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Posts Tagged ‘Canneto il Lungo’

Gironzolando per la città si vedono certi personaggi davanti ai negozi!
Come ben sapete, io vado volentieri nei caruggi e un bel giorno ho incontrato lui.
Presidiava con ferma sicurezza la porta d’ingresso di questo negozio in Canneto il Lungo e tra il resto era attentissimo, teneva sotto controllo il continuo andirivieni di gente.

Data la situazione, mi sento in dovere di ricordarvi un altro bel tipetto che ho già avuto l’onore di ospitare su queste pagine.
Ognuno al suo posto, lui se ne stava tra fiori artificiali che la sua padrona vende in Via Malta.

E pensate che sia finita?
Certo che no!
In Via al Ponte Reale vi sarà capitato di notare un certo negozietto invitante e delizioso.
E d’altra parte, chi ci si aspetta di vedere in un posticino dove si possono trovare colorati cupcakes?
Ovvio, un tipetto così, con tanto di fiocchetto rosa fucsia!
Ognuno al suo posto, non c’è che dire!

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In questa primavera capricciosa le nuvole hanno spesso la meglio, in questa primavera mutevole cerco la luce che si posa sulle case e sulle ardesie.
E a volte disegna soltanto i contorni, li copre di meravigliosa bellezza, per me.

E mi piace così, quando attraversa certi caruggi e si ferma, accarezzando un muro antico.

E quando fende gloriosa certe vicoli stretti.
E c’è una Madonnina, un antico portale, un signore di passaggio.

In un solo istante.

In quei caruggi dove la luce si insinua con dolce prepotenza e sfiora le pietre, non si attarda e sfugge via.

In quei luoghi dove a volte trovi fiori in boccio, una delicatezza di rosa inattesa ed io penso sempre che sarebbe bello incontrarla più spesso.

Sfumature di primavera, nel cuore della città vecchia.

E sole, sole, sole lucente che si posa sui terrazzini, sui tetti e sulle cupole delle chiese.

Poi giù, verso Canneto.
Uno stemma antico, memoria di vicende lontane e di famiglie dalla lunga storia.

E sole, sole che segna la via.
E si cammina in direzione ostinata e contraria, per dirla alla maniera di Fabrizio.

E verde brillante, muri vissuti, vetri che riflettono magie.
Dura per breve tempo, a volte.
Ed è una delle magie più incantevoli della mia Genova.

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Preceduta dalla fama della sua bontà, celebre per le sue buone opere: così giunse a Genova in un giorno di autunno del 1376 Santa Caterina da Siena.
Proveniva da Avignone dove in quell’epoca era la sede papale, là Caterina si era recata come nunzia di pace in quegli anni tempestosi per la Chiesa, poco tempo dopo il Pontefice Gregorio XI compirà lo stesso percorso di Caterina lasciando Avignone alla volta di Roma.
Caterina è una giovane donna di soli 29 anni ed è una domenicana, insieme a lei viaggiano alcuni religiosi: uno di essi, Raimondo da Capua, scriverà le memorie di quei giorni.
Caterina, figlia di un tintore senese, rimarrà a Genova per circa un mese ospitata in una casa a breve distanza dalla così detta Croce di Canneto, così si chiamava il punto in cui Canneto il Lungo si interseca con Canneto il Curto.

Canneto il Lungo

Ad aprirle le porte della sua dimora è una nobildonna genovese, il suo nome è Orietta Scotto ed abita in un edificio situato proprio all’inizio di Canneto il Lungo.
Una Santa nei caruggi, nelle strade che sempre percorriamo.

canneto-il-lungo

Quanti genovesi di quell’epoca conoscono Caterina?
Quanti sanno di lei e della sua fede luminosa?
Sono tantissimi coloro che accorrono alla casa della Scotto per ricevere una parola di conforto e una preghiera da parte di Caterina.
Lei ascolta letterati e popolani, uomini di legge e gente comune, per ognuno la Santa di Siena ha una parola.
Le enfatiche cronache dell’epoca riferiscono anche di alcuni che la trattarono con tracotante arroganza e che furono per questo puniti dalla giustizia divina.
Gli storici riportano anche notizia di suoi miracoli, durante il suo soggiorno genovese salvò dalla morte due giovani del suo seguito che erano stati colpiti da tremende malattie.

