Il Carnevale di Carluccia

Era il Carnevale del 1927, a Moneglia.
E lei è una dolce bambina, in casa qualcuno deve averle dato questo vezzoso diminutivo: tutti la chiamano Carluccia.
Eccolo il suo Carnevale, capelli a caschetto, frangia e petali grandi, sguardo sognante, sorriso pulito e ingenuità.

E forse la sua mamma si sarà amorosamente adoperata per confezionare il costume perfetto: stoffa colorata, fantasia, ago e filo, il pedale della macchina da cucire che va su e giù, dedizione e pazienza.
E poi il Carnevale avrà portato a Carluccia tanti dolcetti, qualche caramella, giochi con le amiche, girotondi e sfilate per vincere il premio per la maschera più azzeccata.
E forse per lei era già un trionfo sfoggiare il vestito prescelto, immagino che sia stata felicissima di mascherarsi così, con questo abito che avrà avuto un nome magico ed evocativo: girasole d’estate, fata dei prati, regina del giardino oppure principessa degli orti.
Con una calzamaglia verde acceso come certi steli, con la borsina floreale in una mano e ancora altri fiori sui polsi.
Era il Carnevale del 1927, era il Carnevale di Carluccia.

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Aspettando il Carnevale

Aspettando il Carnevale, con il desiderio di mettersi in maschera, finalmente!
E potrai farlo solo in quel giorno là, quando inizierà Carnevale allora potrai diventare proprio tutto ciò che vorresti essere: è il tempo del gioco e della fantasia che diviene realtà.
E tu così sarai forse un estroso menestrello o magari un cielo immaginario, avrai uno strano cappello sul capo e sul tuo vestito ci saranno la luna e le stelle.
Oppure sarai una piccola principessa e avrai un regale mantello sulle spalle, un fiocchetto tra i capelli e un colletto di pizzo bianco, accanto a te ci sarà un gran nobile con tanto di parrucca chiara e giacchetta corta.
E sorrisi, occhi spalancati, sguardi forse un po’ smarriti.

Sarà Carnevale e tu sarai invece una damina con il cappello grande, la frangetta e i nastri,
E starai in quella posa, tutta compresa nel tuo ruolo, con i fiori sulle scarpette e la sottogonna di sangallo.
E anche tu avrai il tuo piccolo cavaliere, a dire il vero sembra un po’ impacciato e insicuro ma di certo fa del suo meglio.

Sarà Carnevale e vi metterete tutti insieme sulle scale.
E il più grande di voi starà sul gradino più basso, i più piccoli staranno in alto, tutti insieme.
E farete la foto di gruppo e sarà unica, memorabile e per voi davvero speciale.
E sarà Carnevale, proprio quel tempo tanto atteso, con la dolcezza ingenua e bella dei vostri giorni bambini.

Un piccolo Arlecchino

Carnevale, tempo di maschere e di divertimento per i più piccini.
Un gioco, una magia che ti fa diventare qualcuno che non sei e la fantasia vola: puoi essere una damina oppure Pulcinella, Colombina oppure un paesano, un nobile o chiunque tu voglia.
E ogni anno a Carnevale, da che mondo è mondo, da qualche parte c’è un piccolo Arlecchino.
Espressione sveglia, un cappello con nastri e fiocchetti, la testolina con i ricci, gli occhi grandi e scuri.

Un piccolo Arlecchino che indossa un costume speciale, secondo me.
Infatti mi sembra che l’abito sia un gran lavoro di cucito, lo avrà fatto la sua mamma mettendo insieme tutti i pezzi di stoffa avanzati?
E sono scampoli di tutti i colori: rosso, giallo, verde e blu, sono stoffe a fiori e a quadretti, a righe e a pois, tante variopinte fantasie per il piccolo Arlecchino.
E sì, anche in questo caso si tratta di una piccola peste, ne sono sicura, in una manina stringe un biscotto e mi sono chiesta se fosse una piccola ricompensa per il tempo trascorso a fare questa fotografia.

