Strade

Non tutte le strade sono piane e semplici da percorrere.
Certe strade sono sfiancanti, dissestate e impervie.
Alcune sono spazzate da impietosi venti che sollevano turbini di polvere, altre sono battute da pioggia copiosa, altre ancora sono ammantate dall’oscurità.
Non tutte le strade sono faticose, alcune si percorrono con passo leggero, le sfiora appena una brezza lieve.
Certe strade, poi, sono tortuose, si perdono in un’infinita sequenza di curve sinuose.
Alcune terminano all’improvviso, altre si affacciano sull’infinito, altre ancora ti conducono nel luogo che ti accoglie.
E non saprei dire se conti di più il cammino o la meta.
A volte ad essere importante è il respiro che scandisce i tuoi passi, lo sguardo che cerca un orizzonte inarrivabile, il pensiero che ritorna a tutte le volte che hai percorso quella stessa strada.
Una breve salita e poi la pianura.
Non tutte le strade sono uguali.
Certe si snodano sotto ad alberi dalle foglie dorate, nel dolce tepore di un giorno d’autunno.

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Fontanigorda

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La castagnata di Fontanigorda

Questo è il racconto di una giornata speciale nell’incantevole autunno di Fontanigorda illuminato da una luce chiara.

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Mentre i monti assumono sfumature calde e variegate nell’intensità di questa stagione.

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Questa è una storia di foglie gialle e cielo azzurro, di un orizzonte dolcemente familiare, l’ho riveduto in occasione della tradizionale castagnata di Fontanigorda.

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Ed è una storia di camini che fumano, di finestre aperte e di una festa che ha attirato tanti visitatori.

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E di pampini e grappoli d’uva che maturano tra le case.

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E di un albero dai rami possenti e di sole che brilla e rischiara l’armoniosa bellezza della campagna.

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Mentre i colori di questo tempo ravvivano le vetrine.

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E i ricci cadono a terra e si spaccano, regalando i loro frutti preziosi.

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Questo è il tempo della castagnata di Fontanigorda, un evento organizzato con l’impegno di tutti, con passione e partecipazione.

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Scoppietta il fuoco che abbrustolisce le castagne.

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E si preparano le frittelle dolci e salate con abilità e maestria, qui si parla di persone celebri per i loro manicaretti, eh!

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E le caldarroste cadono nei bicchierini: risate e chiacchiere e dita che anneriscono.

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Ed è il tempo del castagnaccio fumante in una piazza gremita di gente.

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Ed è il tempo di un brindisi alla bellezza della vita e alle sue gioie semplici, è una fortuna saperle apprezzare.

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E poi la lotteria con dolcissimi premi: biscottini, torte morbide oppure crostate di crema o di frutta.

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Io sono tornata a casa con un vassoietto di delizie assortite, canestrelli, cantucci, meringhette e baci di dama.

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L’autunno è anche questo.
Ritornare, nei luoghi delle vacanze estive.
Ritornare, salutare la piazza, le fontane, la salita che percorri sempre.

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E poi.
E poi ci sono quelli che trovano sempre un posto giusto per mettersi comodi!
Ciao Miss Fletcher, che ci fai da queste parti?

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E poi gli alberi raccontano i giorni che scorrono, la luce che vira, i giorni delle foglie dalle tinte accese.

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E il cielo parla della bellezza dell’universo e della sua incomprensibile complessità.

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E certi se ne vanno a passeggio tra le foglie cadute nel tepore di un pomeriggio di ottobre.

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E il bosco è una magia di riflessi dorati che non ho ancora finito di raccontarvi.

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Il sole scende piano, proietta al suolo le ombre e sfiora le pietre in un vivido scintillio.

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Accarezza le cime degli alberi, nella piazza per me così insolita in questa veste autunnale.

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E i colori sfumano in una sintonia armoniosa che è la musica del bosco.

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Ha queste note e questi accenti, colori di una stagione d’incanto in Val Trebbia.

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La strada che porta nel bosco

La strada che porta nel bosco vive differenti armonie, a seconda della stagione.
E quella panchina nella notte di San Lorenzo è il luogo ideale per ammirare le stelle e per vederle scintillare nell’oscurità.
A volte, in certe giornate d’estate, mi fermo lì a leggere.
E così ho fatto lo scorso agosto: d’un tratto alle mie spalle, quatta e circospetta, è spuntata una faina, rapida ha attraversato la strada ed è scomparsa tra il fitto dei cespugli.
Stupori della natura a Fontanigorda: sono rimasta attonita a guardare con il libro tra le mani.
E il bosco era un tripudio di verde.