santa-caterina-da-siena

E giunse il 18 Ottobre 1376.
In quel giorno a Genova arrivò Papa Gregorio XI, venne ospitato nella dimora del Doge nella zona dalla Porta di San Tommaso.
Il Pontefice andò diverse volte in casa di Orietta Scotto, la Santa di Siena fu per lui un grande sostegno: come aveva fatto già ad Avignone, lo confortò sulla sua scelta di ritornare a Roma.
Anche Caterina partì da Genova e lasciò il ricordo di sé, scrisse poi una lettera alla nobile Orietta, naturalmente il suo contenuto riguarda la carità e l’amore verso Dio.
La casa che ospitò Caterina subì diversi danni quando il Re Sole fece bombardare Genova nel 1684, venne tuttavia ricostruita e su di essa fu apposta una lastra marmorea in memoria di Santa Caterina da Siena.
Se volete trovarla dovrete cercare il civico numero 6 di Canneto il Lungo: dopo l’insegna della macelleria alla vostra sinistra vedrete la lastra che racconta di lei e dei suoi giorni genovesi.

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La lapide è poco visibile, se non sapete della sua esistenza vi sarà difficile notarla, si perde in un’imprendibile prospettiva di caruggi.

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E non ci sono indicazioni che ricordino ai passanti di alzare lo sguardo per leggere di lei che in un giorno lontano venne in questa città.

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Nei secoli a seguire i discendenti di Orietta Scotto conservarono la devozione per Santa Caterina portandola anche lontano da Genova.
In Val Trebbia, a Gorreto, sorge lo splendido palazzo dei Centurione Scotto che furono appunto signori di questo luogo.

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E non è certo un caso che la chiesa del paese sia dedicata proprio alla Santa di Siena.

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Tornando invece nel centro storico di Genova troverete un’altra testimonianza dell’affetto di questa famiglia per Caterina.
Dovrete recarvi in San Siro, un tempo cattedrale della Superba.

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Tra le molte cappelle appartenenti alle blasonate famiglie genovesi una è dedicata alla Santa di Siena ed è proprio la Cappella della famiglia Centurione.
Il dipinto che si trova sull’altare è opera di Cesare e Alessandro Semino e immortala lo sposalizio mistico di Caterina.

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Lei è ritratta nel suo candore, nella sua lievità di giovane donna dal cuore devoto.

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Giunse anche qui, in queste strade di botteghe e di profumi, nei vicoli dove le altezze racchiudono i respiri e le voci di Genova.
Ospitarono anche lei, figlia di Dio e della terra di Toscana, per sempre Santa, una ragazza di nome Caterina.

canneto-il-lungo-5

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C’è un punto di Canneto il Lungo dove mi fermo sempre.
Come se.
Come se non si potesse evitare di farlo e d’altra parte per me è sempre così.
Anche quando c’è tanta gente mi appoggio al muro per qualche istante.
C’è un gioco di colori e potenti contrasti, dal giallo al rosso, sacro e profano, in questo tratto di Canneto il Lungo.
Una danza di ombre soffuse, lievi e sfumate.
E pianticelle, foglioline che si gettano giù, vasi che ospitano la vita.
E finestre.
E sguardi.
Nella piccola e candida nicchia la Madonnetta silenziosa veglia sul vicolo.
E sguardi e parole.
C’è un punto di Canneto il Lungo dove mi fermo sempre.
E ci sono due figure femminili dalle fattezze aggraziate e armoniose.
Si perdono i loro occhi, si perdono nella vastità di queste antiche vie, in un orizzonte di case e di tetti.
Ci sono sguardi e parole che non puoi sentire.
Eppure, in questo punto di Canneto il Lungo, sembra di udire l’eco di queste voci.
Pronunciano parole sommesse, sussurrate, osservano te e il tuo cammino, custodi di una strada, di un mondo e di un passato.
Ti accompagnano, guardiane di un tempo ostinato e tenace, sguardi cortesi e vigili nello scrigno della città vecchia.

Canneto il Lungo

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Giugno porta il sole e a me porta cose belle.
Pochi giorni fa mi è giunto inatteso uno splendido invito da una lettrice silenziosa.
Lei abita in uno dei palazzi più belli della città vecchia, una dimora annoverata tra i Rolli di Genova.
E il messaggio che mi ha fatto avere è questo: quando vuoi salire all’ultimo piano di Palazzo Giustiniani, fai un fischio!
E vi pare che me lo faccia ripetere due volte? Se mi dite così sappiate che in un battibaleno mi trovate con il ditino sul citofono!
Ed eccolo il fastoso palazzo perfettamente restaurato, è un vero gioiello.

