un trionfo da ricordare.

Palazzo del Principe (5)

Un salone splendido, esserci è un sogno meraviglioso.

Palazzo del Principe (50)

E poi ancora altre sale, troviamo ritratti e opere d’arte d’ogni genere. Ecco Anna  Pamphilj, ma che abito meraviglioso, a volte mi piacerebbe essere principessa per un giorno!

Ritratto

Opere del Bronzino e della scuola del Tiziano, qui vedete un dipinto attribuito a Rubens, il ritratto del Cardinale Infante Ferdinando d’Asburgo.

Palazzo del Principe (52)

E ancora si sogna ad occhi aperti.
E quest’ultima parte dell’appartamento  comprende stanze private della famiglia Doria Pamphilj, stanze vissute dai discendenti di Andrea quando sono qui, nel loro palazzo genovese.

Palazzo del Principe (53)

Un lusso sontuoso e ricco.

Palazzo del Principe (54)

E sembra davvero di vivere in un altro tempo. Ma che altro è il sogno se non questo? Essere in un luogo che ti fa immaginare il suono di un’arpa, il profumo dei fiori, pare quasi di udire le gonne fruscianti delle dame, pare di sentire le loro parole sommesse e laggiù c’è un gentiluomo, ritto e fiero, lo vedete anche voi, vero?

Palazzo del Principe (55)

Ci sono gli antichi arredi, le specchiere e i ritratti degli grandi dame di casa.

Palazzo del Principe (56)

E c’è una slitta per giocare sulla neve!

Palazzo del Principe (57)

Ci sono candelabri che un tempo ressero candele per rischiarare il buio e cofanetti per i preziosi gioielli.

Palazzo del Principe (58)
Ci sono scrigni per celare segreti, anche i principi e le principesse hanno i loro misteri!
Palazzo del Principe (59)

C’è lo splendore di una dimora nobiliare, con il suo passato e le testimonianze di ciò che è stato.

Palazzo del Principe (60)

E qui termina la visita alle sale della Villa di Andrea Doria, uno dei palazzi più belli di Genova.
Avete veduto il giardino e la grotta, questo è lo splendore di una dimora nobiliare e qui trovate ancora il sito di Palazzo del Principe.
E come vi ho già anticipato, ci sono dei quadri che ancora devo mostrarvi, presto ne capirete la ragione, ho una bella storia ancora da raccontarvi.
E oltre a ciò ho in serbo per voi una bella sorpresa che vi coinvolgerà direttamente, domani vi svelerò di cosa si tratta, spero che ne siate contenti e che susciti il vostro interesse e il vostro entusiasmo.
Spira il vento di mare sulla casa che appartenne al Principe di Genova, spira il vento e smuove lo stendardo sul portone al di là del quale si può vivere un sogno.

Palazzo del Principe

Lo splendore della Grotta Doria

I principi e le loro dimore, in certi luoghi si percepisce la ricerca della bellezza e dell’armonia, come avete veduto ieri nel giardino del Palazzo di Andrea Doria.
Ma a volte la bellezza è nascosta, celata dalla modernità, a volte è sconosciuta ai più e ciò che sto per mostrarvi credo che non sia così noto neppure tra i genovesi.
La città e le rivoluzioni urbanistiche, tutto è mutato in questa parte della città.
Alle spalle del Palazzo corre la ferrovia, la collina che ospitava i giardini a terrazze voluti dai principi Doria è adesso disseminata di edifici.
Un tempo c’era un’imponente statua, alta otto metri, il Gigante di Marcello Sparzo.
L’opera venne demolita nel 1939, potete vedere la sua collocazione in questa cartolina d’epoca, in alto si nota la nicchia che ospitava questa grande statua, se cliccate sulla didascalia posta sotto l’immagine vedrete la fotografia originale di più grandi dimensioni.

