Una visita ai Musei di Nervi: le Raccolte Frugone

Passeggiando nella dolcezza di Nervi potete godere delle sue molte bellezze e oltre a questo non dovreste perdere una visita ai musei dove sono esposte prestigiose collezioni: oggi vi porterò con me alla scoperta delle Raccolte Frugone e vi mostrerò alcune delle opere che potrete ammirare in questo splendido scenario.
Sede del Museo è l’elegante Villa Grimaldi Fassio, appartenuta un tempo alla famiglia dell’armatore Ernesto Fassio la dimora con il suo parco fu acquistata dal Comune di Genova sul finire degli anni ‘70.
La Villa si trova oggi all’interno del Parco di Nervi e nelle sue stanze sono stati collocati i numerosi pregiati pezzi appartenuti ai fratelli G.B. Lazzaro e Luigi Frugone, imprenditori e raffinati collezionisti di opere d’arte che furono poi donate alla città e agli sguardi ammirati di tutti noi.

Negli spazi ampi e luminosi di questo magnifico edificio sono state così collocate le opere prescelte dai fratelli Frugone: sculture, paesaggi, ritratti e dipinti dei quali sono autori celebri artisti dell’Ottocento e del periodo della Belle Époque.

Raccolte Frugone (2)

Appena varcherete la soglia della prima sala i vostri occhi troveranno la conturbante bellezza di una dama immortalata dal pittore Giovanni Boldini: è Miss Bell con il suo abito rosso rubino, i pizzi, il fiocco nero sulla pelle nivea, il fascino eterno e imperturbabile.
Il capolavoro è esposto tra altri due meravigliosi dipinti dell’artista ferrarese.

Giovanni Boldini – Miss Bell 1903

E sempre in questa sala dedicata alla Scapigliatura e alla Belle Époque troverete una giovane seduta davanti a una tela: ha un pennello tra le dita, ha un sogno nello sguardo e ci si perde nel volerlo indovinare.
Nelle fattezze di questa figura così aggraziata si riconoscono i tratti di Carolina Marignani, moglie dell’autore del dipinto Mosè Bianchi.

Mosè Bianchi – La pittrice 1874

E ancora, un altro destino è rimasto immortalato sulla tela dal talento del grande Giovanni Boldini.
Lei sorride, pacata ed elegante, sul suo cappello spiccano rose delicate.
Fine e leggiadra, lei era una nobile prussiana di nome Beatrice e ahimè, non le fu così caro il ritratto di Boldini in quanto le rammentava un amore infelice, il committente era infatti il marito dal quale poi divorziò.
Per sempre giovane e per sempre incantevole come l’artista la dipinse, la nobildonna morì nel 1917 poco più che quarantenne e fu una delle molte vittime della terribile influenza spagnola.

Giovanni Boldini
La contessa Beatrice Susanne Henriette van Bylandt 1901

Sala dopo sala si susseguono le opere di artisti del calibro di Tranquillo Cremona, Telemaco Signorini, Ettore Tito, Giuseppe Palizzi, Giovanni Fattori e Silvestro Lega.

Raccolte Frugone (6)

Ricca è la collezione di sculture e bronzi di talenti come Gaetano Cellini, Leonardo Bistolfi, Edoardo Rubino.

Raccolte Frugone (7)

Sono sculture e dipinti pregiati ed importanti che vengono anche dati in prestito per essere esposti in mostre allestite in musei di altre città.

Raccolte Frugone (8)

Leonardo Bistolfi – Per i campi

Sala dopo sala, su per le scale e sui diversi piani potrete ammirare i capolavori un tempo appartenuti a due raffinati collezionisti, l’amore dei fratelli Frugone per l’arte ha consentito loro di riunire opere dalla bellezza straordinaria.

Raccolte Frugone (9)

Raccolte Frugone (10)

È una collezione varia, interessante, molto vicina ai nostri gusti contemporanei, le opere di questi scorcio di secolo a mio parere si distinguono per eleganza e senso dell’armonia.
Notevoli sono i quadri degli artisti veneti, per la vivacità dei colori e per l’atmosfera mi hanno colpita in particolare i dipinti di Giacomo Favretto.

Giacomo Favretto
Musica in Famiglia 1883 – Al Ponte di Rialto 1886

E c’è aria di mare nel quadro ambientato nell’Isola di Burano, il vento pare smuovere gli abiti leggeri delle giovani ricamatrici e tutte ascoltano le parole che una di loro legge.

