Di pura luce

Piano.
Emerge dalla penombra.
Piano, come se sussurrasse tenere parole.
Consola e accarezza certi cuori.
Dolcemente.
Ed è un piccolo angelo di pura luce celeste.

angelo

Cimitero Monumentale di Staglieno

Annunci

Gli sguardi degli angeli

Lo sguardo degli angeli non conosce tempo o confine, sfiora lieve l’eternità.
Misterioso, impenetrabile, celestiale.
Silente, lo accompagna il linguaggio dei gesti, non occorrono parole in questa armonia di perfetta bellezza.

angelo

Sguardi.
Sguardi di pietà e misericordia, amorevoli e intensi.
E le dita si intrecciano e le labbra sussurrano una sommessa preghiera.

angelo-2

Certi occhi cercano la luce abbacinante, il volto è proteso verso l’infinito.
Le grandi ali proteggono l’umana fragilità, una stretta salda e sicura trascina via oltre le cose terrene e caduche.

angelo-3

Tra la terra e il cielo, reggendo il libro dove è scritto l’inesplicabile mistero della vita.

angelo-5

Dolce, pensieroso, assorto.
Custode delle anime e dei sussulti dei cuori, dei respiri perduti e delle fragili memorie.

angelo-6

Le palpebre serrate, la mano che le adombra.
Schiantato e arreso, un angelo senza forze, travolto dalla tristezza di un dolore incomprensibile.
Vibrante nella sua drammaticità, vero e reale.

angelo-4

Una guida celeste, il suo sguardo è fermo e sicuro.
Conforta e risolleva, porge la sua mano e invita a seguirlo, senza timore.

angelo-7

Là, sotto i porticati di Staglieno, eteree e lievi come angeli sono anche certe creature terrestri.
Un tralcio di fiori sul petto, un sospiro trattenuto, un gesto incerto ed esitante.

staglieno-1

E poi le braccia aperte in un movimento assoluto e potente, mentre la luce scivola sulle pieghe della veste.

staglieno-3

E lo sguardo degli angeli è innocente e puro, limpido e sincero.

angeli

Silenziosi guardiani degli istanti svaniti, delicate creature piene di grazia.

angeli-2

Nella loro dolcezza rassicurante, nel mistero fitto del loro candore.

angeli-3

Così è certa celestiale armonia, al dà delle cose che non sai comprendere.
Ed è una figura giovane a reggere la grande croce che si staglia contro l’azzurro: i suoi occhi cercano l’infinito, oltre il confine del tempo.
È l’immutabile bellezza di uno sguardo rivolto verso l’eternità.

staglieno-2

Il bacio dell’angelo

Uno sguardo rivolto verso il cielo, verso certe imperscrutabili infinità.
E gesto arresi, privi di forze.
Il respiro affannoso, sempre più flebile, nella leggerezza di un istante incomprensibile.

Tomba Balestrino

Fiori appena sbocciati, come la vita che continuamente rinasce.
Sulle corde di uno strumento dal quale scaturisce una melodia soave, la musica dell’eternità.

Tomba Balestrino (4)

E un bacio che lieve consola, puro, gentile e delicato, quasi impercettibile.
Il bacio dell’angelo.

Tomba Balestrino (3)

La luce della vita

La vita resta, anche quando quasi non puoi sentire la sua voce.
È appena un flebile sussurro, un fiore che sboccia, un battito impercettibile.
Immobile, seduto sul margine del tempo, l’angelo trattiene le ore e i minuti, li stringe a sé con un gesto gentile, eterno ed immutabile.

Monumento Stallo

La vita resta, al riparo sotto le grandi ali spalancate sotto il cielo azzurro, esse custodiscono i giorni e le notti, le speranze e le illusioni, le parole perdute o scritte con l’inchiostro nero su una carta ormai ingiallita.

Monumento Stallo (2)

La vita rifulge di dorati bagliori, nessuna tenebra può oscurarla.
E la vita cerca altra vita.
Circospetta, silenziosa, guardinga ed inattesa.
Sotto la luce del sole.

