Chiaroscuro genovese

Una bicicletta.
Il cartello che segnala la fermata della metropolitana, una geometrica precisione.
I portici dell’Accademia e il susseguirsi perfetto di quelle curve, una sequenza di linee, luci ed ombre.
Il manifesto della mostra di Giorgio de Chirico ed è coloratissimo, in realtà.
Le sedie e i tavolini al riparo.
E poi sul vetro del bar certe figurette di persone immaginarie fatte con gli stencils: un cameriere con un vassoio, i clienti seduti in amabile conversazione.
Un gioco di belle illusioni e di netti contrasti, un chiaroscuro genovese.

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Ogni viaggio

Ogni viaggio ha la sua musica e il suo tempo.
E la sua dolcezza lenta, come il ritmo quieto della bassa marea.
Ogni viaggio ha la sua fatica, è un progetto o un sogno da trasformare in realtà.
Ad ogni partenza lasciamo indietro qualche piccola parte di noi ma davanti ci attende un nuovo orizzonte, il tumulto di una diversa emozione, una meta soltanto vagheggiata.
Un porto, un’attesa.
Un romanzo oppure una storia ancora da scrivere.
O forse una poesia: la tua.

Due casette molto speciali

Le due casette prefabbricate di Fontanigorda si trovano un po’ fuori dal paese, lungo la strada che porta a Casanova.
Negli anni ’70, noi bambini eravamo sempre in giro e spesso facevamo le nostre scorribande in bicicletta verso il mulino così chiaramente passavamo davanti alle casette che allora per me avevano un fascino tutto speciale.
Ora, devo dire che non ho mai conosciuto i nomi dei proprietari di queste abitazioni sulle quali ho a lungo fantasticato da bambina, all’epoca in proposito io avevo le idee molto chiare.
Quelle erano casette straordinarie, ne ero certa: le case erano prefabbricate e questo dettaglio le rendeva ai miei occhi assolutamente sensazionali.
Non si trattava di case costruite in solida pietra o con le travi di legno: queste erano case moderne e solo per un caso fortuito si trovavano in Val Trebbia, avrebbero potuto essere in qualunque altro luogo.
Capite?
E insomma, a mio insindacabile parere casette simili avrebbero potuto essere collocate in California o nel New Jersey, tanto per dire.
Erano talmente innovative da essere uniche, in un certo senso.
E si trovavano in quel punto, dove la strada si snoda sinuosa come una musica.

Le casette prefabbricate hanno intorno boschi e prati e da un lato c’è l’orto, mi ricordo che in altri anni una delle due aveva un colore verde salvia.
E per l’appunto, essendo case speciali, chiaramente io pensavo che fossero abitate da persone altrettanto particolari.
Ad esempio, una tipica famiglia americana con una schiera di figli biondi e bellissimi, tipo la famiglia Bradford.
Ora, chiaramente la logica dovrebbe aiutare a trarre certe conclusioni.
Come mai questi delle casette non si vedevano mai in paese?
Perché nessuno di loro veniva mai a far la spesa?
E per quale motivo tutti i loro bambini biondi non venivano mai a giocare con noi?
Non si vedevano neanche nei giorni di mercato, quando si andava a comprare le bolle di sapone!
La fantasia e la logica non vanno tanto d’accordo, quindi io non mi sono nemmeno mai posta tutte queste domande senza costrutto.
Ero certissima che in quelle casette ci fosse la cucina con l’isola centrale e tutti gli elettrodomestici del caso, proprio come nei telefilm.
Poi c’era la scala, altro dettaglio non trascurabile, nelle camere dei bambini c’erano i letti a castello.
E si faceva colazione con enormi tazze di latte, ovviamente.
E c’era un salotto con un tavolino al centro, il caminetto e la televisione.
Erano gli anni ’70 e io passavo in bici con le mie amiche davanti alle casette prefabbricate di Fontanigorda.
E c’era questo mondo fantastico e favoloso ed era proprio là, dove la strada si snoda con quelle curve meravigliose.