Palazzo Giustiniani

Salgo in questo magnifico appartamento che si affaccia sulla Superba.
E sul tetto c’è un terrazzo, la porta si apre e davanti agli occhi hai gli splendori di Genova.
Ecco la Cattedrale di San Lorenzo, la Torre Grimaldina e la suggestiva Torre dei Maruffo.

Tetti (2)

Da lassù, dall’antica Torre che svetta sul nostro Canneto avevo veduto questo terrazzo, lo notate sulla destra nell’immagine sottostante.

Tetti

E ormai lo sapete, nei caruggi della mia Zena basta spostarsi di pochi metri e avrete nuove prospettive sulla città dei tetti.
Colori d’estate, panni stesi e la parte alta di Via dei Giustiniani.

Tetti (3)

Fiori e la città sullo sfondo.

Tetti (4)

Spiovenze, ringhiere e ardesie.

Tetti (5)

Laggiù, in lontananza, la Basilica di Carignano e davanti il Campanile di Sant’Agostino.
E’ misteriosa e affascinante la città dei tetti, si svela piano ai tuoi occhi e ti lascia scoprire ciò che non hai veduto mai.
Guarda, c’è un minuscolo terrazzino, con vasi di piante, sedie e tavolino.

Tetti (5a)

Guarda, è tutto un incanto di finestrelle e persiane.

Tetti (6)

Guarda, si vedono la chiesa del Gesù e il suo campanile.

Tetti (7)

Lassù c’è un terrazzino sospeso tra le nuvole e l’azzurro.

Tetti (8)

E ancora un altro, guarda!
E’ la poesia di Genova che puoi ascoltare solo se sali in alto, sopra i tetti.

Tetti (9)

E guarda ancora, quegli abbaini dipinti di giallo sono un romanzo tutto da scrivere.

Tetti (10)

Una coperta rossa spicca allegra, là dietro ecco le alture sinuose, come sempre ho cercato la mia casa!

Tetti (11)

Un intrico di tegole e tetti e un’insolita prospettiva della Cattedrale.

Tetti (12)

E ancora altri vasi, altre ringhiere, comignoli e archetti, una sinfonia di grigio di una perfezione assoluta.

Tetti (13)

E poi voltati verso il mare.
Vedrai la Lanterna e la cupola della Chiesa di San Giorgio.

Tetti (14)
E poi guarda ancora, ecco il campanile della Chiesa dedicata a questo santo tanto caro ai genovesi.

Tetti (15)

E poi di nuovo ardesie, bellezze e stupori.

Tetti (16)

Guarda e pensa.
Pensa all’attesa del nuovo giorno, al temporale e ai lampi, al vento furioso e al tramonto che infuoca l’orizzonte.
E tu sei lì, sul terrazzo oppure affacciato ad una di quelle finestre.

Tetti (17)

Guarda, guarda ancora.
Tettoie di canne, foglie verdi e vivide, scalette, balaustre e ancora terrazzini.

Tetti (18)

Sono infinitamente grata a colei che mi ha invitato nella sua casa, mi ha regalato vedute rare e preziose sulla mia città.
E poi quando sei qui, guarda giù!
Oh, le vertigini!
Per un attimo ho temuto che mi cadesse la digitale in Piazza dei Giustiniani!Piazza dei Giustiniani

Io questa Piazza in genere la guardo così.

Piazza dei Giustiniani (2)

E poi un giorno invece l’ho vista da lassù.

Via dei Giustiniani

E puoi capire quanto siano alti certo caruggi della Superba solo ammirandoli dall’alto, questa è la prospettiva su Via dei Giustiniani.

Via dei Giustiniani (4)

Lasciando quell’appartamento ho voluto fare le scale a piedi.
Sì, sì, c’è l’ascensore ma per carità, in certi casi conviene scendere gradino dopo gradino.
Non si sa mai, potresti trovare una finestra che si apre sui tetti dei vicoli di Genova.

Tetti (19)

E affacciati, c’è tutta la magia della città vecchia.

