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Posts Tagged ‘Botteghe storiche negozi e locali di Genova’

Un mestiere del passato, un mestiere ormai perduto.
Dei cadrai scrive ampiamente Ivana Ferrando nel suo libro “Vendo l’argento do mâ” edito da Sagep: i cadrai erano coloro che a bordo delle loro imbarcazioni portavano il cibo alle navi all’ancora.
I cadrai iniziavano il loro giro di buon mattino e ritornavano per il pranzo di mezzogiorno portando vere prelibatezze: minestra e baccalà, focacce e panini, trippe e stoccafisso, gazzose e bevande, dai gozzi dei cadrai venivano issati questi cestini con tutti i generi di conforto.

Sull’origine del termine cadrai ci sono diverse interpretazioni, ad esempio si presume che la parola derivi dall’inglese catering.
A parte le questioni linguistiche oggi vorrei raccontarvi qualche curiosità sui cadrai, ho trovato queste notizie su un vecchio libro comprato su una bancarella: la Guida del Porto di Genova scritta dall’Avvocato Cesare Festa e pubblicata da Giacomo Luzzatti Editore nel 1922.
Tra le tante preziose notizie un’intera paginetta è dedicata ai cadrai e per correttezza vi segnalo che qui vengono definiti catrai.
Ma come bisognava fare per essere ammessi in questa speciale categoria di lavoratori?
La concessione durava 5 anni ed era attribuita dal Consorzio del Porto tramite gara ma era necessario avere determinati requisiti.
Bisognava avere 18 anni ed essere iscritti tra la gente di mare di 1° e 2° categoria, non avere precedenti penali e avere esperienza di almeno “6 mesi di navigazione o d’esercizio su barche da pesca o traffico pel trasporto merci e passeggeri, o di lavorio nelle arti marittime”.
Potevano concorrere alle gare anche le vedove e i figli maggiorenni dei cadrai defunti, a condizione che a bordo dei loro battelli venisse tenuto sempre un marittimo.
Viene anche specificato presso quali calate potevano accostarsi le imbarcazioni, i battelli dovevano essere ben riconoscibili e dovevano avere misure e colori particolari.

Eccoli i cadrai, portano le loro bontà alla gente di mare.
E seguono le regole del mestiere, possono circolare nelle acque del porto dall’alba al tramonto ed esercitano la loro professione seguendo i ritmi della vita del porto.
E quando si avvicinano alle navi all’ancora annunciano il loro arrivo con quel grido appassionato:
– Cadrai! Cadrai!
Nella Guida del Porto di Genova del 1922 sono elencati tutti i cadrai presenti nel porto, in quell’anno erano 40.
E c’è scritto come si chiamavano i loro battelli, alcuni di questi nomi sono particolari e per questa ragione mi hanno colpita.
A Genova, oltre a Maddalena, Peppino e Gio Batta, c’era anche il battello Nicolin Terzo e il suo nome fa pensare a generazioni e generazioni di cadrai.
Nelle acque della Superba circolava La Derelitta ma c’erano anche Mazzini e Balilla, non mancava Speranza e c’era il più salvifico di tutti i battelli: Dio Provvede.
Sono i cadrai di Genova, nell’anno 1922.

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Siamo nell’anno 1909 e a Genova giungono numerosi turisti.
Alcuni soggiornano in certi eleganti hotel, la loro vacanza è lussuosa ed elegante: luoghi esclusivi, passeggiate incantevoli, ristoranti alla moda, questi turisti cercano il meglio che Genova possa offrire.
Alcuni di questi visitatori hanno un pregevole volumetto: la Guida Treves che svela tutti i segreti della Superba e della Liguria.
E con mia grande gioia posso dirvi che anch’io possiedo quel libro, quindi oggi seguiremo qualche prezioso consiglio fornito da questa Guida, saremo visitatori del 1909.

Ci sarebbe una varietà di argomenti da approfondire ed io oggi vorrei parlarvi dei mezzi di trasporto disponibili in città.
Tra l’altro, il libro si apre proprio con un paragrafo dedicato alle stazioni, la più importante è Principe, là davanti si trovano le vetture pubbliche, i tram e gli omnibus degli alberghi.
Gli omnibus, per chi non lo sapesse, sono carrozze con diversi posti e a trainarle sono cavalli.
Eccoci quindi in Piazza Acquaverde, io naturalmente indosso il mio abito migliore.

