Buona Pasqua a tutti!

E così arrivano i miei auguri per voi, con un uovo grande grande e con questa dolcezza giocosa.
Nel tempo di primavera ci sono i fiorellini azzurri e la tenera erba dei prati, là si dondolano gioiosi due piccoli angioletti paffuti, questa romantica cartolina dai colori pastello viene dal nostro passato.
E ritorna ora, di nuovo, per voi.
E come sempre vi auguro di trovare nell’uovo la sorpresa bella, un desiderio esaudito e un nuovo stupore.
Buona Pasqua a tutti voi da Miss Fletcher!

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Un tram per Quarto dei Mille

Il ragionier Vincenzo, meticoloso e puntuale, era sempre tra i primi ad arrivare.
In verità le corse erano piuttosto frequenti e non c’era pericolo di arrivare in ritardo ma Vincenzo era solito salire sul tram sempre alla stessa ora, era ormai abitudine consolidata.
Il tram per Quarto dei Mille partiva da Piazza De Ferrari: la linea 40 giungeva a Quinto, con la 39 si arrivava sino a Nervi.
Il tram sferragliava gagliardo giù per Via XX Settembre, passava sul Ponte Pila e proseguiva per Corso Buenos Aires continuando poi il suo percorso fino alla sua meta.
Il viaggio in tram era divenuto ormai da diverso tempo una comodità quasi scontata, il ragioniere spesso rifletteva su questo notevole segno dei tempi: alla fin fine ci si abitua a tutto e si tende a dimenticare come si era.
Sul tram per Quarto dei Mille si vedevano spesso i soliti utenti abituali che facevano ogni giorno la stessa tratta: tra di loro la signorina Amalia.
Da principio a Vincenzo era sembrata una ragazza anonima e quasi incolore, con quella carnagione slavata, gli abiti semplici, i lisci capelli scuri raccolti sulla nuca.
Aveva un aspetto fragile, ai primi freddi le sue labbra si illividivano e questo accentuava ancor di più il suo pallore.
Malgrado le apparenze Amalia era invece una ragazza energica e dinamica, ogni giorno andava dalla signora marchesa a stirare e a fare altre faccende: durante il viaggio sul tram per Quarto dei Mille si immergeva nei suoi sogni.
In una bella mattina di primavera, la ragazza guardava scorrere lento il panorama della costa quando ad un tratto una ciocca ribelle di capelli cadde sulla sua guancia e lei con rapida prontezza la raccolse per sistemarla nel suo chignon.
Accadde allora: solo in quell’istante Vincenzo colse quella vivacità nello sguardo di lei e notò la sua tenera fossetta, vide quel suo profilo delicato che fino a quel giorno non aveva notato mai.
Amalia, per parte sua, rimase nei suoi pensieri vaghi e non si accorse nemmeno di essere osservata.
Quando il tram giunse poi davanti al Monumento ai Mille la fanciulla come sempre si voltò per ammirare l’opera dell’estroso artista: le sembrava un’ardita stravaganza, una modernità per la quale non si sentiva preparata, però quell’Eugenio Baroni era uno stimato scultore e figurarsi, per carità, nulla da dire anche se la sua opera la lasciava sconcertata.
Poco distante da lei Vincenzo la osservava silenzioso.
E così fece nei giorni a seguire, senza mai avere il coraggio di dirle una parola.
Ogni giorno.
De Ferrari, Ponte Pila, Corso Buenos Aires, Piazza Tommaseo, Albaro, Sturla.
Amalia davanti al finestrino, Vincenzo un po’ più indietro.
Ogni giorno.
Vincenzo taciturno, timido e impacciato.
C’era tutto quel viaggio da fare.
Ogni giorno.
Amalia con l’abito grigio, il soprabito fin troppo leggero per la stagione, le forcine a fermare i capelli, i suoi sospiri, il monumento di Eugenio Baroni così difficile da capire, i panni della marchesa da stirare.
E i sogni, i desideri nascosti, le parole che non si sanno dire.
Ogni giorno.
Ogni giorno, sul tram per Quarto dei Mille.