Ettore Tito – Pagine d’Amore o La lettura (dettaglio) 1907

E sembra di sentire il rumore degli zoccoli dei cavalli, mentre le nuvole si stagliano all’orizzonte in questo frammento di una giornata trascorsa all’aria aperta e narrata in un dipinto.

Ettore Tito – Ritorno dalla caccia

Questi sono soltanto alcuni dei capolavori che potrete ammirare alle Raccolte Frugone di Nervi, qui trovate i giorni di apertura e gli orari.
Tutte le informazioni che avete letto sono tratte da Genova – Raccolte Frugone Guida alla Visita pubblicato da Silvana Editoriale, il volume è scritto e curato dalla Dottoressa Maria Flora Giubilei che è Direttore dei Musei di Nervi, qui voglio ringraziarla per la sua cortesia e per la sua disponibilità.
E poi si avvicina il tempo dei fiori, in primavera la bella villa Grimaldi Fassio è immersa tra i profumi e i colori del roseto di Nervi.

Nervi (9)

È ben evidente che questa nostra passeggiata virtuale all’interno del Museo non può essere esaustiva così come le mie semplici fotografie non possono restituire completamente la ricchezza di dettagli delle opere esposte.
Questo vuole soltanto essere un breve racconto per immagini e un invito alla visita in un Museo ricco di opere straordinarie.
Nella sala dove sono esposti i dipinti di Boldini troverete un quadro che non vi ho mostrato: ritrae un giovane paggio che gioca con un levriero, è un’immagine lieta che rimanda all’allegrezza della gioventù, lascio a voi la curiosità di scoprirlo.
Lì accanto, pensosa e affascinante, ecco ancora Miss Bell e forse vi piacerà conoscere qualche dettaglio sulla sua identità, a voi la gioia di scoprire qualcosa in più su questo intrigante mistero.
La sua immagine è giunta così fino a noi, lei ha questa grazia innata ed è ritratta in questa posa di rara eleganza, così potrete ammirarla in una sala di Villa Grimaldi Fassio a Nervi.

Giovanni Boldini – Miss Bell 1903

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L’Oratorio di San Giacomo della Marina

È un luogo dalla storia antica, è un angolo di Genova dalle molte suggestioni.
L’Oratorio di San Giacomo della Marina fu fondato intorno al 1400 da alcuni religiosi che abbandonarono la Casaccia dei Santi Giacomo e Leonardo di Prè per riunirsi in una nuova confraternita sita davanti al mare che un tempo arrivava a scrosciare sotto le Mura delle Grazie, là dove sorge l’Oratorio.

La modernità ha mutato l’aspetto di questi luoghi, in quel punto in cui le onde lambivano la città ora ci sono strade e traffico, lì di fronte passa anche la Sopraelevata.
E se volete osservare l’Oratorio di San Giacomo della Marina nella giusta maniera, guardatelo dal mare, là dove si distinguono le prospettive antiche di Genova.
Svettano le case alte e i campanili, all’estrema sinistra della foto sottostante si nota la Torre degli Embriaci: l’oratorio è l’edificio basso e tinteggiato di rosso situato nella parte inferiore sinistra dell’immagine.

Sono racchiusi molti tesori tra quelle antiche mura, l’attuale oratorio risale ai secoli XVII e XVIII, non si è conservato l’edificio romanico degli inizi.

Oratorio di San Giacomo della Marina (3)

Ed è un’emozione grande varcare quella soglia.

Oratorio di San Giacomo della Marina (4)

Sempre con il pensiero al tempo trascorso e ai devoti confratelli che qui decisero di stabilirsi.
Erano anni tumultuosi e difficili, i membri della Confraternita in certi periodi dell’anno avevano l’usanza di prendersi cura dei lebbrosi ricoverati all’Ospedale di San Lazzaro.

Oratorio di San Giacomo della Marina (5)

L’Oratorio di San Giacomo è ricco di preziosità diverse, qui è conservato un crocifisso attribuito alla scuola del Maragliano.
E qui troverete la cassa processionale risalente alla seconda metà del ‘600 opera di Honoré Pellé: vi sono raffigurati Cristo Risorto che appare a San Giacomo e a San Leonardo.

Ed è un capolavoro di straordinaria bellezza.

Oratorio di San Giacomo della Marina (8)

Finemente adornato, ricco di opere d’arte l’oratorio ha una quadreria degna di un museo: alle sue pareti potrete ammirare scenografiche tele che ritraggono episodi della vita di San Giacomo, ne sono autori valenti artisti come Il Grechetto, Giovanni Battista Carlone, Orazio De Ferrari, Valerio Castello, Domenico Piola, Aurelio Lomi, Domenico Cappellino e Lorenzo Bertolotto.

