L’ultima luce

Quando cerchi l’ultima luce c’è un posto a Genova dove il bagliore del sole sa catturare il tuo sguardo.
Accade là, al Porto Antico, dai Magazzini del Cotone.
E quando l’ultima luce ravviva l’orizzonte, a volte si ha l’impressione di essere in ritardo: altri già ne se vanno e tu devi ancora arrivare laggiù in fondo.
E la luce non aspetta, rapida svanisce e tinge di oro il cielo mentre tu cammini e tenti di catturare quella bellezza.

Ed è oro e bronzo, nella prospettiva di Genova.

Porto Antico (2)

E rosa e arancio, nella quiete della sera di autunno.

Porto Antico (3)

Si resta, in attesa di nuove partenze e di altre avventure da poter raccontare.

Porto Antico (4)

E quando cerchi l’ultima luce puoi osservarla mentre si affievolisce su cime e bandiere.

Porto Antico (5)

Certi viaggi, poi, sembrano più affascinanti di altri.
E immagini altri porti, nuovi approdi, mentre il vento soffia gagliardo e l’onda accarezza lo scafo.

Porto Antico (6)

E intanto tu sogni.
Ed hai uno scalino tutto per te oppure dividi con gli amici una panchina, magari resti appoggiato alla ringhiera oppure fai una breve sosta sulla tua bicicletta.
Rimani un istante davanti agli ultimi bagliori del sole lucente.

Porto Antico (7)

E resti nella magia breve di un riflesso effimero.

Porto Antico (8)

In una di quelle sere perfette per inseguire l’ultima luce.

Porto Antico (9)

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Ogni viaggio

Ogni viaggio ha la sua musica e il suo tempo.
E la sua dolcezza lenta, come il ritmo quieto della bassa marea.
Ogni viaggio ha la sua fatica, è un progetto o un sogno da trasformare in realtà.
Ad ogni partenza lasciamo indietro qualche piccola parte di noi ma davanti ci attende un nuovo orizzonte, il tumulto di una diversa emozione, una meta soltanto vagheggiata.
Un porto, un’attesa.
Un romanzo oppure una storia ancora da scrivere.
O forse una poesia: la tua.

Pescatori a Boccadasse

Li trovi sempre i pescatori a Boccadasse.
È il loro luogo, per alcuni è davvero casa, sono nati qui, davanti al mare.
I pescatori stanno sulla riva, tra gli scogli, stringono la canna da pesca tra le mani, mentre la lenza danza sull’acqua e l’onda frizzante si frange per poi ritornare in un continuo mutevole divenire.
I pescatori attendono, come se avessero tutto il tempo del mondo.

Alcuni di questi pescatori poi scrutano il cielo e guardano lontano, è difficile indovinare i loro pensieri.

Boccadasse (2)

Certi figli del mare poi si fermano su uno scoglio.
Tra la costa e l’infinito, solitari e schivi abitanti del borgo.

Boccadasse (3)

E poi, verso sera, tutti si levano in volo e partono verso levante.
È davvero avventurosa la vita di certi pescatori, sempre.

Boccadasse (4)

Mentre le ombre lente scendono sui gozzi e sulle case colorate.

Boccadasse (6)

E altri restano ancora, davanti al blu, pescatori di Boccadasse con il mare nello sguardo.

Boccadasse (7)

Gozzi di città

Accade in questi giorni, per le strade di Genova.
Sventolano le bandiere nautiche contro il cielo della Superba, questi allestimenti sono il benvenuto ai visitatori del Salone Nautico che è una tradizione consolidata di questa città.
E i colori del mare si mescolano a quello che è il simbolo della fiera Repubblica Marinara, quella Croce di San Giorgio che sempre è issata sulla Torre Grimaldina.

E in Piazza Corvetto, ai piedi della monumento equestre a Vittorio Emanuele II, sono posti due semplici gozzi addobbati per l’occasione.

Piazza Corvetto (1)

A dire il vero, riflettendoci, queste non sono soltanto imbarcazioni che celebrano un evento di rilevanza internazionale nel mondo della nautica.
Questo, in qualche modo, rappresenta per me la parte migliore di noi.

Piazza Corvetto (2)

È difficile parlare di noi, a volte.
E a volte per noi parlano le azioni, quello che sappiamo mostrare delle nostre vite e del nostro modo di stare tra gli altri.
Un gozzo, per un ligure, è simbolo di lavoro e di caparbia, è un legame con la nostra terra aspra e con la sua storia.
È la parte migliore di noi, quella che non si arrende mai.

Piazza Corvetto (3)

E così, se girerete per la città, troverete queste testimonianze che narrano di noi e di come siamo.
Rudi, di poche parole, a volte scontrosi.
Veri, sempre.

Piazza Corvetto (4)

E ancora sventolano quei colori che raccontano storie di mare in Salita Santa Caterina.

Salita Santa Caterina (1)

Salita Santa Caterina (2)

E trionfano nella magnificenza ottocentesca di Via Roma.

Via Roma (2)

Tinte sgargianti, profumo di onde e di viaggi, superbe immaginazioni anche in Galleria Mazzini.

