Maschere da premio

Come si dice?
A Carnevale ogni scherzo vale!
E poi davvero ognuno può diventare quello che desidera: un fatina o uno sgargiante Arlecchino, un temibile pirata o una dolce pastorella.
E se Carnevale è il divertimento pazzo dei più piccini anche gli adulti si dilettano volentieri nell’estrosa arte di mascherarsi.
Andiamo così indietro nel tempo: lui e lei sembrano essersi calati con autentico garbo nella parte prescelta.
Hanno i vestiti dei colori giusti, lei ha sul petto pizzi e vezzosi fiocchetti, lui sfoggia eleganze di un altro secolo.
Entrambi indossano candide parrucche, il loro personale viaggio a ritroso nel tempo pare riuscito alla perfezione.

Lei stringe in una mano un delicato ventaglio e a dire il vero mi sarei aspettata di vedere anche candidi guanti.
In un giorno di piacevoli svaghi, in occasione di qualche festeggiamento carnevalesco, lui e lei trionfarono su tutti gli altri partecipanti: tra loro infatti fa bella mostra un cartello che attesta la loro vittoria, furono loro ad aggiudicarsi il premio più ambito.

E scrosci di applausi, molti complimenti e persino la foto di rito.
E chissà che cara memoria fu quell’evento a suo modo certo indimenticabile.
Anni dopo, forse, i due avranno riguardato con tenerezza quella loro fotografia giovanile nella quale sembrano così seri e compresi nel loro ruolo.
Convincenti e fieri, così raffinati e credibili con le loro maschere da primo premio.

La maschera di Tilde

Poi arrivò il tempo del Carnevale e per lei, come per tutti i bambini di ogni epoca, fu una grande e inspiegabile emozione.
Quanta gioia nella scelta dell’abito da indossare, poi forse fu la mamma di lei a mettersi lì con ago, stoffe, filo e certosina pazienza per confezionare la maschera di Tilde.
E poi la gioia infantile di impiastrarsi la faccia con quel trucco esagerato, a Carnevale del resto è tutto permesso!
La pelle chiara chiara, l’ombretto scuro sulle palpebre, le sopracciglia accentuate con la matita, un neo disegnato su una guancia, sul quel visetto gioioso spiccano vermiglie le labbra dai contorni così rimarcati.
I sorrisi più belli sono quelli che raccontano entusiasmo e felicità, non tutti i sorrisi sono uguali, alcuni sono più speciali di altri e questo è quello di Tilde.

Il colletto grande e vaporoso, un cappellino sulla testa, che orgoglio!
E poi la calzamaglia bianca, le scarpe con il passante e piccoli pon-pon, non manca un sacchettino sorretto con cura da questa bimbetta in un giorno di Carnevale di tempi lontani.

Era il 1928 e dietro a questa fotografia ci sono una data e una dedica, il ritrattino venne donato come ricordo dalla bimba ai suoi zii.
Lei indossa un estroso costume da Pierrot rifinito nei dettagli con garbata attenzione, fa tenerezza immaginare che mani amorevoli lo hanno cucito e riposto su una sedia per una bimbetta da vezzeggiare.
Il suo nome è Tilde e sorride così, con questa ingenua fierezza, nel tempo di Carnevale.

Il Carnevale di Carluccia

Era il Carnevale del 1927, a Moneglia.
E lei è una dolce bambina, in casa qualcuno deve averle dato questo vezzoso diminutivo: tutti la chiamano Carluccia.
Eccolo il suo Carnevale, capelli a caschetto, frangia e petali grandi, sguardo sognante, sorriso pulito e ingenuità.

E forse la sua mamma si sarà amorosamente adoperata per confezionare il costume perfetto: stoffa colorata, fantasia, ago e filo, il pedale della macchina da cucire che va su e giù, dedizione e pazienza.
E poi il Carnevale avrà portato a Carluccia tanti dolcetti, qualche caramella, giochi con le amiche, girotondi e sfilate per vincere il premio per la maschera più azzeccata.
E forse per lei era già un trionfo sfoggiare il vestito prescelto, immagino che sia stata felicissima di mascherarsi così, con questo abito che avrà avuto un nome magico ed evocativo: girasole d’estate, fata dei prati, regina del giardino oppure principessa degli orti.
Con una calzamaglia verde acceso come certi steli, con la borsina floreale in una mano e ancora altri fiori sui polsi.
Era il Carnevale del 1927, era il Carnevale di Carluccia.