E come dice la Guida Treves, qua c’è un’abbondanza di mezzi messi a disposizione dagli alberghi per facilitare i loro graditi clienti.
Qualcuno di voi deve andare all’Excelsior oppure all’Hotel Londra?
Eccovi serviti, cari visitatori, verrete condotti a destinazione con tutti gli agi!
Io per parte mia ringrazio lo spazzino che si vede sulla destra dell’immagine, il suo lavoro è importantissimo!

A Genova, naturalmente, esistono anche le vetture pubbliche a uno o a due cavalli.
Il prezzo della corsa è maggiorato se la stessa si svolge durante il servizio notturno che ha inizio con l’accensione dei pubblici fanali e termina quando questi vengono spenti.
Sono specificati i prezzi del trasporto bagagli e volendo si possono fare anche escursioni fuori città.
Come è logico che sia la vettura a due cavalli costa di più della vettura ad un cavallo, ma volete mettere il vantaggio della velocità?

Non è il solo mezzo che potete scegliere, la Guida Treves precisa che Principe è collegata a De Ferrari dagli omnibus che percorrono Via Balbi e Via Garibaldi, il biglietto costa 10 centesimi.
Lo stesso prezzo si paga per l’intera corsa della Funicolare di Sant’Anna, se invece dalla Zecca volete arrivare fino al Righi il viaggio vi costerà 50 centesimi.
E ne vale la pena, da lassù vedrete tutta la città!

Genova è posata sul mare e dunque dispone anche di un servizio di barche, si paga all’ora ed è offerto in tale maniera: per un massimo di quattro persone si spendono 2 Lire per la prima ora e poi 1 Lira per ogni ora successiva.

La città ha anche un efficientissimo servizio di tram e sulla Guida Treves sono precisati tutti i percorsi, sono indicate anche le linee che vi porteranno nei dintorni.
Poniamo il caso, ad esempio, che dobbiate recarvi a Nervi, il vostro tram partirà da De Ferrari, il biglietto costerà 45 centesimi e la corsa durerà 50 minuti.
E tutto sommato, considerando che siamo nel 1909, non mi sembra niente male!

In libri magnifici come questo si fanno meravigliose scoperte, certi dettagli non si potrebbero conoscere diversamente, neanche guardando le immagini dell’epoca.
E come mai, direte voi? È semplice, le cartoline sono in bianco e nero e invece la vita di ogni giorno, oggi come ieri, ha molteplici colori.
E così leggendo queste pagine ho appreso che le linee del tram avevano le insegne colorate, una particolarità che non avrei mai potuto immaginare.
Ad esempio il tram per Nervi aveva l’insegna bianca, quello che da De Ferrari raggiungeva Principe passando per Circonvallazione a Monte l’aveva verde, altre insegne erano anche a due colori.
Voi viaggiatori muniti della pregevole Guida Treves non avrete alcun problema a districarvi per la Superba, in queste pagine c’è davvero tutto ciò che vi occorre.
Benvenuti a Genova, nell’anno 1909.

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La signora capitò a Genova nel cuore dell’estate.
Non so dirvi quanto si trattenne, di certo ebbe modo di apprezzare le bellezze cittadine e tornò a casa portando con sé il ricordo della cortesia che le era stata riservata.
Date le circostanze credo di non sbagliare a sostenere che con tutta probabilità la nostra viaggiatrice apparteneva al bel mondo, faceva parte dell’alta società.
Un’americana a Genova, le cronache purtroppo non hanno tramandato il suo nome ma ci parlano di lei nel giorno in cui la sua partenza è vicina.
La attende un lungo viaggio e prima di lasciare la Superba la signora si concede una ricca colazione al Bavaria con certi parenti.
E qui mi sorge un legittimo dubbio, sarà stato il Bavaria di Piazza De Ferrari che si faceva pubblicità con queste eleganti cartoline?