Tetti (20)

E così Genova, con la sua bellezza antica e misteriosa che non smetti mai di scoprire, così la vedi da Palazzo Giustiniani, da un terrazzo sopra le ardesie.

Tetti (21)

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A volte le giornate iniziano con la pioggia e il cielo grigio e poi tutto cambia.
Pomeriggio, cielo azzurro e caruggi.
Ieri.
Scendo in Piazza delle Erbe e tutto ha i già i colori dell’estate.
E tavoli all’aperto, gelati alla crema e ai frutti di bosco, chiacchiere e relax.

Piazza delle Erbe

E la luce è chiara e potente, batte sui vetri.
La luce nei vicoli compie sempre queste magie, vedi le persiane riflesse dietro ai vasetti.

Finestra

Scendo, scendo ancora e arrivo in Piazza Ferretto, c’è uno squarcio di sole che illumina proprio la facciata del palazzo.

Piazza Feretto

Giù, giù per Via dei Giustiniani che è sempre generosa di ombra.
E lo so già, troverò altri vetri e altri riflessi.

Via dei Giustiniani

Poi se ti fermi e osservi scoprirai che Genova è tutta un’armonia di linee, in queste giornate ne riconosci ancor di più i contorni.
Guarda.

Piazza Giustiniani

E ancora mi fermo proprio lì, davanti a Palazzo Giustiniani.
Alzo gli occhi e su quelle finestre c’è tutto il cielo dei caruggi di Genova, tutto l’azzurro, tutta l’aria fresca che spira dal mare in un pomeriggio di primavera.

Palazzo Giustiniani (2)

E altre finestre, piante sui terrazzini, luce imperiosa e vincitrice.

Palazzo Giustiniani (3)

E tetti, persiane e una piccola corda carica di panni stesi.

Palazzo Giustiniani

E poi ancora, guarda!
Sono gli incanti dei vicoli, non li vedrai in nessun altro luogo.
L’edicola della Madonna, due piantine sul davanzale, le farfalline appese e riflessi, ancora riflessi.

Via dei Giustiniani (2)

C’era tanta bellezza ieri, a Genova, in queste strade che amo così tanto.
L’ho portata qui, per voi.
E c’era tanto azzurro, azzurro acceso, travolgente e vitale.
Lassù, dove Canneto il Lungo si incrocia con Canneto il Curto.
Guarda.

Canneto il Lungo

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Camminando per la città, in ogni stagione, capita di vedere colori allegri sui fili da stendere.
E ci sono certi luoghi, nei caruggi, dove sai già che troverai un lenzuolo rosa che sventola sotto ad un ritaglio di cielo.

Canneto il Lungo

Tinte pastello, chiare e tenui, tinte da bimbi.

Panni Stesi (3)

Anche se spesso non è a loro misura, la città è anche dei piccoli.
E giro, girotondo, casca il mondo.
Si tengono per mano i bambini dipinti dagli studenti dell’artistico nel Sottopasso di Corvetto, c’è da sperare che i grandi abbiano rispetto e cura nel conservarlo, per tutti quelli che girano ancora con la cartella sulla spalle e anche per coloro che, pur essendo già cresciuti, comunque apprezzano ogni forma di bellezza.

Sottopasso

Cieli turchesi, mollette e corde sospese.

Panni Stesi

Fucsia, verde acido, cose piccine per genovesi piccini.

Piazza Pinelli

Sono quelli che magari hanno tolto da poco le rotelle alla bicicletta e per loro le strade della città sono una fantastica avventura.

Piazza De Marini

Vento, aria di mare e diverse sfumature di Genova.

Panni stesi (4)

Tutine, magliettine, cose da grandi e cose da bimbi.

Vico di San Giorgio

Sali sul treno oppure sul cavallo? Difficile scegliere, eh!

Giostra

E poi la lapide in ricordo dei prodi che seguirono Garibaldi nella sua impresa e poi righe e un lenzuolo che abbraccia sogni e castelli in aria.

Piazza Caricamento

Muri gialli caldi di sole e azzurro, azzurro, azzurro.

Panni Stesi (2)

E ancora azzurro.
Ci sono posti, nei caruggi, dove già sai che troverai tutti i colori dell’arcobaleno.

Vico del Dragone

E quando il sole picchia e i suoi raggi filtrano nei vicoli bui, prova ad alzare gli occhi in Via San Bernardo.
Guarda su, tra i caruggi stretti, nella prospettiva dei palazzi così vicini.
Rosa, bianco, tinte chiare e una striscia di cielo.

