Luglio e agosto con gli occhi di Jan Wildens

Troverete il calore dell’estate e tutta la sua splendida bellezza in due dipinti di Jan Wildens, pittore fiammingo vissuto tra la fine del ‘500 e la prima metà del ‘600.
Le opere sono esposte a Palazzo Rosso e appartennero un tempo a Maria Brignole Sale, la generosa Duchessa di Galliera che donò i suoi beni alla città: tra questi anche le tele che raffigurano i mesi e che sono ora appunto esposte in questo pregiato museo di Genova, ne fa parte anche il dipinto dal titolo Gennaio –  i pattinatori sul ghiaccio al quale ho dedicato questo post.
E così, in una stagione qualunque, Jan Wildens sa trasportarvi in questo mondo agreste e pacifico, dai colori caldi e densi di sole.
Ed ecco Luglio – Il taglio del fieno, l’opera risale al 1614.
La vita ferve accanto a questo fiume, i cavalli trascinano i carri e i contadini operosi trasportano il fieno.

E si coglie una sincronia di movimenti, in questo scenario campestre di autentica dedizione al lavoro: cade la falce sul fieno, una donna si china su un mucchio dorato, ognuno compie il proprio dovere con instancabile alacrità.

E l’erba è lucente e florida, è una campagna ubertosa, fiorente e ricca, questo è lo sfondo di uno straordinario frammento di quotidianità giunto fino a noi grazie al talento di Jan Wildens.

E poi il sole brilla ancora più glorioso, nello splendore di un’estate dai molti profumi: così si presenta il secondo dipinto dal titolo Agosto – La mietitura.
Nella canicola estiva forse il respiro si fa affannoso ma il fieno si piega sotto i gesti sapienti dell’uomo, la terra è fatica, conquista e sudore.

E così ci si concede anche un momento di quiete per ristorarsi, si riposa insieme seduti per terra con una scodella tra le mani e forse con un bicchiere di latte per ritemprarsi dal duro lavoro dei campi.

E tutto è armonia, perfezione, nel ciclo perfetto dei mesi e delle stagioni.
In questo panorama che ha i toni caldi del sole, nel tempo in cui si cerca la frescura, mettendosi seduti ai piedi di un albero protetti dall’ombra gentile dei rami carichi di foglie.
Così è l’estate con gli occhi di Jan Wildens.

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Il trittico di Turino Vanni nella Chiesa di San Bartolomeo degli Armeni

Vi porto ancora nella suggestiva chiesa di San Bartolomeo degli Armeni, in Corso Armellini.
Oltre al Santo Mandillo venerato dai molti fedeli il vostro sguardo si poserà su un ricco e raffinato dipinto che occupa l’altare: è il Trittico di Turino Vanni, artista pisano che ultimò la sua opera intorno al 1415, questa è la sua Madonna con il Bambino e Santi, la sua visione di allora è ancora qui, davanti ai nostri occhi.

La bellezza è nei dettagli, nella fantasmagorica vivacità dei colori, nella perfezione delle proporzioni, nei contrasti vibranti, nelle studiate armonie dei gesti e negli sguardi di coloro che sono protagonisti di questo dipinto straordinario.


Blu come il cielo è il manto posato sulle spalle della Madonna, rosso corallo il suo abito, oro brillante circonda Lei e il suo Bambino, oro risplende anche nell’anello al dito di Maria.
E sono affusolate le sue mani, affilati sono i tratti del suo viso, secondo i canoni del tempo.

Un esaustivo pannello offre la chiave di lettura di questo capolavoro e così è possibile identificare i Santi che circondano la Vergine e le altre figure dipinte da Vanni.
Ecco alcune delle sante, ognuna di loro ha qualche particolarità riferibile a certi episodi del proprio percorso terreno.
Nella fila in alto, a partire da sinistra Santa Brigida, accanto a lei Santa Apollonia che tiene in mano le tenaglie con le quali le vennero tolti i denti, accanto a lei Sant’Orsola.
Nella seconda fila Sant’Elena, Sant’Agnese, Sant’Agata e Santa Lucia che tiene la spada con la quale fu uccisa.

Ugualmente sono effigiati i Santi, sempre nello splendore di oro che caratterizza questo dipinto.
In alto, da sinistra verso destra, Sant’Antonio Abate, Sant’Erasmo e San Benedetto.
Nella fila sottostante, sempre da sinistra verso destra San Ranieri, il nostro fiero San Giorgio con il nostro stemma, San Nicola e San Pietro.

Infine questi sono San Basilio, San Giovanni Battista e San Bartolomeo.

Alla base sono dipinti episodi della vita di San Bartolomeo.
Al centro, ai piedi della Madonna, si nota il Santo in trono e alla sua sinistra i monaci basiliani, vi è inoltre un arcangelo che regge lo stemma della città di Genova con la croce di San Giorgio.

