La visita ai Sepolcri nelle Chiese di Genova

La visita ai Sepolcri è uno dei riti di questo tempo che precede la Pasqua: il Giovedì Santo è infatti usanza allestire nelle chiese gli altari della Reposizione dove viene posta l’Eucarestia.
Gli altari, abbelliti con fiori e foglie, restano così fino al Venerdì Santo, la consuetudine vuole che se ne visitino in numero dispari e ho già avuto modo di mostrarveli in passato ma quest’anno desidero farlo di nuovo.
E allora vi porterò con me a visitare sette chiese di Genova, con la speranza che queste immagini siano gradite a tutti voi e in particolare ai genovesi lontani dalla Superba.
Il mio giro è iniziato dalla Chiesa di San Camillo, sulla balaustra delle ortensie rosa e a terra un grande mazzo di ulivo.

Ricco e suggestiva, come sempre accade, è la composizione esposta nella Chiesa del Gesù dove spiccano una grande ancora e le parole: in te Domine confidemus.

È invece all’insegna della sobrietà l’allestimento che ho trovato nella Chiesa di San Matteo.

Luccica di ori la ricca Cattedrale di San Lorenzo ed è la semplicità dei fiori ad abbellirla.

Candidi petali bianchi sono invece là, nella Chiesa di Nostra Signora del Carmine e di Sant’Agnese.

Candele accese e un’armonia di colori ravvivano la magnifica Chiesa di San Bartolomeo degli Armeni.

E infine ecco ancora i toni della primavera, nella Chiesa di San Donato che è a me tanto cara: così si è svolta la mia visita ai Sepolcri nel Giovedì Santo di questo tempo così particolare.

Museo del Tesoro: la statua della Madonna Immacolata

È una delle opere magnifiche che trovate esposte in una delle sale del Museo del Tesoro della Cattedrale di San Lorenzo.
In una suggestione di luci e ombre, nella soffusa atmosfera dell’antica Cattedrale della Superba, luccicano gli ori e gli argenti qui custoditi: vi sono pregiate arche processionali e vetusti reliquiari tempestati di pietre preziose.
E tra le molte meraviglie riluce magnifica una statua della Madonna Immacolata.

Opera dello scultore Francesco Maria Schiaffino fu da lui realizzata su commissione del popolo genovese che volle donarla al Doge Giovanni Francesco Brignole Sale come ringraziamento per il suo ruolo negli eventi che portarono alla cacciata degli Austriaci al tempo del celebre gesto del Balilla nel lontano 1746.
Schiaffino forgiò quindi questa meravigliosa opera in argento sbalzato e il Doge ne fece dono alla Cattedrale di Genova.

Sotto i piedi di Maria, così posati con grazia sulla falce di luna, il serpente sul quale Lei vince.
E poi teste di angeli, secondo la classica iconografia.

Un capolavoro di argenteria che da solo merita una visita al Museo del Tesoro.

E la luce sfiora il devoto viso di Maria, le sue mani giunte e le stelle brillanti che incorniciano il suo capo: questa è la dolcezza armoniosa della Madonna Immacolata di Francesco Maria Schiaffino.

Il piatto di San Giovanni Battista

È una raffinata preziosità, un pezzo di rara bellezza giunto a noi da tempi molto lontani e conservato in una delle sale del Museo del Tesoro della Cattedrale di San Lorenzo.
Genova ha un profondo legame con San Giovanni Battista: il santo è il patrono della città e nel corso del tempo nella Superba sono stati condotti in diversi momenti reliquie e oggetti collegati alla figura del Battista.
A proposito del pregiato piatto si narra che esso sia stato usato per raccogliere la testa di San Giovanni Battista dopo la sua decapitazione.
Come si legge sulla breve ma esaustiva Guida Sagep dedicata al Museo del Tesoro, il piatto è di calcedonio e di produzione romana del I secolo d.C., mentre invece la decorazione che funge da cornice e la testa posta al centro del piatto sarebbero successive e di fattura francese del XV secolo.
È poi interessante scoprire come questa pezzo così particolare e sia giunto nella Superba.
A donarlo alla Protettoria della Cappella di San Giovanni Battista fu Papa Innocenzo VIII, il pontefice apparteneva alla nobile famiglia genovese dei Cybo e nel 1492, quando ormai era in punto di morte, volle così riaffermare il suo attaccamento alla sua città e destinò a Genova quel pezzo così pregiato e unico per la valenza religiosa che lo contraddistingue.
Così, da quel tempo, è conservato nella cattedrale della Superba, nella città dove sono numerosi i cuori devoti a San Giovanni Battista.

Il Presepe della Cattedrale di San Lorenzo

È un antico presepe in stile napoletano e così è custodito ed esposto agli sguardi dei fedeli nella magnificente Cattedrale di San Lorenzo.