La carte de visite è un po’ malconcia, sono passati tanti anni e qualcuno l’ha conservata come meglio poteva, tenendola da conto in un cassetto come memoria di un tempo felice.
Venne scattata presso Fotografia Pisana, lo studio del fotografo Vittorio Frediani a Sampierdarena e chissà quanti bimbi mascherati avranno posato per lui.
In piedi sulla sedia, con i sandaletti e i piedini uniti, nel tempo di Carnevale, un piccolo Arlecchino di Genova.

Il Corso Mascherato di Nervi nel 1911

Fu annunciato con grande entusiasmo e fu davvero un successo, il Corso Mascherato di Nervi attirò un folto pubblico di genovesi, nella bella località del Levante in quel 1911 si festeggiò il Carnevale in grande stile.
Lo racconta con la consueta dovizia di particolari un cronista del quotidiano Il Lavoro e allora andiamo là, nella cornice della bella Nervi, all’inizio di un altro secolo.
Una gioiosa e ininterrotta battaglia di stelle filanti, mazzolini di fiori e coriandoli rallegra il Viale delle Palme mentre sfilano le vetture infiorate.

Cartolina appartenente alla Collezione di Stefano Finauri

Su una di queste vetture ricevono molti complimenti due belle signorine di lilla abbigliate, il loro costume è quello di un fiore, su un altro mezzo bardato con lampioncini e parasoli fanno una gran figura alcune fanciulle mascherate da giapponesine.
E in questa circostanza festosa ad aggiudicarsi il primo ambitissimo premio è il carro denominato L’entrata del Pagliaccio, la protagonista è una signorina vestita da pagliaccio che suona festosamente la grancassa, ad accompagnarla Pierrot, Colombina e un mansueto asinello.
Il secondo premio lo vinse invece un tale vestito da antico romano che fieramente guidava un biga a quattro cavalli e immagino che costui, negli anni a venire, abbia narrato ai suoi parenti con una punta d’orgoglio di quel suo piccolo personale trionfo al Carnevale del 1911.

Ebbe discreto successo anche il terzo vincitore, quel carro aveva intenti satirici e vi erano rappresentate le varie mansioni del personale d’albergo e in effetti tutti pensarono che fosse particolarmente azzeccato per quella località vacanziera.
E infine furono premiate anche quattro bionde inglesine che avevano sfilato lanciandosi fiori e freschi boccioli a bordo di carrozza coperta da un parasole formato da fiori.
La bella festa organizzata dalla Società Pro Nervi durò un intero pomeriggio e si concluse a Capolungo, la giuria venne invitata a un brindisi nella villa di un pregiato artista straniero che a lungo soggiornò a Nervi.
E si alzarono i calici per celebrare una gioiosa festa di Carnevale, nella dolcezza della nostra Nervi nel lontano 1911.

Nel tempo di Carnevale

Nel mese di Carnevale i bambini avranno tante occasioni per divertirsi, questo accadeva anche negli anni passati: sfilate, feste in maschera, giochi.
A Genova c’era l’usanza di organizzare un gran ballo per i più piccini al Teatro Carlo Felice, la maschere più belle si aggiudicavano gli ambiti premi: bambole, lanterne magiche, dolciumi e altro ancora.
E così sfogliando i giornali degli inizi del ‘900 si trova il racconto di quelle occasioni festose e c’è l’elenco delle maschere indossate dai bambini.
Ed ecco entrare lo gnomo e l’amazzone, la regina delle fate, lo stregone, il paggio, il contadino e il marchese, la piccola fioraia e la nobildonna genovese, la paesana e il torero.
Un giorno, a quel ballo partecipò anche una certa bambina: portava una gonna lunga, un grembiule orlato di pizzi, uno scialle annodato sul petto e indossava una parrucca di riccioli biondi.
Sotto al braccio teneva un cesto ricolmo di tante bontà e nell’altra mano reggeva canestrelli e reste, le celebri collane di nocciole: quella bambina era vestita da venditrice di noccioline e dolci e si aggiudicò il primo premio.
Quella bambina era la sorella di mia nonna paterna e possiedo la foto che la ritrae con quella maschera però la zia aveva il suo caratterino e so che non le farebbe piacere che pubblicassi la sua fotografia e quindi la terrò per me.
Nel tempo di Carnevale c’era anche quest’altra bimba, di lei non so nulla e non conosco il suo nome, mi sembra proprio che sia vestita da piccola olandesina.