Sull’altro lato, a destra del Santo, un gruppo di laici e questi dovrebbero essere i committenti pisani, accanto a loro un arcangelo regge infatti lo stemma della città di Pisa.

È un dipinto grandioso e di rara bellezza, l’insieme richiama armonie celesti e perfezioni ultraterrene, totale purezza e leggiadria si legge in questi angeli che reggono i loro strumenti musicali o le loro ricche cornucopie.

È evidente che le mie semplici fotografie non possono restituire la finezza di questo capolavoro, questo mio articolo vuole soltanto essere un invito a scoprire un dipinto antico che si distingue per la sua preziosità.
È l’opera mirabile di Turino Vanni e illumina la bella Chiesa di San Bartolomeo degli Armeni.

Chiesa di Santa Maria Maddalena: un dipinto e una curiosità

Vi porto con me, nei miei amati caruggi, in Piazza della Maddalena.
Là troverete l’antica chiesa di Santa Maria Maddalena, nella città delle fervide devozioni esisteva un edificio dedicato a questa santa già nel lontano 1100.
Sul finire del ‘500 la chiesa fu affidata ai Padri Teatini, in seguito poi passò ai Padri Somaschi.
Fu ricostruita nel XVI secolo su progetto di Andrea Vannone, nel tempo ha così subito molti cambiamenti, arricchendosi di dipinti e di opere d’arte.

Tornerò nuovamente a scrivere delle bellezze che potete ammirare camminando in questa chiesa, nei suoi splendidi e vetusti silenzi.

Oggi desidero soltanto svelarvi una piccola curiosità scoperta leggendo una delle mie guide del passato, su certi vecchi libri si scoprono sempre notizie a mio parere straordinarie.
La guida è un maneggevole volumetto dal titolo Genova Bella, fu scritto sul finire dell’Ottocento da Giovanni Minuto, l’autore si firma con lo pseudonimo di Partecipazio.
E racconta di un dipinto che potete trovare nella navata destra, risale al 1819 ed è opera del pittore Santino Tagliafichi.
Questa è la Maddalena penitente.

E non so come sia andata la faccenda, mi sarebbe caro conoscerne tutti i dettagli.
Forse furono certi fedeli o magari fu il parroco stesso ad evidenziare che in quel dipinto c’era, per così dire, un grave difetto e in qualche modo era necessario provvedere a una mancanza dell’artista.
E così, a quanto pare, verso la metà dell’Ottocento si pensò di rimediare alla questione, per la buona pace di coloro che si raccoglievano in devota preghiera nella chiesa dei caruggi.
Io da questo secolo ringrazio Giovanni Minuto per aver scritto quella breve nota nella quale riferisce che appunto si trovava troppo scandalosa quella peccatrice così svestita e per carità, non si poteva tollerarlo.

E così si decise di provvedere alla singolare circostanza e il petto generoso di Maddalena fu pudicamente celato agli occhi degli avventori, si incaricò un artista di dipingere un velo sottile che coprisse le morbide fattezze della fanciulla.
Se andrete nella nostra chiesa dei caruggi così vedrete la Maddalena Penitente di Tagliafichi, nella sua bellezza leggiadra castamente coperta proprio come si volle in un certo tempo trascorso.

La Cappella del Monastero delle Clarisse Cappuccine

Vi porto in un luogo silenzioso, lindo e semplice, vi porto a scoprire la piccola Cappella del Monastero delle Clarisse Cappuccine di Via Domenico Chiodo.
L’ordine delle Suore di Santa Chiara ha la sua sede qui fin dal 1904 ma la presenza delle Clarisse a Genova risale alla fine dell ‘500.
Per lungo tempo il loro convento fu in Carignano ma poi le religiose dovettero lasciare quella zona per permettere la costruzione dell’Ospedale Galliera e nel 1880 si spostarono così nell’area dell’attuale Corso Firenze e per i rinnovamenti urbanistici della zona furono costrette ad abbandonare anche quel luogo.
Andarono infine sulle alture, in un posto arioso e chiaro di luce, l’edificio del Monastero è in una splendida posizione.

Forse alcuni di voi ricorderanno che in passato vi mostrai il magnifico Presepe di Greccio che le suore allestiscono nel periodo di Natale.
Di recente poi ho avuto modo di tornare dalle Suore Clarisse, come ben saprete è un ordine che osserva la clausura ma c’è una parte del Monastero che resta in certi momenti accessibile al pubblico ed è appunto la piccola cappella.