Via San Bernardo

E ancora azzurro, ancora bimbi e panni stesi, ancora nel sottopasso di Corvetto.

Sottopasso (2)

E il tempo scorre, certi palazzi hanno addosso la patina degli anni passati, delle vite vissute, nuove vite e nuove storie li abitano.
Ed è profumo di bucato e sfumature di violetto, celeste e ancora fucsia, cose che si vedono nei caruggi di Genova.

Piazza Grillo Cattaneo Vico Santa Rosa

Coperte a quadretti.
Scalderanno il sonno di grandi o piccini?
Una ninna nanna, un sonaglino e gli occhi che si chiudono.
Coperte, pendono sopra l’effige di Colei che rappresenta tutte le madri.

Piazza Dei Truogoli di Santa Brigida

Finestre, cielo e nuvole che si riflettono sui vetri.
E un filo intero di minuscole magliettine.
E sono primi passi, prime parole, prime esperienze.

Boccadasse

La città dei grandi è anche dei più piccini e quando scendete giù per certe creuze fate attenzione e cercate di non far rumore.
Là, dorme una piccola principessa.

Cartello

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Pazzie di primavera, a volte il cielo si copre di nuvole e piove.
E piove sui tetti spioventi della città vecchia, andar per caruggi sotto la pioggia è un viaggio di luce e riflessi, di ardesie lucide e bagnate.
E a volte, quando il cielo si rovescia impietoso sulla città, andar per caruggi significa doversi districare in una selva di ombrelli, i vicoli sono stretti, si sa.
Alzi la mano chi non è mai rimasto imbottigliato nel centro storico, in un giorno di pioggia, magari sotto le feste!
Sì, succede!
E se invece passi nei vicoli in un orario insolito può capitare di non incontrare nessuno.
Ed è tutto un viaggio di luce e riflessi, in Canneto il Lungo.

Canneto

Laggiù, oltre l’archivolto.

Canneto (2)

Grigio di Genova e di acqua piovana.

Caruggi

La pioggia nei caruggi a volte è gioco di specchi, puoi guardare la città nelle pozzanghere, facciate di palazzi e persiane spalancate in Piazza Banchi.

Piazza Banchi

E il campanile di San Pietro.

Piazza Banchi (2)

Piove sulle finestre e piove sulla loro immagine riflessa a terra.

Piazza Banchi (3)

E poi a volte, tra i vicoli, ti si svela all’improvviso qualche incanto di colore.

Caruggi (2)

Nei caruggi, quando piove, si cammina volentieri in Sottoripa, al riparo sotto i portici.
E poi però devi uscire fuori, magari vai verso il mare e a volte il vento ti piega l’ombrello, te lo spezza senza pietà.

Palazzo San Giorgio

Talvolta le pozzanghere sono generose, a Caricamento puoi vederci le case rosse che si affacciano sulla piazza.

Caricamento

E poi la Torre dei Morchi, un punto di vista insolito, lo so.

Caricamento (2)

E ancora, l’infilata di portici e di case e di luci accese, l’asfalto diventa uno specchio.

Caricamento (3)

Andar per caruggi sotto la pioggia, mentre al centro del vicolo un solo passante scende con l’ombrello aperto.

Caruggi (3)

Salite e discese, a volte si cammina in piano, per fortuna!

Vico di Posta Vecchia

E sì, anche in Via Garibaldi guarda in alto oppure guarda giù.

Via Garibaldi

La pioggia nei caruggi ravviva le tinte, le rende brillanti.

Via Dei Giustinani

Oppure crea l’effetto opposto, se osservi Via dei Giustiniani da questa prospettiva sembra tutto in bianco e nero.

Via dei Giustiniani

Luccica Via San Bernardo  deserta sotto la pioggia battente.

Via San Bernardo

Mi fermo a guardare, io che amo i vicoli, amo andarci anche quando piove, magari proprio quando in giro siamo davvero in pochi.

Vico dietro il Coro di San Cosimo

Cadono le gocce e si sciolgono in piccoli cerchi concentrici.

Caruggi (4)

Lucidi di acqua e di riflessi, questi sono i caruggi sotto la pioggia.