Palazzo Doria

Cartolina appartenente alla Collezione di Stefano Finauri

Tutto cambia, si evolve e muta.
Ma lassù, dove ora ci sono moderni palazzi, si nascondono alcune meraviglie.
Percorriamo la salita di Via Don Minetti e proviamo a immaginare questo luogo, proviamo a pensare come doveva essere nella metà del ‘500.
A quell’epoca il celebre architetto Galeazzo Alessi progettò una magnifica grotta per conto dei Galleani, una famiglia ascritta all’albergo dei Doria.
Una grotta che divenne proprietà di Giovanni Andrea Doria ed entrò a far parte dei magnifici giardini che occupavano questa zone.
Ed erano boschetti e pergolati, un bucolica dolcezza per gli ospiti dei principi, con fontanelle, statue e angoli riparati.
Una grotta che ancora esiste, sebbene sia inglobata in un edificio moderno, nel 1999 è stata acquisita dalla famiglia Doria Pamphilj ed ora è parte del loro patrimonio artistico.
Ed è una vera rarità, una grotta riccamente decorata, una meraviglia di una bellezza da levare il fiato.
Il Vasari la cita nel capitolo delle Vite dedicato a Galeazzo Alessi risalente al 1568 e specifica che il famoso architetto fu autore di La fonte del Capitan Lercaro, vicina alla città, che è cosa notabilissima.

Grotta Doria

Questa mia città posata sul mare, questa mia città che nasconde splendori.
E si varca la soglia, ciò che vi attende è questo, uno scrigno di sorprendente bellezza.

Grotta Doria (2)

Stalattiti naturali ed acqua che scorre.

Grotta Doria (3)

Ai vostri piedi un pavimento di marmo.

Grotta Doria (4)

E osservate le pareti e il soffitto.
Vi circondano figure mitologiche, Perseo ed Europa, Deianira e Polifemo.
E sono creature marine ricreate con ciottoli di fiume e maioliche, conchiglie e cristalli, rossi coralli sistemati con perizia.
L’arte del mosaico, dalla metà del ’500, uno splendore che è giunto fino a noi.

Grotta Doria (18)

Un lavoro di precisione e di grande abilità, un ciottolo dietro l’altro, una piccola conchiglia e un cristallo, centinaia di piccoli pezzi che danno vita a una sorta di magia.

Grotta Doria (19)

Uno spettacolo  che lascia meravigliati.
E a volte, sinceramente, mi chiedo cosa lasceremo noi a chi ci seguirà.

Grotta Doria (5)

E poi si alza lo sguardo verso la cupola: qui un tempo a illuminare la grotta si trovava una lanterna sulla quale vi era l’effige dell’aquila, simbolo araldico della famiglia Doria.

Grotta Doria (8)

E gli spicchi della grotta sono finemente decorati.

Grotta Doria (11)

Ecco il dio Nettuno sul suo cocchio.

Grotta Doria (9)

Le creature dell’acqua, il fascino del mito, uno spettacolo da ammirare nella sua prospettiva.

Grotta Doria (10)

Un gioco di colori, di suggestioni e di grande effetto.

Grotta Doria (12)

E osservate bene, ogni erma, ovvero ogni pilastro che vedete  nell’immagine sottostante, è decorato a mosaico con una molteplicità di elementi.

Grotta Doria (6)

E le ho sfiorate queste piccole conchiglie, il mio pensiero è andato a chi ha lavorato a quest’opera, agli artigiani che con le loro mani le hanno posizionate qui.

Grotta Doria (13)

E ancora altre conchiglie, cristalli e coralli.
Ricchezze emerse dal fondo del mare alla metà del ‘500.

Grotta Doria (14)

Ed è sempre corallo questo rosso rubino così disposto ad arte.

Grotta Doria (15)

Riflessi d’oro, di madreperla, di bianco e di viola.

Grotta Doria (16)

E due magnifici  mosaici che rappresentano due grandi fiumi, questo è il romano Tevere.

Grotta Doria (12) - Tevere

E questo invece è il possente fiume Nilo.

Grotta Doria (13) Nilo

E qui vedete invece un elegante cigno nero.

