Domenico Colombo: una memoria dal passato

In secoli lontani esisteva un’antica casa in Vico Morcento: in quell’edificio visse un uomo di nome Domenico Colombo, suo figlio Cristoforo diverrà celebre per la scoperta di un nuovo continente.
A quella vetusta dimora ormai perduta dedicai diverso tempo fa questo articolo nel quale vi raccontavo gli stravolgimenti urbanistici di quella zona attorno all’antica Ponticello, l’area a metà degli anni ‘30 fu oggetto di demolizioni e abbattimenti e al posto di certi antichi caruggi sorsero strade moderne come Dante e Via Fieschi.
Quella dimora appartenuta al padre dell’intrepido navigatore si trovava nella zona dell’attuale Via Ceccardi, ho trovato notizia di questa casa in un prezioso volume di mia proprietà: la Guida Commerciale Descrittiva di Genova del 1874 scritta dal giornalista Edoardo Michele Chiozza.
Come già vi dicevo nel mio precedente post, il magnifico libro di Chiozza mi ha permesso di fantasticare e di immaginare di trovarmi là, in quel Vico Morcento, davanti alla lastra affissa sulla casa di Domenico Colombo.
E come dice Chiozza queste sono le parole che i passanti potevano leggere:

Domenico Colombo
padre a Cristoforo
ebbe qui casa e bottega di scardassiere

Come tutti i miei concittadini ben sanno, a Genova esiste ancora un edificio noto come Casa di Colombo, viene indicato come il luogo nel quale Cristoforo trascorse i primi anni della sua giovinezza.
Va detto che a proposito di questo casa si afferma spesso che, sebbene sia antica, si tratti di una ricostruzione più recente dell’originale ma non è certo questo il tema del mio articolo.
Non entravo da tanto tempo nella Casa di Colombo, la mia ultima visita risale a diversi anni fa e all’epoca ancora non possedevo il libro di Edoardo Michele Chiozza.
Ieri mi trovavo con un’amica da quelle parti e così abbiamo pensato di fare un giro in quella casa vetusta.
E là, nella prima stanzetta, su un muro campeggia una lapide.
Vi si leggono parole che già conosco: le ha riportate Edoardo Michele Chiozza sulla sua guida, invitando i suoi lettori ad alzare gli occhi in Vico Morcento davanti a quella casa che noi non possiamo vedere perché non esiste più.
Sono proprio quelle parole e così mi sento di poter supporre che si tratti proprio della stessa lastra marmorea un tempo posizionata su quella facciata in Vico Morcento e in seguito trasferita qui, all’interno di questa casa di Ponticello.
Una memoria dal passato, il ricordo di Domenico Colombo, scardassiere e padre di Cristoforo.

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La danza

Le magliette di tutti i colori, quelle con le maniche corte.
I calzoncini per correre liberi.
A volte, anzi molto spesso, ci sono i calzini in fila, uno accanto all’altro.
Il fazzoletto per asciugare le lacrime che bagnano il viso.
Un brindisi, il calice, le bollicine e la goccia che cade inesorabile sul tovagliolo.
Un bacio, le labbra che si sfiorano, per augurarsi buona vita e il rossetto che resta sulla tela bianca della camicia.
Le corse per tirare il pallone in porta.
L’abito per ballare, quello per lavorare e quello che indossi in un giorno da ricordare.
Acqua.
Una corda che dondola.
Vento, vento, vento e sole caldo.
Profumo di lavanda e di sapone, freschezza di aria leggera.
E tutta la vita è questa danza che ancora si ripete.
E così è tra l’ombra e il sole mentre la luce si insinua e si getta a terra così, tra le case dei caruggi, nella sua mirabile danza.


Vico Salvaghi

Chiesa di Santa Maria Maddalena: un dipinto e una curiosità

Vi porto con me, nei miei amati caruggi, in Piazza della Maddalena.
Là troverete l’antica chiesa di Santa Maria Maddalena, nella città delle fervide devozioni esisteva un edificio dedicato a questa santa già nel lontano 1100.
Sul finire del ‘500 la chiesa fu affidata ai Padri Teatini, in seguito poi passò ai Padri Somaschi.
Fu ricostruita nel XVI secolo su progetto di Andrea Vannone, nel tempo ha così subito molti cambiamenti, arricchendosi di dipinti e di opere d’arte.

Tornerò nuovamente a scrivere delle bellezze che potete ammirare camminando in questa chiesa, nei suoi splendidi e vetusti silenzi.