Il Caffè della Concordia

Vi porto ancora nella via del fasto e delle dimore lussuose, questo sarà un viaggio nel passato di Via Garibaldi che per me resta tuttora Strada Nuova, amo usare ancora quel suo antico toponimo evocativo di certe eleganze inconsuete di tempi distanti.
Camminiamo insieme nei giorni di un secolo di grandi cambiamenti: nella Genova ottocentesca il Caffè della Concordia è un ritrovo esclusivo e molto raffinato.
Era collocato all’interno di Palazzo Bianco e vi si accedeva tramite una scala di marmo dai locali ora occupati da Arduino 1870, negozio di antiquariato e vintage annoverato tra le botteghe storiche.
Che atmosfera incantevole al Caffè della Concordia, da lassù si potevano ammirare le bellezze di Strada Nuova.

Si attraversava una sontuosa galleria e ai tavoli si consumavano autentiche bontà.
Delizioso era il caffè corposo e profumato, celebri erano gli spumoni, i gelati al cioccolato e alla crema, gli arlecchini di fragola e limone e ricercati certi glacés à la napolitaine.
Oltre ad essere un ritrovo molto alla moda il Caffè della Concordia fu anche scenario di certe vicende storiche, era infatti uno dei luoghi prediletti dai protagonisti del nostro Risorgimento.
Si narra che Giuseppe Mazzini si sia nascosto qui per una notte intera nel periodo in cui si organizzava a Genova la spedizione guidata da Carlo Pisacane che finì poi in un massacro nel giugno del 1857.
Lo stesso Pisacane frequentò il locale: vi si recava con la speranza di raccogliere fondi proprio per quella sua eroica impresa nella quale poi perse la vita.
Lo Stabilimento Concordia, così lo si chiamava a quel tempo, era meta di letterati e patrioti, tra gli altri ci si poteva trovare Anton Giulio Barrili, Stefano Canzio e Giorgio Asproni, anche Giuseppe Verdi amava frequentarlo.
Ecco l’insegna del Caffè e la sovrastante galleria, l’immagine è tratta da una cartolina d’epoca di mia proprietà.

Nel bel locale di Strada Nuova i clienti trovavano una bella varietà di svaghi.
Ad esempio ci si poteva accomodare nella sala medievale, così denominata per lo stile dell’arredamento, qui si esibiva una orchestrina composta da valenti musicisti che per il diletto dei presenti eseguivano pezzi d’opera e walzer di Strauss.
C’era anche una sala degli scacchi dove si potevano incontrare eminenti cittadini intenti a dilettarsi con il celebre gioco, non mancavano una sala da pranzo e una sala più piccola e riservata ai ricevimenti per i pranzi di nozze o i battesimi.

Il Caffè della Concordia era dunque molto rinomato, tra i molti mirabili eventi qui si tenne anche il pranzo offerto da Felice Cavallotti in occasione della sua elezione a senatore.
Il tempo poi passò, il nuovo secolo diede luogo ad un nuovo corso e la stella del Caffè della Concordia smise di luccicare: così accade alle cose del mondo.
Ai nostri giorni non si conserva particolare memoria di questo locale che un tempo fu così prestigioso, le notizie che avete letto sono tratte da un articolo di F. Ernesto Morando pubblicato su Il Lavoro del 13 Maggio 1926.
Quando passate in Strada Nuova alzate lo sguardo.
E immaginate una galleria, i bicchieri che tintinnano, le parole scambiate, i minuti che sfuggono.
Il tempo che non abbiamo vissuto, al Caffè della Concordia.