Galleria Mazzini (1)

E qui, complice l’assenza di vento, si possono ammirare magnifiche prospettive.

Galleria Mazzini (2)

Anche questa è la parte migliore di noi, rappresenta il nostro saper riconoscere chi siamo e a quale mondo apparteniamo senza mai perdere di vista i nuovi orizzonti.
Questo fa la gente di mare, parte alla ventura e poi ritorna alla propria riva.

Galleria Mazzini (3)

Tavoli all’aperto, sedie colorate e bandiere.

Galleria Mazzini (4)

E ancora, in Piazza De Ferrari, un altro gozzo.

Piazza De Ferrari (1)

Se passerete lì nel tardo pomeriggio vedrete la luce della sera che lo accarezza.

Piazza De Ferrari (2)

E davanti al Ducale è ferma un’altra piccola barchetta capace di sfidare onde agitate e venti contrari.

Piazza Matteotti (1)

Appartiene ad una terra di gente fiera e indomita.

Piazza Matteotti (2)

E quella, credetemi, è davvero la parte migliore di noi.

Piazza Matteotti (3)

Tipi da spiaggia

Delle mie passeggiate davanti al mare amo la certezza che troverò sempre modo di meravigliarmi e che di sicuro farò piacevoli incontri, accade sempre.
Nel levante di Genova, davanti al profilo della costa con queste rocce scoscese.

La chiesa, gli scogli, le case di Quinto che si affacciano su questo blu lucente.

Quinto (2)

Tra il mare e la collina, in uno di quei luoghi che riconosciamo come veramente nostri.
Strade, case, vita vera e reale.

Quinto (3)

Mentre l’onda calma si posa sulla battigia.

E avanzano fierissimi tre tipi da spiaggia, eccoli qui.

Quinto (5)

Sono stati padroni del mare per diverso tempo, li ho visti sguazzare placidi e felici nell’acqua.

Quinto (6)

Mentre il mare bagnava i sassolini facendo brillare ancora di più certi colori.

Quinto (7)

Libertà, aria leggera e felicità.
Insieme, loro tre.
Tre tipi da spiaggia, proprio così.

Quinto (8)

Qui dove alcuni hanno i gozzi davanti alle finestre.

Quinto (9)

Ed esci di casa e il mare è davanti a te e ad una certa ora il sole all’orizzonte quasi ti abbaglia.

Quinto (10)

Scogli, ringhiere, scalette, quieta vita di una città di mare.

Quinto (11)

E gozzi, salvagenti, tinte vivaci.

Quinto (12)

Istanti perfetti di bellezza marina intrisi di luce chiara di primavera.

Quinto (13)

E tu lo sai, alcuni sanno amare queste spiagge ancora meglio di altri e sanno godere di questi momenti irripetibili.

Quinto (14)

Là, su quella riva, spiccava una minuzia di verde brillante tra i sassi levigati dal mare.

Quinto (15)

Là, dove si frangono le onde quiete del blu di Genova.

Quinto (16)

Davanti al blu

Navigando insieme, verso l’orizzonte lucente e increspato dal vento.
Senza voltarsi indietro e respirando il mare.
Un viaggio di sguardi e sospiri, su onde impetuose e spumeggianti.
Un tempo condiviso, al ritmo del sole e della stagione nuova, la gioia lasciarsi cullare da un lento dondolio.
Un abbraccio, un tramonto, il tempo di ritornare.
Per rimanere, così vicini, semplicemente davanti al blu.

Storie di barche e di gozzi

Le mie passeggiate davanti al mare sono sempre motivo di gioia e di nuove scoperte, è così Genova, lei non smette mai di stupirmi.
E sa essere così bella e lucente in certi giorni quando il suo mare è calmo e brillante.

E poi, ogni gozzo è una storia che non possiamo conoscere e racconta qualcosa di coloro che amano affrontare le onde, calare le reti e prendere il vento sul viso.
Io potrei passare giornate intere a leggere i nomi delle barche, alcuni sono come romanzi.

E su certi gozzi poi sono scritte vere dichiarazioni di amore, ad esempio questo si chiama così: le mie gioie.

E poi alla gente di mare non manca certo il senso dell’ironia.

E intanto mi perdo a guardare la linea blu all’orizzonte e ad ascoltare i suoni della primavera, bella stagione di piacevoli lentezze.

Qui in questi quartieri di piccole spiagge raccolte ogni angolo narra sempre storie di onde e di deliziosi doni del mare di Liguria che portiamo sulle nostre tavole.
E non poteva essere diversamente: a Zena acciughe e bianchetti se ne stanno vicini!

E anche questa barca porta il nome di un pesce di questo nostro mare.

Sono così le mie passeggiate sulle spiagge di sassi, ricche di momenti intrisi di piccole grandi bellezze.
E spiccano il giallo e il turchese mentre la luce di primavera si posa su queste storie di barche e di gozzi.

Una casetta a Capolungo

È una casetta che si trova nell’incanto di Nervi, proprio prima di arrivare a Capolungo.
La ringhiera azzurra, le panchine, il cielo limpido e chiaro, così era ieri e laggiù la casa rossa, colori di Liguria caldi di sole e di luce.

