Una domenica a Brignole

Non saprei dirvi se fosse veramente domenica, a me piace pensare di sì.
E poi mi piace immaginare che fosse una di quelle giornate ritmate dalle consuete usanze di molte famiglie italiane: la messa alla mattina, il mazzo di fiori da mettere sulla tavola, il solito quotidiano da leggere seduti comodi in poltrona.
Dunque, era domenica.
E c’era il pomeriggio da trascorrere tutti insieme, i più piccoli vanno a fare un giro con mamma e papà per imparare come si diventa grandi.
Magari facendo i primi passi tentennanti e incerti.
E poi correndo, cadendo e rialzandosi ancora, è sempre così.
E anche spingendo con forza sui pedali.
Ai giardinetti davanti Brignole, a quell’età bellissima lì in cui ogni nuova esperienza è entusiasmo ed emozione.
Là, davanti alla stazione: e ancora non sai quanti viaggi compirai nelle tua vita, ti siederai vicino al finestrino e guarderai scorrere il panorama in attesa di raggiungere la tua meta.
Qui, in questa fotografia del passato, sei un bimbetto con la sua bicicletta, ti accompagna con una certa fierezza quello che credo che sia il tuo papà.
Ti dice come mettere i piedini, come muovere il manubrio per girare.
Guarda avanti e non distrarti, non perdere equilibrio.
Bravo!
Così!
E tu resti serio e sospiri, ma sei felice con la tua magliettina da piccolo ciclista, le calzette bianche e i calzoncini corti.
E hai davanti tutto il tempo del mondo, in un giorno che non so, davanti a Brignole.

Era mattina

Era mattina.
Era uno di quei giorni in cui vado ovunque e in realtà in nessun posto, quello è il mio passatempo preferito da sempre.
Giro senza meta, da sola, da qualche parte prima o poi si arriva.
Ed era gennaio ed era pieno inverno, anche se stranamente quest’anno in realtà il freddo non è mai arrivato.
Camminavo in Galleria Mazzini e sbirciavo qua e là, anche nelle vetrine di quei negozi dove non entro mai, lo faccio sempre, sarà perché sono una persona curiosa.
Galleria Mazzini poi in genere la prendo dall’alto e scendo fino al Carlo Felice, quando poi ci sono i mercatini dell’antiquariato o le bancarelle dei libri finisce sempre che faccio su e giù diverse volte.
E c’era un bagliore di ocra, un sequenza di linee e curve e al di là di esse la luccicante eleganza dei negozi di Via Roma.
E c’era una bicicletta legata a un palo e mi è sembrato bello vederla proprio lì.
Poi ricordo di aver pensato che in fondo la vita è fatta proprio di questo: colori, sensazioni e luminosi contrasti.
Era mattina, in Galleria Mazzini.

Due bici nel bosco

Due bici nel bosco.
Nel tempo d’autunno, a Fontanigorda.
Due bici nel bosco narrano di una gioia rinnovata, di un frammento di riconquistata libertà lontano dalla frenesia della vita cittadina.
E ritrovarsi e già ricordare con nostalgia i giorni d’estate: ne torneranno altri e saranno ancora più belli e spensierati.
E intanto ridi, corri e pedali su per la salita, le guance si arrossano e tu ridi così forte e ne hai di cose da raccontare ora che la scuola è iniziata e rivedi i soliti amici di sempre nel posto in cui siete diventati grandi insieme.
E corri e pedali e ti lasci prendere dalla velocità giù per la discesa e ridi ancora più forte.
E le ruote si posano sopra un soffice tappeto di foglie, sotto agli alberi, tra i ricci caduti dai castagni e tra i profumi dei muschi riscaldati dal tiepido sole.
E tu forse adesso non lo sai ma poi un giorno ti ricorderai di questi istanti, ti guarderai indietro e rivedrai te stesso da ragazzino in bicicletta e sarà una memoria dolcissima.
Nel tempo d’autunno, a Fontanigorda.