Monumento Stallo (3)

Monumento Lorenzo Stallo – Luigi Orengo

La bellissima inglese e il diplomatico, un amore di Genova

L’amore, a volte, arriva all’improvviso e travolge i cuori come la spuma del mare che si frange sugli scogli.
Siamo circa a metà dell’Ottocento e un viaggio sulle onde sarà fatale a Elisabetta Dewar: lei è giovane, bionda e bellissima, insieme al padre è imbarcata sul piroscafo che da Costantinopoli la condurrà a Genova.

Maresottosopra (35)

L’amore, a volte, arriva all’improvviso, lambisce gli animi come una calda brezza marina.
Parole, sguardi d’intesa, sussurri e promesse.
Colui che fa palpitare il cuore della bella inglesina è un nobile genovese: il marchese Andrea Luigi Taliacarne torna nella sua città dopo aver ricoperto il ruolo di segretario d’ambasciata nella lontana Costantinopoli.
È un affascinante gentiluomo dai modi squisiti e appartiene ad un’abbiente famiglia che possiede molte case nella zona di Salita del Prione e di Fossatello.

Via Fossatello

Il padre di Elisabetta osserva in silenzio e si avvede che la fanciulla ha un notevole trasporto per il giovane aristocratico.
Il piroscafo approda nel porto di Genova e il Taliacarne, a causa della propria professione diplomatica, è destinato a partire per un nuovo viaggio.

Maresottosopra (30)
E lei, Elisabetta, desidera seguirlo, non potrebbe mai separarsi da lui, il sentimento che li unisce è forte ed intenso.
Il padre di lei ha qualche perplessità in quanto la figlia naturalmente è di religione anglicana mentre Andrea Luigi è cattolico.
I due innamorati però non sentono ragioni e alla fine si giunge all’agognato compromesso: Elisabetta manterrà la sua fede, la loro prole verrà educata secondo i dettami del cattolicesimo.
Vengono così celebrate le nozze, l’unione sarà gioiosa e felice, la coppia avrà due figli, una diverrà suora e il maschio si dedicherà principalmente ai viaggi.
Dopo il matrimonio la carriera diplomatica di Andrea Luigi Taliacarne decolla, il nobiluomo diventa Ministro Plenipotenziario d’Italia presso la Corte del Portogallo.
E in questo suo ruolo non mancheranno le gratificazioni, quando il Re del Portogallo viene in Italia per un suo viaggio vuole essere accompagnato proprio dal Marchese Taliacarne.
Nei giorni della vita, in ogni attimo, accanto ad Andrea c’è lei, Elisabetta.

Roseto (16)

L’amore, a volte, arriva all’improvviso ma il destino sovente non conosce misericordia.
Giunge il mese di novembre del 1867 e il diplomatico genovese si trova a Firenze, in una notte senza speranza, a soli 47 anni, esala l’ultimo respiro spezzato da una febbre tifoidea.
Elisabetta Dewar all’epoca è appena trentacinquenne e nel suo dolore desidera ricordare l’uomo amato con una testimonianza di grazia e bellezza.
Commissiona così allo scultore Santo Varni un maestoso monumento che potete ammirare a Staglieno e che viene descritto da Ferdinando Resasco che racconta questa storia nel suo libro dedicato al nostro cimitero monumentale.
Questa figura rappresenta l’angelo della religione e del dolore, sulla sommità si vede un drappo posato su una colonna sulla quale spicca lo stemma gentilizio.

Monumento Taliacarne

E ci sono anche i simboli della carriera diplomatica di Andrea Luigi Taliacarne.

Monumento Taliacarne (7)

Sul basamento spezzato della colonna una civetta tiene sotto la zampa una clessidra, è la morte che artiglia il tempo della vita.

Monumento Taliacarne (3)

L’angelo, pensieroso ed assorto, stringe in una mano un crocifisso, con l’altra pare proteggere l’ovale sul quale sono scolpiti i tratti di Andrea Luigi Taliacarne.

