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Ritorno alla mia campagna, con le immagini dell’autunno di Fontanigorda.
E vi racconto degli alberi e delle strade che curvano e si perdono nel sole, strade luminose di oro nel tempo delle foglie cadute.

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Foglie.
Leggere si posano sulle panchine e lì rimangono, intatte.

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Una cascina, una dolce salita d’autunno, un cammino illuminato dal sole.

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La ringhiera, sostegno di certe stanchezze.

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E sotto ai rami le panchine dei campi da tennis, manca il consueto pubblico di genitori intento ad assistere alle conquiste di piccoli sportivi in erba.

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E gli alberi dalle foglie brunite e ancora un posto per sedersi, in certi giorni d’estate.

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E foglie, ancora foglie d’autunno.

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E un soffice tappeto dorato sul quale si posano i passi, si cammina sulla bellezza di una stagione incantata.
Piano piano, verso il luogo dove gli alberi si infittiscono.

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E sono voci in lontananza, chiacchiere, risate, giacche a vento e scarponcini.
E una bicicletta appoggiata alla staccionata.
Corri e pedala, mentre l’autunno turbina sotto alle ruote.

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E rami, un inchino cortese che invita al passaggio.
Il bosco accoglie, protegge, rinasce e si rinnova.

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E vive e brilla, si disseta di sole e di luce, è la vita che segue il suo corso.

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Ed è legno, muschi, tronchi possenti e prospettive infinite, nell’incanto del Bosco delle Fate.

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E ancora siediti.
E aspetta.
Questa è la magnifica quiete della Val Trebbia.

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Lieve e solitaria bellezza d’autunno, una foglia cade e si posa sul tavolo di legno.

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Mentre la luce vira e brillano l’oro e il bronzo.

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E una panchina, immersa tra le foglie cadute.
Nella pace, nella silenziosa quiete del bosco di Fontanigorda.

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Questo è il racconto di una giornata speciale nell’incantevole autunno di Fontanigorda illuminato da una luce chiara.

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Mentre i monti assumono sfumature calde e variegate nell’intensità di questa stagione.

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Questa è una storia di foglie gialle e cielo azzurro, di un orizzonte dolcemente familiare, l’ho riveduto in occasione della tradizionale castagnata di Fontanigorda.

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Ed è una storia di camini che fumano, di finestre aperte e di una festa che ha attirato tanti visitatori.

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E di pampini e grappoli d’uva che maturano tra le case.

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E di un albero dai rami possenti e di sole che brilla e rischiara l’armoniosa bellezza della campagna.

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Mentre i colori di questo tempo ravvivano le vetrine.

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E i ricci cadono a terra e si spaccano, regalando i loro frutti preziosi.

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Questo è il tempo della castagnata di Fontanigorda, un evento organizzato con l’impegno di tutti, con passione e partecipazione.

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Scoppietta il fuoco che abbrustolisce le castagne.

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E si preparano le frittelle dolci e salate con abilità e maestria, qui si parla di persone celebri per i loro manicaretti, eh!

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E le caldarroste cadono nei bicchierini: risate e chiacchiere e dita che anneriscono.

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Ed è il tempo del castagnaccio fumante in una piazza gremita di gente.

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Ed è il tempo di un brindisi alla bellezza della vita e alle sue gioie semplici, è una fortuna saperle apprezzare.

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E poi la lotteria con dolcissimi premi: biscottini, torte morbide oppure crostate di crema o di frutta.

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Io sono tornata a casa con un vassoietto di delizie assortite, canestrelli, cantucci, meringhette e baci di dama.

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L’autunno è anche questo.
Ritornare, nei luoghi delle vacanze estive.
Ritornare, salutare la piazza, le fontane, la salita che percorri sempre.

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E poi.
E poi ci sono quelli che trovano sempre un posto giusto per mettersi comodi!
Ciao Miss Fletcher, che ci fai da queste parti?

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E poi gli alberi raccontano i giorni che scorrono, la luce che vira, i giorni delle foglie dalle tinte accese.

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E il cielo parla della bellezza dell’universo e della sua incomprensibile complessità.

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E certi se ne vanno a passeggio tra le foglie cadute nel tepore di un pomeriggio di ottobre.