La ragazza con la bicicletta

Le scarpe bianche con il tacco basso, il piede sul pedale.
La camicia in fantasia con le maniche ampie e stretta sui polsi, le mani saldamente posate sul manubrio, il tuo breve viaggio che sta per iniziare.
I capelli folti e ribelli sotto al cappello, quella visiera sarà sufficiente a ripararti dal sole?
Gli orecchini ai lobi, un vezzo irrinunciabile.
La gonna alle caviglie, una balza che svolazza mentre tu pedali.
E l’aria sul viso, poi chiudi gli occhi e respiri.
E ridi anche, sei felice.
Felice, per davvero, si può esserlo anche solo provando la vertigine della libertà.
Ed è molto più facile andare in bicicletta indossando i pantaloni, ci hai mai pensato oppure un’idea così balzana non ti è mai passata per la mente?
Pedali su un lungo viale all’ombra dei tigli, a volte invece vicino al mare, ti lasci alle spalle il tempo trascorso, la casa alla quale ritornerai, dimentichi le tue preoccupazioni.
Respiri l’aria fragrante di agrumi, ti perdi nella tua indipendenza e non senti neppure la stanchezza, hai tutto il vigore della tua gioventù.
Tu, i tuoi giorni, la tua libertà e la tua bicicletta.

Milla in Bicicletta

Vi porto con me, per caruggi, in uno dei negozi che piacciono tanto a me.
Sarà semplice trovarlo, basterà andare nella parte alta di Vico Inferiore del Ferro, in quella zona ci sono diversi interessanti negozietti, è sempre piacevole passeggiare tra Soziglia e le vie circostanti.
E guardate, c’è proprio una bicicletta!

Milla in Bicicletta (0)

E poi c’è una vetrina, su Via della Maddalena.
E ha i colori dei ghiaccioli,  delle caramelle gommose, degli zuccherini e dei lecca lecca.
Tinte pastello, tinte da bimbi.

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E se girate l’angolo e imboccate Vico Inferiore del Ferro trovate il negozio: Milla in Bicicletta, vestiti carini.

Milla in Bicicletta (2)

Ecco, bisogna avere dei piccini da vestire, ovvio!
E vi assicuro che per loro qui non c’è che l’imbarazzo della scelta, con una piacevole particolarità: i capi di Milla sono in filati e tessuti biologici non trattati e provengono per la maggior parte dai paesi del Nord Europa.

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E poi il negozio ha questo nome fiabesco, chi sarà Milla?
E’ la prima cosa che ho chiesto alla proprietaria, avevo intuito che ci fosse un riferimento letterario che non avevo colto e infatti è proprio così.
Il nome del negozio è liberamente ispirato a Lotta in Bicicletta, libro di Astrid Lindgren, celeberrima autrice di Pippi Calzelunghe e di molti altri successi.
E sul sito di Milla in Bicicletta si legge che nel novembre 2001 alla scrittrice venne chiesto quale fosse il suo desiderio per il suo 94° compleanno e lei senza esitazione rispose: pace nel mondo e vestiti carini.
Voilà, i vestiti li trovate nei caruggi, al nr 6 di Vico Inferiore del Ferro.

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E ci sono abitini deliziosi per ambiziose bimbette.

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Berrettini, calzine, magliette a righe per piccole pesti.

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Provengono dal Belgio, dall’Olanda, dalla Scandinavia, sono capi di buona qualità e hanno quel tipico stile nordico, essenziale e per nulla lezioso.

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Questo negozio ha anche un’altra carta vincente, ho potuto constatarlo nel corso della mia visita.
E si tratta di lei, Caterina, la proprietaria.
Insomma, non so come spiegarvi, ha un negozio di abiti per bambini e ha proprio la grazia e la dolcezza di una fatina, mi sembra la definizione perfetta per lei.
E in ogni angolo ci sono cose belle e sfiziose tutte da scoprire, c’è anche uno spazio outlet con capi scontati.

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E poi calzoncini,  tutine, magliette piccine.

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Scarpine microscopiche per piedini che stanno un una mano!

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Capi scelti con cura e buon gusto.

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Io devo dirvi che mi sono innamorata dei vestitini per le più piccine, le mie foto non rendono giustizia a queste meraviglie.

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E in particolare ho trovato bellissimi questi abitini francesi, sono eleganti senza essere leziosi.

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Eh, ci vorrebbe una bimbetta per rifarle il guardaroba, sì, sì!

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Farfalle che dondolano nell’aria, colori allegri, un negozietto che per me è una bomboniera.