Sul terrazzo di Via Milano

E si viaggia ancora indietro nel tempo ma questa volta non sarà solo un gioco di fantasia: vi porto nel passato della Superba con i ricordi della mia nonna paterna.
La nonna Teresa era una ragazza del ‘99 ed era molto fiera delle sua famiglia tanto da scrivere le dettagliate memorie di casa in un album ricco di fotografie, storie, aneddoti, ricordini e partecipazioni di nozze, santini, medagliette e gli immancabili ritagli di giornale.
Insomma, d’altra parte da qualcuno avrò pur preso!
E così quando ero piccola uno dei miei divertimenti era andare a trovare la nonna: lei aveva sempre qualcosa da ritagliare o da incollare con la Coccoina oppure era indaffarata con la sua macchina da cucire e mentre lavorava mi ripeteva le vicende di casa, spesso citava il negozio di passamanerie in Campetto del quale ho scritto in questo post.
In quel mio articolo vi ho parlato a lungo del nonno di mia nonna, Vincenzo Stronello, ma fu il padre di lui, Giovanni, a fare le prime fortune con nastri, passamanerie, paramenti sacri e militari.
Giovanni sapeva anche investire i suoi denari e fece costruire tre palazzi in Via di Fassolo dove poi andarono a vivere la sua famiglia e i suoi discendenti.
Anche mia nonna da bambina abitò in Via di Fassolo e questa è la ragione per cui nei suoi ricordi ricorreva il vicino e ormai leggendario terrazzo di Via Milano.

Vanto della Genova del passato il terrazzo si estendeva davanti al mare ed era così apprezzato da essere anche citato nelle guide turistiche, sulla Guida Treves del 1911 lo si consiglia per una stupenda passeggiata.
Vi si arrivava tramite delle scalette ed era quindi un po’ più in alto rispetto alla strada, a fianco passavano i carri e i potenti mezzi dell’epoca.
Sul terrazzo c’erano panchine ed eleganti lampioni, ero un posto piacevole per trascorrere ore liete, mia nonna ne serbava un nostalgico ricordo.

La sua era una famiglia numerosa: la nonna Teresa aveva due sorelle e tre fratelli, c’era sempre una certa confusione nella casa di Fassolo!
E infatti nelle sue memorie così ha scritto:

A quei tempi la nostra gioia da bambini era quella di recarci sul lunghissimo terrazzo di Via Milano, io facevo lunghe corse con il cerchio, giocavo con i cerchietti, con il diabolo, con la corda. I fratelli correvano in bicicletta, facevano le corse e tutti ci divertivamo a vedere arrivare e partire le navi.
Mia madre era costretta ad accompagnarci sul terrazzo perché tra tutti facevamo gran chiasso.
Mio fratello Censo si divertiva a costruire dei carretti di legno e poi a turno si correva su e giù per il lungo corridoio e per la sala d’entrata.
Eravamo così felici che non ci accorgevamo di far tanto baccano finché arrivavano le ricamatrici che stavano sotto a reclamare infuriate che non ne potevano più!

Povere signorine ricamatrici! Tutti fuori a giocare, sul terrazzo di Via Milano!

Poi il tempo passò e mutarono le esigenze della città: serviva un’ampia arteria di comunicazione e senza troppi romanticismi il terrazzo di Via Milano sparì sotto i colpi del piccone nella primavera del 1933.
Ho sempre pensato che per coloro che avevano conosciuto la città dei primi anni del secolo sia stato molto faticoso abituarsi ai nuovi orizzonti e ai repentini cambiamenti.
Oggi è tutto mutato e così si presenta quel tratto di Genova che rappresenta un’importante collegamento con il ponente cittadino.

Il tempo svanisce, le memorie care in qualche modo restano e io sono molto grata a mia nonna per avermi lasciato il libro delle sue memorie.
E credo che la nonna Teresa sarebbe contenta di sapere che qualcuno ancora ascolta i suoi racconti di quel tempo là quando anche lei, come tanti bambini di Genova, se ne andava a giocare sul terrazzo di Via Milano.

Ritornando in Piazza Umberto I

Ritornando, ancora, in Piazza Umberto I.
Indietro nel tempo, all’inizio del secolo scorso, in quella che oggi conosciamo come Piazza Matteotti.
Indietro, indietro, insieme a questa signora intenta a occuparsi delle sue commissioni, in questo giorno qualunque che è composto di suoni diversi dai nostri e di vite differenti, magari per certi versi più semplici ma anche più complicate e faticose.
Ruote di carretti, cavalli, nitriti, voci di bottegai in questa piazza centrale di Genova.