Aspettando il Carnevale

Aspettando il Carnevale, con il desiderio di mettersi in maschera, finalmente!
E potrai farlo solo in quel giorno là, quando inizierà Carnevale allora potrai diventare proprio tutto ciò che vorresti essere: è il tempo del gioco e della fantasia che diviene realtà.
E tu così sarai forse un estroso menestrello o magari un cielo immaginario, avrai uno strano cappello sul capo e sul tuo vestito ci saranno la luna e le stelle.
Oppure sarai una piccola principessa e avrai un regale mantello sulle spalle, un fiocchetto tra i capelli e un colletto di pizzo bianco, accanto a te ci sarà un gran nobile con tanto di parrucca chiara e giacchetta corta.
E sorrisi, occhi spalancati, sguardi forse un po’ smarriti.

Sarà Carnevale e tu sarai invece una damina con il cappello grande, la frangetta e i nastri,
E starai in quella posa, tutta compresa nel tuo ruolo, con i fiori sulle scarpette e la sottogonna di sangallo.
E anche tu avrai il tuo piccolo cavaliere, a dire il vero sembra un po’ impacciato e insicuro ma di certo fa del suo meglio.

Sarà Carnevale e vi metterete tutti insieme sulle scale.
E il più grande di voi starà sul gradino più basso, i più piccoli staranno in alto, tutti insieme.
E farete la foto di gruppo e sarà unica, memorabile e per voi davvero speciale.
E sarà Carnevale, proprio quel tempo tanto atteso, con la dolcezza ingenua e bella dei vostri giorni bambini.

Un piccolo Arlecchino

Carnevale, tempo di maschere e di divertimento per i più piccini.
Un gioco, una magia che ti fa diventare qualcuno che non sei e la fantasia vola: puoi essere una damina oppure Pulcinella, Colombina oppure un paesano, un nobile o chiunque tu voglia.
E ogni anno a Carnevale, da che mondo è mondo, da qualche parte c’è un piccolo Arlecchino.
Espressione sveglia, un cappello con nastri e fiocchetti, la testolina con i ricci, gli occhi grandi e scuri.

Un piccolo Arlecchino che indossa un costume speciale, secondo me.
Infatti mi sembra che l’abito sia un gran lavoro di cucito, lo avrà fatto la sua mamma mettendo insieme tutti i pezzi di stoffa avanzati?
E sono scampoli di tutti i colori: rosso, giallo, verde e blu, sono stoffe a fiori e a quadretti, a righe e a pois, tante variopinte fantasie per il piccolo Arlecchino.
E sì, anche in questo caso si tratta di una piccola peste, ne sono sicura, in una manina stringe un biscotto e mi sono chiesta se fosse una piccola ricompensa per il tempo trascorso a fare questa fotografia.

La carte de visite è un po’ malconcia, sono passati tanti anni e qualcuno l’ha conservata come meglio poteva, tenendola da conto in un cassetto come memoria di un tempo felice.
Venne scattata presso Fotografia Pisana, lo studio del fotografo Vittorio Frediani a Sampierdarena e chissà quanti bimbi mascherati avranno posato per lui.
In piedi sulla sedia, con i sandaletti e i piedini uniti, nel tempo di Carnevale, un piccolo Arlecchino di Genova.

Il Corso Mascherato di Nervi nel 1911

Fu annunciato con grande entusiasmo e fu davvero un successo, il Corso Mascherato di Nervi attirò un folto pubblico di genovesi, nella bella località del Levante in quel 1911 si festeggiò il Carnevale in grande stile.
Lo racconta con la consueta dovizia di particolari un cronista del quotidiano Il Lavoro e allora andiamo là, nella cornice della bella Nervi, all’inizio di un altro secolo.
Una gioiosa e ininterrotta battaglia di stelle filanti, mazzolini di fiori e coriandoli rallegra il Viale delle Palme mentre sfilano le vetture infiorate.

Cartolina appartenente alla Collezione di Stefano Finauri

Su una di queste vetture ricevono molti complimenti due belle signorine di lilla abbigliate, il loro costume è quello di un fiore, su un altro mezzo bardato con lampioncini e parasoli fanno una gran figura alcune fanciulle mascherate da giapponesine.
E in questa circostanza festosa ad aggiudicarsi il primo ambitissimo premio è il carro denominato L’entrata del Pagliaccio, la protagonista è una signorina vestita da pagliaccio che suona festosamente la grancassa, ad accompagnarla Pierrot, Colombina e un mansueto asinello.
Il secondo premio lo vinse invece un tale vestito da antico romano che fieramente guidava un biga a quattro cavalli e immagino che costui, negli anni a venire, abbia narrato ai suoi parenti con una punta d’orgoglio di quel suo piccolo personale trionfo al Carnevale del 1911.