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La strada che porta nel bosco, in autunno, diviene una magia di riflessi dorati, un incanto silenzioso la riveste.

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In estate i rami degli alberi regalano una piacevole ombra, scosse dal vento le foglie cantano la loro musica lieve che dolcemente accompagna il canto degli uccelli.

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E poi, il tempo.
E le stagioni.
E arancio e bronzo e l’aria che diviene fresca e frizzante.

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E poi aspetta, sarà anche così.

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La strada che porta nel bosco nei mesi del solleone è spesso affollata di biciclette e di bambini che corrono, di sportivi che raggiungono il campo da tennis o quello da pallone, mentre altri villeggianti passeggiano pigramente.

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E poi viene una nuova stagione e la strada che porta nel bosco ritorna ad essere solo delle creature del bosco e di coloro che abitano in ogni giorno dell’anno in questi luoghi.

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E poi l’inverno raffredda i colori caldi e predomina il bianco luminoso della neve e l’azzurro del cielo tra i rami spogli degli alberi.

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Adesso è ancora stagione di foglie frementi ed è tempo di ritrovare i profumi e i sapori dell’autunno.
Si riaprono le seconde case, si cammina per le strade del paese.
Torte, caldarroste e altre delizie: domani a Fontanigorda si terrà la tradizionale castagnata, è un appuntamento che attira molti affezionati, se anche voi desiderate partecipare potrebbe essere l’occasione per ammirare le incantevoli suggestioni della Val Trebbia.

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E così è la strada che porta nel bosco, vestita della magia della luce d’autunno.

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21 Ottobre 1904, autunno a Torriglia

Nel tempo d’autunno, nel tempo del ritorno nella grande casa di campagna.
Una villa tanto amata, immersa tra alberi possenti, all’ombra di rami dalle foglie dorate, nella stagione di mezzo, tra il caldo potente dell’estate e il rigido inverno.
Ogni volta che si andava lassù tra le ragazze si diffondeva un’emozionata concitazione: era un piccolo evento caro a tutte loro, ne avrebbero conservato il ricordo per sempre.

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Il viaggio per arrivare a Torriglia pareva un’avventura interminabile e per ingannare l’attesa si perdevano in chiacchiere e in amabili conversazioni, ne avevano di cose da dirsi!
Sorelle, amiche, complici, da sempre.
In quella casa.
Il fuoco nel caminetto, le castagne profumate, le luci fioche a rischiarare le stanze.
E i passi sulle scale, la tovaglia bianca decorata a punto intaglio, la zuppiera fumante e il grande tavolo rotondo attorno al quale si riuniva la famiglia.
E i momenti da ricordare.
E la camicetta più elegante, quella con i pizzi e le trine.
E i capelli folti e indomabili, ti ricordi quanta fatica per pettinarli?

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Le acconciature composte, un abito con le maniche importanti.
E gli sguardi, le espressioni serie.
Ti ricordi quel giorno a Torriglia?

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La più timida di tutte loro là dietro, in piedi.
La più ambiziosa invece sfoggia l’abito più ricercato, così femminile e vezzoso con quel grande fiocco che cade sul suo petto.
Ti ricordi la sua leggerezza? Era impalpabile, come una nuvola.

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Su questa fotografia una calligrafia garbata ha lasciato una dedica e una data: 21 Ottobre 1904.
E mentre voi leggete e forse immaginate le vite e le emozioni di queste ragazze di un altro secolo provate a pensare a questo istante esatto di 112 anni fa.
A Torriglia, in autunno.
Le giovani donne in posa per il fotografo andavano spesso a Torriglia, forse davvero avevano una grande casa lassù, ancora una volta ho giocato con la fantasia.
In un’altra foto che le ritrae sono insieme ad altre persone, di tutti loro vi ho già parlato in questo post.

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E là, nel gruppetto di famiglia mi pare di riconoscere certi visi, ad esempio osservate la ragazza che sorride divertita al centro di questa immagine.

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Credo di rivederla qui, mi sembra la prima sulla sinistra.

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Era un giorno d’autunno, era un tempo che non è più.
A Torriglia, il 21 Ottobre 1904.