E così è la vita, un continuo fluire e un ininterrotto movimento: ognuno per qualche tempo è attore sulla scena che la trama dell’esistenza destina in sorte.
Incede sicura la signora con l’abito scuro, pare tenere in una mano un ombrello chiuso, là dietro c’è un tale vestito di chiaro che invece se ne sta appoggiato al carro.
Passi, voci, visi, parole scambiate, sorrisi e occhi che si incontrano.
Lo scenario della vita, per qualche tempo.

E ci si finisce dentro così: osservando.
E ci si ritrova immersi tra le chiacchiere di due amiche che camminano vicine, nulla le distrae.
Guardo e a me restano alcune domande senza risposta.
Ad esempio, cosa contiene quella cesta posata a terra?
È tutto un via vai di gente, nessun si ferma a spiegarci quelle ore quotidiane.

Credo di poter dire che tra queste persone ci sono benestanti e persone comuni, uomini di affari e gente del popolo, camalli e notai, levatrici e nobildonne.
Lo scenario è uguale per tutti, uguale l’aria che respirano.
Ognuno poi ha il proprio cammino e gli altri non possono conoscerlo.

In questa folla di persone sconosciute due sono le figure che più hanno attirato la mia attenzione.
Lei si vede appena, la sua figurina esile e graziosa si distingue in lontananza.
Cammina sola e attorno a lei c’è tutto questa questo turbine di gente: i tre uomini che confabulano tra di loro, le donne ferme al chiosco là di dietro, altri che ancora camminano in ogni direzione.
E lei, sola.
Dove te ne vai tutta sola, in Piazza Umberto I?
Chi ti attende a casa?
E in quella mattina ti sei svegliata, ti sei guardata nello specchio e ti è piaciuto quello che hai veduto?
Domande, ne avrei a decine, a dire il vero.

L’altra persona sulla quale mi sorge spontaneo fantasticare è il ragazzo che sta seduto sul carretto e dà le spalle alla cattedrale.
Lui è uno di quelli che si guadagna la vita con il sudore della fronte: ha un cappello calcato sul viso, tiene una gamba piegata e con una mano si tiene al carro.
Dove abita?
Si chiamerà Giobatta, Pietro, forse Bernardo.
Magari vive giù al Molo e prima di andare a casa la sera si ferma all’osteria dove tutti lo conoscono.
Sa leggere?
Quanti fratelli ha?
Ha dei sogni, cose segrete che non ha detto a nessuno, questo è certo, li abbiamo tutti.
E poi, domande.
Forse lui si sarà poi voltato per guardare la ragazza della quale vi parlavo prima?
Per intenderci, quei due non hanno niente in comune e tuttavia in un giorno imprecisato si sono trovati sulla stessa piazza e più di cento anni dopo qualcuno si chiederà se i loro loro sguardi si siano incrociati almeno per qualche istante.


E non potrò fare a meno di pensarci, ogni volta che passerò a Matteotti.
C’era una cesta posata in terra, c’erano quelli che lavoravano giù al porto e altri che andavano verso i loro scagni, c’erano bambini, carrettieri, bottegai e madri di famiglia.
E forse c’era questo cielo blu, anche anche allora.

C’era anche un fotografo di nome Neer, lui è l’autore dello scatto riprodotto su questa bella cartolina che venne spedita per certi auguri speciali.
Lui potrebbe dirci cosa accadde in quel giorno, in Piazza Umberto I.

 

Parole d’amore

Deve essere stato un amore grande, appassionato ed intenso.
Un legame profondo, forse reso ancor più forte dalla lontananza, tenuto vivo e fremente dalle parole e dalle frasi tenere e romantiche scritte in certe corrispondenze ai nostri occhi di una dolcezza persino zuccherosa.
E questa cartolina fu vergata da una certa Giuseppina, era destinata al suo amato Mario.
Come dite? Vi pare di aver già sentito parlare di questi due da queste parti?
Non vi sbagliate, fu sempre Giuseppina a mandare a Mario quest’altra cartolina che avete già veduto, ora io vorrei dire a questa innamorata del bel tempo andato che io conserverò con cura i suoi ricordi di quei suoi giorni speciali come se quei preziosi cartoncini li avessi scritti io.
E chissà cosa sarà accaduto tra questi due giovani.
Un gioco di sguardi, amore, distanza, fidanzamento, il corredo nel baule, gli anelli dorati, le nozze tanto attese.
E i figli, i nipoti, il tempo che scorre, tra incidenti e gioie, i ricordi e le tenerezze.
È andata così?
Potrebbero dirlo solo i protagonisti di questa storia, di certo questa cartolina fu spedita nel tempo dei batticuori da Giuseppina che scrive: amato Mario, ricevi mille baci e baci.
E ancora mille se ne saranno scambiati ritrovandosi ancora, in un abbraccio appassionato, nel tempo dell’amore nascente.
Buon San Valentino a tutti voi che siete innamorati come Giuseppina e Mario!