Caruggi (5)

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Vi porto ancora per caruggi dalle parti di Canneto, la strada tanto amata dai genovesi della quale vi ho recentemente parlato in questo post.
Si va a far la spesa in Canneto ma non si compra solo il pesce fresco, la frutta e la verdura.
Fermiamoci sotto questa bella edicola e svoltiamo in Via Chiabrera, dove potremo trovare una bottega che ormai è parte della storia di questa città.

Edicola Via Chiabrera

Ed eccola qui la nostra meta di oggi, e quante vetrine!

Via Chiabrera

Che dite, diamo un’occhiata all’esposizione?
Ecco un campionario di chiavi, questo è un negozio di ferramenta che ha una lunga storia.

Caffarena

E allora signori, benvenuti da Caffarena, una di quelle botteghe che andrebbero protette come patrimonio storico della città.
E’ il passato che resiste ai tempi, Caffarena è sempre stato qui e qui ancora si trova.

Caffarena (3)

E poi si entra nel negozio.
Forbici,cacciaviti, attrezzi di ogni genere.
Ma osservate bene l’ambiente, il soffitto a volta, il pavimento antico.
E quel mobile laggiù che copre un’intera parete.

Caffarena (2)

Una tradizione di famiglia tramandata di padre in figlio.
Correva l’anno 1907 e il Signor Leone Caffarena ogni mattina percorreva Canneto, veniva qui e si metteva dietro quel bancone a servire i suoi clienti.
Oh, immagino che gli antichi genovesi parlassero tutti in dialetto!
E certo chiedevano consigli al loro negoziante di fiducia.

Caffarena (4)

Eccolo il Signor Leone: è nel suo bel negozio, fiero dietro al suo bancone e sfoggia un sorriso rassicurante, accanto a lui c’è il figlio.
La fotografia mi è stata mostrata dai suoi nipoti che ora gestiscono il negozio e io sono certa che il Signor Leone sia contento di sapere che qui è tutto ancora come allora.

Caffarena (5)

Oh, ma la storia di questa bottega è anche più antica!
Il proprietario ha estratto una scatola di legno sulla quale fa bella mostra un’etichetta.

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Fratelli Canepa, negozianti in ferramenta, i precedenti proprietari del negozio.

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Non mancano le vecchie insegne, come ad esempio questa.

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E poi questa.
Da Caffarena si poteva trovare il ferro smaltato Marca Corona.
Insuperabile!

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E secondo voi, una come me in un posto simile cosa può fare?
Mi sono persa ad ammirare il mobile.
E ci sono dei numeri stampati sui cassettini!

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Maniglie, chiavi di tutte le dimensioni!

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Ma non trovate che sia tutto semplicemente meraviglioso?

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E insomma, io ero lì e intanto i due proprietari servivano i loro clienti, è ovvio.
Ho chiesto se potevo andare dietro al bancone, che curiosità!
E caspita, ho fatto davvero bene!
Ecco altro mobilio certo di altri tempi.

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E un pavimento anche più antico di quello che si trova all’ingresso.

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Un’altra epoca che convive con la nostra, il passato che incontra il presente.

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E in posti come questo, ormai sempre più rari da trovare, finisco per fantasticare su quello che vi è accaduto.
Penso a chi ha calpestato queste pietre, immagino il signor Leone nel suo retrobottega, cerca una scatola dove ha messo certe viti, c’è un cliente che le richiede.

Caffarena (16)

E poi c’è un altro signore che aspetta di essere servito.
Ha la faccia tonda e rubizza, due baffi importanti e gli occhialini sul naso.
Porta una bombetta e un panciotto, dal taschino continua a estrarre l’orologio per controllare l’ora.
E’ in ritardo, deve affrettarsi!
Ma prima deve fare la sua commissione, da Caffarena.

Caffarena (17)

Per me c’è ancora quel mondo perduto in posti come questo.
Un negozio di ferramenta nei caruggi.
Una poesia e una sinfonia di ricordi di altre generazioni e di altre epoche, di tutti coloro che hanno varcato la soglia di Caffarena dal lontano 1917.

Caffarena (18)

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Lungo il Canneto esistevano parecchie torri appartenenti a privati, tra le quali quella dei Leccavelli, della quale è menzione in carte del secolo XIII.
Altre sorgevano in quel punto dove una delle vie provenienti dalla Chiavica tagliava il Canneto stesso verticalmente al suo asse, La Croce di Canneto.