Oratorio di San Giacomo della Marina (9)

E inconsuete prospettive sovrastano il vostro cammino.

Oratorio di San Giacomo della Marina (10)

Su certi marmi sono incise parole che ricordano il tempo passato e paiono emergere i volti delle persone che hanno in qualche modo lasciato il loro segno nelle vicende dell’Oratorio come ad esempio una donna di nome Caterina.
Lei fu la sposa di un certo Sanchio Buscaino e a noi è giunta la sua raccomandazione di distribuire libre sette tra i poveri dell’Oratorio in suffragio dell’anima di lei che in vita aveva contribuito con generosità alla costruzione di una casa soprastante l’Oratorio.

Oratorio di San Giacomo della Marina (11)

Brilla l’oro lucente che circonda la statua di San Giacomo con l’abito da pellegrino, va rammentato che questo oratorio durante il Medioevo era una delle tappe per i devoti pellegrini che si recavano a Compostela.

Oratorio di San Giacomo della Marina (12)

La figura del Santo rivive nei dipinti che occupano le pareti, ecco San Giacomo che consacra Pietro Primo Martire, la tela è opera di Orazio De Ferrari.

Oratorio di San Giacomo della Marina (13)

E ancora ecco il santo mentre risana una persona malata, il quadro è frutto del mirabile talento di G.B. Carlone.

Oratorio di San Giacomo della Marina (13a)

E colori e armonie lassù, sopra ai vostri cuori.

E sopra l’altare.

Al centro si erge la Croce di San Giacomo che ha tre punte fiorate e la forma di una spada.

Voltiamo lo sguardo indietro, verso il lato opposto dell’Oratorio e ammiriamo ancora la cassa processionale da una diversa prospettiva.

Lassù in alto, di nuovo, si staglia la croce vermiglia simbolo del Santo.

Oratorio di San Giacomo della Marina (18)

E sull’altro lato si distingue invece il monogramma di Maria.

Oratorio di San Giacomo della Marina (19)

L’Oratorio di San Giacomo della Marina è aperto alle visite grazie ai volontari dell’Associazione Culturale Santa Maria di Castello, gli orari per poter scoprire le sue tante bellezze sono i seguenti: tutti i venerdì dalle 10.00 alle 13.00 e dalle 15.00 alle 18.00, il secondo sabato di ogni mese dalle 15.00 alle 18.00.
Ancora uno sguardo verso le preziosità che già avete ammirato: sulla destra notate un crocifisso, è in legno di giuggiolo naturale, risale al 1650 ed è opera di Domenico Bissone.
È una delle meravigliose ricchezze racchiuse in questo antico luogo, davanti alle Mura delle Grazie, dove un tempo si frangevano le onde del mare, nell’antico Oratorio di San Giacomo della Marina.

Il mistero Arnolfini

È un enigma affascinante e sa catturare gli sguardi, l’osservatore attento resterà ad ammirare quel dipinto cercando di indovinare le risposte.
E voi ci avete mai provato?
L’opera mirabile di Jan Van Eyck nota come Ritratto dei coniugi Arnolfini è esposta alla National Gallery di Londra, il capolavoro del pittore fiammingo risale al 1434 e su quest’opera si incentra il libro di Jean-Philippe Postel dal titolo Il mistero Arnolfini edito in Italia da Skira.
Una vicenda intricata e appassionante scritta con autentica maestria, un piccolo libro elegante e capace di tenervi lontani dalle frenesie della modernità e di farvi entrare con grazia in questa stanza per indurvi a guardarne i dettagli con occhi di Jan Van Eyck.
Guardate il dipinto, lo trovate qui.
E quante domande ci sono il questo libro? E quante risposte?
Chi sono gli Arnolfini?
Perché lo sguardo di lui non incontra quello di lei?
E lo specchio al centro dell’immagine cosa riflette?
E perché c’è solo una candela accesa sul lampadario?
E perché accanto allo specchio c’è un rosario?
E ci sono dei frutti posati davanti alla finestra, li avete visti?
Noterete poi che la diafana figura femminile, per sempre consegnata alla memoria dei posteri dal talento dell’artista, tiene una mano posata sul ventre con un gesto amorevolmente materno, c’è da pensare che debba dare alla luce un figlio.

