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Posts Tagged ‘Biciclette’

Viaggi

Viaggi, viaggi di gente di mare e di terra.
Davanti al molo, sotto il sole a picco.
Partenze.
Getta le reti nell’acqua inquieta mentre la barca ondeggia e si sente appena il rumore del vento.
E lontana vedi la costa verso la quale ritornerai.
Certi viaggi iniziano quando ancora è buio, altri invece quando la luce rischiara la via.
Ogni viaggio presenta alcune difficoltà, possono essere onde avventurose o sfiancanti salite.
E il sudore imperla la fronte, il respiro diventa affannoso, la meta sembra distante.
Ogni viaggio è un sogno.
Ad occhi aperti, seguendo la tua rotta o la tua strada.
E poi raggiungi il tuo porto e ritrovi il tuo approdo.
Ti fermi, ti godi il riposo e la quiete e poi lo sguardo ancora cerca l’orizzonte.
E sei pronto a ripartire per un nuovo viaggio.

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Sorelle.
Una più grande e una più piccina.
Sorelle, pochi anni le separano.
Poi arriva la fine della scuola, inizia il tempo dolce delle vacanze e certe piccolette avventurose possono provare ad andare in bici senza rotelle.
E senza perdere l’equilibrio, dai!
Trattieni il fiato: uno, due, tre.
Pronti, via!
Sul lungomare, nelle strade senza traffico.
Vai piano, non correre e guarda dove vai.
Ridendo e crescendo.
Calzoncini corti, magliettina leggera, due treccine, i sandalini bianchi.
Estate.
E poi i i braccialetti di tutti i colori al polso.
E poi, mamma, ci compri il gelato?
Due sorelle.
Una più grande e una più piccina.
E tutto il tempo del gioco, delle emozioni e dei sorrisi sinceri.

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Vi ho già portato con me a spasso per Piazza Corvetto, con queste immagini che vengono da anni lontani.
Da poco ho altre due cartoline dove si apprezzano due diverse vedute e allora vi porto ancora con me ad incontrare la gente di Corvetto.
Nel centro della città, in un altro tempo.
La prospettiva aerea è forse quella che rende maggior giustizia all’architettura della piazza, se ne nota così la splendida disposizione.

Noi oggi osserveremo i passanti, quei genovesi che in questo istante vivono questa bella piazza genovese.
Non possiamo scorgere i passeggeri seduti del tram, speriamo che il loro viaggio sia comodo, in compenso si vede un severissimo vigile nell’esercizio delle sue funzioni, ci pensa lui a tenere sotto controllo certi spericolati automobilisti!
A dire il vero, caro vigile del tempo che fu, Piazza Corvetto così deserta l’ho vista solo in rare occasioni!

In lontananza uno scorcio di Piazza Marsala e in primo piano l’aiuola che circonda il monumento a Vittorio Emanuele II.
Tralasciamo il sovrano in sella al suo destriero e rivolgiamo la nostra attenzione a coloro ai quali farebbe davvero comodo un fido cavallo: sull’estrema destra dell’immagine si nota appena un gruppo di persone, a me sembrano tre uomini e direi che hanno il loro bel da fare con quel carretto, chissà cosa stanno trasportando!

Tic, tac, metto ancora indietro le lancette della mia macchina del tempo, le immagini che seguono risalgono ad un periodo precedente e non c’è proprio traccia di automobili, tuttavia c’è un discreto andirivieni di gente.
Un papà cammina tenendo la sua bimba per mano, diverse persone invece se ne stanno a prendere il fresco sulle panchine, non c’è un posto libero!
E poi, ruote, ruote di carri sullo sfondo e un azzimato ciclista che pedala con gran stile.