Cartolina appartenente alla Collezione di Eugenio Terzo

Oppure forse si trattava dell’Hotel sovrastante Corvetto?
Sarebbe anche legittimo pensarlo, visto che parliamo di una viaggiatrice, forse alloggiava in una di quelle stanze che sovrastano la bella piazza nel centro di Genova.

Cartolina appartenente alla Collezione di Eugenio Terzo

In ogni caso torniamo a lei, la protagonista della nostra storia.
Il piroscafo per l’America l’attende, è tempo di partire.
E proprio prima di attraversare l’oceano nello sbigottimento generale la signora si accorge che le mancano gli anelli di brillanti: 4 preziosi gioielli del valore di 10.000 Lire!
Ci pensa un po’ su e poi si rammenta di averli lasciati nella toilette del Bavaria, la signora però non può scendere da bordo e manda così un amico che in tutta fretta si precipita sul posto.
Ad accoglierlo è il proprietario, il Signor Fezzardi bonariamente tranquillizza il suo interlocutore: gli anelli sono al sicuro, a riconsegnarli è stato il piccolo venditore di sigari, un ragazzino di nome Guglielmo.
Guglielmo li aveva trovati, Guglielmo li aveva riconsegnati.
E così la signora americana riebbe i suoi anelli, il piccolo venditore ricevette una ricompensa di 500 lire.
Non che allora il mondo fosse un posto migliore, nelle cronache del tempo si trova la consueta sequenza di truffe, furtarelli e ruberie di vario genere.
E poi ci sono quelli come Guglielmo: sono loro a far tutta la differenza, in qualunque epoca.
La notizia è riportata su Il Lavoro del 25 Luglio 1908, è passato tanto tempo da allora.
Io immagino la signora americana sul piroscafo che la condurrà oltreoceano: osserva la costa allontanarsi e sorride serena.
E non solo perché ha riavuto i suoi anelli, sorride perché anche lei sa che al mondo ci sono persone come Guglielmo e sono solo loro a far tutta la differenza.

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Il libraio che ama i libri si trova in Piazza della Meridiana.
E forse sembrerà un’ovvietà specificare che ama i libri, tuttavia ti accorgi proprio che il suo lavoro è una passione vera, la libreria antiquaria Borgobooks era prima a Borgo Incrociati, dal 2015 ha la sua sede qui, nel cuore di Zena.

Il libraio che ama i libri ha un negozio che è il paese delle meraviglie per quelli che come lui amano i libri.
Qui troverete volumi antichi, mappe, libri d’arte, stampe, poesie, introvabili memorie, guide del tempo perduto, libri di storia e molto altro ancora.

E va da sé, entrare qui dentro significa per me restarci moltissimo tempo!

Lui, il libraio, ha infinita pazienza, bisogna dirlo.
E credo che riconosca quelli che amano i libri per davvero.

In questo suo mondo di preziose rarità troverete tanta bellezza: è la bellezza delle storie dimenticate, delle rime in dialetto, dei volumi scritti con grafie antiche, delle pagine a volte consunte, dei luoghi che hanno mutato aspetto.

E naturalmente coloro che collezionano volumi d’epoca conoscono bene questa libreria, ogni tanto mi capita di incontrare qui amici o conoscenti noti per una comune passione: l’amore per la parola scritta, per quell’amico affascinante che sa essere il libro.

Mobili, scaffali, pile di volumi e misteriose valigette che hanno vissuto precedenti vite e potete giurarci, dentro ci sono libri introvabili.

L’altro giorno, poi, il libraio mi ha mostrato uno splendido strumento che è in bella mostra nel negozio.
Il libraio infatti vende anche antiche fotografie e possiede questo apparecchio che occorre per osservare le fotografie stereoscopiche.
E così ho provato a guardare e ho veduto una vera magia: un’immagine tridimensionale.
Il caso vuole che nell’apparecchio ci sia una fotografia di un celebre monumento di Staglieno, si nota proprio la profondità, è come essere davanti alla statua.
Cose che si trovano dai librai che amano i libri.

Inchiostro, carta e memoria.

E in tutto questo c’è una mirabile cura e un gusto vero per il bello.

