Sospirando per Angioletta

L’amore, l’amore, dai tempi dei tempi quella è una faccenda complicata!
Ritorno ancora a fantasticare su una passione che fece battere due cuori: questa è la terza cartolina appartenuta ad una fanciulla di nome Angioletta ad apparire su queste mie pagine.
Il suo innamorato le scriveva, lei conservò questi preziosi cartoncini che raccontano il sentimento di lui e il trasporto che lui provava per lei, adesso sono io a serbarli con cura.
La cartolina è già sdolcinata di suo, vi sono infatti stampate queste parole in rima: ardo d’amore e soffro tante pene perché non ho con me chi mi vuol bene.
Non bastavano, certo che no!
Il galante giovanotto infatti era solito dichiararsi con romantici componimenti scritti ad arte per la sua amata e c’è da dire che ci metteva cuore e impegno, si rivolgeva ad Angioletta dandole del lei, dettaglio che mi aveva colpito anche nel caso della seconda cartolina da me pubblicata.
Ah l’amore, ecco quanto sa essere complicato, così lui si dichiara:

Benché lontano sia dal suo cuore
sappia che io invece le porto amore
non solo l’amo, ma sospiro
d’unir il suo cor al mio desiro!

E forse questi versi appassionati fecero un po’ arrossire la giovane fanciulla, la immagino mentre sorride con quella cartolina tra le mani.
Alla cartolina egli aveva aggiunto ancora altre parole che si leggono nello spazio riservato al francobollo, è una dichiarazione semplice e diretta: I love you and you?
Ah, l’amore!
Nei pensieri di lui c’era Angioletta e così lui le scriveva, sospirando soltanto per lei.

Attraversando Piazza Fontane Marose

Tic tac, tic tac, ritorna ancora a funzionare la mia macchina del tempo che dona viaggi fantastici e straordinari in un passato che a suo modo è tuttora presente.
Ed eccoci dunque nella bella ed elegante Piazza Fontane Marose, con i suoi palazzi ricchi e fastosi.
Ceste per terra, bottegai, tende tirate in fuori e raffinati lampioni a illuminare le sere di Genova: la vita ha il passo leggero di un ragazzino con le braghette corte.

E spira un soffio fresco di vento e smuove appena le gonne delle dame.
La vita fluisce in certi gesti aggraziati, prima di uscire di casa certi volti si riflettono negli specchi: un sorriso, un cappello con i fiori, i guanti in una mano e una femminilità così dolce e leggiadra.

Tic tac, tic tac.
Il tempo poi fugge e quasi rotola via, muta, cambia i suoi suoni e anche le nostre sensazioni.
C’è un uomo con una divisa, forse un vigile, alle sue spalle lento incede il cavallo e i suoi zoccoli battono a ritmo sulle pietre di Piazza Fontane Marose.

È un frammento di vita catturato in una cartolina spedita nel lontano 1911 e sembra raccontare un mondo sul quale ci piace fantasticare, senza immaginare le sue difficoltà e i suoi disagi.
E così amiamo tornare là ad attraversare una piazza di Genova in un’epoca che non abbiamo vissuto.

E poi, magari, in un giorno qualunque di questo nostro tempo potrebbe capitare di trovarsi proprio in quel luogo, noi genovesi passiamo spesso a Fontane Marose.
E no, non ci sono cavalli, non ci sono bambini con i calzoni al ginocchio e neanche giovani dame con le gonne lunghe.

Eppure, quel passato è sempre lì, basta sovrapporlo al tempo presente in uno straordinario gioco di immagini e di immaginazione.
Avevo la cartolina in borsa e così l’ho presta tra le dita e all’improvviso, come per magia, ognuno è ritornato al proprio posto e non è stato poi difficile ritrovare quel mondo.
C’era un uomo con una divisa, c’erano i cavalli, due dame eleganti, un ragazzetto che camminava per conto suo, c’era un intero mondo in Piazza Fontane Marose.

Buon 2021 a tutti voi!

Vi dedico una cartolina per l’anno che sta per iniziare, a voi la porta una giovane fanciulla che per l’occasione indossa un abito raffinato ed elegante.
Vi dedico i fiori e il loro profumo, auguro a tutti noi un anno felice e generoso di sorrisi, amore, serenità e progetti belli per il futuro.
Felice anno nuovo, cari amici, buon 2021 a tutti voi!

