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Posts Tagged ‘Barche’

Era ancora il tempo delle giacche a vento.
E del cielo incerto, delle nuvole vagabonde nell’azzurro, delle gocce di pioggia improvvise.
E c’erano i visitatori del weekend, le spiagge erano già pronte ad accogliere i bagnanti.
C’erano i tavolini in riva al mare, le biciclette, le cannucce colorate, i gelati, il preludio della stagione del sole.
E c’era il vento che gonfiava le vele, una scia di spuma bianca ed evanescente.
E quell’attesa.
Il silenzio, l’amicizia, una passione comune.
C’erano loro, i pescatori, con le loro lenze danzanti sull’acqua.
E ci saranno ancora, sugli scogli di Varazze, nel tempo caldo d’estate.

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Ieri mattina, al Porto Antico.
Nuvole bianche, aria fresca, mare inquieto.
E sull’acqua dondola una barca, porta proprio quel nome che è anche il titolo di una celebre canzone di Fabrizio De André.
Andrea aveva un amore, riccioli neri.
Ed è un caso, soltanto una coincidenza.

Poco distante i tratti inconfondibili del volto di Fabrizio sono dipinti su una chitarra, al Porto Antico su altre chitarre vedrete i visi di celebri musicisti.
Lui qui però è a casa sua, nella sua città, davanti al suo mare.

Ed è giusto dire che tutti ancora lo amano come sempre è stato, Fabrizio è la voce di Genova e certe sue canzoni le sentiamo profondamente nostre, sono parte di noi.
Lui rimane ancora qui, per tutti coloro che amano le sue parole e le sue note.
La sua voce accompagna l’onda, davanti all’azzurro.
La sua voce porta alcuni lontano, verso l’orizzonte.
Su quella barca: crêuza de mä.

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Ancora estate

Ancora estate, è già caldo da parecchi giorni ma oggi è il primo giorno d’estate.
Ancora estate e così la saluto, con il mare inquieto, il cielo chiaro e le vele bianche, immagini di una diversa stagione.
Ancora estate, sarà ancora più azzurro.

Tempo di bagni e di tuffi nel blu, tempo di prendere il largo e di lasciarsi accarezzare dai raggi del sole.

Sopra le onde.

Là dove intrepide vele si inseguono, si superano e si allontano dalla riva.

La luce vira e bacia l’orizzonte, luccica il mare.

Ed è ancora estate, un nuovo viaggio che sta per iniziare.

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Vi porto in un negozio glorioso, un luogo che racconta la tradizione marinara di questa città.
Tutti i genovesi lo conoscono, forse non tutti hanno bisogno di acquistare accessori per le barche e la navigazione ma tutti si fermano ad ammirare queste vetrine che da sempre donano vero fascino a questa zona del centro storico.
Là, sotto i portici di Via Turati.

Provveditoria Marittima San Giorgio, un nome che è parte della storia di Genova dal 1946.

Su quei vetri si riflette il cielo azzurro della Superba.

Il mare e le sue sfide, nella vetrina di questo negozio.

Storie di mare, fatiche e avventure.

E diverse sfumature di blu.

Suoni che si mescolano al vento che alza le onde.


Semplicemente un negozio per la gente di mare.

Dal 2015 il negozio è di proprietà di Alberto Nicora e qui lo ringrazio per la sua pazienza, mentre ero lì a fare queste foto lui serviva i suoi clienti e con tutta questa abbondanza di merce vi sarà facile intuire che li ha accontentati tutti.

C’è una parete con una miriade di cassetti e cassettini.

E scatole di cartone, una sull’altra.

Se dovesse capitarvi di entrare alla Provveditoria Marittima San Giorgio fate caso a dove camminate, osservate con attenzione, state posando piedi su un tipico pavimento di caruggi.
E come ben sapete i luoghi di Genova antica hanno una lunga storia, il proprietario del negozio mi ha raccontato che in questi locali c’era un tempo la rimessa delle carrozze dei Marchesi Cattaneo Adorno.

Queste sono pietre che hanno veduto il passato, si può emozionarsi solo vedendole?
A me succede, sempre.

Mare e ancora mare, appoggiati al muro i remi che attendono mani vigorose che permettano a certe barche di prendere il largo.

E tra i tanti articoli appesi al soffitto la tipica giacca a vento gialla.