Grotta Doria (7)

La suggestione e  il fascino del mito, il mistero e un’emozione da non perdere.
La Grotta Doria è visibile su appuntamento contattando Palazzo del Principe, a questo link trovate tutte le indicazioni utili.
Il Palazzo, una dimora principesca con sontuosi giardini e magnifiche sale che presto vi mostrerò.
E questa grotta che rimane in questa zona che apparteneva ai Doria, i loro giardini si estendevano fino qui.
E qui, tra i boschetti e gli alberi verdi, si celava il magnifico splendore della grotta.

Grotta Doria (17)

Nel giardino di Palazzo del Principe

Una ricca dimora ed un sontuoso giardino appartenuti ad un illustre e stimato genovese, il Principe Andrea Doria.
Fu lui a volere che venisse edificato lo splendido Palazzo di Fassolo, sito al di fuori della Porta di San Tommaso e questo divenne il suo luogo prediletto come lo fu per il suo discendente Giovanni Andrea Doria.
Una posizione incantevole, la villa si affacciava direttamente sul mare, alle sue spalle le dolci colline erano un tripudio di giardini a terrazze, con boschetti, fontane e splendide statue.
Molto è mutato da quei tempi ma questo palazzo ha conservato tutta la magia e la bellezza degli anni passati, per chi visita Genova è una meta da non perdere.

Palazzo del Principe

Oh, che ricevimenti e che feste in questa dimora!
Non ci si faceva mancare nulla: concerti e sfide a scacchi, intrattenimenti con i giocolieri e fuochi artificiali.
In questa villa vennero i più grandi rappresentanti delle politica e del potere, sovrani e nobili furono ospiti della splendida dimora di Fassolo.
Correva l’anno 1533 e a Genova giunse l’imperatore Carlo V.
Venne accolto con tutti gli onori e rimase a Palazzo per dodici giorni, Andrea lo impressionò con gran sfoggio di magnificenza.
Per l’imperatore fece imbandire un sontuoso banchetto che si tenne a bordo della galea capitana.
E c’erano musici e cantori, le vivande vennero servite in ricche stoviglie d’oro e d’argento.
E al termine di ogni portata i ricchi piatti venivano buttati a mare! Che ricchezza Andrea Doria!
Oh, che meraviglia!
L’imperatore era allibito da tanta noncuranza, certo non sapeva che l’ammiraglio aveva fatto sistemare delle reti da pesca sul fondo del mare per recuperare le sue sontuose stoviglie che sarebbero state tratte a riva con tutta comodità dai servitori di casa Doria.
Fasto, sfarzo ed eleganza.

Palazzo Del Principe (2)

Tutto il bel mondo soggiornò al Palazzo di Fassolo, tra gli altri vennero Maria D’Austria, la Regina Margherita di Spagna e Napoleone.
La storia è passata per queste stanze, ancora adesso si respira un’atmosfera particolare.
E oggi vi porto nel giardino del Principe, a passeggiare tra i fiori e le piante di agrumi.
Il sole proietta le ombre sotto al porticato.

Palazzo del Principe (3)

E subito si trova una prima fontana.

Palazzo del Principe (4)

E’ ancor più suggestiva vista dall’alto.

Palazzo del Principe (5)

Passeggiando nel giardino, davanti alla fontana del Nettuno.
E lo splendore el la meraviglia vi coglie.
Nel giardino dei Principi.
E mi viene alla mente una notizia che ho letto su un libro di Luigi Tommaso Belgrano.
Signori, pare che il Principe Giovanni Andrea Doria avesse una persona di servizio incaricata esclusivamente di preparare le torte.
Si chiamava Maria Anselma colei che aveva questo dolce compito!
E io me lo immagino Giovanni Andrea che si rilassa nel suo giardino pregustando una fetta di chissà che dolce prelibato!