Manuali, guide, il libro che non speravate più di trovare potrebbe essere qui.

In questa libreria c’è una vastissima selezione di volumi dedicati alla storia di Genova e anche alla Liguria.
E cartine, pezzi unici, riviste d’epoca, libri che altrove non ho mai visto, non solo volumi del passato ci sono anche pubblicazioni più recenti.

E poi ci sono quelle rarità che qualcuno ha letto a lume di candela e questo le rende ancora più speciali.
Un libro che racconta una città che non abbiamo veduto in un tempo in cui non c’eravamo.

Tra molti altri, ognuno è unico.

Tra le cose di un altro tempo.

Storie di guerre, di conquiste, di orgoglio e di amore per la propria città.

Storie di fede, di preghiere sussurrate piano, di devozione lontana.

Nel luogo in cui tutto sembra al posto giusto, in attesa di trovare una nuova casa.

La copertina rigida, le pagine dalla carta spessa, l’altisonante dedica.

E le memorie della nostra gloria passata.

Sono solo alcuni dei volumi che troverete da Borgobooks, un luogo che ha un’anima e una precisa identità.
È la libreria di Gianni Pietrasanta, il libraio che ama i libri.

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Vi porto in un negozio glorioso, un luogo che racconta la tradizione marinara di questa città.
Tutti i genovesi lo conoscono, forse non tutti hanno bisogno di acquistare accessori per le barche e la navigazione ma tutti si fermano ad ammirare queste vetrine che da sempre donano vero fascino a questa zona del centro storico.
Là, sotto i portici di Via Turati.

Provveditoria Marittima San Giorgio, un nome che è parte della storia di Genova dal 1946.

Su quei vetri si riflette il cielo azzurro della Superba.

Il mare e le sue sfide, nella vetrina di questo negozio.

Storie di mare, fatiche e avventure.

E diverse sfumature di blu.

Suoni che si mescolano al vento che alza le onde.


Semplicemente un negozio per la gente di mare.

Dal 2015 il negozio è di proprietà di Alberto Nicora e qui lo ringrazio per la sua pazienza, mentre ero lì a fare queste foto lui serviva i suoi clienti e con tutta questa abbondanza di merce vi sarà facile intuire che li ha accontentati tutti.

C’è una parete con una miriade di cassetti e cassettini.

E scatole di cartone, una sull’altra.

Se dovesse capitarvi di entrare alla Provveditoria Marittima San Giorgio fate caso a dove camminate, osservate con attenzione, state posando piedi su un tipico pavimento di caruggi.
E come ben sapete i luoghi di Genova antica hanno una lunga storia, il proprietario del negozio mi ha raccontato che in questi locali c’era un tempo la rimessa delle carrozze dei Marchesi Cattaneo Adorno.

Queste sono pietre che hanno veduto il passato, si può emozionarsi solo vedendole?
A me succede, sempre.

Mare e ancora mare, appoggiati al muro i remi che attendono mani vigorose che permettano a certe barche di prendere il largo.

E tra i tanti articoli appesi al soffitto la tipica giacca a vento gialla.

Taniche, contenitori, boe e salvagenti arancioni.

E vernici, barattoli, prodotti per la nautica.
E ganci, catene e cime marinare a non finire addossate alla colonna.

E una tinta spicca su tutte le altre, è il colore blu del mare.

E diverse sfumature d’argento, cavi che luccicheranno del sole e rumore di vento, quasi lo senti, camminando in questo luogo.

Moschettoni di tutte le fogge e di tutte le dimensioni.


E una storia che non terminerà mai, racconta la passione per il mare e per i viaggi a volte faticosi ma sempre emozionanti, racconta di coloro che lasciano i moli in cerca di una meta e di un orizzonte.
O semplicemente in cerca del senso di libertà che sa donare soltanto il mare.

Quando ti lasci la terra alle spalle e davanti a te danzano le onde, quando l’avventura sta per iniziare e per te è la più la bella che ci sia.

