Sulla spiaggia di Santa Margherita Ligure

Partiamo, felici e spensierati, per un nuovo viaggio nel tempo che ci condurrà alla nostra meta, una località incantevole sulla riviera di Levante.
In una dolcezza di profumi fragranti e di colori vivaci così si mostra la bella Santa Margherita Ligure, molte delle sue case sono dimore di pescatori che ogni giorno sfidano il mare e le onde e gettano giù le reti per poi tirarle su cariche di pesci.
Il sole brilla, in questo tempo distante, con la sua luce rischiara le case che si affacciano sulla spiaggia.

Ci sono le barche tirate a riva, c’è un piccolo carretto lasciato lì sui sassi, una tettoia ripara questi bagnanti perché la calura si fa sentire qui sulla riviera.
È una spiaggia che non sapremmo immaginare in questa maniera, eppure, ancora una volta, restiamo ad osservare il tempo perduto con sguardo incantato.

E c’è chi prende il largo su una barchetta e chi invece si avventura con una piccola canoa mentre alcuni aspettano solo il momento opportuno per tuffarsi nel blu!

Il tempo scorre e i luoghi mutano, eppure in un certo modo tutto pare conservare il proprio passato, mentre l’onda lenta lambisce la riva.

Così si svela, in una cartolina del passato, la spiaggia dell’Hotel Belle Vue di Santa Margherita Liguria, nella magnifica dolcezza della riviera.

Una nuova estate

Arrivò poi una nuova estate.
Portò, come il vento frizzante del mare, un senso di leggerezza e di sollievo, proprio come una placida onda che infine si disfa sulla riva.
Arrivò così una nuova estate, la sabbia era calda, il sole faceva luccicare la superficie del mare.
Lei guardò l’orizzonte, poi si fermò appena per un istante.
Seguiva la moda, era elegante anche alla spiaggia, con quella collana importante, i capelli raccolti e la pelle appena ambrata.
Rimase ferma, appoggiandosi con grazia alla barca, mentre un refolo di brezza marina le accarezzava il viso.
Sorrise appena, pensando con gioia alla bellezza di una nuova estate.

Merenda tra le barche

E così finalmente ecco il sole di maggio e i colori accesi della primavera davanti al mare di Corso Italia.
Una dolcezza ritrovata che sempre dona quiete al cuore.
Le vele, l’azzurro e quel lento dondolare.

E gli scogli, l’orizzonte da catturare, mentre certe barche restano in attesa di nuove partenze.

Alcun si dedicano alla pesca mentre un remo fende l’acqua e una barchetta turchese come quel mare prende il largo in un questa dolce tranquillità.

E qualcuno ne approfitta per far merenda, tra i ciottoli levigati dal salino e le barche tirate a riva.

Era un bella briciola sostanziosa e invitante, perfetta per un piccoletto così!

Mentre attorno c’era tutto questo azzurro di primavera e di Genova.

E certe candide vele si lasciavano condurre dalla brezza leggera.

E alcuni restavano lì, davanti al muretto, a scrutare le barche, i pescatori, il confine del mare e il cielo limpido.

Mare, vele e libertà

E poi il sole brillante rimbalza sul mare e fa luccicare l’acqua che si increspa appena.
Ed è blu, turchese, celeste e bianco di vele che sospinte da favorevoli venti prendono il largo verso mete sconosciute.
Il mare, da sempre e per sempre, è simbolo di assoluta libertà, con quell’orizzonte infinito del quale non si sa immaginare il confine.

E navigano le vele, leggere si inseguono e si alternano in una danza che pare non terminare mai.

Alcune si inchinano alla forza del vento e alla maestà del mare.

È un dono prezioso poter sentire la brezza marina, il salmastro che sfiora la pelle, la vita che richiama altra vita e altra bellezza.
Così incedono le vele, nell’avventura di una giornata lieta.

Maestose regine di un panorama armonioso e così lineare eppure unico.