E osservando questa immagine del passato mi sono chiesta se lei sia mai stata sul quel palco, al ballo dei bambini al Carlo Felice.
E chissà, avrà per caso conosciuto la zia?
E forse le due si sono trovate vicine, magari hanno riso insieme e chiacchierato.
Tu hai lo scialle, io ho il fiocco grande e colorato.
E ho un anellino al dito e la collanina che luccica, quella è importante.

Ed è un ricordo che resta: quando poi diventerai grande ti rammenterai di essere stata Colombina, uno dama del ‘700, una venditrice di canestrelli o forse una piccola olandesina.
Con lo sguardo dubbioso, rivolto al tempo che ancora deve venire.
In un altro tempo della tua vita, nel tempo di Carnevale.

A Carnevale

A Carnevale tutti i bambini amano mascherarsi, ognuno di noi ha memoria di quegli abiti dai tessuti scivolosi e dai colori sgargianti, il Carnevale è sempre stato un gran divertimento per i più piccini.
In ogni epoca, in ogni tempo.
Ieri ho trovato per caso due foto su una bancarella e allora porto qui questi due bimbetti genovesi ritratti in un momento per loro sicuramente emozionante.
La frangetta diritta, il caschetto, un fazzoletto in testa, la collanina con il pendente, lei forse potrebbe essere una contadinella.
In braccio stringe fiera una bambola con un vaporoso abitino bianco.

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La bimba porta anche uno scialle con le frange e una camiciola con le maniche ampie bordate di pizzo, la sua postura richiama quella delle donne adulte.
Una mano sul fianco e l’atteggiamento deciso, chissà quante volte avrà visto la mamma o la nonna proprio in quella posa, magari davanti alla porta di casa.
E lei, piccola donna, gioca ad essere grande come loro.

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Lui invece è un bambinetto che indossa un costume molto celebre, è un piccolo Pierrot.
Ha un’espressione così seria, a cosa starà pensando?

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Il suo abito è elaborato e molto ricco, tiene tra le mani uno strumento e suona la musica della fantasia e dell’immaginazione.
Come fanno i bambini, non solo a Carnevale.

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E guardate le sue scarpe!

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Potrebbero essere bambini della Foce o comunque delle zone limitrofe, il fotografo era in Corso Buenos Aires e presumo che non si andasse tanto lontano da casa per farsi fare una foto, ovviamente è solo una mia deduzione e non è detto che sia così.

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Ritratti nello stesso studio fotografico con il medesimo sfondo alle spalle: un muretto, un mare con una vela, i rami di un albero.
E una bambina compita, ritta in piedi con la sua bambolina.

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E un bambino vestito da Pierrot.
Con i suoi sogni, con i suoi pensieri per noi sconosciuti.
Nel dolce tempo dell’infanzia, a Carnevale.

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Ritratto di dama con maschera

Mi hanno colpita la sua grazia e l’eleganza della sua postura, lei è una misteriosa gentildonna, non so il suo nome ma ho incontrato il suo sguardo in una delle sale di Palazzo Rosso.
Forse i critici d’arte conoscono la sua vera identità, io non so dirvi nulla su questa giovane donna ritratta da Jacop Ferdinand Voet, pittore originario di Anversa vissuto nella seconda metà del ‘600.
Lei con una mano pare stringere un lembo della sua veste chiara.

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Porta un abito raffinato dalle ricche maniche di pizzo, il vestito è ingentilito da vaporosi fiocchi rossi come papaveri.
E così la sua immagine è giunta fino a noi, nella sua incontestabile grazia.

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Indossa orecchini preziosi e al collo porta una collana di perle, i riccioli si posano sulla sua pelle bianca.
Chi sei, graziosa dama di un altro tempo?
Il suo sguardo vivace ha catturato la mia attenzione, la immagino inquieta davanti al pittore, la penso a suo modo impaziente.
L’attesa e la posa immobile, forse invece lei vorrebbe parlare o magari ridere, forse trattiene il respiro.
Forse, io credo.

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Regge con la mano una mascherina nera e a questo dettaglio si lega l’intera opera denominata appunto Ritratto di dama con maschera.

