Luce di Via Luccoli

Accade così e dura appena per qualche breve istante.
È una mattina d’inverno e scendi in Via Luccoli, cammini con passo lieve in questa antica via tante volte percorsa, osservi le vetrine di sempre e con curiosità scruti anche i volti dei passanti.
E tutto, anche in quel giorno, è come sempre è stato.
E poi lo stupore.
È una meraviglia improvvisa e inafferrabile, un sapiente gioco di contrasti e di linee disegnato ad arte, certa bellezza non è per sguardi distratti.
E così, nella sua magnifica fragilità così resta, appena per un tempo breve e poi svanisce.
È radioso e inatteso chiarore, effimero splendore di una mattina di febbraio: semplicemente luce di Via Luccoli.

Cose di Piazza Banchi

È la piazza che noi genovesi attraversiamo spesso, cuore e fulcro del centro storico, su di essa si affaccia l’antica Loggia della Mercanzia, testimone della vocazione commerciale della città.
La piazza è dominata dalla Chiesa di San Pietro in Banchi, un gioiellino genovese: per vederla dovrete salire quelle scale e da lassù, poi, non mancate di cercare la magnifica prospettiva di Via San Luca.
In Piazza Banchi c’è un negozio dove potete trovare veramente qualunque cosa: il ferramenta Morchio è un’autentica istituzione cittadina e potete stare certi che vi troverete tutto ciò che occorre, da Morchio c’è un continuo viavai di gente, mettetevi in coda e aspettate il vostro turno.
Piazza Banchi, come ben si sa, rimanda al mito assoluto di Gilberto Govi e alle sue battute nella commedia I maneggi per maritare una figlia, sono parole già citate su questo blog ma le ripeto sempre volentieri:

Ero lì a Banchi, c’era piuttosto caldo, c’era niente da fare, c’era un bel sole.
M’hanno detto che ci sono dei raggi del sole che fanno tanto bene… raggi ultraviolanti… ultraviolenti… e ho detto, va bene, intanto non c’è niente da fare, mi prendo due o tre raggi.
Mi son levato il cappello e ho detto, beh, mi prendo due o tre raggi, ero lì che mi prendevo i miei raggi…

E anche noi, come Govi, andiamo a Banchi a prender due raggi, non possiamo farne a meno.
Qui, a pochi passi dal mare, mi fermo spesso sulle bancarelle dei libri dove si trovano interessanti volumi d’occasione.
Essendo una zona di grande passaggio vi si incontrano spesso anche musicisti e artisti di strada che si esibiscono e alcuni sono davvero bravi.
E poi c’è il chiosco dei fiori, in primavera è un’esplosione di colori con quei secchi colmi di anemoni, tulipani e altre odorose beltà.
Piazza Banchi è anche il luogo in cui io e una mia carissima amica ci troviamo per i nostri appuntamenti: ci vediamo a Banchi? Alle sei! Affare fatto, a dopo!
Insomma, a Banchi mi sento a casa.
Sono contenta di veder passare le comitive di turisti che si fermano ad ascoltare le guide, mi piace trovare in questa piazza la vivacità e il brio della folla, l’allegra vitalità delle belle stagioni.
A volte invece questa è una piazza quasi silenziosa, accade in certe mattine assonnate, quando ancora c’è poca gente in giro.
E magari senti solo il suono discontinuo delle rotelle di certi trolley, poco a poco poi quel rumore si affievolisce e risuona in lontananza.
Sono cose di Piazza Banchi e a me piace ricordarle.

Vico del Rosario: la statua di Sant’Antonio Abate

Accade così, gironzolando nei caruggi gli occhi trovano spesso l’immagine cara della Madonna, avvolta nel suo manto e ospitata in quelle edicole che adornano palazzi vetusti della città vecchia.
Sono statue protese sui passanti, mani giunte o braccia aperte in un gesto mistico e accogliente ma Maria non è la sola ad essere rappresentata nelle strade di Genova, anche i santi trovano posto negli angoli antichi e in certe nicchie.
A esempio provate a recarvi in Vico del Rosario, un vicoletto breve che si percorre con pochi passi e unisce Via della Maddalena e Piazza Inferiore di Pellicceria, sono quei caruggi dove si respira ancora la lunga storia di questa città.

E lassù ecco la figura di Sant’Antonio Abate.
Incisa sul marmo che sovrasta il portone si legge anche questa scritta: restaurata anno 1787.
E quando si trovano testimonianze come queste il mio pensiero va subito alle mani di abili artigiani che sfiorarono e toccarono questi marmi per prendersene cura: da quei restauri sono trascorsi più di 230 anni e noi ancora osserviamo questo antico portale.