Sotto questa luce chiara ecco compiersi, ancora una volta, il mistero della nascita di Gesù al quale si rivolgono i cuori speranzosi e gli occhi colmi di meraviglia.
Sono belle e raffinate le statuine di questo presepe settecentesco, i loro abiti sono ricchi di dettagli e curati con particolare attenzione.

Spiccano i colori delle stoffe preziose, nel carretto e nei sacchi sono esposti i doni della terra in gran quantità.

Sa essere dolce la vita mentre si culla un bimbo venuto alla luce nello stesso tempo del piccolo Gesù.

E lenti si incede, in devoto e rispettoso silenzio, ripetendo preghiere e avvicinandosi alla Sacra Famiglia.

E i magi si inchinano al cospetto di Lui, colpisce la loro armonia di gesti, il senso di stupore e meraviglia, pare di udire i sussurri e le voci che accolgono il Redentore.

E la vita scorre, nelle case, nelle botteghe, nel semplice fluire del quotidiano, con le sue piccole gioie e le sue fatiche.

Tra la gente semplice e tra coloro che attendevano con emozione la sua nascita, ecco la luce del Figlio di Dio nella mistica bellezza dell’antico presepe della Cattedrale di Genova.

Giocando nel passato nei caruggi di Genova

Sono tracce del lontano passato e noi non possiamo conoscere i nomi di coloro che le scolpirono sulle pietre antiche di Genova ma quei segni sono ancora ben visibili in certi luoghi del nostro quotidiano e vederli regala un senso di sorprendente stupore.
I disegni che vi mostrerò li ho trovati per caso andando a zonzo per caruggi e guardandomi intorno, l’unico del quale già conoscevo l’esistenza è quello che si trova su un gradino della cattedrale, tutti gli altri invece li ho veduti senza neppure cercarli.
Accadde un giorno, molto tempo fa, mentre mi stavo recando nella bella e raccolta chiesetta dedicata ai Santi Cosma e Damiano.

Su uno degli scalini della chiesa spicca un disegno a tutti noi molto famigliare, alcuni attribuiscono a questa forma significati legati al mondo dei Templari, io mi limiterò a cogliere il senso ludico di questo disegno: a Genova viene detto tela, in altre città è noto con altri nomi e non è poi così difficile immaginare i bambini di un altro tempo seduti sui gradini di una bella chiesa intenti a dilettarsi con questo gioco.

Spostiamoci quindi in San Lorenzo, maestosa cattedrale della Superba.

Osservate bene i suoi gradini bianchi e neri, anch’essi riservano sorprese.

Il medesimo disegno è stato così tracciato sulla pietra antica.

Avvicinatevi poi al fiero leone posto a guardia della Cattedrale.

Alle sue spalle ecco ancora il solito quadrato.

Passiamo poi nella piccola e raccolta piazzetta di San Giovanni Vecchio attigua a San Lorenzo.

E ancora su uno di quei gradini laggiù ecco una traccia del nostro passato.

Girovagando nella città vecchia capita di trovare tracce del tempo lontano che suscitano la nostra meraviglia, ho poi scoperto che ne esistono davvero moltissime in giro per Genova ma come vi dicevo ho voluto mostrarvi soltanto i disegni che ho trovato da sola e per caso.
Se doveste trovarvi dalle parti di Via Prè fate bene attenzione, proprio in questo punto dove è presente questa balaustra.

Là, in quel tratto più vicino alla Chiesa di San Sisto, ecco ancora un segno tracciato in tempi lontani.
E sembra di immaginare mani bambine, risate e occhi luccicanti per la bellezza di un semplice gioco nei caruggi della nostra Genova.

Ritornando in Piazza Umberto I

Ritornando, ancora, in Piazza Umberto I.
Indietro nel tempo, all’inizio del secolo scorso, in quella che oggi conosciamo come Piazza Matteotti.
Indietro, indietro, insieme a questa signora intenta a occuparsi delle sue commissioni, in questo giorno qualunque che è composto di suoni diversi dai nostri e di vite differenti, magari per certi versi più semplici ma anche più complicate e faticose.
Ruote di carretti, cavalli, nitriti, voci di bottegai in questa piazza centrale di Genova.

E così è la vita, un continuo fluire e un ininterrotto movimento: ognuno per qualche tempo è attore sulla scena che la trama dell’esistenza destina in sorte.
Incede sicura la signora con l’abito scuro, pare tenere in una mano un ombrello chiuso, là dietro c’è un tale vestito di chiaro che invece se ne sta appoggiato al carro.
Passi, voci, visi, parole scambiate, sorrisi e occhi che si incontrano.
Lo scenario della vita, per qualche tempo.