Oggi desidero soltanto svelarvi una piccola curiosità scoperta leggendo una delle mie guide del passato, su certi vecchi libri si scoprono sempre notizie a mio parere straordinarie.
La guida è un maneggevole volumetto dal titolo Genova Bella, fu scritto sul finire dell’Ottocento da Giovanni Minuto, l’autore si firma con lo pseudonimo di Partecipazio.
E racconta di un dipinto che potete trovare nella navata destra, risale al 1819 ed è opera del pittore Santino Tagliafichi.
Questa è la Maddalena penitente.

E non so come sia andata la faccenda, mi sarebbe caro conoscerne tutti i dettagli.
Forse furono certi fedeli o magari fu il parroco stesso ad evidenziare che in quel dipinto c’era, per così dire, un grave difetto e in qualche modo era necessario provvedere a una mancanza dell’artista.
E così, a quanto pare, verso la metà dell’Ottocento si pensò di rimediare alla questione, per la buona pace di coloro che si raccoglievano in devota preghiera nella chiesa dei caruggi.
Io da questo secolo ringrazio Giovanni Minuto per aver scritto quella breve nota nella quale riferisce che appunto si trovava troppo scandalosa quella peccatrice così svestita e per carità, non si poteva tollerarlo.

E così si decise di provvedere alla singolare circostanza e il petto generoso di Maddalena fu pudicamente celato agli occhi degli avventori, si incaricò un artista di dipingere un velo sottile che coprisse le morbide fattezze della fanciulla.
Se andrete nella nostra chiesa dei caruggi così vedrete la Maddalena Penitente di Tagliafichi, nella sua bellezza leggiadra castamente coperta proprio come si volle in un certo tempo trascorso.

La pioggia di maggio

La pioggia di maggio è la sorpresa che non ti aspetti: cade tumultuosa, rende l’aria fresca ma poi il sole glorioso è vincitore e lei le cede il suo posto.
La pioggia di maggio lascia a terra i suoi specchi incantati che riflettono le imprendibili magie della città.
È una bellezza ritrovata, dai contorni lievi ed evanescenti, puoi coglierla se il tuo sguardo curioso sa trovarla nell’acqua di certe umili pozzanghere.
E vedrai finestre, cielo azzurro e insolite prospettive urbane in Via di Vallechiara.

E l’insegna gialla dell’Ufficio Postale, vetri chiusi e profili tremuli.

È così meravigliosa la vita sottosopra con le strade al contrario, sono come sempre le hai vedute e al tempo stesso sono ad un’altra maniera.
Con quei pedoni che incedono calpestando il cielo, è qualcosa di straordinario, credetemi!
E così è Via Cairoli, nell’eleganza del suo curvarsi armonioso.

E fremono al sole le foglioline verdi su certi terrazzini.

La pioggia di maggio regala bellezza improvvisa e quasi miracolosa, si incontra con la luce radiosa e tutto pare splendere.
E là nella pozzanghera ammiri il cielo azzurro e le palme del Porto Antico.

E poi cade ancora qualche goccia e l’acqua si spande in fragili cerchi, in una musica lieve e imprevista, come la pioggia di maggio sulle strade di Genova.

 

Bandiera genovese

Non è così inconsueto trovare questi colori per le vie della città, questa bandiera si ritrova spesso nelle strade nuove e nelle piazze della città vecchia.
Ed io ormai da diverso tempo ho preso l’abitudine affettuosa di fotografare questa nostra bandiera, ad esempio tempo fa la vidi sventolare in Vico Pinelli.
E allora c’era vento e aria densa di profumi del mare.
Ieri invece era una giornata soleggiata, azzurra e calma.
E spiccavano questi toni, in Vico dei Corrieri, a due passi da Soziglia: bianco, grigio, ombra di città e di vicoli stretti.
E in sottofondo mi è sembrato di sentire la canzone di Ivano Fossati e quelle sue parole: bandiera genovese sono io.

Le due Albisole: nella terra della ceramica

Nel tempo di primavera sono andata a trascorrere un pomeriggio sulla riviera savonese, in quei luoghi che già profumano di pigrizie estive e di vacanze.
Si susseguono sulla costa due località dai toponimi molto simili: andando verso ponente prima si incontra Albisola Superiore e poi si arriva ad Albissola Marina, si dice che quest’ultima località abbia questo nome per un antico errore di trascrizione.
Questa è la terra della ceramica, questa zona della Liguria è infatti celebre per le sue manifatture e per le pregiate creazioni di una tradizione molto antica.
Al tempo dei futurismo e durante il ‘900 numerosi furono gli artisti che lasciarono il loro segno e si distinsero nell’arte della ceramica, lascio a voci più autorevoli della mia gli eventuali approfondimenti sul tema.
Entrambe le località hanno anche una parte moderna, io vi porterò con me in certe strade antiche e questa passeggiata inizia qui, tra i colori di Albisola Superiore.

