Cose della Corderia Nazionale

Tra le cose belle di Genova prediligo quelle che riportano alla sua antica tradizione marinara e al legame stretto che i genovesi hanno con il loro mare, indissolubile e sempre vero.
Ecco, questa è Genova, la nostra Zena, questi siamo proprio noi.
E accade un giorno, era il principio di un’altra estate, ormai diverso tempo fa.
Provenivo da Caricamento e andavo Via Gramsci, in quella zona tra i caruggi e il nostro mare, io passo spesso da quelle parti.

Camminavo e osservavo da lontano e devo dirvi che mi sentivo a mia volta un po’ osservata: c’era un tale alla finestra e guardava fuori, nella mia direzione.
E aveva proprio tutta l’attrezzatura adatta, pronto per un’immersione!
Eccolo là, alla finestra.

Ah, questo è uno di quei negozi magnifici che vendono tutte le cose per la nautica: corde, cime e reti e poi abbigliamento e articoli sportivi e anche tutto ciò che occorre per immergersi nel mare blu.
E così quando passo da quelle parti mi fermo sempre a guardare le vetrine di questo bel negozio.

Ecco, quindi se dovesse capitarvi di passare da quelle parti potrebbe succedere anche a voi di sentirvi osservati, semplicemente da quello lassù: il manichino alla finestra.

Cose che succedono là, davanti al mare della Superba, dove sventola la fiera bandiera di San Giorgio: cose della Corderia Nazionale.

La fioraia di Via Carlo Felice

I suoi bouquet sono rinomati per eleganza e raffinatezza, la nostra Maria Casareto ha il suo bel negozio di fiori in una delle vie più eleganti della città: quella Via Carlo Felice che un giorno muterà il suo nome e verrà chiamata Via XXV Aprile.
Nel tempo di Maria ecco la sfilata di negozi: in Via Carlo Felice si vendono cappelli alla moda e profumi, abiti per signora, guanti e molti altri articoli interessanti.
Andare a far compere in Via Carlo Felice è una gioia per gli occhi!

Cartolina appartenente alla Collezione di Stefano Finauri

E là, a pochi passi dai fasti di Via Roma ecco anche l’elegante negozio di Maria con i suoi nastri dai colori delicati per raccogliere i fiori, i cesti con le violette e le rose dai petali setosi.
In questa Genova di fine Ottocento l’effimera bellezza dei fiori sembra essere molto gradita e la signora Casareto ha il suo bel da fare per accontentare la sua clientela.
Infatti, sfogliando il mio prezioso Lunario del Signor Regina del 1887 ho trovato la sezione dedicata ai fiorai e non mancano certo le sorprese.
In quel 1887 in Via Carlo Felice non c’è solo la nostra Signora Casareto a vendere fiori, c’è anche il negozio del Signor Bagnasco, quello della Signora Castagnino e quello di Caterina Moro, per non dire poi di Angela Traverso che ha la sua bottega nella vicina Piazza Fontane Marose.
Che concorrenza, quanti fiorai in pochi metri!

Tra tutti loro c’è anche lei: Maria Casareto.
E nel mio gironzolare in cerca di tracce del nostro passato tempo fa, al mercatino, ebbi la fortuna di trovare un cartoncino pubblicitario che rimandava agli anni gloriosi di un certo negozio genovese.
C’erano le rose, c’erano i boccioli, c’era la grazia del tempo perduto: là, nel negozio di Maria Casareto, la fioraia di Via Carlo Felice.

Alberghi, caffè e negozi: consigli per turisti inglesi a Genova nel 1858

In un tempo diverso dal nostro ecco arrivare nella Superba viaggiatori provenienti dalla Terra di Albione: giungono dopo un lungo viaggio, nel cuore serbano curioso interesse per la città che si apprestano a scoprire, Genova è rinomata ed apprezzata dai turisti inglesi.
E allora mescoliamoci tra loro, nella seconda metà dell’Ottocento molti visitatori arrivano nella Superba con un libro prezioso che li aiuterà a districarsi per le strade della città: si tratta del volume Handbook for travellers in Northern Italy pubblicato dall’editore londinese John Murray nel 1858, la guida è una miniera di informazioni e consigli per i viaggiatori che trascorrono le vacanze in Italia e dalle sue pagine sono tratte le notizie che leggerete.
Sorvolerò sulle indicazioni di carattere artistico e sui luoghi da visitare e invece scopriremo insieme dove alloggiare in questo glorioso 1858.
Raccomandatissimo è l’Albergo d’Italia di recente rinnovato e particolarmente apprezzato dalla clientela inglese, offre colazione con le uova, una comoda smoking room e una fantastica vista sul porto e sulla Lanterna.
Celebre anche l’Hotel de La Ville, il proprietario tra l’altro si occupa anche del commercio della preziosa filigrana genovese.