Camminando in Via Carlo Alberto

Tic, tac, tic, tac: metto ancora indietro le lancette e vi porto nel passato, nell’ampia arteria genovese dedicata a un sovrano sabaudo.
Eccoci quindi in Via Carlo Alberto, il tempo poi scorrerà e questa larga strada davanti al mare verrà intitolata ad Antonio Gramsci: i re passano ma le strade restano.
Incede il cavallo trascinando il pesante carro, tutto attorno c’è un frastuono di vita, di porto, di esistenze operose e indaffarate.

La prospettiva del futuro è in questo tratto genovese affollato di persone, sullo sfondo si scorge il profilo della Commenda, svettano le case alte accarezzate dal sole sempre generoso in questa parte della Superba.

E ferve la vita nei negozi, negli scagni, nei negozi ricolmi di merce di ogni tipo, nelle botteghe dei pescivendoli e dei besagnini.
Ferve la vita, si susseguono i pensieri, un signore con il soprabito e una barba importante sembra essere in attesa.
A lato c’è una giovane donna che incede con passo sicuro, avrà una famiglia numerosa alla quale badare, molte faccende ancora da terminare.
E il tempo fugge in Via Carlo Alberto.

E il tempo poi scivola via e svanisce, nella strada che diverrà Via Gramsci, parte di essa sarà poi sovrastata dalla Sopraelevata che collega il ponente e il levante della città.

Là, in quel luogo che per molti versi è tuttora simile a se stesso e perfettamente riconoscibile, sorgeva un tempo l’antico Ponte Reale che in altre epoche collegava Palazzo Reale al mare, la costruzione scomparità proprio per lasciar spazio all’edficazione della Sopraelevata.
Nel mio gioco con la macchina del tempo siamo ritornati in quella Via Carlo Alberto: mentre il mare canta e vita ferve e i genovesi camminano all’ombra del Ponte Reale.

Novembre 1911: i soliti ignoti a Genova

Era l’autunno di un anno distante: era il mese di novembre del 1911.
Scorrendo le notizie del quotidiano Il Lavoro del 5 e 6 Novembre ecco una serie di notizie brevi che il solerte cronista riporta a beneficio dei lettori: in città ci sono dei malfattori e purtroppo ognuno di loro ha lasciato il segno in maniera diversa.
Questi trafiletti spesso fanno riferimento ai soliti ignoti, definizione che a noi fa subito venire alla mente un celebre film del regista Mario Monicelli.
Qui siamo, come già scrissi, nel 1911 e per i caruggi della città vecchia ne capitano di tutti i colori.
Nottetempo, infatti, diversi colpi andarono a segno in Via delle Grazie: qualcuno entrò in una nota osteria e si portò via un abito completo del valore di 60 Lire.
Poi in una latteria furono sottratte bottiglie di vermouth e marsala, infine i malfattori si introdussero al primo piano di un certo edificio e si portarono via due paia di pantaloni del Signor Giovanni che di professione faceva il marinaio e si può immaginare che amara sorpresa sia stata per lui ritrovarsi con due paia di braghe in meno!

Nelle piccole cronache di quei tempi si trovano decine di fatti simili a questi ma le autorità, grazie al cielo, erano sempre vigili per garantire la sicurezza dei cittadini.
Si narra anche di un tale che di soppiatto entrò nei locali del Rowing Club al Molo Vecchio e sfilò dal portafoglio di un blasonato nobiluomo una discreta sommetta lasciando, al posto dei soldi, un bigliettino con una frase di scherno.
In quel caso il ladro fu acciuffato e assicurato alla giustizia.
Se la svignarono invece i due tizi che dopo aver mangiato e bevuto a volontà in una trattoria di Vico Cicala se la diedero a gambe senza pagare il conto.
In quel tempo autunnale forse grigio e piovoso si conclusero invece le gesta ladresche di un tale che era un noto ladro di soprabiti.
Costui girava per le stazioni e aveva già messo a segno ben sei colpi ai danni di poveri sfortunati viaggiatori ma in quei giorni certi agenti in borghese adocchiarono alla Stazione Principe un uomo che pareva agire con fare sospetto e così lo pedinarono e alla fine si scoprì che era proprio lui, il ricercato ladro di soprabiti.
Forse se ne parlò, forse l’eco di queste notizie girò per alcuni giorni e suscitò l’ interesse dei genovesi.
Accadde tutto in questi giorni del 1911 per le strade della Superba.