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E il bosco è una magia di riflessi dorati che non ho ancora finito di raccontarvi.

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Il sole scende piano, proietta al suolo le ombre e sfiora le pietre in un vivido scintillio.

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Accarezza le cime degli alberi, nella piazza per me così insolita in questa veste autunnale.

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E i colori sfumano in una sintonia armoniosa che è la musica del bosco.

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Ha queste note e questi accenti, colori di una stagione d’incanto in Val Trebbia.

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La strada che porta nel bosco vive differenti armonie, a seconda della stagione.
E quella panchina nella notte di San Lorenzo è il luogo ideale per ammirare le stelle e per vederle scintillare nell’oscurità.
A volte, in certe giornate d’estate, mi fermo lì a leggere.
E così ho fatto lo scorso agosto: d’un tratto alle mie spalle, quatta e circospetta, è spuntata una faina, rapida ha attraversato la strada ed è scomparsa tra il fitto dei cespugli.
Stupori della natura a Fontanigorda: sono rimasta attonita a guardare con il libro tra le mani.
E il bosco era un tripudio di verde.

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La strada che porta nel bosco, in autunno, diviene una magia di riflessi dorati, un incanto silenzioso la riveste.

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In estate i rami degli alberi regalano una piacevole ombra, scosse dal vento le foglie cantano la loro musica lieve che dolcemente accompagna il canto degli uccelli.

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E poi, il tempo.
E le stagioni.
E arancio e bronzo e l’aria che diviene fresca e frizzante.

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E poi aspetta, sarà anche così.

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La strada che porta nel bosco nei mesi del solleone è spesso affollata di biciclette e di bambini che corrono, di sportivi che raggiungono il campo da tennis o quello da pallone, mentre altri villeggianti passeggiano pigramente.

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E poi viene una nuova stagione e la strada che porta nel bosco ritorna ad essere solo delle creature del bosco e di coloro che abitano in ogni giorno dell’anno in questi luoghi.

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E poi l’inverno raffredda i colori caldi e predomina il bianco luminoso della neve e l’azzurro del cielo tra i rami spogli degli alberi.

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Adesso è ancora stagione di foglie frementi ed è tempo di ritrovare i profumi e i sapori dell’autunno.
Si riaprono le seconde case, si cammina per le strade del paese.
Torte, caldarroste e altre delizie: domani a Fontanigorda si terrà la tradizionale castagnata, è un appuntamento che attira molti affezionati, se anche voi desiderate partecipare potrebbe essere l’occasione per ammirare le incantevoli suggestioni della Val Trebbia.

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E così è la strada che porta nel bosco, vestita della magia della luce d’autunno.

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Dell’autunno amo i colori, i toni caldi del primo albero ad ingiallire mentre i suoi rami sono scossi dal vento inquieto.

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E amo le foglie tenaci che arrossano i muri, abbarbicate come speranze eterne.

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E le foglie cadute, piccole meraviglie avventurose.

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E quelle leggere che intatte si posano sulla strada e si lasciano sollevare dal soffio del destino.

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Dell’autunno amo i profumi e i sapori, una passeggiata al Mercato Orientale dona tutte le preziosità di questa stagione dai toni dorati.
E sono pannocchie gialle e lucenti.

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E zucche screziate di verde e d’arancio.

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E fichi d’India succosi e densi di sole, si assaporano già sul finire dell’estate ma l’autunno è il loro trionfo.

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E poi i funghi odorosi e deliziosi.

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Io non ho l’abitudine di acquistarli, mi piace trovarli così, nel bosco.

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Aroma di autunno, profumo inconfondibile ed impagabile.

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Dell’autunno amo le castagne.
E quando ero ragazzina mi piaceva comprarmi un cartoccio di caldarroste, poi per sbucciarle mi ritrovavo con le mani tutte nere ma la questione, nel complesso, era poesia pura.
Una delle gioie vere della vita, a dir poco.

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L’autunno è uva dolce e pampini.

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E in certi quartieri questa stagione veste le piazze e le vie con i suoi colori intensi, al Carmine è il tempo del giuggiolo e dei suoi piccoli doni.

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Ed è anche il tempo del melograno proteso verso l’azzurro.

