Il tempo delle more

Arriva, nell’ultimo scorcio d’estate, il tempo delle more.
Meraviglie selvatiche, ultime tra i frutti di bosco a donare la loro deliziosa dolcezza, piano maturano e a breve sarà tempo di gustarle.

Le more, in luoghi difficili e impervi.
Le more, raccoglierle è una bella sfida, poi a volte accanto alle more si trovano le ortiche e allora i guai sono doppi.
Nei ricordi d’infanzia di ognuno di noi le more sono mani dolcemente macchiate e poi qualche graffio qua e là perché non è poi così semplice eludere quelle loro spine, specialmente quando si è piccoli e si ha fretta di mettersi un bocca una mora bella succosa.

Le more, alcune ancora devono maturare e così sui rami si ammirano diverse sfumature di frutti.

E poi, in ogni stagione della vita, le more sono sempre state per me una sorpresa.
Saranno già buone?
Saranno ancora aspre?
O forse no, vanno già bene!
Bisogna assaggiarne una e il gioco è fatto, ma fino a quel momento non puoi sapere se sia proprio già il tempo delle more.

Il tempo delle more porta con sé una certa inevitabile nostalgia per l’estate che lentamente declina mentre le giornate si fanno più fresche.

Mentre la natura segue i suoi ritmi, istante dopo istante.
E ai margini del bosco, tra sole e ombra, così si svela il tempo delle more.

Una mattina d’agosto

Ci siamo visti a metà mattinata, sempre in uno dei soliti posti dove si fanno magnifici incontri.
In realtà me ne andavo in cerca degli scoiattoli, quelli sono piccoli amici che ormai vedo con cadenza quotidiana, anche se talvolta si fanno desiderare.
E così, una mattina d’agosto, tra il verde rigoglioso ecco ancora altre bellezze.

Erano due daini e se ne stavano lì a sgranocchiare qualche fogliolina deliziosa.

Cerco sempre di non far rumore, loro però sono cauti e circospetti e inesorabile giunge così il momento della diffidenza.
Stanno là, con la testa tra i rami, scrutano in lontananza.

Forse a loro batte il cuore un po’ più forte, io vorrei che non se ne andassero mai.

E vorrei rimanere un tempo infinito ad osservarli, nell’armonia e nella pace dei loro boschi.

Un bosco ricco di sorprese

È un bosco ricco di sorprese quello che circonda Fontanigorda e in questi giorni mi regala continui stupori.
Infatti ieri pomeriggio ho fatto un nuovo bellissimo incontro: ancora uno scoiattolo!
Eh sì, nello stesso posto in cui ho veduto quell’altro che è apparso su questo blog proprio ieri, non si tratta però della stessa creaturina: lo scoiattolo del post di ieri era più scuro e più grande, questo invece era più fulvo e piccolino.
D’altra parte in quella zona ci sono tante ottime nocciole da sgranocchiare e così gli scoiattoli vanno a fare rifornimento e poi via, scappano veloci su per gli alberi!
È un bosco ricco di sorprese e là abita anche questo splendido scoiattolo.

Un simpatico scoiattolo

Non tutte le creaturine del bosco sono sempre disposte a farsi ammirare, talune sfuggono via rapide lasciandoti con il tuo stupore.
A volte, però, basta avere un pizzico di fortuna!
Ieri, sul tardo pomeriggio ho sentito appena fruscio tra gli alberi e all’improvviso ho visto una bella coda elegante muoversi sinuosa tra le foglie: uno scoiattolo!
Vivace e vispissimo, saltava veloce da un ramo all’altro, con quella sua incredibile vitalità, non so neanche come abbia fatto ma sono riuscita a fotografarlo.
E spero proprio di incontrarlo di nuovo: arrivederci, simpatico scoiattolo!

Cavallini felici

Questa è una piccola storia di cavallini felici, li ho veduti qualche giorno fa e stavano su un bel prato tutto per loro, proprio a lato della strada e al margine del bosco.
Due cavallini piccini e due cavalli grandi.
Due avevano il manto chiaro.

Due invece erano elegantemente scuri.

Stavano lì, a fare le cose che fanno i cavalli e i cavallini felici.

E quello piccolo e scuro, a dir la verità, non si è mosso poi tanto: stava lì fermo, un po’ insicuro.
Come dire: sono ancora un cavallino senza esperienza, ci vado cauto!

E infatti se ne stava vicino al cavallo grande, al sicuro.

L’altro piccoletto invece, ah, quello lì era in cerca di avventure e se ne andava alla scoperta del cose del mondo.
Si è infilato senza paura nel fitto degli alberi e poi ne è uscito avvolto dalla luce brillante del sole.

Poi se ne è andato vicino alla sua mamma.

E con grande soddisfazione ha preso il latte che lo farà divenire un cavallo grande e forte.

E poi ancora, se ne è andato a gironzolare di qua e di là mentre io rimanevo ad osservare questa dolce e tenera quotidianità di certi cavallini felici.

All’autunno

All’autunno che lascia indietro la gioiosa estate e così si posa sul nostro cammino.
All’autunno che spande gocce di pioggia e profumo di cannella, all’autunno che dona mele succose e grappoli d’uva, foriero di inquiete tempeste e di nuvole vaghe.
All’autunno celebrato dai versi di un poeta romantico prematuramente perduto, John Keats lasciò le cose del mondo a 26 anni e ne aveva appena 24 quando compose l’ode dedicata alla stagione dei caldi aromi e questo è l’incipit della sua poesia:

Season of mists and mellow fruitfulness,
Close bosom-friend of the maturing sun;
Conspiring with him how to load and bless
With fruit the vines that round the thatch-eves run;

Stagione delle nebbie e del raccolto maturo,
Amica vicinissima del sole fecondatore;
Con lui cospiratrice del carico e del dono
dei frutti sulle viti lungo i cornicioni di paglia.