Per amore di Angioletta

Se l’amore è una faccenda complicata, certi amori si alimentano anche di parole appassionate e potenti.
E ritorno ancora là, alle cartoline che lui scriveva a lei: una ragazza di nome Angioletta, come già vi scrissi nel precedente articolo dedicato a questa vicenda, le vie misteriose del destino hanno portato a me le cartoline che un giovane innamorato scrisse a questa fanciulla.
Eh, a leggere questi cartoncini del tempo passato credo che dovrei adoperarmi per conoscere quale esito abbia poi avuto questo sentimento che fece battere così forte il cuore di lui.
E lei, la bella Angioletta, quali cartoline scriveva?
E quali parole sceglieva per lui?
Continuo ottimisticamente a pensare che quell’amore sia stato eterno, deve essere stato certamente così altrimenti la signorina Angioletta non avrebbe permesso mai e poi mai a un giovanotto di scriverle simili frasi:

Il core mio altro che lei non ama
i sogni miei son su lei riuniti
per me l’unico pensiero e brama
d’esser tutta la vita uniti
se lei m’ama!

Un amore così intenso e ardente, sognando l’altare e un percorso di vita comune, un’unione eterna e felice.
L’amore è davvero una faccenda complicata, in ogni tempo, si sa, eppure a me piace sperare che la dolce Angioletta e il suo innamorato abbiano vissuto a lungo felici e contenti.

Le cartoline di Angioletta

Sono cartoline del tempo passato e appartenevano tutte alla stessa persona: colei alla quale erano indirizzate.
Ed io, per non fare un torto a questa fanciulla, ho pensato di tenere tutte insieme queste romanticherie e adesso le sette cartoline di Angioletta appartengono a me.
Sono immagini dolci e delicate, guardando sul retro ho scoperto poi che questi cartoncini del tempo andato sono il ricordo di un lontano batticuore e di un amore davvero ardente.
Chi scrive davvero non risparmia le dolci parole e ad esempio così si dichiara:

“Io l’amo troppo, Angioletta, l’amo quanto si può amare in questa terra, altro che lei non amo.”

E quindi, per parlar come mia nonna che era una ragazza del ‘99, mi vien da dire che il galante di Angioletta era davvero innamorato pazzo ma si era agli inizi del ‘900 e quindi lui per dichiararsi, pur così apertamente, le dava del lei, fatto quanto mai inconsueto e del tutto improbabile per la nostra epoca.
Lui fremeva di amore per lei, lei conservò le cartoline e ottimisticamente mi piace pensare che i due giovani si siano sposati e che abbiano vissuto a lungo felici e contenti.
Gli indirizzi riportati sulle cartoline rimandano a due località della Liguria che saranno state lo scenario di questo amore palpitante.
Lei si chiamava Angela, l’ho immaginata come una bellezza radiosa dagli occhi color nocciola e dai morbidi capelli castani.
Visse in un altro tempo e lui che l’amava la chiamava affettuosamente Angioletta.
Questa è una di quelle sue cartoline: forse un giorno lei la strinse sul petto, la rilesse ancora e infine sorrise.

Giorni di scuola

Si ritorna, ancora, sui banchi di scuola.
In tempi così complicati come sono i nostri eppure ecco ancora un nuovo inizio e per alcuni è un debutto assoluto.
Il primo giorno di scuola è sempre stato, per tutti noi, emozione pura.
La cartella sulle spalle, l’astuccio con le penne, il grembiulino bianco e il fiocco, la foto di rito davanti alla scuola.
Le scale, la classe, il banco, la lavagna, il gesso e il cancellino.
Le trecce oppure i codini: e qui mi sovviene che alle bambine di adesso i codini non li fanno mai, chissà poi perché!
I quaderni a quadretti, le matite di tutti colori e quando le temperavi finiva sempre che ti sporcavi le mani.
La penna stilografica: per i bambini mancini come me era un bel problema, si finiva per tirarsi dietro tutto l’inchiostro, non c’era verso di riuscire a scrivere senza far danni.
E poi i disegni vivaci con l’albero, la casetta, i fiori sempre sproporzionati, sulla sinistra una nuvola e là in alto a destra un sole giallo e brillante con tutti i raggi.
Si ritorna, ancora sui banchi di scuola, sapendo che sarà un tenero e prezioso ricordo.
E così a tutti quelli che sono bambini e a chi è stato bambino un tempo dedico questa bella immagine di una piccolina seduta alla scrivania nell’epoca delle romantiche cartoline.
Ha accanto un vasetto di fiori profumati, davanti a lei ci sono dei fogli bianchi.
Ha questi capelli così folti e quel bel visetto: pensa, immagina, un po’ sorride.
Brillano i suoi occhi di bimba, nel tempo dolce dei giorni di scuola.