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Questo albero temerario si affaccia da un giardino, dondola sulla creuza con i suoi rami carichi di frutti.
In tono con le case, una magia.

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E un altro melograno ravviva un tratto di Via Pagano Doria, sono rimasta a guardare a lungo la sua prepotente bellezza.

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Dell’autunno amo le sfumature delicate ed intense.
E una porta.
E una persiana e i vasetti di coccio.
E un cestino appeso ad una corda.

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E un rampicante avvinghiato alla ringhiera.
Le foglie ingiallite, il mare sullo sfondo, il cielo terso.

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Dell’autunno amo profumi, colori e atmosfere.
E il cielo che si veste di oro e d’arancio, nell’intensità delle sere d’autunno.

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E quando l’estate sta per finire.
Di sera inizia a venire buio presto ma le giornate sono ancora calde e luminose.
Ieri mattina, intorno alle 11, al margine della Statale 45, in località Beinaschi.
Immaginate di vedermi correre su per questi prati.

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Corro, evidentemente in maniera abbastanza silenziosa e leggera, la mia presenza passa del tutto inosservata, eppure non sono tanto distante.

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Del resto ci sono le mele cadute, ci sono ben altre delizie delle quali occuparsi.

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Piano, piano, sempre più vicino, trattenendo il fiato.

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Osservare.
In silenzio, tra la luce di settembre e l’ombra ristoratrice del bosco.

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E ringraziare per questo incontro così fortunato.

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E potrei dirvi che ho atteso a lungo il momento magico.
E potrei dirvi che ho fatto diversi tentativi prima di scattare la fotografia quasi perfetta.
E invece.
E invece sapete come è andata?
Io non ho neanche veduto quegli occhi spalancati verso di me, non ho visto il dolce musetto e le orecchie grandi di quel piccolino accoccolato tra l’erba.
No, non l’ho proprio veduto, con lo sguardo seguivo i più grandi e i loro movimenti lievi.
E poi ho fatto un rumore e tutti loro si sono allontanati, leggeri e guardinghi.
Li ho seguiti svanire nel bosco, semplicemente.
E poi, poi ho guardato le mie fotografie e ho scoperto questa tenera meraviglia.
Proprio così, quando l’estate sta per finire.

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In questo scorcio di agosto non mi sono fatta mancare una passeggiata sui prati di Fontanarossa, il paesino dai tetti rossi è circondato dal verde, immerso in una natura meravigliosa e sovrastato la maestose montagne.

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La legna tagliata, gli alberi svettanti, il cielo lucido e brillante.

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E il profilo di un altro paese in lontananza, casette bianche e tegole rosse.

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I prati di Fontanarossa, così curati e ben tenuti, nel tardo pomeriggio.
E quando il sole si getta tra le cime dei monti piano piano la sua luce diviene sempre più fioca.

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Un prodigio di curve sinuose tra l’erba vivida.

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E in cielo una coppia di falchi compie infinite evoluzioni, sono restata a lungo ad ammirare il loro stupefacente volo.

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Vira lenta la luce e crea un gioco di lunghe ombre sul bosco, tra di esse c’è anche la mia.
Le cime degli alberi, le foglie frementi, il prato in un giorno d’estate.

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E poi si scende, si prende la via del ritorno.
E d’improvviso, tra l’erba alta, un movimento.
Piano, piano, senza far rumore.

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Alza la testolina, si guarda intorno, pensa.
E i suoi occhi si perdono nel bosco.

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Non è stato il solo che ho veduto in questa giornata, poco distante c’era un suo simile che si è subito infilato nel fitto del bosco.
E poi, tra Loco e Fontanigorda, un gruppetto di queste splendide creature è passato di gran carriera davanti ai miei occhi e a quelli dell’amico che era con me.
E ancora, abbiamo visto un daino con un imponente palco di corna sulla testa: timoroso, diffidente, bellissimo, ci ha rivolto uno sguardo ed è scappato via.
E quindi l’unico che si è lasciato ammirare più a lungo è questo giovane amico, una gioia poterlo vedere!

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E poi anche per lui è giunto il momento di seguire il richiamo del bosco, scrigno di vita e di bellezza, incanto della Val Trebbia.