Spostiamo lo sguardo e notiamo un ragazzo che attraversa la piazza ad ampie falcate, c’è anche una signora con la gonna scura.
E quei due che confabulano tra di loro? Professionisti, notai o qualcosa del genere, ci giurerei, discutono animatamente di certi affari, è gente che fa girare i soldi quella, date retta a me!
Ci sono due donne, quella più giovane e vestita di chiaro e appartiene sicuramente ad una ricca famiglia borghese, lo stesso si può dire di quel tale che percorre il marciapiede con una certa fretta.

E poi ancora, coloro che popolano il centro della strada.
Di nuovo il nostro amante delle due ruote, certi gentiluomini con la paglietta, una gran dama con un cappello fastoso e a precederla di pochi passi una figurina più minuta dagli abiti più modesti.
E là, attorno al monumento, camminano certe giovani fanciulle, pare anche di scorgere un candore di parasoli.

Questa è la prospettiva della cartolina, osservando Corvetto dalla parte finale di Viale IV Novembre, ai giorni nostri gli alberi della piazza sono così fitti da nascondere la statua di Mazzini.

Basta spostarsi un po’ ed ecco emergere la bianca figura del patriota e sullo sfondo Villetta Di Negro.

C’erano, un tempo, alberelli ancora giovani.
E c’erano due tizi che parlavano di affari, un giovanotto che passava in bicicletta, una signora con un copricapo elegante.
Saluti da Genova, da Piazza Corvetto.

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Tempo di Natale, tempo di feste.
Come ogni anno svetta l’abete in Piazza De Ferrari, questo dicembre è iniziato in modo gradevole, con questo cielo limpido e azzurro.

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Tempo di Natale, tempo di andar per negozi.
E si sa, il parcheggio è sempre un problema, anche se a quanto pare sono sempre più numerosi quelli che a Genova scelgono le due ruote per spostarsi, a giudicare dalle biciclette che si vedono in giro si direbbe che i genovesi amino pedalare.
Basta un paletto ed ecco fatto, ci si ferma in Via Fiasella, davanti al negozio che vende splendidi fiori e alberi artificiali.

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E ricorderete che già in passato vi ho mostrato colui che potete incontrare tra queste belle piante.

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Ecco, ho scoperto di recente che si chiama Otto e se ne sta beato tra gli abeti.
Fate ciao a Otto, è proprio un tipetto simpatico, ve lo garantisco.

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Di due ruote, caruggi e biciclette.
E insomma, alla fine alcuni scorci a me paiono perfetti, sarà perché io amo tanto questi luoghi.

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Di discese, ancora biciclette e archivolti.
E questo è Vico alla Casa di Mazzini, molto spesso è chiuso da un cancello ma quando invece è aperto ed accessibile allora è una bellezza.
E noto un cestino di vimini decorato con i fiori, vasetti di coccio, lavori a maglia che coprono i tubi.

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Tuttavia non è di una due ruote il parcheggio perfetto.
Eh no, si tratta di un altro mezzo che ho veduto davanti a un celebre negozio di Genova e ho pensato: questo sì che è un buon inizio!
Ditina che affondano nella panna, un nasino sporco di zucchero e le guance tutte appiccicose di dolcezza.
In Via Luccoli, dalla storica Cremeria Buonafede.
Con il passeggino parcheggiato fuori, davanti alla vetrina.
Cose che si vedono a Genova, nel tempo delle feste.

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Quando fuori piove a volte il mondo sembra in bianco e nero.
Piove, in questi giorni, piove senza vento.
E sono pozzanghere, clic clac di ombrelli ed impermeabili.
E tic tac di gocce sulla ringhiera, foglie bagnate e profumo di acqua.
Alla pioggia ognuno di noi reagisce in maniera diversa: certi sono imperturbabili, si contraddistinguono per olimpica calma.

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Piove.
E ognuno si ripara come meglio può.

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E quando piove l’ideale è camminare sotto i portici.
E intanto chiacchieri, guardi le vetrine dei negozi, magari ti fermi da qualche parte per un caffè.

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Malgrado il cattivo tempo i temerari delle due ruote certo non abbandonano il loro mezzo di trasporto preferito.