È un luogo raccolto e particolare per le opere che racchiude, ho avuto modo di scoprirle grazie alla cara Suor Speranza e qui la ringrazio per la sua gentilezza e per la sua naturale affabilità, Speranza è una persona speciale.
Come saprete Genova ha di recente ospitato una mostra prestigiosa dedicata ad Anton Maria Maragliano, valente artista genovese vissuto tra la seconda metà del Seicento e la prima metà del Settecento, le sue preziose sculture lignee arricchiscono le chiese di Genova e della Liguria, la sua sapiente mano ha anche forgiato nel legno le molte statue che impreziosiscono questa Cappella.
Sotto questo chiarore i vostri occhi troveranno il viso dolcissimo di una fanciulla di nome Maria, giovane madre che tiene teneramente in braccio il piccolo Gesù.
È la Madonna del Rosario, Maragliano ha scelto di donarla al mondo così, con questa grazia e questa tenerezza.

Nella cappella del Convento la pala d’altare è un’opera su ardesia dipinta da Luca Cambiaso.

Convento Clarisse Cappuccine (4)

Ed è sempre di Maragliano il magnifico Crocifisso ligneo.

Crocifisso

Nelle nicchie poi vegliano sui fedeli le immagini di alcuni santi, Maragliano ha rappresentato ognuno di loro con le proprie caratteristiche.
Non crediate che io li abbia riconosciuti tutti ma ci ha pensato Suor Speranza a parlarmi di loro, spero proprio di ricordare tutto senza fare errori.
Inginocchiato in mistica ed umile preghiera è San Francesco d’Assisi che riceve le stimmate.

San Domenico invece si erge in una posa molto scenografica, ai suoi piedi c’è un cane.

San Domenico

Ancora ecco un’altra statua e rappresenta Sant’Antonio da Padova.

Con il suo sacco sulla spalla questo è invece San Felice da Cantalice.

San Felice da Cantalice

Ed è magnifico il movimento delle vesti di San Giuseppe, il giallo e l’azzurro contrastano vivacemente in un gioco perfetto di luci ed ombre.

La rappresentazione dei Santi restituisce sempre armonia di proporzioni, gestualità precise, sguardi colmi di amore e di devozione.

E trovo spesso mirabile il modo di raccontare l’infanzia nella sua ingenuità e nella sua spontanea dolcezza.
Ecco Gesù tra le braccia di Giuseppe con questa tenerezza assoluta.

Ed ecco ancora i piccoli putti dalle guance rosee, nei loro sguardi si legge gioia e beatitudine, essi si trovano ai piedi della Madonna del Rosario.

La circondano nel suo splendore glorioso.

Ed è un dorato trionfo di misticismo, opera magnifica di Anton Maria Maragliano, nella luce e nella quiete del Monastero delle Suore Clarisse Cappuccine di Genova.

Madonna del Rosario (4)

I bambini di Giulio Monteverde

Le parole dell’infanzia, spesso, sono nei gesti e negli sguardi e sono simili in ogni tempo.
I bambini sanno ridere ed essere felici con gioia autentica, i bambini sanno trasmettere ai grandi la loro voglia di vivere e regalano sorrisi inaspettati.
Gli artisti invece sono capaci raccontare i sentimenti di tutti, le emozioni che vengono dal cuore, le piccole felicità e i nostri umani entusiasmi.
Così è per lo scultore Giulio Monteverde che a lungo visse e lavorò a Genova.
Nato a Bisagno nel 1837 e morto a Roma nel 1917 il celebrato artista ha lasciato in diversi luoghi i doni del suo talento, le sue opere adornano i monumenti funebri del nostro Cimitero di Staglieno, assai celebre è l’Angelo della Tomba Oneto, le sue sculture sono anche al Cimitero del Verano a Roma, in diverse città di Italia e all’estero.
Inoltre, se vorrete ammirare il talento di Monteverde, potrete recarvi alla Galleria d’Arte Moderna di Nervi dove i vostri occhi incontreranno la lieve bellezza di due bimbi colti in un momento gioioso.
Sono i figli dello scultore, il candido marmo risale al 1874 e si intitola Primi giochi. Bambini che giocano con un gatto.
I bambini, dicevo, ridono con complicità, con felice leggerezza, sono genuini e veri.

E la camiciola orlata di pizzo cade a scoprire la spalla, è così la libertà.

Galleria d'Arte Moderna di Nervi (2)

A osservarli davvero pare di sentire le loro risate allegre e la voce amorevole della mamma che si rivolge a loro.
E poi i bambini stanno a piedi scalzi, in quel frammento di vita in cui si cresce, si sperimenta e si impara.

Galleria d'Arte Moderna di Nervi (3)

L’infanzia è felicità, bellezza e armonia.

Galleria d'Arte Moderna di Nervi (4)

Ed è spontaneità, entusiasmo, curiosità, nella dolcezza di un visino paffuto.
E questo è un gesso del 1875, è il Bimbo che scherza con un gallo.

Galleria d'Arte Moderna di Nervi (5)

L’infanzia poi è ritrosia, fragilità e candore, è tenera timidezza e questo esprime il gesso del 1872: l’ingenuità.