Un soggiorno all’Hotel Concordia et France

Benvenuti cari viaggiatori di un altro tempo, la fiera Superba è pronta ad accogliervi con le sue bellezze.
E la vostra carrozza accosta lentamente nella fastosa Via Roma: trascorrerete un incantevole soggiorno in uno degli alberghi centrali della città, sarete graditi ospiti dell’Hotel Concordia et France situato in questa zona elegante di Genova.

La struttura è persino nominata nella Guida Treves del 1911 dove vengono indicati solamente alberghi di buona qualità e adatti alle signore, c’è scritto proprio così ed è già una garanzia!
E dovete sapere che i proprietari del Concordia et France ci tengono in particolar modo alla loro clientela e sono anche abili comunicatori, lo dimostra il piccolo depliant destinato agli ospiti, un bel modo per farsi pubblicità!
Innanzi tutto c’è una bella immagine dell’Hotel, qui si gode della vicinanza dell’elegante Galleria Mazzini e nei dintorni non mancano certo le occasione per lo shopping.

Come si legge sul cartoncino i proprietari della struttura sono degli imprenditori coi fiocchi e hanno alberghi in diverse parti d’Italia, persino nella nostra ridente Sanremo.
E qui a Genova si danno da fare per rendere confortevole il vostro soggiorno: il cartoncino pubblicitario dell’albergo è ripiegato più volte e nelle parti interne contiene molte utili informazioni.
Ad esempio c’è una cartina della città e se osservate con attenzione all’epoca la nostra Via Gramsci si chiamava ancora Via Carlo Alberto.

C’è poi un elenco delle cose da fare e sono indicati anche i luoghi di culto, tra i suggerimenti c’è anche il Palazzo Ducale e noterete che viene collocato in Piazza Nuova, antico nome dell’attuale Piazza Matteotti.
Le cose cambiano: nel piccolo depliant dell’albergo si suggerisce il Teatro Paganini di Via Caffaro non più esistente, tra le ville da visitare viene indicata Villa Groppallo, antica dimora che in questi tempi è l’esclusivo scenario di lussuosi ricevimenti.

Inoltre l’Hotel Concordia et France offre ai suoi fortunati ospiti diverse immancabili comodità come ad esempio la sala ristorante, il riscaldamento, il telefono e il servizio omnibus per la stazione.
Chiaramente ospitando una clientela internazionale si specifica che qui si parlano le lingue e d’altra parte questo cartoncino è in francese, si vede che al Concordia arrivano molti stranieri!

Non manca una fotografia panoramica della città, i proprietari dell’albergo sono prodighi di suggerimenti, nell’elenco delle cose da fare figurano anche le passeggiate al Righi e la visita al Cimitero Monumentale di Staglieno, non mancano le escursioni per ammirare le ville di Pegli e di Nervi.

In questo albergo incantevole, a due passi da Piazza Corvetto.

E quando verrà il tempo di tornare a casa vi guarderete indietro con nostalgico rimpianto e ripenserete al vostro confortevole soggiorno in questo albergo di Genova.

Molti anni dopo forse taluni cercheranno ancora quel fascino del tempo lontano e non trovando più quell’edificio magari rimarranno delusi, resterà soltanto la forza della fantasia per provare a immaginare di essere turisti di un altro tempo nel cuore della Superba.
Proprio là, dove in altri anni sorgeva il prestigioso Hotel Concordia et France.