DSCN8814 - Copia

L’amore di Elisabetta, colui che le rapì il cuore durante un viaggio su un piroscafo.

Monumento Taliacarne (4)

Quattordici anni dopo, a 49 anni,  lei lo raggiunse e qui lei riposa, insieme al compagno della sua vita.

Monumento Taliacarne (2)

L’amore, a volte, arriva all’improvviso.
Come un temporale, una tempesta o una burrasca.
Tutto travolge e poi si placa, si naviga insieme sul mare dei giorni felici, scansando le rocce affioranti ed evitando i gorghi tumultuosi, cercando il faro che conduca a destinazione in certe notti senza stelle.
E poi ci sono le parole, gli sguardi, i sussurri.
Un angelo gentile custodisce il tempo svanito e i segreti di un amore.

Monumento Taliacarne (6)

Un bacio

Un bacio.
Un bacio tenero, lento o appassionato.
Palpitante e tremulo, leggero come un soffio.
A volte l’ultimo.
Un bacio e nessuna parola.
Un bacio, un ricordo, un sospiro.
Il tempo sospeso, l’attimo rubato, perduto o sognato.
Quanti baci diversi esistono?
Intenso o distratto, senza memoria o carico di promesse.
Per sempre.
E forse il bacio più bello è davvero quello che non hai mai dato, è il bacio nascosto tra i desideri inespressi.
Un bacio.
Casto, puro, solo immaginato.
Innocente e dolcissimo, eterno nella sua bellezza.
Un bacio, un bacio che non c’è.

Angeli

Giovanni Scanzi – Monumento Bertollo Ferralasco
Cimitero Monumentale di Staglieno

Giacinto Pasciuti e la Famiglia Rebora: una storia genovese

Questa è una storia complicata, posso raccontarvela per una serie di strane coincidenze e grazie ad un fortuito incontro.
Tutto iniziò qualche tempo fa in occasione di un post dedicato a uno struggente monumento che si trova a Staglieno, la statua ritrae due bimbi e un tenero bacio.

Bambini (4)

Allora, scrissi al mio caro amico Eugenio per chiedergli notizie sull’opera e sul suo autore, Giacinto Pasciuti.
E così Eugenio mi narrò la vicenda di questo artista nato al Carmine nel 1876, era uno scultore di grande talento che non ebbe la meritata fortuna.
Pasciuti studiò all’Accademia Ligustica e a 23 anni, grazie al suo ingegno, si vide assegnare il Pensionato della Fondazione Brignole Sale De Ferrari e così si recò a Roma dove raffinò le sue doti artistiche.
Là incontrò la sua futura moglie, da lei ebbe una figlia che a 28 anni divenne suora.
Nel 1939 la disgrazia lo colpì, rimase paralizzato e perse l’uso della parola, fu ricoverato all’Albergo dei Poveri dove morì nel 1941.
Il destino sa essere crudele: l’autore di diversi mirabili monumenti fu sepolto in un campo comune e nel 1948 i suoi resti finirono dispersi in un ossario comune.
Eugenio conosce ogni angolo di Staglieno e mi ha inviato un elenco delle opere di Pasciuti, non le ho neanche trovate tutte, a dire il vero.
E tuttavia ho scoperto che è sua questa figura di donna scolpita per la tomba De Pascale.

Tomba De Pascale

Ed è di Giacinto Pasciuti il monumento Cabella, cercando le opere di questo artista ho imparato a riconoscere tratti particolari, a ritrovare nei suoi lavori quel movimento che contraddistingue in qualche modo il suo stile.

Tomba Cabella

Figure eteree unite in un gesto drammatico, è ancora di Pasciuti il gruppo statuario della tomba Medica.