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I miei auguri per voi arrivano così, con le dolcezze di una celebre pasticceria genovese tante volte citata su queste pagine, le vetrine di Profumo sono per me di una bellezza ammaliante.
Incantarsi davanti a queste delizie è davvero semplice, ogni volta che passo dalle parti di Via Garibaldi mi fermo sempre a guardare.

Pasqua, tempo di confezioni invitanti e di squisitezze riposte con cura.

Tempo di ovette, nastrini lucidi e tinte tenui.

Stagione di colombe lievi che si poseranno sulle tavole dei genovesi.

Pasqua, tempo di uova con la sorpresa, di galline di cioccolato fondente, di dolci agnellini e di piccoli fiori dai petali color pastello.

Pasqua di vassoi ricolmi di dolci bontà e di coniglietti luccicanti.

E di sorrisi di bimbi, di gioie e di piccole grandi aspettative.

Auguri a voi, cari amici, che siano giornate serene e piacevoli.
Dolce Pasqua a tutti da Miss Fletcher!

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L’ho cercata.
Sono andata là, sotto i portici di Sottoripa.
Camminando piano, un passo alla volta, sperando di trovare il civico corrispondente, in fondo non è nemmeno passato poi tanto tempo, mi dicevo.
E così i miei occhi hanno cercato le tracce della gloriosa Trattoria Monticelli, l’ho anche immaginata, naturalmente.
Un soffitto con le volte, i tavoli di solido legno scuro, le tovaglie spesse, le stoviglie bianche e le brocche di vetro trasparente.
E le voci festanti e rumorose, le frasi pronunciate in dialetto e le risate fragorose, espressione di gioia e di convivialità.
In alto i bicchieri, si brinda alla bellezza della vita e alle fortune che il destino concede!
Qui si servono porzioni abbondanti e generose, dalla cucina escono piatti ricolmi di vere delizie.
E lui, il proprietario, se ne sta dietro il bancone, con un certo compiacimento osserva i suoi clienti soddisfatti, già la vita riserva tante amarezze ma i momenti di gioia bisogna pur saperli apprezzare.
Ho trovato notizie su questa trattoria tra le pagine di uno dei miei libricini, Genova e Dintorni, Guida Popolare Illustrata edita agli inizi del ‘900 dai Fratelli Dell’Avo.
E così eccomi in Sottoripa, vado su e giù e nel mio sognante girovagare ho trascurato di considerare la realtà: la celebre trattoria, infatti, si trovava in quel tratto dove oggi svetta un edificio moderno, il palazzo che un tempo la ospitava ormai non esiste più.

E cammino in Sottoripa, a dire il vero sono piuttosto contrariata.
Non posso trovare neanche un’insegna sbiadita o un locale rinnovato che con la potenza della fantasia potrei provare ad immaginare diverso.
Eppure.
C’era tutta quella folla, gli affezionati avventori tornavano sempre da Monticelli.
Gente di mare e di vicoli, gente dalle facce pulite e dai sorrisi aperti.
Ad una certa ora fuori dalla porta si formava la coda per assicurarsi un tavolo.
Da Monticelli nella stagione calda il locale era rinfrescato da ventilatori elettrici, avevano molto a cuore il benessere della clientela!

E che dire del negozio di vino?
Le due pubblicità sono sulla stessa pagina della Guida, ne ho dedotto che appartenessero alla stessa famiglia.
Il premiato negozio era a breve distanza, si trattava di una bottega di lunga tradizione specializzata in vini particolari, sono certa che i proprietari ne andassero particolarmente fieri.

Attiva dal lontano 1840, caspita!
Ben prima dell’Unità d’Italia, stai a vedere che le Camicie Rosse di Garibaldi sono passate pure da Monticelli?
Non mi stupirebbe affatto, del resto lì vicino c’era l’Albergo del Raschianino dove soggiornarono i prodi che seguirono il nizzardo nella sua impresa.
Certo, se potessi far due chiacchiere con il Signor Monticelli mi sarebbe tutto più chiaro!