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Nel mese del Carnevale ho incontrato lei.
Viene da un tempo lontano, dama gentile con quella veste dai fiocchi vermigli, con la maschera scura per celare il suo viso.
Viene da un tempo lontano e ancora ci osserva, in un salone di Palazzo Rosso.

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Due fotografie e una curiosità

Due immagini, lo stesso scenario e il medesimo fotografo, il celebre Giulio Rossi che lavorò anche a Genova nella seconda metà dell’Ottocento.
Di solito io prediligo i ritratti di donne immortalate con i loro abiti rifiniti di pizzi e trine ma in questo caso mi sono davvero incuriosita.
Stupore: ho trovato le fotografie di due fratelli gemelli, due giovani ritratti nel fiore degli anni, una piacevole coincidenza.
Uno di loro è un contadino, si direbbe un tipo semplice dai modi spicci.

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L’altro invece è un sacerdote.
E quindi sarà stato l’orgoglio di tutta la sua famiglia, una perla di ragazzo!

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O forse no?
Aspettate, osserviamo meglio.
Una volta posate entrambe le foto sulla mia scrivania ho notato alcuni dettagli.
Guardate anche voi: i due sembrano indossare scarpe identiche.

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Il giovane contadino porta pantaloni a righe, un gilet e una giacchetta, in vita ha una fusciacca.
E tiene in una mano un cappello piuttosto vistoso.

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Strano, il religioso sembra averne uno del tutto uguale, vedete?

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Ah, quanti misteri!
E poi mi è sorta una perplessità, bisogna sempre essere attenti quando si osservano certe immagini.
Ditemi, secondo voi un prete si lascerebbe la tonaca sbottonata in questa maniera?
Tenete anche conto che parliamo di un altro secolo, vi sembra possibile?

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Siamo sicuri che si tratti di due persone diverse?
Ho iniziato a dubitarne e quindi ho condiviso i miei pensieri con un amico collezionista, lui è così giunto alla logica conclusione e a dirvi il vero mi sembra l’unica interpretazione possibile: non si tratta di due fratelli, il ragazzo ritratto nelle due fotografie è sempre lo stesso e indossa abiti di Carnevale.
Che altro aggiungere? Io mi sono fatta una bella risata, ecco!
E mi sa che il giovin signore avrà sicuramente colto l’occasione per fare il cascamorto con qualche bella fanciulla, potrei giurarci.
E che abito avrà scelto ? Da rustico contadino o da prete devoto?
Non lo so davvero ma riporto qui le parole che mi ha scritto il mio amico a proposito di queste due foto, io le trovo perfette e penso che lui abbia ragione: è bello che alcuni misteri rimangano tali.

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Memorie nostalgiche del Carnevale di Genova

Nel tempo del Carnevale queste sono le memorie nostalgiche di Luigi Tramaloni, genovese nato a metà dell’Ottocento e autore di versi in dialetto dedicati a usanze ormai perdute.
Il suo libretto mi è stato mandato via mail da Eugenio con tanto di dettagliata traduzione, ringrazio il mio generoso amico che mi ha dedicato così tanto tempo, senza di lui io non avrei certo compreso ogni parola e invece ora posso portarvi con me per le strade di Genova durante il Carnevale.

Carnevale

Dunque, che succede quando arriva questo periodo festoso?

Tûtta Zena a lëa in fermento
A n’aveiva che ûn pensâ
De gödî ö divertimento
Che e misëie ö fa scordâ

Tutta Genova era in fermento
E non aveva che un pensiero
Di godere del divertimento
Che fa scordare le miserie

Per pochi spiccioli si potevano affittare abitini dagli straccivendoli di Salita del Prione, i monelli del quartiere avevano vestiti rattoppati e ricuciti.

Salita del Prione

Salita del Prione

E quante maschere a Genova: da gobbo, da cuoco, da nobile o da cavaliere, le più diffuse erano quelle da Arlecchino e da pagliaccio.
In Via Luccoli c’era la bottega dell’antiquario Serafino Zerega dove si trovava di tutto: marsine e pantaloni alla zuava, damaschi, sete e velluti.
E scialli, frange, cappelli, turbanti, piume di struzzo e di pavone, finti gioielli e sciabole luccicanti.
E un cassone pieno di parrucche!
E trombe e tamburi!

