Esposizione Italo-Americana del 1892: regate a vela e a remi

Accadde nel 1892, in quell’anno glorioso si celebravano i 400 anni della scoperta dell’America e la città di Genova, per celebrare il più celebre dei suoi figli, organizzò in onore di Cristoforo Colombo la grandiosa Esposizione Italo-Americana che ebbe inizio ai primi di luglio per terminare poi ai primi di dicembre.
Numerosissimi furono gli eventi e le iniziative, ovviamente è impossibile narrarli tutti in breve e allora oggi vi porterò in riva al mare blu come quello che condusse con le sue onde il prode Colombo verso fama imperitura.
Qui, su quell’azzurro spumeggiante, si tennero le regate a vela e a remi, traggo le notizie che vi narro dal volume Cronache della Commemorazione del IV Centenario Colombiano edite a cura del Municipio proprio in quel 1892.
Dunque, a promuovere le splendide regate a vela fu il Regio Yacht Club Italiano e moltissime furono le imbarcazioni che presero il mare.
Il campo di regata comprendeva un triangolo che aveva i suoi vertici nei tre seguenti punti: all’estremità del Molo Lucedio, davanti a Sampierdarena e a Quinto al Mare.
Gli yachts e le candide vele si sfidarono ai primi di agosto, il vento di scirocco favorì la navigazione.

Cari amici, non sto a elencarvi i nomi dei partecipanti, erano davvero tanti e certo si trattava del fior fiore della buona società, tra di essi figura anche il Capitano Enrico d’Albertis, il volume riporta con precisione i risultati delle diverse gare.
Ovviamente non mancarono le occasioni mondane e la sera dell’otto agosto nello scenario della sfavillante Villetta Serra riccamente illuminata si tenne un esclusivo garden party, la sala al piano terreno era adornata con le bandiere di tutte le nazioni.
Ecco l’augusta nobiltà cittadina, fanno sfoggio di raffinatezze le elegantissime signore dell’olimpo genovese e forestiere, così recita l’articolo di Il Secolo XIX riportato sul libro.
Non mancava il sindaco Barone Andrea Podestà e con lui molti notabili della città.
Venne poi la metà del mese e dal 14 al 16 si tennero nel Porto di Genova le regate internazionali a remi.
Il pubblico sulle tribune che circondavano il palco reale ammirò compiaciuto lo spettacolo straordinario delle regate.

Tratto da Cronache della Commemorazione del IV Centenario Colombiano
Volume di mia proprietà

L’Italia annoverava atleti provenienti da città diverse e schierò nelle diverse gare equipaggi con sportivi provenienti da Genova, Milano, Torino, Piacenza, Pavia, Livorno e Firenze.

E così si legge:

“Lungo il campo delle regate due lunghe file di navi da guerra, yachts e grossi vapori della Navigazione Generale Italiana e di altri armatori completavano il quadro grazioso a cui era sfondo splendido il Superbo Porto di Genova.”

Le giornate si conclusero con le cerimonie di premiazione dei vincitori e con il brindisi alla gloria dei partecipanti.
Furono giornate memorabili per Genova, furono tempi di festa e di celebrazione.
In onore di Cristoforo Colombo, fiero navigatore e illustre figlio della Superba.

Genova, lunedì 1 Settembre 1930

Inizia così il mese che conduce all’autunno, piano l’aria si fa più fresca e le giornate diventano sempre più corte.
Compiamo insieme un viaggio nel tempo per approdare ad un giorno come questo in un altro anno: era lunedì 1 Settembre sulla spiaggia di Genova, così si legge a tergo di questa fotografia.
Uno scampolo di estate che suscita ancora il desiderio di svagarsi e di gettarsi tra il fragore gioioso delle onde, godendo dell’ultimo sole che generoso ancora intiepidisce i sassi.
Là, sulla riva, c’è una barca a remi adagiata sulla spiaggia e ci sono loro due, vicine e in posa: i costumi un po’ vezzosi con il cinturino e la riga di colore più chiaro, una collana, un cappellino in testa, le scarpe chiare con il passante.
E poi la mano sul fianco, i capelli corti secondo i dettami della moda, la posa sicura e la foto ricordo di una giornata trascorsa sulla spiaggia alla fine della stagione.
E poi, poi verranno anni difficili e complicati e si penserà con rimpianto a quella semplice felicità che sembrerà forse lontana e irraggiungibile, con l’incertezza e la speranza nel cuore.
E alla mente tornerà la melodia dell’onda sciabordante sulla riva e quel frusciare leggero del vento tra i capelli, pensando con nostalgia a quel 1 Settembre 1930 sulla spiaggia di Genova.