Ho tentato di seguire il filo del tempo, sempre avvalendomi della mia Guida Pagano.
E posso dirvi che nel 1926 sia la trattoria che il negozio erano ancora fieramente al loro posto.
E la concorrenza era forte, Sottoripa era pullulante di negozi e botteghe, solo in quel breve tratto c’erano ben due osterie e guardate quante botteghe diverse facevano i loro affari davanti al mare di Genova.
Io avrei particolare interesse per il negozio di un certo Signor Guani, costui vendeva crine, certo quella è tutta un’altra storia!

Poi il tempo passò, venne la guerra, caddero le bombe e cambiarono in parte il profilo della città.
Sulla Guida Pagano del 1957 non c’è più traccia di gloriose attività della Famiglia Monticelli, forse cessarono molto tempo prima, non saprei dirvelo.
Eppure.
Là c’era un continuo andirivieni, io ne sono sicura.
Provate ad immaginare di esserci stati anche voi.
In un altro tempo, in Sottoripa.

Cartolina appartenente alla Collezione di Eugenio Terzo

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Vi porto per caruggi, in un pomeriggio d’inverno.
In quei posti che amo, oltre la prospettiva di case alte a breve distanza da Porta Soprana.
Lo dico sempre, io vado ovunque e senza alcuna meta, in realtà.
Cammino, a Genova.

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E si può non indugiare davanti alla vetrina di Casaleggio?
Canestrelli, nocciole, miele, sciroppo di rose, vasi e vasetti.

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E poi scendo in Piazza delle Erbe, con le sue antiche case dai colori caldi di zafferano e biscotto.

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E mi fermo davanti a quella che fu una libreria antiquaria, questo posto è rinato a nuova vita e adesso ospita un caffè letterario, io non ci sono mai stata e mi ripropongo di scoprirlo presto.

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Su e giù per questi caruggi, tuttavia la meta non è importante, ve l’ho detto, io vado ovunque.
Basta esserci, basta guardare il cielo sopra la città.

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E la prospettiva di Vico del Fico che si perde lassù in un bagliore di giallo.

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Gli edifici che si scorgono in lontananza sono quelli di Piazza delle Lavandaie, facile immaginare di vedere donne curve sotto ceste pesanti cariche di panni, difficile immedesimarsi nelle vite degli altri e figurarsi fatiche che fortunatamente non abbiamo conosciuto.

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Da queste parti nel tardo pomeriggio la luce dolcemente declina mentre il cielo si tinge di oro oltre i tetti e oltre il campanile di San Donato.

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E poi sali su per Vico delle Fate, un posto con un nome simile può soltanto riservare incanti.

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E muri antichi e mattoni consunti.

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E poi, magari, vagando senza meta per i caruggi, può capitare di sbucare in Via Ravecca, a volte si finisce per trovare persino una perfetta geometria di colori in luoghi come questi.

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Quando meno te lo aspetti, in ogni luogo.

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Quando il sole illumina i tetti, a Genova, in un pomeriggio d’inverno.

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Nomi e vicende riemergono dal passato, sono frammenti di vita che non abbiamo veduto.
Ricorderete che poco tempo fa su queste pagine è apparso un articolo dedicato a Pier Enrico Zolezi e al suo glorioso locale una volta sito in Galleria Mazzini.

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Pier Enrico non era il solo della sua famiglia a dedicarsi alla ristorazione, come lui anche Giuseppe Zolezi aveva un esercizio commerciale che si trovava in Via Madre di Dio, una strada molto amata di Genova.
Una storia ne rievoca un’altra ed è proprio ciò che è capitato in questo caso.
A seguito del mio post dedicato a Pier Enrico Zolezi sono stata contattata da Renata e Michela, entrambe sono imparentate in diversa maniera con gli Zolezi e le ringrazio di cuore per la loro generosa disponibilità.
Michela è figlia di Armando Morselli, discendente di Giuseppe, proprio al signor Armando si deve una testimonianza preziosa, una splendida immagine d’epoca conservata con autentico amore e attaccamento alle proprie radici.
Quella foto ci porta in Via Madre di Dio, la strada perduta e abbattuta dalla mano dell’uomo come tutti quei vicoli che la circondavano.