Ebbe discreto successo anche il terzo vincitore, quel carro aveva intenti satirici e vi erano rappresentate le varie mansioni del personale d’albergo e in effetti tutti pensarono che fosse particolarmente azzeccato per quella località vacanziera.
E infine furono premiate anche quattro bionde inglesine che avevano sfilato lanciandosi fiori e freschi boccioli a bordo di carrozza coperta da un parasole formato da fiori.
La bella festa organizzata dalla Società Pro Nervi durò un intero pomeriggio e si concluse a Capolungo, la giuria venne invitata a un brindisi nella villa di un pregiato artista straniero che a lungo soggiornò a Nervi.
E si alzarono i calici per celebrare una gioiosa festa di Carnevale, nella dolcezza della nostra Nervi nel lontano 1911.

Nel tempo di Carnevale

Nel mese di Carnevale i bambini avranno tante occasioni per divertirsi, questo accadeva anche negli anni passati: sfilate, feste in maschera, giochi.
A Genova c’era l’usanza di organizzare un gran ballo per i più piccini al Teatro Carlo Felice, la maschere più belle si aggiudicavano gli ambiti premi: bambole, lanterne magiche, dolciumi e altro ancora.
E così sfogliando i giornali degli inizi del ‘900 si trova il racconto di quelle occasioni festose e c’è l’elenco delle maschere indossate dai bambini.
Ed ecco entrare lo gnomo e l’amazzone, la regina delle fate, lo stregone, il paggio, il contadino e il marchese, la piccola fioraia e la nobildonna genovese, la paesana e il torero.
Un giorno, a quel ballo partecipò anche una certa bambina: portava una gonna lunga, un grembiule orlato di pizzi, uno scialle annodato sul petto e indossava una parrucca di riccioli biondi.
Sotto al braccio teneva un cesto ricolmo di tante bontà e nell’altra mano reggeva canestrelli e reste, le celebri collane di nocciole: quella bambina era vestita da venditrice di noccioline e dolci e si aggiudicò il primo premio.
Quella bambina era la sorella di mia nonna paterna e possiedo la foto che la ritrae con quella maschera però la zia aveva il suo caratterino e so che non le farebbe piacere che pubblicassi la sua fotografia e quindi la terrò per me.
Nel tempo di Carnevale c’era anche quest’altra bimba, di lei non so nulla e non conosco il suo nome, mi sembra proprio che sia vestita da piccola olandesina.

E osservando questa immagine del passato mi sono chiesta se lei sia mai stata sul quel palco, al ballo dei bambini al Carlo Felice.
E chissà, avrà per caso conosciuto la zia?
E forse le due si sono trovate vicine, magari hanno riso insieme e chiacchierato.
Tu hai lo scialle, io ho il fiocco grande e colorato.
E ho un anellino al dito e la collanina che luccica, quella è importante.

Ed è un ricordo che resta: quando poi diventerai grande ti rammenterai di essere stata Colombina, uno dama del ‘700, una venditrice di canestrelli o forse una piccola olandesina.
Con lo sguardo dubbioso, rivolto al tempo che ancora deve venire.
In un altro tempo della tua vita, nel tempo di Carnevale.

A Carnevale

A Carnevale tutti i bambini amano mascherarsi, ognuno di noi ha memoria di quegli abiti dai tessuti scivolosi e dai colori sgargianti, il Carnevale è sempre stato un gran divertimento per i più piccini.
In ogni epoca, in ogni tempo.
Ieri ho trovato per caso due foto su una bancarella e allora porto qui questi due bimbetti genovesi ritratti in un momento per loro sicuramente emozionante.
La frangetta diritta, il caschetto, un fazzoletto in testa, la collanina con il pendente, lei forse potrebbe essere una contadinella.
In braccio stringe fiera una bambola con un vaporoso abitino bianco.

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La bimba porta anche uno scialle con le frange e una camiciola con le maniche ampie bordate di pizzo, la sua postura richiama quella delle donne adulte.
Una mano sul fianco e l’atteggiamento deciso, chissà quante volte avrà visto la mamma o la nonna proprio in quella posa, magari davanti alla porta di casa.
E lei, piccola donna, gioca ad essere grande come loro.

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Lui invece è un bambinetto che indossa un costume molto celebre, è un piccolo Pierrot.
Ha un’espressione così seria, a cosa starà pensando?

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Il suo abito è elaborato e molto ricco, tiene tra le mani uno strumento e suona la musica della fantasia e dell’immaginazione.
Come fanno i bambini, non solo a Carnevale.

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E guardate le sue scarpe!