Tomba Medica

L’unica opera che ricordavo di conoscere con precisione è il monumento Rebora e così un giorno sono tornata a fotografarlo.
E qui, cari amici, mi è capitato un fortunato incontro.
Davanti alla tomba di famiglia c’era il Signor Sergio Rebora, così ci siamo soffermati a chiacchierare e lui mi ha suggerito di cercare le altre tombe dei suoi antenati, anch’esse sono opera di Pasciuti.
E poi si è offerto di inviarmi notizie e fotografie del passato, una persona che non conosco ha voluto condividere con me e con voi la storia della sua famiglia.
Eccolo qui il caso, una storia ignota che viene alla luce in modo imprevisto, davanti a quest’opera di Giacinto Pasciuti.

Tomba Rebora

E allora inizierò così, presentandovi il Signor Andrea Rebora e la sua gentile consorte Carlotta Bruno.
Andrea Rebora era titolare di un pastificio che dapprima aveva la sua sede ad Isoverde, venne poi trasferito a Sampierdarena  in Via Sant’Antonio, l’attuale Via Niccolò Daste.

Andrea e Carlotta Bruno (2)

Vi ho detto che questa è una vicenda di singolari coincidenze: io possiedo un elenco del telefono del 1923 e sul quel libretto il suo antico proprietario ha segnato con la matita azzurra proprio il pastificio Rebora.

Elenco

Andrea e Carlotta ebbero una famiglia numerosa, in casa Rebora nacquero quattro maschi che vennero chiamati Giuseppe, Augusto, Luigi e Salvatore, le tre femmine invece erano Clotilde, Maria e Adriana.
Nel 1892 Andrea decise di concedersi il meritato riposo e cedette il pastificio ai figli Augusto e Salvatore.

Augusto Rebora

Augusto Rebora

Il figlio Luigi invece si trasferì a Pistoia, mi permetto di dire che mi sembra un uomo molto sicuro di sé e del suo fascino.
Eh, davanti a certe fotografie come si fa a non divagare!

Luigi Rebora

E il primo monumento che voglio mostrarvi proprio quello di Andrea e Carlotta.

Tomba Andrea Rebora 1

Il Signor Sergio mi ha anche inviato una foto preziosa di sua proprietà, questo dovrebbe essere il calco il gesso dell’opera di Pasciuti, a osservarlo con attenzione si notano alcune differenze rispetto al monumento.

Tomba Andrea Rebora (2)

Sono a loro modo inquietanti le figure scolpite da Pasciuti.

Tomba Andrea Rebora (3)

Bellissimo l’angelo, è difficile fotografarlo in quanto l’esposizione non aiuta ma se andrete a cercarlo, nel Porticato Inferiore a Levante, lo potrete ammirare con i vostri occhi.

Tomba Andrea Rebora (4)

Il bisnonno di Sergio si chiamava invece Giuseppe, lui avviò e condusse con successo lo stabilimento di Piacenza.
E come ci andava fin laggiù? Ma con il treno, ovvio!
Aveva un abbonamento di seconda classe valido per tutta la rete nazionale del Regno d’Italia!

tessera ferroviaria di Giuseppe Rebora (Sampierdarena-Piacenza) - Copia

tessera ferroviaria di Giuseppe Rebora (Sampierdarena-Piacenza) (2) - Copia

Giuseppe Rebora e la sua famiglia riposano in questa tomba sovrastata da una figura dolente nata dalle abili mani di Giacinto Pasciuti.
L’immagine antica è  una cartolina sempre di proprietà di Sergio Rebora.

Tomba Giuseppe Rebora

Tomba Giuseppe Rebora (2)

E se andrete a Staglieno anche voi vedrete il viso della moglie di Giuseppe, Antonietta Stagno.
Sapete? Lei discendeva dall’eroico Lazzaro Stagno, audace uomo di mare che osò sfidare i pirati nel 1796, ho scritto la sua storia in questo articolo.
Era bella Antonietta, aveva tratti gentili e delicati.