Qui dove il cielo è turchese e le case hanno colori vividi e caldi.

Ed è luce e ombra, oltre gli archetti ci sono case delle vacanze, finestre e vasi di fiori.

E nella terra della ceramica l’arte è un linguaggio per raccontare i luoghi, le persone e le loro storie: ed è celeste e azzurro l’omaggio all’artista che ideò questa fontana.

Albisola Superiore (4)

Ed è molto simile la sfumatura del mare chiaro che bacia l’orizzonte.

Anche le fontanelle hanno certe piastrelle decorate.

Albisola Superiore (6)

Si cammina per questi caruggi e per queste strade che raccontano un’identità, un passato che si conserva e del quale essere fieri.

Le ceramiche di Albisola hanno diversi toni di celeste e li trovate là, sopra una porta dove veglia la Madre di Dio.

Albisola Superiore (8)

E azzurri sono i numeri civici ai piedi di una scaletta.

E guizzano i pesci nelle onde inquiete.

Albisola Superiore (10)

E tutto è così vivace, luminoso e accogliente.
Ti fermeresti qui, in questo caruggio così vivido di tinte che noi riconosciamo come nostre: questa è la Liguria più vera, così semplice e genuina.

E poi ancora, andando verso ponente, raggiungiamo Albissola Marina, c’è un lungomare molto scenografico e troverò un’altra occasione per raccontarvelo, oggi vi porto solo con me per queste strade.

Qui dove anche le targhe stradali raccontano un luogo, la sua storia e le sue tradizioni.

Albissola Marina (2)

E ci sono vicoli, archetti, cielo spendente di Liguria.

Albissola Marina (3)

E piazzette, laboratori di ceramisti, mani operose che si muovono svelte.

E ceramiche, caruggi e panni stesi: anche le insegne dei negozi sono artistiche e particolari.

Albissola Marina (5)

Camminando così, nella terra della ceramica, questi luoghi non sono nelle mie consuetudini e io amo trovare modi di stupirmi e scoprire nuove bellezze anche senza andare troppo lontano.
E poi dopo tanto gironzolare mi sono fermata in posto speciale: il laboratorio e la bottega delle Ceramiche San Giorgio.
Nata alla fine degli anni ‘50 è una vera e propria eccellenza del settore, questa è un’opera che si trova all’esterno e dedicata a Giovanni Poggi, uno dei fondatori della San Giorgio.

Albissola Marina (7)

E poi ecco il negozio e le raffinate ceramiche artistiche.
Vasi di ogni misura, piatti, contenitori, stoviglie di diverso genere, statuine del presepe e chiaramente non si sa resistere così io ho comprato un piccolo oggetto per la mia casa.

Colori, forme e armonie.

E bianco e azzurro tipico di questi luoghi, delicatezze che ancora apprezziamo in tutta la loro bellezza.

Nascono là, in questi luoghi adagiati di fronte al mare blu della Liguria, nella terra della ceramica.

La tradizione dei Sepolcri nelle chiese dei caruggi

È un rito di questi giorni che precedono la Pasqua, è una tradizione molto sentita dai genovesi.
Durante il Giovedì Santo nelle chiese si allestiscono gli Altari della Reposizione dove viene appunto riposta l’Eucarestia, questi altari vengono riccamente decorati con fiori e candele, con tessuti preziosi e foglie e così restano fino al Venerdì Santo.
La visita ai Sepolcri è una consuetudine molto cara in questa città, a Genova si usa in genere visitarli in numero dispari e così io oggi ve ne mostrerò sette, sono per me tra i più suggestivi.
So di avere tra i miei lettori alcuni genovesi che abitano lontano e credo che forse a loro farà piacere ritrovarsi, pur brevemente, nelle chiese dei nostri caruggi, quelle più amate e frequentate da chi vive sotto la Lanterna.
E inizio così, con una chiesa a me molto cara sita nella nostra antica Via Prè: questo è l’altare della bella Chiesa di San Sisto.

Ci sono invece fiori rosa e fucsia su queste scale, nella Basilica della Santissima Annunziata del Vastato.

E così è l’altare della nostra Chiesa della Maddalena, nella cesta a terra il pane e l’uva.

