Tramonto di novembre

I tramonti più suggestivi si svelano nelle stagioni più fredde, in certe sere il cielo si infiamma e appassiona, cattura lo sguardo e ti lascia in attesa di uno spettacolo straordinario.
Così si è svelato questo tramonto di novembre, con una sola nuvola fluttuante nel cielo chiaro mentre il sole cercava di farsi largo in quella densità.

E quella luce radiosa si specchiava sul mare inondando di chiarore quella nave che seguiva la sua rotta.

Dall’oro al rosa, piano Fratello Sole ha cominciato la sua discesa verso la costa.

In un incanto di riflessi e colori brillanti, tra tenui sfumature di celeste e di cipria.

Una ad una poi si sono accese le luci del porto, in una sera di Genova e di novembre.

Tra le foglie

Le panchine di città sono oasi di pace e bellezza, sono i luoghi dove puoi fermarti in compagnia dei tuoi pensieri.
Certe panchine di città sono piacevoli consuetudini, dolci ricordi e luoghi dove ritornare.
In certi giorni, infatti, ti fermi su certe panchine e ti viene in mente di esserci stata magari anche più di venti anni fa e allora ridevi forte e allora seduta accanto a te c’era una persona che non potrai mai dimenticare.
Certe panchine invece nemmeno si conoscono: le vedi per caso e ti domandi per quale motivo non ti sia mai venuto in mente di sederti là, una volta o l’altra.
E così ecco certe panchine di Piazza Sant’Anna.
Immerse nella quiete silenziosa, nella pace assoluta di questa piazzetta genovese.
Panchine affondate nelle foglie cadute, nel tempo dell’autunno, nella città in salita.

Autunno all’Acquasola

Questo insolito autunno ci riserva anche un clima particolarmente mite, queste prime giornata di novembre sono state tiepide e soleggiate.
E allora mi è capitato di andare a passeggiare in un luogo a me molto caro, so per certo che è altrettanto amata da molti di voi, tutti i genovesi portano nel cuore il Parco dell’Acquasola, polmone verde nel cuore della Superba.
Noi che siamo stati bambini negli anni ‘70 (sempre noi, sì!) ne abbiamo poi un tenero ricordo perché qui andavamo giocare accompagnati da mamma e papà, portavamo la gonnellina a pieghe e le calzette bianche e il mondo era una bellissima avventura.
All’Acquasola poi c’erano dei magnifici cigni e non smetteremo mai di rimpiangere la loro gentile presenza, era sempre emozionante andare a salutarli.
Basterebbero già queste tenere memorie a rendere l’Acquasola un posto unico, ritornarci è per me sempre piacevole.

Si cammina così all’ombra degli alberi, calpestando quelle fragili foglie scricchiolanti, il loro suono è musica d’autunno.

E gli alberi maestosi si vestono di foglie dorate e dei colori ambrati di questa stagione.

Anche adesso, come nei tempi della mia infanzia, ci sono bimbetti che vengono qui a svagarsi con i giochi all’Acquasola, di certo lo spazio per divertirsi non manca.
Io mi sono limitata a una passeggiata rigenerante tra le bellezza della natura in questo nostro caro parco cittadino.

Sui sassi e sulle foglie accartocciate volava anche una magnifica farfalla.
Sì è posata, poi si è alzata ancora in volo ed è andata a perdersi tra gli alberi.

E io come lei ho continuato a gironzolare, nella bellezza ristoratrice del nostro caro Parco dell’Acquasola.

Come un fiore selvatico proteso sul mare

L’altro pomeriggio sono andata al Porto Antico.
Non era una giornata particolarmente luminosa e tuttavia mi è sembrata la cosa giusta da fare: ogni tanto, quando posso, vado a salutare fratello mare.
E intanto cerco le barche dai nomi curiosi, i gabbiani maestosi, gli uccellini ciarlieri che si posano sulle corde da pesca.
Così sono arrivata fino all’Isola delle Chiatte e davanti a me camminava una signora di una certa età: borsetta sotto il braccio, giacca blu, passo cadenzato e andatura elegante, osservava l’orizzonte immersa nei suoi pensieri.
Altri genovesi poi se ne stavano seduti sulle panchine ad ascoltare il lento sciabordio delle onde e guardare quel panorama che per noi è casa: la Lanterna, i Magazzini del Cotone, le navi.
In un istante di quiete sospesa.
Ho camminato ancora, in un pomeriggio d’autunno sovrastato da nuvole grigie e inquiete.
Ho raggiunto la zona dove è situato il Galeone, come sempre ho indugiato ad ammirare le barche e quello scorcio di porto con i moli, le vele e i riflessi d’argento di questa stagione.
E poi, mentre ero appoggiata alla ringhiera, ho abbassato lo sguardo verso l’acqua e là ho veduto quei petali vibranti di giallo e lo stelo sottile.
E allora mi sono fermata ad osservare e ricordo di aver pensato che la vita in fondo è proprio così, come un fiore selvatico proteso sul mare.