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Potrebbero essere bambini della Foce o comunque delle zone limitrofe, il fotografo era in Corso Buenos Aires e presumo che non si andasse tanto lontano da casa per farsi fare una foto, ovviamente è solo una mia deduzione e non è detto che sia così.

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Ritratti nello stesso studio fotografico con il medesimo sfondo alle spalle: un muretto, un mare con una vela, i rami di un albero.
E una bambina compita, ritta in piedi con la sua bambolina.

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E un bambino vestito da Pierrot.
Con i suoi sogni, con i suoi pensieri per noi sconosciuti.
Nel dolce tempo dell’infanzia, a Carnevale.

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Ritratto di dama con maschera

Mi hanno colpita la sua grazia e l’eleganza della sua postura, lei è una misteriosa gentildonna, non so il suo nome ma ho incontrato il suo sguardo in una delle sale di Palazzo Rosso.
Forse i critici d’arte conoscono la sua vera identità, io non so dirvi nulla su questa giovane donna ritratta da Jacop Ferdinand Voet, pittore originario di Anversa vissuto nella seconda metà del ‘600.
Lei con una mano pare stringere un lembo della sua veste chiara.

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Porta un abito raffinato dalle ricche maniche di pizzo, il vestito è ingentilito da vaporosi fiocchi rossi come papaveri.
E così la sua immagine è giunta fino a noi, nella sua incontestabile grazia.

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Indossa orecchini preziosi e al collo porta una collana di perle, i riccioli si posano sulla sua pelle bianca.
Chi sei, graziosa dama di un altro tempo?
Il suo sguardo vivace ha catturato la mia attenzione, la immagino inquieta davanti al pittore, la penso a suo modo impaziente.
L’attesa e la posa immobile, forse invece lei vorrebbe parlare o magari ridere, forse trattiene il respiro.
Forse, io credo.

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Regge con la mano una mascherina nera e a questo dettaglio si lega l’intera opera denominata appunto Ritratto di dama con maschera.

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Nel mese del Carnevale ho incontrato lei.
Viene da un tempo lontano, dama gentile con quella veste dai fiocchi vermigli, con la maschera scura per celare il suo viso.
Viene da un tempo lontano e ancora ci osserva, in un salone di Palazzo Rosso.

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Due fotografie e una curiosità

Due immagini, lo stesso scenario e il medesimo fotografo, il celebre Giulio Rossi che lavorò anche a Genova nella seconda metà dell’Ottocento.
Di solito io prediligo i ritratti di donne immortalate con i loro abiti rifiniti di pizzi e trine ma in questo caso mi sono davvero incuriosita.
Stupore: ho trovato le fotografie di due fratelli gemelli, due giovani ritratti nel fiore degli anni, una piacevole coincidenza.
Uno di loro è un contadino, si direbbe un tipo semplice dai modi spicci.

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L’altro invece è un sacerdote.
E quindi sarà stato l’orgoglio di tutta la sua famiglia, una perla di ragazzo!

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O forse no?
Aspettate, osserviamo meglio.
Una volta posate entrambe le foto sulla mia scrivania ho notato alcuni dettagli.
Guardate anche voi: i due sembrano indossare scarpe identiche.

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Il giovane contadino porta pantaloni a righe, un gilet e una giacchetta, in vita ha una fusciacca.
E tiene in una mano un cappello piuttosto vistoso.

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Strano, il religioso sembra averne uno del tutto uguale, vedete?

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Ah, quanti misteri!
E poi mi è sorta una perplessità, bisogna sempre essere attenti quando si osservano certe immagini.
Ditemi, secondo voi un prete si lascerebbe la tonaca sbottonata in questa maniera?
Tenete anche conto che parliamo di un altro secolo, vi sembra possibile?

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Siamo sicuri che si tratti di due persone diverse?
Ho iniziato a dubitarne e quindi ho condiviso i miei pensieri con un amico collezionista, lui è così giunto alla logica conclusione e a dirvi il vero mi sembra l’unica interpretazione possibile: non si tratta di due fratelli, il ragazzo ritratto nelle due fotografie è sempre lo stesso e indossa abiti di Carnevale.
Che altro aggiungere? Io mi sono fatta una bella risata, ecco!
E mi sa che il giovin signore avrà sicuramente colto l’occasione per fare il cascamorto con qualche bella fanciulla, potrei giurarci.
E che abito avrà scelto ? Da rustico contadino o da prete devoto?
Non lo so davvero ma riporto qui le parole che mi ha scritto il mio amico a proposito di queste due foto, io le trovo perfette e penso che lui abbia ragione: è bello che alcuni misteri rimangano tali.

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