Tuttavia esiste un altro dipinto di Van Eyck nel quale il pittore ha ritratto una giovane che ha le medesime sembianze della sposa Arnolfini e la stessa postura: è la Vergine Santa Caterina di Alessandria che mai fu madre e quindi il mistero del nostro quadro si fa ancora più fitto.
Gli Arnolfini si tengono per mano eppure c’è una sorta di distanza tra loro, per quale ragione?
Domande, domande, domande e io non intendo suggerire indizi o risposte, le troverete nel libro di Postel che ha un unico difetto, se così si può dire: è troppo breve, consta infatti di appena 112 pagine che si leggono in un soffio.
E non vi occorrerà essere storici dell’arte per avvicinarvi a questa lettura, l’entusiasmo e la curiosità vi permetteranno di calarvi in quelle pagine meravigliose dalle quali traggo questa citazione che si trova sul finire del libro:

“L’uomo ha appena alzato la mano destra in un gesto di giuramento, la donna guarda questa mano alzata… e il tempo si ferma. Il riflesso del sole su ogni ciliegia; la grana della buccia delle arance; la loro ombra sul davanzale e sul cassone; le perle trasparenti del rosario…”

Il libro è avvincente come un romanzo e narra anche il destino del dipinto e dei suoi diversi proprietari nel corso dei secoli, tra queste pagine non mancano dotti riferimenti e citazioni letterarie ad esempio dal Roman de la Rose o da Dante Alighieri, sul finale poi il lettore troverà un autentico colpo di scena.
L’autore del libro, Jean-Philippe Postel, è un medico ed è amico dello scrittore Daniel Pennac che ha curato la prefazione del volume.
Voglio così lasciarvi proprio con le parole di Pennac, senza svelarvi nulla sulle varie supposizioni sugli affascinanti segreti che circondano i due sposi.
Entriamo piano alla National Gallery, fermiamoci davanti ai coniugi Arnolfini e ascoltiamo le parole di Pennac:

“Il loro vicino di parete – se così posso esprimermi – è L’Uomo con il turbante rosso, con ogni probabilità Jan Van Eyck in persona. Il volto impenetrabile, la bocca senza labbra, gli occhi severi e scrutatori, quest’uomo posa su ogni visitatore piazzato davanti ai coniugi Arnolfini uno sguardo che pare domandare: Allora, cosa vede?”

Jan Van Eyck pone anche a voi la stessa domanda: allora, cosa vedete?

Al Duca di Galliera, cittadino insigne

È tornata davanti agli sguardi dei genovesi l’opera magnifica eretta a gloria e memoria di Raffaele Luigi De Ferrari, Duca di Galliera e Principe di Lucedio, illustre genovese e benefattore della sua città.
Il monumento bronzeo è frutto del talento di Giulio Monteverde e venne posto nella zona antistante la Stazione Marittima il 12 Aprile 1896, qui trovate un mio articolo ad esso dedicato con le due differenti collocazioni che l’opera ebbe nel passato.

Dopo un accurato restauro ecco di nuovo risplendere il capolavoro di Monteverde ora posizionato in fondo a Via Corsica nel quartiere di Carignano, ancora di fronte al mare.

Monumento al Duca di Galliera (1a)

Il gruppo scultoreo è composto da tre figure mirabili per grazia ed armonia.
Benevolo e gentile è lo sguardo di lei: la Munificenza, dote che contraddistinse la figura di Raffaele De Ferrari per tutto il corso della sua vita.

Monumento al Duca di Galliera (2)

E accanto tiene il suo genio alato che le ispira bontà e generosità, costui ha le fattezze di vivace giovinetto dallo sguardo gioioso ed attento.

Monumento al Duca di Galliera (3)

Ai piedi della Munificenza siede pensoso e riflessivo Mercurio, il dio che rappresenta il Commercio, arte nella quale il nostro generoso concittadino eccelse in maniera superba.

Monumento al Duca di Galliera (4)

E sul monumento dedicato a De Ferrari è posto un medaglione con il suo profilo.

Monumento al Duca di Galliera (5)

Al Duca di Galliera, cittadino insigne, così si legge sul basamento che regge la statua: tra i molti meriti di Raffaele De Ferrari c’è anche l’aver donato i 20 milioni necessari all’ampliamento del porto di Genova.

Monumento al Duca di Galliera (6)

Glorioso si staglia il monumento nella sua perfetta armonia.

Monumento al Duca di Galliera (7)

Le tre allegorie condividono questo spazio in una comunione di intenti che aiuta, consola e solleva.

Monumento al Duca di Galliera (8)

Le tre figure sono poi citate nella seconda iscrizione, come la precedente anche questa fu scritta da Anton Giulio Barrili.
Con l’enfasi tipica dell’epoca il patriota e scrittore nomina così il patrio commercio, la vasta munificenza e il genio felice.
Non manca sul basamento lo stemma della città che si onora di essere patria di un così grande personaggio.