Là sotto, contro le rocce levigate e scoscese, infuria il mare, si schianta con vigore e l’azzurro si dissolve in frizzante spuma bianca.

E si susseguono le onde in una danza che sembra non avere mai fine.

E allora, nella casetta rossa, è il momento di tirare le tendine e di chiudere le persiane per ripararsi dal fragore del mare.
O forse è un’illusione? Osservate bene, lassù, all’ultimo piano c’è una graziosa finestra dipinta.

E poi ecco un vasetto di coccio, i fiori, un pizzo trasparente e leggero.

E luce ed ombra, mentre si scende verso Capolungo.

E gozzi, acqua che luccica, ancora onde potenti.

E tutto è quieto, di mattina, tra panni stesi ad asciugare sospinti dall’aria di mare, caruggi e semplicità.
Sta tutta lì la bellezza, nelle cose vere e nei luoghi che raccontano la vita delle persone.

E su quel mare inquieto si affacciano i balconi e le finestre della casetta rossa.

Ogni giorno ognuno di noi compie il proprio viaggio e poi ritorna al luogo al quale appartiene: alla propria spiaggia, al posto che è casa nostra.
E per alcuni è qui, davanti a questa riva.

Nel luogo in cui l’abisso pronuncia le sue parole ed è energia, forza e gioia, vita e libertà, respiro eterno.

Mentre ancora tornano le onde e si inseguono con la loro musica infinita, sinfonia del mare davanti a Capolungo.

Genova, 1875: il Riformatorio pei giovani discoli alla Foce

Accade, a volte, di scoprire per caso realtà delle quali nulla conoscevo, succede aprendo certi vecchi volumi che svelano un mondo distante dal nostro, a volte provo anche un certo sollievo nel constatare che in certi settori abbiamo fatto dei passi avanti.
Genova, 1875.
Quanti bambini sono senza famiglia?
E quanti di loro magari ne hanno una e tuttavia finiscono sulla strada sbagliata oppure rimangono senza futuro?
Trascurati, lasciati a loro stessi, senza cure e senza le attenzioni che tutti i ragazzini dovrebbero ricevere ed eccole qui queste piccole pesti, sono abbastanza riconoscibili, vero?
Loro hanno un lampo vivace nello sguardo, corrono veloci come il vento, hanno i capelli arruffati e portano scarpe vecchie e scalcagnate.
Che risata amara la loro, rumorosa ma sempre spontanea.
Si chiamano Checchin, Bernardo, Bartolomeo o Pietro, sono figli di Genova come noi.
E in questo anno 1875 c’è un’istituzione preposta a prendersi cura di questi fanciulli, ne ho letto sulla Guida Commerciale Descrittiva di Genova di Edoardo Michele Chiozza del 1874 e 1875.
Su questo volume si parla appunto di un’ istituzione nata per iniziativa delle autorità, la sua sede era in certi locali del Municipio alla Foce.

Qui era collocato il Riformatorio pei giovani discoli e appare evidente che c’è una sorta di ingannevole poesia in questa denominazione.
Il temine discolo ci fa immaginare una spensierata leggerezza, innocenti disobbedienze, regole infrante per gioco e divertimento, gioia di vivere e felicità.
In realtà, io credo, il termine andrebbe interpretato cercando di scorgere il suo significato cupo e il senso di solitudine che doveva essere legato a quella esperienza.
Questo riformatorio era curato dalla Compagnia di Misericordia, venivano dati dei contribuiti del governo per l’educazione e l’istruzione di questi ragazzini.
Che si poteva fare di loro? Come si poteva dare un senso alle loro vite?
Era necessario che imparassero un mestiere e al Riformatorio si insegnava loro a divenire operai di cantieri navali e mozzi.
Per imparare meglio le arti marinare i ragazzi potevano essere imbarcati sulle navi mercantili e lì avrebbero quindi appreso tutti i segreti della gente di mare.

È chiaro che in questo modo li si strappava a una vita magari senza indirizzo e senza speranza, era un’opportunità e forse alcuni di loro saranno stati persino felici di questo destino, altri invece avrebbero voluto poter scegliere in autonomia.
Quando leggo storie come queste mi sovvengono sempre certi pensieri, sempre gli stessi.
A queste vite forse mancarono certe dolcezze che nell’infanzia e nella giovinezza dovrebbero essere dovute a tutti: la carezza sulla fronte, il bacio della buonanotte, la mamma che ti racconta la favola prima di dormire, tuo papà che ti porta a pescare, un fratello maggiore con il quale litigare, una sorellina più piccola alla quale fare i dispetti.
E una scatola di matite colorate, una bicicletta, un giocattolo preferito, un pallone da lanciare in porta.
E tutto questo non c’era nel Riformatorio per giovani discoli della Foce e in posti simili a quello.
C’era comunque un orizzonte e c’era un futuro da conquistare.
C’era il vasto mare da solcare, compagno di giorni lunghissimi e di sere buie, un amico al quale confidare i propri sogni nascosti.
Spero che quelle onde abbiano ascoltato quei desideri e cullato certe notti insonni come l’abbraccio di qualcuno che ama davvero.