Palazzo del Principe (6)

E fu proprio Giovanni Andrea a commissionare per questa Villa un’uccelliera, ora non più esistente.
Aveva una cupola con l’immagine dell’aquila, simbolo araldico dei Doria.
E vi era all’interno un boschetto di cipressi, qui c’erano vari tipi di uccelli e dei regali fagiani.
Ma senti, senti!
Attorno è tutto un cinguettare!
Oh, io sono convinta che generazioni di pennuti si siano passati la voce riguardo alla favolosa uccelliera del Principe!

Uccellino

E anche loro vengono in visita e ci fanno compagnia, c’è un certo via vai, che meraviglia!

Uccellino (2)

Passeggiando nel verde, tra i fiori odorosi così magistralmente disposti dai giardinieri.

Palazzo del Principe (7)

Un giardino curato, come sempre dovrebbero essere gli spazi verdi.
Ma questa è ancora la dimora della famiglia Doria Pamphilj, è loro proprietà e a loro va il merito di aver aperto il Palazzo alla città.

Palazzo del Principe (9)

E così anche noi possiamo godere di tanta bellezza.

Palazzo del Principe (10)

E ci appaga la dolcezza del profumo fresco e delicato delle tante piante che arricchiscono questo giardino, sbocciano le rose attorno alla fontana.

Palazzo Del Principe (11)

Le piante diventano sculture, è un’arte antica.

Palazzo del Principe (12)

E quasi quasi apro il mio ombrellino parasole e prendo posto su una panchina!

Palazzo del Principe (27)

E sbocciano i piccoli semplici fiori.

Palazzo del Principe (8)

E gli agrumi spandono il loro effluvio odoroso, credo che Andrea Doria sia contento di sapere che il suo giardino sia così ben tenuto!

Palazzo del Principe (15)

Ogni scorcio riempie lo sguardo di bellezza.

Palazzo del Principe (16)

Ed è imponente e regale la statua al centro della fontana.

Palazzo del Principe (17)

Tutto è sontuoso e magnifico.

Palazzo del Principe (18)

Tutto richiama al senso di potenza e di grandezza, il dio del mare è il signore del giardino di un grande ammiraglio che compì imprese memorabili.

Palazzo del Principe (19)

E’ armonia, colore e bellezza.

Palazzo del Principe (13)

Ed è nelle tinte dei fiori, nella scelta delle piante che non è certo casuale.

Palazzo del Principe (22)

Si coglie un senso di semplicità ma i fiori sono scelti tenendo a mente un giardino ideale e reale, il giardino del ‘500 e del ‘600.

Palazzo del Principe (23)

E risplende delle tinte della primavera il giardino del celebre Ammiraglio.

Fiori (5)

Tutto sboccia, fiorisce e vive.

Fiori (3)

Celeste come il cielo della bella stagione.

Fiori

Rosa come la timida ritrosia di certe dame di altri tempi.

Fiori (2)

Certi petali  paiono di velluto.

Fiori (4)

E le  rose danzano al vento cantando un inno alla vita.

Fiori (6)

Nel cuore della città, questa inaspettata meraviglia.

Palazzo del Principe (24)

E sono anche sicura che Andrea Doria non sia affatto contento che gli abbiano costruito la sopraelevata davanti a casa, dev’essere piuttosto interdetto.
E lo capisco bene! La penso esattamente come lui!
Pensate che meraviglia quando davanti alla Villa c’era semplicemente il mare.
Ma i tempi cambiano, mutano le esigenze.
Resta la grandezza e il nome che suscita rispetto e stima, Andrea Doria è una figura di grande rilievo per questa città.

Palazzo del Principe (25)

E così, se ancora non conoscete il Palazzo, vi invito a venirlo a scoprire.
Entreremo insieme nelle splendide sale della dimora, intanto qui trovate il link del Palazzo dove potrete reperire le informazioni necessarie alla visita.
Venite a rendere omaggio alla grandezza di un genovese che ha fatto la storia in questa che fu la sua dimora prediletta.

Palazzo del Principe (21)

Venite qui, guardate verso i giardini e verso il mare, verso lo splendore della dimora di Andrea Doria.