Taniche, contenitori, boe e salvagenti arancioni.

E vernici, barattoli, prodotti per la nautica.
E ganci, catene e cime marinare a non finire addossate alla colonna.

E una tinta spicca su tutte le altre, è il colore blu del mare.

E diverse sfumature d’argento, cavi che luccicheranno del sole e rumore di vento, quasi lo senti, camminando in questo luogo.

Moschettoni di tutte le fogge e di tutte le dimensioni.


E una storia che non terminerà mai, racconta la passione per il mare e per i viaggi a volte faticosi ma sempre emozionanti, racconta di coloro che lasciano i moli in cerca di una meta e di un orizzonte.
O semplicemente in cerca del senso di libertà che sa donare soltanto il mare.

Quando ti lasci la terra alle spalle e davanti a te danzano le onde, quando l’avventura sta per iniziare e per te è la più la bella che ci sia.

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Questo è il weekend di Slow Fish, un grande evento di Slow Food che si svolge fino a domenica al Porto Antico.
Quattro giorni interamente dedicati al mare, non solo alla cucina ma anche alla sostenibilità ambientale, alla pesca e al rispetto dell’ambiente.
Incontri, workshop, convegni, degustazioni, laboratori e appuntamenti a tavola, trovate qui il calendario completo della manifestazione che naturalmente offre la possibilità di gustare le delizie del mare e certe ottime tipicità.

Vi porto con me, nella mia passeggiata a Slow Fish.
Nello spazio della Regione Liguria vedrete gozzo, sopra c’è un remo, un cappello di paglia e le reti.


Profumo d’estate e di mare della nostra terra.

A Slow Fish c’è un mercato di prodotti nazionali ed internazionali con tante bontà da molte regioni d’Italia e dall’estero.

Ed ecco le acciughe dei pescatori di Camogli.

E l’olio di Taggia.

Le celebri e gustose olive taggiasche, in questa circostanza ne ho fatto scorta.

I pomodori secchi nella cesta di vimini.

E ancora, il banco di un’azienda di Albisola Superiore era un vero trionfo.

Arbanelle, vasetti, bottiglie d’olio e degustazioni, bottarga di tonno e infinite varietà di pesce, c’erano anche i limoni odorosi e la colatura di alici della costiera amalfitana.

Sapori piccanti e sapori più delicati, delizie per ogni palato.

E il pesce del Mare del Nord, parte integrante anche della nostra cucina.

Le ostriche raffinate di Bretagna.

E bottiglie, aromi, erbe, infusi, vasetti, mi piace passeggiare ammirando tanta abbondanza!

E poi profumi di casa, dal Golfo Dianese basilico, olio e tutto il necessario per il nostro sublime pesto.

A Slow Fish ci sono appuntamenti prestigiosi con importanti chef e con le loro raffinate ricette, c’è davvero l’imbarazzo della scelta.
E ci sono prelibatezze alla portata di tutti, tanti sono gli stand e le apprezzate cucine su ruote.
Ecco il Pastificio Novella, sono una loro affezionata cliente e in questa casa si mangiano spesso le loro trofie, i loro pansoti e gli ottimi ravioli di boragine.

Ed ecco ancora lo street food alla ligure, questo è il Camugin con le sue deliziose acciughe, i gamberi e la panissa.

E poi la gelateria Dalpian.

Una varietà infinita di delizie, impossibile elencarle tutte, ad esempio c’è il caciucco e ci sono le olive ascolane preparate in varie maniere.
E che dire dello stand di Zena Zuena con le sue invitanti focaccette?

Si può andarsene a zonzo per il Porto Antico con un cartoccio di pesce fritto da gustare.

Oppure si possono assaggiare le ostriche di La Spezia.

Ed è un trionfo regale questo vassoio ricolmo di gamberi.

Slow Fish è tutto questo e molto altro, una splendida manifestazione che valorizza le tipicità delle nostre terre.
Ed è un momento di gioia e convivialità, il buon cibo rende migliore la qualità della nostra vita.
Là, sul mare luccicante di Genova, una barchetta dondolava sull’acqua, nei bagliori della sera.

Tra tutte le specialità che ho veduto una è la mia preferita ed è una delizia davvero semplice: è la focaccia del pescatore con le acciughe salate dei pescatori di Camogli.
Un dono dei nostri mari posato su una bontà tipicamente ligure.
Buon Slow Fish e buon weekend a tutti!