Cartolina appartenente alla Collezione di Eugenio Terzo

Per un soggiorno in centro città si può scegliere l’Hotel Feder, l’albergo si trova nella centralissima Via al Ponte Reale ed è stato più volte nominato su queste mie pagine.

Celebre e apprezzatissimo è anche l’Hotel Croce di Malta già molte volte citato su questo blog: il Croce di Malta si trova a Caricamento nella Torre dei Morchi e nel tempo sarà meta di scrittori e celebrità, in questo albergo le signore troveranno anche il più celebre negozio di filigrana premiato persino con una medaglia alla Grande Esposizione di Londra del 1851.

Cartolina appartenente alla Collezione di Eugenio Terzo

C’è poi l’Hotel de France che si trova di fronte al Feder, non dimentichiamo inoltre il Quattro Nazioni che è sempre nelle vicinanze.
Colui che compilò la preziosa guida non manca di sottolineare che questi alberghi nei pressi di Sottoripa godono tutti di una vista straordinaria sul porto ma bisogna prestare attenzione ai piani bassi dove il panorama è coperto dalle grandiose terrazze di marmo che si stagliano davanti a quegli edifici.

Fotografia di proprietà di Vittorio Laura

Ricordiamo poi anche l’Albergo Nazionale in Piazza dell’Acquaverde e la Pensione Svizzera che sarà resa celebre da un suo illustre ospite: lo scrittore Stendhal.
Degno di menzione è certamente anche l’Albergo della Vittoria in Piazza della Nunziata.

Tre sono i caffè raccomandati: il Caffè della Concordia in Strada Nuova, il Gran Cairo vicino alla Borsa e il Gran Corso nei pressi del Teatro Carlo Felice.

Cartolina appartenente alla Collezione di Eugenio Terzo

Non mancano certo i consigli a proposito dei negozi: Genova è celebre per le filigrane, come già si è detto, per gli ori, gli argenti e anche per i fiori artificiali.
Gli amanti delle antichità vadano in Piazza della Stampa oppure dal Signor Maggi, in Via Carlo Felice, la strada che verrà poi denominata Via XXV Aprile.

Per le sete e i velluti bisogna andare dal Signor Ferrari in Via Orefici o da Riccini in Campetto, i libri si trovano da Beuf, in Strada Nuovissima, l’attuale Via Cairoli, quella libreria resisterà negli anni e tuttora la conosciamo come Libreria Bozzi.
I dolci e i canditi si acquistano da Romanengo e anche questa, come ben sapete, è ancora una bottega storica tra le più apprezzate di Genova.

L’attentissimo autore della Guida, poi, non manca infine di avere un occhio di riguardo per le debolezze dei suoi connazionali, in fondo quando si è in viaggio capita spesso di sentire nostalgia di casa e delle proprie buone abitudini.
E così, ai viaggiatori inglesi che sentissero necessità di un buon tè o di qualche altro articolo della madrepatria viene raccomandato un certo negozio proprio alla Nunziata, sulla Guida si legge che i prezzi sono anche piuttosto convenienti.
Osservando la città dalle pagine dei libri del passato si scopre una diversa Genova con i suoi alberghi eleganti, le sue botteghe caratteristiche, i caffè che offrono delizie ai visitatori: e allora è come ritrovarsi là, in un altro tempo, come turisti inglesi del 1858 a Genova.

 

Il magnifico deposito del Signor Peregallo

Oggi vi porterò con me in quel passato nel quale mi piace in qualche modo ritornare, la mia speciale macchina del tempo vi condurrà dritti dritti nel deposito del Signor Peregallo.
E come sempre accade in questi casi, occorrerà da parte nostra un notevole sforzo di immaginazione e prima di provare a fantasticare sul magnifico deposito ci toccherà provare almeno ad immaginare il Signor Francesco Peregallo medesimo, mi pare ovvio.
Mi pare verosimile supporre che il nostro Signor Peregallo abitasse non troppo distante dal suo ricco deposito del quale ho trovato notizia sul Lunario del Signor Regina del lontano 1887 di mia proprietà dal quale ho tratto le immagini in bianco e nero che seguono.
Ecco là, nell’elegante e ripida Via Caffaro si trova per l’appunto il deposito del nostro caro Signor Francesco.

