Sotto il Ponte di Carignano

Sotto il Ponte di Carignano c’è una cesta di vimini posata in terra, proprio nei pressi della soglia di una bottega.
E c’è una donna genovese energica e indaffarata, ondeggia la sua gonna scura sospinta dai suoi passi.
Sotto il Ponte di Carignano si odono risate allegre di bimbi, toni concitati che risuonano all’interno di certe osterie, voci vivaci di popolo raccontano la vita di queste strade.

Sotto il Ponte di Carignano si percorre questa Via Madre di Dio che molti anni dopo sarà solo un nostalgico ricordo ma adesso, in questo frammento di vita, è semplicemente vita vera.
Si chiacchiera, si lascia scorrere il tempo restando di fronte alle proprie case ed è un giorno qualunque, la luce del sole sa anche battere gioiosa su questi vicoli.
C’è un cane che mesto attraversa la strada e tre uomini camminano uno accanto all’altro discutendo di chissà quale argomento.

E il vento a volte soffia su questi caruggi.
Spira sulle lenzuola, sulle tovaglie a quadretti, sulle persiane tirate in fuori, sulle corde da stendere e sulla vita di ogni giorno che sembra così normale eppure per ognuno ha la sua piccola cifra di eccezionalità.
Nel luogo che è casa e rifugio, cuore e anima.

Sotto il Ponte di Carignano una mamma tiene per mano la sua bimba, un signore se ne va in giro con le mani in tasca, un altro laggiù trasporta sulle spalle qualcosa di ingombrante.
Ed è un momento straordinario che mai più si ripeterà in questa maniera: con queste persone, con queste voci, con questi sguardi che si sono incrociati.

Ed è davvero un giorno qualunque, in un altro tempo.
Semplicemente vita, vita vera e cuori che battono per qualche istante all’unisono, sotto il Ponte di Carignano.

Annunci

Un angelo dalla bellezza gloriosa

Gli angeli, creature celesti rappresentate nella loro eterea perfezione dal talento di artisti e pittori.
A volte nelle nostre chiese e in certi magnifici affreschi il volo lieve di piccoli putti ci sovrasta, splendidi cherubini custodiscono altari di marmo prezioso.
E se visiterete l’antica chiesa dei Santi Vittore e Carlo in Via Balbi vedrete un angelo dalla bellezza maestosa.
Quasi come sospeso, nel suo mistico volo, emerge da una nicchia.
Ha ali grandi e ampie, braccia salde e forti, ha la certezza nello sguardo.

Ed entrando nella bella chiesa di Via Balbi che ospita anche la Madonna della Fortuna osservate alla vostra destra: là lo troverete.
Ha di fronte San Giuseppe che tiene tra le braccia il piccolo Gesù e pare quasi accogliere e volgere i suoi occhi verso i fedeli.

È l’angelo magnifico dalla bellezza gloriosa, con la sua mirabile leggerezza custodisce l’armonia perfetta di una chiesa genovese.

Genova, 1909: una guida per i forestieri

E si avvicina il tempo delle feste invernali, come ogni anno nuovi turisti verranno a scoprire le bellezze della Superba.
E noi siamo cittadini di un tempo diverso e distante: è il mese di dicembre del 1909 e da fieri genovesi siamo felici di sapere che i nuovi visitatori troveranno a Genova una bella sorpresa.
La notizia è stata pubblicata sulle pagine del quotidiano il Lavoro ed è stata accolta con un certo entusiasmo, l’iniziativa dell’Assessorato delle Belle Arti avrà certo successo!
Sapete cosa si sono inventati?
Dunque, per essere di aiuto ai visitatori hanno dato alle stampe un quadro guida dove si trovano i musei, le chiese e i monumenti importanti della città.

Il quadro è su cartoncino pergamenato e contiene tutte le informazioni utili per chi non conosca la città, sono indicati anche gli orari di visita.
La piccola guida verrà distribuita gratuitamente in tutti gli alberghi e nei negozi che ne faranno richiesta.
Certo, in questo 1909 è tutto diverso, ad esempio a Palazzo Bianco c’è anche il Museo del Risorgimento, nel prestigioso edificio di Strada Nuova sono esposte anche altre ricchezze che in seguito troveranno altra collocazione.

