Ancora giugno

Ed ecco, ancora, un nuovo giugno.
Da sempre questo è un mese di passaggio, ci lasciamo alle spalle le stagioni incerte e attendiamo con trepidazione l’inizio dell’estate.
Giugno è da sempre la fine della scuola, la testa nelle vacanze, le serate calde e luminose, il gelato, la granita, il tempo del relax e dello svago, le valigie da preparare.
La nuova stagione che si avvicina ad alcuni porterà nuovi orizzonti e ad altri svelerà ancora quelli consueti e amati: sarà comunque un tempo rinnovato.
E i prati saranno più verdi, il cielo più limpido, i fiori più allegri.
E il mare, ancora più blu, oltre la ringhiera sulla passeggiata di Camogli.
Buon inizio di giugno a tutti voi!

Una giornata di aprile a Camogli

Era un giornata di primavera, era aprile.
Era l’anno 1931, molte cose erano proprio come adesso, altre erano piuttosto diverse.
L’acqua del mare luccicava sotto i raggi del sole, le case alte di Camogli si stagliavano fiere e l’onda lenta si abbatteva sui sassi con la sua carezza salmastra.

Forse era una giornata dall’aria frizzantina, rinfrescata da vento vivace che increspava leggermente la superficie del mare.
E loro erano là, in posa per la foto di rito.
C’è il signore con giacca, cravatta, panciotto e cappello e accanto a lui vediamo due giovani donne con i soprabiti alla moda e i cappelli a cloche in voga in quel periodo, l’abbigliamento suggerisce così che fosse una giornata non troppo calda.
Era primavera, era un tempo con molte incognite e con cupe minacce sul futuro.
Ed era una giornata dolce, in un luogo incantevole della nostra Liguria.
Di quel tempo queste persone avranno conservato un ricordo, una tenera nostalgia, una memoria consolatrice da riportare davanti agli occhi in momenti forse più difficili.
E l’acqua lambiva la riva, in un giorno di aprile del 1931 a Camogli.

 

La speranza

La speranza, il suo tono è tenue celeste.
Dolce e rasserenante speranza che offre allo sguardo orizzonti sconfinati.
Il suo suono è come il ritmo di un’onda che piano si frange ma sempre ritorna e mai abbandona la riva.
Viva speranza che dona respiro e lenta si posa come luce radiosa sul mare e così conforta e consola.

Estate 1918 sulla spiaggia di Camogli

Era un caldo giorno d’estate di un tempo lontano.
E questo è soltanto lo scatto di un fotografo dilettante che ha anche compiuto un errore comune a molti di noi, se osservate con attenzione l’orizzonte è storto e oggi sarebbe facile rimediare a questa minuzia, invece lascio la fotografia così come l’ho trovata.
A tergo una mano gentile ha scritto: Camogli, 1918.
I sassi lisci della bella spiaggia del levante ligure bruciavano caldi di sole e il nostro provetto fotografo immortalò un istante felice su quel tratto di costa.
E c’erano magliette a righe, calzoncini con le bretelle, fazzoletti annodati sulla testa per ripararsi dal sole.
E c’erano giovani e ritrose fanciulle tutte bardate sotto il sole e noi a guardarle ci domandiamo come facessero!
E c’era un prestante giovanotto seduto a gambe incrociate sui sassi e poi c’erano cappellini vezzosi, abiti candidi e una vela chiara lassù che sferzava le onde e poi c’era il rumore del mare uguale a quello che sentiamo anche noi dopo tanti anni.
E c’era un bimbetto che correva felice nell’acqua e intanto una garbata signora si allontanava dalla spiaggia riparandosi sotto il suo ombrellino.
E c’erano gioia, divertimento e forse persino felicità anche se il mondo non era poi un posto facile nemmeno allora, soprattutto in quegli anni: era il 1918, una guerra adombrava la tranquillità di ognuno.
E così osservando queste persone viene da pensare che alcuni di loro magari avranno avuto fratelli o parenti caduti sui campi di battaglia, ragazzi giovani che non saranno mai stati dimenticati.
E intanto l’onda salmastra, lenta e inesorabile, scandiva il tempo e lambiva la riva.
Era il 1918 sulla spiaggia di Camogli.