Rotte

Non sono tutte uguali le rotte, sono come percorsi dell’esistenza, ogni barca giunge a destinazione in maniera diversa.
Certi vascelli avanzano sicuri, fendendo l’acqua, si spingono lontani, in cerca di avventura.
Osano, incuranti dei pericoli, coraggiosi tentano di raggiungere la propria meta e quasi si perdono là, svanendo lentamente all’orizzonte.
Una barca disegna una linea perfetta e non esita, naviga con vento favorevole e con buona fortuna.
Un’altra resta e si lascia appena cullare dalle onde.
E mentre il mare canta la sua musica dondola piano: ha trovato il suo porto, la sua quiete, la sua felicità e il suo destino.

Di nuovo estate

E poi è di nuovo estate.
Arriva piano, come una barca che lenta fende la superficie dell’acqua e dondola e danza, nell’equilibro magnifico di una nascente avventura.
Estate è ancora colori, luce, fresche fragranze, profumo intenso di ritrovata libertà.
Poi, a volte, non sai nemmeno tu quale sia la tua meta e quale terra ti attenda oltre l’orizzonte, a volte semplicemente ti metti in viaggio.
E segui una strada, una rotta, un destino.
E non sai dove arriverai.
Ed è estate.
E arriva con questa dolcezza, come la vela che sospinta dal vento affronta le onde increspate del mare.

Primi giorni sulla spiaggia

E poi te li ricordi i primi giorni sulla spiaggia?
Là, seduta sui sassi, sullo sfondo una fila di cabine, non so indovinare di quale luogo si tratti ma potrei immaginare che sia il ponente genovese o forse qualche località nella provincia di Savona.
Ed erano davvero i primi giorni e c’eravate voi tre.
Ecco il tuo fratellino con i suoi riccioli ribelli, le guance arrossate come piccole pesche mature, le fossette e la sua faccetta buffa.
La mamma, con il suo abito leggero e semplice, il sorriso limpido e solare.
E tu.
Tu hai i capelli chiari, la riga in mezzo e le treccine raccolte sul capo, sorridi spensierata e allegra.
E strizzi gli occhi anche, hai il sole davanti e tutta la vita che ti attende.
Porti il costume intero, stai così seduta su quei sassi, su una spiaggia quasi deserta, tra le barche tirate a riva.
Ti sei tolta i sandaletti e te ne stai a piedi scalzi e questa ti sembra una bellissima libertà.
Ti guardo e penso che, in altri anni e in epoche diverse dalla tua, siamo tutte state la bambina che eri tu.
Senza pensieri, felice solo del suono del mare, dei giochi nell’acqua, delle corse a perdifiato, delle piccole conchiglie che stringevi tra le mani.
Un’immagine, a volte, racconta una felicità comune, un sentimento di gioia già provato.
E tu eri là seduta sui sassi ed erano i primi giorni sulla spiaggia.

Pegli: una cartolina dai Bagni Italia

E così venne l’estate anche ai Bagni Italia di Pegli.
E là, sul ridente e placido litorale del ponente genovese, la vita era dolce e scorreva piacevolmente scandita dal fragore delle onde che lente si frangevano sulla riva.
Una fantasia di toni marini, il molo, i gozzi a riposare sui sassi.
Ed era il mese di luglio del 1925 quando qui giunse una certa Carolina, fu lei a spedire questa cartolina a Buenos Aires, la destinataria era una certa signorina Natalia che, dall’altra parte del mondo, si ritrovò tra le mani questo cartoncino e l’immagine di Pegli.
Pensate a quanti sguardi si sono posati su questa veduta e quali percorsi misteriosi abbiano poi ricondotto qui questa cartolina che ora è parte della mia piccola collezione.

E vi dicevo di Carolina e del suo soggiorno, alla sua amica lei scrive che questa è proprio una bella spiaggia.
Anche lei, come gli altri bagnanti, si sarà scelta il suo posticino al sole.
C’è chi rema vigorosamente, chi se ne resta seduto sui sassi e chi si rinfresca nell’acqua frizzante del mare, alcuni stringono anche un salvagente.

E così, in questo incantevole scenario, scorre una bella giornata d’estate.
Vi ho mostrato alcuni dettagli di questa cartolina prescelta dalla nostra turista in quel tempo lontano, nell’angolo in alto a sinistra sono stampati anche alcuni versi firmati da un certo Caldirola e così recitano:

Lento, mite, instancabile,
ne la diffusa chiarità solare
i suoi mister con voce carezzevole
mormora il vasto mare.