E così, guida alla mano, i forestieri potranno seguire le dritte dell’Assessorato e trovare con facilità i luoghi da visitare.
Sulla cartina oltre ai musei sono ad esempio indicate la Torre degli Embriaci e Porta Soprana, ci sono i portici di Sottoripa e le numerose chiese disseminate per i caruggi, per ogni chiesa sono specificati i quadri e gli affreschi.

Chiesa di San Matteo

Sono elencati edifici importanti come Palazzo Ducale, Palazzo Reale, Palazzo Spinola e Villa del Principe e ci sono anche il Palazzo delle Peschiere e Villa Rosazza.
E poi è segnata la Loggia di Banchi e sono date indicazioni per trovare i portali artistici, si segnalano l’Ospedale di Pammatone e il Galliera, l’Albergo dei Poveri e il Cimitero Monumentale di Staglieno, non mancano le dimore dei personaggi illustri come Colombo e il nostro amato Giuseppe Mazzini.

La notizia fu pubblicata su Il Lavoro del 13 dicembre 1909 e a me è sembrata curiosa e interessante, in un certo modo si sapeva già bene come ospitare i forestieri.
Il giornalista conclude il suo articolo constatando che la piccola guida sarà molto utile ai visitatori ma anche a tutti i genovesi che amano la loro città ed io non posso che essere d’accordo: sono passati più di 100 anni e per me sarebbe davvero una fortuna trovare una copia di quella piccola e preziosa guida genovese.

Dolceamaro Caffè Boasi: cose buone nei caruggi

Il tempo delle feste è anche sinonimo di cose buone ma ci sono luoghi dove è sempre tempo per certe dolci delizie.
E oggi vi porto in un negozietto che si trova nei miei amati caruggi e precisamente in Vico Inferiore del Ferro, i genovesi si servono in questa bottega ormai da molti anni.

Il negozio nacque su iniziativa dei fratelli Manlio, Marco e Mario Boasi che nel 1930 aprirono una torrefazione in Vico Salvaghi, quel negozio rimase gravemente danneggiato durante la II Guerra Mondiale e così i tre intraprendenti fratelli aprirono la loro bottega in Vico Inferiore del Ferro, dapprima nella parte ora destinata a magazzino.
In seguito la torrefazione si ampliò e fu trasferita a Molassana, nel dopoguerra nacque così la TAG (Torrefattori Associati Genova) e in tempi più recenti Boasi ha spostato la sua torrefazione prima in Via Spalato e a Serravalle Scrivia.

Boasi (2)

Resta ancora quel negozietto magnifico che conserva il suo fascino antico e i suoi arredi originali.

Boasi (2a)

E lo ricordo da sempre così ricco ed invitante, fin da ragazzina mi sono sempre soffermata davanti a quelle vetrine che sono un vero tripudio di colori e di bontà.

Boasi (3)

Ci sono le miscele per il tè, le tisane e gli infusi profumati.

Boasi (4)

E parlando con l’attuale proprietaria di questo negozio ho scoperto alcune curiosità: ad esempio la barra alla quale sono appese certe confezioni regalo era una tempo usata per la melassa, lo avreste mai detto?

Boasi (5)

Ed ecco la bella vetrina con le sue bontà golose.

Boasi (5a)

Ci sono i vari tipi di caffè per tutti i gusti.

Boasi (6)

E qui trovate anche il caffè crudo.

Boasi (7)

Del resto in questa piccola bottega si celano i veri segreti dell’arte della torrefazione.

Boasi (7a)

E sul muro del vicolo spicca il bellissimo mosaico dai colori caldi.

Boasi (8)

In questa bella bottega trovate veramente cose buone per tutti: cioccolatini, caramelle e bonbon, zuccherini, sciroppi, biscotti, creme spalmabili e dolcetti a volontà.
Splendide le confezioni regalo che fanno bella mostra in una delle vetrine.