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Dell’autunno

Dell’autunno amo i colori, i toni caldi del primo albero ad ingiallire mentre i suoi rami sono scossi dal vento inquieto.

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E amo le foglie tenaci che arrossano i muri, abbarbicate come speranze eterne.

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E le foglie cadute, piccole meraviglie avventurose.

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E quelle leggere che intatte si posano sulla strada e si lasciano sollevare dal soffio del destino.

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Dell’autunno amo i profumi e i sapori, una passeggiata al Mercato Orientale dona tutte le preziosità di questa stagione dai toni dorati.
E sono pannocchie gialle e lucenti.

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E zucche screziate di verde e d’arancio.

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E fichi d’India succosi e densi di sole, si assaporano già sul finire dell’estate ma l’autunno è il loro trionfo.

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E poi i funghi odorosi e deliziosi.

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Io non ho l’abitudine di acquistarli, mi piace trovarli così, nel bosco.

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Aroma di autunno, profumo inconfondibile ed impagabile.

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Dell’autunno amo le castagne.
E quando ero ragazzina mi piaceva comprarmi un cartoccio di caldarroste, poi per sbucciarle mi ritrovavo con le mani tutte nere ma la questione, nel complesso, era poesia pura.
Una delle gioie vere della vita, a dir poco.

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L’autunno è uva dolce e pampini.

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E in certi quartieri questa stagione veste le piazze e le vie con i suoi colori intensi, al Carmine è il tempo del giuggiolo e dei suoi piccoli doni.

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Ed è anche il tempo del melograno proteso verso l’azzurro.

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Questo albero temerario si affaccia da un giardino, dondola sulla creuza con i suoi rami carichi di frutti.
In tono con le case, una magia.

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E un altro melograno ravviva un tratto di Via Pagano Doria, sono rimasta a guardare a lungo la sua prepotente bellezza.

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Dell’autunno amo le sfumature delicate ed intense.
E una porta.
E una persiana e i vasetti di coccio.
E un cestino appeso ad una corda.

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E un rampicante avvinghiato alla ringhiera.
Le foglie ingiallite, il mare sullo sfondo, il cielo terso.

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Dell’autunno amo profumi, colori e atmosfere.
E il cielo che si veste di oro e d’arancio, nell’intensità delle sere d’autunno.

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Incontri d’autunno al Carmine

Scendendo al Carmine, un pomeriggio di settembre.
E già ci sono le suggestioni d’autunno, sulla creuza, sui muretti, alle finestre.
Ancora.
Ancora una finestra, questa.

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Mi sono soffermata ad osservarla perché vestiva i colori della nuova stagione.
Bruno, arancio e ocra.
E poi, dopo, mi sono accorta che su quei rami c’erano diverse graziose ospiti, le tortore.

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Heilà, Miss Fletcher, qual buon vento ti conduce da queste parti?

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Indaffarate, instancabili, ho provato a contarle ma non ci sono riuscita.

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Da un ramo all’altro, un continuo gioioso andirivieni.

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Un battito d’ali, un fremito tra le foglie.
Al Carmine, un pomeriggio di settembre.

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Quadri di stagione.
Il caso.
In autunno.

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E certo, le tortore avevano le loro buone ragioni per saltellare su e giù.
Ora di cena.
Un pomeriggio di settembre.

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Con i colori intensi dell’autunno.

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L’autunno di Genova, tra foglie e tortore, in Salita di Carbonara.

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Tempo d’autunno

E poi è arrivato il vento, vento d’autunno fresco e inquieto.
Ed è rimasto un solo giorno, a preannunciare il tempo di una stagione che sta per iniziare, per me è giunto il momento di tornare a Genova.
Ed io ho sempre da ringraziare per la bellezza che mi regalano questi luoghi, è stata una splendida estate.
Qui, nel mio paesino, dove le rondini si posano sui fili della luce e poi se ne stanno lì a cianciare.

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Estate calda e piena di sole, poca pioggia ha interrotto questi mesi appena trascorsi.
E quando è venuta ho saputo dove posare gli occhi, verso la mia pozzanghera, sempre lei, incantevole specchio di Fontanigorda.

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Estate di riflessi, di passeggiate, di alberi svettanti e di suoni gentili.

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E poi, piano piano.
Le foglie sono cadute.
Sui sentieri, sui sassi, sull’acqua.