Galleria d'Arte Moderna di Nervi (6)

Non è più un bambino ma un vivace fanciullo colui che impersona Il Genio di Franklin, il gesso risale al 1871: di questa opera esistono diverse versioni, la più pregiata si trova nella Capitale.
Ha talento questo ragazzino, ha il guizzo intelligente nello sguardo, ha il sorriso aperto e vivo.

Galleria d'Arte Moderna di Nervi (7)

I riccioli ribelli incorniciano il suo bel viso e i suoi gesti raccontano la sua acerba briosità.

Galleria d'Arte Moderna di Nervi (8)

E a osservarlo con attenzione a me rammenta un altro fanciullo di recente tornato sotto il sole di Genova: è il Genio alato della Munificenza che è parte del monumento al Duca di Galliera ora collocato in Carignano.

Monumento al Duca di Galliera (14)

Non sono le uniche opere di Monteverde che troverete alla Galleria d’Arte Moderna di Nervi, il mio breve post è un invito a scoprire queste sculture e le numerose opere degli altri artisti che sono il vanto del museo di Nervi, qui trovate gli orari per la vostra visita.

Galleria d'Arte Moderna di Nervi (9)

E qui ringrazio ancora la Dottoressa Maria Flora Giubilei, direttrice del Museo, per la sua gentilezza e disponibilità.

Galleria d'Arte Moderna di Nervi (10)

E davanti al verde dei parchi incontrerete un genio ragazzino che sorride quasi impertinente.

Galleria d'Arte Moderna di Nervi (11)

Poco distante, nella gaia ingenuità dell’infanzia, ci sono i due fratellini felici e teneramente complici.
Come in ogni tempo, come sempre sono i più piccini, così sono anche i bambini di Giulio Monteverde.

Galleria d'Arte Moderna di Nervi (12)

L’Annunciazione

Dovrete andare nella Basilica di San Siro, chiesa maestosa che fu cattedrale della Superba.
Nella cappella dedicata alla Santissima Annunziata potrete ammirare un dipinto opera di Orazio Gentileschi, la tela risale al 1622, in quel periodo l’artista si trovava a Genova e realizzò due diverse versioni dell’Annunciazione: una era destinata al Duca di Savoia Carlo Emanuele e ora si trova ai Musei Reali di Torino, l’altra rimase invece in San Siro.
Si tratta di un’opera mirabile per grazia e armonia dove è ritratta la quiete di una stanza silenziosa: qui l’Arcangelo Gabriele si inginocchia davanti a Maria e a Lei porta la notizia della sua prossima maternità.
La Madonna stringe a sé il suo manto e ascolta devota l’Arcangelo che reca a Lei un puro giglio, lui sembra parlarLe con voce salda, lui La osserva e nei suoi occhi c’è il racconto del mistero che egli svela.

L’opera è in un contesto di sicuro pregio, circondata da dipinti di altri artisti e dai marmi scolpiti da Daniele Casella.

Annunciazione (2)

E la gloria del Figlio di Dio è annunciata anche dai piccoli putti paffuti che suonano i loro strumenti, le dita bambine paiono muoversi svelte su certe corde.

Annunciazione (3)

E si modula lieve una melodia celestiale.

Annunciazione (4)

Nel cuore delle città vecchia, nella chiesa di San Siro dove il sole, a volte, cade radioso sui marmi antichi e poi si ferma, tra le colonne.

Basilica di San Siro

Oggi, 25 Marzo, si celebra la solennità dell’Annunciazione, ho così pensato di proporvi il capolavoro di Orazio Gentileschi invitandovi ad andare ad ammirarlo con i vostri occhi.
Troverete lo sguardo di un’ umile fanciulla e la sua emozione nell’udire ciò che le accadrà.
Vedrete l’angelo dalle grandi ali con quel fiore palpitante di purezza e candore e una bianca colomba in volo in quella stanza dove tutto avviene.
È la bellezza di un mistero nello splendore di un magnifico dipinto.

Annunciazione (5)

Una visita ai Musei di Nervi: le Raccolte Frugone

Passeggiando nella dolcezza di Nervi potete godere delle sue molte bellezze e oltre a questo non dovreste perdere una visita ai musei dove sono esposte prestigiose collezioni: oggi vi porterò con me alla scoperta delle Raccolte Frugone e vi mostrerò alcune delle opere che potrete ammirare in questo splendido scenario.
Sede del Museo è l’elegante Villa Grimaldi Fassio, appartenuta un tempo alla famiglia dell’armatore Ernesto Fassio la dimora con il suo parco fu acquistata dal Comune di Genova sul finire degli anni ‘70.
La Villa si trova oggi all’interno del Parco di Nervi e nelle sue stanze sono stati collocati i numerosi pregiati pezzi appartenuti ai fratelli G.B. Lazzaro e Luigi Frugone, imprenditori e raffinati collezionisti di opere d’arte che furono poi donate alla città e agli sguardi ammirati di tutti noi.