Boasi (9)

Non mancano il miele e la marmellata, tante sono le bontà per i più piccini.

Boasi (10)

E ci sono ceste ricolme di cioccolatini e i dolci delle feste, canestrelli, cantucci e biscotti allo zenzero, qui trovate anche le bontà tipiche di altre tradizioni.

Boasi (11)

Questa è una vera bottega delle delizie e se siete genovesi certamente anche voi già la conoscete e vi sarete fermati infinite volte davanti alle sue vetrine.
È Dolceamaro Caffè Boasi con le sue cose buone nei caruggi.

Boasi (13)

La Madonnetta di Vico Spada

La Madonnetta di Vico Spada abita in un angolo luminoso dei caruggi, è una zona immersa tra due mondi, crocevia di tempi, vite ed emozioni.
Tra Via Garibaldi e la Maddalena, tra i fasti dei più nobili palazzi nobiliari e le nostre belle botteghe dei Macelli di Soziglia, là troverete la Madonnetta di Vico Spada, ha la sua grazia femminea di giovane madre e tra le braccia tiene il suo piccolo Gesù.

Le hanno messo davanti una solida grata che la protegge e tuttavia la cela anche ai nostri sguardi, a me piacerebbe vedere quella Madonnetta semplicemente baciata dal sole caldo che la rischiara, senza nulla a nasconderla, tuttavia  so bene che tale soluzione viene adottata per difendere la statuetta.
E lei resta là, presiede la nostra amata Piazza del Ferro con i suoi negozietti, da lì passano i genovesi che vanno a fare acquisti nei caruggi.

Vico Spada (2)

Lei resta, dolce presenza silenziosa, su quei vicoli antichi posa il suo sguardo gentile.

Vico Spada (3)

E alle sue spalle appena si intravede un cielo polveroso nel quale ancora paiono brillare certe stelle caparbie, ai piedi di Maria una mano devota ha posto fiori dalle tinte accese.

Vico Spada (4)

E nessuna patina oscura invece il cielo che la sovrasta, azzurro e brillante come sa essere a volte in questa città.

Vico Spada (5)

Là, vicina alle case dei genovesi e ai negozi delle nostri tradizioni, legata ai pensieri che conducono ai tempi distanti ancora rimane tra di noi la bella Madonnetta di Vico Spada.

Vico Spada (6)

La casa di Domenico Colombo in Vico Morcento

C’era un tempo a Genova una casa e si riteneva che quella dimora fosse legata alla figura di un uomo divenuto poi celebre in tutto il mondo: è il nostro Cristoforo Colombo, fiero e abile navigatore.
L’edificio si trovava in un quartiere centrale e molto popoloso, non abbiamo potuto vederlo in quanto quella via venne demolita a metà degli anni ‘30.
In quel periodo infatti la zona attorno a Ponticello fu abbattuta per lasciare spazio a strade più moderne come ad esempio Via Fieschi, non distante dall’attuale Via Dante c’erano fino ad allora certi angusti caruggi come Vico Nuovo, Vico Dritto di Ponticello e Vico Berettieri.
E là, dove ora si trova la moderna Via Ceccardi, c’era un tempo il Vico Morcento con l’edificio che si diceva essere stato dimora di Domenico Colombo, padre del nostro Cristoforo che a quell’epoca era ancora un bambino.