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Quando piove l’asfalto sembra un lungo nastro di raso nero.

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Pochi metri ed ecco un’altra bicicletta.

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E poi.
Piazza De Ferrari, poca gente e la fontana senz’acqua.
E poi, quando smette di piovere, c’è sempre qualcuno che si siede sul muretto, è ovvio.

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Quando piove l’Eroe dei due mondi rimane ritto in sella al suo destriero e nulla lo smuove, siano tuoni, fulmini o saette.
E le affascinanti modelle ritratte da Newton non perdono un grammo della loro allure e ondeggiano sinuose su tacchi stratosferici.

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Quando piove la luce sa essere un gioco imprevedibile.

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Quando piove ci sono quelli che si mettono a correre per trovare un riparo.
Poi arrivano sotto i portici del Carlo Felice e rallentano il passo.

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Quando piove si tengono le finestre chiuse e le luci accese.

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E quando piove circola comunque il trenino che porta i turisti in giro per la città.
E va piano piano, in Via XX Aprile.
E dietro c’è l’autobus e dietro ancora c’è una macchina.
E ha appena smesso di piovere.

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Quando piove  e tutto è in bianco e nero Strada Nuova sfavilla comunque con i suoi scenografici bagliori.

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E insomma, ha la sua bellezza anche la pioggia, a volte.
E in certi casi, invece, diventa tutto un po’ complicato, anche se sei sotto i portici.
E intanto piove.
E tu hai la borsa a tracolla, un sacchetto al braccio, l’ombrello.
E intanto cerchi di scattare una foto, la luce non è delle migliori e la messa a fuoco non è perfetta.
O forse sì?
Evanescenza, di passi, di fretta, di gente che cammina.
Quando piove.

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Torna in questi giorni di agosto un gradito appuntamento per i villeggianti di Fontanigorda: la mostra di biciclette d’epoca che quest’anno è alla seconda edizione e si presenta con diverse novità.

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Ne scrissi già l’estate scorsa e davvero con stupita ammirazione in quanto il promotore e ideatore di questa pregevole iniziativa è un ragazzo di 17 anni.
Lui si chiama Daniele Gabban e ha una passione vera per le biciclette dalla lunga vita e dal passato lontano, Daniele le colleziona e le raccoglie con certosina pazienza.
Le restaura, le mette in ordine, le espone qui a Fontanigorda, luogo caro a lui e a tutta la sua famiglia.

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Le passioni, quelle vere e genuine, sanno dare un senso ad ogni gesto della nostre giornate.
Come un entusiasmo che cresce ogni giorno, come un primo amore che resta sempre vivo e intenso senza affievolirsi mai.

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Bici d’epoca, dagli anni ’30 in poi.
E quest’anno si accompagnano ai suggestivi quadri di un artista genovese, Valter Lavagetto, lui le due ruote le dipinge con estro e grande personalità.

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Di passioni e biciclette, ognuno le ama a suo modo, il dipinto che sovrasta questa bici ne ritrae un dettaglio.

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Un faro, uno sportelletto aperto: Daniele mi ha spiegato che per far chiaro in questo caso si ricorreva a un lume a petrolio.

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E poi mi ha detto che su questo altro mezzo si trova una sorta di sigillo: corrispondeva ad una tassa di circolazione che si pagava ai tempi.

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Non manca la bicicletta di ordinanza dell’Esercito Svizzero che risale al 1929.

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E ha tutti i dovuti equipaggiamenti, compresa la gavetta!

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Una passione vera, una collezione che si arricchisce di anno in anno.
Con il suo entusiasmo Daniele è riuscito a coinvolgere anche altri collezionisti che hanno portato in esposizione i loro mezzi, la mostra infatti occupa due sale e al piano inferiore ci sono le bici da corsa.
Tra i collezionisti che espongono i loro mezzi c’è Luca Barbieri, anch’egli è un ragazzo giovane come Daniele, poi ci sono Bruno Del Bene, Marco Casazza e Luigi Ferretti.