E facciamo la conoscenza del proprietario, io me lo immagino alto e distinto con certi capelli sottili, il viso lungo e i baffetti che gli conferiscono un’aria austera.
Certo, è tutto un gioco della mia fantasia ma io me lo vedo proprio lì davanti alla porta del palazzo dove si trova il deposito, lo vedete anche voi?
Ecco l’illustre Francesco Peregallo, con l’orologio nel taschino del gilet, l’espressione compunta e i modi eleganti, certo è un imprenditore che sa il fatto suo.
E cosa mai terrà in questo suo deposito di Via Caffaro?
Birra tedesca di ottima qualità, in fusti e bottiglie, una delle sue birre proviene direttamente da Monaco di Baviera.

In alto i boccali, prosit, con la birra del Signor Peregallo!
Lui, tra l’altro, non si occupa mica solo di questo!
Eh no, infatti in quel leggendario deposito di Via Caffaro, oltre alla birra, sapete cosa tiene? Raffinati mobili in stile Thonet che incontrano davvero il mio gusto.
Stupore e meraviglia, ci sarà certamente una ragione per tutto questo!

Eh lo so, vi starete chiedendo cosa caspita c’entrino i mobili Thonet con la birra ed è proprio una bella domanda alla quale, detto in tutta sincerità, non saprei trovare una risposta.
L’unico che saprebbe fornirci la corretta spiegazione è proprio lui, l’illustre proprietario del deposito.
E allora sapete cosa vi dico? Non vi resta che fare un salto in Via Caffaro, naturalmente nel 1887, in cerca del Signor Francesco Peregallo che certo saprà soddisfare la vostra curiosità!
Fatemi sapere, amici, come sempre io vi aspetto qui, buon viaggio!

L’ultima mimosa, le prime rose

Il tempo vola e la primavera avanza come una ragazzina che corre spensierata nei prati umidi di rugiada.
E la stagione muta rapidamente, basta guardarsi attorno per accorgersene.
L’altro giorno sono passata all’Antica Farmacia dei Frati Carmelitani di Sant’Anna e il roseto si sta lentamente preparando a fiorire rigoglioso.
Qui ho salutato l’ultima mimosa che ancora si staglia temeraria contro il cielo.

E sbocciano candide le prime rose.

Si aprono con i loro petali delicati.

Tra le tenere foglioline, così profumate e tenui.

Mentre tra l’erba sbocciano anche certi piccoli fiori gialli.

E fioriscono piccoli bocci odorosi.

È la bellezza della natura che sempre ritorna e mai ci delude.

Così ci attende la primavera, con il profumo delizioso delle prime rose.

I dolci utensili di Profumo

Vi porto ancora una volta a scoprire alcune delizie di una pregiata pasticceria genovese, Profumo è una celebre bottega storica dove si custodiscono i segreti dell’arte pasticcera e delle tradizioni di questa città.
E passando in Via Garibaldi a me viene naturale anche solo andare a sbirciare le loro splendide vetrine, sono tra le mie preferite in assoluto!

E ditemi, voi amate sistemare le cose di casa e dedicarvi al fai da te?
Per ogni lavoretto ci vogliono gli attrezzi giusti!
Ecco una sega, i martelli e una pinza.

Certo, questi fantastici utensili vi faranno fare poca fatica perché, meraviglia delle meraviglie, sono fatti di cioccolato!
E non manca nulla eh, ci sono forbici e pennelli e tutto l’occorrente.

Di questi tempi, poi, non trascurerei l’importanza di un ferro di cavallo, che ve ne pare?

E poi ci sono pinze, tenaglie, misteriose chiavi e mappe e punte da trapano e tutto ciò che occorre.

E schiaccianoci, tappi, pinze di cioccolato deliziosissimo.

Davanti a queste vetrine mi incanto sempre e così ho voluto portarvi con me a scoprire i dolci utensili di Profumo.