Monumento al Duca di Galliera (9)

E chi non sapesse quali siano i meriti del Duca di Galliera e quanto munifico sia egli stato nei confronti della sua città si rechi nella piazza centrale di Genova che ora porta il suo nome e varchi la soglia del palazzo appartenuto a Raffaele Del Ferrari e a sua moglie Maria Brignole Sale, l’edificio è ora sede di una banca.

Palazzo De Ferrari Galliera (1)

E nell’atrio campeggia un marmo sul quale si possono leggere i motivi per cui i genovesi debbano eterna gratitudine ai Duchi di Galliera.

Palazzo De Ferrari Galliera (2)

Per celebrare tanta generosità il talento di Monteverde lasciò alla città questo monumento, egli è anche autore della scultura dedicata a Maria Brignole Sale, moglie di Raffaele, qui potete ammirarne alcuni dettagli.

Monumento al Duca di Galliera (10)

In un giorno dello scorso novembre per un caso fortunato ho potuto assistere alla sistemazione di alcuni pregiati pezzi del monumento al Duca di Galliera, ho visto salire tra cielo e nuvole il caduceo di Mercurio e l’ala del Genio che sono stati poi sistemati nella loro originale collocazione.

Monumento al Duca di Galliera (11)

Monumento al Duca di Galliera (12)

Svetta l’opera grandiosa eretta in onore di un genovese che si distinse per i suoi meriti e per la sua generosità.

Monumento al Duca di Galliera (13)

Per la sua gloria sorride lieto il genio fanciullo capace di ispirare buone opere.

Monumento al Duca di Galliera (14)

E pare quasi avere il respiro della vita la leggiadra Munificenza dai tratti perfetti.

Monumento al Duca di Galliera (15)

E resta, assiso ai piedi di lei, Mercurio, il dio del Commercio, giovane vigoroso e fiero che tiene sul capo il suo elmo alato.

Monumento al Duca di Galliera (16)

Questa è l’opera magnifica che è ritornata sotto il cielo blu della Superba: fu eretta in onore del Duca di Galliera, cittadino insigne di Genova.

Monumento al Duca di Galliera (17)

Leggera si posa

Come vite che si sfiorano senza mai toccarsi.
Senza parole, distanti.
Nel tempo sospeso dell’attesa, mentre lo sguardo trova queste figure da una prospettiva inconsueta che comprende due diversi monumenti.
Un abbraccio, un gesto di conforto, la mano sul petto, il velo che copre il capo, i fiori tra le dita, gli occhi che cercano speranza.
E l’angelo che da lontano osserva, silenzioso e vigile.
E sulle sue ali la luce leggera si posa.


Cimitero Monumentale di Staglieno

Ester Piaggio: la luce della bellezza

Ed è ancora la memoria di un amore ad averci lasciato un monumento di immensa beltà eretto in onore di una donna troppo presto perduta.
Lei era la giovane sposa di Erasmo Piaggio, uno dei notabili della città, imprenditore e senatore del Regno d’Italia.
Ester Pastorino lasciò le cose del mondo il 15 Gennaio 1883, si spense ad appena 32 anni colpita da letale malattia che non le diede scampo, lasciò così nel dolore il marito e i quattro figli.

Erasmo Piaggio volle che a lei fosse dedicato un monumento sontuoso e ricco da collocarsi nel Porticato Superiore a Levante, l’opera fu eseguita dall’abile mano dello scultore Giovanni Scanzi.
E veglia sul sonno di Ester una fiera figura femminile, scrive Ferdinando Resasco che costei è l’allegoria della storia e appare ancor più splendida quando il sole la rischiara.

Ester Piaggio (2)

Su di lei volteggiano piccoli putti deliziosi, nel cartiglio ai loro piedi così è scritto: fin che spunti l’alba del gran giorno.

Ester Piaggio (3)

E il sole che si leva glorioso illumina le belle fattezze di lei in questo capolavoro gotico.

Ester Piaggio (4)

La giovane stringe in una mano un rotolo di carta e nell’altra una penna ormai spezzata con la quale ha scritto il destino e la storia di Ester.

Ester Piaggio (5)

Creatura armoniosa e silente, i suoi tratti sono perfetti.

Ester Piaggio (6)

Ai suoi piedi, dove cade il suo manto, la firma dell’artista.
E sempre Resasco ci ricorda che nell’ampia cripta, dove riposano i membri della famiglia Piaggio, un cielo di stelle brillanti sovrasta il loro tempo svanito.

Ester Piaggio (7)

E sono ancora stelle sul petto di lei, labbra carnose, capelli folti raccolti in una treccia e sguardo assorto.