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La bellezza che spontanea sboccia ai margini del bosco e sui verdi prati, i fiori selvatici della Val Trebbia.

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Fragili e forti, ogni fiore è pura armonia.

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La natura conosce tutte le sfumature di ogni colore.

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Ti fa incontrare timide violette.

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E pone sul tuo cammino gioiose margherite.

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Ed è tutta una questione di equilibri che noi non sappiamo comprendere.

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Sul finire di giugno in questi luoghi ai margini delle strade sbocciano i gigli di San Giovanni, vividi d’arancio e di sole, fugaci splendori di un breve periodo.

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Ogni stelo è uno stupore.

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Così è la natura, sa creare accostamenti perfetti: e sono stelline e non ti scordar di me.

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E sono piccoli petali perfetti intinti nell’azzurro del cielo.

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E persino il fiore più semplice è come un sole lucente.

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E poi rosa, rosa di fior di pisello.

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E ancora così, mescolato a candido bianco.

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Oppure acceso e vivace di giallo d’estate.

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E poi questa effimera bellezza, basta un soffio a farla svanire.

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La natura però è tenace, non si arrende mai.
E sulle rocce è ancora rosa, brillante e luminoso.

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E poi è rosso di fragili papaveri dai petali di seta.

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Liberi, selvatici e chiari di luce, sono i fiori della Val Trebbia.

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Sulle rive del Trebbia, rinfrescante meta dei giorni d’estate.
Al margine del bosco ogni stagione ha i suoi incanti e allora vi porto là e vi mostro il grande fiume che dona il nome alla valle, nel tempo degli alberi spogli le sue chiare acque scorrono in abbondanza, non ricordo di averlo mai veduto così.

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Azzurro, limpido, vitale Trebbia.

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Sulla strada per Fontanigorda, curva dopo curva, seguendo il corso della Statale 45.

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E in certe ore le creature del bosco vengono a dissetarsi in uno di questi specchi lucenti e cristallini.

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Scorre vivace il Trebbia, travolge i sassi e li accarezza, le sue acque precipitano in gorghi tumultuosi.

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In certi tratti, al di là dei disegni dei rami, è più quieto e calmo.

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Azzurro sotto al cielo fulgido che sovrasta questa valle.

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Si insinua armonioso lambendo la riva e le rocce affioranti.

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Svanisce e si perde ai tuoi occhi, proseguendo il suo viaggio tra l’abbraccio dei monti.

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In un bagliore che ancora non regala il tepore dell’estate.

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In una luce che abbaglia l’orizzonte e poi si posa e rimbalza, gioca con gli alberi e proietta le ombre sull’acqua chiara, sulle rive del Trebbia.

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Il primo giorno di marzo, a Fontanigorda, dopo aver percorso la strada che conduce lassù , curva dopo curva.

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E non mi aspettavo di vedere la neve, in lontananza pareva già del tutto svanita.
Bianca, lucente e chiara copriva il prato in mezzo alla curva del bivio.

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E indugiava sui tronchi tagliati, il bosco ha i suoi profumi anche in inverno.

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Sono tutte chiuse le case delle vacanze, serbano zainetti e scarponcini per le passeggiate, biciclette e cestini per andar per funghi nei giorni d’estate.

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L’inverno è alberi spogli e un confine silenzioso.

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E rocce e muschi e un uccello vagabondo che da lontano fa sentire il suo richiamo.

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L’inverno è sole e luce che rimbalza sulla sottile e soffice coltre, al Bosco delle Fate.

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Ancora due o tre curve e si arriva al campo da pallone dove generazioni di bambini si sono dilettate con il gioco del calcio.

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L’inverno, l’inverno a volte sa essere ancora più luminoso della florida estate, non ci sono rami a far ombra alla fontana della Madonnina.

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Ed è poca la neve rimasta ma ha tutto il fascino della sua suggestione, ricopre il tavolo e le panche di legno.

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L’inverno è tutto nelle sue promesse, in ciò che ti lascerà, nei doni della terra che matureranno con il sole.

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L’inverno è nelle sfumature di azzurro e celeste così diverse da quelle dei mesi del solleone, sono colori evanescenti, fratelli del freddo, del ghiaccio e della neve.