E ci si finisce dentro così: osservando.
E ci si ritrova immersi tra le chiacchiere di due amiche che camminano vicine, nulla le distrae.
Guardo e a me restano alcune domande senza risposta.
Ad esempio, cosa contiene quella cesta posata a terra?
È tutto un via vai di gente, nessun si ferma a spiegarci quelle ore quotidiane.

Credo di poter dire che tra queste persone ci sono benestanti e persone comuni, uomini di affari e gente del popolo, camalli e notai, levatrici e nobildonne.
Lo scenario è uguale per tutti, uguale l’aria che respirano.
Ognuno poi ha il proprio cammino e gli altri non possono conoscerlo.

In questa folla di persone sconosciute due sono le figure che più hanno attirato la mia attenzione.
Lei si vede appena, la sua figurina esile e graziosa si distingue in lontananza.
Cammina sola e attorno a lei c’è tutto questa questo turbine di gente: i tre uomini che confabulano tra di loro, le donne ferme al chiosco là di dietro, altri che ancora camminano in ogni direzione.
E lei, sola.
Dove te ne vai tutta sola, in Piazza Umberto I?
Chi ti attende a casa?
E in quella mattina ti sei svegliata, ti sei guardata nello specchio e ti è piaciuto quello che hai veduto?
Domande, ne avrei a decine, a dire il vero.

L’altra persona sulla quale mi sorge spontaneo fantasticare è il ragazzo che sta seduto sul carretto e dà le spalle alla cattedrale.
Lui è uno di quelli che si guadagna la vita con il sudore della fronte: ha un cappello calcato sul viso, tiene una gamba piegata e con una mano si tiene al carro.
Dove abita?
Si chiamerà Giobatta, Pietro, forse Bernardo.
Magari vive giù al Molo e prima di andare a casa la sera si ferma all’osteria dove tutti lo conoscono.
Sa leggere?
Quanti fratelli ha?
Ha dei sogni, cose segrete che non ha detto a nessuno, questo è certo, li abbiamo tutti.
E poi, domande.
Forse lui si sarà poi voltato per guardare la ragazza della quale vi parlavo prima?
Per intenderci, quei due non hanno niente in comune e tuttavia in un giorno imprecisato si sono trovati sulla stessa piazza e più di cento anni dopo qualcuno si chiederà se i loro loro sguardi si siano incrociati almeno per qualche istante.


E non potrò fare a meno di pensarci, ogni volta che passerò a Matteotti.
C’era una cesta posata in terra, c’erano quelli che lavoravano giù al porto e altri che andavano verso i loro scagni, c’erano bambini, carrettieri, bottegai e madri di famiglia.
E forse c’era questo cielo blu, anche anche allora.

C’era anche un fotografo di nome Neer, lui è l’autore dello scatto riprodotto su questa bella cartolina che venne spedita per certi auguri speciali.
Lui potrebbe dirci cosa accadde in quel giorno, in Piazza Umberto I.

 

Il vero viaggio

Penso.
Il mio mare, in settembre, sa essere quieto o anche instabile, se soffia vento potente a volte capita così, all’improvviso.
Penso alle care botteghe dove sempre mi fermo, alle mie piazzette nascoste, ai caruggi che mai mi stanco di riscoprire.
E alle scale, alle discese, alle creuze e ai tetti di ardesia.
Poi penso a quella luce che tutto svela e rapida vira, svanendo così tra stupori e nuove aspettative.
E poi io lo so, a volte siamo noi a non saper vedere.
Camminiamo distratti e di fretta, non ci lasciamo ammaliare.
E invece occorre lentezza e attenzione e desiderio di meravigliarsi.
E allora si riscopre ogni luogo con sguardo diverso, proprio con quell’emozione che ritrovo nelle parole di un celebre scrittore.

Il solo vero viaggio, il solo bagno di giovinezza, non sarebbe quello di andare verso nuovi paesaggi, ma di avere occhi diversi, di vedere l’universo con gli occhi di un altro.

Marcel Proust

Cattedrale di San Lorenzo

Anno 1875: le otto meraviglie di Genova

Nel mio viaggiare a ritroso negli anni lontani della Superba amo sempre avere con me buoni compagni di avventura, si tratta spesso di autori che hanno lasciato testimonianza di una città che nel tempo è molto mutata e offre oggi nuovi punti di interesse sconosciuti a coloro che vissero in altre epoche.
E andiamo in un altro secolo, ad accompagnarci per le strade di Genova è un genovese attento, lui è uno scrittore e giornalista, si chiama Edoardo Michele Chiozza ed è l’autore della Guida Commerciale Descrittiva di Genova per l’anno 1874-75.
In questa esaustiva e fantastica guida c’è un paragrafo nel quale sono elencate le otto meraviglie di Genova, questa parte del libro ci regala alcuni stupori, c’è infatti qualche sorpresa che dimostra quanto sia cambiata la nostra idea di Genova.
Non esistono ancora la Via XX Settembre e neanche Piazza De Ferrari, in questi anni che precedono gli inizi di un nuovo tempo Genova cambierà aspetto, sorgeranno nuovi quartieri e verranno edificati palazzi eleganti, nel contempo si conserva e ancora si apprezza la parte antica della Superba con i suoi caruggi e le sue vetuste case.
E allora ecco i preziosi consigli di Edoardo Michele Chiozza che enumera per i suoi lettori le meraviglie della città, egli specifica di averle selezionate sulla base di quanto espresso da molti illustri viaggiatori e secondo le apprezzazioni state fatte da persone competenti.
In primo luogo vengono citate le poderose mura della città erette a difesa della Superba e a seguire, al secondo posto, i moli del Porto con la Lanterna.