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Le strade si sono vestite di sfumature calde, l’estate si allontana e la nuova stagione avanza.

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Il bosco indossa nuovi colori.
E ocra e oro iniziano a predominare sul verde.

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Si torna a casa.
Ciao Fontanigorda, in questo settembre appena iniziato il cielo verso sera a volte si infuoca e si accende di toni d’arancio.

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Ciao Fontanigorda, luogo del mio cuore, arrivederci a presto, ti saluto in questo scorcio d’estate che se ne va leggera e lieve come un volo di farfalla.
E su quelle ali delicate ci sono i toni e i colori del tempo d’autunno.

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Estate indiana

C’è il sole, il sole che picchia sulla linea dell’orizzonte.
E sulle panchine, sugli alberi protesi verso l’abisso, sui fiori gialli, sugli scogli che affiorano dall’acqua salmastra.
Sulla passeggiata di Bogliasco.
E intanto danzano le ombre della ringhiera.

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E il tempo scorre, lento e pigro, fa davvero caldo.
La chiamano Estate di San Martino, gli americani la definiscono Indian Summer, indica quel periodo d’autunno che regala giornate dal clima estivo.
E poi.
E poi c’è un viaggio.
E maniche corte, abiti leggeri e scarpe comode per inerpicarsi lungo le strade della Riviera.
E sogni, da qualche parte, negli zainetti.
A volte nel nostro bagaglio portiamo con noi le nostre emozioni, i batticuori, i sorrisi che non dimenticheremo.
Il sole illumina il sagrato della chiesa e la casa che si affaccia sul blu, accarezza i gabbiani in volo e una barca che prende il largo.
Seduti sul muretto viaggiatori di Liguria, al tempo dell’estate indiana.

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Salita Emanuele Cavallo e Salita Accinelli, storie di creuze

Non tutte le creuze sono uguali, talune precipitano verso il mare e terminano davanti agli scogli battuti dalle onde, altre paiono salire all’infinito.
Passeggiando in Via Domenico Chiodo in un soleggiato giorno d’autunno la luce rimbalza sulla strada.

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E davanti a te c’è il panorama immenso di Genova.

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Non tutte le creuze sono uguali, certe sono dedicate a personaggi che si distinsero per il loro valore, di Emanuele Cavallo tornerò a parlarvi.

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Sale la creuza e pochi forse rammentano che questa viuzza ripida e caratteristica ha un sinistro passato.
Gradino dopo gradino conduce lassù, verso le Mura delle Chiappe e di Sant’Erasmo.

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Io ho percorso l’altro tratto che scende e la collega a Salita Accinelli, ho camminato tra le case rischiarate dal sole e nulla svela ciò che vi accadde in altri secoli.

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Come narra Amedeo Pescio un tempo questa via ariosa era denominata Salita dell’Agonia in quanto veniva percorsa dai condannati a morte che trovavano la fine sulle forche rizzate al Castellaccio.

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Lunga e faticosa era la strada verso il supplizio finale, ai nostri giorni è svanita la memoria di quegli anni cupi e Salita Emanuele Cavallo si perde nel blu del cielo sereno.

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L’autunno sulle creuze ha i colori dei boschi e della pioggia.

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E ha muraglioni rivestiti di foglie.

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E non c’è vento, resta immobile sospeso nell’aria un ramo arrossato dal tempo.

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E trovi sempre qualcuno che cerca il suo posto al sole.

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Un portone, i vasi con le piante grasse.

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I colori di una stagione che muta, nei tronchi degli alberi, nelle case, nei mattoni.

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E foglie vivaci contro il turchese del cielo.

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Terrazzi, portoni e laggiù l’orizzonte del nostro mare.

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E l’autunno avanza, trova il suo modo per manifestarsi nella bella creuza dal tragico passato.

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C’è un tratto dove la via si biforca, alla vostra destra si imbocca Salita Accinelli.

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Non tutte le creuze sono uguali, se tu guardi indietro alcune paiono non finire mai.

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E anche la salita dedicata allo studioso Francesco Maria Accinelli ha un tetro passato, un tempo era detta Montà da Morte, era la strada che si usava per riportare giù i cadaveri di coloro che erano stati giustiziati al Castellaccio, quegli stessi uomini dolenti che con fatica erano andati incontro al loro destino percorrendo Salita Emanuele Cavallo.