Il mare tra le case

Lo vedi così, tra le case di Camogli, il mare.
In un chiaroscuro che lascia intuire la solita discesa vertiginosa tipica di questa Liguria, il color di pesca delle facciate, il corrimano per tenersi saldi.
Lampioni spenti alla luce del giorno, suono di dolce marea che sempre ritorna, profumo inconfondibile di salmastro.
Un muretto per sedersi, gli ombrelloni aperti, i sassi riscaldati dal sole e poi azzurro, azzurro e ancora azzurro, onda su onda.
Con la gioia negli occhi così trovi il mare tra le case, in un giorno qualsiasi a Camogli.

Binari di Liguria

Non è così frequente per me viaggiare in treno e quando mi capita divento una passeggera distratta.
Chiacchiero e ascolto la musica, sul treno invece non riesco mai a leggere, troppi altri dettagli attirano la mia attenzione.
Mi piace viaggiare possibilmente seduta vicino al finestrino e amo guardare il panorama, anche se lo conosco bene e anche se l’ho visto ormai centinaia di volte.
E quando il treno passa vicino alle case si scorgono finestre, terrazzi, vita, frammenti di istanti che svaniscono.
Viaggiare in Liguria, tuttavia, regala molto spesso lo spettacolo del mare perché i binari sono là, davanti all’azzurro placido e calmo.
E ci sono anche le panchine della stazione di Nervi, a volte certe attese diventano poesie.

E lo stesso vale per certi viaggi, a dire il vero è anche raro che mi ricordi di fotografare il panorama, sembrerà strano ma è così: ve l’ho detto, in questi casi sono troppo impegnata a guardare.
Il tempo di un breve tragitto, le case, i giardini, gli ulivi, la costa.

Binari.
Alberi, mare.
L’orizzonte che fugge, rapido.
Le parole degli altri viaggiatori, a volte sussurri incomprensibili sovrastati dal rumore del treno.
La luce, l’aria intrisa di azzurro.

Binari.
E tetti, case di riviera e abitazioni di coloro che ogni mattina vedono le onde e gli scogli.
Binari.
Sospiri, mete da raggiungere, destini.
Dopo una galleria, dopo una curva, laggiù, solo per te.

E case colorate di Camogli, profumo di Mediterraneo, bellezza rara della mia terra e sole che abbaglia, un gabbiano in volo e la linea dell’orizzonte.
E mare e tempo chiari e questi binari di Liguria.

Cinque cuori

Un solo istante: cinque cuori e cinque battiti.
Un solo istante e una sola musica per tutte loro.
Una madre, seduta così composta, forse sembra persino severa e invece osservandola con attenzione si coglie tutta la sua vera dolcezza.
Tiene una mano posata amorevolmente sulla spalla di una delle sue bimbe, ha questa espressione paziente e calma, forse ha dei pensieri, forse sono più di quelli che sappiamo immaginare eppure lei ha coraggio e forza.
Ed è in posa con le sue quattro figlie, non so dirvi se siano le sole, in quel loro tempo le famiglie erano sempre così numerose.
Lei è seduta tra loro quattro, la ragazzina più grande le assomiglia tanto, due delle altre bimbe paiono invece avere il viso più lungo, forse hanno ereditato i tratti del papà.
Occhi e capelli scuri, timidezze di un altro tempo, sono bimbe semplici e obbedienti, non sono per nulla capricciose o pretenziose.
E la vita magari non è sempre stata facile per loro ma ci sono i cuori che battono allo stesso ritmo e questo fa tutta la differenza, sempre.
La fotografia che ritrae questo gruppo di famiglia è del fotografo Ferraris di Camogli e così io ho immaginato tutte loro in una di quelle case alte davanti alle onde che si frangono sotto la chiesa nel magnifico borgo ligure.
E ho anche pensato che questo ritratto sia stato fatto per il capofamiglia: papà lavora lontano e la fotografia della moglie e delle sue ragazze gli deve essere molto cara.
Poi le vite degli altri sono sempre misteriose ed è davvero difficile indovinare sensazioni ed emozioni.
Sono fanciulle di un’altra epoca con la loro cara mamma: cinque cuori che battono all’unisono.

Primavera a Camogli

I colori di Camogli non stancano mai, si potrebbe ritornare centinaia di volte a camminare per le strade di questo amato borgo marinaro e ogni passeggiata saprebbe donarci stupori sempre nuovi.
Ed è così lucente e bella la primavera di Camogli, quando il sole glorioso sfiora le case e dona a loro il suo calore.