Negli spazi ampi e luminosi di questo magnifico edificio sono state così collocate le opere prescelte dai fratelli Frugone: sculture, paesaggi, ritratti e dipinti dei quali sono autori celebri artisti dell’Ottocento e del periodo della Belle Époque.

Raccolte Frugone (2)

Appena varcherete la soglia della prima sala i vostri occhi troveranno la conturbante bellezza di una dama immortalata dal pittore Giovanni Boldini: è Miss Bell con il suo abito rosso rubino, i pizzi, il fiocco nero sulla pelle nivea, il fascino eterno e imperturbabile.
Il capolavoro è esposto tra altri due meravigliosi dipinti dell’artista ferrarese.

Giovanni Boldini – Miss Bell 1903

E sempre in questa sala dedicata alla Scapigliatura e alla Belle Époque troverete una giovane seduta davanti a una tela: ha un pennello tra le dita, ha un sogno nello sguardo e ci si perde nel volerlo indovinare.
Nelle fattezze di questa figura così aggraziata si riconoscono i tratti di Carolina Marignani, moglie dell’autore del dipinto Mosè Bianchi.

Mosè Bianchi – La pittrice 1874

E ancora, un altro destino è rimasto immortalato sulla tela dal talento del grande Giovanni Boldini.
Lei sorride, pacata ed elegante, sul suo cappello spiccano rose delicate.
Fine e leggiadra, lei era una nobile prussiana di nome Beatrice e ahimè, non le fu così caro il ritratto di Boldini in quanto le rammentava un amore infelice, il committente era infatti il marito dal quale poi divorziò.
Per sempre giovane e per sempre incantevole come l’artista la dipinse, la nobildonna morì nel 1917 poco più che quarantenne e fu una delle molte vittime della terribile influenza spagnola.

Giovanni Boldini
La contessa Beatrice Susanne Henriette van Bylandt 1901

Sala dopo sala si susseguono le opere di artisti del calibro di Tranquillo Cremona, Telemaco Signorini, Ettore Tito, Giuseppe Palizzi, Giovanni Fattori e Silvestro Lega.

Raccolte Frugone (6)

Ricca è la collezione di sculture e bronzi di talenti come Gaetano Cellini, Leonardo Bistolfi, Edoardo Rubino.

Raccolte Frugone (7)

Sono sculture e dipinti pregiati ed importanti che vengono anche dati in prestito per essere esposti in mostre allestite in musei di altre città.

Raccolte Frugone (8)

Leonardo Bistolfi – Per i campi

Sala dopo sala, su per le scale e sui diversi piani potrete ammirare i capolavori un tempo appartenuti a due raffinati collezionisti, l’amore dei fratelli Frugone per l’arte ha consentito loro di riunire opere dalla bellezza straordinaria.

Raccolte Frugone (9)

Raccolte Frugone (10)

È una collezione varia, interessante, molto vicina ai nostri gusti contemporanei, le opere di questi scorcio di secolo a mio parere si distinguono per eleganza e senso dell’armonia.
Notevoli sono i quadri degli artisti veneti, per la vivacità dei colori e per l’atmosfera mi hanno colpita in particolare i dipinti di Giacomo Favretto.

Giacomo Favretto
Musica in Famiglia 1883 – Al Ponte di Rialto 1886

E c’è aria di mare nel quadro ambientato nell’Isola di Burano, il vento pare smuovere gli abiti leggeri delle giovani ricamatrici e tutte ascoltano le parole che una di loro legge.

Ettore Tito – Pagine d’Amore o La lettura (dettaglio) 1907

E sembra di sentire il rumore degli zoccoli dei cavalli, mentre le nuvole si stagliano all’orizzonte in questo frammento di una giornata trascorsa all’aria aperta e narrata in un dipinto.

Ettore Tito – Ritorno dalla caccia

Questi sono soltanto alcuni dei capolavori che potrete ammirare alle Raccolte Frugone di Nervi, qui trovate i giorni di apertura e gli orari.
Tutte le informazioni che avete letto sono tratte da Genova – Raccolte Frugone Guida alla Visita pubblicato da Silvana Editoriale, il volume è scritto e curato dalla Dottoressa Maria Flora Giubilei che è Direttore dei Musei di Nervi, qui voglio ringraziarla per la sua cortesia e per la sua disponibilità.
E poi si avvicina il tempo dei fiori, in primavera la bella villa Grimaldi Fassio è immersa tra i profumi e i colori del roseto di Nervi.