L’autunno in Salita della Madonnetta

Così si svela l’autunno in Salita della Madonnetta, la bella creuza che collega Piazzetta Giulio Marchi al Santuario della Madonnetta: e scendo percorrendo la ripida mattonata che ha davanti l’infinito e il mare.

Piano vira la luce e così sfiora sul tempietto che ospita l’immagine di Maria, a questa pregiata scultura dedicai tempo fa questo post.

Ha tanti colori e diverse sfumature il tempo d’autunno sulle creuze, si cela tra quelle foglie che pendono lassù e sovrastano il cammino.

Nel radioso sole ottobrino una farfalla leggera e palpitante si ferma sui sassi.

Brilla di un chiarore diverso il cielo di Genova sulla creuza, in un gioco di verde che si staglia contro il turchese.

L’autunno ha le sue tinte e i suoi profumi.

E così si mostra, sulla sommità del muraglione nella vibrante bellezza di una cascata di vite americana.

Ed è rosso di foglie e azzurro di cielo e verde di cocci di bottiglia.

Così spicca l’autunno, con la sua prepotente leggiadria.

E intanto scendo, passo dopo passo, giù per l’antica creuza.

Ancora vibra e freme la stagione delle tinte calde, ha il sapore dei cachi che lenti maturano sull’ albero generoso che si protende oltre un giardino.

E ha le sfumature di mille foglie fragili e cangianti.

E sboccia ancora nei piccoli fiori.

E così si posa, accogliente e gentile, sulla mattonata di Salita della Madonnetta.

Nuvole di ottobre

Sono nuvole d’autunno, così sono arrivate sovrastando il mare nel bagliore di questa luce ottobrina.
Tra sfumature rosate, inseguendosi nel cielo di Genova.

Nel riflesso del sole che lento si posa e ci saluta dipingendo così le nostre nuvole.

Sono nuvole d’autunno, diverse una dall’altra.
Alcune, più lontane, mantengono il loro latteo biancore e quasi paiono posarsi delicate sulla costa.

Altre si squarciano nella luce d’arancio che tratteggia i loro contorni.

Sono nuvole inquiete e gloriose, così mutevoli e magnifiche.

Lievi come in un dipinto impressionista.

Si levano dietro il campanile della Chiesa della Madonnetta e fluttuano nel cielo con la loro straordinaria leggerezza.

Di rosa e di metallo come la pioggia d’autunno, così uniche ed evanescenti, non se ne vedrà mai più una uguale.
Ci saranno altre nuvole, altre emozioni, diverse suggestioni.

E allora là si rimane, ad ammirare il cielo di Genova e il suo spettacolo, fino a quando sul mare iniziano a luccicare le luci del porto e tutto sfavilla e ancora una volta il panorama muta e così ci incanta con le sue nuvole di ottobre.

Il passaggio delle libellule

In molti le abbiamo vedute, inattese visitatrici giunte nel cielo di Genova in un giorno di fine settembre: sono le libellule capitate qui durante la loro migrazione.
Ed erano davvero a centinaia, molte di loro si sono fermate a fare un riposino sulle mie piante.

Ammetto che la mia prima preoccupazione è stata quella di evitare che si infilassero in casa, mi ricordo che anni fa entrò una sola svolazzante libellula e per farla uscire dovetti ricorrere al geniale intervento di un vicino il quale, pacificamente armato di racchetta da tennis, con notevole eleganza fece posare la libellula sulle corde e la aiutò poi a volare fuori.

Questa volta invece sono rimaste là, a dondolare sui rami.

In un gioco di splendidi e inspiegabili equilibri, la natura sa sempre sorprenderci.

La vita è così: misteriosa, insondabile, fragile e fortissima allo stesso tempo.