Via Luccoli (25)

Via Luccoli

E poi, naturalmente, c’era l’usanza del corteo mascherato, le uniche carrozze ammesse erano quelle dei Fratelli Busnelli.
Alle due teste del corteo due Piazze, San Domenico e la Nunziata, si impiegava un gran numero di Carabinieri per tenere sotto controllo l’ordine pubblico.
Eppure mica sempre ci si riusciva!

Piazza della Nunziata

Cartolina appartenente alla Collezione di Eugenio Terzo

Ed ecco i nobili!
I Serra, i Balbi, i Cambiaso e i Durazzo, nelle loro carrozze un’abbondanza di delizie, caramelle al rosolio e cioccolatini.

DolciDolci di Romanengo

E c’erano cesti ricolmi di mazzi di viole e cassette di agrumi,  tutta questo ben di Dio veniva usato per una gustosa e dolcissima battaglia.
Sulla porta di Klainguti, in Via Carlo Felice e cioè l‘attuale Via XXV Aprile, l’aristocratico Degola veniva preso di mira da tutti i suoi amici!
E certo, sul finire dell’Ottocento  Klainguti, oltre al negozio di Soziglia, aveva un negozio a Banchi e uno per l’appunto in Via Carlo Felice.

Klainguti

La battaglia più coinvolgente si svolgeva in Via Garibaldi, davanti a Caffè della Concordia.

Via Garibaldi

Loggiato di Palazzo Tursi, un tempo sede del Caffè della Concordia

Erano celebri due impiegati del Municipio, questi due davano spettacolo con i loro duelli, quando arrivavano gli si stringeva intorno tutta la città!
E c’era il Ravano con la sua marsina da dottore, il Farmacista Macaggi che veniva da Bargagli.

Paivan gente nasciûa apposta
Pe fâ rîe l’ûmanitæ

Sembrava gente nata apposta
per far ridere l’umanità

Certo, scrive il nostro, i tipi più originali erano a Portoria: il Grillo andava in giro tutto imbottito in modo da sembrare una mamma e lo vedevi a zonzo con il Cecco, uno dei due portava in braccio un bamboccio.
E poi sapete, quel carnevale è stato ucciso da certe nuove usanze: i coriandoli di gesso che macchiano i vestiti, la brutta abitudine di lanciare frutta guasta e castagne secche che gettate in faccia fanno male.
Per non dire dei botti ma a quelli hanno pensato le autorità.

Profumo

Pasticceria Profumo

E così, scrive con nostalgia il nostro, hanno ucciso il Carnevale.
A riportarlo brevemente in auge ci ha pensato la Società Ginnastica Cristoforo Colombo con la Passeggiata De Ghiggermo, un fantastico corteo in costume.
Eh, per realizzarlo però ci voleva qualche ricco che aprisse i cordoni della borsa!

Coriandoli 1

Eccoli i partecipanti, vestiti di tutto punto, armati di trombe e di alabarde, sfilano per le vie della città.
E c’è da ringraziare il Signor Bisso, è il sarto che fornisce i costumi.
E che gran concorso di persone entusiaste, una vera compagnia di artisti, l’elenco è lungo: il ginnasta Vassallo, orefice di Via Roma, il Romeo, anch’egli ginnasta e tintore di Via Maddaloni, ci sono un equilibrista, un uomo volante e un certo Cipollina agli anelli.
Scrive con rimpianto l’autore che questo ultimo evento è durato poco, per rifarlo bisogna mettere in conto molte spese.
E siamo nel 1928, così il nostro Tramaloni spera che con l’anno nuovo ci sia ancora un nuovo Carnevale, anche se nella memoria rimane la nostalgia di quel tempo passato che aveva una giocosa e inimitabile magia.
La bellezza di questi racconti è nella capacità di portarti in un altro tempo, la forza delle parole ti fa vedere ciò che non hai vissuto: un carro, le risate, le maschere della gente di Genova e la dolcezza di anni lontani.