All’autunno dalle screziate sfumature e dai profumi intensi, mentre il fuoco arde nel caminetto, tempo di castagne e di vino versato nei bicchieri per brindare alla stagione nuova.
All’autunno prodigo di promesse che ancora si rinnovano.
All’autunno e agli alberi che si vestono di oro, di ocra e di arancio, con le foglie che tintinnano appena smosse dal vento sui rami leggeri.
All’autunno, stagione di questa ritrovata bellezza.

Fontanigorda – Bosco delle Fate

Ai margini del bosco

Ai margini del bosco si incontrano creature magnifiche e meravigliose.
A di la verità mi è capitato per tre giorni di seguito di vedere certi giovani daini, tuttavia anche loro si erano accorti di me e quindi, in quei casi, è stato proprio impossibile fare anche solo una fotografia.
Ieri pomeriggio, invece, ai margini del bosco, ho sentito appena un lieve frusciare e poi ho visto dapprima quelle due orecchie.
Eccolo, tra gli alberi!

Quindi, approfittando di questa fortunata coincidenza sono rimasta a guardare, c’erano quelle tenere foglioline da sgranocchiare e quindi il mio piccolo amico era davvero molto impegnato.

I tipi come lui, tuttavia, stanno sempre all’erta.
Basta un minimo rumore e iniziano a guardarsi attorno, guardinghi e timorosi.
Ed è bastato un attimo, il daino ha alzato il capo e ha guardato nella mia direzione, forse ci ha messo un po’ a distinguere la mia figura ma siamo rimasti per una brevissima frazione di tempo occhi negli occhi.

E poi ha fatto quell’espressione lì, come dire: sai, ora devo proprio andare.
Un balzo leggero, un altro e via, è scomparso tra i rami.
Arrivederci piccolo amico, spero di incontrarti ancora!

Una cartolina dal Bosco delle Fate

Un abitino candido come le nuvole che a volte attraversano questo cielo.
Il sorriso e la felicità, la pelle ambrata, i sandaletti.
Le amiche, la sorellina più piccola.
La mamma, le zie, sorrisi fissati appena per qualche istante.
Uno steccato di legno.
Una curva tortuosa.
E un giorno d’estate da non dimenticare.

Al Bosco delle Fate, a Fontanigorda.
Là sotto l’ombra dei castagni, mentre gli uccellini e mentre le farfalle passano di fiore in fiore, nella dolcezza di un giorno d’estate.

Nella bellezza di un luogo caro che resta sempre nel cuore.
Gli alberi, i campi da bocce, le corse a nascondersi dietro le rocce, una maniera bellissima di diventare grandi.

E sullo sfondo i monti a fare da cornice al panorama, così li vedi anche in altri punti di Fontanigorda, mentre fioriscono le rose e l’aria si profuma della freschezza deliziosa della lavanda.

Lavanda (3)

Un abitino chiaro, la frangetta e la gioia di vivere.
Una cartolina spedita nel 1930, in un tempo d’estate diverso dal nostro.
Già allora però, si serbavano dolcissimi ricordi delle passeggiate al Bosco delle Fate.

Dicembre a Fontanigorda

Sono tante le cose di dicembre a Fontanigorda che desidero ricordare e così per ritrovare ancora quella bellezza vi porto ancora là, nel mio bel paesino, in Val Trebbia.
Arroccato lassù, tra i toni bruni degli alberi.

Dicembre a Fontanigorda è l’aria frizzante e fresca e la cassetta con la legna sul davanzale.

Ed è l’abete davanti alla chiesa.

E i monti con le tonalità dell’inverno e il bosco silenzioso.

E gli alberi spogli e una strada sempre da seguire.

E i ricci caduti sulle rocce coperte di muschio.

Dicembre è foglie accese di arancio, fuoco che arde, lana calda sulle ginocchia e una tazza fumante tra le mani.
È casa, calore e tepore.

Ed è bacche color rosso vivace.

A dicembre poi la sera scende piano, si posa dolcemente e tutto avvolge.

E sono serrate le finestre delle seconde case nella stagione del freddo.

Non mancano però certi temerari felini che se ne vanno a zonzo per il paese.

E il gatto Cesare se ne resta invece a poltrire sulla stufa.

Sono tante le cose di dicembre a Fontanigorda che desidero ricordare.
In quei rami, in quella terra, in quei sentieri, in quelle nuvole che vagano nel cielo chiaro c’è una dolce bellezza alla quale amo sempre ritornare.

Due bici nel bosco

Due bici nel bosco.
Nel tempo d’autunno, a Fontanigorda.
Due bici nel bosco narrano di una gioia rinnovata, di un frammento di riconquistata libertà lontano dalla frenesia della vita cittadina.
E ritrovarsi e già ricordare con nostalgia i giorni d’estate: ne torneranno altri e saranno ancora più belli e spensierati.
E intanto ridi, corri e pedali su per la salita, le guance si arrossano e tu ridi così forte e ne hai di cose da raccontare ora che la scuola è iniziata e rivedi i soliti amici di sempre nel posto in cui siete diventati grandi insieme.
E corri e pedali e ti lasci prendere dalla velocità giù per la discesa e ridi ancora più forte.
E le ruote si posano sopra un soffice tappeto di foglie, sotto agli alberi, tra i ricci caduti dai castagni e tra i profumi dei muschi riscaldati dal tiepido sole.
E tu forse adesso non lo sai ma poi un giorno ti ricorderai di questi istanti, ti guarderai indietro e rivedrai te stesso da ragazzino in bicicletta e sarà una memoria dolcissima.
Nel tempo d’autunno, a Fontanigorda.