 (Il colle di Sant’Andrea in Genova, Francesco Podestà)

La Genova di un altro tempo, nella quale esisteva una zona detta Chiavica che, come scrive il Podestà, corrisponde all’area di Via dei Giustiniani, strada del passeggio per i nobiluomini e i maggiorenti della città prima che venisse costruita la splendente Strada Nuova.
Ma oggi andiamo laggiù, alla Croce di Canneto, dove Canneto il Lungo si interseca a Canneto il Curto e dove un tempo erano le torri.
Una lunga passeggiata tra i caruggi più antichi, qui i palazzi sono altissimi tanto che paiono quasi sfiorare il cielo.
E dovrete sempre alzare lo sguardo, sulle mura di queste vetuste dimore si può leggere la storia e il passato della Superba.
Benvenuti nella via che un tempo ospitò le case degli spadai e degli armaiuoli, a poca distanza vi è Piazza Valoria dove abitavano i valauri,  i campanari della cattedrale, di loro vi ho già parlato in questo articolo.
Un canneto nel cuore della città, secoli fa vi era un rivo sulle cui sponde crescevano le canne.
Oggi questa è una strada di grande passaggio dove i genovesi vanno volentieri a far compere.
E inizia qui la nostra camminata, voltiamoci indietro verso la Croce di Canneto e guardiamo oltre, alla parte alta di Vico dei Caprettari.
Le insolite prospettive dei caruggi.

Vico dei Caprettari

Oh, ma noi proseguiamo il nostro cammino nella direzione opposta!
E andiamo a passeggiare all’ombra della antiche dimore.
E forse vi chiederete, ma come mai non c’è nessuno?
Come sanno bene tutti i genovesi, questa è una zona molto frequentata e le immagini sono state scattate in un giorno di festa.
Con i negozi aperti qui vedreste la folla!

Canneto il Lungo

Ma ora siamo soli, proviamo a figurarci un’altra epoca, quella delle dame e dei cavalieri.
Immaginiamo la casa di Orietta Scotto, in un certo giorno del 1376.
Chissà che trambusto e che preparativi, si attendeva l’arrivo  di  una stimata ospite!
Una donna che tutti voi conoscete posò i suoi passi sulle pietre di Canneto e andò in visita nella dimora di Madonna Orietta dove venne accolta con tutti gli onori e con il dovuto riguardo.
Fermatevi al civico numero 6 e guardate verso l’alto, sul muro vi è una lapide che ricorda il giorno nel quale Santa Caterina da Siena venne a Genova.

Canneto il Lungo 6

Venne una santa e venne un papa, Gregorio XI, questa è una storia che presto vi racconterò con maggiore ricchezza di dettagli.

Santa Caterina

Luce e ombra, nella città antica.

Canneto il Lungo (2)

E lo stesso punto della via, in una giornata qualunque, dall’opposta prospettiva.

Canneto il Lungo (3)

E tutto attorno gente che va e viene, si fa la spesa in Canneto!
E davanti ai pescivendoli c’è sempre la coda, vendono delle vere bontà.
C’è una persona che gira sempre con la digitale nella borsa, pensate di aver capito di chi si tratta?
Bene, costei ama molto fotografare le piccole botteghe e un banco che offre pesce fresco è una vera attrattiva.
E così un bel giorno scattò una foto a orate e seppie, muscoli e totani.
E un cliente del negozio, rivolgendosi al proprietario, se ne uscì con questa esclamazione: guarda che ti fotografano i pesci!

Pesci

In Canneto ci sono splendide botteghe, come l’Antica Drogheria della quale vi ho parlato qui, si resta incantati davanti alle vetrine di questo luogo che ha tutto il fascino di un mondo antico, come le case delle via.

Antica Drogheria Canneto

Il profano e il sacro, torniamo ai muri e alla loro storia.
Subito dopo l’archivolto che avete veduto nelle immagini precedenti a sinistra si apre la Piazzetta dell’Amico ora chiusa da una transenna per lavori di restauro.

Canneto il Lungo (4)

Ma c’è sempre qualcosa da ammirare.
E lo sguardo incontra un magnifico portale con l’immagine della Madonna dell’Immacolata Concezione.