Luccicavano dorate le trasparenti ali delle libellule illuminate dal sole.

Sono rimaste poco, forse giusto il tempo necessario per riposare e ritrovare le forze.
E poi hanno proseguito il loro viaggio, in volo nel cielo di Genova.

All’autunno

All’autunno che lascia indietro la gioiosa estate e così si posa sul nostro cammino.
All’autunno che spande gocce di pioggia e profumo di cannella, all’autunno che dona mele succose e grappoli d’uva, foriero di inquiete tempeste e di nuvole vaghe.
All’autunno celebrato dai versi di un poeta romantico prematuramente perduto, John Keats lasciò le cose del mondo a 26 anni e ne aveva appena 24 quando compose l’ode dedicata alla stagione dei caldi aromi e questo è l’incipit della sua poesia:

Season of mists and mellow fruitfulness,
Close bosom-friend of the maturing sun;
Conspiring with him how to load and bless
With fruit the vines that round the thatch-eves run;

Stagione delle nebbie e del raccolto maturo,
Amica vicinissima del sole fecondatore;
Con lui cospiratrice del carico e del dono
dei frutti sulle viti lungo i cornicioni di paglia.

All’autunno dalle screziate sfumature e dai profumi intensi, mentre il fuoco arde nel caminetto, tempo di castagne e di vino versato nei bicchieri per brindare alla stagione nuova.
All’autunno prodigo di promesse che ancora si rinnovano.
All’autunno e agli alberi che si vestono di oro, di ocra e di arancio, con le foglie che tintinnano appena smosse dal vento sui rami leggeri.
All’autunno, stagione di questa ritrovata bellezza.

Fontanigorda – Bosco delle Fate

Il tempo dei pampini e dell’uva

Era il tempo felice dei pampini e dell’uva, negli ultimi giorni d’estate così vicini al tiepido autunno.
Era il tempo felice della vita agreste e della semplicità, gli sguardi erano colmi di gioia, i sorrisi fieri illuminavano i visi, chi aveva già molto vissuto restava accanto a chi si affacciava da poco la vita.
E le mani, le mani erano alzate a mostrare i grappoli carichi di acini succosi.
Alla vita, alla bellezza dell’estate, al tempo felice trascorso insieme!

E poi tra i pampini con grazia di fanciulla ecco una ragazzina intenta a cogliere il dono raro della terra, il più dolce e prezioso di questa stagione che muta.
Era il tempo felice delle camiciole fresche, delle gonne a quadretti e degli abiti dai fiori grandi, dei boccoli fermati con piccole forcine, dei sorrisi timidi e ingenui.

Alla vita, alla gioia!
E si riempiono le ceste e i cestini, profuma la dolcezza dell’uva che sarà vino delizioso per brindare ancora e ancora gioire del tempo che verrà.

In un frammento di vita colto dallo scatto di un fotografo, fermato così sulla carta e giunto ai nostri occhi con la suggestioni dei profumi e dei colori di questa stagione, il tempo felice dei pampini e dell’uva.

Un albero di città

È un albero di città a abita in un giardino non distante dalla mia casa.
È un albero di città ed io e lui respiriamo così sotto lo stesso cielo.
E qui nella Superba, dopo giorni e giorni di pioggia incessante, il sole è finalmente ritornato a risplendere e a riscaldare i tetti e le ardesie, a posarsi sul mare e a sfiorare le strade con leggerezza.
Il sole con il suo tepore consola così anche questo albero di città, ieri passando per la creuza sulla quale l’albero si affaccia mi sono ritrovata ad alzare gli occhi per ammirarlo in tutto il suo splendore.

In questo tempo dell’anno i suoi rami sono rivestiti con una perfetta sinfonia di colori e gradazioni.

Sono i toni caldi dell’autunno che virano dal verde scuro all’ocra per sfumare fino al bronzo e al rame più intenso.

Le foglie, assetate di calore, restano così a crogiolarsi al sole e sembra che vogliano saziarsi di questa vivacità della luce vivifica che tutto rigenera.

È un albero di città e sebbene appartenga a qualcuno secondo me in qualche modo è anche amico di tutti coloro che percorrono quella creuza e di ogni persona che desideri lasciarsi incantare dalla sua vera bellezza.
I rami e le foglie, nel tempo di novembre, l’armonia magnifica di un albero di città.