Genova, 1875: i campanelli del Signor Fontana

Drin, drin!
Qualcuno qua conosce il Signor Fontana e i suoi campanelli?
Ah, se non ne avete mai sentito parlare è soltanto perché siete gente di un altro secolo ma se invece voi foste genovesi della fine dell’Ottocento allora sì che sapreste parlarmi di lui, ne sono più che certa!
Dunque, è il 1875 e il Signor Alessandro Fontana produce fantastici campanelli per i suoi clienti genovesi in Via ai Quattro Canti di San Francesco.
E si può scegliere, ne ha di diversi tipi e qualità!
E non solo, a quanto pare il signor Fontana si occupa anche di pagliericci e pure di parafulmini, per non parlare dei premi ricevuti.
Con piena soddisfazione del Signor Fontana, ovviamente!

La meravigliosa pubblicità è pubblicata sul volume Guida Commerciale descrittiva di Genova del 1874-75 di Edoardo Michele Chiozza, un libro magnifico che mi regala veri e propri viaggi nel passato.
E così, tra le varie chicche trovate su queste pagine c’è anche questa riguardante l’attività di successo dell’esimio Signor Fontana, non so perché ma lo immagino come un tipo gioviale con due bei baffoni.
Eh, come sempre faccio i miei voli di fantasia!
E voi, quando per caso doveste passare in Via ai Quattro Canti di San Francesco prestate attenzione.
Potrebbe persino capitarvi di sentire quel drin drin e statene certi: quello lì è il suono dei campanelli del Signor Fontana.

Genova, 1853: l’Acqua di Genova e i successi di un profumiere

Correva l’anno 1853 e Genova era lo scenario dei successi di un intraprendente profumiere di nome Stefano Frecceri.
Professionista dall’estro creativo e dotato di mirabile talento, l’abile profumiere creò una fragranza ineguagliabile dai toni cipriati e agrumati: la sua colonia prese il fierissimo nome di Acqua di Genova.
Frecceri aveva il suo ben negozio in una delle zone eleganti ed esclusive della città, in quella Strada Nuovissima ai nostri tempi nota come Via Cairoli.

La sua pregiata colonia fu apprezzata dalle personalità più illustri e Stefano Frecceri divenne distillatore e profumiere brevettato di Sua Maestà il Re d’Italia, tra i suoi blasonati estimatori figuravano anche il Re Vittorio Emanuele II, Camillo Benso Conte di Cavour e Napoleone III di Francia.
Inoltre l’Acqua di Genova era prediletta da Virginia Oldoini, la conturbante Contessa di Castiglione nota per la sua bellezza e per il suo fascino.
In una pubblicità di fine Ottocento risulta poi che la fabbrica e la distilleria di Stefano Frecceri si trovava nella ridente Sant’Ilario e che Frecceri usava per i suoi profumi i fiori e le piante di questa amena località del levante genovese.
Tra gli altri il nostro imprenditore produceva profumi dai nomi romantici ed evocativi con Eden violetta, Eden Bouquet ed Eliotropo bianco.

Il suo fiore all’occhiello però, è proprio il caso di dirlo a questa maniera, fu sempre la sua preziosa Acqua di Genova.
Lungo è l’elenco dei premi che egli vinse con la sua colonia, l’Acqua di Genova si aggiudicò ben 24 Medaglie d’Oro alle varie esposizioni che si tenevano nelle città italiane e straniere, fu premiata nel 1862 a Londra e nel 1878 a Parigi e poi negli anni a seguire fu riconosciuta in diverse altre circostanze, da Melbourne a Napoli, da Nizza a Torino riecheggiò la fama della deliziosa colonia prodotta nella Superba.
Ancora oggi l’Acqua di Genova è prodotta secondo la sua originaria formulazione e viene proposta con una confezione sulla quale è riportata un’antica cantina della città, la raffinata bottiglia ha un gusto squisitamente ottocentesco.
E ovunque egli si trovi io sono certa che l’illustre e stimato profumiere Stefano Frecceri sia giustamente fiero dell’ Acqua di Genova, sua fortunata creazione nel lontano 1853.

Daniel O’Connell: un irlandese a Genova

Questo è il ricordo di un forestiero che il caso e la ventura condussero nella città di Genova.
L’irlandese Daniel O’Connell, uomo di legge e fervente politico, nacque nella seconda metà del ‘700 da una famiglia cattolica e si distinse proprio per il suo impegno nella difesa dei cattolici all’epoca oggetto di discriminazioni a causa delle leggi britanniche in quel tempo in vigore.
Da ardente patriota fu tra coloro che avversarono l’Unione tra Gran Bretagna e Irlanda e contribuì a fare in modo che anche i cattolici potessero accedere a cariche militari e civili, tra il 1841 e il 1843 fu anche sindaco della città Dublino.
Il suo impegno politico gli costò fatiche e lo costrinse ad affrontare anche diverse traversie: era 1847 quando Daniel O’Connell partì in pellegrinaggio alla volta di Roma, nel cuore aveva il desiderio di incontrare il Papa.