In villeggiatura a Varazze

Doveva essere dolce la villeggiatura, in certi anni dorati, a Varazze, nota località della riviera di ponente apprezzata per la sua bella spiaggia.
Compiamo cosi ancora un nuovo viaggio nel tempo osservando i dettagli tratti da due diverse cartoline per ritrovarci in quell’epoca di inusitate eleganze e delicate ricercatezze.
Fresca e fragrante è l’estate, ha il profumo degli ulivi, il sentore frizzante degli agrumi e la vivifica aria del mare conforta e rigenera.
E si osserva il panorama da lassù, la costa e la spiaggia di Varazze accolgono l’onda lenta del mare come in un abbraccio.

Altrove, per le vie di Varazze, la vita scorre tranquilla nel tempo della villeggiatura e così si cammina sul Ponte sul Teiro.

Ed è tutto uno sfoggio di cappelli di paglia e ombrellini parasole, pizzi, organze e nastri, abiti dai colori chiari e tenui, spicca tra la folla un ragazzetto con una maglietta a righe e le bretelle.

La bellezza finisci poi persino per immaginarla seguendo il ticchettio leggero dei passi di due giovani donne che incedono aggraziate e sfolgoranti, così garbate con le loro pettinature raccolte e con i loro abiti alla moda.

Altrove, in alto, l’eco di voci argentine si spande nell’aria.
Sanno essere davvero dolci e sublimi le giornate in questi luoghi che donano ristoro e frescura nell’incanto di una natura magnifica.

In questa armonia di suoni, di passi, di parole lontane.
Denso di nostalgico romanticismo e di una certa bellezza antica, così immagino il tempo della villeggiatura nella bella Varazze.

Genova, 1890: profumo di pane in Piazza Corvetto

Torniamo ancora indietro a camminare nel passato di Genova, la mia speciale macchina del tempo oggi vi condurrà a Corvetto, la centralissima piazza cittadina sempre percorsa da una folla di affaccendati genovesi, pare quasi di sentire un allegro chiacchiericcio in sottofondo.
E allora mescoliamoci a queste persone, oggi non siamo qui per ammirare il monumento a Vittorio Emanuele II o ancor meglio la statua che ritrae il nostro pensieroso Mazzini e che domina dall’alto la piazza, oggi passeremo a Corvetto seguendo il profumo delizioso del pane fragrante che si sforna da queste parti.

A condurci qui sono le indicazioni tratte dal Lunario del Signor Regina dell’anno 1890, a leggere quelle pagine mi è venuta l’acquolina in bocca!
Siete pronti a conoscere il Signor Roncallo?
Ah, lui custodisce tutti i segreti del mestiere e direi che sono stati tramandati di padre in figlio, dal signor Roncallo trovate pane di tutte le qualità e per di più è prodotto con una speciale lavorazione meccanica, perbacco!

E non solo, qui si vendono ottimi grissini di Torino e il punto di forza è il fatto che qui si trova anche il profumato olio della Riviera Ligure, è noto che è questa è una vera e propria eccellenza della Liguria.
Certo, oltre al profumo del pane, si sente poi la deliziosa freschezza di certi saponi, il deposito del Signor Roncallo è fornitissimo e lui ne va giustamente fiero.

Tuttavia è chiaro che la concorrenza non manca, infatti in cima a Via Roma, a due passi da Corvetto, ecco lì il Signor Odino con la sua bella bottega, pure lui produce pane e ha una panetteria meccanica!
Ora non so voi, ma io credo proprio di voler assaggiare due biscotti del Lagaccio.

E ci sono paste alimentari in quantità e anche qui troviamo i grissini di Torino!
E poi il Signor Odino non è certo sfornito di altri beni di prima necessità, tra l’altro vende candele, legumi, zucchero e caffè.
E anche da lui non manca il pregiatissimo olio, con una certa marcata soddisfazione nella pubblicità di questo negozio si precisa che l’olio è prodotto dalle olive raccolte dagli uliveti del Signor Odino e da uliveti situati in Toscana.

Come vedete, nel centro di Genova non c’è che l’imbarazzo della scelta!
Ora cari amici, vi devo proprio salutare, devo andare a far compere, potrete trovarmi a gironzolare tra il Largo di Via Roma e Piazza Corvetto, seguirò i profumi deliziosi del pane in quella nostra cara Genova del 1890.