Palazzo del Principe (26)

Palazzo San Giorgio e la gloria di Genova

Correva l’anno 1256 e a Genova governava Guglielmo Boccanegra, primo Capitano del Popolo e antenato di Simone che sarà primo Doge.
E Guglielmo, eletto con grandi consensi, aveva bisogno di un palazzo pubblico che fosse sede del Governo, un palazzo splendido e magnifico che venne edificato davanti al mare tra il 1257 e il 1260: Palazzo San Giorgio.

Palazzo San Giorgio  (11)

Guglielmo Boccanegra ebbe alterne fortune, vi racconterò la sua vita nel dettaglio in un’altra occasione, ora vi basti sapere che nel 1262 venne spodestato e fu costretto a far fagotto per rifugiarsi dal Re di Francia.
Ma una lapide ricorda che a lui va il merito di aver lasciato alla città di Genova questo palazzo.
La lapide si trova sul lato più antico che affaccia sui portici che portano il nome di Frate Oliverio, l’architetto incaricato di costruire il Palazzo.
Sopra la porta, come già vi dissi qui , si trova una testa leonina sottratta dal palazzo Pantocratore di Costantinopoli ai veneziani, da sempre nemici dei genovesi.

Palazzo San Giorgio  (8)

E come già vi ho detto non è il solo leone a trovarsi sulle mura di San Giorgio, ci sono anche altre due teste leonine sempre sul lato che affaccia su Via Frate Oliverio.

Palazzo San Giorgio

Una pietra in memoria di Guglielmo, Capitano del Popolo.

Lapide per Guglielmo Boccanegra

L’ANNO MCCLX GUGLIELMO BOCCANEGRA
ESSENDO CAPITANO DI QUESTA CITTA’
ORDINO’ CHE IO FOSSI FATTO E FRATE
OLIVERIO UOMO DIVINO PER ACUTEZZA
DI MENTE MI ADATTO’ POCO DOPO
CON SOLLECITUDINE COM’ERA STATO
COMANDATO ALL’USO DELL’AUTORITA’
PRESENTE

Il palazzo nel 1340 divenne sede della Dogana, a San Giorgio si riscuotevano le gabelle e così nel cortile trovavano spazio le merci per le quali occorreva pagare.
C‘era l‘ufficio della Gazarìa, preposto all’amministrazione delle Colonie e l’Ufficio dei Confortatori che invece si occupava dell’esenzione dei dazi e delle gabelle.
Genova città di mercanti e di commercio, la toponomastica non è mai casuale, questa piazza si chiama Caricamento perché qui nella seconda metà dell’Ottocento si svolgeva il caricamento delle merci, prima si usarono  i carri e poi la ferrovia che conduceva a Torino, inaugurata nel 1854.

Palazzo San Giorgio  (6)

Ma torniamo al  1408, in quell’anno nel Palazzo si stabilì la celebre Compagnia di San Giorgio anche detta Casa delle Compere e dei Banchi di San Giorgio.
Per far fronte alle difficoltà economiche il Governo dal XII secolo aveva stabilito l’usanza di chiedere prestiti ai privati, i quali in cambio ricevevano i proventi di alcuni dazi, le così dette Compere.
Le compere confluirono nel 1407 in quest’unica società che ebbe il compito di gestire il debito pubblico e che conserverà una sua autonomia sino al 1797, anno della caduta della Repubblica.
Il glorioso Banco di San Giorgio emetteva moneta, i così detti Biglietti di Cartulario che furono messi in circolazione agli inizi del ‘600.

Palazzo San Giorgio  (7)

L’immagine soprastante ritrae la parte più antica del palazzo, al di là di quelle finestre si trova la Sala del Capitano del Popolo, a breve distanza la Sala delle Compere.
Ve le mostrerò entrambe, grazie al Dottor Oddone Dirigente del Servizio Comunicazione e Promozione dell’Autorità Portuale di Genova che ha qui la sua sede  ho trascorso un’intera mattinata in quelle stanze.
Che meraviglia! Sola con i benefattori della Repubblica, quelle stanze racchiudono tesori!
E sapete, sarei rimasta lì delle ore a decifrare le lapidi e ad ammirare le statue!
Oggi vi porto a zonzo attorno al Palazzo, a questo splendore della nostra città.