Candide e chiare, come la spuma che si dissolve sui sassi quando le onde si frangono inquiete.

Così ho veduto queste vele, lievi sul mare davanti a Corso Italia, sospinte dal vento e dal desiderio di libertà.

Esposizione Italo-Americana del 1892: regate a vela e a remi

Accadde nel 1892, in quell’anno glorioso si celebravano i 400 anni della scoperta dell’America e la città di Genova, per celebrare il più celebre dei suoi figli, organizzò in onore di Cristoforo Colombo la grandiosa Esposizione Italo-Americana che ebbe inizio ai primi di luglio per terminare poi ai primi di dicembre.
Numerosissimi furono gli eventi e le iniziative, ovviamente è impossibile narrarli tutti in breve e allora oggi vi porterò in riva al mare blu come quello che condusse con le sue onde il prode Colombo verso fama imperitura.
Qui, su quell’azzurro spumeggiante, si tennero le regate a vela e a remi, traggo le notizie che vi narro dal volume Cronache della Commemorazione del IV Centenario Colombiano edite a cura del Municipio proprio in quel 1892.
Dunque, a promuovere le splendide regate a vela fu il Regio Yacht Club Italiano e moltissime furono le imbarcazioni che presero il mare.
Il campo di regata comprendeva un triangolo che aveva i suoi vertici nei tre seguenti punti: all’estremità del Molo Lucedio, davanti a Sampierdarena e a Quinto al Mare.
Gli yachts e le candide vele si sfidarono ai primi di agosto, il vento di scirocco favorì la navigazione.

Cari amici, non sto a elencarvi i nomi dei partecipanti, erano davvero tanti e certo si trattava del fior fiore della buona società, tra di essi figura anche il Capitano Enrico d’Albertis, il volume riporta con precisione i risultati delle diverse gare.
Ovviamente non mancarono le occasioni mondane e la sera dell’otto agosto nello scenario della sfavillante Villetta Serra riccamente illuminata si tenne un esclusivo garden party, la sala al piano terreno era adornata con le bandiere di tutte le nazioni.
Ecco l’augusta nobiltà cittadina, fanno sfoggio di raffinatezze le elegantissime signore dell’olimpo genovese e forestiere, così recita l’articolo di Il Secolo XIX riportato sul libro.
Non mancava il sindaco Barone Andrea Podestà e con lui molti notabili della città.
Venne poi la metà del mese e dal 14 al 16 si tennero nel Porto di Genova le regate internazionali a remi.
Il pubblico sulle tribune che circondavano il palco reale ammirò compiaciuto lo spettacolo straordinario delle regate.

Tratto da Cronache della Commemorazione del IV Centenario Colombiano
Volume di mia proprietà

L’Italia annoverava atleti provenienti da città diverse e schierò nelle diverse gare equipaggi con sportivi provenienti da Genova, Milano, Torino, Piacenza, Pavia, Livorno e Firenze.

E così si legge:

“Lungo il campo delle regate due lunghe file di navi da guerra, yachts e grossi vapori della Navigazione Generale Italiana e di altri armatori completavano il quadro grazioso a cui era sfondo splendido il Superbo Porto di Genova.”

Le giornate si conclusero con le cerimonie di premiazione dei vincitori e con il brindisi alla gloria dei partecipanti.
Furono giornate memorabili per Genova, furono tempi di festa e di celebrazione.
In onore di Cristoforo Colombo, fiero navigatore e illustre figlio della Superba.