Ester Piaggio (8)

Ed è sempre Resasco a scrivere che su una delle mensole oltre le inferiate era posta un’altra scultura: si trattava di un busto nel quale Scanzi aveva effigiato la reale fisionomia di Ester, ai giorni nostri quell’opera non è più nella sua originaria collocazione.
Inoltre, in principio il monumento presentava altre decorazioni attualmente assenti: c’erano quattro piccoli angeli, ognuno occupava la sommità di una delle quattro colonnine del monumento.
Resta, a vegliare sul sonno eterno della giovane Ester, questa figura vigile e sensuale.

Ester Piaggio (9)

Nella sua perfetta venustà, irradiata dall’inesorabile potenza del sole splendente.

Ester Piaggio (10)

In memoria di Ester Pastorino, consorte di Erasmo Piaggio, risplende gloriosa la luce di questa bellezza.

Ester Piaggio (11)

La Madonna dell’Olivo

Esiste un’immagine sacra che è divenuta assai celebre e nota in quanto è stata molte volte replicata e la sua fama ha così varcato i confini del luogo per il quale era stata concepita.
Oggi vi racconterò di un quadro, di uno stimato artista e di un volto dolce e amorevole: il viso di lei, la Madonna dell’Olivo dipinta da Nicolò Barabino.

Per poterla ammirare dovrete recarvi a Sampierdarena nella Chiesa di Santa Maria della Cella.

Santa Maria della Cella (1)

Stretta tra le case fitte di Sampierdarena è un edificio religioso che presenta molti punti di interesse e diverse sono le ragioni per visitarlo.

Santa Maria della Cella (2)

È una chiesa maestosa e ricca.

Santa Maria della Cella (3)

Là si trova il dipinto del quale voglio narrarvi, un’opera scaturita dall’estro di un valente artista nativo di questi luoghi.
E per darvi un’idea della tempra di lui vi racconterò alcune notizie lette sul volume Storia di Sampierdarena di Tito Tuto e Marcello Campagnol (D’Amore Editore 1975).
Nicolò Barabino nacque nel 1832 in una famiglia di gente semplice, era il primo di nove figli.
Suo padre era sarto di professione e volle il suo primogenito a bottega e così a soli 7 anni il piccolo Nicolò lasciò la scuola per andare a lavorare con il padre.
Fin da bambino Nicolò diede prova del suo talento, sembra che facesse splendide statuine per il Presepe e quando ebbe dodici anni il padre lo iscrisse all’Accademia Ligustica delle Belle Arti.
Tuttavia quando il ragazzo vinse una medaglia d’oro per i suoi studi egli commentò:
– E oua cosa te credi d’ese? Ti te ne accorziae! (E ora cosa ti credi di essere? Te ne accorgerai!)
Barabino diverrà poi un artista affermato e ricorderà sempre la severità del padre con affetto, sostenendo che a lui doveva il suo carattere e la sua capacità di evitare qualsiasi forma di vanteria.
E in Via Sampierdarena, sul civico 99 che fu sua casa natale, è apposta una lapide in memoria di questo artista.

Via Sampierdarena

La sua figura svetta anche sotto il porticato del Cimitero della Castagna sopra il sepolcro dove Nicolò Barabino riposa.

Monumento Barabino

Entriamo insieme nella chiesa di Santa Maria della Cella, tra i suoi ori lucenti.

Santa Maria della Cella (4)

E alziamo lo sguardo, nella cappella che sovrasta il dipinto che ritrae la Vergine Maria.

Santa Maria della Cella (5)

E compiamo anche un balzo nel tempo: è il 1887 in quell’anno Nicolò Barabino presenta all’Esposizione Nazionale di Venezia un dipinto dal titolo Quasi oliva speciosa in campis.
Il verso latino che accompagna questa suggestiva immagine della Madonna è tratto dalla Bibbia e significa Come un olivo maestoso nelle pianure.
L’artista dipinse questo quadro con lo scopo di donarlo alla Chiesa della Cella così come voleva sua madre ma la sua opera esposta a Venezia catturò l’attenzione della Regina Margherita che volle acquistarla e portarla a Roma.
Il dipinto comprato dalla sovrana è andato disperso ma Barabino fece anche un secondo quadro e lo donò alla chiesa di Sampierdarena e ancora lì si trova questa immagine cara e venerata.

Madonna dell'Olivo (2)

Hai il manto candido, umile e semplice Madre di Dio, ritratta tra i fiori e i rami di ulivo, il suo Bambino stringe tra le dita un rametto di questa pianta.