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C’erano diversi capi, arduo fotografarli tutti, ho scelto alcune immagini ma se andrete da Milla potrete vedere con i vostri occhi ciò che io non vi ho mostrato.
Tra le tante cose belle questi piccoli cardigan di cotone naturale, sono portoghesi e sono completamente senza cuciture.
Sono piccini, eh? Per bambini nuovi nuovi, appena nati!

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E’ un negozio che ha una sua anima e uno stile preciso, lo trovo molto nelle mie corde e quindi lo segnalo volentieri, qui trovate anche la pagina Facebook del negozio di Caterina.

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Una fiaba colorata nei caruggi di Genova, i vestiti carini di Milla in Bicicletta.

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Io, una bambina terribile

Non so voi, ma io sono stata una bambina terribile.
E così posso vantare una discreta serie di malefatte ed imprudenze compiute nel corso della mia infanzia.
Ho cominciato presto, avevo un anno e mezzo ed eravamo in riviera, nel luogo delle mie vacanze estive.
Era primavera e camminavo sulla battigia.
E mi sono infilata direttamente in mare, vestita di tutto punto, con tanto di gonnellina e cappottino rosa.
Non avevo mai visto il mare da vicino e ne sondavo la superficie immergendo il ditino nell’acqua, poi tiravo su la mano e mi rimiravo stupefatta!
I bambini terribili, quando iniziano a leggere, prediligono altri bambini terribili.
E certo, mi piaceva Pippi Calzelunghe, ma ho sempre avuto un debole per il biondissimo Emil, il bambino pestifero nato dalla fantasia di Astrid Lindgreen, vi ricorderete di lui, ne combinava una diversa ogni giorno.
I bambini terribili si piacciono a vicenda ed io ed Emil eravamo abbastanza affini.
Immaginatemi sul mio terrazzo: ho circa otto anni e sto giocando con la corda.
E vicino a me abita un ragazzino, ha un paio di anni più di me.
E certamente tutti saprete quanto sappiano essere fastidiosi e dispettosi i maschi a quell’età!
Lui mi tirava la ghiaia e rammento alla perfezione che a un certo punto ho perso la pazienza.
E così sono entrata in casa, ho aperto il frigorifero e ho preso due uova.
Poi sono tornata fuori e dovete sapere che il mio terrazzo è in posizione sopraelevata rispetto a quello del mio vicino, prendere la mira è stato piuttosto semplice.
Un lancio da manuale, centrato in pieno!
Lui non ha battuto ciglio, è andato a cambiarsi per poi riuscire a giocare.
Peccato che mi abbia ritrovata ad attenderlo: tra le mani tenevo altre due uova che gli ho tirato addosso con una precisione della quale vado ancora piuttosto fiera, lo ammetto.
La mamma mi trascinò a chiedere scusa ai vicini, cosa che trovai veramente ingiusta in quanto avevo tutte le ragioni, diciamocelo.
I bambini terribili sono sbadati, questa bambina qui un bel giorno spalancò le braccia e pronunciò la seguente frase:
– Oh, che bella giornata!
E andò a sbattere la mano contro la ringhiera del terrazzo fratturandosi un dito.
I bambini terribili amano correre e saltare.
E quando si giocava a guardie e ladri io volevo fare sempre il ladro.
Vuoi mettere? Nascondersi e scappare è molto più divertente.
Non conto le volte che sono caduta dalla bicicletta, sul ginocchio destro ho ancora una cicatrice che risale alle mie scorribande giù per le discese di Fontanigorda.
Non conto neppure le indigestioni, una in particolare mi riporta sotto ad un albero di fichi, ne mangiai un numero incredibile, cose da bambini terribili che poi si ritrovano con un bel mal di pancia.
E comunque i fichi mi piacciono ancora.
E anche le caramelle, le stesse che mi piacevano da piccola: le Zigulì e le caramelle Rossana, le Selz Soda all’arancia e limone che frizzano in bocca.
E i Chupa Chups, mica ci saranno dei limiti d’età per il consumo?
Spero di no, insomma, dopo anni me li sono comprati, avevo un po’ di nostalgia.
Hanno sempre lo stesso sapore, caspita!
Si diventa grandi ma da qualche parte si rimane i bambini che siamo stati.
E certe cose non hanno neppure più importanza, come il mio otto in condotta al liceo, ad esempio.
Però ho sempre in borsa le caramelle che frizzano, quello sì che si conta!
E state attenti a non farmi arrabbiare, io vi ho avvisato: nel lancio delle uova ho una mira perfetta.