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E tra queste bici alcune sono veramente notevoli.

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Certi dettagli evocano grandi fatiche, salite e discese, curve su tornanti arditi e sudate conquiste.

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Mete da raggiungere con il sole che imperla la fronte, pedalando tra gli alberi in un giorno d’estate.

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Daniele guida i visitatori attraverso questa bella mostra, se volete sapere qualche notizia lui scende nei particolari con un’accuratezza che vi stupirà.
Eh, d’altra parte quando fai quello che ami ci metti impegno, no? Sì, è così per tutti, sempre!
Ad esempio mi ha spiegato che su questa bici si trova il primo tipo di freno meccanico.

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E luccicano certe parole che ricordano grandi sfide sportive.

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Daniele ha un sorriso grande così quando ti parla delle sue biciclette, è un narratore esperto e instancabile.
Osservate con attenzione la bici che sorregge, fa parte di un gruppo particolare.

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Sul posteriore c’è un piccolo contenitore, a cosa servirà?
Signore e signori, queste sono bici a benzina e quello è un piccolo serbatoio.

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E poi il nome di un grande ciclista, Giovanni Gerbi, non sono molto ferrata sull’argomento ma ho scoperto da Daniele che lo chiamavano il Diavolo Rosso.
E poi pedali, pedali che sembrano opere d’arte.

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Gli orari e le date della mostra sono i seguenti, se passate in Val Trebbia venite a Fontanigorda a vedere le biciclette di Daniele.

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Potrete così ammirare la sua bella collezione.

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E potrete apprezzare i pregevoli quadri di Valter Lavagetto.

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Una passione senza tempo, una passione che sa affascinare un ragazzo giovane.

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Una passione che diviene un viaggio bellissimo, fatto di ricerca, di scoperta e di entusiasmo.
Un viaggio bellissimo che è appena iniziato.

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Non c’era la folla dei giorni d’estate, a Bogliasco.
C’erano le onde increspate dal vento fresco, sotto a un cielo chiaro e trasparente.
La spiaggia, per camminare.
Non c’erano asciugamani, teli, secchielli, creme solari.
Non c’erano bambini con il gelato in mano, non c’erano mamme che con lo sguardo cercavano i loro piccini.
Non c’erano quegli amori effimeri che svaniscono con i temporali di Ferragosto.
Sarà per sempre? Due settimane. Forse.
Non c’erano i calzoncini corti, i capelli intrisi di sale, le lentiggini che sbocciano sulle guance.
E c’era la linea turchese dell’orizzonte.
E una ringhiera, un albero, un belvedere e una bicicletta.
Sullo sfondo le case colorate di Liguria.
Un tempo silenzioso, una luce diversa.
A Bogliasco, sulla panchina.

Bogliasco

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Due giorni di vacanza, nella casa al mare.
Due treccine, ognuna fermata da un elastico colorato.
Due orsetti gommosi, li tieni nella tasca come un piccolo tesoro, uno è rosso e l’altro è giallo.
Due anni, li hai avuti un paio di anni fa.
Due gusti nella coppetta, crema e cioccolato.
Due mattoncini di Lego, a volte ti sembra che non si incastrino bene.
Due manine impazienti e sempre in movimento, dicono che sia a causa della tua indicibile curiosità.
E poi uno, due, tre, quattro e cinque, un ditino dopo l’altro per far vedere che tu sai contare fino a dieci e anche oltre!
Due nonne che ti viziano.
Due amiche del cuore, vi mettete tutte e tre sedute per terra e bisbigliate certi segreti.
Due corde dell’altalena, avanti e indietro, avanti e indietro, infinite volte.
Due baci della buonanotte, uno per guancia.
Due fratelli, entrambi più grandi di te, prima di essere tua quella bicicletta è appartenuta a loro.
Due sfumature d’azzurro sull’orizzonte.
Due curve, due discese, due ruote.
E non sono solo due, sono molti di  più i sogni che ancora devi fare.