Si potrebbe anche provare a immaginare i volti di tutti coloro che varcarono questa soglia e solo in questo breve tratto di strada potremmo scrivere un romanzo infinito di amore e di gloria, di cadute e trionfi, le vite si susseguono e se ci pensate ognuna è un libro di avventure.

Coloro che a vario titolo e in diverse epoche si ritrovarono in questo tratto di Vico del Rosario forse alzarono gli occhi e lessero le parole indirizzate a Sant’Antonio che anche voi potete vedere: defende nos ab igne e cioè difendici dal fuoco.
A quali fiamme si riferirà questa incisione?
Forse potrebbero facilmente essere quelle dell’Inferno in quanto di Sant’Antonio Abate si narra che si sia recato laggiù proprio per sottrarre a quel fuoco terribile le dolenti anime dei peccatori.
Tuttavia occorre anche ricordare che il Santo protegge coloro che soffrono di quella malattia nota appunto come Fuoco di Sant’Antonio.
L’antica statua pare poi mancante di un pezzo, lo si evince osservando i dettagli della mano sinistra.
Sant’Antonio Abate viene in genere rappresentato mentre regge la Croce a Tau e forse potrebbe essere questo l’oggetto che la statua teneva in una mano.

Sotto a questo cielo uguale a quello che guardarono tutti coloro che sono venuti prima di noi e se ci pensate questa è una cosa in qualche modo straordinaria.

Là resta la mistica figura di Sant’Antonio Abate, nella confortevole penombra di Vico del Rosario.

Chiesa di San Marco al Molo: la Madonna Assunta di Maragliano

Le sue opere adornano le molte chiese della Liguria, Anton Maria Maragliano ci ha la lasciato un autentico patrimonio di fulgide sculture perfette per armonia e bellezza.
Potrete ammirare uno dei suoi capolavori in una delle chiese più antiche della città: è la Chiesa di San Marco al Molo che racchiude storie e vicende lontane delle quali scrissi diverso tempo fa in questo articolo.
E qui troverete anche la statua lignea della Madonna Assunta in cielo, Maragliano la forgiò nel lontano 1736.
Hanno questa vibrante potenza le sculture di Maragliano: la bellezza è nella gestualità delle mani, nel ricco drappeggio del manto, nell’oro che risplende e in quella perfezione di proporzioni che lascia ammutoliti.

Maria ha i tratti dolci di giovane fanciulla, purpuree labbra sottili e sguardo rivolto verso l’infinita bontà del Creatore.

E sotto il lembo dell’abito della Madonna e ai piedi di lei, come di consuetudine, sono poste delle teste di putto alate.

E così in un sapiente gioco di movimenti e di linee, di luci e ombre, nel bagliore del bronzo e dell’oro così rifulge la statua della Madonna Assunta, opera splendida del talento di Anton Maria Maragliano.

Un patriota e una confetteria

Ritorniamo ancora a camminare insieme per la Superba: gli sguardi sul passato, cari amici, riservano sempre emozionanti sorprese.
E così oggi balziamo in un tempo distante in cui rifulge la stella gloriosa di un patriota noto come l’Eroe dei due mondi: il monumento equestre a lui dedicato si erge davanti al Teatro Carlo Felice nella prospettiva di Piazza De Ferrari.
Fieramente in sella al suo destriero il Generale Garibaldi sembra assorto nei suoi pensieri, pensate a quante generazioni di genovesi hanno alzato lo sguardo verso la sua figura così magistralmente rappresentata dallo scultore Augusto Rivalta.

E in questo tempo lontano della cartolina in bianco e nero ai piedi del monumento sono poste diverse corone come doveroso tributo per il nostro Garibaldi, i passanti si fermano a breve distanza e alcuni di loro alzano gli occhi ad ammirare il monumento.