Monumento a Cristoforo Colombo – Genova

Il giornalista Edoardo Michele Chiozza ebbe modo di segnalare ai suoi lettori questa casa e lo fece nel lontano 1874 sulle pagine della sua Guida Commerciale Descrittiva di Genova, io qui lo ringrazio perché il suo libro prezioso mi permette di immaginare i luoghi mai veduti e non più esistenti della Superba.
Egli scrive che già all’epoca si discuteva sulle origini di Colombo: certi sostenevano che fosse genovese, altri dicevano che era nato a Cogoleto.
Chiozza, per parte sua, sottolinea che tutti noi dovremmo soltanto essere fieri del fatto che Cristoforo Colombo era ligure ed italiano, già questo dovrebbe essere ritenuto un grande onore.
Suo padre Domenico, scrive il nostro, non avrebbe mai potuto immaginare che il figlio avrebbe mutato la storia del mondo.
Occorre inoltre specificare che questa non era la sola casa attribuita al padre di Cristoforo e anzi in seguito alcuni storici scrissero che la notizia era infondata, tra questi Francesco Podestà nel suo libro dedicato al Colle di Sant’Andrea e risalente al 1901.
Ora tuttavia non possiamo più fare congetture perché quell’edificio non esiste più.
Altrimenti, voi lo sapete, io andrei là e seguirei le indicazioni di Edoardo Michele Chiozza.
E alzerei gli occhi all’inizio del vicolo e cercherei quel palazzo vetusto a lungo creduto la casa del padre di Cristoforo.
E vedrei l’iscrizione riportata sulla targa, la leggo tra le pagine del mio libro e la riporto qui per voi, lasciandovi immaginare un caruggio, un frammento di passato, uno squarcio di cielo nella prospettiva di un vicolo di Genova perduta.

Domenico Colombo
padre a Cristoforo
ebbe qui casa e bottega da scardassiere

Lo chiamavano Rino

In casa tutti lo chiamavano Rino, era il suo affettuoso diminutivo.
E aveva anche due fratelli, a quanto ne so.
Quindi la loro mamma doveva avere il suo gran da fare a star dietro a tutti loro però io credo che Rino fosse un bambino buono, studioso e tranquillo.
Eccolo qui, tutto serio con la sua giacchetta con i bottoni tondi e la cravattina sottile, era un ragazzino dalle tante speranze troppo presto deluse.

Aveva quasi undici anni e tutti lo chiamavano Rino.
Quasi undici anni di corse, ginocchia sbucciate, salti, tuffi nel mare profondo, dentini caduti, bretelle e calzoncini corti, risate e partite a pallone con gli amici.
Ed io ho incontrato lo sguardo di Rino diverse volte, in quella galleria di Staglieno dove egli riposa, questo mi ha fatto nascere la curiosità di conoscere qualcosa in più sul suo breve viaggio nel nostro mondo.
E così ho scoperto che Rino visse in una casa dei caruggi vicina a quella dove aveva abitato in tempi più lontani il mio bisnonno, il destino sa essere sorprendente e certi luoghi celano silenziosamente memorie preziose.

Rino (2)

La casa di Rino è là, vicino alla vivace Via della Maddalena con i suoi molti negozi, è comoda per il capofamiglia, infatti il papà di Rino è trippaio e proprio lì alla Maddalena ha la sua bella bottega.
E così l’altro giorno passando proprio davanti a quella serranda abbassata ho immaginato lui, Rino mentre corre come un fulmine per andare nel negozio del suo papà.
E in questi caruggi tutti lo conoscono, è normale che sia così, no?
I luoghi, a volte, nascondono anche le risposte che non possiamo conoscere.
Lui, Rino, aveva quasi undici anni e amava la scuola, almeno così credo, lo hanno ritratto per sempre scolaro con la sua cartella.

Rino (3)

E forse aveva imparato la bella calligrafia e magari quello era uno dei suoi orgogli.
Credo che amasse leggere ed immergersi in mondi immaginari con la sua vivida fantasia, faceva sogni ad occhi aperti che forse non ha mai confidato a nessuno.
Adesso la sua mano è posata per sempre su un libro molto celebre, certo a scuola Rino avrà letto il romanzo di De Amicis, forse era una storia a lui cara.

Rino (4)

Il suo nome era Rinaldo ma tutti lo chiamavano Rino, lo so perché ho trovato questo diminutivo nell’ultimo saluto che gli fece la sua famiglia.
Rino se ne andò come altri suoi coetanei, nel tempo in cui la vita e la buona salute erano più fragili.