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Cartolina appartenente alla Collezione di Eugenio Terzo

Ed è scomparsa anche la zona delle Mura di Santa Margherita, consultando le mie vecchie guide ho scoperto che Giuseppe Zolezi e la sua consorte avevano lì una fabbrica di acque gazzose.
Come dicevo, nella rimpianta Via Madre di Dio c’era invece il loro locale con la sua bella insegna ben evidente.
Trattoria, caffè e bottiglieria, per la gioia dei genovesi.

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Mettiamo indietro le lancette e andiamo a quel giorno, è un giorno speciale per gli Zolezi: si festeggia il primo compleanno del più piccino.
A sollevarlo con fierezza e orgoglio è proprio suo papà Giuseppe, il proprietario del caffè.
Seduta sulla sedia una bimbetta dal fare un po’ impacciato, mani amorose si posano sulle sue spalle.

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Eccoli i bambini di casa, ritti e impettiti per fare la fotografia, un evento che non capitava certo ogni giorno.
Il signore con giacca, panciotto e paglietta chi sarà? Un avventore o forse uno di famiglia?
Restano tutti ritratti in un istante della loro vita, in una bella fotografia antica.

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Vermouth, birre e gazzose, tintinnano i bicchieri dei clienti davanti al bancone del Caffè.

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E passano i piatti con le pietanze fumanti, chissà che delizie escono dalla cucina: torte di verdure dalla sfoglia impalpabile, cibo sano e genuino.
E certo, molti sono abituali frequentatori del locale, vengono accolti con sorrisi e con parole di benvenuto.

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L’animata e vivace Via Madre di Dio è frequentatissima nel tempo del suo fulgore.
La strada è abitata da lavoratori e da gente del popolo, uno di essi lo si nota appena in questo piccolo ritaglio: è seduto davanti alla sua casa, probabilmente.
Guarda scorrere la vita del quartiere, la vive ogni giorno, questo è il suo mondo, qui batte il suo cuore.
Accanto a lui un giovane uomo con le mani in tasca osserva la porta del locale, forse si domanda cosa stia accadendo da Zolezi.

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Ve l’ho detto, si festeggia una piccola vita che cresce, un bimbo che compie un anno.
E sono numerosi gli altri bambini che affollano questa porzione di strada: timidi, esitanti, curiosi di ciò accade attorno a loro.

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Il cappello calcato sulla testa, il sole che batte sugli occhi, i più piccini che si sporgono dietro a quelli più grandicelli.
E la bimba con l’abitino bianco e leggero, di lei non si vede il volto, si può solo immaginare il suo dolce sorriso.

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Era un giorno lontano, in Via Madre di Dio.
In un luogo dove non possiamo ritornare, in una strada che non possiamo vedere.
Davanti al locale di Giuseppe Zolezi, in un momento importante per questa famiglia.

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Luci.
Luci spente, in una giornata luminosa.
Sospese sul mare e sul cielo.

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E sui tetti e sulle vele al Porto Antico, sul profilo della città vecchia.

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Fiori.
Ondeggianti, davanti a una persiana in Campo Pisano.

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E bolle, bolle di sapone.
Una, due, tre, è la magia di un artista di strada in Piazza De Ferrari.

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E poi, un leggero soffio di vento.
E le bolle si alzano tremule verso il cielo, è un gioco di colori e trasparenze.

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Spesso la bellezza è così, se ne sta racchiusa in un istante, in questa fragilità.

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E ancora luce.
Calda e avvolgente, crea un’affascinante atmosfera.
Il tavolino, i soprammobili, le scatoline di latta: è la vetrina di Bachelite, un negozietto di articoli vintage ai Macelli di Soziglia, una botteguccia che attira sempre la mia attenzione.

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E ancora petali.
Smarriti, perduti, alla ventura.

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E ancora bolle.
Fluttuano davanti alle finestre, si scontrano, svaniscono.

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E sole.
Brilla lucente tra le case, sfiora le ardesie e il campanile della Chiesa delle Vigne.

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Altrove un ultimo incanto.
Solo un raggio di luce, lambisce il muro e vi si posa.
Rimane a rischiarare un dettaglio di poco conto, difficilmente si potrebbe pensare che meriti di essere immortalato.
Se non fosse per il sole, se non fosse per la luce.

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