Madonna dell'Olivo (6)

Ed è gloriosa e magnifica la cappella che accoglie l’opera di Barabino.

Madonna dell'Olivo (6a)

Spostiamoci ora in un’altra chiesa fastosa, la Basilica di Santa Maria Immacolata in Via Assarotti.

Basilica di Santa Maria Immacolata (1)

Una chiesa immensa e degna di nota.

Basilica di Santa Maria Immacolata (2)

Qui si trova un altro dipinto opera di Barabino e ancora la luce del sole filtra gentile dalla cupola.

Basilica di Santa Maria Immacolata (3)

Il quadro venne realizzato tra il 1873 e il 1874 e ritrae la Madonna del Rosario tra San Domenico e Santa Caterina.

Madonna del Rosario (1)

Un manto celeste come il cielo, quella postura aggraziata, quella pura bellezza che verrà poi riproposta nel dipinto esposto alla Cella.

Madonna del Rosario (4)

E tutta questa armonia nei tratti di Maria, nelle sue mani affettuose che reggono il piccolo Gesù, nel candore e nella perfezione di un ritratto di un grande artista.

Madonna del Rosario (3)

E ancora spostiamoci in un altro luogo, sotto al Porticato del Cimitero Monumentale di Staglieno.
Qui è collocato il monumento della famiglia Balduino, opera del genio impeccabile di Giulio Monteverde e risalente al 1889.
Ed è ancora una Madonna dolce e amorosa, i suoi tratti e la sua posa evocano il dipinto di Nicolò Barabino.

Monumento Balduino (1)

Per questo articolo ringrazio di cuore un mio colto amico che è stimato critico d’arte, è stato lui a farmi notare certi preziosi dettagli che mi hanno accompagnato in questo percorso straordinario e per me molto affascinante.
E così ho ammirato con occhi diversi il volto di una giovane mamma che tiene a sé il suo piccolino, Lui accenna un sorriso ingenuo e timido, così lo scolpì Giulio Monteverde.

Monumento Balduino (2)

E ancora Lei, avvolta nel suo morbido manto azzurro manto, eterea e dolcissima, tenera affabile Madre.

Madonna del Rosario (2)

E ancora Lei, nella sua assoluta perfezione, nello splendore della sua semplicità.
Quasi oliva speciosa in campis.

Madonna dell'olivo (7)

Luce e preghiera

È uno dei capolavori più celebri di Staglieno, è opera di Demetrio Paernio che con mirabile talento scolpì questo monumento nel 1910.
Vi è rappresentato il Compianto delle pie donne sul corpo del Cristo nel sepolcro, quei volti dolenti esprimono mistica devozione, sofferenza e struggente raccoglimento.
Le aggraziate figure che custodiscono il riposo della famiglia Appiani sono apparse sulla copertina dell’album Closer dei Joy Division e per questa ragione molte persone cercano l’opera di Paernio per poterla ammirare con i loro occhi.

E poi, a volte.
A volte, in certe stagioni, l’ombra accarezza quei manti e i tratti regolari di quel viso velato di sconsolata tristezza.

A volte, ancora, la luce improvvisa sfiora il morbido drappeggio degli abiti, gli occhi socchiusi e le labbra carnose, sembra persino che il respiro vitale percorra queste membra.

E tutto è silenzio, mentre il sole glorioso filtra con la sua potenza e rischiara e illumina, mistero bello e incomprensibile.

E le mani si posano sulle mani, le voci paiono unirsi in una sola preghiera sentita e commossa davanti al corpo senza più vita del Figlio di Dio.

E quella luce radiosa ed improvvisa tutto muta, accompagna le sommesse litanie, si posa gentile su questi visi e sull’opera perfetta di Demetrio Paernio.

I custodi di Via XX Settembre

I luoghi a volte nascondono segreti, a volte invece celano soltanto un messaggio che noi non sappiamo leggere e ne siamo in qualche modo colpevoli, quanto meno a causa della nostra distratta disattenzione.
Vi porto in Via XX Settembre, centrale arteria cittadina sorta in un periodo di grande fermento, sul finire dell’Ottocento la città aveva bisogno di una strada ampia e vasta e la nostra Via XX Settembre fu edificata sul tracciato dell’antica Via Giulia e della scomparsa Via della Consolazione.
Sorsero, nel corso degli anni, gli edifici che ancora vediamo e che rendono maestosa ed elegante la strada dello shopping e dei negozi.

Tutti noi genovesi siamo passati decine di volte sotto l’arco che collega due edifici di Via XX Settembre, quanti di noi però si sono mai soffermati a chiedersi chi siano coloro che lo presidiano?

