Il volto megalitico di Borzone

All is riddle, and the key to a riddle is another riddle.
Tutto è enigma, e la chiave a un enigma è un altro enigma.
(Ralph Waldo Emerson, The Conduct of life)

C’è un luogo, in Liguria, dove il vostro sguardo si poserà su un enigma.
Bisogna recarsi in località Borzone, poco distante da  Borzonasca, sulla strada per Zolezzi.
E lì guarderete verso la montagna, oltre il fitto degli alberi e i vostri occhi meravigliati incontreranno un volto misterioso, una scultura rupestre di ragguardevoli dimensioni, sette metri di altezza e quattro di larghezza.
E’ il volto megalitico di Borzone.

Volto Megalitico di Borzone

Venne rinvenuto negli anni ’60, in occasione di certi lavori che si facevano in zona.
Fu allora che riemerse il volto, fino a quel momento sommerso dalla vegetazione.
Di chi sono quei tratti? Chi è effigiato nella roccia?
Enigma e mistero, gli studiosi stanno cercando la risposta che sveli la reale natura di quest’opera dell’uomo così maestosa e suggestiva.
Tra le varie teorie dapprima si è ipotizzato che questi tratti vogliano rappresentare il viso di Cristo e che siano la testimonianza della devozione e dell’opera di evangelizzazione dei Monaci Benedettini  del monastero di Sant’Andrea, edificio che divenne Abbazia nel 1184.
Mistica e ammantata del fascino di altri secoli, l’Abbazia è tutta da scoprire e presto vi racconterò la mia visita in quel luogo così particolare.

Abbazia di Borzone

E narra una leggenda che gli abitanti del posto avevano l’abitudine di recarsi una volta all’anno sotto il volto per pregare Dio e ringraziarlo del dono delle fede, usanza che si perse quando i frati lasciarono l’Abbazia.
C’è un’altra ipotesi, ancor più sorprendente, che farebbe risalire il volto megalitico ad epoche ancor più antiche, addirittura al Paleolitico Superiore.
E allora quel volto che non sappiamo ancora interpretare potrebbe ritrarre qualche divinità venerata dagli uomini che vissero in queste terre in tempi tanto lontani.
Fate una passeggiata a Borzone e andate a visitare l’Abbazia, poi imboccate la strada che vi condurrà tra gli alberi.
E alzate gli occhi verso il volto enigmatico che vi osserva dall’alto della montagna.

Volto Megalitico di Borzone (2)

Borzonasca, d’ottobre e d’autunno

Ho incontrato l’autunno.
In questa domenica appena trascorsa, in un piccolo paese dell’entroterra ligure.
A Borzonasca, in Valle Sturla.
Ho incontrato l’autunno, in occasione di Agricasta, una manifestazione legata alla valorizzazione dei prodotti di queste terre e delle antiche tradizioni.
Con un cielo indeciso, a tratti grigio, era il cielo di ottobre.

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Ho incontrato l’autunno, aveva lasciato foglie secche e ricci su un gradino, disposti ad arte, con il favore del caso e del vento.
Ed era autunno di ocra e di giallo.

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L’autunno era nel sonno immobile di una farfalla, una creatura notturna forse.
Ferma, tra il muschio e quei legnetti spezzati che erano il suo giaciglio.

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Tra le case dai muri di pietra di Borzonasca.

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Bancarelle di prodotti di ogni genere, come le buone erbe esposte in contenitori di legno.

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E come i canestrelli confezionati con un nastrino giallo.

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L’autunno era per le strade.
Sotto l’archivolto e nei giardini.

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E come si ingannano le stagioni?
Con le piante dalle foglie verdi e lucide, davanti alle porte di legno.

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E con i vasi allineati davanti alle finestre.

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Con quei colori che potrebbero farti pensare che ancora sia estate.

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L’autunno era nelle vetrine dei negozi addobbate con tutti ciò che ricorda questa stagione dalle tinte calde.
Era davanti ai cancelli e sulle ringhiere.
Era sui banchetti che esponevano le bontà delle nostre valli, questi sono i prodotti dell’Albergo delle Lame che si affaccia sull’incantevole lago dalle acque brillanti.
E c’erano i rombi di mais quarantino, le marmellate e la torta di miele e castagne.

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L’autunno era nei caruggi di Borzonasca, guardo sempre in questa maniera i paesi di Liguria.

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L’autunno è arrivato ed ha lasciato i suoi doni davanti alle buche delle lettere.
Le castagne, ingrediente base di tante delizie.

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L’autunno è giallo, intenso come le pannocchie.

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L’autunno ha lasciato funghi sodi e sani che fanno bella mostra in un cestino.