Si imbarcò così su una nave che solcò le onde e approdò sulle coste della Francia e poi, dopo diverso tempo, giunse infine nella Superba.
Scelse di alloggiare in un albergo allora molto in voga: l’Hotel Feder in Via al Ponte Reale ospitò celebri scrittori come Hermann Melville e George Eliot della quale scrissi tempo fa in questo post.

Là, nell’Hotel dalle molte stanze così vicino al mare e a due passi dall’operosa Piazza Banchi, Daniel O’Connell trascorse gli ultimi giorni della sua vita: dopo giorni di aspra e dura malattia il suo stato di salute precipitò ed egli esalò l’ultimo respiro il 15 maggio 1847 all’età di 72 anni, al suo capezzale c’erano il figlio Daniel, un cappellano a lui caro e un domestico.
La sua morte suscitò molta impressione in città, il suo funerale fu celebrato nella chiesa delle Vigne:.
Sull’edificio dove un tempo si trovava l’Hotel Feder ancora resta la memoria di Daniel O’ Connell, là è affissa una lapide in suo ricordo e sotto di essa c’è una corona omaggio dei cattolici genovesi ivi collocata a 50 anni dalla morte del patriota.

La scritta sulla lastra narra la fine di O’Connell, i tratti del volto di lui scolpiti nel marmo sono opera dell’artista Federico Fabiani che fu anche autore di molte magnifiche statue collocate nel Cimitero Monumentale di Staglieno.
Quando passate in Via al Ponte Reale alzate lo sguardo: i vostri occhi incontreranno il viso fiero di Daniel O’Connell, l’irlandese che morì a Genova.

Bambini mancini e inchiostro violetto nero

Anche io, come molti altri, appartengo alla schiera di coloro che scrivono con la mano sinistra: sono mancina e mi hanno lasciato libera di esserlo, per fortuna alla mia generazione non è toccato l’obbligo di imparare a scrivere con la mano destra.
Da piccola, ovviamente, ho sempre avuto un debole per le penne stilografiche, conservo ancora la mia penna delle medie e anche altre del periodo del liceo, mi ricordo pure che a volte si piegava il pennino, inconveniente quanto mai seccante.
I bambini mancini e per di più impazienti sono destinati ad avere parte della mano tutta impiastrata di inchiostro, accade regolarmente se ci si ostina appunto a scrivere con la stilografica, in realtà a me succedeva pure con certi pennarelli.
Da grande poi ho tentato la grande impresa: possibile che sia così complicato scrivere con la mano destra?
Lo fanno tutti, proviamoci!
Ricordo perfettamente di aver avuto non pochi problemi ad impugnare la penna e poi di aver riempito faticosamente forse una riga con delle aste tutte storte, di averne ricavato un certo indolenzimento alla mano e di aver gettato la spugna praticamente subito.
Sono mancina, non c’è niente da fare!
Se invece fossi nata all’inizio del secolo scorso non avrei certo mai scritto con la mano sinistra e anzi mi avrebbero insegnato, immagino con molta fatica, ad usare la destra.
E avrei avuto un pennino, un calamaio e una scorta di inchiostro.
Quale inchiostro? Chissà!
Di preciso sulla mia Guida Pagano del lontano 1922 ho trovato notizia del glorioso inchiostro Waser, perbacco.
Caspita, il deposito era in Salita San Gerolamo, una di quelle creuze che percorro spesso.
Poi, da come si legge, questo prezioso liquido aveva proprio tante diverse proprietà: durevole, di qualità e scorrevolissimo!
E scrivendo brillava di un bell’azzurro acceso per poi mutare in poco tempo in nero perfetto ed inalterabile.
Fantastico, direi!
E se fosse possibile, lasciatemelo dire, mi piacerebbe molto avere una bottiglia di quell’inchiostro con tanto di etichetta della pregiata ditta Waser.
La terrei qui, sulla mia scrivania e la conserverei a dovere, intanto per noi bambine mancine scrivere a quella maniera è davvero una faccenda complicata.