Ravvivato di gerbere dai toni di arancio e di giallo risplende l’oro lucente dell’altare della Basilica di Santa Maria delle Vigne.
Ci sono anche i cartelami, sagome di cartone con soggetti sacri tipici della tradizione ligure, in questo caso sono rappresentati Gesù e gli Apostoli durante l’ultima cena.

In Piazza Matteotti nella chiesa del Gesù i fiori compongono una vela bianca che salpa sul mare blu, a fare da sfondo c’è un celebre dipinto di Rubens, una delle tante opere magnifiche che si possono ammirare in questa chiesa.

Ed è ricco e sempre molto fastoso l’altare allestito in questa maniera nell’antica Chiesa di San Donato.

In questi giorni si ripete e si rinnova questa tradizione, con questo fervore, nelle chiese della città vecchia.
Tra opere d’arte, tra fiori e candele, con la cura della devozione.
Ed è ricco e armonioso l’altare che si ammira nella Chiesa di San Filippo Neri in Via Lomellini, nel cuore dei caruggi di Genova, nel tempo che precede la Santa Pasqua.

Aprile 1914: la faccenda del tamarindo

Se non avete mai sentito parlare della faccenda del tamarindo la ragione è solamente una: la notizia, curiosa e comunque di poco conto, risale in effetti a molto tempo fa, mi domando se in certi caruggi se ne sia parlato a lungo oppure no, difficile a dirsi.
Dunque andiamo ad una tiepida sera di aprile del 1914, il giorno sta per finire in Vico degli Indoratori e dopo tanto duro lavoro il signor Carlo si appresta a tornarsene a casa, forse in un momento di distrazione o di eccessiva fiducia nel suo prossimo si allontana per qualche istante dal suo magazzino lasciando la porta aperta.
Il destino vuole che proprio in quel momento capiti da quelle parti un ragazzetto appena adolescente, lui è un po’ una testa calda e conosce i vicoli a menadito.
Uno sguardo, lo stupore, la tentazione: là, nel magazzino, incustodita ecco una bella damigiana colma di tamarindo!
Il ragazzino non ci pensa su due volte, si intrufola dentro, si carica sulle spalle la damigiana e si allontana di corsa dal luogo del misfatto.
Non è facile passarla liscia perché proprio in quel momento sopraggiunge il garzone del signor Carlo che si lancia all’inseguimento del giovane malvivente.
Trambusto, confusione, urla e strepiti!
Al ladro, al ladro!
E gente affacciata alle finestre a guardare cosa succede, immaginate il ladruncolo con la damigiana sulle spalle e la sua fuga a perdifiato giù per Vico degli Indoratori.

Ovviamente il ragazzo non vuole perdere il suo prezioso bottino, ha dei progetti precisi per quel tamarindo!
E così eccolo scapicollarsi nei caruggi dietro alle Vigne, si fa largo tra la gente, non si arrende e di vicolo in vicolo arriva in Piazza della Posta Vecchia.
E qui, ostentando sicura indifferenza si dirige verso la bottega del Signor Luigi, uno che davvero non c’entrava nulla in tutta questa storia e guarda un po’ come si fa presto a finire impelagati in questioni spinose, accidenti!

Piazza della Posta Vecchia (4)

Tra l’altro io me lo immagino il Signor Luigi che va ripetendo ai suoi conoscenti quella storia della damigiana di tamarindo, santo cielo, guarda cosa va a capitare alla gente onesta!
E infatti il ragazzo si avvicina, posa la damigiana a terra e chiede al signor Luigi di custodirgliela per poco aggiungendo che a breve ritornerà riprendersela.
Il Signor Luigi secondo me non fece quasi in tempo a replicare, il ragazzino invece si dileguò nel dedalo dei caruggi e non si rivide mai più.
Dopo poco arrivò sul posto il fido garzone del Signor Carlo e finalmente il legittimo proprietario rientrò in possesso della preziosa refurtiva e tutto è bene quel che finisce bene.
Il ladro di tamarindo fu chiaramente denunciato e non saprei dirvi se in seguito abbia ancora fatto parlare di sé e delle sue gesta, la notizia è pubblicata sul quotidiano il Lavoro del 25 Aprile 1914.
Va detto che sui giornali di quel tempo è una sequenza interminabile di notizie simili, ogni giorno si legge di un via vai di gente malandrina che scappa da una parte all’altra dei caruggi con sacchi sulle spalle o rotoli di stoffa sottratti a timorose sartine, tanto per dire.
Quel giorno un sedicenne tentò il colpo e cercò di darsi alla macchia sperando di farla franca.
Mi sono chiesta cosa ne sia stato di lui e non so trovare una risposta, spero che poi abbia trovato in qualche crocevia del destino la rettitudine e persino la felicità, lui è il ragazzino di Genova che in quel lontano 1914 fu protagonista della faccenda del tamarindo.