Nervi (9)

È ben evidente che questa nostra passeggiata virtuale all’interno del Museo non può essere esaustiva così come le mie semplici fotografie non possono restituire completamente la ricchezza di dettagli delle opere esposte.
Questo vuole soltanto essere un breve racconto per immagini e un invito alla visita in un Museo ricco di opere straordinarie.
Nella sala dove sono esposti i dipinti di Boldini troverete un quadro che non vi ho mostrato: ritrae un giovane paggio che gioca con un levriero, è un’immagine lieta che rimanda all’allegrezza della gioventù, lascio a voi la curiosità di scoprirlo.
Lì accanto, pensosa e affascinante, ecco ancora Miss Bell e forse vi piacerà conoscere qualche dettaglio sulla sua identità, a voi la gioia di scoprire qualcosa in più su questo intrigante mistero.
La sua immagine è giunta così fino a noi, lei ha questa grazia innata ed è ritratta in questa posa di rara eleganza, così potrete ammirarla in una sala di Villa Grimaldi Fassio a Nervi.

Giovanni Boldini – Miss Bell 1903

L’Oratorio di San Giacomo della Marina

È un luogo dalla storia antica, è un angolo di Genova dalle molte suggestioni.
L’Oratorio di San Giacomo della Marina fu fondato intorno al 1400 da alcuni religiosi che abbandonarono la Casaccia dei Santi Giacomo e Leonardo di Prè per riunirsi in una nuova confraternita sita davanti al mare che un tempo arrivava a scrosciare sotto le Mura delle Grazie, là dove sorge l’Oratorio.

La modernità ha mutato l’aspetto di questi luoghi, in quel punto in cui le onde lambivano la città ora ci sono strade e traffico, lì di fronte passa anche la Sopraelevata.
E se volete osservare l’Oratorio di San Giacomo della Marina nella giusta maniera, guardatelo dal mare, là dove si distinguono le prospettive antiche di Genova.
Svettano le case alte e i campanili, all’estrema sinistra della foto sottostante si nota la Torre degli Embriaci: l’oratorio è l’edificio basso e tinteggiato di rosso situato nella parte inferiore sinistra dell’immagine.

Sono racchiusi molti tesori tra quelle antiche mura, l’attuale oratorio risale ai secoli XVII e XVIII, non si è conservato l’edificio romanico degli inizi.

Oratorio di San Giacomo della Marina (3)

Ed è un’emozione grande varcare quella soglia.

Oratorio di San Giacomo della Marina (4)

Sempre con il pensiero al tempo trascorso e ai devoti confratelli che qui decisero di stabilirsi.
Erano anni tumultuosi e difficili, i membri della Confraternita in certi periodi dell’anno avevano l’usanza di prendersi cura dei lebbrosi ricoverati all’Ospedale di San Lazzaro.

Oratorio di San Giacomo della Marina (5)

L’Oratorio di San Giacomo è ricco di preziosità diverse, qui è conservato un crocifisso attribuito alla scuola del Maragliano.
E qui troverete la cassa processionale risalente alla seconda metà del ‘600 opera di Honoré Pellé: vi sono raffigurati Cristo Risorto che appare a San Giacomo e a San Leonardo.

Ed è un capolavoro di straordinaria bellezza.

Oratorio di San Giacomo della Marina (8)

Finemente adornato, ricco di opere d’arte l’oratorio ha una quadreria degna di un museo: alle sue pareti potrete ammirare scenografiche tele che ritraggono episodi della vita di San Giacomo, ne sono autori valenti artisti come Il Grechetto, Giovanni Battista Carlone, Orazio De Ferrari, Valerio Castello, Domenico Piola, Aurelio Lomi, Domenico Cappellino e Lorenzo Bertolotto.

Oratorio di San Giacomo della Marina (9)

E inconsuete prospettive sovrastano il vostro cammino.

Oratorio di San Giacomo della Marina (10)

Su certi marmi sono incise parole che ricordano il tempo passato e paiono emergere i volti delle persone che hanno in qualche modo lasciato il loro segno nelle vicende dell’Oratorio come ad esempio una donna di nome Caterina.
Lei fu la sposa di un certo Sanchio Buscaino e a noi è giunta la sua raccomandazione di distribuire libre sette tra i poveri dell’Oratorio in suffragio dell’anima di lei che in vita aveva contribuito con generosità alla costruzione di una casa soprastante l’Oratorio.

Oratorio di San Giacomo della Marina (11)

Brilla l’oro lucente che circonda la statua di San Giacomo con l’abito da pellegrino, va rammentato che questo oratorio durante il Medioevo era una delle tappe per i devoti pellegrini che si recavano a Compostela.

Oratorio di San Giacomo della Marina (12)

La figura del Santo rivive nei dipinti che occupano le pareti, ecco San Giacomo che consacra Pietro Primo Martire, la tela è opera di Orazio De Ferrari.

Oratorio di San Giacomo della Marina (13)

E ancora ecco il santo mentre risana una persona malata, il quadro è frutto del mirabile talento di G.B. Carlone.

Oratorio di San Giacomo della Marina (13a)

E colori e armonie lassù, sopra ai vostri cuori.

E sopra l’altare.

Al centro si erge la Croce di San Giacomo che ha tre punte fiorate e la forma di una spada.