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La luce di marzo è tornata, luce vivace, briosa e brillante.
In questi giorni la insidiano le nuvole ma presto farà ancora scintillare ogni più piccola cosa proprio come è accaduto il primo giorno del mese.
Vaga e leggera la luce di marzo si è posata sull’acqua quieta.

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Ha ravvivato i colori delle barche ancorate al Porto Antico.

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Là, davanti al nostro mare, c’eravamo noi.
Noi che amiamo aspettare il sole e attendere il suo calore, noi che amiamo questo luogo per seguire i viaggi della luce sul confine del nostro mondo.
Grandi e piccini, noi.

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Quando il cielo si tinge di oro e di quella luce chiara di marzo.

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Si resta, pigramente arresi alla stagione dolce.

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Alcuni si mettono seduti sulle panchine, altri sul muretto, certi si appoggiano alla ringhiera, altri ancora pedalano o corrono.

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Sotto la luce di marzo, più lenta a virare e a riflettersi sull’acqua.

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La seguono i gabbiani, nel loro volo armonioso.

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Mentre il sole scende.

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E resta quell’istante in cui è tutto sospeso, mentre il giorno diventa sera, mentre le corde dondolano lente sul mare.

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Aspetta, attendi che tutto svanisca e che quel chiarore si dissolva.

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Laggiù, lontano, oltre la città.

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Mentre il mare luccica di riflessi e delle magia della luce di marzo.

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Verso sera, quando il giorno sta per finire, davanti alla riva dove riposano i gozzi.

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Mentre una sfumatura leggera di cipria vela il confine del mare.

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Quando è così, mentre il vento leggero accarezza la pelle, in Corso Italia.

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Voci di pescatori, attese, onde e giacche a vento.

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La ringhiera alla quale appoggiarsi e la costa, le mie amate prospettive di Liguria.

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Sassi, sassi e gabbiani dalle ali bianche.

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E scogli affioranti e ancora un vigile gabbiano, accanto a lui due cormorani, non mi sembra di averli mai veduti in Corso Italia.

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E non sapevo nemmeno cosa fossero e quindi ho chiesto ad un amico, lui mi ha così svelato il nome dell’uccello dalle ali scure.
Verso sera, i cormorani.

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E poi anche un piccoletto posato tra i rami spogli di un albero.

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E la spiaggia, il mare azzurro, la primavera così vicina.

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E le panchine e un lettino aperto per scaldarsi al tepore del sole.

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Un piccola vela temeraria e una grande imbarcazione che fiduciosa solca il mare.

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Le cabine e i colori vivaci dell’estate che verrà.

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E i delfini guizzanti sul fondo di una piscina vuota.

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Mentre il giorno ci lascia, lentamente.
Ognuno ha il suo viaggio, una meta da raggiungere e una rotta da seguire.
Certi, a volte, restano immobili ad ammirare l’orizzonte.

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Mentre il mare si veste di luce abbagliante.

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E il sole scende piano riflettendosi sulle acque quiete.

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Illumina e brilla, lambisce la riva, il profilo increspato delle onde, i lampioni.

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Verso sera, quando il giorno sta per finire e il mare di Genova luccica di oro.

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Lo vedrete e forse anche voi resterete ad ammirarlo, la bellezza di questo monumento ha ammaliato più di un visitatore.
Sul finire dell’Ottocento anche l’Imperatrice Sissi camminò sotto ai porticati di Staglieno, a catturare la sua attenzione fu proprio questo capolavoro di Giovanni Scanzi, Sissi ne fu realmente colpita e affascinata.
Sita nella Galleria Inferiore a Levante, la scultura è stata recentemente restituita al suo originario splendore grazie ad un’accurata pulitura.
Fino a qualche mese fa si presentava in questa maniera, la sua leggiadria era adombrata da una patina scura posata dallo scorrere degli anni.

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Ora invece il nocchiero e la barca scolpita da Scanzi nel 1886 rifulgono di nuovo splendore, questa è davvero una delle opere più pregiate del nostro Cimitero Monumentale e si deve ad un artista di grande talento.
Il marmo forgiato dallo scalpello di Scanzi diviene espressione di parole e di metafore, questa barca è il viaggio della vita minacciato da insidie e da pericolosi flutti.