Via della Maddalena (6)

La luce in Vico delle Compere

E arriva così la luce in Vico delle Compere: si schianta sui muri antichi e li rischiara, in uno di quei momenti miracolosi ancora più affascinanti perché a volte così brevi.
Questo vicolo non distante dal mare deve il suo toponimo alla sua vicinanza con l’antico Banco di San Giorgio un tempo sede della Compagnia di San Giorgio nota anche come Casa delle Compere e dei Banchi di San Giorgio.
La gloria di Genova è legata a doppio filo a questa antica istituzione, in tempi lontani a Genova si ricorreva appunto alle Compere e cioè a dei capitali presi in prestito da privati i quali ricevevano in cambio sonanti interessi.
E si cammina nella storia, nei luoghi dove il sole ritorna, a questa maniera.

Dove in certe giornate di luce così intensa e vivace è sempre una sorpresa trovare con lo sguardo le prospettive verticali di Genova.

E resta, anche questo, uno dei miei luoghi.
È un caruggio che porta al mare, a pochi passi c’è il Porto Antico con i suoi moli e le sue ariose vastità.
Ed è un caruggio che conduce in Piazza De Marini, dove è sempre piacevole andare a sbirciare le vetrine della libreria antiquaria Dallai.
E così, di volta in volta, mi capita spesso di passare da queste parti.
Tra antichi muri e tracce di vite passate.

Qui il sole rilascia il suo calore su questa pietra nera dove al centro è scolpito il trigramma di Cristo.
Pensate a tutti gli sguardi che si sono posati per qualche istante su queste pietre vetuste che ancora adornano le nostre strade.

La vita, poi, ha il profumo dell’aria del mare.
E ognuno cammina nel proprio destino, sotto il portici, in un tiepido pomeriggio primaverile.
E ognuno ha la propria meta, è il viaggio di ogni giorno, scandito dai ritmi del quotidiano, nei pressi dell’antico Palazzo San Giorgio.
A quel tempo distante ci accomuna questa luce brillante di porto e di mediterraneo, intrisa della vitalità di una stagione nuova, nel gioco di incredibili ombre che cadono tra i muri dei caruggi.
Misteriosa e magnifica, così è la luce in Vico delle Compere.

L’Annunciazione

Dovrete andare nella Basilica di San Siro, chiesa maestosa che fu cattedrale della Superba.
Nella cappella dedicata alla Santissima Annunziata potrete ammirare un dipinto opera di Orazio Gentileschi, la tela risale al 1622, in quel periodo l’artista si trovava a Genova e realizzò due diverse versioni dell’Annunciazione: una era destinata al Duca di Savoia Carlo Emanuele e ora si trova ai Musei Reali di Torino, l’altra rimase invece in San Siro.
Si tratta di un’opera mirabile per grazia e armonia dove è ritratta la quiete di una stanza silenziosa: qui l’Arcangelo Gabriele si inginocchia davanti a Maria e a Lei porta la notizia della sua prossima maternità.
La Madonna stringe a sé il suo manto e ascolta devota l’Arcangelo che reca a Lei un puro giglio, lui sembra parlarLe con voce salda, lui La osserva e nei suoi occhi c’è il racconto del mistero che egli svela.

L’opera è in un contesto di sicuro pregio, circondata da dipinti di altri artisti e dai marmi scolpiti da Daniele Casella.

Annunciazione (2)

E la gloria del Figlio di Dio è annunciata anche dai piccoli putti paffuti che suonano i loro strumenti, le dita bambine paiono muoversi svelte su certe corde.

Annunciazione (3)

E si modula lieve una melodia celestiale.

Annunciazione (4)

Nel cuore delle città vecchia, nella chiesa di San Siro dove il sole, a volte, cade radioso sui marmi antichi e poi si ferma, tra le colonne.

Basilica di San Siro

Oggi, 25 Marzo, si celebra la solennità dell’Annunciazione, ho così pensato di proporvi il capolavoro di Orazio Gentileschi invitandovi ad andare ad ammirarlo con i vostri occhi.
Troverete lo sguardo di un’ umile fanciulla e la sua emozione nell’udire ciò che le accadrà.
Vedrete l’angelo dalle grandi ali con quel fiore palpitante di purezza e candore e una bianca colomba in volo in quella stanza dove tutto avviene.
È la bellezza di un mistero nello splendore di un magnifico dipinto.

Annunciazione (5)