Palazzo San Giorgio  (3)

Un palazzo che è stato restaurato a regola d’arte ed è stato così restituito alla sua antica bellezza.

Palazzo San Giorgio  (10)

C’è qualcosa di affascinante in questo edificio, quand’ero bambina mi colpivano queste finestre.
Tempo di dame e cavalieri, un altro tempo, quello dei Capitani del Popolo!

Palazzo San Giorgio  (17)

E poi vedeste cosa c’è in quei saloni!

Palazzo San Giorgio  (15)

Risplende luminoso sotto il cielo terso di Genova il Palazzo che fu sede del Governo e in seguito del Comune.

Palazzo San Giorgio  (12)

E non manca una bella edicola risalente al XVIII secolo, la Madonna è attribuita alla scuola dello Schiaffino.

Edicola

Un palazzo costruito e ristrutturato in epoche diverse, una parte medievale antistante Via Frate Olivierio e una rinascimentale che fronteggia il mare.
Ed è magnifica questa facciata affrescata prima da Antonio Semino e poi da Lazzaro Tavarone agli inizi del ‘600.
Gli affreschi hanno rivisto nuova vita al principio del ‘900 per opera di Ludovico Pogliaghi che ha utilizzato come riferimento alcuni antichi quadri.
In tempi più recenti, nel 1992, la facciata è stata nuovamente affrescata con l’intervento del  pittore Raimondo Sirotti.

Palazzo San Giorgio  (2)

Un palazzo dedicato a un Santo caro ai Genovesi, quel San Giorgio che si trova effigiato in tante sculture sopra i portali di numerose case del centro storico, come potete vedere qui.
Sventolano le  bandiere sulla facciata di San Giorgio.

Palazzo San Giorgio (2)

Sulla sommità dell’edificio un orologio scandisce il tempo che scorre qui, davanti al mare.

Palazzo San Giorgio

Ed eccolo San Giorgio che sconfigge il drago.
Si protegge con uno scudo sul quale è dipinta la bandiera della Superba.

Palazzo San Giorgio  (9)

Un palazzo magnificente, vedete da questa immagine che su questa facciata sono ritratti alcuni personaggi.
Ma chi sono costoro? Oh, sono tutti illustri genovesi, cari lettori, ognuno di loro è passato alla storia.

Palazzo San Giorgio  (5)

Ve li presenterò uno ad uno, cosicché possiate salutarli come si conviene quando vi capiterà di passare dalle parti di Caricamento.
Da sinistra verso destra il primo personaggio che si incontra ha un fare cerimonioso: con una mano pare declamare certe eroiche gesta, con l’altra regge un libro.
Chi mai sarà? Signori, questo è Caffaro di Rustico da Caschifellone, crociato ed annalista.
Un giornalista di altri tempi, così si potrebbe definire, il nostro inviato in Terrasanta che scrisse il resoconto della Prima Crociata e narrò la caduta di Gerusalemme e di Cesarea.

Caffaro

Accanto a lui un celeberrimo genovese che si distinse per il suo valore sui mari, il Principe Andrea Doria, valente Ammiraglio della Repubblica di Genova,  ritratto con la sua spada scintillante.

Andrea Doria

In posizione centrale due figure illustri contornano il portone del palazzo.
Il primo è niente meno che Guglielmo Boccanegra, come già vi ho detto Primo Capitano del Popolo.

Guglielmo Boccanegra

E poi ecco un uomo passato alla storia per il suo coraggio, le sue imprese furono narrate dal Caffaro nei suoi Annali.
Guglielmo Embriaco, detto Testa di Maglio, eroe della prima Crociata del quale vi ho già narrato la storia, la trovate qui.

