Ritornando verso casa

Per ognuno di noi la strada che conduce verso casa è composta di piccole care consuetudini.
La mia strada è tutta un’emozione e un tuffo al cuore, venendo dal centro lungo il percorso trovo creuze e scale, curve e tornanti, non è mai noiosa la mia strada di casa.
E ho i miei luoghi, come tutti.
Il fioraio in cima a Via XX Settembre, ad esempio: andavo al liceo la prima volta che mi sono comprata un mazzo di fiori da lui.
E forse erano tulipani bianchi o magari immense strelitzie che mi piacciono tanto, ho un’immagine precisa di me che attraverso Piazza De Ferrari con questi fiori scenografici e ingombranti.
Sulla strada di casa, nel passato, mi fermavo come buona abitudine a guardare i negozi nei sottopassaggi, ad esempio a De Ferrari.
E poi a Portello si scendevano pochi gradini e c’era una botteguccia di abbigliamento dove mi fermavo sempre a comprare, era un negozietto delizioso.
E poi, abitando sulle alture, come sapete uso sovente la funicolare Zecca Righi.
A volte prendo volentieri l’ascensore di Castelletto e mi capita di percorrere la galleria insieme a molti altri genovesi, dipende dagli orari.
In certe momenti del giorno, invece, siamo in pochi a salire verso la Spianata, qualcuno si accomoda sulla panca che c’è dentro l’ascensore, altri si godono in piedi quel breve viaggio.
E poi quando si arriva in cima la porta si apre lentamente e per qualche istante copre la visuale ma a poco a poco svela le nuvole, il cielo azzurro e la prospettiva delle nostre alture incorniciata da quei vetri colorati che ben conosciamo.
E accade così, a volte, ritornando verso casa.

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In Spianata Castelletto con l’Ascensore di Ponente

Con gli anni per me quello è diventato l’ascensore che non prendo mai anche se conduce ad un luogo che frequento spesso, in realtà io sono solita usare l’altro ascensore decantato da Giorgio Caproni e reso immortale dai suoi versi.
Ed è così che in genere salgo verso la Spianata anche se ci sono altri modi per farlo.

L’ascensore di Castelletto Ponente si ferma a metà della Galleria posta tra la Zecca e Portello, un tunnel lo collega a Piazza della Meridiana e a dirvi il vero l’ultima volta che l’ho usato i muri di quel tunnel non erano proprio immacolati come piace a me.
Quell’ascensore però mi ricorda me stessa ragazzina perché ai tempi della scuola lo usavo spesso: avevo 16 anni, lo zainetto Invicta rosso e blu sulle spalle e dalla Zecca facevo di corsa mezza galleria per prendere quell’ascensore.
Perché quando hai quell’età lì corri persino veloce come il vento e quello per me era il mezzo più rapido per arrivare a destinazione.
Ed eccoci qui, in Spianata.

Anche questo ascensore ha una lunga storia, venne infatti inaugurato alla fine degli anni ‘20 e conserva ancora il suo fascino antico, io credo davvero che forse andrebbe valorizzato meglio.
Due sono le cabine, entrambe hanno ancora i rivestimenti e le panche in legno.

La passerella è come sospesa tra il blu del cielo e i mattoni rossi della discesa.

Quella creuza è una delle mie preferite e ancora adesso, quando vado di fretta, mi capita di farla di corsa.
Come quando avevo sedici anni e facevo di corsa mezza galleria? Non così veloce, temo.
Quella creuza è ancora un’altra storia che un giorno vi racconterò.

E se la vedrete dall’alto, come la si ammira dalla ringhiera nelle vicinanze dell’ascensore, non scordate di guardare lontano, la prospettiva che sovrasta quella discesa è una veduta a suo modo unica.

Ora, adesso, restiamo qui, davanti a quei giochi di luci ed ombre.

Tra le ringhiere che fanno da cornice alle finestre.

Con questa armonia.

Per accedere a questa ascensore c’è anche questo pavimento così decorato e questo già racconta che l’ascensore è un luogo di altri tempi.

L’Ascensore di Ponente è per me come un prezioso gioiello di famiglia che è stato messo da parte.
Come quando si prende una fragile rarità e la si ripone in una scatoletta, dimenticandosi però di mettere il coperchio: così i gioielli si appannano e si coprono polvere.
E allora poi bisogna lucidarli, farli risplendere di nuova bellezza, così si fa con gli oggetti cari che appartengono alla nostra famiglia.
Questa è l’ascensore dei nostri nonni, è parte della storia di questa grande famiglia che è la nostra città.

Quella città che cambia, cresce, diventa nuova e più moderna, pur conservando le sua anima antica e i luoghi che rappresentano la sua identità.
La guardiamo ancora da quassù e la vediamo così proprio come i nostri nonni quando venivano in Spianata con l’ascensore.

I posti che amo di più

I posti che amo di più sono anche quelli dove torno più spesso.
Sono sul mio cammino e nel mio quartiere, sono luoghi sempre cari e frequentati in diversi momenti della vita.
Era primo pomeriggio, dopo una mattinata di pioggia, davanti all’ascensore di Castelletto.
E qui trovi sempre qualcuno che se ne sta in pace e in beata solitudine, godendosi preziosi istanti su una panchina.
Un libro tra le mani, una musica in testa e tutto il tempo del mondo.
Poi è arrivato il ragazzo con lo zainetto, forse tornava da scuola e magari tra una ventina d’anni pure lui passando di qui dirà che questo è uno dei posti che ama di più.
La linea del cielo che si fonde con l’azzurro del mare, il profilo armonioso della ringhiera, una superba pozzanghera e quell’albero maestoso che si specchia nell’acqua.
E allora non credo di dovervi spiegare per quale ragione questo sia uno dei posti che amo di più.