Voltiamo lo sguardo indietro, verso il lato opposto dell’Oratorio e ammiriamo ancora la cassa processionale da una diversa prospettiva.

Lassù in alto, di nuovo, si staglia la croce vermiglia simbolo del Santo.

Oratorio di San Giacomo della Marina (18)

E sull’altro lato si distingue invece il monogramma di Maria.

Oratorio di San Giacomo della Marina (19)

L’Oratorio di San Giacomo della Marina è aperto alle visite grazie ai volontari dell’Associazione Culturale Santa Maria di Castello, gli orari per poter scoprire le sue tante bellezze sono i seguenti: tutti i venerdì dalle 10.00 alle 13.00 e dalle 15.00 alle 18.00, il secondo sabato di ogni mese dalle 15.00 alle 18.00.
Ancora uno sguardo verso le preziosità che già avete ammirato: sulla destra notate un crocifisso, è in legno di giuggiolo naturale, risale al 1650 ed è opera di Domenico Bissone.
È una delle meravigliose ricchezze racchiuse in questo antico luogo, davanti alle Mura delle Grazie, dove un tempo si frangevano le onde del mare, nell’antico Oratorio di San Giacomo della Marina.

Il mistero Arnolfini

È un enigma affascinante e sa catturare gli sguardi, l’osservatore attento resterà ad ammirare quel dipinto cercando di indovinare le risposte.
E voi ci avete mai provato?
L’opera mirabile di Jan Van Eyck nota come Ritratto dei coniugi Arnolfini è esposta alla National Gallery di Londra, il capolavoro del pittore fiammingo risale al 1434 e su quest’opera si incentra il libro di Jean-Philippe Postel dal titolo Il mistero Arnolfini edito in Italia da Skira.
Una vicenda intricata e appassionante scritta con autentica maestria, un piccolo libro elegante e capace di tenervi lontani dalle frenesie della modernità e di farvi entrare con grazia in questa stanza per indurvi a guardarne i dettagli con occhi di Jan Van Eyck.
Guardate il dipinto, lo trovate qui.
E quante domande ci sono il questo libro? E quante risposte?
Chi sono gli Arnolfini?
Perché lo sguardo di lui non incontra quello di lei?
E lo specchio al centro dell’immagine cosa riflette?
E perché c’è solo una candela accesa sul lampadario?
E perché accanto allo specchio c’è un rosario?
E ci sono dei frutti posati davanti alla finestra, li avete visti?
Noterete poi che la diafana figura femminile, per sempre consegnata alla memoria dei posteri dal talento dell’artista, tiene una mano posata sul ventre con un gesto amorevolmente materno, c’è da pensare che debba dare alla luce un figlio.

Tuttavia esiste un altro dipinto di Van Eyck nel quale il pittore ha ritratto una giovane che ha le medesime sembianze della sposa Arnolfini e la stessa postura: è la Vergine Santa Caterina di Alessandria che mai fu madre e quindi il mistero del nostro quadro si fa ancora più fitto.
Gli Arnolfini si tengono per mano eppure c’è una sorta di distanza tra loro, per quale ragione?
Domande, domande, domande e io non intendo suggerire indizi o risposte, le troverete nel libro di Postel che ha un unico difetto, se così si può dire: è troppo breve, consta infatti di appena 112 pagine che si leggono in un soffio.
E non vi occorrerà essere storici dell’arte per avvicinarvi a questa lettura, l’entusiasmo e la curiosità vi permetteranno di calarvi in quelle pagine meravigliose dalle quali traggo questa citazione che si trova sul finire del libro:

“L’uomo ha appena alzato la mano destra in un gesto di giuramento, la donna guarda questa mano alzata… e il tempo si ferma. Il riflesso del sole su ogni ciliegia; la grana della buccia delle arance; la loro ombra sul davanzale e sul cassone; le perle trasparenti del rosario…”

Il libro è avvincente come un romanzo e narra anche il destino del dipinto e dei suoi diversi proprietari nel corso dei secoli, tra queste pagine non mancano dotti riferimenti e citazioni letterarie ad esempio dal Roman de la Rose o da Dante Alighieri, sul finale poi il lettore troverà un autentico colpo di scena.
L’autore del libro, Jean-Philippe Postel, è un medico ed è amico dello scrittore Daniel Pennac che ha curato la prefazione del volume.
Voglio così lasciarvi proprio con le parole di Pennac, senza svelarvi nulla sulle varie supposizioni sugli affascinanti segreti che circondano i due sposi.
Entriamo piano alla National Gallery, fermiamoci davanti ai coniugi Arnolfini e ascoltiamo le parole di Pennac:

“Il loro vicino di parete – se così posso esprimermi – è L’Uomo con il turbante rosso, con ogni probabilità Jan Van Eyck in persona. Il volto impenetrabile, la bocca senza labbra, gli occhi severi e scrutatori, quest’uomo posa su ogni visitatore piazzato davanti ai coniugi Arnolfini uno sguardo che pare domandare: Allora, cosa vede?”