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E per altre cose, invece, non c’è stagione.
Non c’è stagione per il rispetto, per l’affetto, per l’attaccamento al proprio passato.
E per la memoria di certi anni difficili, presso questo canale che un tempo ebbe una funzione molto importante per gli abitanti di Borzonasca.

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E qui, a Borzonasca, ho incontrato davvero l’autunno.
L’autunno era in ogni luogo, in ogni portone, in ogni via, su ogni scala.
Era spighe di grano, pigne e foglie secche.

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Una bella manifestazione e gli stand predisposti per i visitatori.
E che bel pranzetto!
C’erano la polenta e la panissa fritta, io ho scelto testaieu con una generosa mestolata di pesto sopra.

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E poi le frittelle di baccalà e di funghi, gnocco fritto con il lardo, le saporite torte di verdure.

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E dolcetti di vario genere, torte e frittelle a base di castagne.

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Autunno di sapori, profumi e colori.
Autunno è un cielo azzurro che tenta di scalzare le nuvole, è una piccola chiesa di pietra arroccata in cima a una salita.

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Silenziosa, raccolta, con le travi sul soffitto.

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E la porta della chiesa, spalancata sulla valle e sulle montagne.

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In giro per il paese, dove ognuno espone i propri prodotti, le persone curiosano tra le bancarelle di artigianato locale.
E c’è la signora Olga a vendere le sue delizie, qui tra queste mura di pietra.

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E allora ecco gli sciroppi.

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E i funghi di questi boschi, sia sott’olio che secchi.

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E le fettine di mela essiccata, uno dei frutti certo più tipico di questa stagione.

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L’autunno è una cesta piena di micotti, piatto tipico di queste zone,  a base di farina di mais.

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L’autunno, l’autunno è un’antica bilancia e tante ceste da colmare con i frutti della terra generosa.

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Ho incontrato l’autunno in una domenica d’ottobre inaspettatamente calda.
Come un folletto uscito dal fitto dei noccioli e dei castagni, l’autunno è venuto e ha lasciato le pannocchie appese ai rami spogli.

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E poi ha tinto di rosso le foglie per la più suggestiva delle sue scenografie.

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Bottiglie e vasetti di marmellate e confetture prodotte dalle Aziende Agricole della vallata, come questi che sono prodotti da Anidagri.

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E dolci tipici di questo paese, le ruëtte, ovvero rotelle di Borzonasca che trovate soltanto presso la Pasticceria Macera.
Si tratta di grandi canestrelli di pasta frolla che hanno un‘origine lontana, i primi biscotti vennero prodotti nel 1870.
E ancora oggi sono una specialità molto apprezzata, non solo a Borzonasca.

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Ho incontrato l’autunno.
Aveva una bicicletta con un cestino carico di doni del bosco.

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Ed era testimone di quel passato che alcuni sanno conservare e valorizzare.
Perché ciò che ieri eravamo può rendere migliore il nostro presente, abbiamo da imparare e da ricordare.
Il nostro ieri di antiche tradizioni rivive e rinasce in queste valli.
Questo era lo spazio espositivo dell’Azienda Lucchetti, tra antichi mobili e vecchi attrezzi contadini.

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E sul tavolo ecco il tostino che certo sarà stato rovente in certe passate sere d’inverno.

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Sul bancone vasetti di origano e sacchetti di nocciole.
E a terra, in una cesta, le tipiche patate quarantine che trovate come base di molte ricette di queste zone.

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E ancora il mais, sempre presente in quest’autunno di Borzonasca.

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E un vecchio campanaccio appeso al muro.

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E i sacchi di farina e le zucche.

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E ancora fiori di zucchine in abbondanza e altre patate.

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Un’antica falce e gli attrezzi per affilarla.

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Sono venuta qui e ho incontrato l’autunno.
E l’autunno era ricci spaccati che offrivano le loro castagne.

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E tutto faceva pensare a certi altri giorni, a tempi in cui le stanze erano illuminate dalla luce fioca.

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L’autunno umido, di pioggia sottile e bruma.
Di muschi, di sottobosco odoroso e fertile, di creature lente, il loro colore è simile a quello degli alberi d’autunno.

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Sono venuta qui e l’autunno aveva lasciato i suoi doni sopra a un muretto, ancora erano funghi, castagne e foglie.

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Sono venuta qui, a Borzonasca.
E la fiamma bruciava, spandendo nell’aria uno dei profumi più tipici di questa stagione.
Ed erano risate di bimbi, felici di avere le mani nere per le caldarroste.
Sono le piccole gioie semplici che si scoprono quando si incontra l’autunno.

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