Giovinezza, genio ed eternità

Il genio, il genio è estro, creatività, illuminazione.
Nelle sue varie espressioni artistiche il genio è passione, spesso giovane età, a volte incoscienza.
Da sempre, ogni volta che leggo un libro o una poesia, quando osservo un quadro o ascolto una musica, ho l’abitudine di considerare l’opera d’arte e la sua dimensione temporale.
Quanti anni aveva il pittore che dipinse quest’opera?
E il compositore che ci ha tramandato questa musica immortale?
E il poeta che scrisse quei versi che ci toccano così nel profondo?
Quanti anni avevano?
Quanti di noi sanno rendere la propria vita immortale per mezzo del proprio genio?
L’arte è eternità, è vita che va oltre i confini del quotidiano, la grandezza del genio vive e respira nelle pieghe della bellezza, dell’armonia e della perfezione.
E l’arte spesso sboccia e si esprime in giovane età,  pensate al precocissimo talento di Mozart.
Michelangelo Merisi, detto Caravaggio, visse 39 anni, ne aveva appena 22 quando dipinse questo quadro, Fanciullo con Canestro di Frutta.
Era invece ventottenne Ludwig Van Beethoven quando compose la Sonata per Pianoforte nr 8, nota come Patetica.
E 28 erano gli anni che aveva Egon Schiele quando morì, qui c’è un suo autoritratto che risale ai suoi 22 anni.
Giovinezza, caducità, genio.
E subito viene alla mente Giacomo Leopardi con i suoi tormenti, appena ventunenne scrisse l’Infinito, parla a noi e parla anche di noi, c’è sempre un filo trasparente che ci lega a certe parole.
Sono nostre, eppure non siamo stati noi a scriverle.
Sono nostre, quando non le capivamo quasi sembrava che ci annoiassero.
Le abbiamo comprese dopo, più tardi, quando siamo stati capaci di sostenere che quelle parole sono anche nostre.
Cos’è il genio?
Il genio è immaginazione e tormento, è inquietudine, a volte è incomprensione.
Il genio è manifestazione delle possibilità dell’uomo ma non è arte che si possa apprendere, alcuni nascono con questa scintilla che li fa brillare nel buio, li fa emergere ed essere altro rispetto alle moltitudini.
A volte per questo alcuni pagano un caro prezzo, la loro stessa felicità.
Il genio è rarità, se così non fosse forse non sarebbe tale.
Il genio.

Je ne parlerai pas, je ne penserai rien;
Mais l’amour infini me montera dans l’âme,
Et j’irai loin, bien loin, comme un bohémien,
Par la Nature, — heureux comme avec une femme

Io non parlerò, non penserò più a nulla:
Ma l’amore infinito mi salirà nell’anima,
E me ne andrò lontano, tanto lontano come uno zingaro,
nella Natura – lieto come con una donna.

E questo è Arthur Rimbaud, nel 1870, a sedici anni.
Il genio è fragile, il genio è introspezione e riflessione.
E’ guardare il proprio tempo e nello stesso istante guardare oltre, forse senza neppure sapere che si supererà la barriera della proprio limite, il proprio tempo e la propria vita.

My foot is on the Tide!
An unfrequented road –
Yet have all roads
A clearing at the end.

Il mio piede è sull’onda!
Strada non frequentata –
Eppure tutte le strade
hanno una radura al termine.

E colei che cammina per questa strada non frequentata è la ventottenne Emily Dickinson.
Il genio percorre spesso sentieri accidentati, poco battuti, estranei ai più.
E poi trova una luce, a volte resta nel buio, a volte rimane a tormentarsi su strade irte di vetri e di ostacoli.
Ma è genio, è rarità, pietra preziosa.
E in certi momenti della nostra vita noi lo incontriamo, si insinua nelle nostre giornate, nei pensieri che non sappiamo esprimere, nelle parole che vorremmo dire se sapessimo pronunciarle.
Ci sono altre parole, non nostre ma ugualmente nostre.
E altre musiche, suggestioni, sentimenti, espressione di qualche genio che abbiamo la fortuna di trovare sul nostro cammino, a volte irto di vetri e ostacoli.
E allora ci si sente compresi, capiti, da qualcuno che non ci ha mai sorriso e neppure parlato, se non attraverso un quadro, un romanzo, una melodia o una poesia.
E questa è la grandezza del genio.
Tocca, freme, muove un sussulto.

O ye! Who have your eye-balls vex’d and tir’d,
Feast them upon the wideness of the Sea;
Oh ye! whose ears are dinn’d with uproar rude,
or fed too much with cloying melody –
Sit ye near some old Cavern’s Mouth and brood,
Until ye start, as if the sea-nymphs quir’d!

O voi! Che avete gli occhi affaticati e stanchi.
date loro felicità con la vastità del mare;
Oh voi! le cui orecchie sono assordate da aspri fragori,
o troppo le nutriste di intense melodie
sedete vicino all’ingresso di un’antica caverna e meditate
finché trasalirete, come al coro delle Ninfe Marine!

On The Sea, John Keats, composta nel 1817, a 22 anni

Mare (2)

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