L’Angelo di Monteverde, elogio della bellezza

A volte si guarda, semplicemente.
A volte, cambiando punto di osservazione, si possono percepire sensazioni ed emozioni differenti.
Una figura, la sua armonia,  a seconda di come il vostro sguardo cadrà su di lei, anche lei vi guarderà e saranno su di voi i suoi occhi.
Un oggetto di bellezza è una gioia per sempre / la sua bellezza cresce e mai sfumerà nel nulla.
Così scriveva John Keats, nel suo Endymion.
La bellezza è perfezione di forme, di proporzioni, è simmetria, è grazia ed incanto.

La bellezza è inquietudine, è uno sguardo che ti trafigge e ti inchioda.

La bellezza è un gesto al contempo fiero e remissivo, è purezza eterea e lievità.

La bellezza è imbronciata, adolescente, pensierosa.

La bellezza è nel drappeggio di un abito, che lascia intuire un ventre giovane, appena accennato, la curva del fianchi sottili, le gambe che s’incrociano.

La bellezza incute timore, brividi e paura, emoziona e spaventa.

La bellezza è distanza, distacco dalla realtà, è celeste ed ideale.

La bellezza è dolcezza, il capo leggermente reclinato, i boccoli che incorniciano il viso, la mano che si posa sul petto, e lo sguardo, lo sguardo che abbraccia l’infinito, lo sguardo nel quale si legge amore, tenerezza, comprensione, uno sguardo rivolto all’eternità.


La bellezza è sensuale, delicata, evanescente.
E’ sottile e sinuosa, la linea del suo profilo è perfetta, le labbra sono carnose, lo sguardo seduttivo ed ammaliante.
Ha dita affusolate, pelle liscia e tesa.
E’ un angelo, l’Angelo della Morte scolpito da Giulio Monteverde e si trova presso il Cimitero Monumentale di Staglieno.
E ognuno ha il proprio sguardo, per vedere, per comprendere, per sentire.
L’armonia, la perfezione, la grazia.
La bellezza, immortale ed eterna.

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