Confetti

Confetti di Profumo

Il Carnevale di Zena

Ed ecco febbraio, il mese del Carnevale.
Tempo di bugie, i dolci tipici di questo periodo, di coriandoli e stelle filanti, di damine e maschere.
Ogni stagione ha le sue usanze e i suoi colori, quelli del Carnevale sono allegri e festosi.

Profumo

Pasticceria Profumo

E certo, da queste parti ai nostri tempi siamo piuttosto morigerati, ma non sempre è stato così, i Carnevali degli antichi genovesi erano all’insegna del divertimento più sfrenato.
Gli antenati se la spassavano, in certi tempi lontani erano in gran voga alcuni particolari balli.
Per la moresca ci si abbigliava con abiti in stile orientale e poi si dava il via alle danze, un gioco di inchini sicuramente molto scenografico, di ugual successo era la rionda, una lieto e piacevole girotondo.
Secondo quanto ci narra l’esimio e insostituibile Michelangelo Dolcino, nel ‘500 era di gran moda una canzone piuttosto licenziosa, la cansone del Balarifone, contro la quale le autorità si videro costrette a prendere gli opportuni provvedimenti proibendone la diffusione, pena il pagamento di una multa piuttosto salata.
E sì, quando arrivava il Carnevale a Genova c’era da stare attenti!
Voi sapete che talvolta mi diletto nel trascorrere i miei pomeriggi all’Archivio di Stato, apro quei faldoni polverosi consapevole di trovarci dei veri tesori.
Un grande foglio di carta vergato con una calligrafia piena di arzigogoli.
Una grida datata 7 Febbraio 1687, da pubblicarsi in Banchi e in tutti i luoghi soliti, come sempre si legge in fondo a questi documenti.
Si fa espresso divieto di lanciare uova e arance per le pubbliche strade e per le piazze, in quanto questa usanza tipica del Carnevale costituisce un grave pericolo per la pubblica sicurezza e l’incolumità dei cittadini.
Dovevano essere delle belle battaglie, eh!
E a tal proposito su certi libri ho letto di simili grida risalenti al ‘500, il fatto che questa sia invece più recente mi fa pensare che i miei concittadini fossero un po’ duri di comprendonio e refrattari al rispetto delle regole.
E’ Carnevale! E via con i lanci di uova e arance!
E Carnevale! Si mangiano dolcetti e cose buone!

Confetti

Pasticceria Profumo

Ma Carnevale significa anche maschere, ormai non più diffuse.
Tra le più popolari c’erano il Paisan, il Medico e la Balia, quest’ultima era in genere  un ragazzotto che ninnava un gatto stranamente abbigliato come un neonato.
Fin dal XVI secolo nella stagione dei lazzi e degli scherzi si usava mascherarsi da Marchese, una maniera per mettere in ridicolo l’arroganza della nobiltà, i festeggiamenti erano accompagnati da motti e canzoni in rima pronunciati con un certo scherno.
Oh, ma se io potessi viaggiare nel tempo me ne andrei subito ad un Carnevale della fine del ‘700!
Indosserei il mio abito più sfarzoso e salirei in Carrozza, in Piazza Acquaverde.
E poi via, partirei per il Corso Mascherato, su per Strada Nuovissima e Strada Nuova, le dame gettano mazzi di fiori, mentre i cavalieri hanno in mano gusci d’uova contenenti profumi deliziosi.
Certo bisogna scansare i lanci di uova, questo sì!
In tempi più recenti, ovvero nell’Ottocento, si diffuse l’usanza del Carrosezzo di figgieu, ovvero il corso mascherato al quale partecipavano con grande entusiasmo bambini di tutte le età.
E’ bello rammentare quegli anni, l’infanzia e la giovinezza di chi ci ha preceduto.
E chiude questo post un’antica immagine, come sempre appartenente alla Collezione di Stefano Finauri che di nuovo voglio ringraziare per il cortese prestito delle sue immagini che arricchiscono i miei post.
Il Carrossezzo del 1925.
Si ride e si scherza, si fa festa e si gioisce, a Carnevale, nella Genova del bel tempo andato.

Carrosezzo

Cartolina Appartenente alla Collezione di Stefano Finauri