Rino (5)

Lo ricordarono in questa maniera, ritratto nella sua esistenza acerba troppo presto recisa.
Rino è uno dei bambini che torno sempre a salutare ma adesso conosco anche alcuni dei suoi luoghi e allora è un po’ diverso portargli un pensiero o una parola.
Lui è uno di noi, è un bambino di Genova e della Maddalena.
Ciao Rino, così anche io ti ricordo, per sempre fanciullo e per sempre scolaro.

Rino (6)

L’ora perfetta

Esiste per davvero l’ora perfetta per cogliere il momento in cui la luce del sole si dissolve arrendendosi al buio.
E si accendono in sequenza le luci della città.
È la magia della sera e sfavilla il porto con i suoi gioielli.
Una ad una prendono a luccicare le finestre, i lampioni rischiarano il cammino.
Brillano le insegne, mentre rapidi sfuggono i minuti.
E gli occhi seguono le vertiginose prospettive dei caruggi: là, tra le case alte e i marmi chiari, una striscia di cielo.
Mani in tasca e sciarpa al collo per ripararsi dall’aria ormai più fredda, rumori di passi, parole e suoni, sguardi che si incrociano.
E luci splendenti, per qualche istante appena, quando arriva l’ora perfetta.

Di domenica mattina

E accade di domenica mattina.
Percorrendo certe strade vuote, passando accanto alle serrande abbassate nel giorno di festa.
Nella luce evanescente dell’autunno che ammanta gli ovattati silenzi di certe ore assonnate e quiete.
E intanto nelle case si sente profumo di caffè e di biscotti alla cannella, c’è il bacio del buongiorno e il cucchiaino colmo di zucchero, un gatto acciambellato su divano e il tempo lento della domenica.
Dormono ancora i più piccini, qualcuno se ne sta sotto le coperte e tiene stretto stretto un orsacchiotto tanto amato.
Per altri la giornata è già iniziata da un pezzo.
A passo deciso, su da Scurreria, verso la Cattedrale di San Lorenzo.
E accade così, di domenica mattina.

Passeggiando vicino a Via Luccoli

Passeggiando in un giorno di sole a due passi da Via Luccoli, nel caruggio che per un tratto corre in parallelo e che conosciamo come Via David Chiossone.
A volte la luce, in questi luoghi, ravviva i colori caldi dei muri antichi.

Qui, dove amorevoli gesti custodiscono strade e devozioni del tempo perduto.

Via Chiossone (2)

Ad ogni angolo archetti, piccole edicole, marmi chiari e curati.

Via Chiossone (3)

E oltre ancora troverete un archivolto.

Archivolto Guarneri (1)

Poi davvero, basta cambiare punto di osservazione e la luce ti travolge e ti fa innamorare di certe prospettive mai vedute.

Archivolto Guarneri (2)

Sono giornate di cielo terso e brillante e di meravigliosi ritagli di cielo, basta alzare gli occhi.

Vico dei Garibaldi

E luce e ombra ancora si incontrano e di nuovo si toccano, si scorge il profilo di una scultura e una catenella che potrebbe a volte dondolare piano.

Via Chiossone (4)

È ancora un’edicola, con i fiori posati ai piedi di una Madonnina candida e uno fondo celeste chiaro.
È sempre, ancora, questione di prospettive.

Vico dei Garibaldi (2)

E sono altre luci, vetri, riflessi, tende e incroci di strade.

Via Chiossone (6)

E magari ti stupirà anche scoprire che, in questa epoca di oggetti effimeri e poco durevoli, ancora esiste qualcuno che ripara gli ombrelli.
Aggiustare le cose è un gesto saggio e antico che parla un po’ di amore e di buone consuetudini di un tempo che a volte ci sembra distante.

Via Chiossone (5)

Accade, a volte.
Nei luoghi dove la luce cade contro una persiana, là dove sono appesi i vasetti colorati con le pianticelle.
E poi finestre, colori, foglioline e vita.
E tutto è perfetta armonia, mentre il sole dona chiarore e audace sfiora certi fieri guardiani dei nostri caruggi.

Via Chiossone (7)