Cartolina appartenente alla Collezione di Eugenio Terzo

In terza posizione viene nominata la Chiesa di San Lorenzo a proposito della quale l’autore scrive: da pochi ben osservata.
Ora non è più così e la Cattedrale di Genova è apprezzata da genovesi e da visitatori.

Viene quindi citato il Palazzo Ducale, un tempo dimora del Doge e oggi prestigiosa sede museale.

Come quinta meraviglia di Genova il nostro autore nomina la Via Nuova che è chiaramente la prestigiosa Via Garibaldi.

Ebbene, fino a questo punto forse ai genovesi sembrerà tutto nella norma ma nella parte finale di questa particolare classifica ottocentesca troviamo qualche sorpresa, sono bellezze di Genova che forse ai nostri tempi non teniamo nel giusto conto eppure sono importanti punti di interesse per la nostra città.
Dunque, al sesto posto troviamo la Loggia di Banchi e così, quando vi troverete in quella zona di caruggi e magari distrattamente passerete oltre, ricordatevi che il nostro Chiozza considerava quel luogo una delle meraviglie della città.

Cartolina appartenente alla Collezione di Stefano Finauri

Al settimo posto troviamo invece ancora un edificio religioso la cui costruzione fu lunga e laboriosa, si tratta della magnifica chiesa di Carignano.

E infine ecco come ultima meraviglia di Genova viene citato l’Acquedotto Civico, opera di fondamentale importanza per tutti i cittadini.
Certo, se ponessimo ora questa domanda ai genovesi le risposte sarebbero ben diverse e questo dovrebbe essere uno stimolo a riscoprire ciò che a volte sembriamo aver dimenticato, guardando anche alle ricchezze del nostro passato e a ciò che ci riportano alla memoria i libri dei tempi lontani.

Vicino alla Cattedrale

Le ho vedute passare e avanzavano veloci e sicure, a poca distanza dalla Cattedrale di San Lorenzo.
Con passo deciso hanno imboccato Via di Scurreria senza mai voltarsi indietro.
Ed io le ho notate proprio perché camminavano senza distrarsi e senza neppure fermarsi, io che gironzolo volentieri senza alcuna meta ho l’impressione che taluni invece abbiano sempre una precisa destinazione da raggiungere.
Senza esitazioni, così.
E la discesa che va giù, a precipizio, nel cuore del caruggi.
Mentre la luce chiara accarezzava le case antiche.
L’abito candido, un soffio di vento d’estate, un tempo scandito dalla pura semplicità.
A Genova, vicino alla Cattedrale.

Sul portale di San Lorenzo

Numerose sono le storie scolpite su questo edificio grandioso e ricco di simboli religiosi, ognuna di esse è da leggere con minuziosa attenzione, alcune sono in realtà più evidenti di altre e allora vi porto là, davanti alla magnificenza di San Lorenzo che fu consacrata nel 1118, sono trascorsi quasi 900 anni e la nostra cattedrale è ancora testimone della nostra storia.

Soffermatevi ad ammirare le figure che decorano lo stipite sinistro del portale principale, abili mani di artista hanno scolpito le vicende della venuta al mondo di Gesù e della sua prima infanzia.

Inizia così la storia che segnò il cammino degli uomini, con l’Annunciazione della nascita del Figlio di Dio.

E come ricorderete, a seguito di questo evento Maria si recherà dalla sua parente Elisabetta, colei che diventerà madre di San Giovanni Battista.

Vegliato dagli angeli verrà alla luce il piccolo Gesù.

E al cospetto di Lui giungeranno i Re Magi che recano i doni per la sua nascita.

A seguire è rappresentata la presentazione al tempio.

Lui è solo un bambino ma è temuto ed osteggiato, Erode ordina la strage degli innocenti ed è drammatica la scultura che rappresenta questa vicenda narrata nel Vangelo.

E infine la Sacra Famiglia cerca la via della salvezza con la fuga in Egitto.

Nel tempo del Natale è il momento di soffermarsi ad osservare questi episodi della vita di Cristo, sono scolpiti con maestria sul portale della Cattedrale di San Lorenzo.