Antonietta Stagno in Rebora

Chissà come mai i Rebora scelsero proprio Pasciuti come scultore dei monumenti di famiglia, ci sarà una ragione, no?
Dovete sapere che Adriana Rebora aveva sposato il Dottor Trovati.
Ecco una foto di famiglia, un momento gioioso e speciale: correva l’anno 1900 e si festeggiava il congedo da scuola della dolce signorina con l’abito chiaro, lei ha lineamenti bellissimi e si chiama Margherita, è ritratta tra Adriana Rebora e il Dottor Trovati.

Famiglia Rebora

Carlotta Bruno, Clotilde, Adriana e Margherita Rebora, Giuseppe Trovati, Antonietta Stagno

E sapete chi conosceva il dottore? Era amico di un certo scultore che si chiamava per l’appunto Giacinto Pasciuti, il medico aveva il suo studio in Via Polleri e il giovane artista abitava nelle vicinanze.
Così fu Trovati a presentare lo scultore ai Rebora e Pasciuti scolpì tutti i monumenti funebri di famiglia.
Ed è di Pasciuti una celebre bambina effigiata nel marmo, ho sempre amato questa statua, adesso so che questa bimba veglia sul sonno del Dottor Trovati.

Tomba Trovati

E ancora, questo è un altro monumento sempre della Famiglia Rebora scolpito da Pasciuti.

Tomba Rebora A(2)

Tomba Rebora A (3)

E torniamo a quel primo monumento davanti al quale ho incontrato Sergio Rebora.
Qui dormono il sonno eterno gli sposi Salvatore Rebora ed Emma Bruno, il cognome di lei è legato alla storia della città, fa parte della famiglia di Emma l’architetto Niccolò Bruno, colui che progettò il Teatro Modena, il Teatro Politeama e l’Acquedotto De Ferrari Galliera.

Tomba Rebora B

E poi ci sono la vita e le emozioni che non possiamo conoscere, la nostra esistenza è un mistero per ognuno di noi.
Davanti c’è un cammino e tu non sai se troverai un sentiero piano, uno strapiombo o rocce impervie.
Questi sono i volti di Salvatore ed Emma, il loro sguardo è ottimisticamente rivolto verso l’ignoto futuro.

Salvatore e Emma Bruno

Ebbero due figli, la minore si chiamava Aurora e la vedete qui con il suo vestitino bianco, era una bellissima bambina e so che poi è divenuta una donna affascinante, Sergio mi ha detto che fu anche una pittrice dilettante.

Aurora Rebora

Aurora venne al mondo nel 1902, suo fratello Andrea era poco più grande, lui era un ragazzo del ’99.
Se osservate bene il monumento vi accorgerete che è dedicato a lui e noterete che le figure scolpite da Pasciuti rappresentano due figure angeliche, tra le loro braccia riposa un giovanetto.

Tomba Rebora B (2)

Andrea Rebora studiava al Collegio Carlo Alberto di Moncalieri, morì improvvisamente nel sonno a poco più di 16 anni.
Accadde il 12 Gennaio del 1916.
Io ho incontrato Sergio Rebora verso la fine di dicembre, oggi è il 12 Gennaio e sono passati cent’anni da quella notte che spezzò il respiro di Andrea.
In questo racconto si intrecciano l’ampio sapere di Eugenio come sempre generosamente condiviso, la storia drammatica di uno scultore di talento e le vicende di una famiglia genovese.
Il tempo non cancella nulla, posa soltanto la sua polvere effimera sui giorni passati, sui visi e sulle vite perdute.
E ognuno ha la propria storia, ricordare significa in qualche modo sollevare quel velo e rivedere sorrisi e speranze lontane.
Ringrazio Sergio Rebora per avermi narrato le sue preziose memorie di famiglia, ha dato un volto a persone sconosciute.
E l’ultimo pensiero va ad Andrea e al suo sorriso sincero di adolescente.
Cento anni dopo, Andrea: il tempo non cancella nulla.

Andrea Rebora

La tomba Strickland Fletcher e il candore dell’angelo

Il tempo lascia la sua traccia sulle cose terrene e su certi monumenti posa un sottile velo grigio.
Fino a poche settimane fa questo angelo si mostrava in tale maniera, con le sue armoniose fattezze offuscate da una patina scura.