Canneto il Lungo (5)

Genova città di mare e di Santi, uno in particolare protegge questa città: è  San Giorgio, il santo dei genovesi, colui che uccise il drago.
E quando camminate per i caruggi spesso vi capiterà d’incontrarlo, la sua immagine è sopra molti portoni della città vecchia.
Sapete, non a tutti era concesso di esporre sulla propria casa una scultura del santo, era un privilegio riservato ai capitani di galea che si erano distinti per il loro coraggio.
E in Canneto, nella dimora che oggi corrisponde al civico 29 rosso, visse un genovese valoroso.
Ecco San Giorgio in sella al suo cavallo, il bassorilievo è del XV secolo.

San Giorgio

La devozione abita su queste mura, così è all’angolo con Vico Chiabrera.

Edicola

E poi ancora, guardate in alto.
Oltre i tetti e le persiane, verso il cielo.

Canneto il Lungo (6)

E guardate il medioevo che è tra noi.

Canneto il Lungo 2

Qui siete ai piedi di Torre Maruffo, una prospettiva vertiginosa da non perdere, lo sguardo che cerca la cima della torre che si confonde nella luce.

Torre Maruffo

Io sono stata lassù, si vede tutta Genova, la meravigliosa Superba dei tetti d’ardesia.
E qui ho raccontato quel viaggio emozionante, un’esperienza unica.
E quanto è alta la torre!
Eccolo Canneto il Lungo visto dall’alto.

Canneto il Lungo (7)

La città dei tetti è sorprendente e imprevista, ti fa scoprire bellezze che non hai mai veduto.

Tetti

E così è la città dal fondo dei caruggi, bisogna saperla guardare.

Canneto il Lungo (10)

E bisogna fermarsi per cogliere  il sole che illumina la Cattedrale di San Lorenzo.

Canneto il Lungo (11)

E’ così la città dal fondo dei caruggi, la osservi e la pietra sembra aver vita, su un muro si scorge una statua, di fronte c’è ancora una piccola edicola.
Sono gli stupori della città vecchia.

Canneto il Lungo (8)

Sono le figure gentili che vegliano sopra i portoni.
Le avete vedute in ombra nell’immagine soprastante, qui le potete ammirare in tutta la loro armonia: sono due fanciulle che un tempo reggevano lo stemma di famiglia sul portale di Palazzo De Franceschi.

Canneto il Lungo (9)

La città vecchia ha certi custodi silenziosi che conoscono lontani segreti, sono qui assisi da molti anni.

Canneto il Lungo (12)

E ha piccole edicole,  da una di queste una Madonnina ci osserva dall’alto.

Edicola (2)

Qui, nel nostro Canneto, tra i banchi di frutta e verdura, il sacro e il profano vivono in comunione perfetta.

Canneto il Lungo (13)

Canneto il Lungo, con le cassette di frutta tra i palazzi che appartennero  a  famiglie nobili, edifici che  sono compresi tra i Rolli.
Qui ebbero le loro case i Maruffo e i Piccamiglio, gli Streggiaporco e i Malocelli.

Canneto il Lungo (14)

Ora ci sono le primizie in bella vista, si va nei caruggi a comprare le arance e i pomodori, i cavoli e le cipolle.

Canneto il Lungo (15)

E ancora si cammina in Canneto, nell’ultimo tratto dove le facciate hanno colori più vivi.

Canneto il Lungo (16)

E altre creature custodiscono Palazzo Crosa di Vergagni.

Canneto il Lungo (17)

Si accende di colore questa parte della via, ha toni caldi e luminosi.

Canneto il Lungo (18)

Ed è ancora Medioevo, con archi di pietra ed archetti, ancora un’edicola, ora vuota, di un imprevisto color celeste.

Canneto il Lungo (19)

E lo sguardo non ha posa, cerca la cima di quei palazzi che si perde nel sole che acceca.

Canneto il Lungo (20)

E cerca ancora la vertigine, sotto le persiane aperte, le corde da stendere e le pietre antiche di queste case.

Canneto il Lungo (21)

E se non ci siete mai stati forse a voi sembrerà che qui la luce non arrivi mai.
La luce sa compiere magie, ha le sue strade misteriose per colpire questo selciato.
Arriva improvvisa, poi vira verso altre destinazioni e lascia posto all’ombra.

Canneto il Lungo (22)

Arriva improvvisa e rimane, per qualche istante che sembra eterno.
E batte sulle antiche case del nostro Canneto.

Canneto il Lungo (23)

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