Genova, lunedì 1 Settembre 1930

Inizia così il mese che conduce all’autunno, piano l’aria si fa più fresca e le giornate diventano sempre più corte.
Compiamo insieme un viaggio nel tempo per approdare ad un giorno come questo in un altro anno: era lunedì 1 Settembre sulla spiaggia di Genova, così si legge a tergo di questa fotografia.
Uno scampolo di estate che suscita ancora il desiderio di svagarsi e di gettarsi tra il fragore gioioso delle onde, godendo dell’ultimo sole che generoso ancora intiepidisce i sassi.
Là, sulla riva, c’è una barca a remi adagiata sulla spiaggia e ci sono loro due, vicine e in posa: i costumi un po’ vezzosi con il cinturino e la riga di colore più chiaro, una collana, un cappellino in testa, le scarpe chiare con il passante.
E poi la mano sul fianco, i capelli corti secondo i dettami della moda, la posa sicura e la foto ricordo di una giornata trascorsa sulla spiaggia alla fine della stagione.
E poi, poi verranno anni difficili e complicati e si penserà con rimpianto a quella semplice felicità che sembrerà forse lontana e irraggiungibile, con l’incertezza e la speranza nel cuore.
E alla mente tornerà la melodia dell’onda sciabordante sulla riva e quel frusciare leggero del vento tra i capelli, pensando con nostalgia a quel 1 Settembre 1930 sulla spiaggia di Genova.

Rotte

Non sono tutte uguali le rotte, sono come percorsi dell’esistenza, ogni barca giunge a destinazione in maniera diversa.
Certi vascelli avanzano sicuri, fendendo l’acqua, si spingono lontani, in cerca di avventura.
Osano, incuranti dei pericoli, coraggiosi tentano di raggiungere la propria meta e quasi si perdono là, svanendo lentamente all’orizzonte.
Una barca disegna una linea perfetta e non esita, naviga con vento favorevole e con buona fortuna.
Un’altra resta e si lascia appena cullare dalle onde.
E mentre il mare canta la sua musica dondola piano: ha trovato il suo porto, la sua quiete, la sua felicità e il suo destino.

Di nuovo estate

E poi è di nuovo estate.
Arriva piano, come una barca che lenta fende la superficie dell’acqua e dondola e danza, nell’equilibro magnifico di una nascente avventura.
Estate è ancora colori, luce, fresche fragranze, profumo intenso di ritrovata libertà.
Poi, a volte, non sai nemmeno tu quale sia la tua meta e quale terra ti attenda oltre l’orizzonte, a volte semplicemente ti metti in viaggio.
E segui una strada, una rotta, un destino.
E non sai dove arriverai.
Ed è estate.
E arriva con questa dolcezza, come la vela che sospinta dal vento affronta le onde increspate del mare.

Primi giorni sulla spiaggia

E poi te li ricordi i primi giorni sulla spiaggia?
Là, seduta sui sassi, sullo sfondo una fila di cabine, non so indovinare di quale luogo si tratti ma potrei immaginare che sia il ponente genovese o forse qualche località nella provincia di Savona.
Ed erano davvero i primi giorni e c’eravate voi tre.
Ecco il tuo fratellino con i suoi riccioli ribelli, le guance arrossate come piccole pesche mature, le fossette e la sua faccetta buffa.
La mamma, con il suo abito leggero e semplice, il sorriso limpido e solare.
E tu.
Tu hai i capelli chiari, la riga in mezzo e le treccine raccolte sul capo, sorridi spensierata e allegra.
E strizzi gli occhi anche, hai il sole davanti e tutta la vita che ti attende.
Porti il costume intero, stai così seduta su quei sassi, su una spiaggia quasi deserta, tra le barche tirate a riva.
Ti sei tolta i sandaletti e te ne stai a piedi scalzi e questa ti sembra una bellissima libertà.
Ti guardo e penso che, in altri anni e in epoche diverse dalla tua, siamo tutte state la bambina che eri tu.
Senza pensieri, felice solo del suono del mare, dei giochi nell’acqua, delle corse a perdifiato, delle piccole conchiglie che stringevi tra le mani.
Un’immagine, a volte, racconta una felicità comune, un sentimento di gioia già provato.
E tu eri là seduta sui sassi ed erano i primi giorni sulla spiaggia.