Via XX Settembre (2)

Sono i custodi di Via XX Settembre o per lo meno a me piace pensare che sia così, nel marmo infatti sono effigiate due figure importanti per questa città, ho scoperto di chi si tratta leggendo un libro di grande pregio, è il volume curato da Franco Sborgi dal titolo Il Mito del Moderno – La cultura liberty in Liguria.
Su queste pagine ho letto che fu l’artista Arnaldo Fazzi a realizzare le sculture poste ai lati dello stemma di Genova, esse svettano sopra noi passanti distratti che non le notiamo.

Via XX Settembre (3)

Ha sguardo saldo e fiero il prestante Mercurio, stringe uno dei suoi simboli, è il bastone alato sul quale si attorcigliano due serpenti e rappresenta la prosperità.
Mercurio è il dio del commercio e fu così scelto per vigilare su questa strada dai molti negozi, è una presenza beneaugurante.

Via XX Settembre (4)

E ancor di più lo è il giovane che si trova sul lato opposto, lui è un ragazzo caro a tutti i genovesi: è il nostro Balilla, colui che diede l’inizio alla rivolta dei genovesi contro l’invasore austriaco.

Via XX Settembre (5)

E come tutti sapete, oltrepassando quell’arco si giunge nella zona di Portoria che fu un tempo scenario di quell’epico episodio che vide come protagonista il nostro Balilla.
La statua stringe in una mano un sasso, quello che il ragazzo lanciò contro i nemici, il simbolo del suo eroismo.

Via XX Settembre (6)

La vita, poi, scorre.
E il tempo fugge proprio via, noi ci dimentichiamo certi istanti della nostra storia.
E forse abbiamo anche scordato quella sensazione che noi non abbiamo vissuto: il cambiamento e le novità di un nuovo secolo, il fascino del progresso e le sue ammalianti stranezze.
Trovo spesso negli scritti di quel tempo un senso di ottimismo e di speranza per il futuro, c’è una sensazione di straordinarietà e straordinaria fu anche l’innovazione urbanistica di questa città.

Via XX Settembre (7)

Si guardava al domani tenendo nella memoria il passato, senza mai dimenticare i giorni più difficili.
Perché poi siamo stati anche quelli lì, quelli di Portoria.
Genova città di indomite fierezze antiche, Genova città di commerci: nel nuovo secolo ha una nuova strada che sfavillerà di vetrine eleganti e tutto è in qualche maniera eccezionale.
La nostra Via XX Settembre ha così i suoi orgogliosi custodi, vegliano su di lei dagli inizi di un altro secolo.

Via XX Settembre (8)

L’ultima cena di Giulio Cesare Procaccini

È una straordinaria opera d’arte che potete ammirare nella Chiesa dell’Annunziata del Vastato, è una tela di circa 38 metri quadri dipinta da Giulio Cesare Procaccini, pittore vissuto tra la fine del ‘500 e gli inizi del ‘600.
Venne ultimata nel 1618 su committenza di un anonimo, la sua prima destinazione fu l’oratorio del Convento, in seguito venne posizionata in alto, nella controfacciata della chiesa.
Ha subito accurati e complessi restauri effettuati nei laboratori del Centro Conservazione Restauro di Venaria Reale ed è stata poi esposta a Milano, alle Galleria d’Italia di Milano, alla mostra L’ultimo Caravaggio. Eredi e nuovi maestri. Napoli, Genova e Milano a confronto. 
Ora la grandiosa tela è di nuovo all’Annunziata, per un certo periodo rimarrà esposta nella navata sinistra della chiesa e pertanto questa è una circostanza eccezionale per ammirarla.

In seguito verrà nuovamente collocata in alto ma, come leggerete sui pannelli esplicativi, la tela era stata pensata per essere posizionata a 2-3 metri di altezza e quindi in questi giorni potrete apprezzarla al meglio.

Vi basterà varcare la soglia di questa nostra celebre chiesa che racchiude notevoli opere d’arte.

Sotto a questo splendore di oro, tra i dipinti e le opere di valenti artisti trovate anche il capolavoro di Procaccini.

Ed è evidente che i miei pochi scatti non possono rendere giustizia alla bellezza di questa tela, le mie fotografie sono soltanto un invito alla visita, un modo per suggerirvi di salire una volta di più le scale di quella chiesa per ammirare quest’opera.
La prospettiva di questa immagine forse restituisce un’idea delle dimensioni grandiose delle tela: là potrete vedere i volti e gli sguardi di coloro che circondano Gesù nel momento dell’Ultima Cena, così li immaginò Giulio Cesare Procaccini.