Tic tac, tic tac, come scorrono gli anni!
Proviamo ad osservare meglio alcuni dettagli e il nostro viaggio nel tempo diverrà ancor più affascinante.
Forse ricorderete che tempo fa vi parlai di un certo Signor Ferro: lui aveva appreso la complessa e raffinata arte della confetteria da Pietro Romanengo.
E così egli offriva agli esigenti palati dei genovesi delizie tutte particolari come buonissimi bomboni e ottimi frutti canditi, so per certo che nel 1874 il Signor Alberto Ferro aveva un magnifica confetteria davanti a San Lorenzo.
Queste notizie si trovano su certi antichi lunari che mi diletto a consultare e a leggerne le pagine si deduce che gli affari del Signor Ferro dovevano proprio andare a gonfie vele.
Infatti nell’ultimo ventennio dell’Ottocento troviamo questo abile imprenditore in società con il Signor Cassanello, con il tempo i signori Ferro e Cassanello avranno ben tre negozi: uno in San Lorenzo, uno a De Ferrari e infine uno alla Nunziata.
E quindi torniamo insieme ai piedi del monumento a Garibaldi e osserviamo con attenzione l’altro lato della strada.
C’è un elegante negozio, certo avrà lucidi arredi di legno scuro, finiture pregiate, i vassoi sono ricolmi di autentiche delizie.
E l’insegna è inequivocabile: ecco il favoloso negozio dei Fratelli Ferro e Cassanello.

In questo emozionante e continuo viaggiare nel giorni passati della Superba mi capita sovente di imbattermi più volte nelle stesse figure e questa è sempre una circostanza piacevole, spero che il destino mi riservi di trovare ancora traccia del Signor Ferro, nel caso sarò felice di scrivere ancora di lui, intanto qui trovate il mio precedente articolo dedicato proprio ai suoi bomboni.
Quanto passate a De Ferrari fermatevi a fare un doveroso omaggio a Giuseppe Garibaldi.
E poi guardate dall’altro lato della strada e immaginate di poter entrare anche voi nella gloriosa confetteria dei Fratelli Ferro e Cassanello.

Chiesa di San Sisto: alla scoperta della Sala Regia

Vi porto ancora con me nella suggestiva Chiesa di San Sisto in Via Prè, nel cuore della città vecchia.
Questa piccola chiesa cela molte appassionanti storie, ad essa sono legate le vicende di un fabbro, di un celebre veneziano e di due temibili vecchiette.
Qui c’è una cappella dedicata a Maria Bambina e ogni 8 Settembre, giorno della Natività della Madonna, dalla piccola chiesetta parte una devota processione che è un rito caro alla gente di Genova.
Qui ci sono sempre nuove storie magnifiche da scoprire ed è ciò che mi è accaduto proprio pochi giorni fa quando mi sono fermata a chiacchierare con Don Rinaldo, il parroco di San Sisto che ha davvero a cuore la sua parrocchia e i suoi fedeli.

Don Rinaldo mi ha così accompagnata su per un scaletta e in certi locali dove sono esposti paramenti e arredi sacri della Chiesa di San Sisto.

Con questa grazia, tra due antichi candelabri, è esposta una statua di Gesù Bambino.

Questa prima stanza conduce, con mio stupore, ad un secondo locale noto come Sala Regia.
Dovete infatti sapere che la Chiesa di San Sisto è vicina al nostro Palazzo Reale, oggi museo statale, un tempo di proprietà della famiglia Balbi e in seguito dei Durazzo, l’edificio divenne poi la Reggia dei Savoia.
La Sala Regia era così direttamente raggiungibile tramite un passaggio aereo che ancora esiste e che la collegava a Palazzo Reale, il passaggio conduceva poi direttamente al Ponte Reale, ora non più esistente, che univa il Palazzo dei Savoia direttamente alla Darsena.

E così durante i loro giorni genovesi i Savoia accedevano con agio e comodità alla piccola stanza che si affaccia su presbiterio, la tribuna fu realizzata da Domenico Tagliafichi circa a metà del XIX secolo.
La finestra si apriva e i Reali, senza essere veduti o disturbati, potevano così assistere alle messe e alle funzioni religiose.

Una volta ritornati in Chiesa potrete così facilmente individuare quella finestrella illuminata e aperta, è e la prima in alto a destra nell’immagine sottostante.

Ecco così ancora una nuova affascinante scoperta in questa caratteristica chiesa dei caruggi, ringrazio Don Rinaldo per avermi mostrato la Sala Regia e vi invito ad ad andarla ad ammirare con i vostri occhi, avrete così occasione di apprezzare le molte altre bellezze di San Sisto.

Desidero infine mostrarvi un’altra particolarità che troverete in questa Chiesa in questo tempo di Natale.
Là, sulla balaustra antistante l’altare, è posta una dolcissima effige del Bambino Gesù.

È ai piedi della Croce sulla quale poi Egli morì, è il racconto vero del significato del Natale e della venuta al mondo di Gesù, così rappresentata nella nostra bella Chiesa di San Sisto.