Jan Van Eyck pone anche a voi la stessa domanda: allora, cosa vedete?

Al Duca di Galliera, cittadino insigne

È tornata davanti agli sguardi dei genovesi l’opera magnifica eretta a gloria e memoria di Raffaele Luigi De Ferrari, Duca di Galliera e Principe di Lucedio, illustre genovese e benefattore della sua città.
Il monumento bronzeo è frutto del talento di Giulio Monteverde e venne posto nella zona antistante la Stazione Marittima il 12 Aprile 1896, qui trovate un mio articolo ad esso dedicato con le due differenti collocazioni che l’opera ebbe nel passato.

Dopo un accurato restauro ecco di nuovo risplendere il capolavoro di Monteverde ora posizionato in fondo a Via Corsica nel quartiere di Carignano, ancora di fronte al mare.

Monumento al Duca di Galliera (1a)

Il gruppo scultoreo è composto da tre figure mirabili per grazia ed armonia.
Benevolo e gentile è lo sguardo di lei: la Munificenza, dote che contraddistinse la figura di Raffaele De Ferrari per tutto il corso della sua vita.

Monumento al Duca di Galliera (2)

E accanto tiene il suo genio alato che le ispira bontà e generosità, costui ha le fattezze di vivace giovinetto dallo sguardo gioioso ed attento.

Monumento al Duca di Galliera (3)

Ai piedi della Munificenza siede pensoso e riflessivo Mercurio, il dio che rappresenta il Commercio, arte nella quale il nostro generoso concittadino eccelse in maniera superba.

Monumento al Duca di Galliera (4)

E sul monumento dedicato a De Ferrari è posto un medaglione con il suo profilo.

Monumento al Duca di Galliera (5)

Al Duca di Galliera, cittadino insigne, così si legge sul basamento che regge la statua: tra i molti meriti di Raffaele De Ferrari c’è anche l’aver donato i 20 milioni necessari all’ampliamento del porto di Genova.

Monumento al Duca di Galliera (6)

Glorioso si staglia il monumento nella sua perfetta armonia.

Monumento al Duca di Galliera (7)

Le tre allegorie condividono questo spazio in una comunione di intenti che aiuta, consola e solleva.

Monumento al Duca di Galliera (8)

Le tre figure sono poi citate nella seconda iscrizione, come la precedente anche questa fu scritta da Anton Giulio Barrili.
Con l’enfasi tipica dell’epoca il patriota e scrittore nomina così il patrio commercio, la vasta munificenza e il genio felice.
Non manca sul basamento lo stemma della città che si onora di essere patria di un così grande personaggio.

Monumento al Duca di Galliera (9)

E chi non sapesse quali siano i meriti del Duca di Galliera e quanto munifico sia egli stato nei confronti della sua città si rechi nella piazza centrale di Genova che ora porta il suo nome e varchi la soglia del palazzo appartenuto a Raffaele Del Ferrari e a sua moglie Maria Brignole Sale, l’edificio è ora sede di una banca.

Palazzo De Ferrari Galliera (1)

E nell’atrio campeggia un marmo sul quale si possono leggere i motivi per cui i genovesi debbano eterna gratitudine ai Duchi di Galliera.

Palazzo De Ferrari Galliera (2)

Per celebrare tanta generosità il talento di Monteverde lasciò alla città questo monumento, egli è anche autore della scultura dedicata a Maria Brignole Sale, moglie di Raffaele, qui potete ammirarne alcuni dettagli.

Monumento al Duca di Galliera (10)

In un giorno dello scorso novembre per un caso fortunato ho potuto assistere alla sistemazione di alcuni pregiati pezzi del monumento al Duca di Galliera, ho visto salire tra cielo e nuvole il caduceo di Mercurio e l’ala del Genio che sono stati poi sistemati nella loro originale collocazione.

Monumento al Duca di Galliera (11)

Monumento al Duca di Galliera (12)

Svetta l’opera grandiosa eretta in onore di un genovese che si distinse per i suoi meriti e per la sua generosità.

Monumento al Duca di Galliera (13)

Per la sua gloria sorride lieto il genio fanciullo capace di ispirare buone opere.

Monumento al Duca di Galliera (14)

E pare quasi avere il respiro della vita la leggiadra Munificenza dai tratti perfetti.

Monumento al Duca di Galliera (15)

E resta, assiso ai piedi di lei, Mercurio, il dio del Commercio, giovane vigoroso e fiero che tiene sul capo il suo elmo alato.

Monumento al Duca di Galliera (16)

Questa è l’opera magnifica che è ritornata sotto il cielo blu della Superba: fu eretta in onore del Duca di Galliera, cittadino insigne di Genova.

Monumento al Duca di Galliera (17)