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L’aria è leggera, pura e frizzante, ti accarezza il viso e lambisce i rami nudi degli alberi.

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E poi guarda, guarda le cime delle montagne.

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Le cime imbiancate sfiorano il cielo.

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E poi verde, alberi e neve.

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E due ghiandaie ciarliere e chiacchierone come sempre, le ho inseguite per un po’ proprio qui, davanti a questo prato.

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Le tegole dei tetti come spolverate di zucchero.

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E le case e i giardini e i terrazzi.

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Cammino nel mio paesino e so esattamente dove abitano le persone che conosco da tanto tempo.

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E poi ancora, bianco, celeste, aerei in volo e panni stesi in Val Trebbia.

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Tetti, orti, imposte chiuse, serrate anche quelle della mia casetta, lassù nel sottotetto.

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La piazza insolitamente deserta.

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Una stagione che non conosco, l’inverno che sta per svanire e la primavera che si avvicina, è poco distante il mio prato delle farfalle, non manca poi tanto a questo felice incontro.

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Il paesino silenzioso, con i suoi tetti rossi e le casette da fiaba.

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E l’acqua, la neve disciolta e la mia pozzanghera.
Forse voi non lo sapete ma quella è proprio la mia pozzanghera e non potrebbe essere diversamente, del resto credo che non ne esista una così speciale.
E lo è ancora di più con la piazza vuota, specchio di una certa bellezza che resta nel cuore.

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E poi la strada verso Genova, la via del ritorno.
E un incontro inatteso, tra i rami, il primo giorno di marzo, le creature del bosco.
Uno, due, tre e poi dieci.
Certo, erano distanti e così la foto non è perfetta ma deve stare qui perché anche loro hanno fatto parte di questa splendida giornata.

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Una giornata di neve e cielo azzurro a Fontanigorda.

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Autunno.
Autunno è bambino dispettoso.
Autunno è impaziente, entusiasta, irrequieto come tutti i ragazzini.
Autunno ha un nonno bonario e giocherellone: Inverno è vecchio, saggio e paziente ma quando si infuria squarcia le nuvole e rovescia pioggia ghiacciata sulla terra, scatena la neve e fa turbinare i venti.
Autunno ha due sorelle: Primavera è timida e ritrosa, taciturna e schiva, arrossisce per un nonnulla.
E poi c’è lei, Estate, la fanciulla dalla carnagione ambrata, scherzosa e allegra, vivace e briosa, la sua risata risuona nei prati e sui sentieri.
Corre l’Estate, non si ferma mai, profuma di rose e ha un passo lieve e leggiadro.
E Autunno l’attende, si apposta su un albero, fa dondolare le foglie e le fa cadere giù.

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Soffia sui rami, nel bosco fitto.
Soffia ancora con maggior vigore e fa ingiallire le foglie.

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Lei, Estate, non se cura.
Corre come una gazzella, ritorna là dove lui è già stato, ancora, ancora e ancora.
E lui la insegue, non perde terreno l’impavido ragazzino e lascia il segno del suo passaggio.
Nel tempo dell’Estate, Autunno è in certi rami spogli.

Uccellino

Autunno è nei rovi secchi e riarsi e i piccoli amici di sua sorella Estate si posano comunque là, sugli sterpi bruniti.

Uccellino (2)

Autunno è nelle pozze di acqua piovana, nei riflessi e nelle sfumature.

Foglie (3)

Sui sassi, nei colori della vita che popola il  bosco.

Grillo

Nel profumo del legno e nell’aria umida.

Foglie (4)

Autunno, bambino dispettoso, gioca e si diverte e ride forte, non concede tregua all’Estate e sotto ai castagni sparge i suoi doni.

Funghi

E lei, Estate corre, corre a perdifiato e poi, stanca, si ferma.
Là, nel bosco.
Nella quiete silenziosa, sotto a un albero.
Chiude gli occhi e si perde in un sogno incantato, nel calore di un tempo che sta per svanire.
Dorme.

Albero

Autunno le bacia la guancia, tenero fratello dispettoso.
E’ venuto il suo tempo, il tempo delle foglie cadute.

Foglie (5)

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