E l’acqua è quieta, si apre la stagione dei tuffi e delle prime nuotate.

Incantevole Camogli, con le tinte calde delle sue facciate mentre dondolano spinti dall’aria di mare i cuori con le promesse degli innamorati.

Semplice e vera Camogli, nascosta e quasi ritrosa dietro le reti rosse come i coralli che abitano negli abissi tumultuosi.

Abbraccio di porto al quale taluni sempre ritornano, là c’è la loro anima e la dimora del loro sentire.

E tutto è splendente, brillante e colorato: vivace Camogli, naturale e autentica così come sei.

Bellezza marina di luce e di riflessi.

Meraviglia di turchese disegnato dai contorni delle case così vicine, aria che scivola sulle finestre e panni stesi nei caruggi.

Nostra amata e unica Camogli, con la tua chiesa posata come conchiglia su uno scoglio sferzato da onde impetuose.


Riposo di gozzi e di pescatori, bellezza senza tempo e amore sempre ricambiato, nostra cara Camogli.

E poi quando sali un po’ più in alto rimani ad osservare il sole che bacia l’orizzonte diffondendo il suo chiarore sull’orlo delle nuvole.

E il mare è calmo, raccolto nell’abbraccio del golfo, nella quiete di una dolce sera di primavera.

Noi tre

Ricordi?
Eravamo sempre noi tre, sempre noi.
Una bicicletta, prima appartenuta al più grande e poi, a seguire, a noi più piccoli.
Noi tre.
Portavamo i pantaloni di velluto a coste, la gonnellina scozzese, i maglioncini blu con i disegni.
Codini, capelli a spazzola, riccioli ribelli.
Guance rosse, dentini caduti, graffi sulle ginocchia a volte.
Noi tre, sulla giostra, con lo zucchero filato che si appiccica sulla faccia, i bon bon di gelatina oppure il gelato nella bella stagione.
Stai seduto composto.
Niente gomiti sul tavolo.
Ricordati di dire sempre per favore e grazie.
Niente capricci.
Mica sempre però, dai.
Ogni tanto noi tre correvamo liberi e allora non c’era proprio verso di prenderci, quando giocavamo a guardie e ladri poi!
Noi tre sapevamo meglio di qualunque filosofo cosa sia quella cosa chiamata felicità, solo che spiegarlo ai grandi non è per niente semplice, tutto sommato.
Poi ci veniva il fiatone e ci veniva da ridere anche, tutto insieme in una volta sola ed era come un’emozione bellissima.
E ci mettevamo là, ognuno sulla sua seggiolina.
E avevamo questo segreto da custodire e così difficile da spiegare: il segreto della felicità.

Camogli

Una panchina per innamorarsi

Una panchina per innamorarsi dovrebbe trovarsi in un luogo dai semplici incanti, su una strada luminosa e bella, dove risuona il canto dolce delle onde.
Là, dove gli alberi si inchinano alla maestà del mare, ogni parola diverrebbe quasi superflua e sarebbe questo il posto perfetto per innamorarsi.

E per scambiarsi promesse e parole sussurrate, per costruire ricordi e desideri mentre il sole brilla e i suoi raggi rimbalzano sulla ringhiera e giocano con le ombre.
Una panchina per innamorarsi, non solo di una persona con la quale condividere il cammino ma anche di tutto ciò che regala un senso alle nostre vite.
Innamorarsi di un libro e di una storia, di una poesia che sai a memoria e quando la ripeti torna ad essere nuova e sempre più tua.
Innamorarsi di un sogno che non hai mai confidato a nessuno, di un progetto che ti sembra irrealizzabile ma tu hai quella luce negli occhi e lo sai che presto o tardi ce la farai.
Innamorarsi di una terra lontana tanto immaginata, di un viaggio che ancora devi fare, di una giornata che attendi da molto tempo.
E delle risate, delle confidenze, del tempo trascorso insieme alle persone che sanno comprenderti.
Servono a tante cose le panchine per innamorarsi.

Camogli

E poi magari ancora non sai dove sia la panchina perfetta per te, però un giorno di sicuro la troverai.
E allora saprai che ti basta soltanto questo per innamorarti semplicemente della vita.

Bogliasco