Tutto il tempo del mondo

Era un mattinata delle nostre, ti ricordi?
Una tazza di caffè fumante, la musica dei Cranberries, una ciocca di capelli che ti cadeva sul viso.
E poi una parola, una delle nostre incomprensioni.
E sei scappata via, ti ho vista correre giù per le scale veloce come il vento ed io mi sono precipitato dietro di te.
Se tu mi avessi ascoltata ti avrei detto: perdonami.
Ti avrei baciata, saremmo caduti uno nelle braccia dell’altra e tu avresti riso, così forte come sai fare tu.
E invece sei scappata via, mi hai sorpreso, sai?
Allora ti ho inseguita in quel saliscendi che mi spezzava il fiato e mentre pedalavo respirando il profumo del mare pensavo a te.
E pensavo che c’era davvero ancora tutto il tempo del mondo per noi e tutta quella strada da fare insieme.
In salita o in discesa, non importa, basta che ci sia anche tu.
E finalmente poi si sei fermata, hai posato la bici contro la ringhiera, ti sei voltata a guardarmi e mi sei venuta incontro.
E ti ricordi quanto tempo poi siamo rimasti lì davanti al mare?
E tu mi hai baciato, mi hai stretto tra le braccia e hai iniziato a ridere così forte come sai fare tu.
E per noi c’era ancora davvero tutto il tempo del mondo.

Passeggiata Anita Garibaldi – Nervi

Una mattina a Celle Ligure

Quando hai il sole, il cielo azzurro, l’aria fresca e frizzante.
E il profumo delle onde e ti sembra che esista soltanto per te.
E la tua bicicletta, certo.
E un orizzonte, una spiaggia di sabbia e una vela bianca laggiù.
Il mare che ti ascolta, fratello di sempre.
Il tuo tempo, la tua libertà.
E poi magari il cuore ti batte forte, fa quell’effetto, a volte, la felicità.
Una mattina, a Celle Ligure.

Biciclette di caruggi

C’è sempre un posto dove poi le trovi, lasciate nell’attesa del loro legittimo proprietario.
Magari in cima a una di quelle discese che si gettano giù, verso la Maddalena.
Due biciclette, in quella breve frazione di tempo durante la quale la luce gioca con l’ombra e tu rimani ad osservare questa evanescenza labile, durano poco magie come questa.
E intanto i raggi del sole attraversano i raggi della ruota di una bicicletta di caruggi, in una mattina fredda e lucente, a Genova.

Senza fiato

Non sentivo neanche la fatica anche se quella salita mi spezzava il respiro.
Venivo da te.
C’erano tutte quelle parole non dette ancora da pronunciare, c’erano quelle memorie da condividere, quei frammenti di noi da rivivere insieme.
La galleria, il frastuono delle macchine attorno a me.
Semaforo rosso, un istante in più a separarmi da te.
Fremevo.
Partenza, il respiro sempre più affannoso.
E il pensiero già accanto a te.
E poi tu.
Ti ho vista in lontananza.
Camminavi su e giù, io lo so che tu sei sempre in anticipo, non riesco mai ad arrivare prima di te.
Mi hai sorriso, mi sei venuta incontro.
Sei paziente.
Sei semplicemente la gioia più grande.
Perché non so dirtelo mai?
– Arrivo, fisso la bici alla ringhiera.
C’era quella luce radiosa, c’era il disegno dell’ombra dei portici, spirava l’aria fresca del mare.
E c’eri tu, la sola che sa lasciarmi senza fiato.

Viaggi

Viaggi, viaggi di gente di mare e di terra.
Davanti al molo, sotto il sole a picco.
Partenze.
Getta le reti nell’acqua inquieta mentre la barca ondeggia e si sente appena il rumore del vento.
E lontana vedi la costa verso la quale ritornerai.
Certi viaggi iniziano quando ancora è buio, altri invece quando la luce rischiara la via.
Ogni viaggio presenta alcune difficoltà, possono essere onde avventurose o sfiancanti salite.
E il sudore imperla la fronte, il respiro diventa affannoso, la meta sembra distante.
Ogni viaggio è un sogno.
Ad occhi aperti, seguendo la tua rotta o la tua strada.
E poi raggiungi il tuo porto e ritrovi il tuo approdo.
Ti fermi, ti godi il riposo e la quiete e poi lo sguardo ancora cerca l’orizzonte.
E sei pronto a ripartire per un nuovo viaggio.

Sorelle

Sorelle.
Una più grande e una più piccina.
Sorelle, pochi anni le separano.
Poi arriva la fine della scuola, inizia il tempo dolce delle vacanze e certe piccolette avventurose possono provare ad andare in bici senza rotelle.
E senza perdere l’equilibrio, dai!
Trattieni il fiato: uno, due, tre.
Pronti, via!
Sul lungomare, nelle strade senza traffico.
Vai piano, non correre e guarda dove vai.
Ridendo e crescendo.
Calzoncini corti, magliettina leggera, due treccine, i sandalini bianchi.
Estate.
E poi i i braccialetti di tutti i colori al polso.
E poi, mamma, ci compri il gelato?
Due sorelle.
Una più grande e una più piccina.
E tutto il tempo del gioco, delle emozioni e dei sorrisi sinceri.