Una storia di luce e panni stesi

In certi periodi grigi e piovosi mi tornano alla mente, come una gioia ritrovata, certe belle giornate di luce radiosa e panni stesi.
Quando i lenzuoli sventolano sotto il cielo del Carmine per poi attorcigliarsi alle corde.

Quando un trionfo di bucato ondeggia sospeso nella ristrettezza di una creuza.

Sono così certe mattine di sole, perfette per far risaltare una sequenza armoniosa di colori pastello.

E in Piazza Lavagna si ritrova una sinfonia di toni lilla e verde prato.

Luce improvvisa filtra leggera in certi caruggi e così si posa, sul giallo e il turchese.

Le storie di panni stesi non sono mai uguali, basta un soffio di vento a sollevare candide lenzuola e a creare una prospettiva mai veduta nella città vecchia.

E quello stesso vento frizzante come il mare scompiglia il bucato steso davanti alle case di Boccadasse.

E accade così, nel tempo delle nuvole e della pioggia ripenso a certi squarci di azzurro, alle geometrie delle case antiche, a quelle infilate di magliettine, asciugamani e tovaglie.
Semplicemente i colori della vita e delle nostre giornate.

Semplicemente le corde che si incrociano, la purezza del bianco, la perfezione del cielo, sotto il sole di Genova.

Un ombrello color rame

Pioveva, nel tempo d’autunno.
Non era una pioggia potente e scrosciante, era la solita semplice ritmata sequenza, goccia dopo goccia sui caruggi.
Anche i turisti che gironzolano per la città in questo periodo dell’anno sono spesso cautamente armati di ombrello e quel giorno mi sono imbattuta in una piccola comitiva di viaggiatori provenienti dalle terre del Sol Levante, tra loro c’era anche una signora che scattava con autentico entusiasmo le fotografie che piacciono anche a me.
In cima a vicolo, di fronte a lei la prospettiva in discesa.
Poi i suoi occhi hanno seguito la perfetta verticalità di Salita San Siro ed io ho pensato che lei sarebbe tornata a casa con queste foto e avrebbe raccontato agli amici delle ardesie, della chiesa magnifica poco distante, della pioggia fastidiosa, del profumo di pane caldo nei caruggi e della gente incontrata per caso durante le sue vacanze.
I nostri sguardi si sono incrociati, appena per un istante.
E poi ho notato che le luci erano accese: che strano, erano le undici di mattina.
E così quel chiarore ha illuminato il rosso e l’ocra delle case di Genova e poi la luce è rimbalzata sull’ombrello di lei.
E pioveva e lei aveva un ombrello color rame.

Cavolfiori di Soziglia

Sono soltanto cavolfiori.
Li vidi un giorno per caso mentre passavo ai Macelli di Soziglia.
E là, nella meravigliosa angustia di questo vicolo così amato da noi genovesi, ecco le foglie spesse e ampie che racchiudono nel loro saldo abbraccio quei semplici ortaggi dalle tinte sorprendenti.
Ed è un tripudio magnifico di colori: candido bianco e verde vivace, una calda sfumatura d’arancio e un bel viola deciso.
Accade così, a volte le cose più semplici sanno diventare autentica poesia, dipende dal nostro sguardo.
E questi sono soltanto cavolfiori di Soziglia.

Farfalle di ottobre

Le ho incontrate per caso in una stagione che in realtà non sembra poi così prediletta dalle farfalle.
Eppure eccole, leggiadre e spensierate, per me è sempre una gioia rivederle e seguire il loro volo leggero, ancor di più se il destino me le fa incontrare nei luoghi che amo.
Sono farfalle di ottobre e sono farfalle di caruggi, volitive e testarde se ne vanno a zonzo e alla ventura in cerca del posto migliore sul quale posarsi.
Lei l’ho veduta di recente, era dal mio fioraio in Piazza Statuto, io e lei stavamo facendo esattamente la stessa cosa: cercavamo la piantina perfetta per noi.
E così lei sì è felicemente adagiata su certi petali gialli, io invece ho acquistato un vasetto di allegre violette.

Qualche giorno prima, poi, mi era capitato un altro meraviglioso e casuale incontro in un luogo dove mi piace fermarmi.
Ero a Banchi, curiosavo tra i volumi esposti sulle bancarelle dell’usato.
E ancora, ecco un’altra farfalla.
E ancora, io e lei stavamo facendo esattamente la stessa cosa: cercavamo il libro perfetto per noi.
E certo, quello che ha scelto lei potrebbe anche stare sul mio comodino.
Sono così certi incontri, semplicemente perfetti.