Bicicletta

Passeggiata di Camogli

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Sabato è venuta la pioggia.
E quando piove in certi caruggi a volte capita di incontrare più persone di quelle che ti aspetti.
Passavo dalle parti di Via San Luca, non so descriverle certe prospettive che si perdono in una curva, in una leggera salita, nel luccichio di pietre bagnate.
Scatterò una foto, intanto di qua non passa quasi mai nessuno.
Quasi mai.
Alle mie spalle spuntano due ragazzi.
Permesso, scusi.
Chiacchierano, camminano piano, si allontanano, non li vedo più.
In compenso vedo lei, la signora con la borsa a tracolla e la busta della spesa, è lenta e mi osserva un po’ perplessa, forse si chiede cosa stia facendo all’imbocco del vicolo.
Mi guarda e passa oltre.
E come dicevo, quando piove in certi caruggi a volte capita di incontrare più persone di quelle che ti aspetti.
Lui è un giovane dal passo deciso, la sua camminata è quasi una danza, incede verso di me dondolando l’ombrello che è sgargiante come l’arcobaleno, ogni spicchio è di diverso colore.
Nel frattempo sopraggiunge un signore di una certa età, i due si incrociano a metà del vicolo e poi ognuno prosegue per la sua strada.
Quando piove in certi caruggi capita di incontrare più persone di quelle che ti aspetti.
Ed io resto lì, in paziente attesa.

Vico Colalanza

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Non sono tutte uguali le ringhiere.
Ognuna è una storia, una strada e un cammino.
Certe ringhiere, a Genova, confuse tra blu, turchese e vento.

Corso Italia

Ringhiere.
Un saliscendi, perfettamente parallelo alla linea dell’orizzonte.

Capo Santa Chiara

Ringhiere, finestre sul mio mondo.
E mettiti seduta per terra.
Guarda le case, i tetti, i corsi, la mia Genova.

Corso Firenze

Questa ringhiera di Corso Firenze a volte gioca con la luce.
E sono ombre che si riflettono a terra e intanto la strada scende giù, pare quasi incontrare il mare.

Corso Firenze (2)

Cornici, la città al di là della ringhiera.

Corso Firenze (3)

In autunno poi alcune inferriate si vestono di foglie rosse, diventano balconi e affacci spettacolari.
Certe ringhiere sono quiete attese, pause e silenzi.

Spianata Castelletto

E altre sono abbracci, parole e vicinanza.

Isola delle Chiatte

Alcune ringhiere paiono quasi scivolare via, si confondono nel chiarore della sera e tu non puoi far altro che seguirle.

Nervi

Io e te, pedala, giù dalla discesa.
Ci fermiamo qui?
Sì, dai.
Poi scendiamo giù nei caruggi.
Io e te e certe ringhiere.

Piazza dei Truogoli di Santa Brigida

E poi ancora vicoli, vasi di fiori e biciclette.

Piazza Don Gallo

E là, sulla Riviera di Levante, trovi ringhiere perfette per fermarti davanti al mare.

Santa Margherita Ligure

Santa Margherita Ligure

E altre ancora narrano di profumi del Mediterraneo, di pesci guizzanti e di piante assetate di luce.

Vernazza

Vernazza

Ringhiere, sui terrazzi dei caruggi, tra ardesia e cielo.Tetti

Corri.
Corri, respira profondamente.
Aria, aria, aria.
Fermati, c’è una panchina.
E una ringhiera, ancora.

Priaruggia

E poi certe ringhiere si snodano sopra gli scogli, tra te e l’infinito c’è soltanto un bagliore d’argento.

Priaruggia (2)

Certe ringhiere sono linee nette come pensieri innocenti.

Priaruggia (3)

Non sai nemmeno spiegarlo, sai solo che davanti a certe ringhiere devi fermarti e lasciare andare lo sguardo.
Oltre, lontano, al di là della ringhiera.

Spianata Castelletto (2)

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