E venne l’estate ai Bagni Italia di Pegli e così la vide anche Carolina.

Ancora vele

Ancora vele, navigano serene sull’orizzonte blu.
Ancora vele come altre che vedemmo in stagioni diverse, in certi momenti di quiete in cui ci fermammo a cercarle e a seguire il loro viaggio lieve.
Ancora vele, ancora ne verranno e ancora ci attarderemo ad osservarle, cercando di indovinare la loro destinazione e il porto verso il quale sono dirette.
Immaginando il vento, gli spruzzi di sale, i capelli scompigliati, quel dolce dondolio sull’acqua.
Ancora vele, una ha il colore del bosco e della speranza.

Ancora vele e ognuna trova il suo spazio per navigare.
Ancora vele e ci sono anche altre barche, una disegna il mare e lascia dietro di sé una frizzante scia di spuma bianca.
Ancora vele, ancora attese, ancora scoperte nuove e rive da raggiungere.
Ogni volta, forse, con nuovo entusiasmo, come sempre sono le esperienze belle dell’esistenza.

E ancora vele, nel mare calmo e nel cielo sereno, in una quieta geometria di un giorno d’inverno che tra questi colori appare un vero preludio di primavera.
Come certi viaggi: la meta è la rinnovata felicità e un destino ritrovato.

Ancora vele, una si allontana solitaria, mentre il cielo si copre di nuvole e il mare si veste di toni di pallido argento.
E la vela va, senza timore.
E ancora avanza, con meritevole ottimismo.
Con la bellezza di quei momenti della vita che sempre ritornano, ricercando ancora il sole.

Una vela tra gli olivi

Quando poi piano la luce si affievolisce, in un pomeriggio d’inverno.
A Sant’Ilario, magnifico balcone che si affaccia sul mare di Nervi con le sue case abbarbicate lassù in quel paradiso di bellezza senza eguali.
Ed è freddo in questi giorni di gennaio, spira il vento e poi si placa dopo aver sospinto le nuvole a coprire il sole.
E poi la brezza ritorna ancora più potente, scompiglia le cime degli alberi e a loro regala la sua inquietudine.
Una vela passa, lo scafo solca il mare e lascia la sua scia.
E resta, appena per qualche istante, nella cornice degli olivi di queste terre mentre sfumature di pesca imperlano l’orizzonte, nel tempo d’inverno davanti a Sant’Ilario.

Una mattina di gennaio

E poi il blu incontra l’azzurro una mattina di gennaio al Porto Antico.
Mentre le grandi navi da crociera attendono il momento giusto per salpare e condurre i loro rilassati passeggeri sull’alto mare.
Ognuno però ha il proprio viaggio e ognuno viaggia ad un diversa velocità.
E così io cammino e poi mi fermo davanti alla ringhiera ad osservare: una barca lentamente lascia la banchina e prende il largo, mentre la brezza fresca sfiora il viso e il sole accarezza la pelle.
Nel frattempo certi remi sospinti da braccia giovani e vigorose fendono la superficie dell’acqua e le canoe svelte si avvicinano.
Ognuno ha il proprio viaggio, mentre l’azzurro incontra il blu.

Sulla riva di San Fruttuoso di Camogli

È tempo di sole che arde e riscalda le pietre e i sassi, sulla riva di San Fruttuoso di Camogli.
È profumo di alberi dalle fronde generose tra le rocce scoscese dove l’onda batte e si disfa all’improvviso per poi ritornare ancora.
E la natura pronuncia le sue parole, in questo spicchio prezioso di costa nel levante ligure.

È un tempo lento e ha la dolcezza semplice di certe usanze antiche, è tempo di gente di mare dalle facce franche e dalle mani ruvide.
È un tempo che scorre via, mentre pescatori laboriosi e taciturni sbrogliano con pazienza le reti che gettano negli abissi per catturare i pesci.
Sono vite faticose, sono giorni da conquistare.
Sulle tavole si portano il pane rustico, i sapori della terra, l’olio profumato e il vino delle terre aspre della Liguria.

E sventolano i panni nell’aria intrisa di sale e spesso canta il vento: a volte è appena un soffio, a volte è tempesta ma la gente di mare sa ascoltare e comprendere le parole delle onde.
E anche le barche riposano: ogni nuovo giorno porta una nuova fatica ma anche una rinnovata speranza.
E tutto si immagina osservando una fotografia d’epoca nella quale si vedono quella spiaggia, quelle casette, quelle finestre e il portico: è un tempo lontano e si resta là, ad osservare l’orizzonte increspato di onde, mentre la vita segue il suo ritmo antico, sulla riva di San Fruttuoso di Camogli.