Tomba Fletcher (2)

Questa è la creatura celeste che custodisce la tomba Strickland Fletcher al Cimitero Protestante di Staglieno.
C’è qualcuno che ha a cuore il recupero e la conservazione delle nostre opere d’arte, il suo nome è Walter Arnold ed è un generoso filantropo statunitense, a lui già si deve il restauro dei monumenti Bentley e Whitehead che vi ho mostrato in questo articolo.
Genova è debitrice a questo prodigo americano che ha finanziato il recupero della statua dell’angelo scaturita dalle abili mani dello scultore Luigi Brizzolara.

Tomba Fletcher (3)

Come si legge sul sito dell’Associazione di Walter Arnold a questo link, il monumento fu fatto edificare da James Fletcher, inglese di nascita ed emigrato negli Stati Uniti nel 1848.
Si distinse combattendo durante la Guerra Civile e in seguito divenne editore, infine nel 1883 fu nominato console degli Stati Uniti a Genova.
Qui giunse e qui lasciarono le cose del mondo sua moglie Emma e sua figlia Gertrude, per loro egli commissionò a Luigi Brizzolara il monumento che oggi è tornato al suo antico splendore.
E qui, con la sua famiglia, riposa anche James Fletcher.

Tomba Fletcher (4)

Le ali bianche ed eteree ora rifulgono di un ritrovato candore.

Tomba Fletcher (5)

Un angelo dai tratti acerbi, innocente e adolescente, nei suoi gesti composti c’è una grazia garbata, sospesa nel tempo infinito che non sappiamo comprendere.

Tomba Fletcher (5a)

Vedere queste immagini rende l’idea dell’importanza di certi interventi di restauro volti a preservare i monumenti dall’usura del tempo e a restituire loro luce e bellezza.
L’angelo dalla figura sottile ha un drappo attorno alla vita e tiene il capo dolcemente reclinato.

Tomba Fletcher (7)

Ai suoi piedi troverete una maestosa aquila, essa è il simbolo degli Stati Uniti d’America, pertanto rappresenta un omaggio a James Fletcher e al suo lavoro di console.

Tomba Fletcher (8)

I riccioli incorniciano i tratti giovani dell’angelo, il suo viso è adombrato da una sorta di tristezza, lo sguardo è rivolto verso il basso.

Tomba Fletcher (6)

Una grande croce, un mistero fitto che nessuno di noi sa comprendere.
E la candida bellezza di un creatura del cielo, con la sua grazia delicata veglia sul sonno eterno della famiglia Fletcher.

Tomba Fletcher

Piazza Pollaiuoli, l’edicola di Santa Caterina e Sant’Antonio

E’ una delle edicole più belle e raffinate che possiate ammirare nella città vecchia, affacciandosi da certe finestre la si scorge là sul muro, in Piazza Pollaiuoli.

Edicola (2)

L’opera settecentesca ritrae due Santi cari a molte persone: Sant’Antonio da Padova e Santa Caterina Fieschi, nobildonna genovese che si adoperò con tutte le sue forze per il bene dei più umili e bisognosi.
E lo scenario scolpito nel marmo è armonioso e al contempo movimentato, lo si deve al drappeggio degli abiti e alla grazia di quei gesti devoti, tra i due Santi c’è il Bambino Gesù.
E tutto attorno piccoli putti e angeli lievi dalle fattezze eteree e celesti.

Edicola (3)

Un’edicola di caruggi, forse davvero una delle più scenografiche e dettagliate.
E poi.
E poi a volte puoi vederla sotto a una luce particolare.
Quando il sole brilla e i suoi raggi fanno divenire specchi evanescenti certi vetri.
E compare il cielo azzurro, si distinguono i contorni di Palazzo Ducale, un tempo dimora del Doge della Superba.
E alla grandezza celeste dei Santi si affianca il simbolo dell’effimero potere terreno.
Sacro e profano.
E lo splendore della bellezza in Piazza Pollaiuoli.

Edicola