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Dorme il suo sonno eterno in questo sepolcro Giacomo Carpaneto, valente ed abile commerciante, con lui riposa la sua consorte.
E sono quei versi tratti dalle Sacre Scritture ad essere il complemento perfetto al lavoro di Scanzi: Avventurato chi nel mare della vita ebbe nocchiero sì fido.

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L’abile e sapiente Scanzi, capace di toccare il cuore di coloro che ammirano le sue opere.
La vita è questo, una fragile barchetta spesso in balia del vento e di tremende tempeste.

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A condurla in un porto sicuro è lui, il giovane angelo nocchiero dalle armoniose fattezze di acerbo adolescente.
Ammaina le vele, accompagna dolcemente la rotta di un viaggio giunto al suo termine.

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E la barca sulla quale egli vigila sicuro è un capolavoro di raffinatezza, sulla sua prua un angelico volto dai tratti gentili.

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Nulla è lasciato al caso in questa piccola imbarcazione che rappresenta il percorso di certi giorni, guardate la vela fissata e i nodi.

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E la cima arrotolata su se stessa.

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Il talentuoso Scanzi non ha tralasciato nulla, osservate l’interno della barca, non è facilmente visibile al visitatore, ho soltanto scattato la fotografia senza neppure sapere che avrei trovato altre corde.

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L’angelo dalle grandi ali bianche con la sua grazia tutto governa, senza timori ed esitazioni.
Ritto sulla barca, nocchiero del destino.

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In una cornice di pura armonia.

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In una ricchezza di trine e tessuti preziosi.

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C’è un cuscino su questa navicella, è appena sgualcito dal capo di colui che qui navigò.

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Emerge sotto la barca la spuma fresca e frizzante del mare.

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E il vento si placa, pare quasi perdere il suo vigore, mentre l’angelo tiene salda la presa.
Creatura celeste dai tratti di fanciullo, ha un bel viso incoronato da ricci, sguardo fermo e sicuro, solida guida nelle tempeste dell’esistenza terrena.

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La sua mano stringe la cima.

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Nel mistero sconosciuto del nostro cammino nel mondo.

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Nel tempo di un viaggio che non si sa spiegare, tra il suo inizio e la sua fine, nella complessità di tutte le cose che non possiamo comprendere, angelo nocchiero nel mare della vita.

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Le vele.
Le vedo a volte in lontananza, dal mio terrazzo, oltre le gru e oltre la vita del porto.

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Oltre la Lanterna, piccole e biancheggianti come barchette di carta, mentre un aereo sfreccia in cielo.

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Ogni vela è una nuova sfida, una meta da conquistare, una costa da raggiungere.

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Alcune sono distanti dallo sguardo, caparbie inseguono la libertà.

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Certe invece navigano quiete, in cerca di un approdo o di una spiaggia alla quale arrivare.

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Una vela candida si gonfia, si inclina, rapida segue la sua rotta.

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E andando al largo si scorgono vele maestose che compiono viaggi avventurosi sulle onde.

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Sul mare blu, davanti a Boccadasse.
E puoi anche pensare che da certi terrazzi a volte possa affacciarsi qualcuno solo per scrutare l’orizzonte, in cerca di una vela.

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Dondolano, sull’acqua scintillante di riflessi d’argento.

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Si affiancano, mentre le accarezza la brezza marina.

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Un piccolo gozzo, una vela.
Sull’immenso mare fonte di vita e di gioia.

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Un bagliore acceso, una luce sfavillante, onde inquiete che lambiscono le rocce.
Un soffio di vento sospinge la vela, mentre tutto luccica.

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Celeste

Celeste calmo, dolcemente sfumato.
La superficie dell’acqua lievemente increspata, striature di azzurro, chiarore vibrante a diverse intensità.
Cielo di nuvole soffici appena spolverate di rosa.
Una partenza, una rotta, una meta.
Una danza di onde, il salino sulla pelle, il vento che soffia gentile.
Luci brillanti scintillano laggiù.
E a dire il vero non è poi così vicino, il mare.
Dal mio terrazzo vedo il porto e le gru, i profili dei palazzi, i gabbiani che si librano alti, la costa e l’orizzonte.
E seguo certi viaggi, talvolta.
Pochi giorni fa, dal mio terrazzo, così ho veduto il mare.
E sai, a volte sembra.
Sembra lontano eppure è così vicino.

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