Guglielmo Embriaco

Al suo fianco troviamo un giovane uomo, ai suoi piedi si notano delle corde marinare, in mano regge una sfera.
Signori, un genovese che non ha bisogno di presentazioni, Cristoforo Colombo.

Cristoforo Colombo

Chiude la parata di illustri personaggi un temibile e fiero combattente, l’Ammiraglio Biagio Assereto, trionfatore della battaglia di Ponza avvenuta nel 1435.

Biagio Assereto

Tutti loro se ne stanno sulla facciata di Palazzo San Giorgio.
Sic transit gloria mundi, verrebbe da dire.
A parte Colombo, ci ricordiamo di loro e delle imprese che hanno compiuto?
Questo palazzo attira l’attenzione dei turisti, tutti coloro che vengono a Genova per visitare l’Acquario passano davanti a San Giorgio.
E tutti si fermano a fare fotografie, ad ammirare l’imponenza di questo edificio e la bellezza dei suoi colori.

Palazzo San Giorgio  (13)

La memoria del passato è qui, in questa piazza gremita di visitatori, qui dove i genovesi vengono a passeggiare per respirare aria di mare.
Qui dove sono effigiati ammiragli, crociati e condottieri.
Qui dove un tempo era la dogana e il glorioso Banco di San Giorgio.
Qui dove si vive la gloria di Genova, nella grandiosa maestosità del palazzo voluto dal Capitano del Popolo Guglielmo Boccanegra.

Palazzo San Giorgio (3)

Dragut, le parole di un corsaro al remo della galea

Dragut il Pirata, il terrore dei mari.
Vi ho già narrato la sua storia, trovate in questo post alcune delle sue avventure, ma la sua vita fu talmente rocambolesca e ricca di eventi che davvero è difficile concentrare tutto ciò che lo riguarda in un unico racconto.
E allora vi riporto là, al tempo dei corsari.
E’ il 1540 e Dragut viene fatto prigioniero da Giannettino Doria, nipote del famoso ammiraglio Andrea.
Giannettino è appena ventenne e Dragut non la prende affatto bene!
Catturato da un ragazzino, da una femmina con la barba, che onta!
Ma così è la vita, a volte si vince, altre si perde e il temibile pirata viene messo al remo sulla galea di Andrea Doria.
Certo, chi ha carattere è capace di dimostrarlo in qualunque circostanza e così fu per Dragut, il quale, sebbene incatenato al banco della galea, certo non si sentiva sconfitto.
No, vinto mai, fino alla morte c’è speranza.
E c’è sempre un orizzonte, ci sono altri mari ed altri tesori da conquistare, verrà il tempo della riscossa.

E così, durante la prigionia del corsaro, un giorno capitò a Genova un certo Jean Parisot de La Valette, condottiero e Gran Maestro dei Cavalieri di Malta.
Costui, un tempo, era stato a sua volta fatto schiavo dallo stesso Dragut e da lui messo al remo della galea, secondo le usanze del tempo.
Eh, i pirati e gli eroi del mare come Andrea Doria avevano le stesse abitudini!
La Valette ebbe così la curiosità di andare a trovare il suo carceriere, colui che un tempo lo aveva privato della sua libertà e che si trovava ora nel medesimo stato.
E così giunse al cospetto del pirata, ridotto al remo nella più umiliante e triste condizione, incatenato al banco della galea ogni ora del giorno e della notte, circostanza che fiaccherebbe anche gli animi meglio temprati.
La Valette lo guardò e, secondo quanto narrano le cronache, disse:

 – Usanza de guerra, senor Dragut.

 E Dragut, indomito, orgoglioso e imperturbabile così rispose:

 – …y mutanza de fortuna.

 E’ tutta qui la differenza, in poche parole pronunciate con il coraggio della lungimiranza da un uomo che non conosceva resa.
Questo l’aneddoto, così come ci è stato tramandato.
Questa la storia, avvenuta in anni lontani.
Pensate, provate a riflettere.
Secondo voi esiste uno sceneggiatore capace di scrivere simili battute?