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Il tempo cancella le memorie e posa un velo sulla nostra storia lontana, in Salita Accinelli fioriscono i ciclamini e le piantine poste nei vasi fissati al muro.

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E poi d’un tratto, tra le case, emerge il profilo delle alture perduto in certe nuvole vaghe.

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Salita, scalini e cielo.

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C’è ancora un tratto di Salita Accinelli che scende verso Castelletto, ho percorso tante volte i gradini di questa creuza, mi ricordano gli anni della mia prima adolescenza.

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E mi rammentano corse a perdifiato con le amiche di allora, festicciole dove c’era sempre qualcuno che suonava la chitarra e canzoni di Lucio Battisti cantate a squarciagola.

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Non tutte le creuze sono uguali, alcune le percorri sul filo delle tue memorie.

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E poi ti volti indietro e sai che i posti che per te hanno un significato possono essere nulla per gli altri.
I ricordi sono come le foglie cadute sulla creuza, basta un soffio di vento e tornano a turbinare.

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E restano nei luoghi ai quali appartengono, luoghi che nel passato lontano sono stati scenario di tetre inquietudini.
E il tempo posa il suo velo sottile sopra ogni istante trascorso, mentre continuano a ad arrossarsi le foglie sulla creuza.

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Alberi d’autunno e castagne a Fontanigorda

Vi porto ancora nel mio paesino, a Fontanigorda, nei colori dell’autunno della Val Trebbia.
C’è qualcosa di magico nelle sfumature di questa stagione, c’è qualcosa che non so spiegare.

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La strada delle mie passeggiate estive, ombrosa e silenziosa.

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E in un giardino un albero fremente di foglie dorate.

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In estate percorro spesso questa viuzza, al termine c’è la cascina dove si crogiolano al sole certi gatti pigri.
E in ottobre come sarà? Uguale, certi tipetti sanno come godersi la vita!

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L’albero maestoso si staglia contro il cielo sereno.

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Le case dei villeggianti, la maggior parte ha le persiane chiuse ma c’erano comunque diversi turisti del weekend.

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La piazza e la magia del tempo che muta e ricrea nuova vita e la trasforma.

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E scolora, si confonde, dal verde al giallo.

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Credi di aver già visto tutto in certi luoghi ma non è mai realmente così, l’universo sa svelare meraviglie anche nei posti che si conoscono bene.

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Autunno è anche foglie rosse a cascata sulle scale e sui cancelli.

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E sul pergolato del negozio di Maurizio dove in estate ci mettiamo in coda per la nostra spesa.

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L’autunno è luce chiara, silenzio e foglie fruscianti che ondeggiano nell’aria.

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Nel tempo dei boschi generosi e prodighi.

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E i miei amici hanno un giardino che curano con infinito amore, è sempre fiorito e rigoglioso anche di alberi da frutto.

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Una ad una le mele hanno riempito il cestino.

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Tutto attorno i castagni donano la loro bontà.

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Cadono i ricci, cadono giù.
E occorre un po’ di attenzione, devo dirvi che li ho presi anche in testa.
Cadono, cadono giù, precipitano al suolo e rimbalzano su un tappeto di foglie.

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Raccogli le castagne nel bosco.
E mentre sei sotto agli alberi comprendi che questo gesto semplice e antico ti riconnette con l’armonia della natura, è un gesto che appartiene a ognuno di noi anche se non fa parte del nostro quotidiano.
Un ritmo lento, umano, vero.
E ogni foglia è lo scrigno di un tesoro prezioso.

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E mentre sei chino tra i ricci, chi arriva?
Indovinate un po’!

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Felici incontri d’autunno, sulle foglie brunite dal tempo.

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I colori caldi dell’oro e della madre terra che si manifesta nella sua perfezione.

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Una, due, tre castagne.

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E non smetteresti mai, è un rito semplice e appagante.

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Una, due, tante castagne nel cestino di vimini.

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Se anche voi volete gustare questa bontà sappiate che domani, come ogni anno, a Fontanigorda si terrà la tradizionale castagnata.
E’un suggerimento per una gita e un’occasione per visitare il mio paesino se non lo conoscete, sentirete profumo di caldarroste e molte altre delizie.
E gli alberi avranno ancora mutato colore, l’autunno avanza e gioca a intingere i suoi pennelli in tinte vivaci.

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Così accade nella luce calda di ottobre, tra i monti della Val Trebbia.

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