Lontani romanticismi

Taluni oggetti di poco conto a volte compiono percorsi imprevedibili, valicano il tempo e si salvano in maniera misteriosa, è il caso ad esempio di certe cartoline che furono memoria di giorni felici e di autentici batticuori.
Poi forse rimasero a lungo chiuse in una scatola, poi passarono gli anni, poi cadde una pioggia di fuoco e lasciò macerie in quegli anni cupi della guerra, poi tornarono i sorrisi e tornò anche il sole, andarono di moda le canzoni dei Beatles e poi tutte le ragazze vollero la minigonna, ogni cosa infine mutò ad una velocità supersonica e neanche si sa dire come sia successo.
Le cartoline però sono rimaste sempre là dove una mano gentile le aveva riposte, forse in una scatola, forse in una polverosa libreria: per più di cento anni, oltre ogni previsione, tra di esse c’era anche questo cartoncino che oggi vi mostro.
Questa romantica cartolina ha avuto un destino tanto imprevisto da arrivare persino tra le mie mani, una circostanza davvero non credere!
E mai l’avrebbe immaginato colei che inviò questa cartolina al suo amato Mario firmandosi la tua amata Giuseppina.
Chissà quanto tempo ci ha messo Giuseppina a scegliere l’immagine che raccontasse il suo amore, la fiducia, i sogni, i pensieri e i desideri.
Un legame tenero e sentimentale ricordato da quella cifra di ricercata delicatezza tipica di talune cartoline di quegli anni.
Visi innocenti, sorrisi timidi, occhi grandi ed espressioni sognanti, una dolcezza antica e lontani romanticismi.
Al suo amato Mario dalla sua amata Giuseppina.

Buon anno!

E torniamo ancora a scambiarci gli auguri, l’anno vecchio se ne va e quello nuovo è ormai alle porte.
E così noi lo aspettiamo con un calice colmo di bollicine per brindare insieme alle persone care e ai nostri amici.
E lo attendiamo con il sorriso dolce di queste fanciulle che portano pesanti giacche di lana e cappelli di foggia diversa adatti ad affrontare il freddo inverno.
Sguardi ingenui, volti puliti e ottimisti che guardano verso il futuro con fiducia.
Facciamo così anche noi, con la bella speranza di giorni felici e pieni di gioia.
Buon anno a tutti voi!

Sotto il Ponte di Carignano

Sotto il Ponte di Carignano c’è una cesta di vimini posata in terra, proprio nei pressi della soglia di una bottega.
E c’è una donna genovese energica e indaffarata, ondeggia la sua gonna scura sospinta dai suoi passi.
Sotto il Ponte di Carignano si odono risate allegre di bimbi, toni concitati che risuonano all’interno di certe osterie, voci vivaci di popolo raccontano la vita di queste strade.

Sotto il Ponte di Carignano si percorre questa Via Madre di Dio che molti anni dopo sarà solo un nostalgico ricordo ma adesso, in questo frammento di vita, è semplicemente vita vera.
Si chiacchiera, si lascia scorrere il tempo restando di fronte alle proprie case ed è un giorno qualunque, la luce del sole sa anche battere gioiosa su questi vicoli.
C’è un cane che mesto attraversa la strada e tre uomini camminano uno accanto all’altro discutendo di chissà quale argomento.

E il vento a volte soffia su questi caruggi.
Spira sulle lenzuola, sulle tovaglie a quadretti, sulle persiane tirate in fuori, sulle corde da stendere e sulla vita di ogni giorno che sembra così normale eppure per ognuno ha la sua piccola cifra di eccezionalità.
Nel luogo che è casa e rifugio, cuore e anima.

Sotto il Ponte di Carignano una mamma tiene per mano la sua bimba, un signore se ne va in giro con le mani in tasca, un altro laggiù trasporta sulle spalle qualcosa di ingombrante.
Ed è un momento straordinario che mai più si ripeterà in questa maniera: con queste persone, con queste voci, con questi sguardi che si sono incrociati.

Ed è davvero un giorno qualunque, in un altro tempo.
Semplicemente vita, vita vera e cuori che battono per qualche istante all’unisono, sotto il Ponte di Carignano.